Tag - sticky

Progetto BERFIN (Bucaneve)
Si tratta di un progetto di sostegno scolastico attraverso borse di studio a favore di bambine e ragazze appartenenti a famiglie particolarmente disagiate di detenuti politici e di martiri kurdi delle Associazioni Tuhay Der e Mebya Der delle città di Van e di Yuksekova. Questo progetto di borse di studio, che ha ormai una continuità ultradecennale, è valido per l’anno scolastico 2026/2027 ed è eventualmente rinnovabile da parte dei singoli aderenti. Sono trenta, come potete constatare dall’allegato e provengono tutte da zone e villaggi già soggetti a coprifuoco e a pulizia etnica da parte dei militari turchi. Per loro il progetto di pacificazione in corso non ha cambiato nulla. Puoi contribuire a far studiare queste ragazze mediante un affido a distanza, versando la somma annua di euro 250. Se, nella causale, indichi “Contributo volontario per progetto Berfin”, l’importo è detraibile ai fini fiscali. Il bonifico va fatto al seguente IBAN: IT17 Q030 6909 6061 0000 0111 185 intestato all’Associazione Verso il Kurdistan Odv. Causale: Contributo volontario Progetto Berfin. Puoi destinare anche il 5 x 1000 ai progetti dell’Associazione Verso il Kurdistan Odv indicando il seguente Codice Fiscale: 96036900064 Per info: 335 7564743 – 333 5627137 A cura dell’Associazione Verso il Kurdistan Odv   Brochure Progetto Berfin   BUCANEVE 2024   Affido   affido 1 copia               L'articolo Progetto BERFIN (Bucaneve) proviene da Retekurdistan.it.
August 26, 2026
Retekurdistan.it
Mazloum Abdi: le forze democratiche siriane (SDF) entrano in una nuova fase di integrazione
Il comandante generale delle FDS, Mazlum Abdi, ha affermato che Qamishlo rappresenta la storia e tutte le componenti della regione e che è iniziata una nuova fase nell’integrazione delle istituzioni militari, di sicurezza e amministrative. Il centenario della fondazione della città di Qamishlo è stato celebrato al Parco Azadi con la partecipazione di migliaia di persone, nonché di funzionari delle Forze democratiche siriane (FDS) e dell’Amministrazione autonoma, e di una delegazione del governo di transizione siriano. Nel corso delle celebrazioni, la co-sindaca della municipalità di Qamishlo, Berivan Omer, ha salutato i partecipanti e ha sottolineato l’importanza storica della città, il suo carattere multiculturale e il suo ruolo in una cultura di convivenza. Qamishlo rappresenta la storia e la diversità della regione Di seguito il comandante generale delle FDS, Mazloum Abdi, ha affermato che i popoli della regione con tutte le loro diverse componenti convivono da oltre un secolo. Ha aggiunto che la costruzione di Qamishlo riflette la continuità e la diversità delle culture dei popoli della regione e la loro coesistenza, e che la città rappresenta la storia e tutte le componenti della Jazira siriana. Abdi ha affermato che durante il regime Ba’ath erano state attuate politiche scioviniste volte a modificare la struttura demografica della regione e ad arabizzarla. Ha dichiarato che l’amministrazione autonoma si batte contro queste politiche da 15 anni e cerca di ripristinare l’identità della regione. Le FDS sono nate grazie alla resistenza popolare Ricordando che la regione è stata teatro di una guerra devastante negli ultimi anni, Abdi ha affermato che la popolazione si era difesa dagli attacchi e che le FDS erano nate proprio durante questo periodo di resistenza. Sottolineando che le FDS sono nate come risultato della resistenza popolare, Abdi ha commemorato le forze curde e i loro combattenti che hanno lottato contro gli attacchi alla regione. Ha ricordato con rispetto tutti i combattenti che hanno perso la vita difendendo la popolazione e ha reso omaggio agli abitanti della regione per i loro 15 anni di resistenza. È iniziata una nuova fase Abdi ha affermato che con la caduta del regime baathista è iniziata una nuova fase per la costruzione di una nuova Siria, aggiungendo che la decisione di aderire alla nuova Siria è stata presa sulla base dell’accordo del 29 gennaio. Ha affermato che l’integrazione delle istituzioni militari, di sicurezza e amministrative, istituite negli ultimi anni nelle istituzioni statali sta avvenendo in modo da preservarne l’identità e i risultati ottenuti. Ha dichiarato: “La fase di integrazione delle istituzioni militari, di sicurezza e amministrative nelle istituzioni statali si è conclusa e da oggi ne inizia una nuova”. Ha esortato gli abitanti della regione a proteggere e sostenere le istituzioni nate grazie al sacrificio dei martiri. La lotta per garantire le tutele costituzionali dei diritti continuerà Abdi ha affermato che la lotta per garantire i diritti del popolo curdo e di tutte le componenti della Siria continuerà, aggiungendo che gli sforzi politici saranno intensificati in questa fase. Abdi ha sottolineato che la lotta politica continuerà per garantire che i diritti legittimi dei curdi e di tutte le altre componenti siano tutelati nella nuova costituzione siriana. Affermando che Qamishlo potrebbe in futuro diventare un centro di cultura, politica e diversità, Abdi ha concluso invitando tutte le componenti della regione a collaborare per costruire un futuro di pace. L'articolo Mazloum Abdi: le forze democratiche siriane (SDF) entrano in una nuova fase di integrazione proviene da Retekurdistan.it.
August 21, 2026
Retekurdistan.it
Zeynep Alpboğa verrà estradata dalla Germania in Turchia
Zeynep Alpboğa, il cui permesso di soggiorno in Germania è stato revocato a causa del suo lavoro presso il centro per la società democratica, è stata arrestata in attesa di estradizione in Turchia. Secondo l’agenzia di stampa Firat (ANF), Zeynep Alpboğa, una donna di 55 anni residente a Bielefeld, in Germania, da 22 anni è stata arrestata in vista dell’estradizione in Turchia. È stato riferito che agenti di polizia mascherati hanno fatto irruzione nell’abitazione di Zeynep Alpboğa, originaria di Nisêbîn (Nusaybin), hanno confiscato i telefoni cellulari della sua famiglia e hanno impedito loro di comunicare per ore. È stato affermato che Zeynep Alpboğa era sotto inchiesta da tempo, con il pretesto del suo precedente lavoro presso il Centro comunitario curdo democratico di Bielefeld. A seguito delle indagini il suo permesso di soggiorno è stato revocato e Zeynep Alpboğa, che è stata arrestata, è stata condotta al commissariato di polizia di Bielefeld. Secondo le informazioni fornite dalla sua famiglia, Zeynep Alpboğa ha un biglietto aereo per Istanbul per il 26 agosto e si prevede che verrà trasferita in un centro di detenzione per deportazione. La famiglia di Zeynep Alpboğa ha dichiarato che la cantante ha procedimenti giudiziari in corso in Turchia e che rischia l’arresto in caso di estradizione. La famiglia ha lanciato un appello alle organizzazioni per i diritti umani affinché mostrino solidarietà per impedire l’estradizione di Zeynep Alpboğa in Turchia. MA   L'articolo Zeynep Alpboğa verrà estradata dalla Germania in Turchia proviene da Retekurdistan.it.
August 21, 2026
Retekurdistan.it
Messaggio delle HPG del 15 agosto: Siamo concentrati sulla libertà fisica di Abdullah Öcalan
Le HPG ha rilasciato una dichiarazione per celebrare il 15 agosto affermando: “Oggi tutte le forze della lotta per la libertà del Kurdistan, in primis la guerriglia per la libertà del Kurdistan e il nostro popolo patriottico sono concentrate sulla libertà fisica di Öcalan”. Il Centro stampa e comunicazione delle HPG ha dichiarato in un comunicato stampa diffuso in occasione dell’anniversario del 15 agosto 1984: “Celebriamo il 42° anniversario della gloriosa offensiva del 15 agosto che ha infranto la condanna a morte emessa contro i curdi e ha dato inizio alla lotta per l’esistenza e la libertà e ha permesso la rinascita del popolo curdo e la festa nazionale della resurrezione, innanzitutto a Rêber Apo [Abdullah Öcalan], leader e artefice di questa svolta storica; alle preziose famiglie dei nostri martiri che hanno portato avanti la nostra lotta fino ad oggi con il loro sacro sangue; ai nostri amici in tutto il mondo che sono stati al nostro fianco nella lotta; e a tutti i nostri compagni che combattono con abnegazione ovunque”. Il comunicato delle HPG prosegue: “La gloriosa offensiva del 15 Agosto si è svolta in condizioni in cui la lingua, l’identità e l’esistenza curda sono state negate, tutti i suoi valori sono stati esposti allo sfruttamento nella massima misura e il Kurdistan nel suo complesso è stato occupato e condannato alle tenebre più profonde. La storica svolta di Rêber Apo, la fondazione del PKK, l’accensione della miccia della resistenza da parte del compagno Mazlum Doğan con tre fiammiferi nella prigione di Amed e l’intensificazione di questa resistenza attraverso i combattenti della resistenza dei quattro e del 14 luglio, hanno costituitole basi dell’offensiva del 15 agosto 1984. In un’epoca in cui nessuno riusciva nemmeno a immaginare di sparare un colpo contro gli occupanti, i colonialisti o la giunta fascista del 12 settembre, intraprendere un’azione così eroica e dare inizio alla guerriglia ha portato a una rinascita e a una sollevazione del popolo curdo in ogni senso. Con il “primo proiettile” sparato il 15 agosto sotto la guida del compagno Mahsum Korkmaz, al fine di frantumare il multiforme colonialismo imposto al popolo curdo è iniziata la nostra lotta per l’esistenza e la libertà, segnando una svolta per i curdi e il Kurdistan. Il nostro popolo, che si è rigenerato dalle proprie ceneri grazie alla volontà apoista, ha spezzato le catene della schiavitù con la sua giusta e legittima lotta, ha superato la propria arretratezza ed è diventato portatore di un’ininterrotta marcia di eroismo. “In questo senso, commemoriamo con rispetto e gratitudine tutti i nostri martiri, incarnati nel comandante Egîd, comandante pioniere e simbolo dell’offensiva del 15 agosto, e rinnoviamo il nostro impegno a conseguire la vittoria realizzando i sogni dei nostri martiri.” L’offensiva del 15 agosto è stata un’iniziativa storica Il comunicato del Centro stampa e comunicazione delle HPG afferma inoltre: “L’offensiva del 15 agosto non è stata semplicemente un’azione militare o un’iniziativa difensiva temporanea. L’offensiva del 15 agosto è stata un intervento storico contro la spirale discendente di un popolo che era stato portato sull’orlo del baratro. Quest’offensiva le cui dimensioni nazionali, ideologiche, politiche, sociali e culturali sono state almeno altrettanto significative quanto la sua dimensione militare, è stata soprattutto una rivolta contro le catene della schiavitù e della sottomissione nella mente curda. Ha distrutto gli avamposti che il colonialismo aveva costruito nella mente del popolo curdo e ha dimostrato che i curdi e il Kurdistan sono realtà innegabili.” La rivoluzione della resurrezione ha innescato un processo rivoluzionario a livello intellettuale, sociale e democratico ovunque vivessero i curdi. A tal punto che la donna curda libera, emersa grazie alla rivoluzione della resurrezione, è oggi diventata una pioniera della vita libera, fonte di ispirazione per le donne di tutto il mondo, che la ammirano e la seguono con interesse. Questi sviluppi, che Rêber Apo ha descritto come una “rivoluzione nella rivoluzione”, hanno dato origine a una nuova identità curda, a una persona curda libera, a uno spirito apoista indomabile, a una coscienza apoista e ai suoi alti valori, che ora tutti abbracciano con orgoglio. “Se oggi è possibile parlare di curdi, di identità curda, di Kurdistan e di valori curdi, e della grandezza di questi valori, non c’è dubbio che l’offensiva del 15 agosto e la successiva lotta condotta dai guerriglieri, al costo di migliaia di martiri, abbiano giocato un ruolo decisivo in tutto questo”. Le HPG hanno aggiunto: “Il guerrigliero non è mai stato semplicemente un combattente ordinario o un esercito difensivo; è diventato l’espressione di una persona curda libera e nuova per il popolo curdo e il Kurdistan. Grazie alle alte qualità umane che ha coltivato in sé, al suo grande spirito di sacrificio, alla sua devozione per il paese e per il popolo, alla sua lotta a livello di eroismo, alla sua volontà indomabile, alla sua determinazione e al suo impegno senza pari, al suo stile di vita da derviscio liberato dall’individualismo, alla sua onestà e dedizione incondizionata, il guerrigliero si è guadagnato un posto nei cuori del nostro popolo. La fiaccola accesa dall’offensiva del 15 agosto, attraverso la sua dimensione spirituale e ideologica, ha liberato dall’individualismo, dall’impotenza e dalla passività, e ha costruito un’etica sociale di sacrificio basata sui principi di dedizione, cameratismo e vita comunitaria. Questa profonda posizione spirituale e ideologica è stata la fonte fondamentale di forza, consentendo al nostro popolo di preservare la propria resilienza anche nelle condizioni più difficili e di rifiutare La libertà di Öcalan è cruciale Le HPG hanno sottolineato che “al centro di tutti questi sviluppi storici, degli alti valori che sono stati creati e della lotta incessante che è stata condotta, si erge Rêber Apo. È un fatto noto in tutto il mondo oggi che la libertà di Rêber Apo, creatore e leader di tutti i valori umani, ideologici e sociali della nostra lotta, è indispensabile per il nostro popolo e per il nostro movimento. Oggi tutte le dinamiche della lotta per la libertà del Kurdistan, inizialmente la guerriglia per la libertà del Kurdistan e il nostro popolo patriottico, sono incentrate sulla libertà fisica di Rêber Apo; tutte le ricerche e gli approcci che non prendono come base la posizione e la libertà assoluta di Rêber Apo, e che ignorano questa realtà sono considerati nulli e privi di validità. Per 27 anni le migliaia di martiri che abbiamo dato nella lotta contro il sistema di tortura di Imralı e la Cospirazione Internazionale ci hanno lasciato lo stesso comando e testamento su questa base, e ognuno dei nostri martiri ha esalato l’ultimo respiro dicendo: “Bijî Serok Apo” (“Lunga vita al leader Apo”). Come guerriglieri per la libertà che seguono le orme dei martiri, sottolineiamo che la nostra resistenza e la lotta del nostro popolo continueranno senza sosta e con determinazione, con ogni mezzo e metodo, fino a quando Rêber Apo non avrà ottenuto la libertà fisica. Con questa speranza, fede e determinazione alla vittoria, celebriamo ancora una volta la festa della resurrezione del 15 agosto e in questa occasione ci impegniamo nuovamente a portare avanti con fermezza la nostra marcia “Leadership libera, Kurdistan libero” verso la vittoria. “Entrando nel 43° anno di lotta, auguriamo un successo straordinario a tutti i nostri compagni che hanno il cuore di Rêber Apo, al nostro popolo patriottico e agli amici del nostro popolo.” L'articolo Messaggio delle HPG del 15 agosto: Siamo concentrati sulla libertà fisica di Abdullah Öcalan proviene da Retekurdistan.it.
August 15, 2026
Retekurdistan.it
Ayşegül Doğan: La costituzione degli organi e l’inizio dei lavori saranno chiariti nei prossimi giorni
Valutando gli ultimi sviluppi, la portavoce del partito DEM Ayşegül Doğan ha dichiarato: “Per l’attuazione della legge è previsto un meccanismo di verifica e valutazione, insieme a diversi organismi. La creazione di questi organismi e l’inizio della loro attività saranno chiariti nei prossimi giorni”. La portavoce del partito DEM, Ayşegül Doğan, ha informato i giornalisti sugli ultimi sviluppi successivi alla riunione del Comitato Esecutivo centrale (MYK) del partito, tenutasi ieri presso la sede centrale. Ayşegül Doğan ha affermato che il parlamento ha approvato una legge il cui significato diventerà più chiaro nei prossimi mesi, definendola un provvedimento legislativo importante per il partito.  «Proponiamo di proseguire su questa strada» Sottolineando che la legislazione non risolve tutte le questioni in sospeso, Ayşegül Doğan ha affermato che la legge crea nuove opportunità politiche e giuridiche. Ha proseguito: “Riconoscere l’importanza di questo primo passo non significa trascurare gli aspetti che devono ancora essere affrontati. Al contrario, per noi riconoscere l’importanza di questo primo passo significa dare maggiore enfasi a ciò che resta da completare. Criticarne i difetti non ne diminuisce il valore. Non dobbiamo voltare le spalle a questa legge solo a causa di tali difetti. Non dobbiamo nemmeno respingerla. La legge è stata approvata, aprendo nuove e significative possibilità per affrontare la questione curda e promuovere la democratizzazione della Turchia. Per questo proponiamo di proseguire su questa strada. «Il conflitto non ha reso lo stato più forte» Ayşegül Doğan ha affermato che anni di conflitto non hanno rafforzato lo Stato, aggiungendo: “Se il conflitto avesse rafforzato lo Stato, oggi parleremmo di una democrazia solida e di un’economia forte. Invece, migliaia di persone hanno vissuto nella paura e milioni di famiglie hanno subito perdite. Tutto a causa di politiche incentrate sulla sicurezza. Per questo motivo, ogni passo verso la fine del conflitto è prezioso per noi, nonostante le sue carenze e limitazioni, rimane comunque un passo importante”. «Nuovi organismi da istutuire» Ayşegül Doğan ha dichiarato: “Verranno istituiti nuovi organismi. Non c’è nulla di segreto o nascosto. Ci sono delle lacune, lo sappiamo, e stiamo lavorando per affrontarle. La legge soddisfa tutte le nostre aspettative? No. Ma è realistico aspettarsi che una singola legge soddisfi tutte le nostre aspettative? Non sarebbe realistico neanche questo. Dobbiamo intensificare i nostri sforzi collettivi affinché la legge soddisfi le nostre aspettative. Stiamo parlando di una legge che incide direttamente sulla vita e sulla libertà di migliaia di persone, una legge che potrebbe aprire la strada alla liberazione di migliaia di persone e consentire a molte altre, anche all’estero, di tornare in patria.” «La legge indica ulteriori provvedimenti legislativi» Un altro gruppo che si oppone alla legge sostiene che i diritti fondamentali vengono ancora una volta rimandati. È vero che i diritti fondamentali non sono contemplati da questa legge. Tuttavia se consideriamo che questa legge è intesa a fornire un quadro giuridico per la transizione dal conflitto alla politica democratica, allora questi diritti fondamentali, le rivendicazioni e le questioni relative alla democratizzazione della Turchia indicano la necessità di ulteriori passi legislativi, come ha affermato lo stesso presidente del parlamento. Lo stesso punto è ribadito nella relazione della Commissione nazionale per la solidarietà, la fratellanza e la democrazia. Come sapete, per l’attuazione della legge è previsto un meccanismo di verifica e valutazione insieme a diversi organismi. La creazione di questi organismi e l’inizio dei loro lavori saranno chiariti nei prossimi giorni. Ayşegül Doğan ha dichiarato che il partito anticiperà il congresso precedentemente annunciato, che si sarebbe dovuto tenere dal 20 al 6 settembre. Il congresso si svolgerà presso il Centro culturale Nazım Hikmet di Ankara con la partecipazione di numerosi delegati e segnerà l’inizio di un processo di ristrutturazione all’interno del partito. L'articolo Ayşegül Doğan: La costituzione degli organi e l’inizio dei lavori saranno chiariti nei prossimi giorni proviene da Retekurdistan.it.
August 14, 2026
Retekurdistan.it
Faik Özgür Erol, membro della delegazione di İmralı: La porta è stata aperta, stiamo entrando in una nuova fase della lotta democratica
ANKARA – Faik Özgür Erol, membro della delegazione del partito DEM per la circoscrizione di İmralı, ha definito “una restrizione ingiustificata” l’esclusione di alcune indagini e procedimenti giudiziari dall’ambito di applicazione della legge quadro, affermando che, una volta entrata in vigore la legge si avvierà un processo in cui verranno discusse rivendicazioni quali il diritto alla parità di cittadinanza, il diritto di usare la propria lingua madre, la libertà di espressione e di associazione e la democrazia locale. Un passo importante è stato compiuto sul piano politico e giuridico del processo di pace e società democratica in corso da quasi due anni, con l’adozione da parte del Parlamento della “Legge sul rafforzamento della solidarietà nazionale e dell’integrazione sociale”. Tuttavia l’esclusione di alcuni reati dall’ambito di applicazione della legge quadro, la mancata inclusione del “diritto alla speranza” e l’assenza di qualsiasi disposizione riguardante lo status del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan hanno acceso il dibattito sulla portata della legge e sulla sua effettiva completezza come quadro normativo. Fin dall’inizio del processo, i meccanismi di verifica, accertamento e monitoraggio sono rimasti all’ordine del giorno e sono stati nuovamente oggetto di esame in seguito all’approvazione della legge. Si moltiplicano inoltre le richieste affinché il Parlamento svolga un ruolo più attivo nel processo, e affinché vengano coinvolte le organizzazioni della società civile, gli ordini degli avvocati, le organizzazioni femminili e i sindacati. Al di là di queste questioni, l’attenzione si sta ora concentrando su come si svilupperà il processo in materia di diritti e libertà fondamentali una volta che la legge sarà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, in particolare per quanto riguarda la democratizzazione, l’autogoverno locale, la libertà di espressione e di associazione, nonché i diritti linguistici e culturali. Al di queste domande, l’attenzione si sta ora concentrando su come si svilupperà il processo in materia di diritti e libertà fondamentali una volta che la legge sarà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, in particolare per quanto riguarda la democratizzazione, l’autogoverno locale, la libertà di espressione e di associazione, nonché i diritti linguistici e culturali. Faik Özgür Erol, membro della delegazione di İmralı, ha risposto alle domande dell’Agenzia Mesopotamia (MA) in merito alla legge quadro e alle misure che si prevede di adottare nel prossimo futuro. Nonostante le notevoli lacune della legge, Erol ha affermato che essa ha creato una nuova base giuridica e politica per la risoluzione della questione curda. Ha aggiunto che il processo può ora entrare in una nuova fase in cui tali questioni saranno discusse e si potranno intraprendere ulteriori passi politici e legali.  Dopo quasi due anni di processo per la pace e la società democratica, il Parlamento ha finalmente approvato la tanto attesa legge quadro. Come valuta l’attuale fase del processo da un punto di vista politico e giuridico? Vi sono inoltre diffuse critiche riguardo ad alcune lacune presenti nella bozza di legge. Quali sono queste lacune?  Naturalmente, la bozza è ora diventata legge. Una volta pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, entrerà a far parte del quadro giuridico. Innanzitutto, vorrei augurare a tutti buona fortuna per questo sviluppo. Possa essere di beneficio a tutto il nostro popolo, a tutti gli 86 milioni. Desideriamo inoltre esprimere ancora una volta la nostra gratitudine a tutti coloro che hanno contribuito alla preparazione di questa legge e al processo di discussione e valutazione della stessa. Credo che col tempo arriveremo ad apprezzare molto di più il significato e il valore di questa legge. Allo stesso tempo, però, ritengo necessario definirne la natura in modo più preciso. Avvicinandoci a questa fase del processo, abbiamo costantemente richiesto una “Legge sulla Pace”. Una Legge sulla Pace avrebbe dovuto essere più inclusiva, più focalizzata sul problema di fondo, più orientata alle soluzioni e più completa. Avrebbe inoltre dovuto individuare le cause profonde del problema e delineare una tabella di marcia per risolverlo. Come minimo, avrebbe dovuto essere una legge che incorporasse le fasi delineate e le conclusioni individuate nella relazione della commissione parlamentare. Nella sua forma attuale, questa legge può essere considerata una legge di pace? No. Dobbiamo essere chiari su questo punto. Abbiamo criticato aspramente le lacune della legge a questo riguardo. Tuttavia, pur non costituendo una Legge di Pace nel senso più pieno del termine, rappresenta un primo passo significativo verso una nuova fase del processo. Funge da quadro giuridico iniziale. Per la prima volta nella storia della Repubblica, questa legge ha aperto la possibilità che i curdi entrino a far parte della Repubblica attraverso un quadro giuridico. Quella porta è ora aperta. Affermate che è stata aperta la strada all’integrazione dei curdi nella Repubblica attraverso il sistema legale, in altre parole, che la porta è stata spalancata. Quali responsabilità hanno ora i vari attori coinvolti per garantire che questa porta sia pienamente aperta? Aprire completamente questa porta è ormai diventata una responsabilità primaria di tutti i democratici, i socialisti e chiunque abbia a cuore questo Paese. Questo è un aspetto della questione. Da un altro punto di vista, questa legge potrebbe rappresentare il passo più democratico compiuto nella storia della Grande Assemblea Nazionale turca. Nonostante tutte le sue lacune, da tempo sosteniamo che questa legge avrebbe rivestito una grande importanza. Forse, in questo senso, sono stati semplicemente sprecati mesi. Mesi persi in interminabili dibattiti sull’opportunità di procedere a una determinazione o a una verifica, su quale passo dovesse venire prima, e così via. Nonostante le difficoltà, siamo riusciti a superare quei mesi e a raggiungere questo punto senza incontrare problemi o provocazioni di rilievo né dover affrontare una crisi seria. Eppure, il quadro emerso in Parlamento ha dimostrato quanto avessero ragione coloro che sostenevano che l’esistenza di una legge di questo tipo sarebbe stata così vantaggiosa per questo paese. Ciò ha dimostrato che provvedimenti basati su un consenso così ampio e sulla volontà democratica possono ottenere livelli di sostegno senza precedenti in questo Paese, come dimostra l’approvazione della legge con 468 voti. L’approvazione della legge da parte del Parlamento con 468 voti può essere considerata un’indicazione del livello di consenso e sostegno pubblico per il processo? In effetti, questo è anche un chiaro indicatore di ciò di cui questo Paese ha bisogno. In tal senso, credo che il processo abbia avuto successo in termini di costruzione del consenso e del sostegno sociale. Allo stesso tempo, dobbiamo considerare le vite che questa legge ha influenzato e influenzerà. Non si tratta di una legge che verrà promulgata oggi e attuata domani. Esiste un processo che prevede verifiche e valutazioni, seguite da una decisione del Consiglio di sicurezza nazionale (MGK). A mio avviso questi processi dovrebbero essere completati una volta stabilita una tabella di marcia concordata, e possono essere portati a termine senza protrarsi a lungo. Allo stesso tempo una volta che la legge inizierà ad essere attuata, le sue implicazioni andranno oltre lo status giuridico o il rimpatrio nel Paese di coloro che si trovano all’estero o nelle zone rurali; significheranno anche il rilascio di migliaia di persone dal carcere. Significherà anche il rinvio di circa 75.000-80.000 indagini e fascicoli giudiziari. Si tratta di una legge che influenzerà la vita di centinaia di migliaia di persone. Questi dati hanno inoltre evidenziato quanto ampio e profondo sia stato l’impatto del conflitto derivante dalla questione curda, sia all’interno che all’esterno del Paese, e ci hanno messo di fronte alla realtà di tale impatto.  Il disegno di legge esclude le indagini e i procedimenti penali relativi agli omicidi intenzionali commessi nell’ambito delle attività di un’organizzazione, nonché i reati commessi prima del 1° giugno 2005 che prevedono la pena dell’ergastolo o dell’ergastolo aggravato. Questa disposizione suggerisce forse che la legge non sia stata affrontata nella sua interezza? Come valuta questa affermazione? La questione di queste eccezioni ed esclusioni è stata anche uno degli aspetti più dibattuti della legge. Di fatto ne costituisce la lacuna più significativa. Fin dall’inizio, e per questi due anni, abbiamo sempre sostenuto che per risolvere un problema non si possono affrontare le sue diverse dimensioni separatamente. La soluzione deve essere completa. Abbiamo ripetutamente sottolineato questo punto. Tuttavia, certi riflessi, preoccupazioni politiche o forse la necessità di giustificare il processo ai propri elettori potrebbero aver portato a tale restrizione. Ma questa era una restrizione ingiustificata. Non era l’approccio corretto. La legge avrebbe dovuto tutelare tutti, a cominciare dal signor Öcalan. Perché è stato il signor Öcalan a plasmare questo processo fin dall’inizio e a portarlo al punto in cui si trova oggi. E così sarà anche in futuro. Pertanto la legge non aveva bisogno di includere tale restrizione. Detto questo, la legge non si limita a questa restrizione. Potrebbe approfondire la sua affermazione secondo cui “la legge non si limita a questa restrizione”? La legge prevede l’istituzione di un organo superiore una volta che entrerà in vigore. Accanto a questo organo superiore, verranno istituiti anche altri comitati. A questi comitati saranno conferiti diversi poteri nello svolgimento delle loro attività. In altre parole una volta che la legge sarà entrata in vigore e la decisione del Consiglio di sicurezza nazionale sarà stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, il comitato sarà autorizzato a condurre valutazioni periodiche, in particolare dopo l’avvio del rilascio dei prigionieri e del rimpatrio di coloro che si trovano all’estero.  Queste valutazioni periodiche da parte del consiglio gli conferiscono l’autorità di richiedere provvedimenti giudiziari, amministrativi e legislativi. Di conseguenza durante questo periodo, il consiglio potrà formulare tali richieste in conformità con lo scopo e l’ambito di applicazione della legge. Dico “in conformità con lo scopo e l’ambito di applicazione” perché non sono previste eccezioni. Nessun gruppo è stato escluso. In questo quadro la possibilità per la commissione di formulare tali richieste sulla base di una valutazione periodica potrebbe aprire la strada a un approccio giuridico che includa anche coloro che sono esclusi dalla legge. Come avverrà dunque tutto ciò? Dipenderà da come si svilupperà il processo. Credo che il processo sia ormai avviato e che sia importante mantenerlo su questa strada. Una volta che il processo sarà avviato nella giusta direzione, ci aspettiamo che, attraverso le valutazioni periodiche della commissione, tutti coloro che sono stati esclusi dalla legge vengano, nel tempo, inclusi nel suo ambito di applicazione. Questa è essenzialmente l’aspettativa. Questo è ciò che dovrebbe accadere. L’ambito di applicazione comprende sia il signor Öcalan sia tutti gli altri che sono stati esclusi. Le osservazioni di Bahçeli sul “diritto alla speranza”, ampiamente interpretate come un segnale di avvio del processo, sono tornate alla ribalta proprio il giorno in cui la legge quadro è stata presentata al Parlamento. Eppure, il “diritto alla speranza” non è stato incluso nella legge quadro. Lo status di Abdullah Öcalan sarà determinato esclusivamente da un’iniziativa politica, oppure verrà affrontato attraverso un meccanismo legale e istituzionale? Nel nostro recente incontro con il signor Öcalan a İmralı, egli ha condiviso la sua valutazione della legge. In sostanza l’ha descritta come una sorta di “accordo tra gentiluomini”, un’intesa in cui non tutto è necessariamente messo per iscritto, ma che si basa sulla fiducia e sulle garanzie. Abbiamo visto questo riflesso in tutti gli approcci del signor Öcalan fino ad oggi. Ogni volta che ha dato la sua parola su una questione ha mantenuto i suoi impegni fino alla fine. Ora credo che uno dei risultati più importanti che emergeranno dall’emanazione di questa legge sarà la creazione delle condizioni che consentiranno al signor Öcalan di lavorare liberamente.  Come avverra’?  La legge prevede l’istituzione di diversi organi. In effetti, ci aspettiamo che la legge crei tre organismi principali. Uno di questi è un organo di livello superiore, denominato Comitato di monitoraggio e valutazione. Esso riunirà le principali istituzioni che possono essere genericamente definite il nucleo dell’apparato di sicurezza turco, tra cui il Vicepresidente e i Ministeri della Giustizia, dell’Interno e degli Affari Esteri. Allo stesso tempo, riteniamo importante istituire una Commissione di monitoraggio in Parlamento, nonché un Comitato per la pace e l’integrazione politica che opererà a fianco di questi organi e svolgerà un ruolo nelle fasi di verifica, determinazione e impegno del processo.  A prescindere dall’attuazione della legge, questi organismi dovrebbero essere istituiti non appena la legge sarà promulgata. Il processo dovrebbe poi essere condotto in coordinamento tra i tre organi. Il Consiglio per la Pace e l’Integrazione Politica, o commissione, comunque lo si voglia chiamare, è anche l’organismo attraverso il quale il signor Öcalan svolgerà il suo ruolo. È un organismo che riflette sia il suo ruolo di promotore della pace sia il suo ruolo di promotore dell’integrazione politica. Per quasi 27 anni sull’isola di İmralı il signor Öcalan ha spesso usato un’espressione: “C’è una pozza, ma non c’è acqua”. In altre parole ha detto: “Voglio fare qualcosa, voglio dare il mio contributo, ma ho le mani legate e non ho i mezzi per farlo”. Con questa legge, emergeranno le basi per queste possibilità a livello ufficiale, legale e politico. Credo che questo sia uno dei risultati più importanti della legge. Grazie al lavoro di questa commissione, credo che presto potremo assistere al completamento dell’iter tecnico, alla pubblicazione della decisione nella Gazzetta Ufficiale e all’entrata in vigore della legge.  Le discussioni sulla verifica e la determinazione sono in corso fin dall’inizio del processo. Secondo il disegno di legge, verrà istituita una Commissione parlamentare di monitoraggio composta da 17 membri per sovrintendere alle attività contemplate dalla legge. Quali saranno le responsabilità della commissione?  L’inclusione della Commissione parlamentare di monitoraggio in questo processo legislativo è, soprattutto, la chiara indicazione che nessun lavoro viene svolto senza il coinvolgimento del Parlamento. Questa è sempre stata una richiesta fondamentale per il signor Öcalan, per il movimento politico curdo e per le altre forze di opposizione democratiche in Turchia: che le questioni relative alla questione curda e alla risoluzione del conflitto vengano discusse in Parlamento. Come abbiamo visto durante i dibattiti su questa legge nonostante tutte le sue lacune, il Parlamento è in realtà un forum idoneo a condurre tali discussioni in modo significativo e sostanziale. Allo stesso modo, il Parlamento ha svolto questo ruolo nel processo di istituzione della commissione e nella preparazione della sua relazione. La Commissione parlamentare di monitoraggio consentirà al Parlamento sia di monitorare e supervisionare l’attuazione della legge una volta entrata in vigore, sia di monitorare e supervisionare il lavoro dei relativi organi. Allo stesso tempo la commissione avrà il compito di condividere i propri risultati con il pubblico e di tenerlo informato, individuando le esigenze legali derivanti dal processo futuro e, in quanto organo legislativo, garantendo che tali esigenze legali vengano soddisfatte. In questo senso ritengo che la Commissione di monitoraggio sia un organismo molto importante. C’è naturalmente, un consiglio esecutivo, che sarà responsabile della verifica, della determinazione e degli impegni. C’è anche quello che la legge definisce “Comitato per la pace e l’integrazione politica”. E ora abbiamo la Commissione parlamentare di monitoraggio. Ci auguriamo che tutti e tre si dimostrino organismi efficaci e sufficientemente competenti per portare avanti questo processo.  Nell’ambito di questo processo, che tipo di processo politico e di lotta possiamo aspettarci di vedere in relazione a ulteriori leggi di democratizzazione, in particolare quelle che riguardano diritti fondamentali come l’autogoverno locale, la libertà di espressione e di associazione, la lingua e i diritti culturali? Il significato stesso di definire questa legge un primo passo risiede proprio in queste problematiche. In altre parole mentre questa legge contribuisce a risolvere, in una certa misura, le questioni fondamentali di natura legale e di illegalità, ci stiamo ora muovendo verso un processo in cui potremo discutere la risoluzione della questione curda nel suo complesso, comprese le richieste di pari cittadinanza, il diritto alla propria lingua madre, la libertà di espressione e di associazione e la democrazia locale. Il signor Öcalan lo ha espresso in modo molto diretto durante l’incontro: “Sono ancora fermo sulla mia posizione di 35 anni fa. Non è mai cambiato nulla. Lo dicevo allora e lo dico ora: fine della lotta armata e continuazione della lotta politica”. Pertanto il processo che stiamo intraprendendo con questa legge non è semplicemente un processo che conduce a una sorta di risultato finale. Segna l’inizio di una nuova fase di lotta. La lotta politica che scaturirà da questa legge sarà un periodo in cui tutte queste questioni saranno discusse e messe in pratica. Nella relazione della commissione, tutti i partiti politici rappresentati in Parlamento, compresi l’AKP e il CHP, si sono impegnati a quanto segue: La questione curda non si riduce a una mera questione di conflitto. Pertanto l’eliminazione delle condizioni per il conflitto non può essere limitata a sole misure legislative. Parallelamente sono necessarie soluzioni politiche, sociali ed economiche, qualunque esse siano, e occorre adottare i provvedimenti del caso. Il rapporto infatti, include numerose proposte concrete su questi temi. Stiamo quindi avviando un processo che svilupperà e approfondirà ulteriormente il quadro delineato nel rapporto della commissione, adattandolo maggiormente alla nostra realtà. L’attuazione di questa legge fornirà anche un forum per discutere la questione della lingua madre, la richiesta di parità di cittadinanza, il diritto alla libertà di espressione e di associazione, e il rafforzamento della democrazia e dell’autogoverno locale. Lei ha seguito da vicino questo processo per quasi due anni, incontrando sia la delegazione statale che Abdullah Öcalan. Durante questo periodo, abbiamo constatato che la fiducia è stata una delle questioni più importanti per la società. Sulla base della sua esperienza e delle sue osservazioni, come valuta l’impegno delle parti nel portare avanti il processo e nello sviluppo della fiducia reciproca? A questa domanda rispondo sempre allo stesso modo: “La fiducia è politica”. La fiducia è un fenomeno politico. Quando si tratta di questioni che riguardano la società e ampie fasce della popolazione, non possiamo affrontarle ponendoci domande come “Ci fidiamo di questa persona o di quella?” come faremmo nelle nostre relazioni personali. Qui la relazione è politica. Pertanto ogni questione qui affrontata, compresa quella della fiducia, deve essere affrontata politicamente. Se la lotta condotta finora, una lotta democratica popolare, è riuscita ad arrivare fin qui grazie alle sue dinamiche, allora dobbiamo portare avanti il processo basandoci sulle nostre dinamiche, sulle dinamiche della lotta del nostro popolo, sulle nostre specificità, sulla nostra struttura e, naturalmente, confidando nei nostri amici, alleati e compagni. Ma il successo di questo processo non andrà a beneficio solo di noi o di una sola parte della società. Basti guardare a ciò che abbiamo visto ieri sera. Ne beneficeranno tutti compresi coloro che si sono opposti con maggiore veemenza a questo processo. Questo è ciò che è stato sottolineato fin dall’inizio. Chi ne risentirebbe negativamente la pace? Chi perderebbe l’opportunità di ampliare lo spazio per i diritti democratici in un Paese? Chi ne subirebbe le conseguenze? Pertanto dobbiamo continuare a perseguire un percorso politico così giustificato e legittimo, e che è stato sviluppato con tanta cura politica. Ripeto: il percorso che ci attende non sarà facile. Sarà un percorso difficile. Dobbiamo riconoscerlo. Perché non possiamo davvero parlare né di un sistema repubblicano né di un sistema politico plasmato da una lunga storia di esperienza democratica e intriso di principi democratici. In un Paese in cui l’assenza di politica viene considerata politica, il leader Öcalan sta sinceramente cercando di tracciare con attenzione la strada da seguire. Questo merita di essere riconosciuto. Merita il nostro rispetto e deve essere trattato con il rispetto che gli spetta. Allo stesso tempo, affinché tutto ciò riceva il riconoscimento che merita, dobbiamo fare ciò che ci è richiesto attraverso la lotta democratica e politica. Non sarà un percorso facile, ma abbiamo sia la forza per superare queste sfide sia la determinazione per portarlo a termine.   MA / Selman Güzelyüz – Sema Bingöl L'articolo Faik Özgür Erol, membro della delegazione di İmralı: La porta è stata aperta, stiamo entrando in una nuova fase della lotta democratica proviene da Retekurdistan.it.
August 13, 2026
Retekurdistan.it
Sviluppi accelerati dal vertice NATO
*  tentativi degli Stati Uniti e di Israele di rimodellare la regione hanno spinto sia la Repubblica di Turchia, in quanto Stato, sia il PKK, sotto la guida di Önder Apo, a sviluppare nuove politiche. * E’ iniziato così il processo di abbandono strategico del negoziato e della lotta armata, a favore di una strategia politica democratica; si raggiunse la fase della “legge quadro”. * Tom Barrack e la politica di Ankara prevedono il disarmo completo degli attori non statali. Pertanto  una revisione dello status della Regione federata del Kurdistan potrebbe essere inserita all’ordine del giorno. * Come emerso in seguito alla visita dei rappresentanti del Rojava a Damasco, la completa integrazione delle Forze democratiche siriane (SDF) e del sistema delle Amministrazioni Autonome nella struttura complessiva, sia a livello militare che amministrativo, potrebbe portare al loro scioglimento. Con la proroga del mandato di Tom Barracks per includere l’Iraq, si stanno verificando importanti sviluppi incentrati sul Kurdistan in seguito al vertice NATO di Ankara L’Iraq ha recentemente firmato importanti accordi economici, politici e di sicurezza, principalmente riguardanti i flussi energetici, con il governo siriano, nonché con Turchia, Libano e Giordania. A seguito alla decisione del governo iracheno di disarmare le milizie sostenute dall’Iran, Stati Uniti e Arabia Saudita hanno bombardato i centri di Hashd al-Shaabi. L'”Alleanza per il governo dello Stato iracheno”, composta da gruppi sciiti, sunniti e curdi, ha annunciato che sarebbero stati presi provvedimenti ai sensi della “Legge antiterrorismo” contro i gruppi che non avessero consegnato le armi entro il 30 settembre. Il presidente della Regione del Kurdistan, Nechirvan Barzani, ha appoggiato pienamente il provvedimento, affermando che “deve essere attuato”. L’Iran ha continuato i suoi attacchi contro le basi militari statunitensi nel Kurdistan meridionale e nella regione circostante, nonché contro le organizzazioni curde del Kurdistan orientale dislocate in varie parti del Kurdistan meridionale. In seguito a questi attacchi, Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania hanno annunciato il ritiro delle loro forze e dei sistemi di difesa aerea da Hewlêr (Erbil) verso località più sicure. Il presidente della Regione del Kurdistan, Nechirvan Barzani, si è recato a Damasco e   ha incontrato il presidente ad interim siriano Ahmed al-Shara. Subito dopo, una delegazione del Rojava si è recata anch’essa a Damasco e ha avuto colloqui con Ahmed al-Shara in merito all’accordo del 28 gennaio e all’integrazione. Sotto la guida dell’Arabia Saudita è stata costituita un’Alleanza per la difesa marittima, composta da 43 Stati musulmani. Quattordici degli Stati membri, tra cui la Turchia, hanno concordato che l’Arabia Saudita sarebbe stata lo Stato fondatore e guida dell’alleanza, fungendo da quartier generale permanente, istituendo un comando congiunto, centri di comando e controllo, conducendo operazioni navali congiunte e stabilendovi la segreteria generale. Durante un incontro trilaterale in Arabia Saudita, che ha coinvolto Pakistan, Arabia Saudita e Turchia è stato firmato un documento denominato “Accordo di difesa congiunta della Mecca”. Secondo questo accordo, un attacco armato contro uno qualsiasi dei tre Stati sarà considerato un attacco contro tutti e tre.Si prevede che molti altri Stati della regione, tra cui l’Egitto, aderiranno a questo accordo. L’aspetto più eclatante di questi recenti sviluppi è la portata limitata dell’attività israeliana nella regione. Israele continua a colpire Hezbollah, legato all’Iran, in Libano, e Hamas, legato alla Turchia, a Gaza. Il desiderio del presidente statunitense Trump di trasferire la lotta contro Hezbollah in Siria, escludendo così Israele dal conflitto, non è stato abbandonato. Sembra che l’Arabia Saudita, piuttosto che Israele, si sia impegnata nello smantellamento non solo dell’Iran ma anche delle strutture legate all’Iran in Iraq e Yemen. L’Arabia Saudita sembra inoltre svolgere un ruolo importante nella realizzazione del corridoio di trasporto attraverso il Mar Rosso. Queste iniziative intraprese sia dall’Iraq che dall’Arabia Saudita in merito ai gasdotti rappresentano anche un passo avanti verso la creazione delle infrastrutture per il corridoio IMEC (Organizzazione per la cooperazione internazionale) nella regione. I capi di stato maggiore di Iraq, Giordania e Siria si sono inoltre incontrati per discutere della sicurezza di questo corridoio. Certo, questi incontri e accordi che ruotano principalmente attorno a politici e diplomatici, potrebbero essere considerati sviluppi normali e di routine in qualsiasi altra parte del mondo. Tuttavia la situazione cambia quando si parla del Medio Oriente ricco di risorse petrolifere e crocevia di importanti rotte commerciali terrestri e marittime; e quando sono in gioco la guerra in corso con l’Iran e le strutture ad essa collegate. Tutto è iniziato con l’attacco di Hamas Questi sviluppi si sono verificati dopo che il presidente statunitense Trump, nel contesto del processo iniziato con l’attacco di Hamas del 7 ottobre, proseguito con il crollo del regime ba’athista in Siria e intensificatosi con la guerra con l’Iran, è riuscito a far accettare agli Stati membri quanto imposto al vertice NATO di Ankara. Gli Stati Uniti, guidati dal rappresentante speciale di Trump, Tom Barracks, hanno accelerato il processo di ristrutturazione in un’area che si estende dal Caucaso al Mediterraneo e poi all’Oceano Indiano. Anche i membri della NATO sono stati inclusi in questo processo di ristrutturazione attraverso il vertice di Ankara. Questi sviluppi ricordano il periodo immediatamente precedente e successivo alla Seconda Guerra Mondiale, quando vennero istituite organizzazioni regionali sia a livello regionale che globale. Il ruolo dell’Unione Sovietica, in particolare nella lotta contro il fascismo, ebbe un impatto significativo sull’umanità e i movimenti di liberazione nazionale o socialisti in molte parti del mondo iniziarono a prepararsi per la lotta attiva. Pertanto in Medio Oriente per contrastare l’influenza del socialismo, furono ufficialmente istituiti, sotto la guida britannica, il Patto di Sadbat (1939, Iran, Turchia, Iraq e Afghanistan), il Patto di Baghdad (1955, Iraq, Turchia, Gran Bretagna, Iran e Pakistan) e il CENTO (1959, escludendo l’Iraq, gli altri membri del Patto di Baghdad). Organizzazioni simili si formarono in America Latina dopo la Rivoluzione cubana. Come si evince dall’esempio della NATO-CEE, analoghe organizzazioni economiche, politiche e militari si svilupparono anche in Europa. Sviluppi simili si verificarono anche in Asia e in Africa. Gli Stati Uniti, in quanto leader, stanno distribuendo l’onere. Ora si sta verificando una situazione simile, seppur con una differenza. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti assunsero un ruolo di primo piano nella lotta contro il socialismo. In quanto nuova potenza mondiale, sotto le dottrine di Marshall e Truman, cercarono di farsi carico di una parte significativa dell’onere militare, politico ed economico. Adesso tuttavia, l’amministrazione Trump sta abbandonando questa politica e ribadisce più volte che l’onere dovrebbe essere condiviso. Nei precedenti incontri della NATO, Cina e Russia sono state dichiarate nemici strategici e sono iniziate le discussioni sulla creazione di una NATO in Medio Oriente sulla scia degli Accordi di Abramo . Pertanto è necessario considerare gli eventi attuali nella regione in modo del tutto indipendente dalle decisioni della NATO a guida statunitense. Sebbene Turchia, Pakistan e Arabia Saudita abbiano forti relazioni con la Cina, ci sono molte ragioni per pensarla in questo modo. Rivolgersi agli attori non statali La lotta per arginare l’influenza iraniana nella regione include il contrasto alle entità legate all’Iran. Ciò in luce le politiche volte a disarmare gli attori non statali, sia attraverso la negoziazione che con mezzi militari. L’attacco israeliano a Gaza ha dimostrato fino a che punto questa politica possa essere attuata. Lo Stato e il leader Apo ne sono a conoscenza Il fatto che Stati Uniti e Israele, insieme ad attori locali nella regione, stessero già rivelando le proprie capacità – ovvero il tentativo di rimodellare la regione su queste basi – ha spinto sia lo Stato turco che il PKK, sotto la guida di Önder Apo, a sviluppare nuove politiche. È   così iniziato il processo di abbandono strategico del negoziato e della lotta armata, a favore di una strategia politica democratica. Di conseguenza siamo uniti alla fase di approvazione da parte del Parlamento della cosiddetta “legge quadro”. Implicazioni per un Kurdistan federato Sviluppi simili, seppur con contenuti diversi, si stanno verificando in Iraq. Gli attacchi di HTS, guidati dalla Turchia e supportato da Stati Uniti e Israele contro l’Amministrazione autonoma democratica della Siria del Nord e dell’Est non sono estranei a questi sviluppi. L’incontro di Nechirvan Barzani sugli accordi commerciali e sugli sforzi di integrazione, che riguardano direttamente il Kurdistan meridionale, esprime anche le sue preoccupazioni sul futuro status di quest’ultimo. Il fatto che il governatore di Kirkuk abbia citato l’articolo 140 della Costituzione irachena, pur non rientrando nelle sue competenze, è anch’esso una questione relativa allo status del Kurdistan meridionale. Dietro questa dichiarazione del governatore turkmeno si cela non solo il governo di Baghdad, ma anche Ankara. Tom Barrack e la politica di Ankara prevedono il disarmo completo degli attori non statali. Pertanto, l’integrazione delle forze Peshmerga nell’esercito iracheno e una revisione dello status del Kurdistan Federato potrebbero entrare a far parte dell’agenda. Sebbene Ankara sembri collaborare con il governo del KDP, al momento non riconosce i curdi che godono di uno status all’interno dello Stato. L’obiettivo principale di questa cooperazione è l’eliminazione del PKK. Sembra che le relazioni tra KDP e Turchia si ridefiniranno in base al superamento dei problemi di attuazione della “legge quadro”. La visita di Nechirvan Barzani potrebbe anche mirare a comprendere questo quadro e, se possibile, ad aggiungere elementi utili per i potenziali sviluppi nel Kurdistan meridionale. La conclusione prevista è a Rojava. In seguito alla visita a Damasco di rappresentanti del Rojava, il vice capo di stato maggiore siriano Sipan Hamo ha paventato la possibilità di cambiamenti nel Rojava nel prossimo futuro. Questi potrebbero comportare la completa integrazione del Rojava nella struttura militare e amministrativa complessiva, portando potenzialmente allo scioglimento delle Forze Democratiche Siriane (SDF) e del sistema di amministrazione autonoma. di Yasin Dogan-   Yeni Ozgur Politika L'articolo Sviluppi accelerati dal vertice NATO proviene da Retekurdistan.it.
August 13, 2026
Retekurdistan.it
L’avvocato Mahmut Şakar: Il progetto di legge nella sua forma attuale è limitato, ma seguiranno ulteriori provvedimenti legislativi
ANKARA – Mahmur Şakar, uno degli avvocati di Abdullah Öcalan, ha affermato che il progetto di legge presentato al parlamento rappresenta un primo passo importante nell’ambito del Processo di pace e società democratica, ma che da solo non sarà sufficiente a risolvere la questione curda. Mahurt Şakar ha dichiarato: “La legge nella sua forma attuale è limitata. A quanto ci risulta non si tratterà di una singola legge, bensì di un processo legislativo. Questo processo richiederà ulteriori provvedimenti legislativi”. Il Processo di pace e società democratica, iniziato con l’Appello del 27 febbraio del Leuder del popolo curdo Abdullah Öcalan è entrato nella fase legislativa con la presentazione all’ufficio del presidente del parlamento del progetto di legge intitolato “Rafforzamento della solidarietà nazionale e dell’integrazione sociale”. Questa fase cruciale è considerata un passo storico per spostare la questione curda da un quadro basato sul conflitto a uno giuridico. Mahmut Şakar, uno degli avvocati di Abdullah Öcalan, ha affermato che il progetto di legge dovrebbe essere valutato sia dal punto di vista politico che giuridico. Ha dichiarato che la proposta riveste un significato politico nel quadro del “Processo per la pace e la società democratica”, ma che è necessario esaminarne anche il contenuto giuridico e le eventuali lacune. Ha affermato: “Il Processo per la pace e la società democratica è in corso da quasi due anni, in particolare grazie all’impegno profuso dal signor Öcalan. È stato inoltre condotto un intenso processo negoziale per spostare questa questione storica da un terreno di conflitto alla sfera giuridica e politica. Il processo di conflitto è stato in gran parte superato. D’ora in poi vediamo un processo in cui possiamo discutere la questione in un quadro democratico e creare le basi per la sua risoluzione”. Non dimenticare che questo è un primo passo Sottolineando l’importanza del progetto di legge in quanto primo risultato giuridico del processo, Mahmut Şakar ha affermato: «Nel discuterne non dobbiamo dimenticare, come ha affermato il signor Öcalan nel suo ultimo incontro, che questo è un primo passo. Pertanto è importante sottolineare che la legge non è tutto, che questa prima normativa non può soddisfare tutte le esigenze del processo nel suo complesso e che non rappresenta la sua totalità. Il fatto stesso che sia stato compiuto un passo del genere è storico e va valorizzato. Credo che anche il signor Öcalan la veda in questa prospettiva». Processo legislativo Mahmut Şakar ha affermato che il progetto di legge non soddisfa tutte le esigenze del processo di pace e società democratica, ma può essere visto come l’inizio di una soluzione più completa. Ha proseguito: “Fin dall’inizio, come espresso dal signor Öcalan, c’era l’aspettativa di una legge completa. Una ‘Legge sulla Pace’ in grado di affrontare questo periodo di conflitto e le sue conseguenze nella loro interezza era un’esigenza fondamentale. Considerando le aspettative più ampie, la legge nella sua forma attuale è certamente limitata. Per quanto ne sappiamo, non si tratterà di una singola legge, ma piuttosto di un processo legislativo. Questo processo richiederà ulteriori leggi.” E’ preoccupante che l’iniziativa sia in carica al consiglio di sicurezza nazionale Sottolineando che il progetto di legge non equivale a una “Legge sulla Pace”, Mahmut Şakar ha affermato: «Affinché questa legge diventi effettivamente legge ed entri in vigore, è necessaria l’approvazione del Consiglio di Sicurezza Nazionale (MGK). C’è anche la questione della verifica e della conferma. Nel contesto della questione curda, prima che siano state stabilite garanzie legali, rendere il processo dipendente dalla verifica e dalla conferma e affidare l’iniziativa al Consiglio di Sicurezza Nazionale è motivo di preoccupazione. Ciò potrebbe anche prolungare il processo». La mancata inclusione del sig Öcalan dall’ambito di applicazione della legge è una lacune fondamentale Mahmut ha affermato che la mancanza di inclusività nella bozza di legge rappresenta una delle sue principali lacune e ha aggiunto: “Il fatto che il signor Öcalan non sia stato incluso nell’ambito di applicazione di questa legge e che non sia stata presa alcuna decisione in merito al suo status dovrebbe essere tra i principali punti di critica al provvedimento. Questa critica deve essere espressa. Il signor Öcalan ha portato avanti questo processo con grande impegno, contribuendo a trovare soluzioni nei momenti più critici. Tuttavia, nonostante i diversi approcci del governo e la diffidenza diffusa nella società curda, il processo di pace e società democratica ha ottenuto un certo grado di accettazione grazie alla fiducia riposta nel signor Öcalan. Pertanto, la posizione del signor Öcalan riveste un’importanza strategica per accrescere la fiducia nel processo e garantire che possa effettivamente progredire.” Il diritto alla speranza può essere attuato senza bisogno di una nuova normativa Riferendosi alle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) del 2014 sulla violazione del divieto di tortura in relazione all’ergastolo aggravato,ha affermato che la Turchia potrebbe attuare la sentenza sul “diritto alla speranza” senza bisogno di una nuova modifica legislativa. Mahmu ha dichiarato: “Con una sentenza internazionale di questo tipo in vigore, la Turchia ha ampi margini di manovra per attuarla. Se avesse voluto, avrebbe potuto facilmente includerla anche nell’ambito di applicazione di questa legge. Da questo punto di vista, la posizione del signor Öcalan avrebbe dovuto essere sottolineata più chiaramente e il suo status in relazione al processo di pace avrebbe dovuto essere chiarito”. I suoi punti deboli non ne diminuiscono l’importanza Mahmut Şakar ha affermato di considerare il regolamento come il primo passo di un processo storico aggiungendo: “Questo è il primo passo di un processo storico molto importante. Sebbene presenti delle debolezze, ciò non diminuisce l’importanza di questo primo passo. Naturalmente, avremmo preferito un regolamento più solido e completo. Tuttavia, credo che nella sua forma attuale, rappresenti comunque un quadro giuridico e una bozza che può essere migliorata”. Ha sottolineato che la risoluzione della questione curda non sarebbe possibile attraverso una singola legge, affermando che richiede anche una lotta democratica. Indicando i passi che possono essere compiuti nell’ambito del quadro giuridico esistente, ha dichiarato: “Non c’è bisogno di una nuova legge per attuare le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo o della Corte costituzionale. È chiaro che si possono compiere passi in grado di infondere speranza nella società attraverso l’attuazione di queste sentenze. Esistono già sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo sia sulla questione del ‘diritto alla speranza’ del signor Öcalan, sia sui numerosi politici curdi attualmente incarcerati. Non c’è bisogno di una legge separata per questo; si tratta di sentenze già vincolanti nell’ambito del quadro giuridico vigente. Pertanto, questi erano passi concreti che avrebbero potuto essere compiuti anche al di fuori dell’ambito di questa legge. Oltre a ciò, è necessario introdurre normative riguardanti i diritti fondamentali della società curda e rimuovere gli ostacoli esistenti. Possiamo definire tutto ciò come qualcosa che richiede sia una lotta politica che legale”. Aumenteranno le opportunità di lotta Mahmut Shakar ha affermato che, se la proposta di legge verrà attuata, le opportunità per la politica democratica si amplieranno e che una maggiore partecipazione alla vita politica democratica creerà anche maggiori opportunità per promuovere riforme politiche e legali volte a risolvere la questione curda. Ha proseguito: “Con questa legge, l’ampliamento delle opportunità di partecipazione alla politica democratica, il rilascio dei detenuti e la creazione di un ambiente in cui le persone che vivono in esilio in diversi paesi possano tornare, credo, creeranno condizioni più adatte e favorevoli per le lotte relative ai diritti fondamentali del popolo curdo. Maggiori opportunità di partecipazione alla politica democratica, che essenzialmente significano maggiori opportunità di azione politica, aumenteranno anche le possibilità che queste richieste vengano espresse con maggiore forza e accolte”. MA / Sema Bingöl               L'articolo L’avvocato Mahmut Şakar: Il progetto di legge nella sua forma attuale è limitato, ma seguiranno ulteriori provvedimenti legislativi proviene da Retekurdistan.it.
August 9, 2026
Retekurdistan.it
Inizia la seconda fase del processo
L’adozione della “legge quadro” da parte del Parlamento costituirà il primo passo giuridico compiuto dallo Stato e dal governo, segnando l’inizio della seconda fase del processo di pace e società democratica. “Tuttavia prima di iniziare a scrivere, ho seguito le notizie e ho appreso che il progetto di legge verrà votato in parlamento lunedì. Si spera che non venga rinviato ulteriormente e che, come previsto, la legge quadro venga approvata lo stesso giorno. Ciò porrebbe finalmente fine alla tesa attesa che si respira nella società. Dopotutto, la data è già stata modificata e rinviata almeno tre volte.” Come si può notare l’iter legislativo si è svolto in un clima di notevole tensione e difficoltà. Indubbiamente ciò deriva dalla mentalità e dall’approccio dello Stato e del governo. Queste forze non affrontano il processo nell’ottica di democratizzare la Turchia e risolvere la questione curda. La loro mentalità e le loro politiche di fondo rimangono incentrate sull’eliminazione del PKK e sul mantenimento di un approccio anti-curdo. Esprimono questo atteggiamento attraverso lo slogan “Una Turchia senza terrorismo”. Continuano a descrivere il PKK come un'”organizzazione terroristica” e parlano solo della sua “liquidazione”. In altre parole, mantengono lo stesso linguaggio che ha caratterizzato il periodo di guerra. Questo continua ad alimentare la sfiducia da parte curda, che cerca sinceramente la pace e una soluzione. Per questo motivo, sebbene la legge sia stata oggetto di discussione per lungo tempo, nessuno ne conosce il contenuto effettivo. Tutto si è svolto nel più assoluto riserbo, con estrema cautela. Eppure, questioni cruciali come la democratizzazione e la questione curda non possono essere affrontate in questo modo. Come si è visto questo approccio ha ripetutamente generato crisi, ognuna delle quali è stata risolta con una visita a Imralı e con la richiesta al leader curdo Abdullah Öcalan di trovare una soluzione. Chiaramente l’ultima visita a Imralı, il 2 agosto, si è svolta in quest’ottica a seguito della quale la delegazione del Partito DEM a Imralı ha annunciato che “era stato raggiunto un accordo”. Secondo tale annuncio, la legge sarebbe dovuta essere approvata dal Parlamento giovedì. La legge quadro, descritta come una normativa specifica riguardante il PKK, darebbe quindi inizio alla seconda fase del Processo di pace e società democratica. Come è noto il processo è iniziato con l'”Appello per la pace e una società democratica” del leader curdo Abdullah Öcalan, il 27 febbraio 2025. Tale dichiarazione ha definito il processo. Una spiegazione più ampia è stata poi fornita nel manifesto per la pace e la società democratica, pubblicato con il titolo “Manifesto per una società comunitaria democratica”. Naturalmente, importanti discussioni si erano già svolte dall’ottobre 2024 in preparazione dell’appello del 27 febbraio. Il 22 ottobre 2024 il leader dell’MHP, Devlet Bahçeli, chiese dal Parlamento ad Abdullah Öcalan di “sciogliere l’organizzazione e presentarsi davanti al gruppo parlamentare del Partito DEM”. Il giorno seguente, dopo aver incontrato suo nipote, Ömer Öcalan, quest’ultimo dichiarò di essere pronto a “spostare la questione dalla base della violenza al terreno della politica e del diritto” e di avere la capacità di farlo. In seguito, all’ex delegazione di Imralı del processo di pace del 2013 – Sırrı Süreyya Önder e Pervin Buldan – fu nuovamente permesso di far visita a Öcalan, aprendo la strada alla dichiarazione del 27 febbraio 2025. È quindi chiaro che Abdullah Öcalan ha avviato il processo con il suo Appello per la pace e una società democratica del 27 febbraio 2025. Successivamente Öcalan e la parte curda hanno intrapreso numerose azioni unilaterali che hanno fatto progredire la prima fase del processo. Tra il 5 e il 7 maggio 2025, il PKK ha tenuto il suo XII Congresso e in linea con l’appello di Öcalan, ha deciso di sciogliere l’organizzazione e porre fine alla sua strategia di lotta armata. L’11 luglio 2025, un gruppo di 30 guerriglieri guidati dalla co-presidente del Consiglio esecutivo del KCK, Besê Hozat, hanno bruciato pubblicamente le proprie armi. Il PKK ha inoltre riorganizzato le proprie posizioni nelle aree lungo il confine dove erano possibili scontri e ha ritirato le forze dalla Turchia che presentavano un rischio di confronto armato. Questi sviluppi hanno rivestito un’importanza storica e in precedenza erano stati quasi inimmaginabili. Attraverso questi passi, la parte curda ha dimostrato il proprio impegno per la pace e la democratizzazione dichiarando il completamento della prima fase del processo. Dall’inizio del 2026 si è sostenuto che il processo dovesse passare alla seconda fase, consistente in misure legali e politiche. Naturalmente ci si aspettava che fossero lo Stato e il governo dell’AKP ad adottare tali misure politiche e legali. Durante la prima fase, lo Stato e il governo si sono limitati a istituire una commissione parlamentare e a sovrintendere alla redazione di una relazione. Tale relazione raccomandava l’adozione di provvedimenti legislativi da parte dello Stato e del governo. Tuttavia dall’inizio del 2026, il governo dell’AKP ha a lungo insistito nel non intraprendere tali azioni legali. Né ha risposto in modo adeguato alla proposta di Öcalan avanzata già dai primi di febbraio, secondo cui “se il sistema giudiziario non può agire, la politica dovrebbe assumersi la responsabilità e prendere una decisione”. Gli sviluppi del più ampio conflitto regionale – la cosiddetta terza guerra mondiale – e in particolare l’andamento del conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele hanno giocato un ruolo importante. Il governo dell’AKP attendeva un possibile accordo tra Iran e Stati Uniti che potesse creare opportunità per sé stesso. Sperava inoltre che il vertice della NATO potesse indicare una via d’uscita. Quando queste aspettative non si sono concretizzate, ha infine deciso di procedere con la legge quadro per affrontare quelle che considerava le preoccupazioni esistenziali per la sicurezza della Turchia. Ora se la legge “fondamentale” o “quadro di riferimento” concordata a Imralı verrà approvata dal Parlamento, rappresenterà il primo passo legislativo compiuto dallo Stato e dal governo dando così inizio alla seconda fase del processo di pace e di integrazione democratica. Naturalmente questa legge da sola non risolverà tutti i problemi e saranno necessari ulteriori provvedimenti legislativi relativi al processo. Questa legge creerà semplicemente le condizioni giuridiche necessarie affinché il PKK, ormai sciolto, possa attuare concretamente la sua decisione. Ad esempio dovranno essere predisposti accordi legali che consentano agli ex membri del PKK che hanno deposto le armi o distrutto le proprie armi di partecipare alla vita politica democratica. Allo stesso modo la legge antiterrorismo dovrà essere abolita o modificata, il linguaggio bellico sostituito da quello della pace e le istituzioni che hanno esercitato repressione e violenza contro la popolazione, tra cui il JITEM e il sistema delle guardie di villaggio, dovranno essere smantellate. In questo modo si dovrà sviluppare il quadro giuridico definito “leggi sull’integrazione democratica”, ovvero leggi volte a democratizzare la Turchia e a risolvere la questione curda. Bisognerà inoltre garantire la piena libertà di pensiero, di espressione e di organizzazione. Nonostante tutto ciò, l’approvazione della legge quadro rimane, come ha affermato Öcalan, un passo di importanza storica. Ha espresso il significato di questo primo passo con le parole: “Un viaggio di mille chilometri inizia con un singolo passo”. In altre parole la strada intrapresa è estremamente lunga e può essere percorsa solo passo dopo passo. Il punto è che la democratizzazione della Turchia, fondata sulla libertà curda, richiede un impegno a lungo termine e rappresenta un’impresa storica. Questo percorso è stato definito “Integrazione Democratica”. Allo stesso tempo i suoi potenziali benefici sono stati ripetutamente evidenziati. Sono stati compiuti passi che pochi avrebbero potuto immaginare in precedenza, unilateralmente e con grande determinazione nel tentativo di superare il clima di sfiducia. Durante tutto il processo è stato costantemente sottolineato un ulteriore punto: che si tratta di un processo di lotta e che può avere successo solo attraverso la lotta sociale. Ora questa lotta sociale deve essere sviluppata in modo più organizzato ed efficace. Invece di adagiarsi sugli allori a causa della legge, il compito è quello di mobilitarsi per garantire che i prossimi passi vengano compiuti con successo. Chiaramente, la natura del percorso che ci attende è stata sottolineata da tempo.   Fuat Ali Riza Fonte: Yeni Ozgur politika Foto: Erkan GÜLBAHÇE L'articolo Inizia la seconda fase del processo proviene da Retekurdistan.it.
August 9, 2026
Retekurdistan.it
I co-presidenti del Partito Dem accolgono con favore la Legge Quadro: “Una pietra miliare storica”
I co-presidenti del partito DEM, Tülay Hatimoğulları e Tuncer Bakırhan, hanno descritto la proposta di legge quadro da loro firmata come una pietra miliare storica e una firma per un futuro condiviso, invitando tutti a sostenerla. I co-presidenti del Partito per l’uguaglianza e la democrazia dei popoli (Partito DEM), Tülay Hatimoğulları e Tuncer Bakırhan, insieme ai vicepresidenti dei gruppi parlamentari del Partito DEM, alla leadership del gruppo parlamentare, al responsabile amministrativo del gruppo, al portavoce del partito, alla portavoce dell’Assemblea delle donne, ai membri della delegazione di İmralı, ai membri della Commissione parlamentare per la giustizia e ai membri della Commissione nazionale per la solidarietà, la fratellanza e la democrazia, hanno firmato il disegno di legge intitolato “Rafforzamento della solidarietà nazionale e della coesione sociale”. Tuncer Bakırhan: Per la prima volta, scriveremo le basi giuridiche del nostro futuro condiviso Dopo la cerimonia della firma, Tülay Hatimoğulları e Tuncer Bakırhan hanno tenuto una conferenza stampa. Iniziando il suo intervento commemorando Sırrı Süreyya Önder, membro della delegazione del Partito DEM di İmralı, scomparso l’anno scorso, Bakırhan ha affermato che il processo di pace e società democratica è un percorso al quale Önder si era dedicato con grande impegno. Ha sottolineato che stavano proseguendo su quella strada. Bakırhan ha dichiarato quanto segue: “Oggi apriamo una nuova pagina nella storia politica della Turchia. Dal 1985 al 2015 sono stati introdotti 11 diversi provvedimenti legislativi in merito a questa questione, ma nessuno di essi ha prodotto risultati. Nessuno di essi ha raggiunto un risultato completo. Grazie all’appello del signor Öcalan del 27 febbraio 2025, per la prima volta scriveremo le basi giuridiche del nostro futuro comune in Turchia. «Un inizio importante e storico» Questa legge rappresenta un’opportunità per tutti noi. Vogliamo trasformare questa opportunità in un vantaggio condiviso per tutti gli 86 milioni di persone. Questa legge non è la meta finale. Al contrario, è un prezioso inizio. È un inizio importante e storico. Pur avendo evidenziato le lacune del disegno di legge, ne riconosciamo e ne difenderemo l’importanza, perché aprirà una nuova porta per la Turchia. Insieme varcheremo una nuova e significativa soglia. Come ha detto il signor Öcalan, ogni grande viaggio inizia con il primo passo. Oggi, compiamo quel primo passo. Ci auguriamo di poter proseguire questo percorso in modo positivo fino alla fine. «Una firma per la pace, la democrazia e il nostro futuro comune» «Abbiamo ricevuto critiche in merito al disegno di legge. Presentava delle lacune. Ciononostante, rafforzeremo questo primo passo e lo trasformeremo in un processo sociale. Ci impegneremo affinché raggiunga tutti gli 86 milioni di persone. Allo stesso tempo, difenderemo e sosterremo pienamente ogni passo, dichiarazione, pratica e azione democratica, soprattutto in parlamento, che impedisca la riproduzione del conflitto.» Oggi abbiamo firmato un documento. Ma questa firma non è semplicemente una firma sotto un testo. È una firma per la pace, la democrazia e il nostro futuro comune. È preziosa e importante. Auguriamo che questa legge sia di beneficio per tutti gli 86 milioni di persone. Possa il nostro cammino essere aperto, possa il nostro futuro essere condiviso e possa la nostra pace essere duratura. Vi saluto tutti con rispetto e affetto. Tülay Hatimoğulları: Un passo importante e storico In seguito, Tülay Hatimoğulları ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Il processo negoziale, che si protrae da quasi due anni con l’obiettivo di risolvere la questione curda attraverso mezzi pacifici e democratici, conferisce al disegno di legge odierno un significato storico e di grande importanza, in quanto rappresenta un passo concreto verso la soluzione del problema. La Commissione nazionale per la solidarietà, la fratellanza e la democrazia è stata istituita un anno fa. Questo ha rappresentato un traguardo importante in questi negoziati. Di conseguenza, anche la relazione redatta dalla commissione, in particolare le sezioni sesta e settima dedicate alla risoluzione della questione curda, ha rivestito una grande importanza storica. «Una tappa molto importante nella transizione dalla pace negativa alla pace positiva» Un altro traguardo storico in questo processo è stata la visita della commissione all’isola di İmralı per incontrare il signor Öcalan. Il fatto che questo disegno di legge venga ora presentato al parlamento riveste una grande importanza storica. Come ha affermato anche il signor Bakırhan, questa legge da sola non può risolvere un problema che esiste da un secolo. Tuttavia, è una legge di grande importanza in quanto rappresenta un primo passo e apre una nuova strada. Dal nostro punto di vista questa legge rappresenta chiaramente un passo avanti verso la risoluzione della questione curda e apre la strada a una soluzione. In tal senso, è al contempo storica e preziosa. Questa legge segna anche una tappa molto importante nella transizione dalla pace negativa alla pace positiva. «Ci auguriamo che diventi una legge fondamentale» In termini di avvio di un processo senza armi e senza conflitto, compiere un passo così concreto ci dà una grande speranza per il futuro. Ci auguriamo che diventi una legge fondamentale per la costruzione di una repubblica democratica e per la democratizzazione del Paese. Dal nostro punto di vista, si tratta di una legge fondamentale, una legge quadro. Da questo momento in poi, anziché rimanere un mero documento cartaceo, è fondamentale che questa legge trovi applicazione pratica. A tal proposito, il ruolo e le responsabilità dell’organismo che verrà istituito ai sensi della legge rivestono un’importanza cruciale Ci auguriamo e ci aspettiamo inoltre che questa legge fondamentale serva da base per future riforme democratiche e per l’adozione di nuove leggi che affrontino le problematiche di tutti i diversi popoli e comunità religiose in Turchia. «La questione curda non è una questione di terrorismo» Come Partito Dem crediamo che questa legge possa assolvere a tale funzione e vorrei sottolineare quanto la consideriamo preziosa. La questione curda non è una questione di terrorismo. Lo abbiamo sempre sottolineato. La questione curda è una questione economica, sociale, politica e di società. Affrontando la questione in questo modo, riteniamo questa fase importante perché consente la prosecuzione dei negoziati e del dialogo e apre la strada a una nuova legislazione che promuoverà la democratizzazione nel periodo a venire. «Ci aspettiamo il sostegno e la solidarietà di tutti». Riteniamo che questa legge sarà accolta positivamente da tutti i partiti politici rappresentati in parlamento. Ci auguriamo che ogni partito politico, rappresentato o meno in parlamento, contribuisca alla sua approvazione. Si tratta di un processo davvero storico e crediamo sinceramente che aprirà la strada alla democratizzazione per tutti gli 86 milioni di cittadini della Turchia. Contiamo sul sostegno e sulla solidarietà di tutti in tal senso. Pervin Buldan: Possa la nostra pace durare Pervin Buldan, membro della delegazione di İmralı, ha dichiarato di aver firmato il disegno di legge, affermando: “Che la nostra pace duri per sempre”. In un post sul suo account social, Pervin Buldan ha scritto: “Spero che sia vantaggioso. Che la nostra pace duri per sempre. La mia firma valga come due firme. L’altra è a nome della nostra cara Sırrı Süreyya Önder”. L'articolo I co-presidenti del Partito Dem accolgono con favore la Legge Quadro: “Una pietra miliare storica” proviene da Retekurdistan.it.
August 5, 2026
Retekurdistan.it