Caso Report, lettera aperta al direttore della Rai Giampaolo Rossi
Riceviamo e condividiamo questa lettera di Maurizio Lancellotti, che si
definisce “un semplice cittadino che paga il canone Rai”.
Gentile Direttore,
la sostituzione di Sigfrido Ranucci alla guida di Report pone una questione che
va molto oltre Ranucci. Riguarda lei, riguarda la Rai e riguarda tutti noi che
quella Rai continuiamo a finanziare.
Le parole con cui esponenti di Fratelli d’Italia hanno accolto la notizia
rendono questa domanda ancora più urgente. Fabio Rampelli, vicepresidente della
Camera ed esponente di primo piano di FdI, ha scritto che Ranucci sarebbe stato
“finalmente sostituito.” Finalmente. È una parola pesantissima.
Perché quando un importante esponente del partito della Presidente del Consiglio
festeggia pubblicamente l’allontanamento dalla conduzione di un giornalista che
per anni ha realizzato inchieste anche sul potere politico, il vertice del
servizio pubblico dovrebbe sentire il dovere di spiegare ai cittadini, con
estrema chiarezza, che cosa è successo e perché.
Non servono comunicati burocratici. Servono risposte.
Perché Ranucci è stato sostituito?
Quali valutazioni editoriali precise hanno determinato la decisione?
Quali errori professionali gli vengono contestati?
Chi ha assunto la decisione?
Quali erano le valutazioni interne sugli ascolti, sulla qualità e sulla
rilevanza giornalistica di Report?
E soprattutto: le pressioni e gli attacchi politici subiti in questi anni dalla
trasmissione hanno avuto, direttamente o indirettamente, qualche peso?
Sono domande. E proprio perché sono domande non possono essere liquidate come
insinuazioni. Tocca alla Rai dissipare ogni dubbio.
Perché il problema non è stabilire se Ranucci sia simpatico, antipatico,
impeccabile o discutibile. Un giornalista d’inchiesta può sbagliare e deve
rispondere dei propri errori. Può essere criticato, smentito e, quando ne
ricorrano i presupposti, chiamato a rispondere davanti a un giudice, ma esiste
una differenza enorme tra contestare un’inchiesta e considerare finalmente
risolto il problema perché è stato sostituito chi quell’inchiesta la conduceva.
Ed è precisamente questa differenza che oggi la Rai deve difendere.
Rampelli sostiene che Ranucci avrebbe utilizzato il servizio pubblico per
“colpire Fratelli d’Italia.” È un’affermazione politica sulla quale sarebbe
interessante conoscere anche la posizione della Rai.
Perché Report non ha il compito di proteggere Fratelli d’Italia. Come non ha il
compito di proteggere il PD, il M5S o qualunque altro partito. Ha il compito di
indagare il potere. Soprattutto il potere che governa.
È una delle ragioni per cui esiste un servizio pubblico.
E allora, Direttore, il problema oggi è innanzitutto suo.
Lei può naturalmente sostenere che questa decisione sia stata esclusivamente
editoriale, ma davanti all’esultanza pubblica di esponenti della maggioranza non
può pretendere che i cittadini rinuncino a interrogarsi sull’autonomia della
Rai.
L’indipendenza non consiste soltanto nell’essere indipendenti. Consiste anche
nel rendere credibile, attraverso comportamenti trasparenti, la propria
indipendenza, altrimenti nasce inevitabilmente l’impressione di una televisione
pubblica troppo sensibile agli equilibri del potere politico del momento. E
questa impressione sarebbe devastante per un servizio pubblico che appartiene a
tutti.
Per questo non la chiamerò “pupazzo della Meloni”. Sarebbe un insulto e,
soprattutto, trasformerebbe una questione istituzionale serissima in un’offesa
personale.
Le pongo invece una domanda molto più difficile: “Può dimostrare ai cittadini,
con fatti, motivazioni e piena trasparenza, che la Rai da lei diretta decide in
autonomia dal governo Meloni e dai partiti che lo sostengono?”
Lo faccia. Spieghi pubblicamente le ragioni della sostituzione di Ranucci. Renda
comprensibili i criteri adottati. Risponda nel merito alle inevitabili domande
sull’indipendenza editoriale.
Perché c’è una frase di Rampelli sulla quale, paradossalmente, siamo
perfettamente d’accordo: la Rai è pagata «coi soldi dei cittadini».
Esatto.
Dei cittadini.
Non di Giorgia Meloni.
Non di Fratelli d’Italia.
Non della maggioranza parlamentare di turno.
E neppure dell’opposizione.
La Rai appartiene al servizio pubblico e deve rispondere al pubblico.
Perciò, Direttore, non le chiediamo fedeltà a Ranucci.
Le chiediamo indipendenza dal potere.
E se questa indipendenza esiste, questo è il momento di dimostrarla.
Redazione Italia