Il referendum costituzionale e le comunità porose
Torniamo nel Biellese, terra d’origine dell’ex Sottosegretario alla Giustizia
Andrea Delmastro, dimessosi poco prima che la piazza di Biella si riempisse per
chiederne il passo indietro. Eravamo in centinaia a manifestare per ribadire che
questo territorio non è il feudo di nessuno. Men che meno di chi è stato
condannato per rivelazione di segreto d’ufficio, di chi ha taciuto
sull’inquietante sparo di Capodanno a Rosazza o di chi, infine, ha mostrato una
grave “leggerezza” diventando socio di una giovane il cui padre è legato a
contesti malavitosi.
Ha ragione Karim, giovane consigliere di minoranza del Movimento 5 Stelle a
Biella, quando ha urlato con orgoglio nel megafono che la vittoria del NO al
referendum è un segnale chiaro proprio da parte degli under 30 come lui: “La
mafia e il fascismo sono la stessa montagna di merda”. Una citazione forte,
tratta da I cento passi.
Tuttavia, non date per scontato che questo risultato netto — emerso chiaramente
a livello nazionale, meno nel Biellese — si traduca automaticamente in un
appoggio elettorale alla coalizione progressista. Per capire come muoversi,
bisogna guardare oltre la Serra, verso Ivrea e l’esperienza di Laboratorio
Civico. Molto dipenderà dalla capacità di intercettare i giovani: un soggetto
sfuggente, poco incasellabile, ma che in questo referendum si è rivelato
determinante.
C’è poi un altro tema centrale, vitale per il nostro territorio: quello delle
Terre alte. Ho ricevuto alcune amichevoli critiche all’articolo di due giorni
fa, scritto a caldo dopo la vittoria del No. Forse ci siamo lasciati trasportare
dall’entusiasmo descrivendo la “stretta di mano” tra i giovani di città e gli
anziani di montagna, ma il dato politico resta incontrovertibile: tutti gli 11
comuni biellesi in cui ha prevalso il NO fanno parte delle Terre alte.
Per definirle, mi affido all’UNCEM: sono spazi multifunzionali che superano la
semplice definizione geografica di “montagna” per abbracciare territori fragili
ma ricchi di risorse, dove il rapporto uomo-ambiente è il perno della stabilità
ecologica. Parliamo del 60% della superficie italiana e di una parte vastissima
del Biellese.
In queste aree sta accadendo qualcosa di nuovo. Riprendo una definizione del
sociologo Filippo Barbera: la nascita di comunità porose. Non gruppi chiusi di
soli nativi, ma collettività aperte composte da persone che si prendono cura del
bene comune. L’esempio può essere Pace Futuro a Pettinengo: un progetto capace
di rigenerare il tessuto sociale accogliendo l’altro, trasformando la
marginalità in risorsa e cultura, dimostrando che la porosità è l’unica
strategia per il ripopolamento.
Veniamo agli 11 paesi in cui è prevalso il No anche nel Biellese. Partendo da
Occidente, lungo la Serra, troviamo Magnano, Sala e Torrazzo. Salendo verso il
cuore della Valle Cervo, ecco Piedicavallo e Campiglia Cervo. Muovendoci poi
verso Oriente, nella zona della Valle di Mosso e della Valsessera, incontriamo
Bioglio, Ternengo, Pettinengo, Veglio, Callabiana e infine Coggiola.
Sono questi i comuni dove il Biellese ha saputo esprimersi con i giovani
italiani, con Karim. Ora spetta a noi costruire queste comunità porose.
Ettore Macchieraldo