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Abdullah Öcalan: Ognuno dovrebbe fare la propria parte per garantire l’avvio del processo legale e giudiziario
Abdullah Öcalan: Ognuno dovrebbe fare la propria parte per garantire l’avvio del processo legale e legislativo, la completa eliminazione del conflitto e delle armi dall’equazione e l’apertura di un capitolo completamente nuovo. In una dichiarazione diffusa tramite la delegazione di İmralı, Abdullah Öcalan ha affermato che all’alleanza curdo-turca devono essere fornite garanzie legali attraverso provvedimenti legislativi e ha aggiunto: “È possibile vivere insieme da pari e in libertà in una repubblica democratica. La legge negativa deve essere trasformata in legge positiva”. I membri della delegazione di İmralı del Partito per l’uguaglianza e la democrazia dei popoli (DEM Party), Pervin Buldan, Özgür Faik Erol e Mithat Sancar, hanno rilasciato una dichiarazione scritta in merito al loro incontro di ieri con il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan. Secondo quanto riportato nel comunicato, la riunione, durata cinque ore, ha incluso discussioni sugli sviluppi politici, sul processo in corso, sulla costruzione di una società democratica e su come dovrebbe essere definito il quadro giuridico. Il comunicato recitava: Come delegazione del partito DEM di İmralı, abbiamo tenuto un incontro approfondito con il signor Abdullah Öcalan dopo una lunga pausa. Durante l’incontro, abbiamo discusso in dettaglio degli sviluppi politici nella regione, della costruzione di una società democratica, dello stato attuale del processo di pace e di come dovrebbe essere definito il quadro giuridico. Durante l’incontro, il signor Öcalan ha rilasciato le seguenti dichiarazioni da condividere con l’opinione pubblica: «Restiamo impegnati ad adottare misure in linea con lo spirito dell’appello del 27 febbraio e a risolvere la questione nel quadro della legge di fratellanza.» Siamo sul punto di trasformare in un quadro giuridico la storica alleanza e unità curdo-turca, una realtà storica in Anatolia rimasta inscindibile in ogni periodo critico. La verità che “Se si separa il turco dal curdo, non rimane più alcun curdo; se si separa il curdo dal turco, non rimane più alcun turco, rende necessario sviluppare i principi giuridici di coesistenza e uguaglianza. E’ tempo di cerare una base giuridica È giunto il momento di gettare le basi giuridiche che tengano conto delle sensibilità di tutte le parti. Consapevoli che tracciare pazientemente questo percorso rappresenta un’opportunità storica, dobbiamo abbandonare approcci semplicistici e limitati che non servono al futuro e lavorare insieme per costruire una vita condivisa. Nel quadro delineato nella relazione redatta dalla Commissione per la solidarietà, la fratellanza e la democrazia della grande assemblea nazionale turca, ognuno deve fare la propria parte per avviare il processo legale e legislativo, eliminare completamente il conflitto e le armi e aprire un capitolo completamente nuovo. Il futuro condiviso dell’Anatolia L’alleanza curdo-turca è la pietra angolare del futuro condiviso dell’Anatolia. Ogni passo che compiamo deve essere guidato dalla cultura di queste terre. Attraverso misure legislative, è possibile fornire garanzie giuridiche durature a questa alleanza e vivere insieme da pari e in libertà in una repubblica democratica. Il diritto negativo deve essere trasformato in diritto positivo. La storia ci offre l’opportunità di costruire una vita condivisa e di aprire un capitolo completamente nuovo, fondato sull’uguaglianza e sulla giustizia. Credo fermamente che coglieremo insieme questa opportunità. Come delegazione, consideriamo storico l’importante appello del signor Öcalan e ribadiamo ancora una volta la nostra determinazione a proseguire un dialogo costruttivo con tutte le istituzioni competenti, in primis la grande assemblea nazionale turca, per far progredire il processo con un approccio orientato ai risultati e per raggiungere una soluzione duratura basata sul diritto di fratellanza. Delegazione di İmralı del partito Dem 21 luglio 2026” L'articolo Abdullah Öcalan: Ognuno dovrebbe fare la propria parte per garantire l’avvio del processo legale e giudiziario proviene da Retekurdistan.it.
July 21, 2026
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KNK: Buon 14° anniversario della Rivoluzione del Rojava!
In una dichiarazione rilasciata in occasione dell’anniversario della rivoluzione del Rojava, il KNK ha affermato che la scintilla accesa 14 anni fa continua a crescere. Il KNK ha invitato tutti a schierarsi al fianco del popolo del Rojava contro i tentativi di occupazione e divisione. In una dichiarazione rilasciata in occasione dell’anniversario della rivoluzione del Rojava, il KNK ha affermato che la scintilla che si accese 14 anni fa continua a crescere. Il comunicato è come segue: “Il 19 luglio 2012 la voce della rivoluzione si è levata da Kobanê; la scintilla della rivoluzione del Rojava Kurdistan si è accesa ed è cresciuta giorno dopo giorno.” Il Kurdistan Rojava si era preparato da tempo alla rivoluzione. A Dêrik, Qamışlo, Amûdê, Serêkaniyê, Kobanê, Efrîn e in tutta la geografia del Rojava, le persone si stavano preparando ad assumere il controllo del proprio destino e a stabilire un’amministrazione autonoma nella propria terra. Nel mezzo dei disordini interni in Siria, i curdi e gli abitanti del Kurdistan hanno unito le loro forze. Per evitare un vuoto di potere nel Rojava si erano organizzati rapidamente e hanno rafforzato la loro presenza. Da Kobanê a est fino a Dêrik e da Efrîn a ovest, portarono città, paesi, villaggi e frazioni sotto la protezione delle proprie forze di sicurezza interne. Negli ultimi 14 anni i curdi e il popolo del Kurdistan hanno pagato un prezzo altissimo nel percorso verso l’autonomia. Sviluppando diverse forme di governo e statuti, principalmente il modello cantonale, hanno instaurato di fatto un’amministrazione autonoma democratica. Fin dall’inizio gli stati che occupavano il Kurdistan erano preoccupati da questo nuovo sviluppo nel Rojava. La Turchia in particolare lanciò i suoi attacchi contro il Rojava fin dal primo giorno. Kobanê è stato il primo obiettivo perché era il luogo in cui era emersa per la prima volta la volontà di autogoverno del popolo curdo. Inizialmente gruppi islamisti radicali e il sanguinario ISIS attaccarono Kobanê. Gli abitanti di Kobanê opposero una resistenza epica difendendo la loro terra, sconfiggendo l’ISIS e altri aggressori e scrivendo la loro lotta nella storia. Lo Stato turco ha subito una grave sconfitta nella resistenza di Kobanê. Ha quindi rivolto la sua attenzione ad Afrin. Data la sua vicinanza al Mediterraneo ha occupato dapprima Azaz e Jarablus per accerchiare Afrin e tagliarne i collegamenti con il Cantone di Cizîrê. Successivamente, ha attaccato Afrin con carri armati e artiglieria, occupando la regione e sfollando forzatamente la popolazione. Oggi la struttura demografica di Afrin è alterata con turchi e arabi insediati nella zona. In seguito ha occupato anche Serêkaniyê e Girê Spî. La Turchia continua a minacciare l’intera regione del Rojava. Nelle aree controllate dall’Amministrazione autonoma, compie assassinii e attacchi utilizzando droni e tecnologie militari e di intelligence avanzate trasformando la vita della popolazione civile in un inferno. Nonostante ciò, la resistenza del popolo del Rojava continua; tutte le istituzioni dell’Amministrazione autonoma lottano per la sicurezza della popolazione. In Siria si sta delineando una nuova situazione. Circa un anno e mezzo fa, il regime ba’athista è crollato e il governo di Damasco è caduto nelle mani delle forze islamiste. In seguito al crollo del regime, gruppi armati affiliati alla Turchia hanno attaccato le regioni dell’Amministrazione autonoma. Gli attacchi si sono intensificati soprattutto intorno a Shahba, Aleppo e Manbij. Violenti combattimenti hanno interessato la regione di Tishrin. La Turchia ha fornito supporto aereo e terrestre a questi gruppi. Alcune aree sono finite sotto il controllo di gruppi sostenuti dalla Turchia. Nonostante tutti questi attacchi l’Amministrazione autonoma si è difesa ed è riuscita a fermare le offensive. Comunque il regime di Damasco e i suoi alleati non si erano fermati qui. Continuarono i loro tentativi nello smantellare l’Amministrazione autonoma. Dopo aver rafforzato i rapporti con i paesi arabi, l’America e l’Europa, attaccarono Aleppo nella prima settimana del nuovo anno in collaborazione con la Turchia. Poi hanno rivolto la loro attenzione a Raqqa e Deir ez-Zor. Conquistarono numerose aree e avanzarono fino alle vicinanze di Hasakah. Le Unità di protezione del popolo (YPG) e le Unità di protezione delle donne (YPJ) avevano opposto una resistenza su tutti i fronti, difendendo le regioni curde. Il popolo curdo con il sostegno dei suoi alleati si era sollevato in tutte e quattro le parti del Kurdistan e in molte parti del mondo, dimostrando solidarietà nazionale. Di conseguenza il 29 gennaio 2026 fu firmato un accordo con il regime di Damasco. Nonostante tutte queste cospirazioni, attacchi e crisi, il popolo del Rojava continua a difendere unito il proprio paese. Il ruolo delle donne in questa lotta rivoluzionaria non deve essere dimenticato. Le donne, in particolare, occupano una posizione di primo piano e svolgono un ruolo estremamente efficace nella lotta. Tuttavia la situazione generale in Siria rimane complessa e il futuro del Paese è incerto. Il regime di Damasco ha attaccato per primo gli alawiti, perpetrando massacri nella regione di Latakia. In seguito, ha attaccato i drusi, e fin dal primo giorno i cristiani sono stati sottoposti a un’enorme pressione Successivamente sono iniziati gli attacchi contro i curdi. Questo regime anziché trovare soluzioni è diventato fonte di nuovi problemi. Attualmente è in vigore un cessate il fuoco con il regime di Damasco e sono in corso negoziati attraverso il dialogo per attuare l’accordo del 29 gennaio. Tuttavia molte questioni rimangono poco chiare. Il regime di Damasco sta mostrando un atteggiamento negativo nei confronti dell’attuazione dell’accordo e del chiarimento delle sue clausole. Questa è una situazione pericolosa e tutti i curdi devono essere vigili. Bisogna impegnarsi per risolvere i problemi attraverso il dialogo; allo stesso tempo dobbiamo rafforzare le nostre difese affinché nessuno attacchi le nostre conquiste. Proteggere l’Amministrazione autonoma significa proteggere il Kurdistan. In questa occasione, noi, il Congresso nazionale del Kurdistan (KNK) ci congratuliamo con il popolo del Kurdistan e con tutte le istituzioni politiche, amministrative, di sicurezza e militari per il 14° anniversario della Rivoluzione del Rojava Kurdistan. Il KNK esorta tutti i curdi e il popolo del Kurdistan a fornire il massimo sostegno alla protezione dell’Amministrazione autonoma del Rojava, del territorio del Paese e di tutti i suoi abitanti. Li invita a schierarsi al fianco del popolo del Rojava contro ogni tentativo di occupazione e divisione. Possa la rivoluzione democratica, nazionale e patriottica del Rojava Kurdistan avere successo ed essere duratura! Lunga vita alla resistenza e alla vittoria della Rivoluzione del Rojava!   L'articolo KNK: Buon 14° anniversario della Rivoluzione del Rojava! proviene da Retekurdistan.it.
July 18, 2026
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Dichiarazione finale della conferenza di Sinjar: Il genocidio deve essere riconosciuto
La Conferenza sul genocidio di Sinjar e sull’integrazione democratica ha pubblicato la sua dichiarazione finale. In essa si chiede all’Iraq e agli altri Stati della regione di riconoscere il genocidio. La Conferenza sul genocidio di Sinjar e l’Integrazione democratica si è tenuta ieri nella valle di Kers, sul monte Sinjar, organizzata dall’Accademia di scienze sociali Abdullah Öcalan con lo slogan “La giustizia di transizione sarà il fondamento dell’integrazione democratica”, per commemorare il dodicesimo anniversario del genocidio di Sinjar. La conferenza articolata in tre sessioni sulla situazione degli Yazidi, ha reso pubblica oggi la sua dichiarazione conclusiva. La dichiarazione conclusiva pubblicata dall’Accademia mette in luce gli attacchi e i genocidi contro l’esistenza stessa degli Yazidi, che essi subiscono da millenni. È stato ricordato che il decreto del 3 agosto 2014 è stato attuato sotto gli occhi del mondo intero, prendendo di mira tutti i valori sacri della comunità yazida, provocando migliaia di vittime, e che anche dopo 12 anni molte fosse comuni rimangono ancora sigillate. «Centinaia di migliaia di persone del nostro popolo vivono ancora nei campi profughi e non possono tornare nella loro terra d’origine dai paesi in cui sono state rifugiate. Nessun responsabile del genocidio è stato punito. Al contrario, queste persone continuano a rappresentare una minaccia per noi. Sinjar è ancora priva di status e i bambini di Sinjar che vogliono proteggere il loro popolo vengono attaccati da più parti.» Questa conferenza, alla quale hanno partecipato tutte le parti yazidi e gli amici yazidi dall’Iraq all’Europa ha dimostrato la volontà del popolo yazida e dei suoi amici di trovare una soluzione. Attraverso questa conferenza, chiediamo inoltre che tutte le parti interessate si assumano le proprie responsabilità per sanare le nostre ferite. Tutti i paesi, in particolare l’Iraq, devono riconoscere il genocidio e applicare le leggi in materia. Vogliamo garantire i nostri diritti attraverso l’integrazione democratica; per questo, accettate la nostra volontà, la nostra identità e la nostra fede. Così come questa comunità considera l’Iraq come il proprio stato, anche l’Iraq deve accettare questa componente senza discriminazioni. Il comunicato prosegue: “In questa conferenza si è discusso dell’importanza dell’unità e dell’istituzionalizzazione del popolo yazida per prevenire nuovi massacri, e sono state adottate decisioni importanti per la futura attuazione. In particolare si è deciso di intensificare la lotta e l’istituzionalizzazione per l’applicazione delle leggi sul genocidio sia a livello nazionale che internazionale. Inoltre, con il sostegno dei nostri amici e in linea con il progetto del leader Apo per il Medio Oriente, si è discusso dell’integrazione democratica in tutti i suoi aspetti, ed è stata presa la decisione di agire per proteggere l’esistenza, la cultura e le credenze degli yazidi”. La comunità yazida dovrebbe istituire meccanismi giuridici che forniscano una base per le soluzioni, piuttosto che politiche che erodano la comunità stessa, in modo da poter creare una tabella di marcia che comprenda l’integrazione democratica.” Le decisioni Sulla base di ciò sono state assunte importanti decisioni riguardanti l’autodeterminazione e lo sviluppo della comunità yazida. Tali decisioni sono le seguenti: 1- Questa conferenza dovrebbe essere riconosciuta come la prima conferenza sul genocidio e dovrebbe essere riproposta negli anni a venire. 2. Per garantire il riconoscimento del genocidio, occorre istituire un ente in grado di operare in questo ambito. 3. Occorre adoperarsi per raccogliere e catalogare l’archivio dei decreti in possesso degli Yazidi. 4. Per garantire che le tracce del decreto non vengano dimenticate, la vecchia regione di Sinjar dovrebbe essere organizzata come un museo. 5. Occorre sviluppare rapporti con tutte le parti interessate alla ricostruzione di Sinjar. 6. Occorre intensificare gli sforzi per raggiungere l’integrazione democratica al fine di salvaguardare i diritti del popolo yazida. 7. Occorre adoperarsi in ogni ambito per garantire il riconoscimento del genocidio. L'articolo Dichiarazione finale della conferenza di Sinjar: Il genocidio deve essere riconosciuto proviene da Retekurdistan.it.
July 16, 2026
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Si prevede che la bozza di legge quadro venga presentata alla delegazione di İmralı questa settimana
La vicepresidente del gruppo parlamentare del partito DEM, Gülistan Kılıç Koçyiğit, ha dichiarato di aspettarsi che l’AKP presenti questa settimana alla delegazione di İmralı in dettaglio la bozza di legge quadro, sottolineando che la bozza deve essere discussa in modo definitivo con Abdullah Öcalan. Gülistan Kılıç Koçyiğit, vicepresidente del gruppo parlamentare del Partito per la democrazia e l’uguaglianza dei popoli (Partito DEM), ha tenuto una conferenza stampa al Parlamento turco sugli attuali sviluppi politici. Ha iniziato il suo intervento commemorando le vittime del massacro di Zilan del 13 luglio 1930, descrivendo gli eventi nella valle di Zilan come una profonda tragedia. Massacro di Zilan: affrontare il passato è essenziale per una pace duratura Gülistan Koçyiğit ha affermato che il massacro rimane profondamente impresso nella memoria collettiva del popolo curdo e ha proseguito: “Oggi ci troviamo sulla soglia di cambiare questa realtà storica. Ci aspettiamo nuovi sviluppi. Stiamo discutendo di un nuovo contratto sociale e di una nuova pace. Tuttavia in un momento in cui questi temi sono oggetto di dibattito, confrontarsi con la storia, confrontarsi con la verità e garantire che i responsabili di questi eventi dolorosi vengano identificati sono prerequisiti imprescindibili per una pace duratura e un ordine sociale democratico. Dobbiamo guardare avanti imparando dalle tragedie del passato. Invece di negare la realtà e alimentare il conflitto, abbiamo la responsabilità di rafforzare le soluzioni democratiche, la parità di cittadinanza e un futuro condiviso. Questa non è solo una responsabilità del popolo curdo, ma anche una responsabilità fondamentale di ogni cittadino, di ogni partito politico e di ogni ambiente democratico in questo Paese. Importanti provvedimenti legislativi rinviati a dopo luglio Criticando l’agenda legislativa del Parlamento, Gülistan Kılıç Koçyiğit, vicepresidente del gruppo parlamentare del partito DEM, ha affermato che l’incapacità del Paese di instaurare un processo legislativo democratico e partecipativo ha comportato costi significativi. Ha sottolineato che la responsabilità primaria del Parlamento è quella di emanare leggi che siano al servizio del pubblico, accusando l’AKP di aver rinviato diverse leggi fondamentali a dopo luglio. “Riteniamo che l’obiettivo sia quello di introdurre le leggi che hanno l’impatto più diretto sulla società in un momento in cui l’attenzione delle persone si sposta naturalmente dal Parlamento e dalle attività legislative durante i mesi estivi”, ha affermato. Sottolineando i problemi di povertà, disoccupazione e fame, Koçyiğit ha affermato che quasi 36 milioni di persone in Turchia vivono al di sotto della soglia di povertà alimentare. “Al governo importa qualcosa di tutto questo? Francamente, chiaramente no”, ha affermato. La Turchia ha bisogno di un vertice di pace, non di un vertice sulla sicurezza Gulistan Koçyiğit ha sostenuto che ciò di cui la Turchia ha bisogno non è un altro vertice sulla sicurezza ad Ankara, ma un vertice dedicato alla pace. Ha proseguito: «Ciò di cui la Turchia ha bisogno è che Ankara ospiti un vertice di pace, per riunire le persone in nome della pace. La più grande garanzia di sicurezza per la Turchia non è una maggiore militarizzazione, ma l’instaurazione di una pace interna duratura. La più grande forza del Paese non risiede in politiche orientate alla sicurezza, ma in uno Stato democratico governato dal rispetto del diritto e da un forte consenso sociale.» Per questo motivo ci appelliamo a tutti i partiti politici rappresentati nella grande assemblea nazionale turca, così come a quelli senza rappresentanza parlamentare: assumiamoci insieme questa responsabilità storica. Trasformiamo il lavoro comune svolto dalla commissione parlamentare in legge. Prima della pausa parlamentare, adottiamo congiuntamente una legge quadro globale elaborata nell’ottica della giustizia di transizione. Una legge di questo tipo non si limiterebbe a regolamentare le questioni attuali, ma rafforzerebbe anche la fiducia nel futuro democratico della Turchia, rappresenterebbe la più solida garanzia di pace sociale e segnerebbe un’importante pietra miliare per il processo in corso. Costruiamo insieme le fondamenta giuridiche della pace Gulistan ha proseguito: “Un anno fa la storia ci ha offerto un’importante opportunità. Quell’opportunità è ancora davanti a noi. Ora non è il momento di aspettare, ma di portare a termine ciò che è stato iniziato. Ora non è il momento di rimandare, ma di mostrare coraggio. La responsabilità ora spetta alla grande assemblea nazionale turca. Costruiamo insieme le fondamenta giuridiche della pace. Approviamo insieme la legge per la pace e costruiamo insieme il futuro democratico della Turchia”. La delegazione di İmralı terrà una serie di incontri Rispondendo alle domande dei giornalisti sugli incontri in programma della delegazione di İmralı e sulla bozza di legge quadro, Gulistan ha dichiarato: “La nostra delegazione terrà una serie di incontri questa settimana. Il calendario non è ancora definitivo e informeremo il pubblico non appena lo sarà. Posso però anticipare che si terranno diversi incontri questa settimana, tra cui quelli con alti funzionari dell’AKP, il Presidente del Parlamento e altri soggetti”. La bozza dovrebbe essere condivisa con la nostra delegazione e discussa con İmralı. Commentando la proposta di legge, Gulistan Koçyiğit ha dichiarato: “Riteniamo che la bozza debba essere discussa innanzitutto con coloro che ne saranno direttamente interessati. In tal senso, la bozza di legge dovrebbe essere condivisa con la nostra delegazione di İmralı il prima possibile e deve essere discussa definitivamente con il signor Öcalan. Naturalmente, la partecipazione, il sostegno e il consenso di tutti i partiti di opposizione, così come di ogni partito politico rappresentato o non rappresentato in Parlamento, sono molto importanti. Riteniamo che, se il partito di governo intraprendesse un simile processo di consultazione, ne trarrebbe beneficio. Abbiamo già lanciato questo appello in passato. Proprio come nel processo delle commissioni parlamentari, si potrebbe organizzare rapidamente una riunione di coordinamento per accelerare l’iter legislativo. Integrando il contributo di tutti, si può raggiungere un processo più inclusivo, collettivo e costruttivo. Gulistan Koçyiğit ha aggiunto che si aspettano che l’AKP presenti in dettaglio la bozza di legge quadro alla delegazione di İmralı questa settimana. “Ci aspettiamo che il contenuto dell’incontro si concentri specificamente sui dettagli del progetto di legge. Si sono già svolte discussioni e consultazioni generali. La nostra delegazione ha espresso il proprio parere su cosa dovrebbe contenere la legge. Tuttavia adesso ci aspettiamo che il progetto venga condiviso anche in forma scritta. Questa è la nostra aspettativa e crediamo che ciò dovrebbe avvenire entro questa settimana.” L'articolo Si prevede che la bozza di legge quadro venga presentata alla delegazione di İmralı questa settimana proviene da Retekurdistan.it.
July 13, 2026
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Tülay Hatimoğulları, co-presidente del partito DEM, chiede condizioni di lavoro e di vita libere per Öcalan
Nell’anniversario della cerimonia di rogo delle armi del PKK, la co-presidente del partito DEM, Tülay Hatimoğulları, ha chiesto condizioni di lavoro e di vita libere per Abdullah Öcalan, affermando che il processo di pace non può progredire in modo duraturo senza riforme legislative. In occasione del primo anniversario della cerimonia di rogo delle armi del PKK, tenutasi di fronte alla grotta di Casene nel Kurdistan meridionale, Tülay Hatimoğulları, co-presidente del Partito per l’uguaglianza e la democrazia dei popoli (Partito DEM), ha chiesto che vengano garantite condizioni di lavoro e di vita dignitose al leader curdo Abdullah Öcalan. Allo stesso tempo ha esortato lo Stato turco a rafforzare il processo di pace in corso con misure legali e politiche concrete In una conferenza stampa tenutasi prima della riunione del Consiglio del partito DEM, Tülay ha affermato che il rogo pubblico delle armi dell’11 luglio 2025 da parte del “Gruppo per la pace e la società democratica” ha simboleggiato il passaggio dal conflitto armato a una fase di politica democratica. Ha aggiunto che ora spetta allo Stato, al Parlamento e al governo portare avanti questo processo. «Coloro che hanno bruciato le proprie armi hanno atteso un anno per poter varcare questa porta. Ora dobbiamo chiederci: di chi è la responsabilità? È del Parlamento, del governo e dello Stato.» Casene come simbolo di un nuovo capitolo politico Ha descritto l’11 luglio come un punto di svolta storico nel processo di pace. Ha affermato che il rogo in cui sono state bruciate le armi simboleggia non solo la fine del conflitto armato, ma anche la speranza di un futuro democratico. «Queste fiamme hanno relegato la morte, la guerra e la violenza nella storia. Era un fuoco di vita e di pace.» Ha sottolineato che la cerimonia non dovrebbe essere ridotta a un atto simbolico, ma dovrebbe invece essere vista come la rappresentazione della volontà del popolo curdo di superare il conflitto decennale attraverso mezzi politici e democratici. In questo contesto Tülay ha anche ricordato il significato storico della grotta di Casene. E’ stato lì che il leader della resistenza Şêx Mehmûd Berzincî, fondatore del Regno del Kurdistan nel 1922, si era ritirato e l’anno successivo pubblicò il giornale “Voce della Verità” utilizzando una macchina da stampa all’interno della grotta. Cento anni dopo, ha affermato, la storia è stata scritta di nuovo nello stesso luogo, questa volta attraverso il fuoco delle armi. La parte curda ha rispettato i propri impegni La co-presidente del partito DEM ha anche fatto un bilancio dell’anno trascorso. Ha affermato che la parte curda ha risposto all’appello di Abdullah Öcalan del 27 febbraio 2025 e ha attuato tutte le misure annunciate. Lo Stato turco, tuttavia, non ha ancora accompagnato il processo con le necessarie riforme legislative, ha aggiunto. “La parte curda si è assunta le proprie responsabilità e ha adempiuto ai propri impegni passo dopo passo. Eppure, le necessarie basi giuridiche non sono ancora state create.” Secondo Tülay Hatimoğulları nel corso dell’ultimo anno si sarebbe potuto creare un quadro giuridico per il processo di pace, porre fine alla pratica della nomina di commissari governativi e rilasciare i prigionieri politici. Ha aggiunto che anche i coraggiosi passi compiuti verso la riforma del sistema di esecuzione penale non si sono concretizzati. Critiche al regime di İmralı e alla mancanza di riforme Si è espressa in modo particolarmente chiaro sulla situazione di Öcalan sull’isola-prigione di İmralı. Ha affermato che le attuali condizioni carcerarie sono incompatibili con lo spirito del processo in corso. Secondo lei Öcalan deve essere messo in condizione di poter partecipare a riunioni, lavorare e contribuire attivamente al processo di pace. “Il fatto che il signor Öcalan sia in grado di lavorare, tenere riunioni e guidare il processo non è una questione secondaria. È un prerequisito fondamentale per il successo di questo processo.” Ha inoltre sollevato dubbi su come il governo e lo Stato intendessero promuovere il processo di pace se il loro interlocutore principale non era in grado di comunicare liberamente. Inoltre Tülay ha criticato la continua nomina di amministratori fiduciari al posto dei sindaci eletti, la detenzione in carcere di numerosi politici dell’opposizione e la mancata attuazione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU). A titolo di esempio, ha citato i casi degli ex co-presidenti dell’HDP Selahattin Demirtaş e Figen Yüksekdağ, del filantropo culturale Osman Kavala e del parlamentare del TİP Can Atalay, tutti ancora in carcere nonostante le pertinenti sentenze della CEDU. Non subordinare il processo di pace agli interessi di parte. Facendo riferimento alle crescenti tensioni in Medio Oriente e agli sviluppi internazionali, ha messo in guardia dal subordinare il processo di pace a interessi politici di parte. Ha affermato che, soprattutto alla luce delle trasformazioni regionali, la Turchia deve rafforzare la pace interna e promuovere una soluzione democratica alla questione curda. A sostegno della sua tesi, ha citato esperienze internazionali provenienti dall’Irlanda del Nord, dalla Colombia e dai Paesi Baschi. “Il silenzio delle armi è solo un inizio. Una pace duratura richiede lo stato di diritto, una politica democratica, la parità di cittadinanza e la democrazia.” Appello alla società e allo stato In conclusione ha esortato il popolo turco a sostenere collettivamente il processo di pace. Ha affermato che una soluzione democratica alla questione curda non solo gioverebbe al popolo curdo, ma all’intera società. Si è rivolta in particolare al pubblico turco, invitandolo a sostenere attivamente il percorso scelto. “Oggi la Turchia ha un’opportunità storica. Una soluzione pacifica e democratica alla questione curda andrà a beneficio di tutti coloro che vivono in questo Paese.” Al contempo, ha esortato il governo e lo Stato a sfruttare il mese di luglio per intraprendere azioni legislative concrete. Ha affermato che è necessario adottare senza indugio una legge quadro globale per il processo di pace, al fine di rimuovere gli ostacoli esistenti e spianare la strada a una soluzione democratica. L'articolo Tülay Hatimoğulları, co-presidente del partito DEM, chiede condizioni di lavoro e di vita libere per Öcalan proviene da Retekurdistan.it.
July 12, 2026
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Sui tuoi occhi. Racconti della rivoluzione del Rojava- Presentazione del libro
Racconti della rivoluzione del Cosa significa raccontare un territorio che, troppo spesso, ci appare attraverso la guerra? E cosa resta, oltre il conflitto, nelle vite di chi continua ad abitare, costruire e trasformare quello spazio? Sui tuoi occhi nasce da queste domande e da un periodo trascorso nel Nord-Est della Siria, un luogo in cui la guerra e le tensioni geopolitiche restano una presenza costante, ma non esauriscono la complessità di ciò che qui accade. Attraverso decine di interviste raccolte sul campo, il libro segue i percorsi di chi ogni giorno dà forma a un’esperienza politica e sociale unica: tra pratiche di autogoverno, trasformazioni della vita quotidiana, processi di emancipazione e ricostruzione. Ne discutiamo con: – Daniela Galiè autrice del libro – Viola Paolinelli (Rete Kurdistan) – Ludovica Intelisano (Accademia della Modernità Democratica) – una compagna internazionalista della rete WWF – Women Weaving Future – con un intervento della campagna di solidarietà per Prosfigyca Atene. Modera il dibattito Dinamopress Aperitivo/cena a cura e a supporto di Dinamopress Alle ore 21:00 presentazione e visione del film Crossing Istanbul di Levan Akir (2024) rassegna cinematografica Fuori Frame – cinema oltre i margini di Daniela Galiè Daniela Galiè è scrittrice, attivista e docente di materie umanistiche. Fa parte della redazione di «DinamoPress» e collabora con diverse realtà dell’informazione indipendente. Nei suoi lavori, sviluppati principalmente attraverso interviste e reportage, si occupa di migrazioni, diritti umani e processi di resistenza, con un’attenzione particolare alla questione curda, alla Palestina ai Paesi slavi e alle eredità politiche e culturali dei sistemi coloniali.   L'articolo Sui tuoi occhi. Racconti della rivoluzione del Rojava- Presentazione del libro proviene da Retekurdistan.it.
July 6, 2026
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Sezai Temelli: È stato raggiunto un consenso sull’adozione di un provvedimento legislativo che sarà sottoposto al Parlamento a luglio
Il vicepresidente del gruppo parlamentare del DEM, Sezai Temelli, richiamando l’attenzione sul ritardo nell’approvazione del provvedimento legislativo per il processo di pace, che dovrebbe essere sottoposto al Parlamento, ha dichiarato: “Le nostre consultazioni proseguono. Sembra che sia stato raggiunto un consenso sull’approvazione di questa legge entro la fine di luglio, prima della chiusura del Parlamento”. Il vicepresidente del gruppo parlamentare del Partito per l’uguaglianza e la democrazia dei popoli (DEM), Sezai Temelli, ha condiviso le sue valutazioni sugli sviluppi in corso durante una conferenza stampa tenutasi in Parlamento. Iniziando il suo discorso commemorando i 33 intellettuali, scrittori e artisti uccisi all’Hotel Madımak 33 anni prima, Sezai ha affermato che anche loro avevano presentato il giorno precedente una mozione per un’inchiesta parlamentare sul massacro, ma che gli altri partiti erano rimasti indifferenti alla questione. Criticando il Parlamento per averne interrotto i lavori durante tutto l’anno, ha osservato che tutto il lavoro veniva svolto mentre si preparavano anche i pacchetti legislativi prima della pausa parlamentare di luglio, ma che le leggi venivano approvate senza nemmeno essere discusse. Affermando che il dodicesimo pacchetto giudiziario recentemente adottato in Turchia non ha apportato alcun contributo al sistema giudiziario, Sezai ha criticato anche la spesa di 12 miliardi di lire turche per il vertice NATO che si terrà ad Ankara a luglio. “Più risorse si destinano agli armamenti e alla NATO, più questa povertà si diffonderà e si aggraverà”. Consenso per luglio Poi ha risposto alle domande dei giornalisti. Rispondendo alle domande dei giornalisti “La legge arriverà prima della chiusura del Parlamento?” e ”Se arriverà, passerà attraverso il Parlamento?”, Sezai ha osservato che sono in corso discussioni sulla questione e ha affermato: “Sembra che sia stato raggiunto un consenso sull’approvazione di questa legge entro la fine di luglio, prima della chiusura del Parlamento. Abbiamo discusso della questione anche ieri nel nostro Comitato esecutivo centrale”. Sezai Temelli ha aggiunto che i portavoce del partito rilasceranno una dichiarazione in merito domani. Affermando che l’approvazione della legge relativa alla procedura da parte del Parlamento è necessaria e che anche gli altri partiti la pensano allo stesso modo, sottolineando che la pausa parlamentare potrebbe essere posticipata per consentire l’emanazione della legge “attesa da tempo”, ha aggiunto: “Ciò che conta è che le leggi che la società attende con ansia vengano messe in pratica attraverso i lavori del Parlamento”. L'articolo Sezai Temelli: È stato raggiunto un consenso sull’adozione di un provvedimento legislativo che sarà sottoposto al Parlamento a luglio proviene da Retekurdistan.it.
July 5, 2026
Retekurdistan.it
Ci rifiutiamo di essere spinti verso un fatto compiuto
Da tempo si discute di una legge quadro nella stampa e nell’opinione pubblica turca. Sulla stampa sono state espresse valutazioni che non si conformano al progetto di pace e società democratica perseguito da Rêber Apo [il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan] e persino interpretazioni opposte. Comunque dal 24 maggio non si è tenuto alcun incontro con Rêber Apo. A seguito di tale incontro, le proposte presentate dal leader Apo avrebbero dovuto essere valutate dal governo. Recentemente le proposte presentate da Rêber Apo a İmralı il 24 maggio e gli incontri tra la delegazione del partito DEM e i funzionari dell’AKP sono stati presentati come se fossero sviluppi nuovi. Però dal 24 maggio non si è tenuto alcun incontro con Rêber Apo. A seguito di tale incontro le proposte presentate dal leader Apo avrebbero dovuto essere valutate dal governo. Tuttavia questa procedura non è stata ancora attuata. Pertanto da quel giorno non ci sono stati contatti o sviluppi da valutare. Mentre l’isolamento imposto a Rêber Apo su una questione così storica e importante continua, anche il nostro movimento di liberazione non ha ricevuto alcuna informazione durante questo periodo. Il nostro movimento ha sostenuto il processo guidato da Rêber Apo e ha fatto tutto il necessario. Pur avendo compiuto sforzi multiformi per la risoluzione politico-democratica dei problemi, abbiamo anche intrapreso passi importanti. Abbiamo sostenuto gli sforzi volti a emanare leggi che garantiscano una politica democratica libera. In questo contesto abbiamo ritenuto positivo il rapporto redatto dalla Commissione per la pace, la fratellanza e la democrazia, pur considerandolo incompleto e inadeguato. Il processo di pace e società democratica ci riguarda direttamente. Per non pregiudicare il processo e i dialoghi in corso con Rêber Apo, non abbiamo ritenuto opportuno rilasciare frequenti dichiarazioni a nome del movimento. Senza incontrarci e discutere con Rêber Apo, e senza aver ottenuto il parere del nostro Movimento, affermare che una determinata legge verrà approvata con un certo contenuto sarebbe considerato una manipolazione, un’imposizione o addirittura una cospirazione. Senza incontrarci e discutere con Rêber Apo, e senza aver ottenuto il parere del nostro movimento, affermare che una determinata legge verrà approvata con un certo contenuto sarebbe considerato una manipolazione, un’imposizione o addirittura una cospirazione. Numan Kurtulmuş ha dichiarato infatti che sarebbe stata promulgata una legge, che coloro che fossero disposti a presentarsi lo avrebbero fatto, e che, in caso di rifiuto, sarebbero stati adottati i provvedimenti necessari. Qualsiasi decisione riguardante questa organizzazione deve essere presa nel suo complesso e attuata nel suo complesso. Il nostro movimento di liberazione prende in considerazione solo leggi e misure complete. Altrimenti, non può verificarsi una situazione in cui alcuni vengano e altri no. Il problema non è solo che i combattenti depongano le armi. Naturalmente anche l’atteggiamento nei confronti dei combattenti e della leadership di questo movimento deve essere uniforme. Adottare un approccio diverso equivarrebbe a sabotare questo processo. Al congresso in cui è stata presa la decisione di sciogliere il PKK, noi, come movimento di liberazione abbiamo stabilito che il processo di scioglimento e disarmo potesse essere condotto solo da Rêber Apo. Egli può svolgere questo processo solo se è libero di agire. Il nostro popolo e il nostro movimento hanno chiarito fin dall’inizio che non accetteranno alcuna politica o attuazione che non includa la libertà di Rêber Apo e le condizioni in cui egli possa vivere e lavorare liberamente. Senza adottare un approccio positivo riguardo alla situazione di Rêber Apo e senza intraprendere azioni concrete in tal senso, nessuno può garantire l’attuazione delle decisioni prese al congresso del PKK. Il dialogo con Rêber Apo e la relazione con noi mirano a definire una politica e un approccio globali. Non si tratta semplicemente di approvare una legge e dire che chi è disposto può venire e gli altri no. Si sta davvero cercando una soluzione attraverso questo processo, o si tratta di confondere l’opinione pubblica? Oppure è in corso una vera e propria guerra contro il movimento? Se una legge simile alla “Legge sul ritorno a casa” venisse promulgata senza presentare una soluzione democratica completa, né il nostro popolo né la nostra struttura organizzativa la accetterebbero. Pertanto se l’obiettivo è risolvere un problema secolare, cinquant’anni di conflitto e le questioni legate alla separazione, allora è necessario proporre una comprensione e un approccio corretti. A quanto pare si stanno nuovamente perseguendo politiche di preparazione alla guerra. Il capo dell’organizzazione di intelligence nazionale turca (MIT), İbrahim Kalın, non è solo a capo dell’intelligence; si sposta in tutto l’Iraq quasi come il primo ministro del governo. Incontri simili si erano già tenuti durante gli attacchi al Rojava. Cosa ci fa il capo del MIT a Baghdad, Sulaymaniyah e Hewlêr [Erbil]? A queste forze verranno forse assegnati ruoli specifici all’interno di un piano per attaccare ed eliminare il nostro Movimento? Indubbiamente l’intero popolo curdo e tutte le forze politiche dovrebbero vigilare contro tali politiche. Le dichiarazioni della Turchia dovrebbero essere considerate unilaterali e contrarie agli interessi del popolo curdo. Invece di risolvere i propri problemi interni, la Turchia sta forse pianificando un attacco contro il nostro movimento insieme all’Iraq, a seguito alla decisione del governo iracheno riguardo ai gruppi armati esterni all’esercito? È noto inoltre che discussioni simili si sono svolte anche con l’Iran. Se lo Stato turco ha effettivamente tali piani, riteniamo che l’Iraq non debba accettarli. Desideriamo sottolineare con chiarezza che né Rêber Apo né il nostro Movimento per la Libertà accetteranno un fatto compiuto. Perseguire una politica di guerra speciale dicendo: “Abbiamo approvato la legge, ma non la accettano”, sarebbe un approccio irrazionale. Significherebbe continuare con politiche che si sono rivelate fallimentari per cento anni e che hanno portato a una rottura tra il popolo curdo e la Turchia. Pertanto, sia nell’approccio a Rêber Apo sia nei confronti del nostro Movimento per la Libertà, è necessario agire con serietà e responsabilità. Come movimento, possediamo la volontà e la determinazione di attuare un approccio politico che porti all’integrazione democratica con la Turchia, sulla base di una soluzione politica democratica che elimini il clima di conflitto e separazione che persiste da un secolo. È inoltre responsabilità storica dello Stato turco adempiere al proprio ruolo adottando politiche e intraprendendo azioni che consentano la realizzazione della nostra volontà e determinazione e rendano possibile l’integrazione democratica. La cittadinanza democratica e i nostri popoli devono rimanere vigili contro qualsiasi tentativo di sabotare il processo di pace e società democratica. Combattendo con maggiore efficacia l’isolamento imposto a İmralı, essi adempiranno alla propria responsabilità nel garantire il successo di tale processo. Co-presidenza del Consiglio esecutivo della KCK L'articolo Ci rifiutiamo di essere spinti verso un fatto compiuto proviene da Retekurdistan.it.
July 3, 2026
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Sabato 13 giugno al Verano: un appuntamento per ricordare Dino Frisullo
Sabato 13 giugno a Roma si terrà un ricordo collettivo dedicato alla memoria di Dino Frisullo, figura centrale del movimento italiano di solidarietà al Kurdistan e protagonista di numerose battaglie per i diritti, la pace e l’internazionalismo. L’iniziativa, promossa dall’Associazione Senzaconfine, nasce con un lieve ritardo rispetto all’anniversario della scomparsa, avvenuta il 5 giugno, a causa di vari impegni e contrattempi organizzativi, ma mantiene intatto il suo significato profondo: ritrovarsi per ricordare una persona che ha lasciato un segno importante nelle lotte sociali e nelle reti di solidarietà. L’appuntamento è fissato per le ore 10.00 all’ingresso del cimitero del Verano in Via dello Scalo di San Lorenzo, non dall’ingresso principale su Via Tiburtina, e rappresenta un’occasione aperta a tutte e tutti coloro che hanno condiviso un tratto di strada con Frisullo o che desiderano avvicinarsi alla sua storia e al suo impegno. Militante instancabile, tra i fondatori del movimento di sostegno al popolo curdo in Italia, Dino Frisullo ha dedicato la sua vita alla difesa dei diritti dei popoli e alla costruzione di ponti tra realtà diverse, dando voce a conflitti spesso ignorati e sostenendo percorsi di giustizia e libertà. Ricordarlo oggi significa non solo rendergli omaggio, ma anche riaffermare l’attualità delle sue idee e delle sue pratiche, in un tempo ancora attraversato da guerre, disuguaglianze e negazioni dei diritti. L’incontro al Verano sarà dunque un momento semplice ma significativo, fatto di presenza, memoria condivisa e continuità dell’impegno, con l’invito degli organizzatori rivolto a tutte e tutti: “Ci vediamo lì”.   RETE #NOBAVAGLIO L'articolo Sabato 13 giugno al Verano: un appuntamento per ricordare Dino Frisullo proviene da Retekurdistan.it.
June 12, 2026
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Lettera di 82 premi Nobel al Comitato dei Ministri per Abdullah Öcalan
Ottantadue premi Nobel hanno inviato una lettera al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa per il “diritto alla speranza” del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan. La lettera recita: “All’attenzione del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, Noi, i sottoscritti Premi Nobel, sosteniamo gli sforzi in corso per promuovere la pace attraverso il dialogo e i mezzi democratici in Medio Oriente, in particolare in Turchia e nelle regioni curde di Siria e Iran dove continuano a emergere nuove iniziative di pace. In questo contesto riconosciamo Abdullah Öcalan come uno dei principali promotori dell’attuale processo di pace in Turchia, la cui influenza si estende agli sviluppi nelle vicine regioni curde. In un momento di crescente conflitto globale è imperativo sostenere la prospettiva di pace e supportare coloro che lavorano per raggiungerla. Chiediamo pertanto che al signor Öcalan, in quanto interlocutore centrale e artefice di questi sforzi, sia consentito di svolgere questo ruolo. Come Premi Nobel, vi abbiamo scritto in diverse occasioni riguardo alla detenzione del signor Öcalan, così come di altri prigionieri politici in Turchia. Più recentemente nel febbraio 2025, 88 premi Nobel hanno firmato una lettera a sostegno del suo appello per “Pace e una società democratica”. In quella lettera abbiamo auspicato che al signor Öcalan fosse data l’opportunità di partecipare in modo significativo al processo di pace, che il suo “diritto alla speranza” fosse riconosciuto, che il suo status giuridico fosse chiarito e che fosse infine liberato. Nel corso dell’ultimo anno gli sviluppi hanno dimostrato che il signor Öcalan ha mantenuto la sua promessa. In seguito al suo appello nel 2025 il PKK ha dichiarato un cessate il fuoco unilaterale, ha convocato il suo congresso, ha sciolto la sua struttura organizzativa, ha tenuto una cerimonia simbolica per segnare la fine della lotta armata e ha ritirato le sue forze dalle regioni curde della Turchia. A questo proposito le azioni del signor Öcalan – nella promozione della coesistenza tra le nazioni, nell’indizione di conferenze di pace e negli sforzi per il disarmo – sono in linea con i criteri fondamentali stabiliti da Alfred Nobel per il Premio Nobel per la Pace. Come premi Nobel, riconosciamo e sosteniamo questi principi e iniziative. Nell’ambito di questo più ampio processo, la Grande assemblea nazionale turca ha istituito la commissione nazionale per la solidarietà, la fratellanza e la democrazia, che ha visitato l’isola di İmralı nel novembre 2025 per incontrare il signor Öcalan, riconoscendo di fatto il suo ruolo di interlocutore chiave. Nel febbraio 2026 la Commissione ha pubblicato la sua relazione finale. Sebbene la relazione sottolinei l’importanza del pieno rispetto delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) e della Corte costituzionale (AYM) e raccomandi il rafforzamento dei meccanismi esistenti, il suo continuo utilizzo del quadro antiterrorismo rimane un ostacolo al vero dialogo e alla riconciliazione. In occasione dell’anniversario del suo appello del 2025, il signor Öcalan ha rilasciato un’ulteriore dichiarazione riaffermando il suo impegno per la pace e la democratizzazione della Repubblica di Turchia. Al di fuori della Turchia il signor Öcalan ha continuato a promuovere soluzioni pacifiche. Durante il rinnovato conflitto in Siria si è rivolto agli attori chiave con appelli per la de-escalation, il dialogo e il negoziato come unica via percorribile per una pace duratura. Analogamente nel contesto dell’escalation delle tensioni e della guerra in Iran, gli attori curdi, guidati dai principi di inclusione democratica e risoluzione pacifica, hanno dimostrato la più ampia influenza regionale del suo approccio. In un momento di crescente conflitto in Medio Oriente, la sua costante promozione del dialogo ha guidato le comunità e le organizzazioni curde verso soluzioni pacifiche e democratiche. Il sostegno internazionale rimane essenziale per la transizione democratica della Turchia. Abdullah Öcalan e il movimento curdo hanno compiuto passi concreti; tuttavia persiste il rischio che attori inclini alla violenza possano far deragliare il processo attraverso la provocazione. È quindi necessario un sostegno internazionale costante per coloro che cercano attivamente il progresso democratico. È nell’interesse del Consiglio d’Europa che gli Stati membri rispettino i principi fondamentali dei diritti umani e dello Stato di diritto e, nel contesto del processo in corso, rappresenta un’opportunità e una responsabilità storiche per spianare la strada alla pace. In quest’ottica, invitiamo il comitato dei ministri del Consiglio d’Europa a garantire l’attuazione della sentenza della CEDU del 2014 contro le condanne all’ergastolo aggravate e sul “diritto alla speranza”. Questa sentenza rappresenta un primo passo cruciale per affrontare la questione della posizione giuridica del signor Öcalan e consentirgli di contribuire pienamente al processo di pace. Chiediamo la liberazione di Abdullah Öcalan e che gli venga data piena e illimitata opportunità di partecipare al processo di pace. In questo momento critico, il mondo ha urgente bisogno di leader impegnati per la pace. L'articolo Lettera di 82 premi Nobel al Comitato dei Ministri per Abdullah Öcalan proviene da Retekurdistan.it.
June 9, 2026
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