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Rinnovato il Contratto Integrativo nel segno del salario, dei diritti e del welfare per le lavoratrici e lavoratori di Petroltecnica
Rimini 18 giugno 2026 – Le segreterie territoriali di FIM CISL Romagna, FIOM CGIL Rimini e UILM UIL Rimini, insieme alle rispettive Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU), annunciano la firma del nuovo Contratto Integrativo Aziendale 2026-2028. Il testo si applica alle lavoratrici e ai lavoratori di Petroltecnica S.p.A. a Coriano, Ostellato Ambiente S.r.l. a Ferrara e Sirigenera S.r.l. a Gela, rappresentando un traguardo di notevole importanza per tutto il personale del gruppo. In una fase macroeconomica complessa, l’azione unitaria del sindacato è riuscita a tradurre le linee guida del CCNL Unionmeccanica-Confapi in tutele avanzate e tangibili, dimostrando come la contrattazione di secondo livello sia, insieme al contratto nazionale, il vero strumento per migliorare la competitività aziendale e favorire il benessere reale delle persone. Il nuovo impianto contrattuale poggia su una redistribuzione della ricchezza prodotta che non lascia indietro nessuno, estendendo il Premio di Risultato per l’anno 2026 anche a lavoratori a termine, apprendisti e somministrati. La struttura del Premio di Risultato è stata implementata nei suoi valori di erogazione, fermo restando il mantenimento o il miglioramento dei parametri e degli obiettivi prefissati, meccanismi premianti che valorizzano il contributo dei lavoratori al raggiungimento di specifici target di crescita. Un’attenzione particolare è rivolta a chi lavora sul campo e nei cantieri, ovvero a quel personale operativo per il quale il sindacato ha ottenuto un migliore riconoscimento economico del tempo di viaggio. Parallelamente, per attenuare i disagi concreti delle trasferte, sono stati incrementati i massimali per i rimborsi delle spese di vitto (pranzo e cena) fuori comune. Inoltre è stata introdotta in Petroltecnica una specifica Indennità di lavoro Disagiato per il personale impiegato in attività ad alto impatto fisico, come le bonifiche, gli interventi in spazi confinati e le delicate rimozioni di amianto, una misura che garantisce un ristoro economico annuo lordo crescente. L’accordo interviene in modo incisivo anche sul potere d’acquisto quotidiano attraverso il potenziamento del valore del buono pasto giornaliero sostitutivo della mensa. Sul fronte dell’organizzazione del lavoro e della flessibilità, le parti hanno assunto l’impegno di definire entro la fine del 2026 un protocollo organico sullo Smart Working con decorrenza dal primo gennaio 2027. La portata innovativa di questa intesa si misura tuttavia nella sua forte impronta sociale e di civiltà, che qualifica il testo tra i più avanzati del panorama territoriale in materia di tutele, genitorialità e inclusione. Viene infatti garantito l’accoglimento delle richieste di part-time alle lavoratrici e ai lavoratori al rientro dalla maternità obbligatoria o dal congedo parentale, viene istituito un bonus nascita una tantum di 500 euro lordi per ogni figlio nato, adottato o in affido e si estende il congedo di paternità obbligatorio con tre giorni aggiuntivi interamente a carico azienda. Sul fronte della salute e dell’assistenza familiare si registrano l’introduzione di tre giorni di permesso retribuito per l’assistenza ai familiari entro il secondo grado e, per la prima volta, ulteriori tre giorni per le lavoratrici e i lavoratori impegnati in percorsi di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). Non manca infine una misura di profonda solidarietà sociale, che prevede uno stanziamento di fondi destinati a borse di studio per sostenere il percorso scolastico o universitario dei figli a carico dei dipendenti purtroppo deceduti. Questo integrativo aziendale, che disciplina anche la formazione continua, lo scambio intergenerazionale attraverso il tutoraggio dei lavoratori over 60 più esperti e il contrasto agli stereotipi di genere, dimostra come il sindacato sappia generare valore reale. “La firma di questo accordo rappresenta una svolta fondamentale e dimostra concretamente che, quando le relazioni industriali mettono al centro il benessere delle persone, i risultati arrivano e producono valore per tutta la comunità aziendale – commentano i rappresentanti sindacali di FIM, FIOM e UILM di Rimini –. Con questo testo abbiamo voluto dare risposte immediate e tangibili a tutte le anime del gruppo, affrontando la sfida del salario in un momento economico complesso ma guardando anche alla tutela della salute, alla conciliazione dei tempi di vita e alla solidarietà. Siamo soddisfatti di aver ottenuto risposte attese per il personale operativo, che affronta ogni giorno i disagi dei cantieri e delle trasferte. Allo stesso tempo, l’accordo getta le basi per un welfare aziendale moderno e inclusivo che introduce tutele storiche per la genitorialità, il sostegno alla procreazione assistita e misure di profonda civiltà. Questo contratto integrativo è la prova che la contrattazione di secondo livello resta lo strumento più potente per redistribuire la ricchezza prodotta e migliorare la qualità della vita nei luoghi di lavoro: una grande vittoria ottenuta grazie al lavoro unitario, alla determinazione della delegazione trattante e alla fiducia che le lavoratrici e i lavoratori ci hanno accordato in tutto questo percorso.” Fiducia dimostrata anche nella consultazione sindacale dove le lavoratrici e i lavoratori si sono espressi favorevoli a questo rinnovo con oltre il 94% dei voti. Le Segreterie Territoriali FIM CISL Romagna (Alice Strada) FIOM CGIL Rimini (Albion Selenica) UILM UIL Rimini (Carmelo Bellé) Le RSU Aziendali Redazione Romagna
June 19, 2026
Pressenza
INPS e Save the Children, stabile l’uso del congedo di paternità, ma differenze tra territori
Nel Nord vive il 59% dei padri che ne usufruiscono, mentre solo un quarto lo utilizza per intero. Marcate anche le differenze per contratto, tipo di impiego e territorio, con Nord-Est e Nord-Ovest che registrano più giorni fruiti rispetto al Sud e alle Isole. Nel 2024 l’utilizzo del congedo di paternità in Italia si conferma stabile, con oltre il 64% dei padri lavoratori dipendenti che ha beneficiato della misura. Dopo anni di progressiva crescita, il ritmo di aumento sembra essersi attenuato, lasciando apparire un quadro in cui la scelta di prendersi cura dei figli nei primi giorni di vita è diventata più diffusa, ma non ancora universalmente condivisa. Dalle elaborazioni fatte da Save the Children sui dati INPS emerge un profilo piuttosto delineato dei padri che usufruiscono del congedo: hanno tra i 35 e i 44 anni (52% nel complesso), un impiego stabile e a tempo pieno e nella maggior parte dei casi risiedono nel Nord del Paese (59% degli utilizzatori, 107.273 padri), mentre al Centro e al Sud vivono rispettivamente il 19% (34.130 padri) e il 22% (40.236). La tipologia contrattuale incide sensibilmente sulla durata effettiva del congedo: i lavoratori full time utilizzano mediamente quasi due giorni in più rispetto ai part time (+1,9 giorni), mentre chi ha un contratto a tempo indeterminato sfrutta mezza giornata in più rispetto a chi è assunto a termine (+0,5 giorni). Anche la posizione lavorativa fa la differenza, con impiegati e dirigenti che ricorrono al congedo circa un giorno in più rispetto ai lavoratori manuali, mentre livelli retributivi più elevati risultano associati a un uso più contenuto della misura. “I dati, sottolinea Save the Children,  mostrano che sempre più padri stanno compiendo un passo importante verso una maggiore condivisione delle responsabilità familiari, anche se persistono differenze legate al contesto lavorativo, economico e territoriale che continuano a influenzare questa possibilità. È necessario, pertanto, rafforzare strumenti che sostengano in maniera strutturale le famiglie, poiché le scelte che riguardano il tempo da dedicare ai figli incidono direttamente sul loro benessere e sulla qualità della loro crescita. Investire in misure più eque, inclusive e accessibili significa investire nel futuro dei bambini e delle bambine del nostro Paese”. Sul territorio, la presenza dei padri che usufruiscono del congedo continua a essere fortemente concentrata nelle regioni settentrionali, dove vivono circa tre utilizzatori su cinque (59% – 107.273 padri). Lombardia (38,2% degli utilizzatori del Nord), Veneto (18,9%) ed Emilia-Romagna (16,8%) sono le aree che ne raccolgono il numero più alto, seguite da Piemonte (13,5%), Trentino Alto-Adige (4,4%), Friuli-Venezia Giulia (4,1%), Liguria (3,8%) e Valle d’Aosta (0,3%). Mentre al Centro il Lazio (45% degli utilizzatori del Centro) e la Toscana (32,3%) rappresentano le regioni con la maggiore incidenza. Di seguito Marche (14,9%) e Umbria (7,8%). Nel Mezzogiorno, pur con una distribuzione meno uniforme, emergono Campania (28,5% degli utilizzatori del Sud), Puglia (21,7%) e Sicilia (21,6%) come i territori in cui risiede la maggior parte degli utilizzatori, seguite da Abruzzo (9,2%), Calabria (7,5%), Sardegna (6,8%), Basilicata (3,1%) e Molise (1,6%). Differenze significative riguardano anche il numero di giorni fruiti: i lavoratori del Nord-Est e del Nord-Ovest usano un numero di giorni di congedo maggiore rispetto a quelli del Centro (rispettivamente +0,52 e +0,43 giorni), mentre al Sud e nelle Isole la fruizione è inferiore (-0,38 e -0,36giorni). Nel complesso, sono 181.777 i padri che nel 2024 hanno utilizzato il congedo di paternità. Una cifra significativa, ma che invita a riflettere sulle condizioni che ancora rendono disomogeneo l’accesso a uno strumento fondamentale per il benessere dei bambini e per avanzare verso una più equa ripartizione del lavoro di cura. Purtroppo di recente la proposta sul congedo parentale paritario obbligatorio di Pd, M5s, Azione, Italia viva, Avs e +Europa è stato bocciato dalla maggioranza di centrodestra, con la motivazione che a parere della Ragioneria dello Stato non ci sono le coperture di circa tre miliardi di euro all’anno. E’ stata però bocciata anche la proposta di rinvio per cercare di recuperare congiuntamente (maggioranza e opposizione) le risorse necessarie. La proposta prevedeva di estendere a cinque mesi il congedo di paternità (attualmente è di 10 giorni), di renderlo obbligatorio e retribuirlo al 100% per entrambi i genitori, senza possibilità di trasferirlo da uno all’altro. In particolare, il padre avrebbe potuto “spalmare” il congedo su 18 mesi successivi. La norma si sarebbe applicata non solo ai dipendenti, ma anche ad autonomi e liberi professionisti. Una norma che avrebbe contribuito a disinnescare ogni fattore di discriminazione (se entrambi i genitori possono fruire di identico congedo le lavoratrici madri saranno meno discriminate rispetto ai padri) e avrebbe fatto fare un altro passo in avanti sul terreno della piena parità tra donne e uomini, superando la cultura patriarcale ancora troppo radicata nel nostro Paese. L’INPS con l’ultimo Rendiconto di parità di genere ha ancora una volta certificato un divario occupazionale di quasi 18 punti tra uomini e donne (52,5% contro 70,4%), un gap salariale medio di circa il 20% (con punte oltre il 30% in alcuni settori) e una persistente segregazione nei ruoli apicali. Insomma, le donne rappresentano il 64% del part-time, sopportano la quota maggiore di lavoro a tempo parziale involontario e le pensioni femminili risultano inferiori di oltre il 20%, con scarti ancora più ampi nelle prestazioni di vecchiaia. Qui per approfondire diritti e tutele dei papà: https://www.savethechildren.it/blog-notizie/paternita-lavoro-diritti-tutele-padri Giovanni Caprio
March 19, 2026
Pressenza