Ripudiare la guerra! Incontro con Artem Klyga e Yuri Sheliazhenko
Presso la sala Gandhi del Centro Studi Sereno Regis si è tenuto l’evento
torinese del ciclo di incontri “Ripudiare la guerra! Obiezione di coscienza al
servizio militare nei contesti di guerra”; lo scopo delle conferenze è quello di
approfondire la questione degli obiettori di coscienza nei paesi in guerra, sia
da un punto di vista di diritto internazionale sia analizzando la situazione
attraverso le testimonianze degli attivisti dei vari paesi coinvolti nei
conflitti.
All’appuntamento torinese sono intervenuti Yuri Sheliazhenko[1], in collegamento
dall’Ucraina e Artem Klyga[2] moderati da Zaira Zafarana[3], che ha introdotto,
moderato e tradotto la conferenza.
L’obiezione di coscienza è riconosciuta come diritto umano che discende
dall’articolo 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. I diritti
umani sono universali, applicabili a tutti e non sono derogabili per il Diritto
Internazionale.
In Ucraina il diritto all’obiezione di coscienza è stato sospeso nel 2022.
Yuri, segretario esecutivo del movimento pacifista ucraino, si è dichiarato
obiettore di coscienza nel 1998; lo scorso 19 marzo è stato prelevato dalla
polizia ucraina ed è scomparso per 40 ore[4].
L’INTERVENTO DI YURI SHELIAZHENKO
Secondo Yuri la ricerca per la pace è molto importante, soprattutto in questo
periodo dove la ricerca militare è molto spinta a danno di chi subisce la
guerra; più si ricerca per la guerra, più la guerra si avvicina.
La presenza di centri di ricerca per la pace come il Sereno Regis è quindi
fondamentale.
Aspetto importante è il sostegno dei gruppi per la pace presenti nei paesi in
guerra; la sperequazione delle risorse (diplomatiche, culturali, organizzative
ecc.) impegnate per la pace rispetto a quelle impiegate per la guerra è sotto
gli occhi di tutti.
Il lavoro per la pace deve prevedere la guerra, preparare e preservare la
cultura della pace. In Ucraina non eravamo preparati ad affrontare in modo
nonviolento il conflitto, di contrastare la forza militare; bisogna preparare il
terreno e le istituzioni prima, ad esempio creando organismi di difesa
nonviolenta aperti a tutti, perché nel momento critico è difficile fare proposte
nonviolente.
Nei primi giorni dell’invasione russa ci sono stati eventi di resistenza
nonviolenta, ma erano sporadici e non organizzati.
Parlando un attimo della mia esperienza personale, quando mi hanno arrestato mi
hanno tirato per i capelli, spruzzato spray urticante e torturato.
L’obiezione di coscienza non è un diritto che favorisce qualcuno, ma è un
aspetto importante della democrazia.
Bisogna abolire la guerra perché è un omicidio industrializzato.
L’INTERVENTO DI ARTEM KLYGA
Artem era presente alla conferenza, quindi è stato più facile impostare il suo
intervento tramite le domande che Zaira gli ha posto.
Zaira: Cosa sta succedendo in Russia? Esiste il diritto all’obiezione di
coscienza?
Visitando la biblioteca del Centro Studi ho visto i libri di Anna
Politkovskaja[5] che 15 anni fa mi hanno ispirato nel mio percorso di obiettore
di coscienza.
Personalmente mi occupo di dare supporto agli obiettori di coscienza russi ed ai
militari che vogliono uscire dall’esercito che è la prima colonna della nostra
attività.
Il diritto all’obiezione di coscienza è incluso nella Costituzione del 1993, ma
ci sono criticità che sono venute fuori durante la guerra in Ucraina.
La prima criticità è che un obiettore di coscienza deve provare le sue
motivazioni per obiettare; attualmente solo il 20% delle persone che richiedono
di essere obiettori vengono riconosciuti come tali. Nel 2020 il 40% delle
richieste venivano accettate, poi la situazione è peggiorata. Ora è sempre più
difficile.
La prima strategia che mettiamo in atto nel supporto agli obiettori di coscienza
è quella di reiterare la domanda: in caso di risposta negativa si può ricorrere
alla Corte che, per legge, deve rispondere alla richiesta entro un anno, ma,
dati i tempi della giustizia russa, raramente si riesce a rispettare questa
scadenza.
Dopo un anno, si può rifare la richiesta, magari per motivi medici: in questo
caso aiutiamo l’obiettore a raccogliere la documentazione necessaria e questo è
la seconda strategia che mettiamo in atto.
La leva in Russia è tra i 18 e 30 anni. Se una persona è già nell’esercito non
può cambiare idea e dichiararsi obiettore di coscienza e questo è contrario al
diritto internazionale; siamo in presenza di un’altra criticità rispetto
all’obiezione di coscienza nella Federazione Russa.
Lavoriamo inoltre con gli studenti universitari che vengono invitati a
partecipare a programmi militari alternativi.
In questi giorni ho ricevuto una segnalazione da uno studente che aveva firmato
un documento all’università per questo tipo di applicazione e gli ho detto di
andare con i genitori ad annullare la firma.
Molti cittadini russi tra i 18 e 30 anni scappano perché sono stati costretti a
firmare un contratto per diventare militari di professione; altri perché
spaventati dalla parziale mobilitazione dei cittadini tra i 35 e i 60 anni
avvenuta nel 2022.
Altri soldati vengono dalle galere o da paesi stranieri o fanno parte di
minoranze etniche. Putin dice che l’esercito è fatto solo di professionisti, ma
molti sono reclutati a forza.
Zaira: cosa pensa l’opinione pubblica della guerra e di tutto ciò che è
associato?
Si rivolgono a noi i gruppi a rischio e gli studenti universitari si sono resi
conto di essere a rischio; agli incontri organizzati dall’esercito ascoltano, ma
non firmano.
La seconda colonna della nostra attività è un canale di sostegno e assistenza
legale: In Russia Telegram è bloccato, ma spesso si può usare tramite VPN.
La terza colonna dell’attività della nostra attività è quella di pubblicare
informazioni e consigli legali.
Zaira: In che stato è l’attivismo per la pace in Russia?
Non si può fare esplicitamente, ma si fanno attività parallele, locali, piccoli,
su temi vicini, per trovarsi tra attivisti. Attivismo nascosto per creare una
struttura utile quando è possibile agire in maniera sicura.
La gente ha paura perché si sente sola, per questo le comunicazioni sono
bloccate.
[1] Yuri Sheliazhenko obiettore di coscienza e difensore dei diritti umani
ucraino; segretario esecutivo del Movimento pacifista ucraino; direttore
dell’Istituto per la pace e il diritto in ucraina; membro del direttivo
dell’Ufficio Europeo per l’obiezione di coscienza e di World Beyond War; membro
del Consiglio dell’International Peace Bureau
[2] Artem Klyga avvocato russo che assiste gli obiettori che cercano protezione
all’estero; lavora per Connection
e.V.; collabora con Stop Army; vive in esilio in Germania; definito “agente
straniero” in Russia; consulente per gli obiettori di coscienza e i disertori
russi
[3] Zaira Zafarana, coordinatrice dell’advocacy internazionale presso Connection
e.V.; rappresentante presso l’ONU di Ginevra della War Resisters’ International;
esperta di obiezione di coscienza e sistema Onu; responsabile delle relazioni
internazionali del Mir Italia.
[4] Yurii Sheliazhenko–detenuto arbitrariamente per essere arruolato con la
forza–vittima di trattamenti crudeli e umilianti
[5] https://it.wikipedia.org/wiki/Anna_Stepanovna_Politkovskaja
Giorgio Mancuso