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Iran: in carcere sotto le bombe
Vi chiediamo di firmare il nuovo appello di Amnesty International Salviamole!   I continui attacchi aerei statunitensi e israeliani nei pressi delle carceri e di altre strutture detentive gestite dalle forze di sicurezza iraniane stanno mettendo in pericolo migliaia di persone detenute, anche minorenni. Le autorità iraniane si rifiutano di scarcerare tutte le persone private arbitrariamente della libertà personale. Tra
Medio Oriente, Amnesty International chiede di non compiere attacchi illegali contro le infrastrutture energetiche
Fine degli attacchi illegali contro le infrastrutture energetiche, comprese quelle che erogano forniture essenziali come l’elettricità, il riscaldamento e l’acqua. È questa la richiesta di Amnesty International a Israele e Iran, resa più urgente dal rischio posto da tali attacchi contro i civili e l’ambiente. Negli ultimi giorni gli attacchi israelo-statunitensi hanno colpito una serie di depositi e di centri di distribuzione di carburante in Iran. L’Iran, a sua volta, ha colpito depositi e infrastrutture del gas e del petrolio in vari stati del Golfo. “Da attacchi del genere possono derivare conseguenze prevedibili, ampie e devastanti contro i civili, come incendi mortali fuori controllo, importanti interruzioni delle forniture essenziali, danni ambientali e gravi rischi nel lungo termine per la salute di milioni di persone. Tutto questo significa che tali attacchi possono violare il diritto internazionale umanitario e, in alcuni casi, costituire crimini di guerra”, ha dichiarato Heba Morayef, direttrice di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord. “Anche se per giustificare l’attacco contro un’infrastruttura energetica la si qualifica come obiettivo militare, il diritto internazionale umanitario prevede i chiari obblighi di prendere tutte le misure possibili per ridurre i danni ai civili e di astenersi da attacchi che causino morti o feriti di civili in modo sproporzionato o danni a obiettivi civili, come ad esempio effetti negativi a catena sulla vita e sulla salute dei civili come l’esposizione ad agenti chimici tossici”, ha aggiunto Morayef. Ai sensi del diritto internazionale umanitario, una raffineria di petrolio può essere attaccata solo se è un obiettivo militare, ossia se è usata per fornire un contributo reale a un’azione militare – ad esempio, se produce carburante per le forze armate impegnate in attacchi – e danneggiandola si conseguirebbe un chiaro vantaggio militare nelle circostanze del momento. Anche in presenza di questi due prerequisiti, chi attacca deve prendere tutte le precauzioni possibili per evitare o ridurre al minimo i danni ai civili, come la diffusione di sostanze tossiche; prima dell’attacco, deve considerare se tali danni sarebbero eccessivi rispetto al concreto e diretto vantaggio militare che si prevede di ottenere. Il 7 marzo enormi fiamme e nuvole di fumo nero si sono levati da svariati depositi petroliferi nelle zone di Shahrah, Sohanak e Kounak della capitale Teheran, nella città di Shahr-e Rey nella provincia di Teheran e in quella di Fariz nella provincia dell’Alborz. Incendi fuori controllo e pioggia intrisa di petrolio hanno danneggiato le aree abitate dai civili. L’esercito israeliano ha dichiarato di aver attaccato “una serie di depositi a Teheran” affermando che venivano usati dalle forze armate iraniane per “alimentare le infrastrutture militari”. “Preoccupano gli allarmi sanitari circa la presenza nell’aria di materiali pericolosi e di sostanze tossiche che mettono a rischio la salute di milioni di abitanti di Teheran, con possibili conseguenze cancerogene, danni polmonari e bruciature alla pelle”, ha commentato Morayef. A seguito dei danni riportati da alcuni edifici residenziali di Shahrah, persone sono rimaste prive di alloggio. L’8 marzo il vicegovernatore della provincia dell’Alborz ha dichiarato che l’attacco al deposito petrolifero di Fardis aveva causato sei morti e 21 feriti, anche tra la popolazione locale. Il giorno dopo il direttore della facoltà di Scienze mediche della provincia ha dichiarato che l’incendio successivo all’attacco aveva distrutto un centro per le dialisi situato nei pressi del deposito. Gli attacchi alle infrastrutture energetiche in Iran aumentano la sofferenza di una popolazione traumatizzata dai massacri commessi dalle autorità della repubblica islamica, alle prese da anni con la penuria delle forniture elettriche e idriche e che vive in un ambiente insalubre a causa della cronica cattiva gestione statale e della negazione del diritto umano di prendere parte alla vita pubblica. Questa situazione, insieme alla grave repressione politica, ha dato luogo a successive proteste nazionali, come l’ultima del gennaio 2026, per chiedere diritti, dignità e la fine della repubblica islamica. Dal 28 febbraio negli stati appartenenti al Consiglio di cooperazione del Golfo ci sono stati molteplici attacchi alle infrastrutture energetiche. Secondo il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, le forze del suo paese hanno “attaccato basi, installazioni e altre strutture americane” le quali “sfortunatamente” si trovavano negli stati vicini del Golfo. Il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Balifar ha aggiunto che “finché ci saranno basi americane nella regione, gli stati [che le ospitano] non conosceranno calma”. Le autorità di Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Qatar hanno denunciato che i droni e i missili iraniani hanno colpito direttamente strutture petrolifere e del gas e che in altri casi queste sono state raggiunte dai detriti delle munizioni intercettate. I governi degli stati del Golfo limitano fortemente le libertà d’informazione e d’espressione e ciò impedisce di riferire sugli effetti direttamente derivanti da tali attacchi. Il 2 marzo il ministro della Difesa del Qatar ha dichiarato che droni iraniani avevano colpito infrastrutture energetiche nella zona industriale di Ras Laffan, il principale centro per l’esportazione di gas naturale liquefatto. Dopo l’attacco la produzione è stata sospesa ed è stato dichiarato lo “stato di forza maggiore”. Il 7 marzo il ministro saudita della Difesa ha reso noto che 21 droni erano stati lanciati contro la zona petrolifera di Shaybah, una delle principali del regno, comprendente impianti che producono gas naturale usato dall’industria petrolchimica. In diversi casi questi droni sono stati intercettati e distrutti. Sempre il 7 marzo un portavoce del ministero della Difesa del Kuwait ha denunciato che droni avevano preso di mira depositi di carburante nell’aeroporto internazionale. Il 1° marzo i mezzi d’informazione dell’Oman hanno riferito che due droni avevano colpito il porto commerciale di Duqm ferendo un lavoratore migrante. Il giorno dopo un altro drone ha colpito una nave petrolifera al largo della costa di Muscat, uccidendo un membro dell’equipaggio di nazionalità indiana. Incendi sono scaturiti da una serie di infrastrutture colpite, a causa degli attacchi o dei detriti dei droni intercettati. In alcuni casi le compagnie statali dell’industria fossile hanno dichiarato di aver sospeso la produzione o il trasporto marittimo. In Bahrein il 5 marzo è scoppiato un incendio in una delle raffinerie della Bapco Energies colpita, secondo l’agenzia di stampa statale, da un missile iraniano. L’azienda ha dichiarato la sospensione della navigazione dei suoi prodotti per “cause di forza maggiore”. Il 2 marzo il ministro della Difesa dell’Arabia Saudita ha denunciato che due droni avevano tentato di colpire la raffineria di Ras Tanura ma erano stati intercettati. Tuttavia, i detriti in caduta avevano causato un incendio all’interno della struttura. Il 10 marzo negli Emirati Arabi Uniti un drone ha causato un incendio nel complesso industriale di Ruwais, ad Abu Dhabi. Un altro incendio era divampato il 2 marzo al terminal petrolifero di Musaffah colpito da un drone, mentre i detriti di un altro drone avevano causato un incendio in un deposito petrolifero situato nella zona industriale di Furajah. Il 9 marzo l’agenzia di stampa statale del Kuwait ha dato la notizia di un incendio causato dai detriti di un drone intercettato in un deposito di petrolio situato nella centrale elettrica di al Subiya. La navigazione nello stretto di Hormus è quasi del tutto ferma. Il 10 marzo l’Alto commissario per i diritti umani ha dichiarato che il blocco della navigazione commerciale stava già avendo gravi conseguenze sull’accesso a “energia, cibo e fertilizzanti per la popolazione della regione e non solo” e che l’aumento del prezzo del petrolio avrebbe avuto effetti economici e sociali a catena. Egli ha nuovamente rivolto un appello a investire nelle energie rinnovabili. “Gli attacchi che colpiscono o danneggiano gravemente le forniture e le reti commerciali possono causare insicurezza alimentare. Tutte le parti devono astenersi da attacchi illegali e porre la protezione dei civili al primo posto nelle decisioni di natura militare”, ha concluso Morayef. Ulteriori informazioni Secondo le autorità iraniane, dal 28 febbraio gli attacchi israelo-statunitensi hanno ucciso almeno 1255 persone. Almeno 17, 11 delle quali di nazionalità straniera, sono state uccise dagli attacchi iraniani negli stati del Golfo: due in Bahrein, sei in Kuwait, una in Oman, due in Arabia Saudita e sei negli Emirati Arabi Uniti. Secondo fonti di stampa, almeno 570 persone sono state uccise dagli attacchi israeliani in Libano e almeno 12 in Israele. Amnesty International
March 12, 2026
Pressenza
Forlì: poesia, musica e diritti umani con Amnesty International
Il 21 marzo, primo giorno di primavera, Giornata Mondiale della Poesia e Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, il gruppo locale di Amnesty International propone a Forlì una serata dedicata all’incontro tra arte e diritti umani. L’appuntamento è sabato 21 marzo al Centro Pace “Annalena Tonelli”, dove alle ore 20.00 la serata si aprirà con un Open mic di poesia, uno spazio inclusivo in cui chiunque può leggere testi propri o di altri autori: poesie inedite, componimenti amati o brevi prose. Il microfono aperto letterario incoraggia la libera espressione e la partecipazione collettiva, trasformando la lettura dei versi in un momento collettivo di ascolto e condivisione. Alle ore 21.00 la serata proseguirà con “Accordi e disaccordi – Musiche e voci del Sud America”, con Filippo Fucili e Valentina Fabbri. Il duo propone brani della tradizione popolare del Cono Sud, le sue radici afrodiscendenti e indigene, accanto a canzoni d’autore nate nei movimenti di resistenza civile, con incursioni jazz e atmosfere che spaziano tra bossa nova, folklore e ballate. Un caleidoscopio di ritmi, stili e suoni intrisi di tematiche sociali, amore e poesia: donne, terra e comunità. Voci represse o dimenticate, percepite come “stonate” o “desafinados” prendono forma nella musica, offrendo nuovi sguardi sull’America Latina, un continente segnato da secoli di colonizzazione, dittature e repressioni che in molte forme continuano ancora oggi. Da sempre attenti all’arte come strumento di sensibilizzazione sociale e tutela ambientale, i musicisti hanno partecipato nel 2024 a “Musica&Parole a Riceci”, evento per la tutela e la valorizzazione della valle del Foglia (Petriano, PU) e hanno curato gli interventi musicali nel convegno “Nel cuore dell’umano: affrontare i conflitti”, promosso a Fano dall’Associazione Itinerari e Incontri, dedicato alla riflessione su guerra, violenza e convivenza nelle società contemporanee. L’iniziativa segna il ritorno delle attività pubbliche di Amnesty a Forlì dopo una breve pausa, proponendo un momento di incontro aperto e partecipativo, in cui arte, musica e poesia si intrecciano ai diritti umani. Durante la serata sarà presente anche un punto ristoro. L’invito è aperto a tutte e tutti: portare una poesia, ascoltare musica o semplicemente partecipare. L’arte è un catalizzatore per il cambiamento culturale: questa serata offre l’opportunità di vivere l’esperienza artistica come strumento di riflessione e consapevolezza, andando oltre il semplice intrattenimento e contribuendo alla tutela dei diritti umani attraverso la cultura, le emozioni e la partecipazione collettiva. Sabato 21 marzo 2026 Centro Pace “Annalena Tonelli” via Publio Fausto Andrelini, 59 – Forlì (FC) Ore 20.00 – Poetry open mic Ore 21.00 – Accordi e disaccordi – Musiche e voci del Sud America Contatti Amnesty International Forlì: 338 946 7605 e-mail: gr225@amnesty.it Facebook: Amnesty International – Forlì Redazione Romagna
March 10, 2026
Pressenza
Stupri: NO al ddl versione Bongiorno
– Da DinamoPress l’inquadramento di Giada Sarra sul DDL Consenso – il lancio del Laboratorio Permanente “Consenso-Scelta-Libertà” – Confederazione Cobas – Cesp – Cobas Scuola: adesione alla manifestazione del 28 -lettera della Casa Internazionale delle Donne sul 15, il 28 e le mobilitazioni 8 e 9 marzo   di Giada Sarra Ddl “Consenso”: quando il “dissenso” serve a proteggere lo
February 21, 2026
La Bottega del Barbieri
Palestina: #NoListeNoBersagli
«Stiamo con le Ong – stiamo con Gaza»: un appello. Le prime firme e il link per chi vuole aderire. Noi operatrici e operatori della sanità e associazioni che operano per la pace, in difesa dei diritti umani e del diritto internazionale esprimiamo la nostra solidarietà a Medici Senza Frontiere, a Oxfam e a chi, delle 37 ONG a cui
February 20, 2026
La Bottega del Barbieri
Cisgiordania: violenze e prove tecniche di annessione
Siamo stati in Cisgiordania: ecco cosa fanno davvero i coloni e chi sono gli sfollati La vicenda dei carabinieri italiani fermati è solo uno dei tanti casi (su cui peraltro non c’è una versione univoca). Beduini e cristiani sono le ultime vittime dell’esodo forzato imposto anche dalla polizia israeliana. di Nello Scavo, inviato a Ras Ein al-Auja (*) Il western
February 17, 2026
La Bottega del Barbieri
Congo: bambini in miniera
articoli di Mauro Morbello e . A seguire una nota della “bottega”. Con due vignette rubate a Mauro Biani. RD Congo. Rubaya: una tragedia che dovrebbe risvegliare le nostre coscienze (Foto: Depositphotos). Nei giorni scorsi a Rubaya, nel distretto minerario del Nord Kivu che occupa la parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, si è consumata una tragedia di proporzioni
February 14, 2026
La Bottega del Barbieri
ddl antisemitismo: ragion di stato filoisraeliana contro dissenso
Le norme in discussione in Parlamento hanno un unico fine: silenziare e reprimere le critiche al genocidio e all’apartheid di Israele. Siamo di fronte a un sequestro a fini geopolitici della memoria dello sterminio di ebree ed ebrei. di Nicola Perugini e Tatiana Montella Memoria strumentalizzata, dissenso criminalizzato: perché la definizione IHRA minaccia la democrazia italiana Negli ultimi mesi, l’Italia
February 10, 2026
La Bottega del Barbieri
Gaza: solidarietà a MSF e …
… alle ong che hanno deciso di proteggere chi salva le vite (non chi le toglie). In coda link per chi vuole aderire. Comunicato in difesa dell’azione umanitaria e contro il genocidio in corso a Gaza. Noi operatrici e operatori della Sanità e associazioni che operano per la pace e in difesa dei diritti umani e del diritto internazionale, esprimiamo
February 4, 2026
La Bottega del Barbieri