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Sanità AUSL Romagna – FP CGIL Romagna: inviata Diffida all’azienda per rifiuto illegittimo diritti sindacali
La Funzione Pubblica CGIL Romagna ha diffidato l’AUSL Romagna a seguito dell’illegittimo rifiuto della fruizione di un permesso RSU per ragioni di “copertura dei turni”. E’ sempre più evidente che la carenza di organico danneggia i diritti di lavoratrici e lavoratori. Nella giornata di ieri, 11 giugno, l’AUSL Romagna ha rifiutato ad una RSU della FP CGIL la fruizione di un permesso RSU richiesto per partecipare all’Assemblea RSU (Rappresentanza Sindacale Unitaria eletta dalle lavoratrici e dai lavoratori). “Il rifiuto, purtroppo, non è un caso isolato – commenta la CGIL – poiché da mesi è sempre più difficile per lavoratrici e lavoratori usufruire di tutti i permessi garantiti da leggi e contrattazione collettiva. I permessi sindacali non sono un diritto sopprimibile per ragioni di organico, lo dicono la legge e decenni di giurisprudenza. Come Organizzazione Sindacale non possiamo accettare per nessuna ragione alcuna limitazione dei diritti conquistati dalle lavoratrici e dai lavoratori. Questa decisione non rappresenta solo una lesione dei diritti del singolo RSU, ma definisce un precedente inaccettabile che rischia di compromettere le relazioni sindacali e il sacrosanto diritto di lavoratrici e lavoratori di esercitare la rappresentanza democratica.” Nelle scorse settimane la Funzione Pubblica CGIL ha denunciato a più riprese l’emergenza personale, contestando duramente il Piano triennale del fabbisogno di personale presentato dall’Azienda. Il Piano prevede per il 2026 la copertura del turnover al 75% per il personale sanitario e al 50% per il personale tecnico e amministrativo. “Lo abbiamo detto con chiarezza: il Piano di reclutamento è assolutamente insufficiente. Serve invece un Piano che garantisca la copertura almeno del 100% del turnover e serve assumere un principio fondamentale: l’apertura di ogni nuovo servizio deve essere accompagnata dal reclutamento del personale adeguato a garantirne la sostenibilità. Non si può pensare di continuare a tenere in piedi il Servizio Sanitario Pubblico attraverso straordinari, doppi turni, salti di riposo, spostamenti di personale, assunzioni a tempo determinato. Così il personale non regge.” Il Sindacato ha diffidato quindi l’Azienda a revocare il rifiuto del permesso sindacale e ad astenersi per il futuro dall’adottare comportamenti suscettibili di limitare o ostacolare l’esercizio delle prerogative sindacali riconosciute dalla legge. “La diffida è stata una scelta assolutamente necessaria e inevitabile: qualora l’Azienda dovesse proseguire su questa strada difenderemo i diritti sindacali in ogni sede, adottando tutte le iniziative a nostra disposizione. E più in generale va riaffermato un principio: tutti i diritti conquistati dalle lavoratrici e dai lavoratori e riconosciuti dalle norme e dalla contrattazione devono essere resi pienamente disponibili, senza alcuna eccezione.” Redazione Romagna
June 15, 2026
Pressenza
Sostegno a scuola, il CNDDU chiede una svolta: “Basta precarietà, serve una programmazione stabile”
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) interviene nel dibattito sull’inclusione scolastica e l’aumento degli alunni con disabilità, chiedendo di superare definitivamente la logica emergenziale che caratterizza il settore. Nella nota firmata dal presidente Romano Pesavento, il Coordinamento denuncia in particolare il continuo turnover degli insegnanti di sostegno, indicato come una delle principali criticità per la continuità didattica e relazionale degli studenti, e sollecita una programmazione stabile unita a investimenti strutturali. Di seguito si pubblica il testo integrale del comunicato stampa. --------------------------------------------------------------------------------   Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani segue con particolare attenzione il crescente dibattito relativo all’aumento degli alunni con disabilità nelle scuole italiane e alle criticità che interessano il sistema del sostegno. Le recenti analisi statistiche e le numerose testimonianze provenienti dalle istituzioni scolastiche restituiscono l’immagine di una realtà complessa, che merita di essere affrontata con rigore, responsabilità e lungimiranza, evitando semplificazioni che rischiano di distorcere la comprensione del fenomeno. L’incremento delle certificazioni e la crescente richiesta di interventi di supporto educativo non possono essere interpretati esclusivamente come indicatori di un’emergenza organizzativa. Essi rappresentano, in parte, il risultato di una maggiore capacità della società e delle istituzioni di riconoscere bisogni che in passato rimanevano sommersi, non adeguatamente individuati o addirittura ignorati. Parallelamente, le profonde trasformazioni sociali, culturali e relazionali che caratterizzano l’età contemporanea stanno modificando significativamente le modalità attraverso cui bambini e adolescenti affrontano i processi di crescita, apprendimento e costruzione dell’identità. La scuola si trova oggi ad accogliere una popolazione studentesca sempre più eterogenea, portatrice di fragilità differenti, spesso non riconducibili esclusivamente alla dimensione clinica o sanitaria. Accanto alle disabilità certificate emergono con crescente evidenza situazioni di vulnerabilità emotiva, difficoltà relazionali, disturbi del neurosviluppo, condizioni di disagio familiare e forme di isolamento sociale che richiedono risposte educative articolate e competenze professionali sempre più avanzate. In tale contesto, il dibattito pubblico rischia talvolta di concentrarsi prevalentemente sulla quantità delle risorse impiegate — numero di docenti di sostegno, assistenti all’autonomia, ore assegnate — trascurando una questione ben più rilevante: la qualità dell’esperienza scolastica vissuta dagli studenti e la capacità dell’intero sistema educativo di promuovere partecipazione, autonomia e appartenenza. Particolarmente significativa appare, in questo senso, la persistenza di differenze territoriali che evidenziano come il diritto all’inclusione non sia ancora garantito in maniera uniforme sull’intero territorio nazionale. Il fatto che in alcune aree del Paese gli alunni con disabilità trascorrano una parte consistente del tempo scolastico al di fuori del gruppo classe costituisce un elemento che merita una riflessione approfondita. La partecipazione alla vita della comunità scolastica non rappresenta infatti un aspetto accessorio dell’apprendimento, bensì una condizione essenziale per lo sviluppo delle competenze sociali, dell’autostima e del senso di cittadinanza. Occorre inoltre interrogarsi sul significato educativo di una crescente presenza di figure adulte nelle classi. Se da un lato essa testimonia l’attenzione che il sistema dedica ai bisogni degli studenti più fragili, dall’altro impone una riflessione sulla necessità di evitare forme involontarie di dipendenza assistenziale. L’obiettivo dell’inclusione non può limitarsi alla protezione della persona, ma deve tendere progressivamente alla costruzione della sua autonomia, valorizzandone le potenzialità e promuovendo il protagonismo individuale all’interno del gruppo dei pari. Il Coordinamento ritiene altresì che il continuo turnover degli insegnanti di sostegno rappresenti una delle principali criticità del sistema. Ogni cambiamento frequente interrompe percorsi educativi costruiti nel tempo, indebolisce la relazione di fiducia con lo studente e rende più difficile la progettazione di interventi realmente efficaci. La continuità educativa non costituisce un semplice fattore organizzativo, ma una condizione indispensabile per garantire stabilità, sicurezza e coerenza nei processi di crescita. Preoccupa inoltre la tendenza a considerare il docente di sostegno come il principale, se non esclusivo, responsabile dell’inclusione. Una scuola realmente inclusiva non delega, ma condivide. La presenza di studenti con bisogni specifici deve essere assunta come responsabilità collettiva dell’intera comunità professionale, coinvolgendo docenti curricolari, dirigenti scolastici, personale educativo, famiglie e servizi territoriali in un progetto comune. L’esperienza maturata negli ultimi decenni dimostra che l’inclusione più efficace non nasce dalla semplice moltiplicazione delle figure di supporto, ma dalla costruzione di ambienti educativi capaci di valorizzare le differenze come risorsa. Le classi diventano realmente inclusive quando ciascun alunno può sentirsi riconosciuto, ascoltato e coinvolto, indipendentemente dalle proprie condizioni personali. In questo senso, la presenza di studenti con disabilità rappresenta una straordinaria occasione formativa per l’intera comunità scolastica, poiché educa alla solidarietà, alla cooperazione, al rispetto reciproco e alla consapevolezza della comune dignità umana. Appare pertanto necessario superare definitivamente la logica emergenziale che da anni accompagna il tema del sostegno. La crescita delle certificazioni e l’evoluzione dei bisogni educativi richiedono una programmazione stabile, investimenti strutturali e una visione culturale capace di guardare oltre la contingenza. Occorre promuovere una formazione continua che coinvolga tutti i docenti, rafforzare la collaborazione tra scuola e territorio, garantire maggiore continuità professionale e sviluppare modelli organizzativi più flessibili e inclusivi. Come Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ribadiamo che la qualità di un sistema educativo non si misura esclusivamente attraverso i risultati scolastici o l’efficienza amministrativa, ma soprattutto dalla sua capacità di accogliere la complessità delle persone e di trasformarla in opportunità di crescita collettiva. La scuola italiana è chiamata oggi a una sfida che riguarda il futuro stesso della democrazia: costruire contesti nei quali ogni studente possa esercitare pienamente il proprio diritto all’istruzione, alla partecipazione e all’autodeterminazione. L’inclusione non rappresenta un capitolo separato delle politiche scolastiche, ma il criterio attraverso cui si misura la maturità civile di una comunità nazionale. prof. Romano Pesavento presidente CNDDU Redazione Italia
June 7, 2026
Pressenza
Technogym: profitti d’oro, un licenziamento ritorsivo e…
… un clima di lavoro sempre più pesante. Davide Fabbri (*) chiede al patron Nerio Alessandri di rispondere ad alcune domande e intanto ricorda un’iniziativa solidale con il rappresentante sindacale cacciato via a un passo dalla pensione. TECHNOGYM: LAVORO DURO, RIPETITIVO E PRECARIO. CON UN LICENZIAMENTO INACCETTABILE Mi sono occupato da diversi anni – e continuerò a farlo – dell’azienda