Riserve indiane a Gaza, pulizia etnica in CisgiordaniaRiprendiamo e diffondiamo da
https://pungolorosso.com/2026/07/16/gaza-il-board-of-peace-prepara-le-riserve-in-cui-rinchiudere-i-palestinesi-di-gaza-mentre-il-governo-netanyahu-fonda-altre-colonie-in-cisgiordania-eliana-riva/
Come abbiamo fatto altre volte, riprendiamo due articoli che Eliana Riva ha
scritto per Adalah che, con l’abituale puntualità, illustrano e denunciano gli
ultimi sviluppi dei criminali piani dei sionisti e dei loro protettori
internazionali sulle popolazioni palestinesi di Gaza e della Cisgiordania.
(Red.)
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https://elianariva.substack.com/p/israele-investe-oltre-600-milioni
GAZA, IL BOARD OF PEACE PREPARA LE RISERVE IN CUI RINCHIUDERE LA POPOLAZIONE
PALESTINESE
FONTI ISRAELIANE PARLANO DI UN PIANO COORDINATO USA-ISRAELE SECONDO CUI TEL AVIV
OCCUPA E AVANZA MENTRE WASHINGTON RINCHIUDE LA POPOLAZIONE IN AREE CHIUSE E
CONTROLLATE DALLE FORZE MULTINAZIONALI
La prima zona individuata è Tal al-Sultan, nei pressi di Rafah. Qui dovrebbero
essere indirizzati civili palestinesi senza armi e non affiliati ad Hamas.
A decidere chi è dentro e chi fuori sarà Israele, senza neanche mostrare le
prove eventuali e senza alcuna possibilità di ricorso da parte dei palestinesi
marchiati da Tel Aviv. Ad allontanarli sarebbero invece i contingenti
multinazionali, che sotto la gestione del Board of Peace vestiranno i panni di
costosi e mastodontici “buttafuori”.
Secondo la ricostruzione israeliana avranno base a Camp Amitai, vicino alla
Striscia, in una struttura costruita per ospitarli, e saranno equipaggiati con
armi non letali. L’esercito di Tel Aviv, intanto, continuerà a mantenere le
proprie posizioni di occupazione ad approfondire la presa sulle aree oltre la
cosiddetta linea gialla.
Il linguaggio, come sempre, è quello dell’assistenza. Cibo, cure mediche,
servizi essenziali, rifugi per la popolazione. Ma la logica del piano è
esplicitamente politica e militare: separare Hamas dalla società palestinese,
“pezzo dopo pezzo”, spostando i civili verso aree amministrate da un’autorità
esterna e sottraendo al movimento islamico il controllo sulla popolazione. Un
piano fallimentare, perché Hamas, come già dimostrato in due anni di stragi e
distruzioni israeliane, non è un movimento esterno, definito limitato ed
“estraibile”.
Il modello è quello classico di una riserva coloniale. Spazi chiusi,
sorvegliati, privati di sovranità, in cui una popolazione viene spostata dopo
essere stata bombardata, affamata e cacciata. Anche i nativi americani furono
rinchiusi nelle riserve con la formula della “protezione”. A Gaza, il linguaggio
è aggiornato: si parla di zone umanitarie.
La fonte israeliana presenta il progetto come l’attuazione della sezione 17 del
piano Trump, che prevede una “riabilitazione temporanea” nelle zone libere da
Hamas.
Nelle aree individuate, assicurano i funzionari citati dal quotidiano, non
entrerà cemento per la ricostruzione di Gaza. Al suo posto saranno installati
caravan. Niente case, quartieri, infrastrutture stabili, ma strutture
provvisorie per una popolazione già costretta a spostarsi più volte, dopo mesi
di bombardamenti, assedio, distruzione e fame.
Il Board of Peace ha già iniziato a individuare siti nelle comunità israeliane
attorno a Gaza per costruire grandi magazzini logistici destinati a servire i
rifugi umanitari. La macchina si organizza fuori dalla Striscia, mentre dentro
Gaza la popolazione resta oggetto del piano, non soggetto politico. I
palestinesi vengono spostati, filtrati, assistiti, separati. Non rappresentati.
La stessa fonte israeliana descrive la strategia come una manovra a tenaglia. Da
un lato l’esercito israeliano continuerà a rafforzare il proprio controllo sul
territorio e a sottrarre aree a Hamas. Dall’altro il Board of Peace proverà a
sottrarre popolazione al movimento. L’obiettivo, nelle parole dei funzionari che
hanno visionato i piani, è lasciare Hamas senza popolazione, senza territorio e
senza risorse.
Nel governo israeliano il progetto viene presentato come una risposta ai vincoli
posti dagli Stati Uniti. Secondo Israel Hayom, Washington impedisce a Israele di
riprendere pienamente i combattimenti nella Striscia, nonostante il rifiuto di
Hamas di disarmare. Una fonte politica citata dal quotidiano dice che Israele si
muove “entro i vincoli americani”, aumentando il ritmo delle eliminazioni ma
restando sotto la soglia della critica internazionale.
Nonostante la situazione umanitaria catastrofica, la fame, la distruzione
“lunare” e l’assedio israeliano che causa scarsità di cibo, medicine e beni
essenziali alla sopravvivenza, è prevedibile che la gran parte della popolazione
rifiuti di rinchiudersi volontariamente nelle riserve costruite sulla propria
terra. Gli Stati Uniti proporranno con ogni probabilità incentivi economici e di
sostegno ma l’emigrazione “volontaria” evocata dalla leadership politica
israeliana aleggia come un rapace sulle scelte della popolazione di Gaza,
trasformando ogni “offerta” Israelo-statunitense in una trappola per la pulizia
etnica.
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https://elianariva.substack.com/p/israele-investe-oltre-600-milioni
ISRAELE INVESTE OLTRE 600 MILIONI DI EURO IN NUOVE COLONIE: LE INFRASTRUTTURE
MANGERANNO LA TERRA PALESTINESE
ABITAZIONI PREFABBRICATE, STRADE E INFRASTRUTTURE SERVIRANNO A PRENDERE IL
CONTROLLO, CON POCHI COLONI, DI AMPIE PORZIONI DELLA CISGIORDANIA PALESTINESE
OCCUPATA, RENDENDO ANCORA PIÙ DIFFICILE SMANTELLARE GLI INSEDIAMENTI IN FUTURO.
Israele investirà oltre 600 milioni di euro per costruire nuove colonie nella
Cisgiordania occupata e le infrastrutture necessarie a sostenerle.
L’approvazione è stata rivendicata con giubilo dal ministro delle Finanze
Bezalel Smotrich, ultranazionalista religioso e principale ideologo
dell’annessione della Cisgiordania, secondo il quale il piano servirà a
“uccidere l’idea” della nascita di uno Stato palestinese.
Il governo ha fatto sapere oggi di aver approvato lo stanziamento di 1,3
miliardi di shekel (circa 380 milioni di euro) per la realizzazione di 34 nuove
colonie. Secondo Smotrich altri 1.075 miliardi di shekel (circa 315 milioni di
euro) saranno destinati alla costruzione delle strade che le collegheranno alla
rete viaria israeliana. Complessivamente, quasi 2,4 miliardi di shekel, oltre
600 milioni di euro, destinati a consolidare ed accrescere la presenza
israeliana nei territori occupati.
L’annuncio è arrivato da Smotrich e dalla ministra degli Insediamenti,
l’ultraconservatrice ed estremista di destra Orit Strock. I fondi finanzieranno
abitazioni prefabbricate, reti elettriche e idriche, infrastrutture e
collegamenti stradali, con l’obiettivo di rendere immediatamente operative le
nuove colonie, ancora prima del completamento di tutte le procedure
amministrative. Come ha spiegato lo stesso Smotrich, il governo vuole evitare
che le decisioni “rimangano sulla carta”, trasformandole rapidamente in “fatti
sul terreno”. È la politica che Tel Aviv persegue da decenni: cambiare lo status
quo prima che qualcuno arrivi a fermare l’espansione illegale. Uno stop che fino
ad oggi non è mai arrivato – con sorpresa forse degli stessi israeliani – né
purtroppo arriverà a breve.Iscriviti
La scelta di accelerare la costruzione prima delle elezioni di ottobre risponde
anche all’esigenza di rendere più difficile per eventuali futuri governi
bloccare o revocare il progetto. Una volta costruite case, strade e servizi,
smantellare una colonia diventa infatti una decisione politicamente e
materialmente molto più complessa. L’opposizione all’attuale governo Netanyahu
non si oppone all’occupazione totale della Cisgiordania né alla pulizia etnica
dei palestinesi ma predica una colonizzazione più “ragionata”, che consenta
all’esercito di controllare ampie fasce di territorio palestinese minimizzando
gli interventi e i rischi.
Con queste 34 nuove colonie salgono a 103 gli insediamenti approvati
dall’attuale governo in poco più di tre anni. Un’accelerazione senza precedenti
nella storia del movimento coloniale israeliano. Strock ha definito il
provvedimento “il più importante nella storia del sionismo”, mentre Smotrich ha
parlato di “una giornata di festa per Israele e per gli insediamenti”.
Il ministro non ha nascosto il significato politico dell’operazione. “Stiamo
rafforzando la sicurezza dello Stato di Israele, uccidendo l’idea della
creazione di uno Stato terroristico nel cuore del Paese e consolidando la nostra
presa sulla patria in Giudea e Samaria”, ha dichiarato, utilizzando la
denominazione biblica con cui il governo israeliano indica la Cisgiordania
occupata. Il riferimento allo “Stato terroristico” è l’espressione con cui
Smotrich e altri membri del governo Netanyahu definiscono abitualmente l’ipotesi
di uno Stato palestinese.
Le nuove colonie sorgeranno in aree strategiche, tra cui la Valle del Giordano e
le colline a sud di Hebron, contribuendo a rafforzare il controllo israeliano
sull’Area C, che rappresenta circa il 60 per cento della Cisgiordania occupata.
Le organizzazioni israeliane per i diritti umani avvertono che, pur ospitando un
numero relativamente limitato di coloni, questi insediamenti consentiranno di
estendere il controllo su vaste porzioni di territorio palestinese, con nuove
confische di terre, restrizioni alla libertà di movimento e ulteriori difficoltà
di accesso ai servizi essenziali per la popolazione palestinese.
Le colonie israeliane nei territori occupati sono considerate illegali dal
diritto internazionale. Il governo Netanyahu continua invece a finanziarle con
risorse pubbliche, trasformando progressivamente l’occupazione militare in un
controllo civile permanente del territorio. Con il violento e sanguinario
supporto dei coloni, che agiscono completamente fuori dalla legge. Non solo da
quella internazionale ma dalla stessa legge israeliana.
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