Sfrecciare su caccia F-16 e bombardare Paesi “nemici” non è femminismo: il parere di WILPF
L’articolo apparso online su AdnKronos Quel femminismo targato “F-16”: donne in
guerra per le donne celebra come fosse una delle ultime conquiste del femminismo
la partecipazione di aviatrici israeliane ai bombardamenti a lungo raggio contro
gli obiettivi militari e nucleari iraniani, insistendo sulla liberazione delle
donne di quel territorio.
Abbiamo chiesto a WILPF Italia di commentare il contenuto di quell’articolo.
WILPF Italia è la sezione italiana della storica associazione femminista Women’s
International League for Peace & Freedom, ed è tra le associazioni aderenti al
comitato di scopo dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e
delle università.
Ecco cosa ci hanno risposto:
«Esaltare le pilote israeliane come eroine dell’emancipazione femminile è una
deformazione inaccettabile. C’è un grosso equivoco, o meglio una grossa
mistificazione, in questo articolo che sfrutta la drammatica attualità di questi
giorni per proporre un discorso vecchio, ricorrente, semplicistico con il quale
si sono dovute scontrare diverse generazioni di femministe e pacifiste e cioè
che le donne vogliano copiare gli uomini. Non è così! Il significato del
femminismo sta nel ribaltare la logica militarista e i rapporti di forza
esistenti. Gli incarichi di potere rivestiti oggi da donne come Giorgia Meloni,
Ursula von der Leyen, Christine Lagarde non stanno generando una rivoluzione
femminista; queste donne incarnano il patriarcato e lo perpetuano, si sentono
gratificate esibendosi con gli “attributi” maschili. Le aviatrici israeliane
difendono gli interessi del loro Paese e le loro famiglie facendo la guerra, in
nome della democrazia sono complici di crimini di efferata ferocia. Queste donne
non stanno migliorando né la condizione femminile né quella della popolazione
mondiale, obiettivi che invece sono il cuore del femminismo.I governi infatti
continuano nella direzione contraria, aumentando gli investimenti militari e
tagliando i fondi alle istituzioni multilaterali, alle associazioni umanitarie,
allo stato sociale e alle organizzazioni femministe. La stessa ONU rischia un
imminente collasso finanziario, risultato di una strategia politica di potenti
Stati membri che stanno trattenendo o ritardando il pagamento delle quote
stabilite, tra i ritardatari anche USA, Russia e Cina. Al benchmark dell’8
febbraio 2026, soltanto 55 dei 193 Stati membri dell’ONU avevano versato
integralmente i loro contributi. Questo sottofinanziamento cronico impedisce a
tutta l’organizzazione di continuare il lavoro di governance globale in difesa
della democrazia e dei diritti umani. La spesa militare mondiale ha raggiunto
2,7 trilioni di dollari nel 2024 e supera di gran lunga la spesa per la pace.
Per questo WILPF ha lanciato la campagna Move the Money».
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università ringrazia la sezione italiana di WILPF per il contributo. II
femminismo di cui parla l’articolo di AdnKronos è certamente il femminismo
dell’ala conservatrice. Vediamo i discorsi e le azioni dell’ ultradestra
svuotare di significato la parola pace, esportare la democrazia manu militari e
negare, ogni giorno, le garanzie per la coesistenza serena tra le culture e le
religioni, e tra i governi nel mondo. Non è con quel femminismo che noi ci
alleiamo.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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