Tag - Giorgia Meloni

Trump, Meloni, Netanyahu: stesse guerre, stessi valori…
… nuove armi, fedele collaborazione. di Rossana De Simone (*) Secondo vari media esteri e nazionali come Wired, gli USA usano la guerra contro l’Iran anche per testare nuove armi. Un approccio usato da anni dall’industria militare israeliana che ha trasformato Israele in un esportatore di armi “battle-tested”, ovvero testate in scenari reali come Gaza, Libano e Iran. Da quando
Furundulla 311 – No rdio, Si rdio, Boh rdio?…
…brutto clima, ma NO Nordio! No P2 e NO fascisti del (M)SI di Benigno Moi Assodato che le vignette non vanno spiegate… ma sono un sasso buttato come spunto di riflessione, per ogni vignetta almeno un link (forse) Sirdio   Blocchi navali “La sicurezza come alibi. Se fosse un film, andrebbe sotto questo titolo la pessima trilogia che il governo
Referendum #2 | Tre finalità perverse di una controriforma costituzionale – di Luigi Ferrajoli
Questa campagna referendaria sta svelando l’intima essenza di questo governo: la sua straordinaria capacità di imbrogliare l’elettorato raccogliendone il consenso nei confronti di finalità totalmente non dichiarate. Quella che viene proposta al referendum è una riforma sgangherata – lo smembramento insensato in tre organi diversi del Consiglio Superiore della Magistratura – e proprio per [...]
March 12, 2026
Effimera
Greenpeace condanna l’escalation militare in corso
Commentando le dichiarazioni  della presidente del Consiglio Giorgia Meloni alle Camere sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente, Sofia Basso di Greenpeace Italia dichiara: «Dopo aver assistito in silenzio per oltre due anni al genocidio della popolazione di Gaza, la presidente del Consiglio ha scelto nuovamente di non condannare gli attacchi israelo-statunitensi contro l’Iran condotti in violazione del diritto internazionale, che hanno causato migliaia di vittime civili in appena 11 giorni e inflitto ulteriori sofferenze al popolo iraniano, già vittima di brutali repressioni. Le azioni militari non portano mai stabilità o sicurezza, ma innescano una spirale di ritorsioni, destabilizzando ulteriormente regioni già fragili e indebolendo le istituzioni internazionali che hanno il compito di prevenire le guerre e proteggere la vita delle persone. Il governo italiano prenda le distanze da questo attacco illegale che avrà conseguenze catastrofiche». Greenpeace condanna l’escalation militare in corso, esprime solidarietà a tutte le persone coinvolte dagli attacchi di Netanyahu e Trump e dalla ritorsione iraniana. L’organizzazione ambientalista e pacifista chiede la cessazione immediata delle ostilità, il rispetto del diritto internazionale e un ritorno immediato alla diplomazia. Greenpeace International
March 12, 2026
Pressenza
Referendum 22-23 marzo 2026: il ‘perché NO’ spiegato da… Giusi Bartolozzi
Il capo di gabinetto del Guardasigilli ha affermato che, invece, votando SÌ “ci togliamo di mezzo la magistratura che è plotoni di esecuzione“. Questa frase che, ribadendo il paragone ripetutamente, è stata enfaticamente e concitatamente pronunciata da Giusi Bartolozzi dal ‘pulpito’ del dibattito televisivo nel programma Il Punto trasmesso in diretta il 9 marzo scorso dall’emittente catanese Telecolor – SiciliaWeb, ha scatenato una bufera che nei giorni scorsi sembrava ormai passata, e invece no. A riattizzarla dopo che il ‘capo’ del capo di gabinetto del ministro di Grazia e Giustizia, Carlo Nordio, anche promotore della riforma costituzionale sottoposta alla ratifica referendaria, era intervenuto per attenuare i toni delle sue parole, è stata ancora lei. Nella dichiarazione rilasciata per ‘gistificarsi’ non ha rinnegato nulla e, precisando che «Il riferimento al plotone di esecuzione alludeva allo stato di assoluta prostrazione in cui ci si trova in questi casi, come colui che, postovi davanti, poco o nulla può fare per difendere la propria vita» ha affermato: «Prendo atto delle polemiche scaturite dalle mie parole. Parole che, lo ribadisco con senso di profondo dispiacere, sono state tratte da un discorso molto più ampio e quindi piegate a una lettura fuorviante. Non ho mai attaccato la magistratura che anzi, in più di un’occasione, ho difeso anche a costo di scelte personali e politiche estremamente gravose». Così il putiferio ha travolto anche il capo del governo: alcuni quotidiani, tra cui Il Corriere della Sera, hanno pubblicato la notizia che Giorgia Meloni sia molto indispettita, tanto da aver commentato: «Non si poteva mordere la lingua?». L’imbarazzo di Nordio e Meloni è motivato: a paragonare la magistratura a un plotone d’esecuzione e, così, a mettergli in bocca quello che loro pensano e vorrebbero, ma non possono, dire è stata la loro collega e collaboratrice la cui eccessiva esuberanza è ingombrante ma la cui figura ha un ‘peso’ tanto rilevante perché lei in persona ha praticato la professione dell’avvocato e poi del giudice, con incarichi al tribunale di Gela dal 2002 e dal 2009 a quello di Palermo e dal 2013 alla Corte d’Appello di Roma… … e nel 2018 ha intrapreso la carriera politica facendosi notare, oltre che come sostenitrice del disegno di legge Zan sull’omotransfobia, votando contro l’emendamento alla riforma del processo penale proposto da Forza Italia, allora il suo partito, e da cui avrebbe beneficiato il suo leader, e poi ostacolando l’iter della ‘riforma Cartabia’, aspramente criticata dal Consiglio Nazionale Forense e dall’Associazione Nazionale Magistrati. Proprio queste sue posizioni controcorrente su questioni analoghe a quelle oggi in discussione avevano allontanato Giusi Bartolozzi dalla compagine coesa intorno a Silvio Berlusconi. Adesso invece Giusi Bartolozzi è schierata a favore della ‘riforma Meloni-Nordio‘ ma che, anziché intervenire con cognizione di causa, invece si è espressa con tanto rancore da palesare il perché del proprio risentimento personale, ovvero il motivo per cui auspica che il referendum ratifichi la modifica della Carta costituzionale: lei in persona è una deputata eletta nella lista di Fratelli d’Italia e imputata nell’inchiesta che la coinvolge proprio insieme al capo del suo partito, Giorgia Meloni, come capo del Governo e a un ex-magistrato, Carlo Nordio, come ministro della Giustizia, inoltre il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, un ex prefetto, e al sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri Alfredo Mantovano, un magistrato… In specifico, Giusi Bartolozzi è stata accusata di falsa testimonianza dai procuratori che indagano nell’inchiesta avviata con l’esposto presentato da Luigi Li Gotti, a sua volta un avvocato noto come difensore di mafiosi pentiti (Tommaso Buscetta, Totuccio Contorno, Giovanni Brusca, Francesco Marino Mannoia, Gaspare Mutolo,…) e un ex parlamentare esponente dell’MSI, poi di Alleanza Nazionale e infine di Italia dei Valori, indagano sul ‘caso Usāma al-Maṣrī Nağīm‘, cioè dell’ex dirigente della milizia islamista alle dipendenze del governo libico che la Corte Penale Internazionale ha condannato colpevole di crimini di guerra e contro l’umanità, perciò ricercato e un latitante che, mentre si trovava in Italia nel 2025, venne arrestato e però subito rilasciato e rimpatriato. A imbarazzare tanto i promotori della riforma costituzionale è anche il fatto che la loro collega e collaboratrice Giusi Bartolozzi si è pronunciata con parole così offensive nei confronti dei magistrati a un tavolo di confronto tra le opposte opinioni riguardo ai quesiti referendari in cui davanti a lei c’era Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, il giovane morto a causa delle percosse a lui inferte mentre era sottoposto a custodia cautelare. La presenza di Ilaria Cucchi al dibattito era ben motivata: al referendum del 22-23 marzo 2026 i cittadini italiani sono interpellati con 5 domande, tra cui una che chiede > Volete voi che sia abrogato il Decreto del Presidente della Repubblica 22 > settembre 1988, n. 447 (Approvazione del codice di procedura penale), > risultante dalle modificazioni e integrazioni successivamente apportate, > limitatamente alla seguente parte: articolo 274, comma 1, lettera c), > limitatamente alle parole: “o della stessa specie di quello per cui si > procede. Se il pericolo riguarda la commissione di delitti della stessa specie > di quello per cui si procede, le misure di custodia cautelare sono disposte > soltanto se trattasi di delitti per i quali è prevista la pena della > reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni ovvero, in caso di > custodia cautelare in carcere, di delitti per i quali è prevista la pena della > reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni nonché’ per il delitto di > finanziamento illecito dei partiti di cui all’articolo 7 della legge 2 maggio > 1974, n. 195 e successive modificazioni? Ovviamente, poiché è l’unico espressamente menzionato, la domanda così formulata sembra chiedere un responso riguardo alla carcerazione preventiva delle persone incriminate per il delitto di finanziamento illecito dei partiti… Invece sono molti i reati per cui la custodia cautelare viene sempre più frequentemente disposta e recentemente anche richiesta ‘a gran voce’ dai politici coalizzati a favore della sua estensione parallelamente alla modifica delle norme costituzionali che limitano i poteri del potere esecutivo sottoponendo l’operato dei governanti e dei funzionari delle forze dell’ordine alle loro dipendenze al controllo del potere giudiziario, cioè dei magistrati tutori e garanti del rispetto dei diritti dei cittadini sanciti nella Constituzione e nelle leggi conformi ai suoi principi. “Da strumento di emergenza il carcere preventivo è stato trasformato in una vera e propria forma anticipatoria della pena” che, sebbene in “palese violazione del principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza”, viene inferta a indagati accusati di reati minori e a molti innocenti: > Dal 1992 al 31 dicembre 2020 si sono registrati 29˙452 casi. L’Italia è il > quinto Paese dell’Unione Europea con il più alto tasso di detenuti in custodia > cautelare: il 31%, un detenuto ogni tre. La carcerazione preventiva distrugge > la vita delle persone colpite: non arreca solo un grave danno di immagine, > sottoponendole a un’esperienza scioccante, ma ha gravi conseguenze sulla sfera > professionale. Il carcere ha un impatto drammatico sulle famiglie e > rappresenta anche un onere economico per il Paese: i 750 casi di ingiusta > detenzione nel 2020 sono costati quasi 37 milioni di euro di indennizzi, dal > 1992 a oggi lo Stato ha speso quasi 795 milioni di euro” – Limiti agli abusi > della custodia cautelare. Ovviamente se, anziché applicarle, le norme che tutelano i diritti delle persone ingiustamente sottoposte alla custodia cautelare vengono abrogate, il risultato è duplice: si possono incarcerare persone sospettate di qualsiasi reato e si risparmia il risarcimento del danno provocato dall’uso estensivo o eccessivo della carcerazione preventiva. Come evidenziato da Livio Pepino in un incontro pubblico, a spiegare le ragioni del NO in modo molto più semplice che nelle complicate analisi sui dettagli di ogni questione e quesito referendario sono proprio le dichiarazioni come questa di Giusi Bartolozzi, molto esplicita e ‘pittoresca’, perciò tanto clamorosa, nella sostanza non differente da quelle meno eclatanti e ‘colorite’ di Carlo Nordio e di Giorgia Meloni. Palesemente infatti la ratifica dei 5 decreti, in particolare della riforma Meloni-Nordio, è funzionale a soggiogare il potere giudiziario a quello esecutivo e, così, esautorando la magistratura dal controllo sull’operato del governo e delle forze dell’ordine, permettere ai politici di agire industurbati – e impuniti – anche nella gestione di molti ‘affari’, ad esempio nella costruzione del ponte sullo Stretto di Messina. L’affare del collegamento tra Calabria e Sicilia infatti coinvolge Giusi Bartolozzi direttamente come siciliana e indirettamente insieme a Giorgia Meloni e ai suoi alleati di ogni regione italiana che si stanno cimentando per dimostrare di saper progettare e realizzare una grande opera architettonica riuscendo ad amministrarne l’edificazione superando ogni ostacolo che ne impedirebbe l’attuazione: questioni politiche, problematiche ambientali, criticità ingegneristiche e, soprattutto, vincoli legali delle leggi italiane ed europee. Maddalena Brunasti
March 12, 2026
Pressenza
Referendum #1 | NO, NO, NO e poi NO! (Il referendum del 22 marzo) – di Effimera
La raccolta delle firme promossa da 15 persone libere da ogni soggezione a partiti o a organizzazioni politiche istituzionali ha segnato una svolta in questa vicenda, cogliendo di sorpresa non solo l’arrogante governo in carica e la sua opposizione assopita, ma anche la comunicazione in tutti i suoi variegati segmenti (stampa, televisione, network, ogni [...]
March 10, 2026
Effimera
Il risarcimento all’algerino con 23 condanne e le bugie di Giorgia Meloni
Riprendiamo dalla pagina Facebook di Danilo Criscuolo. Ha mentito ancora. Spudoratamente, senza alcuna decenza. Ieri Giorgia Meloni ha pubblicato un video. È diventato virale in poche ore, milioni di visualizzazioni, migliaia di condivisioni, la macchina del consenso a pieno regime. Racconta la storia di un cittadino algerino con 23 condanne a cui un giudice del Tribunale di Roma ha riconosciuto 700 euro di risarcimento. Magistratura “politicizzata”, dice la premier. “L’ennesimo ostacolo alla lotta contro l’immigrazione”, aggiunge. Il video dura un minuto e mezzo. E in quel minuto e mezzo la Presidente del Consiglio della Repubblica italiana mente. Sistematicamente, spudoratamente, su ogni singolo punto rilevante della vicenda, ma per capire quanto mente bisogna partire da quello che non racconta. Perché è lì, nella storia vera, che la propaganda crolla. L’uomo in questione ha cinquant’anni. Vive in Italia da diciannove. Ha una compagna italiana. Ha due figli minorenni. Ha ventitré condanne e su questo nessuno discute: è un uomo con un passato criminale grave. Ma si trovava nel CPR di Gradisca d’Isonzo, regolarmente detenuto, con un provvedimento di espulsione già convalidato, in attesa di rimpatrio. Stava seguendo un percorso di recupero della genitorialità, con visite settimanali ai bambini, che dal CPR di Gradisca poteva tranquillamente effettuare. Il 10 aprile 2025 gli comunicano che sarà trasferito a Brindisi, in un nuovo Centro di permanenza per i rimpatri. Era una bugia. Lo caricano, gli legano i polsi con fascette contenitive e invece di trasferirlo in Puglia, lo portano in Albania, nel centro di Gjader, senza dirgli nulla. Nessun provvedimento scritto. Nessuna motivazione notificata. Nessuna comunicazione sulla destinazione reale. Nessuna possibilità di contattare il suo avvocato. Nessuna possibilità di avvisare la compagna. La compagna ha raccontato: “Mi ha detto che appena arrivato a Brindisi mi avrebbe chiamata. Non ho avuto sue notizie per due giorni. Alla fine mi ha contattata, ma dall’Albania”. Due giorni in cui una donna con due figli piccoli non sapeva dove fosse il padre dei suoi bambini. Non perché fosse scappato. Non perché fosse latitante. Perché lo Stato italiano gli aveva mentito sulla destinazione e gli aveva impedito di fare una telefonata. Il giudice Corrado Bile del Tribunale di Roma ha letto le carte, ha esaminato i fatti, ha applicato la legge. E ha stabilito che quel trasferimento era avvenuto “con modalità degradanti e lesive dei fondamentali diritti della persona”. Ha condannato il Ministero dell’Interno a pagare 700 euro di risarcimento per violazione dell’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo: il diritto alla vita privata e familiare. Questo è quello che è successo. Adesso vediamo quello che Meloni ha raccontato. Meloni dice che l’uomo è stato risarcito perché il governo “ha tentato di far rispettare un provvedimento di espulsione”. È la prima bugia ed è la più grave, perché ribalta completamente la realtà. L’uomo non è stato risarcito perché lo Stato voleva espellerlo. È stato risarcito perché lo Stato gli ha mentito su dove lo stava portando, gli ha impedito di parlare con un avvocato, lo ha trasferito legato con fascette senza un provvedimento scritto e lo ha fatto sparire per due giorni dalla vita dei suoi figli. Che poi debba essere espulso è un altro discorso, su cui peraltro la sentenza non dice una parola. Meloni dice che “non potrà essere trattenuto in un CPR né trasferito in Albania”. È la seconda bugia. La sentenza non vieta la detenzione in CPR. Condanna il modo in cui quel trasferimento è avvenuto: con l’inganno, senza provvedimento, senza contatto con il difensore. Se il Viminale lo avesse fatto rispettando le procedure (una notifica, un provvedimento scritto, la possibilità di una telefonata) non sarebbe successo niente. Niente di niente. Meloni dice che “i giudici hanno stabilito che per lui non ci sarà un’espulsione”. Terza bugia. La sentenza non si pronuncia sull’espulsione. Non la menziona. Se l’uomo fosse rimasto a Gradisca d’Isonzo, dove era regolarmente detenuto e dove l’espulsione era già stata notificata, oggi sarebbe ancora lì in attesa di rimpatrio. È stato il trasferimento in Albania, quello illegittimo, quello fatto con l’inganno, a creare il problema. E il trasferimento irregolare è stato disposto non dai giudici, ma dal Ministero dell’Interno. Cioè dal governo. Meloni dice che “lo Stato viene sanzionato per aver provato a far rispettare le regole”. Quarta bugia e anche qui si ribalta la realtà. Lo Stato viene sanzionato per l’esatto contrario: per non aver rispettato le regole. Il giudice scrive “mancata osservanza di regole di buona amministrazione. E ancora: “Violazione di diritti convenzionalmente e costituzionalmente tutelati”. Quattro affermazioni. Quattro bugie. In un minuto e mezzo di video. E qui arriviamo al punto vero, quello che rende questa storia un vero e proprio metodo. Meloni mette le ventitré condanne nell’apertura del video perché sa esattamente cosa sta facendo. Le ventitré condanne fanno schifo a tutti. Giustamente. Nessuna persona sana di mente pensa che ventitré condanne siano una cosa accettabile. E Meloni lo sa. E ci costruisce sopra il suo numero di prestigio: vi racconta le condanne per farvi indignare con il giudice, quando il giudice non ha detto che le condanne vanno bene. Il giudice ha detto una cosa sola: non puoi mentire a un detenuto su dove lo stai portando. Non puoi impedirgli di parlare con un avvocato. Non puoi trasferirlo legato con fascette senza un provvedimento scritto. Non puoi, nemmeno se ha ventitré condanne. Nemmeno se ne ha duecentotrenta.  Si chiama habeas corpus. Esiste da quando nel 1215 i baroni inglesi imposero la Magna Carta al re Giovanni. Ottocento anni. È il fondamento di ogni Stato di diritto che si rispetti. E vale per tutti. Perché nel momento in cui non vale per tutti, non vale per nessuno. C’è poi un dettaglio che rende tutto ancora più grottesco. I giuristi e gli esperti auditi in Parlamento avevano avvisato il governo, per tempo e per le vie formali, che i trasferimenti in Albania presentavano esattamente quei profili di illegittimità che hanno poi prodotto questa sentenza. Il governo sapeva. È stato avvertito. Ha scelto di andare avanti lo stesso. E adesso pubblica video per dare la colpa ai giudici di una conseguenza che gli era stata ampiamente preannunciata. Lo schema, se ci fate caso, è sempre lo stesso. Sempre identico. Il governo viola la legge. Un giudice lo certifica. Il governo pubblica un video per attaccare il giudice. E milioni di persone si indignano con chi ha applicato le norme invece che con chi le ha calpestate. E il messaggio implicito? Quello che Meloni non dice a voce alta, ma vuole che arrivi? Votate Sì al referendum e queste sentenze non ci saranno più. Il che è, prevedibilmente, l’ennesima bugia. Perché anche con la separazione delle carriere approvata e appesa in ogni tribunale d’Italia, quella sentenza sarebbe stata identica. Identica. La riforma non cambia una virgola del diritto d’asilo. Non cambia una virgola delle convenzioni internazionali. Non cambia una virgola dell’habeas corpus. Non cambia niente che abbia a che fare con questa storia. Ma il video serviva. L’algerino con ventitré condanne serviva. La rabbia serviva. A un mese dal referendum, per questa premier, tutto fa brodo. Anche mentire spudoratamente agli italiani.   Redazione Italia
February 21, 2026
Pressenza
Meloni-Ue: più bianchi e meno diritti
Articoli di Maurizio Alfano, Andrea Ceredani, Marco Bellandi Giuffrida e della redazione Diogene. A seguire un podcast di Lunaria.   La profilazione razziale. La militarizzazione delle politiche migratorie. di Maurizio Alfano I fenomeni migratori in Europa, come in Italia, sempre più rappresentati come una minaccia per autoctoni e vecchi residenti, sono attraversati, da alcuni anni, da un’analisi politico-istituzionale che non
February 19, 2026
La Bottega del Barbieri
Milano-Cortina: sport, petrolio, greenwashing
Articoli di Claudia Vago, Gianluca Cicinelli e Giovanni Caprio. Con molti link utili ripresi… dalla “bottega”. Milano Cortina 2026, i Giochi italiani “sostenibili”… ma ciò che si vende è “made in Bangladesh” (senza veri controlli). E quasi nessuno dice che la sostenibilità diventa marketing se ignora filiere, subappalti e diritti di chi produce il merchandising. di Claudia Vago (*) Foto:
February 11, 2026
La Bottega del Barbieri
No ai bombardieri di sesta generazione
Si chiama GCAP ed è il programma più costoso a cui l’Italia partecipa. Meloni e Crosetto danno disco verde con l’aiuto del Pd. di Direttivo Peacelink (*) PeaceLink lancia l’allarme sul programma GCAP: costi triplicati e confusione istituzionale Il 3 febbraio 2026 la Commissione difesa della Camera dei Deputati esamina il progetto militare più costoso in assoluto a cui l’Italia ha mai
February 11, 2026
La Bottega del Barbieri