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Lettera al mondo di un tredicenne senza speranza
Da qualche giorno, il caso del tredicenne che ha accoltellato la sua professoressa di francese sta ovviamente occupando la mia homepage Facebook. Come da prassi le emozioni vanno dallo sconcerto alla perplessità, dalla paura alla rabbia, dall’analisi sociale al pregiudizio, dalla comprensione alla vendetta. Delle porcate ideologico-nazistoidi di questo governo, […] L'articolo Lettera al mondo di un tredicenne senza speranza su Contropiano.
March 29, 2026
Contropiano
“Ai mercanti della morte”, la potente lettera di Don Mimmo Battaglia
Nell’ottica del mero approfondimento dei fatti e di un sereno confronto, di seguito segnaliamo all’attenzione dei nostri lettori la lettera scritta dal Card. Domenico Battaglia, Arcivescovo di Napoli, pubblicata l’8 marzo 2026 sul sito della diocesi di Napoli, diventata popolare solo in questi gironi. Il cardinale di Napoli, Don Mimmo Battaglia, ha scritto una lettera potente e dolorosa rivolta ai “mercanti della morte”, a chi continua a fare affari con la guerra mentre il mondo conta i suoi morti. Leggete questa lettera. Con calma. Con rispetto. Con il cuore aperto: Ai mercanti della morte, a voi che fate affari con il sangue degli uomini, a voi che contate i profitti mentre le madri contano i figli, a voi che chiamate “strategia” ciò che il Vangelo chiama scandalo, rivolgo parole che non nascono dalla diplomazia, ma dalla ferita. Vi scrivo da questa terra che trema. Trema sotto i passi dei poveri, sotto il pianto dei bambini, sotto il silenzio degli innocenti, sotto il rumore feroce delle armi che avete costruito, venduto, benedetto dal vostro cinismo. Vi scrivo mentre il mondo sembra aver imparato di nuovo il linguaggio di Caino. Quel linguaggio antico e terribile che domanda: “Sono forse io il custode di mio fratello?” E invece sì, lo siamo. Lo siamo tutti. E voi, più di altri, perché avete scelto non soltanto di voltare lo sguardo, ma di trarre guadagno dalla ferita del fratello. Ci sono notti, in questo tempo, in cui l’umanità sembra smarrirsi. Notti lunghe, dove il cielo non consola e la terra restituisce soltanto macerie. Eppure proprio lì, nel cuore della notte, il Vangelo continua a ostinarsi. Continua a dire che nessun uomo è nato per essere bersaglio. Che nessun bambino ha il destino della polvere. Che nessuna madre deve imparare a riconoscere il figlio da un brandello di stoffa. Che la pace non è una debolezza da deridere, ma la forma più alta della forza. Voi fate il contrario del pane. Il pane si spezza per sfamare. Le armi spezzano i corpi per affamare il futuro. Il pane mette gli uomini a tavola. Le armi scavano fosse, svuotano case, allungano tavole senza commensali. Il pane ha il profumo delle mani. Le armi hanno l’odore freddo dei bilanci. E ditemi: come fate? Come riuscite a dormire sapendo che dietro ogni contratto c’è una carne aperta? Che dietro ogni firma c’è una scuola svuotata, un ospedale abbattuto, un volto cancellato? Come fate a chiamare “mercato” ciò che, davanti a Dio, ha il nome più semplice e più terribile: peccato? Non vi parlo da giudice. Non ho tribunali da aprire. Vi parlo da uomo e da pastore. Da credente ferito dalla ferocia dei tempi. Da vescovo che sente nelle viscere il grido di Cristo ancora crocifisso nei popoli umiliati, nelle città devastate, nei corpi senza nome che il mare restituisce e la guerra nasconde. Perché il Crocifisso oggi ha le mani dei civili sepolti sotto le bombe. Ha gli occhi sbarrati dei bambini che non sanno dare un nome all’orrore. Ha il volto delle donne che stringono fotografie invece di abbracciare figli. Ha la sete dei profughi, la paura dei vecchi, il tremore di chi non ha più una casa e nemmeno una lingua per raccontare il dolore. E voi, mercanti della morte, continuate a passare sotto quella croce come passarono un giorno i soldati, spartendovi le vesti del condannato. Solo che oggi non tirate a sorte una tunica: tirate a sorte interi popoli. Scommettete sulle frontiere, sui rancori, sulle escalation, sugli equilibri armati. E intanto chiamate pace la paura, chiamate ordine il dominio, chiamate sicurezza la minaccia permanente. Ma non c’è sicurezza dove si semina morte. Non c’è futuro dove si educano i giovani al sospetto. Non c’è giustizia se la ricchezza di pochi si fonda sul lutto di molti. E non ci sarà pace finché la guerra resterà un investimento accettabile. Il Vangelo, invece, non tratta. Il Vangelo non benedice le industrie della distruzione. Il Vangelo non si abitua ai morti. Il Vangelo non sopporta che il dolore diventi statistica e che i massacri si consumino dentro il commento stanco di un notiziario. Il Vangelo mette un bambino al centro. Sempre. E quando un bambino è al centro, tutte le vostre ragioni crollano. Crollano le dottrine militari, le alleanze opportunistiche, le giustificazioni geopolitiche, i linguaggi tecnici con cui nascondete la vergogna. Perché davanti a un bambino ucciso non esiste più destra o sinistra, oriente o occidente, amico o nemico: esiste solo l’abisso. Io vi chiedo, allora, non solo di fermarvi. Vi chiedo di convertirvi. Sì, convertirvi. Parola antica, parola scandalosa, parola necessaria. Convertirsi significa smettere di pensare che tutto abbia un prezzo. Significa riconoscere che la vita umana è sacra, o non sarà più umana. Significa uscire dalla logica del profitto per entrare in quella della custodia. Significa avere il coraggio, finalmente, di perdere denaro per salvare uomini. Abbiate un sussulto. Uno solo, ma vero. Lasciate che vi raggiunga il pianto che avete tenuto fuori dalle vostre stanze. Lasciate entrare il nome dei morti nei vostri consigli di amministrazione. Lasciate che una madre vi venga a disturbare i conti. Lasciate che il Vangelo vi rovini la quiete. Perché non c’è pace senza disarmo del cuore, e non c’è disarmo del cuore finché la mano resta aggrappata al profitto. La guerra non comincia quando cade la prima bomba. Comincia molto prima: quando il fratello diventa un ostacolo, quando il povero diventa irrilevante, quando la compassione viene giudicata ingenua, quando l’economia smette di servire la vita e decide di usarla. Eppure io non vi scrivo per consegnarvi alla disperazione. Vi scrivo perché persino per voi esiste una strada. Dio non smette di bussare nemmeno alle porte più blindate. Anche per voi c’è una possibilità di riscatto. Anche per voi c’è un Venerdì Santo che può aprirsi alla Pasqua. Ma dovete scendere. Scendere dai piedistalli del potere, dai linguaggi che assolvono, dalle stanze dove la morte viene progettata senza odore e senza volto. Dovete tornare uomini. Prima che dirigenti, azionisti, strateghi, intermediari: uomini. Uomini capaci di vergogna, e quindi di verità. Io sogno il giorno in cui le vostre fabbriche cambieranno vocazione. In cui il ferro non diventerà proiettile ma aratro, in cui l’ingegno non servirà a perfezionare l’offesa ma a custodire la vita, in cui i capitali saranno spesi per curare, istruire, ricostruire, accogliere. Sogno il giorno in cui la parola “profitto” non farà più rima con “funerale”. E so che qualcuno sorriderà, chiamando tutto questo ingenuità. Ma l’unica vera ingenuità, oggi, è credere che la guerra salvi. L’unica vera follia è pensare che si possa continuare a incendiare il mondo senza bruciare con esso. L’unico realismo possibile, ormai, è la pace. Per questo vi affido una domanda che non vi lascerà in pace, spero: quanto sangue vi basta? Quanto dolore deve ancora attraversare la storia perché comprendiate che state trafficando non con merci, ma con figli, con madri, con volti, con carne amata da Dio? Fermatevi. Prima che sia troppo tardi per i popoli. Prima che sia troppo tardi per voi. Fermatevi, e ascoltate il Vangelo della pace, che non urla ma insiste, che non schiaccia ma converte, che non umilia ma chiama per nome. Ascoltate Cristo, disarmato e vero, che continua a dire: “Beati gli operatori di pace.” Non i calcolatori di guerra. Non i garanti dell’equilibrio armato. Non i venditori di paura. Gli operatori di pace. Il mondo ha bisogno di mani che rialzino, non di mani che armino. Ha bisogno di coscienze sveglie, non di profitti ciechi. Ha bisogno di profeti, non di mercanti. E noi, Chiesa del Vangelo, non taceremo. Non per ideologia, ma per fedeltà. Non per ingenuità, ma per obbedienza a Cristo. Non perché ignoriamo la complessità della storia, ma perché conosciamo il valore infinito di ogni vita. A voi, mercanti della morte, dico dunque l’ultima parola non come condanna, ma come supplica: restituite il futuro. Restituite il respiro. Restituite i figli alle madri, i padri alle case, i sogni alla terra. Restituitevi alla vostra umanità. La pace vi giudicherà. Ma, se lo vorrete, la pace potrà ancora salvarvi. Con dolore, con speranza, con il Vangelo tra le mani.”   Don Mimmo Card. Battaglia   Redazione Napoli
March 14, 2026
Pressenza
Fede popolare e costruzione politica nella lettera di Maduro dal carcere
Il messaggio del presidente Maduro (vedi sotto) non può essere letto come una semplice dichiarazione celebrativa per l’8 marzo. Esso si colloca dentro una tradizione storica e culturale che appartiene profondamente all’America Latina: quella che unisce fede popolare, liberazione nazionale e partecipazione democratica dei popoli. Il riferimento evangelico alla fede […] L'articolo Fede popolare e costruzione politica nella lettera di Maduro dal carcere su Contropiano.
March 10, 2026
Contropiano
Sanità pubblica lombarda a rischio: stop a nuove convenzioni privatistiche nel pubblico!
“Non applicate la delibera regionale sulla super-intramoenia: a rischio il diritto all’accesso universalistico alla salute”! 27 organizzazioni chiedono con una lettera aperta l’esercizio della “obiezione di diritto” ai Direttori generali delle ASST e IRCCS lombardi sulla delibera regionale sulla sanità, XII/4986, 15 settembre 2025 “Non applicate la delibera regionale sulla sanità, la n° XII/4986, 15 settembre 2025, che di fatto istituisce la super-intramoenia, con una ulteriore scalata a forme privatistiche di sanità, che si abbatterebbe sulle fasce più fragili della popolazione”: con questo invito 27 organizzazioni si rivolgono a tutti i Direttori generali delle ASST e IRCCS della Regione Lombardia,  con una lettera aperta inviata via pec. “Quello che chiediamo è una sorta di disobbedienza civile, un’obiezione di diritto” hanno scritto i 27 firmatari “perché con la delibera in questione si mette ulteriormente a rischio l’accesso universalistico alla sanità da parte delle persone. Un rischio grave connesso alla cosiddetta sperimentazione di convenzioni tra la sanità pubblica e le diverse forme di sanità integrativa, mutue, assicurazioni, fondi, aggiungendo ulteriori prestazioni a pagamento in ‘libera professione’ da parte degli operatori sanitari pubblici, da cui sarebbero esclusi i meno abbienti e tutti quelli che non possono permettersi assicurazioni sanitarie e quant’altro”. Le 27 organizzazioni sottolineano che non si tratta di una semplice estensione dei rimborsi per chi ha sottoscritto polizze o gode di qualche “welfare aziendale”, ma di un meccanismo “salta la fila” anche nel pubblico, peggiorando ancora di più le diseguaglianze di accesso alle prestazioni sanitarie e contribuendo in maniera drammatica all’allungamento delle liste d’attesa. “Ma c’è un punto chiave e per il quale ci appelliamo ai Direttori con l’invito all’obiezione di diritto: l’introduzione di un’ulteriore libera professione (ALPI), aggiuntiva a quella esistente, rischia di far superare i limiti del 50% di orario complessivamente dedicato alla intramoenia rispetto alla attività sanitaria istituzionale” hanno specificato i firmatari, “aggravando il carico di lavoro per gli operatori sanitari. Inoltre, considerato che si applica anche ai ricoveri e non solo alle prestazioni ambulatoriali e diagnostiche, la super-intramoenia confermerà e aggraverà il ruolo sostitutivo, anziché integrativo, di fondi sanitari, mutue, assicurazioni, welfare aziendale, allargandosi sull’attività istituzionale, ovvero il soddisfacimento dei Livelli Essenziali di Assistenza”. L’invito ai Direttori è di valutare in modo approfondito la situazione aziendale per non aggravare gli squilibri tra le diverse attività, istituzionali e libere professionali e il mancato rispetto dei LEA per tutti/e. Di seguito l’elenco delle associazioni firmatarie della lettera ai Direttori Generali ASST e IRCCS:  Coordinamento Lombardo Sportelli Salute, Medicina Democratica, Arci, Partito della Rifondazione Comunista, Avanti PSI Milano, Partito Comunista Italiano, Associazione Naga Milano, Comitato per la Sanità Pubblica del Municipio 9, Cooperativa Labriola Milano, Centro Culturale Emilio Caldara, Attac Italia, Comitato per il ritiro di ogni autonomia differenziata, Movimento Consumatori, CARC, Associazione Gaia Milano, Associazione Milano in Salute, Coordinamento Comitati Salute Rhodense, Forum per il diritto alla salute, Coordinamento contro la guerra e il riarmo Milano Sud, CASP Bergamo, Movimento Milano Civica, Associazione la Nostra Voce Conta; Casa del Volontariato di Legnano, Simone Zambelli Assessore alla Salute Municipio 8, Anita Pirovano Presidente Municipio 9 Milano, Associazione Aiutiamoli Legnano, Associazione Pari&Dispari Legnano. Magistratura Democratica
March 9, 2026
Pressenza
In Lombardia si continua a lottare per difendere la sanità pubblica
In questi giorni, in 60 diverse strutture ospedaliere della Lombardia viene consegnata e protocollata la stessa lettera che chiede ai Direttori Generali del Servizio Sanitario Pubblico Lombardo di rigettare un nuovo provvedimento della Giunta Regionale Lombarda che punta ad affossare ancor più il Sistema Sanitario Nazionale in favore dei privati. I passaggi sono complicati e per capire meglio quali sono i nuovi marchingegni che faranno sì che il servizio pubblico scada ancor di più e le liste d’attesa crescano, vi invitiamo a leggerla. In particolare giovedì 5 marzo abbiamo seguito il gruppo di attivisti e attiviste che hanno a lungo volantinato davanti all’ospedale San Paolo e sono quindi entrati a consegnare la lettera. Battaglieri, generosi, giovani dentro, martellanti nel ricordare cosa siano i diritti, quale sia la storia di un servizio sanitario che era stata una conquista negli anni ’70 e che ora viene colpito a ripetizione. Sono gli uomini e le donne che sostengono gli sportelli salute che aiutano a far valere i propri diritti, accompagnando le persone a ottenere ciò che è stato loro prescritto, con i tempi indicati dal medico. In due parole: ciò che dovrebbe essere normale va reclamato; lasciar andare tutto significa abbracciare il privato (per chi può) o smettere di curarsi (per chi non può). Da tempo nelle piazze di Barcellona si grida: “Retallar en sanitat és assasinar.” In catalano suona bene, difficile ritrovare un ritmo in italiano: “Tagliare in sanità vuol dire assassinare”. Una semplice verità. Consultate www.sportellisalute.lo.it  Non è un semplice sito: è uno strumento di resistenza e di lotta, a cui unirsi e dare una mano. L’11 aprile, comunque, si andrà in piazza, numerosi, nel capoluogo lombardo. Foto di Andrea De Lotto Andrea De Lotto
March 6, 2026
Pressenza
Lettera al Ministro Valditara dal Liceo “Casiraghi” di Cinisello Balsamo (MI) sulla libertà di insegnamento
PUBBLICHIAMO VOLENTIERI LA LETTERA GIUNTA DAI/DALLE DOCENTI DEL LICEO “CASIRAGHI” DI CINISELLO BALSAMO (MI) INDIRIZZATA A MINISTRO DELL’ISTRUZIONE E DEL MERITO GIUSEPPE VALDITARA SULLA LIBERTÀ DI INSEGNAMENTO A SEGUITO DELLA GRAVE SCHEDATURA DEI DOCENTI DA PARTE DI ASSOCIAZIONI DI ESTREMA DESTRA, CLICCA QUI PER IL NOSTRO ARTICOLO. All’attenzione del Ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara Siamo docenti del Liceo Giulio Casiraghi, siamo donne e uomini, lavoratrici e lavoratori dell’educazione e della cultura, e proprio per questo riconosciamo il grande valore della scuola come uno degli istituti fondamentali della democrazia che per noi significa prima di tutto la libertà del pensiero critico, del dialogo e del confronto, anche serrato, tra posizioni diverse. Crediamo nella scuola pubblica perché crediamo che la democrazia sia il mondo visto da diversi punti di vista e proprio per questo ogni giorno entriamo in classe con professionalità, attenzione e cura verso i nostri allievi e allieve. E proprio per questo abbiamo deciso di insegnare nella scuola pubblica. Ognuna e ognuno di noi ha una sua posizione politica, sulla propria città, sulla propria nazione, sul nostro comune mondo e non potrebbe essere altrimenti, visto che non sarebbe possibile educare dei futuri cittadini senza esercitare noi stessi la cittadinanza come impegno attivo. Per questo respingiamo con indignazione e grande sconforto l’iniziativa presa da Azione studentesca, movimento giovanile del partito Fratelli d’Italia, di chiamare gli studenti alla delazione degli “insegnanti di sinistra”. Siamo indignati per la mancanza di rispetto verso quello che cerchiamo di fare ogni giorno, educare giovani donne e uomini alla fatica del pensiero critico, alla riflessione sul passato e sul presente, alla consapevolezza che nulla di ciò che è umano ci è estraneo. Il richiamo alla delazione offende e preoccupa tutte le componenti della scuola, a prescindere dal proprio punto di vista sul mondo. Lo sconforto nasce invece dalla constatazione che coloro che hanno scritto quel testo non hanno ancora compreso che in una repubblica democratica, e il nostro paese lo è dal 1946, tutti i pensieri sono liberi e tutti dovrebbero avere pensieri politici, rivolti alla comunità della quale si sentono parte, e quindi non c’è bisogno di delatori anonimi per pensieri pubblici e liberi. Indirizziamo a Lei questa lettera aperta nel suo ruolo di Ministro della Repubblica e a lei chiediamo la difesa della libertà di pensiero e di insegnamento come nel dettato della Costituzione italiana, di cui Lei come Ministro e noi come pubblici ufficiali siamo garanti. Cinisello Balsamo, Milano, 3 febbraio 2026 -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Lettera alla Dirigente del Liceo “Botta” di Ivrea da parte di un pacifista
PUBBLICHIAMO UNA CORAGGIOSA LETTERA GIUNTA ALL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ DA PARTE DI UN ASSIDUO LETTORE PACIFISTA RIVOLTA ALLA DIRIGENTE SCOLASTICA DEL LICEO “BOTTA” DI IVREA, LA QUALE AVREBBE INVITATO I RAGAZZI E LE RAGAZZE DELLA SUA SCUOLA AD ASSISTERE AL PASSAGGIO DELLA FIAMMA OLIMPICA USANDO UN PASSAGGIO DEL DISCORSO “POCO PACIFISTA” E “PIUTTOSTO GUERRAFONDAIO” DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SERGIO MATTARELLA. PER INVIARE LETTERE E COMUNICATI STAMPA, SCRIVERE A STAMPA.OSSERVATORIONOMS@GMAIL.COM. Da uomo di pace scrivo alla Direttrice didattica del liceo “Botta” di Ivrea e indirettamente ai suoi alunni. Le chiedo scusa Direttrice per questa mia intrusione. Lei sta invitando i suoi studenti a partecipare al passaggio della Fiamma Olimpica di Cortina 2026. Beh, fino a qui niente da dire, ma poi scrive ai suoi studenti: «Come rimarcato del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della cerimonia della Fiaccola Olimpica tenutasi a Roma il 5 dicembre scorso, si invita a riflettere sugli alti valori di pace, solidarietà, speranza e unione […]». Ma mi perdoni, ma stiamo parlando dello stesso presidente della Repubblica e cioè colui che: 1. Ha paragonato la Russia al Terzo Reich, posizione, espressa ex cathedra lo scorso febbraio a Marsiglia; 2. Che dice che la spesa per il riarmo è necessaria, anche se è impopolare, alla faccia della nostra Costituzione; 3. È lo stesso che non ha mai speso una parola sulla denuncia per genocidio nei confronti di Israele, anzi più volte ha proprio ammonito: piano con le parole; 4. È lo stesso che non ha detto nulla sul Presidente degli Stati Uniti, che vuol deportare milioni di palestinesi, prendersi il Venezuela, prendersi Groenlandia, Panama, Canada? Non è questa una vera logica da Terzo Reich? Oppure sono solo difettucci della democrazia, dovuti ad eccesso di dazi? Che dire gentilissima Dirigente, faccia come crede, ma dica le cose come stanno. Il nostro Presidente, costantemente salutato dai media come “saggio guardiano della Costituzione”, non ha dato il buon esempio di essere uomo di pace. Non ha rispettato la Costituzione, anzi ha autorizzato il governo a lanciarsi in una guerra, se non direttamente, certo finanziandola, una guerra che oltre a non essere difensiva, l’unica autorizzata dalla Carta costituzionale, non è imposta da accordi internazionali e, per dirla tutta, non è neppure nei nostri interessi. Non solo Mattarella ha tradito il dettato costituzionale, ma vi ha aggiunto del suo inviando messaggi ostili alla Russia, dando così la stura a un inverecondo piagnisteo, coltivato dai media, sull’aggressività della Russia verso l’Italia. Senza toccare il tema Palestina, il nostro Presidente non ha detto una parola al governo che ha permesso a Benjamin Netanyahu in questi giorni di attraversare indisturbato i cieli italiani. Un uomo su cui pende un mandato di arresto della Corte Penale Internazionale per crimini di guerra. Un uomo che evita accuratamente lo spazio aereo spagnolo, perché lì qualcuno il diritto internazionale lo prende sul serio. Non lo so, forse lei, gentilissima Dirigente, vive su un altro pianeta. Il nostro Paese se non è direttamente in guerra la guerra, allora la finanzia a scapito della povera gente che non ha soldi per curarsi. La Pace, gentile Direttrice, è condizione essenziale per fermare una deriva bellicista che aggrava la condizione generale delle persone che si stanno impoverendo. Qui ci sarebbe molto da dire e da fare, sia nelle scelte nette che riguardano le politiche di riarmo, sia lo sviluppo che si vuol dare ai territori e al lavoro. L’industria bellica è contrapposta allo sviluppo di pace, e da essa non nasce nulla che non sia il preavviso del dilagare della distruzione già in corso e non lontano da noi. La scelta della pace non è una sorta di pia illusione in cui collocare i desideri e le aspettative lontane dalle possibilità politiche e sociali dei territori, è una scelta politica coerente che definisce con chi lottare e privilegia e assiste l’economia e le imprese che non lavorano per la guerra. Accanto a questa scelta di territori liberi dalla politica di riarmo, ci sono le scelte che riguardano la salute, la scuola, il lavoro, la produzione di energia, le città, le scelte urbanistiche, i servizi territoriali e ognuno di questi capitoli contiene politiche che estendono eguaglianza e possibilità a tutti, a partire naturalmente da chi meno ha e che dev’essere più tutelato. Per questo considero negativamente l’interpretazione che Lei dà alle parole di Mattarella e alla direzione che lo stesso Presidente da a livello nazionale ed europeo. Parli ai suoi ragazzi con l’autonomia che le è propria, ma non usi le parole del Presidente come parole di Pace, perché non lo sono affatto. Cordiali saluti GIORGIO FRANCO -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Lettera genitori di una scuola di Roma: difendiamo la Pace contro il militarismo
PUBBLICHIAMO UNA LETTERA GIUNTA ALL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ DA PARTE DI UN GRUPPO DI GENITORI DI UNA SCUOLA DI ROMA PREOCCUPATI PER LA DERIVA BELLICISTA E LA PROPAGANDA DI GUERRA NEI LUOGHI DELLA FORMAZIONE, NEL SOLCO DEL LAVORO CHE L’OSSERVATORIO CONDUCE ORMAI DA DIVERSI ANNI. Siamo un gruppo di genitori di un liceo classico di Roma; durante le vacanze di Natale abbiamo appreso da una comunicazione pubblicata sul registro elettronico che per il 15 e il 20 gennaio 2026 sono stati organizzati dalla scuola degli incontri dal titolo “Orientamento carriere in divisa e facoltà universitarie con AssOrienta”. Da notare che non è stata emanata alcuna circolare per questi eventi, né una “comunicazione”: è possibile rinvenirla solo nella sezione “Orientamento in uscita” del sito ufficiale del liceo. La comunicazione ci ha molto allarmati in quanto genitori e in quanto cittadini di una Repubblica che ripudia la guerra (art.11 Costituzione Italiana) e di una Regione che ha una specifica legge, la n.12 del 17/07/2019, che promuove una cultura di pace e la diffusione dei diritti umani. La scuola, in qualità di istituzione repubblicana e democratica deve fondare la sua attività quotidiana all’insegna del principio della Pace (“se vuoi la pace, prepara la pace”) rifiutando consapevolmente invece, tutte quelle attività e occasioni che hanno come obiettivo di riarmare eserciti e menti (“si vis pacem, para bellum”). La nostra preoccupazione, basata anche sulla situazione internazionale che vede in questo momento storico il ripresentarsi di condizioni e volontà politiche che spingono plausibilmente verso pericolosi scenari bellici anche in Europa attraverso un piano straordinario di riarmo, e che vogliono reinserire la leva militare per i/le giovani, trova riscontro in molteplici atti e norme internazionali, quali la Carta delle Nazioni Unite che si apre definendo la guerra come ‘flagello’, nonché l’Articolo 20 del Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966 che perentoriamente prescrive: “Qualsiasi propaganda a favore della guerra deve essere vietata dalla legge”. Facendo proprio questo patrimonio di principi e di diritti consolidati nella cultura democratica del nostro Paese, il Consiglio d’Istituto della nostra scuola ad ottobre 2025 ha approvato una delibera in cui testualmente si raccomanda di “evitare la presenza nel nostro Istituto di attività nell’ambito dell’ex PCTO e nell’ambito dell’Orientamento di associazioni o aziende legate all’industria bellica o al sistema di apartheid israeliano”. L’iniziativa di “Orientamento alle carriere in divisa” attraverso AssOrienta comunicata dalla scuola si pone pertanto in contrasto con quanto deliberato dal Consiglio d’Istituto e dalla vocazione storica del nostro liceo, che fin dalle origini è stato sempre schierato contro la guerra e la militarizzazione della cultura. MA CHI È ASSORIENTA? Chi c’è dietro quest’associazione privata cui il nostro liceo si rivolge per orientare i nostri figli e le nostre figlie? Qual è l’orizzonte culturale in cui si muove, quali sono i suoi reali interessi economici? AssOrienta si presenta a prima vista come un’associazione neutrale poiché promuove anche altri percorsi, ma di fatto il suo obiettivo principale sono le cosiddette “carriere in divisa”, in cui è specializzata da anni (si guardi l’homepage https://www.assorienta.it).
Lettera Osservatorio a studenti e studentesse per sensibilizzare sul tema del ritorno della leva
Agli studenti e alle studentesse Alle organizzazioni studentesche Alle organizzazioni giovanili Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università da tempo abbiamo attenzionato la questione del ritorno della leva in Europa e in Italia e pensiamo che la questione della militarizzazione delle scuole e delle università sia legata a doppio filo con l’obiettivo strategico dei guerrafondai europei: riportare i/le nostri/e giovani al servizio militare obbligatorio. Siamo di fronte ad un apparato estremamente compatto, intelligente, capace e proprio per questo le modalità con cui cercano di arrivare al loro obiettivo non sono né stupide né semplici; a questo proposito è estremamente istruttivo studiare ciò che si sta muovendo in Europa (dai paesi scandinavi a quelli baltici passando per Germania e Polonia) perché saranno queste le modalità che verranno messe in atto anche nel nostro Paese. Crediamo che occorra sin da subito affrontare con decisione e lucidità la questione del ritorno della leva e crediamo anche che questa campagna debba essere portata avanti non solo dal movimento pacifista e antimilitarista presente nel Paese, ma soprattutto debba essere assunta dai/dalle giovani. Per questo ci mettiamo a disposizione per costruire momenti di incontro, formazione, scambio (preferibilmente in presenza) nelle vostre città in cui presentare ciò che sta succedendo in Europa perché altri Paesi sono il laboratorio di quanto accadrà anche da noi in merito alla leva che non sarà proposta né nei termini classici né come i guerrafondai nostrani la stanno presentando. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università vuole contribuire alla circolazione delle analisi e delle informazioni e mettersi a disposizione delle organizzazioni studentesche e giovanili affinché esse stesse, nella loro autonomia, sviluppino percorsi di lotta su un tema che diventerà sempre più centrale nei prossimi mesi. Ci auguriamo che la nostra proposta sia accolta e aspettiamo eventuali vostre disponibilità. Per contattarci scrivere a osservatorionomili@gmail.com. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Lettera Dirigente Scolastico a sostegno Osservatorio: “Cancellare Convegno è operazione eversiva del Ministero”
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO LA LETTERA DI IN DIRIGENTE SCOLASTICO A SOSTEGNO DELL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ PER LA CANCELLAZIONE DAL PARTE DEL MIM DEL CONVEGNO “IL 4 NOVEMBRE LA SCUOLA NON SI ARRUOLA”. Diceva Baricco che accadono cose che sono come domande. Il problema è trovare le risposte giuste. Il Cestes (Centro Studi Trasformazioni Economico-Sociali), insieme all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, aveva organizzato per il 4 novembre un corso di formazione rivolto ai docenti di ogni ordine e grado, dal titolo: “4 novembre la Scuola non si arruola”. Il corso avrebbe avuto in programma l’approfondimento di una serie di nodi fondamentali per la comprensione del mondo e del tempo in cui viviamo, a partire dai temi della militarizzazione dell’Istruzione, dell’Educazione ad una cultura di pace, del superamento dello sguardo coloniale nei confronti della didattica della Storia, dell’ingabbiamento della formazione all’interno di una cornice tutta di stampo neoliberista. Argomenti forti ed attuali, che non a caso avevano trovato già l’adesione di oltre 1400 docenti in tutta Italia, segno dell’attenzione forte nei confronti della necessità di traguardare con spirito critico una evidente deriva militarista presente in tutti i gangli dei percorsi di Istruzione. Con un intervento a gamba tesa che ha davvero pochi precedenti, il MIM (Ministero dei Militari ?) ha, da qualche ora, annullato questo evento, o meglio lo ha cancellato dalla Piattaforma S.O.F.I.A, che consente ai docenti di accedere alle iniziative formative. Questa sorta di censura preventiva, ormai sinistramente affine alle pratiche tipiche di uno Stato autoritario, lascia davvero basiti se si vanno a leggere le motivazioni di tale cancellazione (che, va ricordato, rende di fatto impossibile ai docenti interessati usufruire del permesso previsto per la presenza ad iniziative di formazione). Osserva il MIM, con una incommensurabile dose di spericolato equilibrismo, che “l’iniziativa “La scuola non si arruola” non appare coerente con le finalità di formazione professionale del personale docente presentando contenuti e finalità estranei agli ambiti formativi riconducibili alle competenze professionali dei docenti”. Davvero si stenta a credere ai propri occhi; quali sarebbero, di grazia, queste presunte “competenze professionali” dei docenti a cui sarebbero del tutto estranee le finalità del corso? Sono informati lorsignori ad esempio dell’esistenza di una cosa chiamata “Costituzione Italiana” il cui art.11 recita che “l’Italia RIPUDIA la guerra come strumento di offesa e risoluzione delle controversie internazionali”? Riflettere insieme su cosa voglia dire costruire, nella Scuola, pratiche e strumenti educativi in grado di trasmettere una cultura di Pace e di Nonviolenza, aderendo così alla lettera ed allo spirito di questo art. 11, sono forse “contenuti e finalità estranei agli ambiti formativi riconducibili alle competenze professionali dei docenti”? NEGARE QUESTA VALENZA CONFIGURA, A MIO AVVISO, UNA NEGAZIONE STESSA DEI VALORI COSTITUZIONALI DI NATURA CHE SE NON È EVERSIVA, CI ASSOMIGLIA PARECCHIO. Allo stesso modo dovrebbero lorsignori sapere, perché dalle loro stanze tali parole provengono, che persino le Nuove Indicazioni Nazionali per il Primo Ciclo, pur rappresentando dei passi indietro colossali rispetto al precedente analogo documento del 2012, letteralmente grondano di inviti a supportare e sostenere azioni educative che mirano all’Educazione alla Pace intesa come valore fondante del progetto educativo. Tanto per fare qualche esempio: nella Premessa culturale generale troviamo scritto che “La scuola è chiamata a promuovere una cultura della pace, del dialogo e della responsabilità condivisa”; nel Profilo dello studente si legge che “Lo studente è educato a riconoscere il valore della pace come fondamento della convivenza democratica”; nell’Educazione civica (trasversale) troviamo che “L’educazione civica promuove il rispetto dei diritti umani, la legalità, la pace e la solidarietà”; nel Campo di esperienza “Il sé e l’altro” (Scuola dell’infanzia) leggiamo che “Attraverso il gioco e la relazione, i bambini apprendono il valore della collaborazione, della pace e del rispetto reciproco”; nell’Educazione alla cittadinanza (Primo ciclo) è scritto che “La cittadinanza attiva si fonda su valori quali la libertà, la giustizia, la pace e la partecipazione”; nella disciplina Storia (Primo ciclo) si legge che “Lo studio della storia aiuta a comprendere i conflitti e i percorsi di costruzione della pace tra i popoli”; nella Conclusione del documento troviamo che “Le Indicazioni si pongono l’obiettivo di formare cittadini consapevoli, capaci di contribuire alla costruzione di una società fondata sulla pace e sul rispetto”. Si potrebbe ovviamente andare avanti a lungo, citando l’innumerevole mole di documenti, convenzioni, accordi, Carte, nazionali ed internazionali che direttamente o indirettamente riguardano il mondo della Scuola e che, nella loro globalità, costituiscono la cornice educativa al cui interno un sistema di istruzione che ha a cuore lo sviluppo di una cittadinanza democratica ha il dovere di muoversi. Al contrario di quanto afferma un Ministero evidentemente ormai prono ad altre logiche, rappresenterebbe un obbligo professionale fondante per ogni docente aderire a momenti di formazione, sensibilizzazione e confronto su queste tematiche per contrastare doverosamente all’interno dei propri luoghi di lavoro queste derive militariste che nulla hanno a che vedere con le finalità che la Costituzione delinea per il Sistema di Istruzione e per la Scuola della Repubblica. E’ necessario quindi, per tutti i lavoratori della Scuola, Docenti e Dirigenti in primis, non rimanere silenti di fronte ad un simile atto di censura e rendere evidente il proprio forte e motivato dissenso. Nei luoghi di lavoro ma anche manifestando in piazza la propria opposizione, come accadrà in tante piazze d’Italia martedì 4 novembre, e la data, anniversario che ricorda la fine di una delle più assurde stragi della storia, non è casuale. A NAPOLI, CI SI VEDE A PIAZZA DANTE ALLE 15,30. DOBBIAMO ESSERE IN TANTE ED IN TANTI. Piero De Luca Dirigente Scolastico, Istituto Comprensivo “Sauro Errico Pascoli” (Napoli)