Iran – Colpito un impianto di desalinizzazione: la guerra al “pilastro” del Medio Oriente
La Lista per la costituzione del Forum Italiano sull’Acqua pone all’attenzione
un articolo pubblicato oggi da Il Manifesto.
> L’acqua è il “tallone d’Achille” della regione. Il diritto internazionale
> vieta gli attacchi alle infrastrutture energetiche. Le diplomazie dell’Asia
> occidentale si rimbalzano tra loro da giorni la responsabilità di un raid
> aereo.
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> È quello che ha colpito l’impianto di desalinizzazione dell’isola iraniana di
> Qeshm, nello stretto di Hormuz, uno dei molti che trasformano l’acqua di mare
> in acqua potabile. L’Iran ha accusato gli Stati Uniti di esserne autori,
> mentre la stampa israeliana lo ha attribuito all’esercito emiratino – ma sia
> Washington sia Abu Dhabi negano. Nel frattempo un altro dei molti Paesi
> coinvolti dalla guerra, il Bahrain, ha denunciato a sua volta un attacco ad un
> impianto simile nel suo territorio, indicando l’Iran come autore.
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> NON È STRANO né che gli impianti di desalinizzazione siano finiti al centro
> dei bombardamenti né che nessuno voglia assumersi la responsabilità di averne
> distrutto uno. Quasi tutti i paesi della regione dipendono da questa
> tecnologia per dissetare i propri cittadini e mandare avanti industria e
> agricoltura. «Gli impianti di desalinizzazione, ancor più delle infrastrutture
> energetiche, sono il tallone d’Achille delle monarchie del Golfo» ha detto al
> Wall Street Journal l’analista Hussein Ibish. Il 40% della capacità di
> desalinizzazione del Pianeta è concentrata in Asia occidentale, con oltre
> 5.000 impianti attivi. Secondo Bloomberg, almeno 450 sono nella regione del
> Golfo. Il Bahrain produce in questo modo quasi tutta la sua acqua potabile, il
> Kuwait ne è dipendente al 90%, Israele all’80%. Riyadh, la capitale
> dell’Arabia Saudita, usa al 90% acqua proveniente dall’impianto costiero di
> Jubail. Secondo un memo della diplomazia statunitense del 2008 diffuso da
> Wikileaks e molto ripreso dalla stampa in queste ore, «l’attuale struttura del
> governo saudita non potrebbe esistere senza Jubail».
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> ALL’IRAN AGGREDITO non va meglio. Con 65 impianti attivi e quasi un centinaio
> programmati, Teheran sta cercando da anni di rispondere con la tecnologia alla
> crisi idrica che la attanaglia. A febbraio il 70% delle falde acquifere era in
> stato di sovrasfruttamento, e in vent’anni le risorse idriche rinnovabili sono
> diminuite di un terzo. Colpa della crisi climatica, che nell’altopiano iranico
> si sta manifestando soprattutto con la temibile combinazione di lunghi periodi
> di siccità intervallati con alluvioni pericolose. Uno degli effetti di questa
> situazione è che da tempo la capitale Teheran sta sprofondando. Il termine
> tecnico è subsidenza, e si verifica quando le falde acquifere vengono
> sfruttate eccessivamente – come avviene nell’Iran assetato. A novembre il
> presidente Masoud Pezeshkian aveva parlato della possibilità di trasferire la
> capitale in una località costiera meno arida – ma la guerra, chiaramente, ha
> cambiato le priorità del governo.
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> In teoria gli attacchi ad infrastrutture civili critiche come i
> desalinizzatori sono vietati dal diritto internazionale, ma nessuno crede più
> molto che questo basti a proteggerle. Paradossalmente, è proprio il fatto che
> tutti i paesi dell’area ne siano dipendenti ad aver fatto sperare agli
> analisti che, anche in caso di guerra, le infrastrutture idriche verranno
> risparmiate. «La buona notizia è che l’acqua è così strategica che qualsiasi
> attacco diretto iraniano contro di loro sarebbe considerato una
> massiccia escalation, quindi forse è un passo troppo in là per Teheran»
> scriveva ancora Bloomberg pochi giorni fa. I raid di questi giorni dimostrano
> che si trattava di una previsione ottimistica – e che non è detto sia l’Iran
> il primo a rompere il tabù.
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> Peraltro anche gli attacchi ad altri tipi di infrastrutture, soprattutto
> quelle energetiche, hanno effetti negativi sulla disponibilità di acqua,
> perché spesso il carburante si riversa dai pozzi alle falde. Sia l’Iran sia
> gli Stati uniti e Israele dall’inizio della guerra stanno colpendo
> sistematicamente raffinerie, trivelle e centrali elettriche.
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> «SE I PAESI DEL GOLFO iniziano a colpire sistematicamente i rispettivi
> impianti di desalinizzazione, la prospettiva diventa critica. Tutto il Medio
> oriente è una delle regioni del pianeta con maggiore scarsità idrica sia per
> ragioni storiche sia per via del riscaldamento globale» spiega a Il Manifesto
> Giulia Giordano, analista del think-tank Ecco. «La sicurezza idrica è uno dei
> pilastri della stabilità della regione».
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> Lorenzo Tecleme / Il Manifesto – 10.03.2026
Redazione Italia