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Prosfygika, contro le minacce di sgombero
Sedici anni di autogestione nel cuore di Atene: lo Stato prepara lo sgombero, un residente in sciopero della fame fino alle estreme conseguenze. Per 16 anni, la Comunità di Prosfygika Occupata è esistita come un quartiere unico, autogestito e liberato ad Atene. Tra la sede della polizia e la Corte Suprema, circa 400 abitanti del quartiere hanno costruito una risposta concreta alla domanda su come vivere insieme e su come auto-organizzarsi dal basso per soddisfare i propri bisogni. Questo avviene attraverso numerose assemblee, 22 strutture autogestite e una vita comunitaria condivisa. Il quartiere rappresenta una proposta pratica contro il dominio, fondata su autogestione, autonomia, auto-organizzazione e internazionalismo. È un luogo in cui si formano relazioni di solidarietà e dove persone oppresse e in lotta si incontrano, determinate a combattere e resistere per le proprie case, costruendo un contrattacco che mira a riportare al centro le lotte di classe, sociali e internazionaliste. Il quartiere è una spina nel fianco dello Stato, sia perché occupa un territorio che il capitale vuole sfruttare, sia perché sta costruendo un nuovo immaginario sociale, un nuovo mondo, nel cuore della metropoli di Atene. Da mesi, lo Stato sta preparando una grande offensiva contro il quartiere, la più imponente che abbia mai affrontato. In risposta, il residente della comunità Aristotelis Chantzis ha iniziato il 5 febbraio uno sciopero della fame a oltranza fino alla morte. Di seguito, l’audio in cui ci aggiornano sulla situazione a Prosfygika: Condividiamo qui la dichiarazione dello sciopero della fame: Sciopero della fame fino alla morte in difesa della vita Messaggio alla società, alla mia famiglia, ai miei amici Mi chiamo Aristotelis Chantzis e, in quanto membro e residente della Comunità Occupata di Prosfygika in Viale Alexandras, intraprendo uno sciopero della fame fino alla morte. Riconosco questa azione come uno strumento di lotta per portare all’attenzione collettiva la necessità di preservare Prosfygika di Viale Alexandras come edilizia popolare, come struttura di solidarietà per i gruppi sociali vulnerabili e come comunità organizzata di resistenza. L’attacco che stiamo subendo fa parte di un’offensiva complessiva dello Stato e del capitalismo contro il mondo della comunità, dell’auto-organizzazione, della solidarietà e della resistenza sociale. Lo Stato, indipendentemente dal governo di turno, ha pianificato l’abbandono e il degrado di Prosfygika come tattica preliminare all’assalto della gentrificazione. Nel corso degli anni ha impiegato ogni mezzo immorale per servire gli interessi di privati, appaltatori e aziende, e per rafforzare le reti clientelari dei governatori regionali, delle autorità comunali e del governo centrale. Se la comunità non si fosse presa cura degli edifici di Prosfygika in tutti questi anni, essi sarebbero stati demoliti da tempo. La Comunità Occupata di Prosfygika è una proposta sociale alternativa al mondo di solitudine, individualismo, insicurezza, senzatetto e assistenza sanitaria inadeguata o inesistente che gli Stati e il capitalismo ci impongono. Abbiamo costruito 22 strutture di solidarietà nei settori dell’istruzione, della salute, dell’alimentazione, della cultura, dell’arte, del supporto tecnico all’abitare, dell’emancipazione e della collettivizzazione delle donne, della democratizzazione della famiglia e della partecipazione individuale alla vita comune. Costruiamo relazioni di fiducia, sicurezza, amicizia e solidarietà con le persone che ci circondano. Queste relazioni e strutture non sono riservate a singoli membri, ma rappresentano la nostra proposta sociale per l’intera società. Operiamo in modo democratico e diretto attraverso assemblee generali settimanali e conferenze plenarie. Il nostro obiettivo è affrontare i problemi sociali. Il nostro obiettivo è costruire una comunità e strutture di solidarietà che sostengano i gruppi sociali vulnerabili. Con questo sciopero della fame vi invito a conoscere da vicino questa comunità, le sue strutture di solidarietà e i suoi residenti; a incontrarci, ad ampliare il mondo della comunità, a unire le nostre voci, la nostra angoscia per la vita e le nostre lotte. Riguardo allo sciopero della fame fino alla morte: Come Comunità Occupata di Prosfygika, abbiamo deciso di difendere fino in fondo la nostra proposta sociale, le persone che ne fanno parte, le strutture che abbiamo costruito e la memoria storica di Prosfygika. È una nostra scelta consapevole e una nostra responsabilità dare anche la vita per la continuazione della vita. Sappiamo che, se Prosfygika venisse sgomberata, gran parte di noi si ritroverebbe per strada: gli anziani e i malati morirebbero senza riparo, i bambini perderebbero le loro case e le loro scuole, con conseguenze incalcolabili per la loro salute fisica e mentale e per il corso della loro esistenza. Sulla base di questa decisione collettiva di difenderci, ho scelto volontariamente di intraprendere uno sciopero della fame fino alla morte, nel massimo rispetto per la vita. Il metodo concordato consente allo scioperante di prolungare lo sciopero della fame per un periodo sufficiente a comunicare le proprie richieste alla società. Siamo naturalmente consapevoli che possono insorgere complicazioni di salute già dai primi giorni e per tutta la durata dello sciopero — non tanto a causa della fame in sé, quanto per il rischio di arresto cardiaco. Sappiamo inoltre che, anche in caso di esito positivo, la denutrizione cronica può causare danni irreparabili, principalmente al sistema nervoso, anche durante il periodo di recupero. La mia alimentazione comprende: acqua, tè, 10-25 grammi di zucchero al giorno, 1-1,5 cucchiaini di sale al giorno, vitamine B1, B6, B12, magnesio e potassio. Le richieste di questo sciopero della fame sono: * ANNULLAMENTO IMMEDIATO DEL CONTRATTO DA PARTE DELLA REGIONE DELL’ATTICA. * TUTTI I RESIDENTI DI PROSFYGIKA DEVONO POTER RIMANERE NELLE PROPRIE ABITAZIONI, NEL LUOGO E NEL CONTESTO IN CUI VIVONO E HANNO COSTRUITO LEGAMI SOCIALI, CULTURALI E VITALI. * GARANZIE CONCRETE PER IL RESTAURO DI PROSFYGIKA DA PARTE DELLA SOCIETÀ DI DIRITTO CIVILE SENZA SCOPO DI LUCRO “KATOIKOI KAI FILOI PROSFYGIKON L. ALEXANDRAS SOCIETY NON PROFIT CIVIL LAW COMPANY” CON IL PROPRIO AUTOFINANZIAMENTO! — NESSUN FINANZIAMENTO PUBBLICO PER LA “RIQUALIFICAZIONE” DI PROSFYGIKA! Aristotelis Chantzis, membro e residente della Comunità Occupata di Prosfygika in Viale Alexandras 5 febbraio 2026 Invitiamo tutte e tutti a rafforzare Prosfygika con la propria presenza fisica, a sostenere il piano di autodifesa del quartiere e ad aiutare nei lavori tecnici e nelle strutture. Chiunque voglia partecipare può contattare la comunità via mail. Tutte le organizzazioni, i gruppi e le singole persone sono inoltre chiamati a sostenere la mobilitazione pubblica a tutti i livelli: striscioni, graffiti, condivisioni sui social media, scrittura di propri testi e post, creazione di reti, ecc. Per l’autogestione dei lavori di ripristino del quartiere e il sostegno allo sciopero della fame c’è un grande bisogno di donazioni. E’ stata lanciata una raccolta fondi per la prima fase del finanziamento. Il link è il seguente: https://www.firefund.net/saveprosfygika Contattate la campagna internazionale “Save Prosfygika” all’indirizzo save-prosfygika-internationalist@systemli.org per ricevere informazioni aggiornate, così che i movimenti di solidarietà dall’estero possano coordinarsi con la campagna generale ed essere più efficaci. Seguite gli account social della comunità: Email: sykapro_squat@riseup.net Blog: sykaprosquat.noblogs.org Instagram: @sykapro
March 16, 2026
Radio Blackout - Info
#Note dall'UK
Con la fine dello sciopero della fame di Heba, Kamran e Lewie, attivist* di Palestine Action attualmente in carcere, facciamo il punto sulle vittorie ottenute e sul significato e l'impatto politico della loro protesta. Per ulteriori informazioni, rimandiamo al sito del collettivo britannico Prisoners for Palestine, che sostiene tutte le persone incarcerate nel Regno Unito per la loro attività politica a favore della liberazione della Palestina: https://prisonersforpalestine.org/.  
January 16, 2026
Radio Onda Rossa
Due attivistə di Palestine Action hanno intrapreso uno sciopero della fame di 73 giorni
Si chiamano Kamran Ahmed e Heba Muraisi lə tre attivistə del collettivo britannico Palestine action accusatə di aver praticato un’azione di sabotaggio contro una fabbrica di armi israeliana e una base militare della Royal air force. Lə attivistə, che si dichiarano innocenti, denunciano una condizione carceraria punitiva e ingiusta, che li vede affrontare per motivi non chiari un allungamento fuori legge del periodo di detenzione preventiva. La custodia cautelare, che non dovrebbe superare i sei mesi di detenzione, si sta prolungando ormai da più di 18 mesi senza nessuna giustificazione legale. Lo scorso 14 gennaio lə attivistə hanno interrotto lo sciopero della fame portato avanti da 73 giorni dopo che alcune delle loro richieste sono state realizzate. Di seguito l’articolo pubblicato su Novara media in precedenza all’interruzione del digiuno. Muraisi, 31 anni, soffre di spasmi muscolari incontrollabili che potrebbero indicare danni neurologici e deve «ricordarsi di respirare», secondo il gruppo di attivistə Prisoners For Palestine. Ahmed, 28 anni, soffre di forti dolori al petto, affanno, difficoltà nel parlare e perdita dell’udito all’orecchio sinistro, secondo quanto riferito dalla sorella maggiore, ma rimane «mentalmente lucido» e «andrà fino in fondo». «La morte è una possibilità molto concreta per Heba in questo momento», ha dichiarato a Novara Media Hinda, amicizia d’infanzia di Muraisi, che ha preferito non rivelare il proprio cognome. Descrive Muraisi come una persona amorevole, gentile e altruista che «mette sempre gli altri prima di sé». Nove attivistə di Palestine Action in custodia cautelare hanno intrapreso uno sciopero della fame l’anno scorso dopo che la ministra dell’Interno Shabana Mahmood non ha risposto a una lettera in cui venivano espresse preoccupazioni sulle loro condizioni. Muraisi e Ahmed sono due delle tre persone detenute appartenenti a Palestine Action che continuano a rifiutare il cibo. Il terzo è Lewie Chiaramello, 22 anni, che digiuna a intermittenza da 44 giorni perché affetto da diabete. Teuta “T” Hoxha ha interrotto il suo sciopero della fame di 58 giorni (il secondo intrapreso in meno di un anno) il 5 gennaio. Hoxha è stata ricoverata in ospedale più volte e la sua salute rimane significativamente a rischio di sindrome da rialimentazione, a meno che la sua guarigione non venga gestita correttamente. Qesser Zuhrah e Amu Gib hanno interrotto il loro sciopero dopo 51 giorni il 23 dicembre 2025. Jon Cink e Umer Khalid hanno concluso i loro scioperi della fame di 41 e 13 giorni all’inizio di dicembre. Il gruppo di attivistə chiede il rilascio immediato su cauzione, il diritto a un processo equo, la revoca della messa al bando di Palestine Action, la chiusura degli stabilimenti dell’azienda israeliana produttrice di armi Elbit Systems sul suolo britannico e la fine delle presunte interferenze da parte delle autorità carcerarie nelle loro lettere e altre comunicazioni. Il governo laburista guidato dal primo ministro Keir Starmer ha rifiutato costantemente di aprire un dialogo o incontrare chiunque rappresenti le persone in sciopero della fame. Muraisi ha iniziato a rifiutare cibo il 3 novembre e ha riferito sintomi quali incapacità di formulare frasi, dolore quando si sdraia su un fianco e dolori muscolari costanti. Ahmed è stato ricoverato in ospedale per la quinta volta la settimana scorsa. Sua sorella, la farmacista Shahmina Alam, ha dichiarato a Novara Media di vivere nella paura costante che suo fratello possa avere un infarto. La preoccupazione per la sopravvivenza di queste persone in sciopero della fame non è infondata. Il rifiuto del cibo per più di 40 giorni è considerato fase critica dal personale medico, con potenziali danni permanenti o morte per collasso cardiovascolare e infezioni. Esiste anche un forte rischio di complicazioni neurologiche dovute alla carenza di vitamine. Il dottor James Smith, medico di pronto soccorso qualificato e docente presso lo University College di Londra, ha dichiarato a Novara Media che Muraisi è «giunta alla fase critica dello sciopero della fame, in cui è probabile che l’organismo venga danneggiato in modo irreversibile e il rischio di morte aumenta di giorno in giorno». Smith ha aggiunto: «Il rischio che squilibri elettrolitici provochino aritmie cardiache e arresto cardiaco è elevato, così come la vulnerabilità a infezioni e sepsi. Tutti gli organi – fegato, reni, cuore – sono sottoposti a uno stress enorme e potrebbero smettere di funzionare in qualsiasi momento». Il personale carcerario non può procedere con l’alimentazione forzata quando le persone detenute rifiutano cibo o liquidi. Alam descrive se stessa e la sua famiglia «come zombie». «Ogni ora che passa senza avere sue notizie [di Ahmed] è un momento di panico», ha detto. «Sei in uno stato di ansia costante. Senti il tuo cuore andare in pezzi e non puoi farci niente». Muraisi e Ahmed fanno parte di Filton 24 e sono in custodia cautelare senza alcun processo da più di 13 mesi, ben oltre il limite di circa sei mesi previsto per la custodia cautelare. Il loro processo è previsto al più presto nel maggio di quest’anno, il che significa che a quel punto saranno in carcere da 18 mesi senza condanne, senza che sia stato formulato alcun tipo di reato. Lo scorso ottobre Muraisi è stata trasferita dall’HMP Bronzefield nel Surrey all’HMP New Hall di Wakefield, in una mossa che secondo lə attivistə ha avuto lo scopo di isolarla e separarla dalle sue reti di sostegno, compresa sua madre. Secondo quanto riferito, lei è determinata a continuare lo sciopero della fame fino a quando non verrà riportata a Bronzefield. Hinda ha raccontato a Novara Media che lei e altrə, tra cui Jon Trickett, deputato laburista di Normanton e Hemsworth, non hanno ottenuto il permesso di visitare Muraisi «nonostante la direzione del carcere sostenga il contrario», e che ciò ha avuto un impatto significativo sulla salute mentale di Muraisi. Dei dieci prigionieri politici, appartenenti all’IRA e all’INRA, morti nel Maze durante lo sciopero della fame del 1981, solo tre avevano resistito senza cibo per più giorni rispetto a Muraisi. Un portavoce di Prisoners For Palestine ha dichiarato a Novara Media: «Dopo più di due mesi senza cibo e nel totale disinteresse delle autorità, la vita di Heba è in grave pericolo. Perché si rifiutano di trasferirla all’HMP di Bronzefield, vicino alla madre disabile che non può vedere da mesi?». La sorella di Ahmed ha affermato di provare «profonda delusione» verso il  governo proprio perché è un governo laburista e Starmer, in quanto ex-avvocato specializzato in diritti umani, «dovrebbe vergognarsi». «Ignorare le persone che stanno mettendo a rischio la propria vita per garantire il rispetto dei diritti di cittadini e cittadine britanniche e del diritto internazionale è follia», ha dichiarato Alam a Novara Media. «Si pensa a torto che queste persone vogliano un trattamento speciale o una corsia preferenziale verso il processo, ma niente è più lontano dalla verità. Tutto ciò che chiedono è quanto previsto dalle nostre costituzioni democratiche e dal sistema giudiziario». «Non avrei mai pensato che mio fratello sarebbe finito in prigione per motivi politici. Non avrei mai pensato che mio fratello avrebbe fatto uno sciopero della fame. Erano cose che leggevamo nei libri di storia e pensavamo: ‘Wow, ci vuole un gran coraggio per fare una cosa del genere’. Poi ho capito che si tratta solo di persone comuni che si affidano alla loro umanità e si rendono conto che non sono libere finché tutti non lo sono». Hinda ha dichiarato che il governo mette «gli interessi delle potenze straniere al di sopra di quelli dei propri cittadini» e lo ha definito un «precedente pericoloso». A Novara Media ha detto: «Heba è in carcere da più di un anno e si prevede che vi rimarrà ancora a lungo senza una condanna per quello che la legge definisce danno penale. Heba lo fa affinché le sue richieste vengano ascoltate, la legge applicata in modo proporzionato e le sia concesso di tornare a casa e tornare a essere una figlia». Lə nove detenutə in sciopero della fame sono in carcere per il presunto coinvolgimento in irruzioni nelle fabbriche di proprietà della Elbit Systems, la più grande azienda produttrice di armi di Israele, e nella base aerea RAF Brize Norton. Tuttə loro negano queste accuse. Il mese scorso esperti ed esperte delle Nazioni Unite hanno esortato il governo britannico ad adottare «misure urgenti» per salvaguardare la vita dei detenuti in sciopero della fame. Sette esperti ed esperte indipendenti, tra cui la relatrice speciale per i Territori palestinesi occupati Francesca Albanese, hanno affermato: «Lo Stato ha la piena responsabilità della vita e del benessere delle persone detenute». A dicembre, Starmer ha dichiarato alla Camera dei Comuni che regole e procedure erano state rispettate, dopo che erano state sollevate domande sul motivo per cui il suo governo non avesse incontrato i familiari degli avvocati dei detenuti in sciopero della fame. Il ministro del carcere Lord James Timpson ha dichiarato: «Benché molto preoccupanti, gli scioperi della fame non sono una novità nelle nostre carceri. Negli ultimi cinque anni ne abbiamo registrati in media oltre 200 all’anno e disponiamo di procedure consolidate per garantire la sicurezza delle persone detenute». «Le équipe sanitarie penitenziarie forniscono assistenza sanitaria nazionale e monitorano costantemente la situazione. L’HMPPS [His Majesty’s Prison and Probation Service, Servizio penitenziario e di libertà vigilata di Sua Maestà] afferma chiaramente che le accuse secondo cui l’assistenza ospedaliera viene negata sono del tutto fuorvianti: essa viene sempre fornita quando necessario e alcuni di questi detenuti sono già stati curati in ospedale. Queste persone sono accusate di reati gravi, tra cui furto aggravato e danneggiamento. Le decisioni sulla custodia cautelare spettano a giudici indipendenti e avvocati e avvocate possono presentare ricorsi al tribunale per conto dellə propriə assistitə. Nessunə ministrə li incontrerà: abbiamo un sistema giudiziario basato sulla separazione dei poteri e l’indipendenza della magistratura è il fondamento del nostro sistema. Sarebbe assolutamente incostituzionale e fuori luogo se ministri e ministre intervenissero in procedimenti giudiziari in corso». Harriet Williamson è redattrice e giornalista per Novara Media. Questo articolo è stato pubblicato il 6 gennaio su Novara Media, la traduzione è a cura di Benedetta Rossi (DinamoPress) La copertina è stata pubblicata su Novara media SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Due attivistə di Palestine Action hanno intrapreso uno sciopero della fame di 73 giorni proviene da DINAMOpress.
January 16, 2026
DINAMOpress
Gran Bretagna: attivisti/e di Palestine Action interrompono lo sciopero della fame
Kamran Ahmed, Heba Muraisi e Lewie Chiaramello annunciano la loro decisione di porre fine allo sciopero della fame, poiché a Elbit Sytems UK è stato negato un contratto governativo cruciale: è stata quindi accolta una richiesta fondamentale degli scioperanti. I tre attivisti di Palestine Action erano a rischio imminente di morte poiché in sciopero della fame rispettivamente da 73, 66 e 52 giorni. Gli attivisti hanno iniziato a rialimentarsi in conformità con le linee guida sanitarie. Tra i motivi principali dell’interruzione della protesta, come riportato dal sito Prisoners for Palestine, l’annuncio che Elbit Systems ha perso un contratto da 2 miliardi di sterline, che le avrebbe consentito di addestrare 60.000 soldati britannici ogni anno. Dal 2012, la filiale britannica dell’azienda di armi israeliana Elbit si è aggiudicata oltre 10 appalti pubblici. Il contratto da 2 miliardi di sterline, che avrebbe visto Elbit fornire addestramento all’esercito britannico per un periodo di dieci anni, è andato perso nonostante gli sforzi dei funzionari del Ministero della Difesa e dell’esercito britannico, che erano in combutta sia con Elbit Systems UK che con la sua società madre Elbit Systems in riunioni riservate e “tour” nella capitale della Palestina, Gerusalemme. Di seguito il comunicato dei prigionieri di Palestine action che hanno deciso di porre fine allo sciopero della fame: Le richieste degli scioperanti della fame soddisfatte al 73° giorno, mentre tre di loro interrompono lo sciopero. Oggi Kamran Ahmed, Heba Muraisi e Lewie Chiaramello annunciano la loro decisione di porre fine allo sciopero della fame, poiché a Elbit Systems UK è stato negato un importante contratto governativo, una delle richieste chiave degli scioperanti. Heba Muraisi, Kamran Ahmed, Lewie Chiaramello, Teuta Hoxha, Jon Cink, Qesser Zuhrah e Amu Gib hanno ora iniziato a reintegrare il loro apporto calorico in conformità con le linee guida sanitarie. È stato annunciato oggi che Elbit Systems ha perso un contratto da 2 miliardi di sterline, che avrebbe previsto l’addestramento di 60.000 soldati britannici ogni anno. Dal 2012, Elbit ha vinto oltre 10 appalti pubblici, segnando un cambiamento nella sua popolarità tra i funzionari. Il contratto da 2 miliardi di sterline, che avrebbe visto Elbit fornire addestramento all’esercito britannico per dieci anni, è stato perso nonostante gli sforzi dei funzionari del Ministero della Difesa e dell’esercito britannico, che, secondo quanto rivelato, avevano collaborato con Elbit Systems UK e la sua società madre Elbit Systems in incontri segreti e “tour” nella capitale della Palestina, Gerusalemme. Venerdì 9 gennaio 2026, in un importante passo avanti, i leader nazionali dell’assistenza sanitaria carceraria hanno finalmente incontrato i rappresentanti dei detenuti in sciopero della fame, su richiesta del Ministero della Giustizia, per discutere delle condizioni carcerarie e delle raccomandazioni terapeutiche. La decisione arriva mentre il gruppo Prisoners for Palestine ha dichiarato una serie di vittorie dello sciopero della fame, descrivendole in una dichiarazione: Oltre al soddisfacimento di questa richiesta fondamentale, vogliamo cogliere l’occasione per rivelare le varie vittorie ottenute durante lo sciopero della fame: Solo nelle ultime settimane, 500 persone si sono impegnate in azioni dirette contro il complesso militare-industriale genocida, più del numero di persone che hanno partecipato alla campagna quinquennale di Palestine Action. Durante quella campagna quinquennale, sono state chiuse 4 fabbriche di armi israeliane. Elbit Systems sta vivendo un tempo rubato: la vedremo chiudere definitivamente, non per merito del governo, ma grazie al popolo. Il trasferimento di Heba all’HMP Bronzefield è stato accettato dall’HMP Newhall, dove attualmente è detenuta in isolamento intenzionale dalla sua famiglia e dai suoi amici. A T. Hoxha è stato offerto un incontro con il capo della JEXU (Joint Extremism Unit) nella sua prigione, la stessa organizzazione che orchestra il trattamento dei prigionieri come “terroristi”. Nonostante la crudele e costante negligenza medica nei confronti dei detenuti in sciopero della fame, che ha comportato il mancato registro del rifiuto del cibo, il rifiuto di ambulanze in emergenze potenzialmente letali e trattamenti degradanti in ospedale, i responsabili nazionali dell’assistenza sanitaria carceraria ci hanno incontrato su richiesta del Ministero della Giustizia. Durante lo sciopero della fame, alcuni detenuti hanno iniziato a ricevere pacchi contenenti la posta trattenuta e in un caso hanno ricevuto le scuse del personale carcerario per una lettera che era stata ritardata di 6 mesi. Dopo mesi di attesa sono stati consegnati anche libri su Gaza e sul femminismo. Alla ricerca di un processo equo, i partecipanti allo sciopero della fame hanno chiesto la divulgazione delle licenze di esportazione degli ultimi cinque anni da parte di Elbit Systems. Dopo ripetute richieste, queste informazioni sono state divulgate a un ricercatore indipendente dal Dipartimento del Commercio durante lo sciopero della fame. Gli scioperanti della fame hanno fatto la storia britannica, partecipando al più grande e lungo sciopero della fame coordinato in Gran Bretagna, durato in totale 73 giorni, con Heba Muraisi che ha concluso dopo 73 giorni. Il gruppo di attivisti Prisoners for Palestine ha sottolineato che la vittoria più preziosa dello sciopero della fame è stata la forte crescita dell’impegno nell’azione diretta: “Lo sciopero della fame dei nostri prigionieri sarà ricordato come un momento storico di pura sfida, un imbarazzo per lo Stato britannico. Ha rivelato al mondo che la Gran Bretagna ha prigionieri politici al servizio di un regime straniero genocida e ha visto centinaia di persone impegnarsi a intraprendere azioni dirette seguendo le orme dei prigionieri. Sebbene questi prigionieri abbiano concluso il loro sciopero della fame, la resistenza è appena iniziata. Vietare un gruppo e imprigionare i nostri compagni si è rivelato controproducente per lo Stato britannico: l’azione diretta è viva e il popolo caccerà Elbit dalla Gran Bretagna per sempre”. Amu Gib ha dichiarato: “Non abbiamo mai affidato le nostre vite al governo e non inizieremo a farlo ora. Saremo noi a decidere come dedicare le nostre vite alla giustizia e alla liberazione”. Lewie ha detto: “È sicuramente un momento di festa. Un momento per gioire e abbracciare la nostra gioia come rivoluzione e come liberazione. Lo facciamo per la Palestina, perché siamo stati ispirati, perché siamo stati autorizzati ad agire e a cercare di realizzare i nostri sogni per una Palestina libera, per un mondo emancipato”. (Traduzione a cura di Enzo Ianesi Osservatorio Repressione
January 15, 2026
Pressenza
Sospeso lo sciopero della fame degli attivisti detenuti di Palestine Action
Nella giornata in cui in diverse città europee (Londra, Roma, Milano, Barcellona, L’Aja) si sono tenute manifestazioni di solidarietà con gli “hunger strikes”, i detenuti di Palestine Action hanno deciso di sospendere lo sciopero della fame in corso da 70 giorni nelle carceri britanniche in cui sono detenuti. (Nelle foto […] L'articolo Sospeso lo sciopero della fame degli attivisti detenuti di Palestine Action su Contropiano.
January 15, 2026
Contropiano
Fame di Giustizia
Dal presidio in corso, in solidarietà agli attivisti di Palestine Action, di oggi mercoledì 14 gennaio a Roma- Piazzale di Porta Pia, un compagno ci racconta il perchè della mobilitazione e le future iniziative per chiedere la liberazione di tutte le persone detenute, anche in italia, per essersi opposti al genocidio.
January 14, 2026
Radio Onda Rossa
Solidarietà agli attivisti di Palestine Action in sciopero della fame. Mercoledi presidio all’ambasciata britannica
Nelle carceri britanniche otto attivisti della rete Palestine Action sono detenuti preventivamente in modo illegale. Tre di loro sono in sciopero della fame da più sessanta giorni e in pericolo di morte immediata. Le loro condizioni di salute sono critiche, irreversibili, ogni giorno può essere l’ultimo. Lo Stato britannico si […] L'articolo Solidarietà agli attivisti di Palestine Action in sciopero della fame. Mercoledi presidio all’ambasciata britannica su Contropiano.
January 13, 2026
Contropiano