Europa a un bivio decisivo
Oggi l’Europa si trova davanti a una scelta decisiva. Gli Stati Uniti vogliono
coinvolgere gli “alleati” nella guerra sciagurata contro l’Iran. Una guerra che
molti analisti giudicano insensata: senza obiettivi chiari, senza una strategia
e probabilmente già persa in partenza. Un conflitto che, oltre a far scorrere un
fiume di sangue in Medio Oriente, colpisce la stessa Europa. Una guerra che
distrugge intenzionalmente ogni principio del diritto internazionale, spingendo
il mondo verso il caos.
L’Europa deve scegliere: appoggiare questa guerra — aprendo la strada a un
conflitto mondiale — o prendere una posizione netta contro questo attacco e
distanziarsi dagli Stati Uniti e da Israele. I Paesi europei dovrebbero seguire
l’esempio del premier spagnolo Pedro Sánchez: uscire dal ruolo di subordinazione
politica e scegliere finalmente una politica estera autonoma, orientata al bene
delle proprie popolazioni.
In questa scelta si gioca non solo il futuro dell’Europa, ma anche quello del
pianeta.
Nel 2022 molti hanno giustamente criticato l’invasione russa dell’Ucraina. Non
hanno però visto un’altra faccia della realtà storica: quella guerra era stata
preparata da anni da una crescente tensione geopolitica alimentata soprattutto
dagli Stati Uniti e dai suoi alleati.
Ma oggi è impossibile non vedere con chiarezza che ci troviamo di fronte a un
attacco guidato solo dalla logica del dominio e della supremazia.
Con l’invasione russa dell’Ucraina, l’Europa si trovò davanti a una scelta:
mediare o sostenere l’escalation. Di fatto scelse la seconda strada.
Lo stesso è avvenuto con la tragedia di Gaza, che diversi rapporti delle Nazioni
Unite hanno definito un genocidio. Molti governi europei hanno appoggiato,
direttamente o indirettamente, l’azione di Israele.
È molto difficile che oggi i governi riescano a liberarsi dalla sudditanza verso
gli Stati Uniti e dall’influenza enorme dell’industria delle armi. Non solo per
mancanza di statura morale e di visione del futuro, ma anche perché i nostri
politici sono spesso corrotti o ricattati, subendo pressioni politiche ed
economiche enormi. Hanno chiaramente paura e mancano del coraggio per fare le
scelte che sanno essere giuste.
Per questo la voce della gente, la nostra voce, è decisiva. Non c’è dubbio che,
se si tenesse oggi un referendum in Europa, la grande maggioranza delle persone
voterebbe per non appoggiare nessuna guerra e per prendere le distanze da una
politica internazionale folle e dominata dalla logica della violenza e della
brutalità.
Nel 2007 noi umanisti avevamo visto chiaramente la situazione in cui il mondo
sarebbe arrivato. Nella dichiarazione Europa per la Pace scrivevamo: “L’Europa
non deve appoggiare alcuna politica che trascini il pianeta verso la catastrofe:
qui è in gioco la vita di milioni di persone, è in gioco il futuro stesso
dell’umanità. Le armi nucleari vanno smantellate oggi, prima di usarle; dopo
sarebbe troppo tardi. Che i politici siano all’altezza della situazione o si
facciano da parte!”
Oggi quella scelta torna davanti a noi con tutta la sua urgenza.
Una scelta che riguarda tutti noi: sfuggire alla logica della polarizzazione e
condannare la violenza e la disumanità da qualsiasi parte provengano.
Europa per la Pace
Gerardo Femina