Joe Mungo Reed / Quel che nel nostro tempo connette il futuro al passato
Dal mare della scozia emerge una strana figura. La sagoma è umanoide e sembra
essere giunto camminando sul fondale. Si tratta di un ragazzo proveniente dal
futuro con informazioni capitali per imprimere una svolta decisiva a un mondo in
cui la crisi climatica si fa più minacciosa col passare del tempo e un’idea
precisa della persona a cui darla. Si tratta di Hannah, una scienziata che
insieme a Red – questo è il nome del viaggiatore del tempo – inizia un percorso
che condizionerà il futuro. Il suo, quello del suo pianeta e quello della sua
famiglia. Il figlio Andrew si candiderà in politica per portare avanti a modo
suo la lotta della madre, mentre la nipote Kenzie riprenderà il lavoro della
nonna portandolo avanti non senza compromessi mentre Roban, suo figlio, parte di
una generazione che non ha mai visto il pianeta terra, partirà per la missione
di una vita che in qualche modo tenterà di chiudere il cerchio aperto da Hannah.
Futuri terrestri è un romanzo di fantascienza costruito sul concetto intorno a
cui il genere nella sua totalità si sviluppa: il futuro. E se l’elemento
principale che lo radica nel presente è certamente l’argomento della crisi
climatica, la riflessione filosofica che conferisce all’opera carattere di
attualità e di urgenza è la visione del futuro come elemento che inevitabilmente
condiziona il presente. Questo ragionamento è alla base di ogni opera che voglia
trattare l’antropocene da una prospettiva significativa. L’impatto ambientale
della tecnologia sul pianeta e sulla sua idoneità a ospitare la vita e la
civiltà umana pone la questione di ciò che sarà di noi negli anni a venire al
centro di un dibattito che sembra non riuscire a cancellare l’ipoteca che il
capitalismo, con le conseguenze dei processi produttivi che lo sostentano, ha
messo sull’esistenza delle prossime generazioni. Il tempo è limitato e, se non
per fermare una biglia sul piano inclinato quantomeno per attutirne l’impatto
che l’attende in fondo alla discesa, già nel presente è urgente e necessario che
la civiltà umana ripensi quanto prima la propria organizzazione in vista di ciò
che l’attende. L’ora deve più che mai lavorare in continuità col domani.
Ed è proprio questa continuità che Joe Mungo Reed racconta. Futuri terrestri è
una saga familiare che vede il perpetuarsi di una famiglia nel tempo non solo
attraverso la riproduzione e il passaggio dei geni ma proprio tramite la
partecipazione, ognuno secondo la propria personale e talvolta conflittuale
prospettiva, al lavoro di modellamento del presente in vista di un possibile
futuro. La discendenza di Hannah è fatta di esseri umani collocati nel tempo e
nello spazio, individui connessi dal filo rosso di un ideale, prima che dalla
genetica, si passano il testimone portando ognuno un contributo diverso. Hannah
riceve un dono che è una corsa contro il tempo e il suo lavoro è per lo più
teorico, di sviluppo. Andrew è un politico che vive di conflitto, sia nel suo
lavoro che in famiglia, il rapporto con Kenzie sarà infatti messo alla prova da
scelte che lui non approva ma che sono nella natura estremamente pragmatica
della figlia, che farà un grande salto e darà la vita a uno dei prodotti
integrali del futuro di una terra lasciata alle spalle, nato e cresciuto in un
ambiente alieno che lo condizionerà in ogni aspetto della sua vita, primo fra
tutti il fisico.
La prosa di Joe Mungo Reed è delicata al punto di essere sfuggente e vive di
ritmi lenti e dilatati, che mantengono la tensione a un livello molto sottile
senza mai farla esplodere in maniera violenta. Futuri terrestri non ha un passo
sostenuto e non vive di strappi, procede lento ma costante in un racconto corale
che rappresenta efficacemente l’illusione di un tempo per risolvere le cose che
sembra infinito ma termina troppo presto e comunque ben prima di quanto
potessimo immaginare, e un rapporto tra presente, passato e futuro come qualcosa
di impalpabile ma al tempo stesso persistente.
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