L’impegno dell’UNICEF per i minori stranieri non accompagnati
Nel 2025 sono state oltre 66 mila le persone migranti e rifugiate arrivate in
Italia attraverso la rotta del Mediterraneo centrale, 2 su 10 erano bambine,
bambini e adolescenti, tra cui circa 12.000 persone minorenni non accompagnate
(MSNA), un numero in aumento rispetto la quota di minorenni arrivati l’anno
precedente. La rotta migratoria del Mediterraneo Centrale si attesta ancora tra
le più pericolose: nel 2025 sono state circa 1.300 le persone morte o disperse
nel Mediterraneo centrale tra cui molte persone di minore età. E’ quanto
certifica il recente Rapporto Annuale 2025 dell’UNICEF. Altri ingressi hanno
interessato le frontiere terrestri del Nord del Paese con gli arrivi dalla rotta
balcanica, per i quali però non sono disponibili dati aggiornati. Al 31 dicembre
2025 il sistema di accoglienza italiano ha accolto 17.000 minorenni stranieri
non accompagnati (MSNA). La popolazione di MSNA accolta nelle strutture di prima
e seconda accoglienza in Italia è composta principalmente da ragazzi (89%). Con
riferimento all’età, il 56% di MSNA ha 17 anni, il 22% ha 16 anni, l’8% ha 15
anni, mentre il 14% ha meno di 15 anni. La maggioranza dei ragazzi e delle
ragazze giunti in Italia senza una persona adulta di riferimento proviene da
Paesi pesantemente colpiti da crisi prolungate, che ne hanno danneggiato i
sistemi socioeconomici e educativi e i servizi sanitari. Tra i Paesi di
provenienza maggiormente rappresentati nelle strutture di accoglienza vi sono:
Egitto (oltre 5 mila <18, pari al 30% del totale); Ucraina (2,9 mila <18, pari
al 17% dei nuovi ingressi); Bangladesh (1,7 mila <18, pari al’10% del totale
degli ingressi censiti); Gambia (1,1 mila <18, pari al 6% del totale dei nuovi
ingressi); e Tunisia con oltre 900 persone <18 (5%).
E in favore dei MSNA l’UNICEF ha messo in piedi interventi articolati lungo
l’intero percorso di accoglienza e inclusione, a partire dal supportato con
informative e orientamento sul territorio e sui servizi presenti sin dalle prime
fasi dell’arrivo in Italia e poi attraverso informative via via più specifiche.
L’organizzazione ha potenziato anche il servizio di supporto psicosociale,
legale e di orientamento al lavoro, attraverso il servizio di Here4U della
piattaforma U-Report On The Move e il lavoro sul campo nelle strutture di prima
e seconda accoglienza per offrire programmi di supporto alla salute mentale di
minori non accompagnati, giovani migranti e rifugiati/e e famiglie. L’UNICEF si
è inoltre attivato a supporto delle istituzioni sul territorio per garantire
l’accesso a percorsi educativi, formativi e di orientamento professionale per la
transizione scuola-lavoro e l’inclusione sociale di bambini/e e adolescenti in
situazioni di svantaggio. L’investimento in educazione e sviluppo delle
competenze rappresenta uno strumento chiave di prevenzione dell’esclusione e di
costruzione di autonomia nel passaggio all’età adulta. Fattori quali le barriere
linguistiche, la precaria condizione giuridica, la dispersione scolastica dovuta
anche ai repentini trasferimenti, continuano a incidere in maniera significativa
sui percorsi di molti minorenni e giovani rifugiati e migranti. L’Organizzazione
ha quindi promosso azioni in ambito educativo volte a supportare l’apprendimento
della lingua italiana da parte di alunni neoarrivati nelle scuole primarie e
secondarie di I grado, lo sviluppo di competenze del 21° secolo e l’educazione
all’imprenditorialità di studentesse e studenti nelle scuole secondarie più
svantaggiate, inclusi quelli con background migratorio, nonché l’orientamento ai
percorsi educativo-formativi e professionali per MSNA e giovani migranti e
rifugiati/e.
“Nel 2025, si legge nel Rapporto, UNICEF ha rafforzato le attività di
monitoraggio e supporto ai minorenni migranti e rifugiati nelle principali aree
di primo arrivo e transito, tra cui Lampedusa, Agrigento e Trapani, adottando un
approccio integrato che collega le équipe operative in frontiera con i case
managers delle Prefetture. Le équipe hanno svolto un ruolo cruciale
nell’identificazione tempestiva dei minorenni più vulnerabili, prevenendo
esclusione dai servizi, sfruttamento e interruzione della presa in carico,
mentre il team di case managers ha coordinato l’accesso a misure di tutela
legale, assistenza sanitaria, supporto psicologico e soluzioni di accoglienza
adeguate. L’intervento ha inoltre garantito continuità della presa in carico
durante i trasferimenti, migliorando la raccolta e trasmissione di informazioni
sui profili di vulnerabilità e rafforzando l’integrazione tra autorità, enti
gestori, servizi territoriali e organizzazioni specializzate. Le due case
managers presenti presso le Prefetture di Trapani e Agrigento hanno assicurato
supporto personalizzato a MSNA, adolescenti, giovani migranti, nuclei familiari
e donne a rischio di violenza di genere, collegando i casi ai servizi
territoriali e costruendo percorsi di inclusione adeguati. L’UNICEF ha
monitorato i casi, prevenendo abbandoni e discontinuità, e ha supportato
operatori e istituzioni tramite coordinamento e strumenti condivisi,
consolidando un modello di governance territoriale efficace e uniforme, in linea
con i Vademecum ministeriali per la presa in carico delle persone vulnerabili”.
Qui il Rapporto:
https://www.datocms-assets.com/30196/1773130941-report-annuale-2025.pdf.
Giovanni Caprio