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Il golpe cyberpunk di Trump
Accelerazionismo. Marinetti. Tecnofeudalesimo. Asma Mhalla, brillante accademica, ci mette in guardia, con un piccolo capolavoro, per Einaudi, Resistere ai tempi oscuri. Il futuro è già arrivato. Suprematisti messianici a milioni sostengono l’apocalisse per vedere il messia. E Trump è solo il mago del kaos postwestfaliano. Istruito da un copione di 900 pagine, che non ha letto ma interpreta da clown, scritto dai veri strateghi di questa nuova era distopica postnormativa. Il re è un giullare malefico, che spinge sul militarismo tecnocratico. La peggiocrazia non lascia nulla al caso. Siamo troppo impegnati nella nostra bolla di sopravvivenza per capire. Per pensare non abbiamo tempo. Ognuno odia l’altro, ma il copione non lo hai scritto tu. Il delirio di onnipotenza dei nuovi tiranni crea e avvolge la nostra mente come la tela di un ragno diabolico. Siamo tutti polli di Renzo. Ci becchiamo mentre la mano innominata ci porta al macello. La speranza si nasconde nella consapevolezza che non sei tu a scrivere la tua storia. Siamo già anestetizzati dalla dopamina e guidati dalla rabbia.  Musk ci vede lottare a sangue nelle strade, ma non è una profezia. Sta già succedendo. Era progettato. Il golpe cyberpunk di Trump si basa sulla velocità e sulla violenza. Gli anticorpi sociali sono in movimento. “No King” gridiamo alle manifestazioni mentre i tiranni governano il mondo. Speriamo nel popolo americano. In un sussulto antifascista. Anche se Placido Rizzotto diceva che il nemico è dentro di noi. Sono le nostre paure. Gli inganni della mente. Ed anche oggi il nemico è dentro di noi, mentre lo abbiamo tra le mani: dispositivi di controllo e manipolazione così sofisticati, che ti suonano come un pjanoforte. E ti illudi di essere originale. La speranza cammina sulle nostre gambe, per la resistenza civile nonviolenta. E spegniamo la TV, il PC, gli smartphone. Prendiamoci una pausa per leggere un buon libro e amare di più. Ray Man
September 5, 2026
Pressenza
Foundation Future Industries, “soldati robot” testati in Ucraina prodotti da Eric Trump
Mentre la Silicon Valley è impegnata in una corsa contro il tempo per costruire robot umanoidi in grado di piegare il bucato e preparare un caffè, una start-up intravede un utilizzo ben diverso per questa tecnologia: la guerra e le armi per condurla.  Eric Trump, il secondogenito del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha assunto il ruolo chiave di Chief Strategy Advisor e investitore in Foundation Future Industries (Foundation Robotics), un’azienda di robotica con sede a San Francisco e legami con la famiglia Trump, che sviluppa robot umanoidi autonomi a “duplice uso” per ambienti industriali pesanti e applicazioni militari.  Il ruolo di Eric Trump nella startup è di “consulente strategico”, non è un semplice investitore passivo ma ricopre formalmente la carica di Chief Strategy Advisor. Eric Trump ha dichiarato che il suo ingresso e i suoi investimenti nella società mirano a garantire agli Stati Uniti il superamento tecnologico della Cina (1) nel comparto della robotica militare. Un portavoce della Fondazione ha dichiarato alla CNBC che Eric Trump era stato un investitore dell’azienda prima di subentrare come consulente, e che le due parti condividevano la visione di riportare la produzione manifatturiera negli Stati Uniti. Una mossa che ha attirato le critiche della senatrice democratica Elizabeth Warren, la quale ha affermato che i contratti governativi dell’azienda rappresentavano “corruzione alla luce del sole“. Sotto la guida di Eric Trump, la start-up ha già ottenuto contratti di ricerca governativi per un totale di 24 milioni di dollari, destinati a test di fattibilità nei settori dell’ispezione, della logistica e della gestione delle armi per l’Esercito, la Marina, l’Aeronautica e il Pentagono. I robot sono stati presi in esame anche dal Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS) per potenziali impieghi di pattugliamento dei confini. In poche parole sono “robot umanoidi per la guerra”.  La convergenza tra l’ascesa commerciale di Foundation e il ruolo della famiglia presidenziale ha sollevato forti dibattiti negli Stati Uniti. Analisti e media finanziari come Reuters e Yahoo Finance hanno sollevato interrogativi su potenziali conflitti di interesse. La famiglia Trump detiene infatti quote in aziende tecnologiche e produttori di droni che competono direttamente per gli appalti del governo americano, in evidente conflitto di interesse. Nonostante ciò, la startup tecnologica ha attirato l’attenzione globale per lo sviluppo di robot umanoidi autonomi pensati per il campo di battaglia. Sebbene questi robot sembrino usciti da un film di fantascienza alla Terminator, si stanno avvicinando alla realtà: i primi prototipi sono infatti attualmente in fase di test in Ucraina per un potenziale impiego nella guerra di Kiev contro la Russia.  Al centro della missione dell’azienda c’è la convinzione che la robotica umanoide debba essere impiegata per affrontare le maggiori sfide dell’umanità, piuttosto che per svolgere lavori domestici e ruoli di servizio, ha dichiarato a CNBC l’amministratore delegato della Fondazione, Sankaet Pathak (2). “Sono convinto che la tecnologia stia raggiungendo un livello tale da poter sostituire i lavori pericolosi per gli esseri umani e, se si riesce a farlo, si ottiene il massimo beneficio netto possibile da tutte le applicazioni della robotica”, ha affermato Pathak.  Sebbene la Fondazione operi in un campo degli umanoidi sempre più affollato, la sua esplicita adesione ai potenziali usi militari della sua tecnologia l’ha distinta dalle altre. A differenza di altre aziende della Silicon Valley focalizzate su robot domestici, Foundation Future Industries ha un obiettivo esplicitamente “dual-use” (civile e militare). I primi prototipi, denominati Phantom-01, sono robot umanoidi già stati impiegati in Ucraina per test logistici e di ricognizione. L’inizio dei test sul campo è avvenuto a febbraio 2026, mentre i test dei sistemi d’arma è previsto per il 2027 e la piena operatività e produzione di massa è in programma entro fine 2027. All’inizio di quest’anno, la start up ha ottenuto maggiore riconoscimento a livello globale inviando due dei suoi robot Phantom MK-1 in Ucraina per una dimostrazione pilota, segnando quello che l’azienda ha descritto come il primo impiego noto di robot umanoidi in un teatro di guerra. Il modello Phantom MK-1 è stato testato dalle forze ucraine in compiti ad alto rischio quali la bonifica di edifici, la mappatura di interni e il trasporto logistico. I test in corso, sostenuti dal governo statunitense e condotti con funzionari ucraini, si sono concentrati sulla logistica in aree a rischio. Il CEO della società, Sankaet Pathak, ha confermato a WIRED che l’azienda sta esplorando capacità “cinetiche” (un termine tecnico per indicare l’integrazione di sistemi d’arma) cioè una evoluzione letale. L’obiettivo è presentare soluzioni armate nel breve periodo. Grazie a una partnership strategica siglata con AMD, la startup sta sviluppando il modello Phantom MK-2, dotato di processori AI avanzati, una capacità di carico di 80 kg e una resistenza strutturale potenziata. L’Ucraina rappresentava un debutto naturale, poiché il suo conflitto in corso con la Russia si è già affermato come un importante banco di prova per la robotica e l’intelligenza artificiale in ambito bellico. La guerra, giunta ormai al quinto anno, ha visto l’impiego di robot terrestri per la consegna di rifornimenti al fronte e di droni autonomi e potenziati dall’intelligenza artificiale per attacchi di precisione e ricognizione. Secondo Pathak, i test dell’MK-1 in Ucraina hanno già dimostrato il potenziale del robot nell’effettuare il ritiro di rifornimenti, un’attività che spesso espone i soldati a pericoli.  Ma sebbene gli MK-1 contribuiscano a dimostrare l’utilità della tecnologia di base, sono ben lungi dall’essere dei super soldati, trasportando un carico utile di soli 20 kg circa e non essendo impermeabili e dotati di una durata della batteria sufficiente per essere impiegati su larga scala.   La Fondazione si propone di inviare quest’anno in Ucraina robot nuovi e migliorati, nella forma del Phantom 2, che secondo Pathak sarà dotato di “capacità sovrumane” e avrà una capacità di carico doppia rispetto al Phantom 1. Il Ministero della Difesa ucraino si è rifiutato di commentare la questione, mentre il Dipartimento della Difesa statunitense non ha risposto a una richiesta di informazioni. La Fondazione prevede che i test condotti in Ucraina forniranno informazioni utili per la futura collaborazione con l’esercito statunitense. La Fondazione ha fortemente puntato sull’allineamento con gli interessi di Washington, inquadrando l’importanza della sua tecnologia nel più ampio contesto della competizione geopolitica tra Stati Uniti e Cina. L’obiettivo è fornire all’esercito statunitense “i migliori robot che possiamo costruire, migliori di qualsiasi cosa abbia la Cina”, ha affermato Pathak.  Sebbene diverse aziende americane stiano collaborando con il governo degli Stati Uniti per impiegare robot autonomi in applicazioni militari, il Pentagono non ha ancora reso noto l’impiego di un robot umanoide per tali scopi. Ma la start-up si è prefissata obiettivi ambiziosi: Pathak prevede di aumentare la produzione a migliaia di unità quest’anno e di iniziare i test sul campo con l’esercito statunitense entro i prossimi 18 mesi. I progetti e i crescenti legami dell’azienda con Washington rappresentano un ulteriore esempio di come l’intelligenza artificiale e la robotica stiano iniziando a trasformare la “guerra moderna” e a diventare un punto focale della “sicurezza nazionale”.  I sostenitori della tecnologia umanoide in ambito militare e industriale sostengono che i robot dalle sembianze umane siano generalmente più adatti di altre forme di robotica a muoversi in cantieri edili, centri logistici e zone di guerra reali. Kateryna Bondar, ricercatrice senior presso il Wadhwani AI Center del CSIS, ha dichiarato alla CNBC che i robot umanoidi potrebbero teoricamente offrire alcuni vantaggi sul campo di battaglia grazie alla loro autonomia e alla destrezza simile a quella umana. “Gli spazi di combattimento urbani moderni, dove ci sono scale, scalette, scantinati e corridoi stretti, sono stati creati per il movimento umano, il che potrebbe dare ai sistemi umanoidi un vantaggio rispetto ai robot cingolati o quadrupedi in determinati scenari”, ha affermato Bondar a CNBC. Gli esperti sembrano essere d’accordo sul fatto che, a prescindere dalla forma o dalle dimensioni, l’era dei robot dotati di intelligenza artificiale in ambito bellico è ormai vicina. “Prevedo che robot cingolati, volanti e sottomarini sostituiranno la forza umana”, ha affermato Toby Walsh, scienziato capo presso l’Istituto di Intelligenza Artificiale dell’Università del Nuovo Galles del Sud.  Sebbene la maggior parte degli impieghi bellici dei robot Phantom preveda ancora una qualche conferma umana nel processo decisionale, Pathak ha affermato che i robot della Fondazione dovranno prendere decisioni completamente autonome in determinati scenari in cui il tempo è un fattore critico: l’inizio dell’era della guerra autonoma, largamente già sperimentata da Israele nell’Operazione Guardiani delle Mura nel 2021 contro la popolazione palestinese ed attualmente nell’escalation militare sfociata in un genocidio senza fine contro la popolazione gazawi dal 7 ottobre 2023. L’esercito statunitense ha già dimostrato la volontà di adottare modelli di intelligenza artificiale, e secondo alcune fonti questa tecnologia verrebbe utilizzata per orientare gli attacchi e il processo decisionale nel conflitto in corso con l’Iran. “Rendere i robot simili agli esseri umani è una sfida ingegneristica complessa e costosa, e ciò che l’Ucraina ci ha insegnato è l’opposto: che abbiamo bisogno della capacità di adattarci rapidamente e di produrre in modo rapido ed economico” – ha affermato Melanie Sisson, ricercatrice senior presso il programma di politica estera della Brookings Institution.  Con l’avvicinarsi dei robot umanoidi al campo di battaglia, la tecnologia ha sollevato preoccupazioni etiche, in particolare riguardo all’uso del processo decisionale autonomo in combattimento, quando sono in gioco vite umane.  L’idea di introdurre “robot soldato” dotati di autonomia decisionale sul campo di battaglia genera profonde preoccupazioni etiche. Il dibattito etico e bioetico sui “robot soldato” e dei sistemi d’arma letali autonomi (LAWS, Lethal Autonomous Weapon Systems) è uno dei temi più critici della filosofia morale e del diritto internazionale contemporaneo. Le Nazioni Unite spingono da tempo per trattati internazionali volti a limitare o vietare i LAWS sprovvisti di un controllo umano diretto. Tra retorica di pace e automazione del conflitto, la vicenda di Foundation Future Industries solleva un interrogativo etico ed economico che va ben oltre la semplice innovazione tecnologica. Da un lato, la leadership politica ed economica statunitense — incarnata in questo caso dalle mosse strategiche e dai finanziamenti della famiglia Trump — continua a promuovere pubblicamente una retorica legata alla difesa della democrazia globale e all’esportazione della stabilità. Dall’altro, i massicci investimenti del Pentagono in robotica autonoma e letale dimostrano la volontà di capitalizzare economicamente e militarmente sulle crisi internazionali. Questa corsa all’automazione bellica accelera proprio nel momento in cui il conflitto in Ucraina si scontra con la sua realtà più drammatica e strutturale: l’esaurimento delle risorse umane. Con un fronte stremato e le crescenti e documentate difficoltà nel reperire nuove reclute sul terreno, la transizione verso i “soldati robot” rischia di trasformare la guerra in un business asimmetrico e permanente. In questo scenario, le macchine autonome smettono di essere uno strumento di difesa e diventano il mezzo ideale per prolungare i conflitti a tempo indeterminato, riducendo le perdite politiche interne per Washington ma delegando la distruzione sul campo a algoritmi privati e droni antropomorfi. Mentre le popolazioni americana ed europee affondano in una crisi economica sempre più grave, i loro governi continuano a finanziare una catastrofica guerra per procura. Questo paradosso si consuma nell’indifferenza generale delle opinioni pubbliche occidentali, anestetizzate dalla propaganda guerrafondaia e neoimperialista occidentale o distratte dalla lotta quotidiana per la sopravvivenza. Nel silenzio dei cittadini che ne pagano il prezzo, i reali bisogni delle famiglie vengono ignorati per finanziare la nascita dei soldati robot di domani.   (1) La Cina, che vanta numerose aziende leader nel settore della robotica umanoide, ha anche finanziato e sostenuto pubblicamente iniziative per questa tecnologia, incentrate principalmente su applicazioni industriali ed economiche. Sebbene i ricercatori militari cinesi abbiano pubblicato rapporti sul potenziale dei robot umanoidi in ambito militare, l’entità delle sperimentazioni non è ancora chiara. In passato, l’esercito cinese ha presentato le prime versioni di cani robotici dotati di intelligenza artificiale per il combattimento, nonché soldati robot umanoidi controllati tramite movimento.  (2) Pathak è noto soprattutto per aver guidato Synapse, una controversa piattaforma fintech che ha dichiarato bancarotta nel 2024. Poco dopo, ha fondato Foundation con Arjun Sethi, ex CEO di Tribe Capital, e Mike LeBlanc, co-fondatore di Cobalt Robotics. L’ultima iniziativa di Pathak ha attirato anche alcune critiche dopo che la società ha lasciato intendere di avere stretti legami con General Motors e di poter ricevere investimenti dalla casa automobilistica, affermazioni che GM ha poi respinto.   Ulteriori informazioni: https://www.cnbc.com/2026/05/30/humanoid-robots-ukraine-war-foundation-military-ai.html https://www.wired.com/story/humanoid-robot-soldier-eric-trump-foundation-future-industries/ https://www.reuters.com/business/eric-trump-backed-foundation-partners-with-amd-develop-humanoid-robots-2026-07-23/ https://finance.yahoo.com/technology/ai/articles/eric-trump-backed-startup-just-143015023.html > Ecco primi robot umanoidi per la guerra: i nodi tecnici ed etici https://www.scienzainrete.it/articolo/letica-del-soldato-robot/guglielmo-tamburrini/2009-03-23 https://www.rsi.ch/info/mondo/L%E2%80%99incubo-dei-robot-killer-%C3%A8-pi%C3%B9-vicino–2376421.html   Lorenzo Poli
August 31, 2026
Pressenza
Antifa, il nuovo nemico globale – di Emanuele Braga
Perché la destra radicale avanza, e la sinistra ha smarrito gli strumenti per fermarla Da Washington a Budapest, fino a Torino, l’antifascismo viene progressivamente riscritto come minaccia terroristica. Mentre una nuova internazionale delle destre radicali costruisce nemici, alleanze e un linguaggio comune, una sinistra che per trent’anni ha creduto nella fine delle ideologie fatica persino [...]
August 30, 2026
Effimera
Giù le mani dai medici cubani
Le sanzioni USA colpiscono i conti legati alla missione sanitaria cubana in Italia. L’embargo contro Cuba diventa così un’ingerenza nella nostra sanità e nella sovranità italiana, mentre centinaia di medici …
La caccia alle streghe contro gli Antifa
Dagli Stati Uniti all’Europa, l’antiterrorismo si allarga fino a colpire antifascisti, movimenti, solidarietà palestinese e infrastrutture indipendenti. C’è qualcosa di molto più grande del caso Autistici/Inventati nella decisione dell’amministrazione statunitense …
21 agosto, telefonata di un’ora e venti minuti tra Lula e Trump
Mi limito a tradurre la notizia, proveniente dalla Segreteria per la Comunicazione Sociale della Presidenza della Repubblica, del lungo incontro fra i due capi di Stato. Notizia ovviamente di importanza in un contesto di forte tensione e minacce  che vengono dal nord. Il prestigio di Lula esce dall’incontro rafforzato (e questo al di là di quello che i due presidenti si siano effettivamente detto), il truce fanatico Rubio contenuto. Può dare speranza che ci siano capi di Stato con la levatura di statista, in grado di farsi rispettare dall’impero  e ministri degli esteri, come il calmo e pacato Mauro Vieira, che onorano il compito dell’alta diplomazia. (T.I) Il Presidente brasiliano Lula ha avuto una conversazione telefonica di un’ora e venti minuti venerdì mattina, 21 agosto, con il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, durante la quale hanno discusso i temi centrali dell’agenda bilaterale e la situazione geopolitica globale, in un dialogo che si è svolto in tono amichevole e cordiale, secondo quanto riferito dalla Segreteria per la Comunicazione Sociale della Presidenza della Repubblica (Secom). Durante la telefonata, il Presidente Lula ha affrontato la recente decisione del governo statunitense di imporre nuove tariffe commerciali al Brasile, a seguito di indagini condotte dall’Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti. Lula ha sottolineato che le accuse alla base delle misure restrittive – che includono contestazioni relative alla deforestazione, agli accordi preferenziali, alla proprietà intellettuale, alla lotta alla corruzione, al sistema di pagamento Pix, al mercato dell’etanolo e alle presunte importazioni di prodotti fabbricati con il lavoro forzato – sono del tutto infondate. Il capo di Stato brasiliano ha sottolineato che l’imposizione di tariffe genera perdite economiche per entrambe le parti e ha sostenuto che rimanere al tavolo delle trattative è l’opzione migliore per entrambi i Paesi. Lula ha ribadito l’importanza di collaborare per garantire che gli Stati Uniti continuino ad essere  tra i principali partner commerciali del Brasile. In risposta, Donald Trump ha concordato sull’importanza di preservare solidi legami commerciali e ha proposto che i team tecnici di entrambi i Paesi si incontrino nuovamente al più presto per proseguire il dialogo. Per quanto riguarda la sicurezza pubblica e la lotta contro le reti criminali, Lula ha ribadito l’interesse del Brasile a rafforzare la cooperazione bilaterale con gli Stati Uniti. Il presidente ha spiegato che le organizzazioni criminali esercitano quotidianamente il terrore sulle fasce più vulnerabili della popolazione, ma ha sottolineato che tali gruppi non vanno confusi con le organizzazioni terroristiche in senso stretto. Ha inoltre affermato che lo Stato brasiliano dispone di propri strumenti legali e istituzionali per combattere questo tipo di criminalità, senza necessità di classificazioni o designazioni speciali. A titolo di esempio delle azioni intraprese dal Paese, Lula ha illustrato la strategia brasiliana di strangolamento finanziario della criminalità organizzata, che ha già portato al sequestro di circa 17 miliardi di reais in beni e oggetti di valore, citando inoltre il piano governativo di trasformare 138 istituti penitenziari in carceri di massima sicurezza. Il presidente ha inoltre sottolineato la recente approvazione della Legge Anti-Fazioni, un meccanismo che consente maggiore rapidità nel sequestro di beni e passaporti a membri delle fazioni e ha menzionato la proposta di emendamento alla Costituzione che mira ad ampliare il ruolo del governo federale nel coordinamento della sicurezza pubblica in collaborazione con gli Stati. A livello regionale, ha citato l’operatività del Centro Internazionale di Cooperazione di Polizia per l’Amazzonia, con sede a Manaus, che riunisce rappresentanti delle forze di polizia di tutti i Paesi del bacino amazzonico. Dopo queste spiegazioni, Trump ha dimostrato la volontà di intensificare la cooperazione bilaterale in materia di sicurezza e ha garantito che avrebbe mobilitato alti funzionari dell’amministrazione statunitense per dare seguito agli accordi raggiunti. Discutendo dell’agenda internazionale, i due leader si sono scambiati opinioni sui principali conflitti in corso nel mondo, evidenziando gli scontri in Ucraina e in Medio Oriente. Entrambi hanno concordato sull’urgenza di raggiungere una soluzione negoziata alla guerra tra Russia e Ucraina, che dura ormai da quasi cinque anni. Trump ha presentato le sue considerazioni sulle prospettive di risoluzione delle tensioni con l’Iran. Lula, a sua volta, ha lamentato l’inefficacia del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e ha auspicato di convocare una riunione straordinaria dell’organismo per cercare soluzioni diplomatiche alle crisi in corso, in linea con le proposte che aveva precedentemente presentato ai presidenti di Cina, Xi Jinping, e Russia, Vladimir Putin. Il presidente brasiliano ha concluso la sua riflessione osservando che i grandi leader internazionali non sono coloro che iniziano le guerre, ma piuttosto coloro che sono capaci di porre fine ai conflitti. Fonte: Lula e  Trump falam ao telefone e restabelecem  negociação, “Brasil 247”, 21 agosto 2026 Redazione Italia
August 27, 2026
Pressenza