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“Io obietto la guerra.”, l’appello di Emergency contro riarmo e leva militare
L’annuncio di un possibile aumento degli effettivi dell’esercito e il ritorno della leva militare ha acceso il confronto pubblico, suscitando preoccupazioni e reazioni in diverse realtà della società civile. Quando si prepara la guerra, alla fine la si fa. Lo abbiamo visto accadere troppe volte in passato e oggi lo stiamo vedendo di nuovo, anche nel nostro Paese. In un contesto internazionale sempre più segnato da conflitti e tensioni, cresce anche in Italia il dibattito sul ruolo delle forze armate e sulle politiche di difesa. L’Italia, invece di adoperarsi per promuovere la risoluzione non armata dei conflitti come vuole l’articolo 11 della Costituzione, si riarma come mai nella storia Repubblicana: più di 30 miliardi di spese militari solo quest’anno. E annuncia il possibile ritorno del servizio militare di leva: è il ritorno della richiesta dello Stato di mettere a disposizione della guerra i propri corpi. Oggi come ieri, il ripristino della leva serve a giustificare il nostro ruolo internazionale come “potenza”. E’ per questo motivo che, contro questa retorica bellicista e guerrafondaia, ho deciso di firmare FERMAMENTE e CONVINTAMENTE l’appello “Io obietto la guerra” di Emergency nell’ambito della campagna R1PUD1A: un appello che invita cittadini e cittadine a prendere posizione contro la guerra, la militarizzazione e ogni ipotesi di ritorno alla leva obbligatoria, oltre che al riarmo. Nel contesto attuale segnato da un’accelerazione senza precedenti degli scenari di guerra e instabilità, Emergency ha lanciato un appello per l’obiezione di coscienza, preventiva e di massa al ripristino del servizio militare per contrastare il possibile ritorno all’intervento militare come strumento della politica. La chiamata dell’Ong fondata da Gino Strada in pochi giorni ha già superato le 70.000 firme. L’azione di EMERGENCY è lanciata nell’ambito della campagna R1PUD1A che ha coinvolto fino ad ora oltre 650 Comuni, 1200 scuole, 300 cinema, teatri, festival nel ribadire il rispetto dell’Articolo 11 della Costituzione italiana, contro la progressiva normalizzazione della guerra nel dibattito pubblico e politico nel nostro Paese. L’iniziativa si fonda su un principio sancito anche dalla Costituzione italiana: il ripudio della guerra come strumento di offesa e risoluzione delle controversie internazionali. Un valore che oggi, secondo i promotori, rischia di essere messo in discussione da scelte politiche orientate al rafforzamento degli apparati militari. Attraverso il sito dedicato (www.ripudia.it), chiunque può aderire all’appello, firmando e contribuendo a diffondere il messaggio. L’obiettivo è costruire una mobilitazione ampia e trasversale, capace di far sentire la voce di chi crede nella pace, nella diplomazia e nella cooperazione internazionale come strumenti alternativi ai conflitti armati. “Più saremo, meno potranno ignorarci”: è questo il cuore della campagna, che punta sulla partecipazione collettiva per incidere nel dibattito pubblico. Non solo una raccolta firme, ma un invito all’impegno civile, alla consapevolezza e alla responsabilità. “Il governo ha rilanciato l’ipotesi del ritorno alla leva militare, presentandola come una necessità. Nel nostro Paese, la leva è stata sospesa dal 2005, ma la legge prevede che possa essere riattivata in caso di guerra o grave crisi. Ripristinare il servizio militare significa confermare una concezione di sicurezza internazionale costruita sulle armi, una visione che si scontra con l’articolo 11 della Costituzione Italiana, che R1PUD1A la guerra come strumento di risoluzione delle controversie. Gino Strada, nostro fondatore, ci ha insegnato che la guerra è innanzitutto una scelta. Una scelta che ha conseguenze atroci soprattutto per i civili, che sono il 90% delle vittime. Abbiamo più di trent’anni di esperienza in Paesi martoriati da conflitti, in questo momento siamo a Gaza, in Ucraina, in Sudan, e la situazione è sempre la stessa. Quello che fino a poco tempo fa ci sarebbe sembrato inaccettabile – un riarmo mai visto prima e il ripristino della leva -, oggi viene normalizzato sotto la pressione di un mondo in conflitto. Questa azione ha l’obiettivo di coinvolgere tutti e tutte, con particolare attenzione ai giovani, nella costruzione di una comunità contro la guerra e la militarizzazione della società. Crediamo sia venuto il momento in cui la popolazione possa esprimersi su questo tema fondamentale e costitutivo della stessa esistenza di una comunità, perché nessuno possa decidere per noi e per i nostri figli e figlie” – dichiara EMERGENCY. Per questo vogliamo dire da subito: “IO OBIETTO LA GUERRA”. Tutti possiamo far sentire la nostra voce, sottoscrivendo la dichiarazione di obiezione di coscienza che afferma: – rifiuto l’uso delle armi – sono contrario/a a qualsiasi ipotesi di ripristino del servizio militare di leva – mi impegno a difendere l’Articolo 11 e tutti i principi costituzionali – mi impegno a costruire una comunità di pace Questo è il contributo di EMERGENCY all’iniziativa delle reti e dei movimenti che, oggi come ieri, si battono contro la militarizzazione e contro la guerra. È una dichiarazione che riguarda tutte e tutti: donne e uomini, giovani e non, che non vogliono essere trascinati in nessuna guerra. La dichiarazione di obiezione proposta da EMERGENCY è un atto pubblico attraverso cui ognuno può rivendicare il diritto a dichiarare la propria indisponibilità alla logica bellica. Attraverso la propria firma, che è possibile apporre digitalmente sul sito www.ripudia.it, si può dichiarare: il rifiuto all’uso delle armi; la propria contrarietà e la propria indisponibilità all’adesione a qualsiasi ipotesi di ripristino del servizio militare; il proprio impegno alla difesa dell’articolo 11 e di tutti i principi costituzionali e alla costruzione di una comunità di pace. Aderire a questa campagna, vuol dire dichiararsi indisponibili alla guerra, perché la pace è una scelta che passa dal corpo, dal tempo e dalla responsabilità personale. Nel 2026 la campagna sta traducendo il ripudio della guerra in pratiche riconoscibili, mettendo a disposizione strumenti operativi e un coordinamento a supporto dei propri gruppi di volontari, delle associazioni e delle singole persone che si vorranno attivare per: * conquistare “Spazi di Pace” nei territori per liberare luoghi fisici dalla logica della guerra e della militarizzazione; * promuovere pratiche di monitoraggio civico, per identificare le infrastrutture materiali e simboliche che promuovono e rendono possibile la guerra (in particolare: nodi logistici e infrastrutturali, industrie belliche e il sistema educativo); * creare la community R1PUD1A, un’infrastruttura online concepita come spazio orientato all’azione per abilitare le iniziative dal basso e trasformare le scelte individuali e l’opposizione diffusa in azioni collettive coordinate capaci di incidere nel dibattito pubblico. A differenza di quanto sostenuto da falsi intellettualoidi del calibro di Ernesto Galli della Loggia – che dal Corriere della Sera il 4 maggio 2026 ha attaccato il pacifismo italiano come causa della «sindrome dell’inerme» che vigerebbe in Italia, definendo la guerra come un «cimento supremo» – il pacifismo è ora più che mai necessario anche per combattere le vergognose retoriche belliciste sulla “difesa della Patria” per difendere la nostra Costituzione. In un tempo in cui la guerra sembra tornare al centro dello scenario globale, iniziative come quelle di Emergency rappresentano un tentativo di rimettere al centro il valore della pace, ricordando che ogni scelta politica ha conseguenze dirette sulla vita delle persone. L’appello è lanciato: firmare, condividere, partecipare. Perché, come sottolinea EMERGENCY, la pace è una responsabilità di tutti. La campagna è aperta a tutti i soggetti della società civile, uomini e donne a partire dai 14 anni, che vogliano attivarsi.   FIRMA E DIFFONDI “IO OBIETTO LA GUERRA” https://ripudia.it/ https://www.emergency.it/direfareripudiare/   Ulteriori informazioni: > In caso di guerra: L’azione delle studentesse IED per EMERGENCY https://www.cronacacomune.it/media/uploads/allegati/44/emergency_seminario_ferrara_28mar2026.pdf > L’imperativo morale dei generali europei | QB Quotidiano Bellico del 18 > febbraio 2026 https://ilmanifesto.it/lettere/io-obietto-la-guerra https://stream24.ilsole24ore.com/video/italia/-io-obietto-guerra-striscione-emergency-manifestazione-25-aprile-roma/AIO1PHiC   Lorenzo Poli
May 25, 2026
Pressenza
Cagliari, 13 e 14 maggio: luoghi della memoria
Cada Die Teatro ripropone «1943, la guerra dentro casa» e documentari, frammenti teatrali, letture, interventi…  CASE DELLA MEMORIA, LUOGHI PER COSTRUIRE IL FUTURO Cagliari, Centro Culturale Teatrale La Vetreria mercoledì 13 maggio, ore 17  CAGLIARI 1943: LA GUERRA DENTRO CASA Selargius, Teatro Comunale Si ‘e Boi,  giovedì 14 maggio, ore 19  Sono trascorsi ottantatré anni. Seconda guerra mondiale, 13 maggio
Abolire la guerra: per questo Emergency vive
di Bruno Lai 21 aprile 1948: nasce Gino Strada. Gino Strada è un chirurgo di guerra fortemente determinato nel volere l’abolizione della guerra. Suole ripetere: «Io non sono pacifista. Io sono contro la guerra». Ed aggiunge altre considerazioni del tipo: «Abolire la guerra è una necessità urgente e un obiettivo realizzabile», oppure: «Se la guerra non viene buttata fuori dalla
La guerra nel villaggio globale: una ‘battaglia’ combattuta con parole letali, o salvifiche
Navigando nel world wide web oggi la mia attenzione si è soffermata su due post pubblicati con LinkedIn. Uno è l’avviso di una compagnia di assicurazioni ai propri clienti, armatori e noleggiatori di navi ormeggiate o in transito nel Golfo Persico. L’altro è il testo scritto da un “ex Comandante in Capo della Squadra Navale, vertice del braccio operativo della Marina Militare”. Palesemente, l’avvertimento che > Il crescente conflitto tra Israele, Stati Uniti e Iran ha aumentato > significativamente i rischi per la sicurezza marittima nello Stretto di > Hormuz. Segnalazioni di attacchi missilistici, avvisi VHF alle navi e attacchi > contro petroliere hanno già spinto i principali operatori a sospendere o > deviare i transiti. Con circa il 20% del petrolio globale trasportato via mare > che attraversa lo Stretto, qualsiasi interruzione comporta seri rischi per i > mercati energetici e le catene di approvvigionamento. La NNPC consiglia > fortemente ai membri di evitare l’area dove possibile. Se le navi sono > ormeggiate nella regione, i termini del noleggio — incluse clausole di rischio > bellico come CONWARTIME o VOYWAR — dovrebbero essere esaminati attentamente > alla luce delle considerazioni di sicurezza e di allocazione dei costi. è un segnale molto allarmante. Significa che la guerra nel Medio Oriente è una guerra mondiale a tutti gli effetti, soprattutto per le ricadute e implicazioni nei ‘gangli’ dell’economia planetaria. Pochi giorni prima alla presentazione della mostra esperienziale Polvere di guerra – dalle macerie alla costruzione di pace in esposizione a Casale Monferrato fino al 29 marzo prossimo, la referente del gruppo volontari Emergency di Alessandria, Stefania Landini, aveva osservato: > La convinzione che l’umanità non smetterà mai di fare la guerra è l’errore che > ci rende schiavi della guerra. Proprio come la schiavitù, che in passato > consideravamo una ‘cosa normale’ e poi abbiamo sconfitto aborrendola, la > guerra è un male che può essere debellato cominciando a smettere di pensare > che sia ineluttabile. Ieri, 21 marzo, ricorrenza del massacro di Sharpeville avvenuto nel 1960, cioè della data in cui la polizia sudafricana uccise 69 persone che partecipavano a una pacifica manifestazione di protesta contro l’apartheid, era la Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale e il segretario generale dell’ONU ha ammonito che nel mondo è ancora diffuso il razzismo, ‘pilastro ideologico’ dei ‘traffici’ di esseri umani, della ‘caccia’ ai migranti e agli esuli, delle persecuzioni etniche e dei conflitti bellici. Oggi, leggendo l’avviso dell’olandese NNPC Marine Insurance mi sono ricordata che l’abolizione della schiavitù è stata una rivoluzione culturale, sociale, politica ed economica cominciata proprio in seguito a un ‘caso’ analogo: al massacro della Zong, cioè alla strage di 142 africani nel 1781 uccisi dall’equipaggio del ‘bastimento carico di schiavi’, seguì lo storico processo con cui gli armatori, soci dell’olandese Middelburgsche Commercie Compagnie e proprietari del bastimento ‘carico di schiavi’, e i commercianti di merce umana, un gruppo di mercanti inglesi, tentarono di ottenere il rimborso dei danni subiti dalla compagnia con cui avevano stipulato la polizza assicurativa. Nel XVIII secolo la questione se fosse legittimo oppure no rivendicare tale risarcimento scandalizzò l’opinione pubblica mondiale, allora soltanto i pochi analfabeti che leggevano le cronache pubblicate sui giornali e frequentavano atenei, accademie, circoli e salotti… Nel XIX secolo la schiavitù venne aborrita dalle nazioni più progressiste, in primis dalla prima repubblica democratica della modernità, gli USA, e nel XX secolo da tutta l’umanità, e Stefania Landini aveva paragonato questo progresso alla prospettiva di debellare la guerra dopo che era stato proiettato un video che ritrae il fondatore di Emergency, Gino Strada, mentre diceva “La guerra piace a chi non la conosce“. Oggi di guerra si parla tanto e in tanti, ma pochi sapendo davvero di cosa parlano. Come Gino Strada ha spiegato molto bene, a conoscere bene la guerra non sono i suoi artefici, bensì le sue vittime, civili e militari, zittite dalle armi e dalle bombe che le colpiscono, feriscono e uccidono, e anche dal chiacchiericcio sulla guerra che, facendo un clamore assordante, rimbomba nei media e nei socialmedia. Alla ‘raffica’ di notizie su battaglie, attacchi, offensive e manovre militari che scandiscono le cronache quotidiane, fanno eco i commenti di politici, opinion leader ed esperti, o sedicenti tali, di geopolitica e di strategie politiche e militari. Invece ad essere davvero esperti di guerra sono i soldati, semplici e di alto grado, che hanno combattuto o che sono impegnati sui campi di battaglia subendo le conseguenze delle decisioni di governanti e generali che fanno la guerra a tavolino… pianificano strategie e tattiche come in un gioco. Di ciò sono edotta e consapevole perché da bambina ho letto e da adulta riletto molte volte il diario di guerra scritto da mio nonno, un fante che durante la prima guerra mondiale ha combattuto su molti fronti, in Italia come soldato semplice di un plotone che il 14 maggio 1915 varcò il confine, che combatté a Bezzecca e nelle trincee alla frontiera con l’Austria, quindi un ufficiale al comando di un battaglione di zappatori stanziato in Albania fino al settembre 1920. Come mio nonno facendo esperienza diretta e carriera ‘sul campo’, con l’avanzamento di grado capendo che i suoi superiori erano degli irresponsabili e la gravità del proprio errore, cioè di aver sbagliato ad arruolarsi convinto che l’intervento dell’Italia nella guerra mondiale fosse necessario, un “ex Comandante in Capo della Squadra Navale, vertice del braccio operativo della Marina Militare” in questi giorni ha scritto delle parole che ritengo sia utile conoscere, capire e condividere. > LE GUERRE NASCONO DALL’ALTO. LA PACE NASCE DAL BASSO. > > CONSAPEVOLEZZA DEI POPOLI, RESPONSABILITÀ DEI CITTADINI E IL RUOLO DELLE > SOCIETÀ IN UN MONDO IN CUI LE DECISIONI SULLA GUERRA SONO ANCORA CONCENTRATE > NELLE STANZE DEL POTERE. > > Le notizie di queste ore raccontano che negli Stati Uniti sta emergendo una > crescente inquietudine nell’opinione pubblica rispetto alla guerra con l’Iran. > Anche alla Casa Bianca si percepisce che il consenso non è più così compatto > come nelle fasi iniziali. > > Non è la prima volta che accade nella storia. > > Le guerre possono essere decise dai governi, ma la loro durata e la loro > sostenibilità dipendono quasi sempre dal consenso delle società che quei > governi rappresentano. Quando l’opinione pubblica inizia a interrogarsi, > quando le persone smettono di accettare passivamente le narrazioni dominanti e > cominciano a porsi domande, l’equilibrio politico cambia. > > Ed è proprio qui che emerge un punto spesso sottovalutato. > > Il vero terreno su cui si gioca il futuro delle nostre società non è soltanto > quello della diplomazia o della forza militare. È il livello di consapevolezza > delle persone. > > > IL LIVELLO DI CONSAPEVOLEZZA DELLE SOCIETÀ > > Una società poco consapevole è facilmente orientabile dalla paura, dalla > propaganda e dalla semplificazione delle realtà complesse. > > Una società consapevole, invece, è molto più difficile da trascinare in > dinamiche distruttive. > > La guerra prospera quasi sempre su alcune condizioni precise: la distanza tra > i popoli, l’ignoranza reciproca, la paura dell’altro, la riduzione > dell’avversario a caricatura. > > Quando invece esistono legami reali tra le persone — culturali, scientifici, > economici e umani — diventa molto più difficile costruire il racconto > dell’inimicizia. > > È per questo che sono sempre più convinto che la pace non possa essere > affidata soltanto alle cancellerie, ai governi o agli equilibri di potenza. > > La pace duratura nasce quando le società iniziano a riconoscersi tra loro. > > Quando gli studenti studiano insieme. Quando i ricercatori collaborano. Quando > imprenditori, professionisti, comunità e cittadini intrecciano relazioni che > superano i confini politici. > > È da queste reti invisibili che nasce la vera stabilità. > > > IL RUOLO DELLA CONSAPEVOLEZZA > > Ed è anche per questo che da tempo ho scelto di utilizzare questo spazio su > LinkedIn per condividere riflessioni geopolitiche, analisi strategiche e > considerazioni che nascono dalla mia esperienza. > > Non con l’idea di indicare a qualcuno cosa pensare. > > Ma con un obiettivo molto semplice e allo stesso tempo molto ambizioso: > contribuire ad accrescere la consapevolezza. > > Stimolare il pensiero libero. Incoraggiare le persone a ragionare con la > propria testa. Invitare ad osservare la realtà internazionale senza paraocchi > ideologici e senza appartenenze automatiche. > > Viviamo in un’epoca in cui il dibattito pubblico è spesso dominato da > narrazioni semplificate, polarizzazioni artificiali e logiche di schieramento. > > La politica, inevitabilmente, risponde a dinamiche di consenso, di potere e di > convenienza che non sempre coincidono con gli interessi profondi dell’umanità. > > Per questo motivo diventa sempre più importante che le persone sviluppino > autonomia di giudizio, spirito critico e capacità di comprendere la > complessità del mondo in cui viviamo. > > > DOVE NASCE DAVVERO LA PACE > > Quando i popoli iniziano davvero a conoscersi, a parlarsi, a riconoscersi > reciprocamente come parte della stessa comunità umana, la guerra smette di > essere una scelta facile anche per i governanti. > > Le guerre nascono quasi sempre dall’alto. > > La pace, invece, nasce dal basso. > > Nasce quando milioni di persone iniziano a pensare con la propria testa. > Quando smettono di delegare completamente ad altri il destino del mondo. > Quando comprendono che la storia non è qualcosa che accade sopra di loro, ma > qualcosa a cui partecipano ogni giorno. > > Ed è forse proprio da qui che può iniziare il vero cambiamento. > > Non dalle stanze del potere. > > Ma dal risveglio delle coscienze. > > Su questi temi continuerò a condividere analisi più strutturate nella > newsletter geopolitica Mappe del Potere, che nelle prime 24 ore ha superato i > 1500 iscritti. > > Non è un risultato che mi colpisce per il numero in sé – i numeri sui social > hanno sempre un valore relativo – ma per ciò che rappresenta. > > Significa che esiste un numero crescente di persone interessate ad > approfondire, a comprendere la complessità del mondo e a sviluppare uno > sguardo libero dalle semplificazioni e dalle appartenenze automatiche. > > Se questo spazio di riflessione sta crescendo, la soddisfazione non deriva dai > like, ma dal fatto che l’impegno nel diffondere conoscenza, consapevolezza e > pensiero critico sta iniziando a trovare ascolto. > > Ed è forse proprio da qui che può nascere qualcosa di buono. > > Non dall’eco delle polemiche quotidiane. > > Ma dalla crescita silenziosa della consapevolezza. > > Paolo Treu, 11.03.2026 Maddalena Brunasti
March 22, 2026
Pressenza