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«Con più alberi e meno cemento, le isole di calore scendono di 4 °C»: simulazione a Roma e Firenze
Le temperature alte in città possono essere ridotte di 4 °C, senza marchingegni fantasmagorici. Un sogno ad ogni aperti per molti centri abitati avvolti da giorni nella canicola di un’estate torrida che sfiora e supera i 40 grandi, dal Nord al Sud. Un sogno che può diventare una realtà concreta, se si passa dalle parole ai fatti. Le pavimentazioni urbane che non trattengono calore, la realizzazione di nuovi spazi verdi e la piantumazione di nuovi alberi, producono un calo netto delle temperature nelle ore più calde della giornata. È quel che è stato sperimentato sia a Settecamini nella Capitale, sia nell’area Mercafir/Piazza Artom di Firenze con un progetto sperimentale per contrastare le isole di calore urbane. Il progetto coinvolge l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) e l’Istituto per la BioEconomia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Ibe) in qualità di coordinatore, con il sostegno dell’Agenzia Spaziale Italiana. E mostra che contrastare le isole di calore non rappresenta solo una necessità ambientale, ma un’opportunità concreta per rendere le città più fresche e più vivibili attraverso soluzioni semplici: più alberi, più suoli naturali, superfici che non si scaldano e una pianificazione urbana che tenga conto dei dati. E i dati, nei due casi presi in esame, ci dicono che a Roma, dove la temperatura superficiale estiva dell’area urbana raggiunge in media 43.7 °C, il raffrescamento con l’intervento simulato è evidente già dal mattino. A Firenze, che registra una media urbana superiore ai 44 °C, la temperatura si abbassa di 4 °C nelle ore centrali confermando che nelle zone più cementificate è possibile migliorare il microclima. San Pietro a Patierno, hinterland partenopeo Se serve una controprova, essa è arrivata a fine giugno con lo scatto catturato da una termocamera alla periferia di Napoli, in un parco giochi di San Pietro a Patierno. La temperatura registrata è scioccante: 63.9 °C sul pavimento cementificato in cui giocano i bambini. Ed è anche la prova pratica di un concetto sin qui confinato fra gli addetti ai lavori: la “Cooling poverty”, la povertà da raffrescamento che sottolinea la crescita – anche nel campo climatico urbano – della disuguaglianza sociale con l’impossibilità di mantenere temperature vivibili in casa e negli spazi pubblici durante le ondate di calore. Non un’anomalia passeggera ma un dato strutturale legato al reddito: chi è più povero ha anche meno alberi attorno, meno ombra e vive in case meno isolate dalle temperature esterne.  Parallelamente cresce la cementificazione del territorio. Sempre secondo l’Ispra, l’Italia continua a divorare suolo naturale al ritmo frenetico di 2.7 metri quadrati al secondo, portando la copertura artificiale del territorio al 7.17 per cento, quasi il doppio della media europea. Al contrario, la copertura arborea delle nostre città si ferma al 22 per cento contro il 28 del resto del continente, con punte di desertificazione verde drammatiche nel Mezzogiorno: a Messina il verde urbano accessibile è di appena 5 metri quadrati pro capite, a Bari si ferma a 8.7. E qui si torna alla simulazione sperimentale a Roma e Firenze da cui siamo partiti. Il Progetto “Mirificus” (acronimo di Monitoraggio degli Interventi di RIForestazione per l’Isola di Calore Urbana tramite i Satelliti) ha anche analizzato la struttura urbana come un “Dna climatico” delle città, mostrando come disposizione degli edifici, altezza e materiali usati influenzino direttamente la distribuzione del caldo. A Firenze, le zone con edifici compatti di media altezza raggiungono i 44, .6 °C, mentre nelle aree con boschi urbani le temperature si riducono a 35.9 °C, un raffrescamento naturale di quasi 9 °C. A Roma, i quartieri industriali con grandi superfici esposte al sole arrivano a 57.2 °C. Per Michele Munafò, responsabile del Progetto per Ispra, «le simulazioni di Roma e Firenze sono una prova concreta che le soluzioni esistono e svolgono più funzioni contemporaneamente: riducono, oltre alla temperatura, gli impatti dei cambiamenti climatici, i rischi per salute, benessere e qualità urbana. I dati indicano la strada da seguire, gli interventi corretti, le scelte per rendere le città più vivibili e migliorarne la qualità della vita». Attraverso la piattaforma webGIS del progetto è possibile consultare i dati di ogni comune italiano e  osservare come cambiano le temperature in relazione al consumo di suolo e alla presenza di aree verdi. Marco Morabito, del Cnr-Ibe coordinatore del Progetto, sottolinea come «i dati satellitari possano trasformarsi in strumenti operativi a supporto delle Pubbliche Amministrazioni, per contrastare gli effetti del caldo e rafforzare la resilienza nelle città, permettono di intervenire in modo mirato sulla struttura dei quartieri». Grazie al rilascio della piattaforma e di una Web App basata su Google Earth Engine, accessibili gratuitamente, amministratori, «cittadini e tecnici – aggiunge Morabito – dispongono di mappe interattive, indicatori di stress termico e simulazioni ex ante ed ex post: un supporto scientifico per la pianificazione degli interventi di forestazione urbana e delle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici». — (con la collaborazione dell’Ufficio stampa di Ispra) Redazione Italia
July 9, 2026
Pressenza
L’Europa è il continente con il riscaldamento più rapido sulla Terra
A livello globale, il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato, dopo il notevole calore del 2023. Gli ultimi 10 anni sono stati i più caldi mai registrati. Anche la temperatura media annua della superficie del mare sopra gli oceani non polari ha raggiunto un livello record. Le concentrazioni atmosferiche dei gas serra, anidride carbonica e metano hanno continuato ad aumentare. A partire dagli anni ’80, l’Europa si sta riscaldando a una velocità doppia rispetto alla media globale, diventando il continente con il riscaldamento più rapido sulla Terra. Le ondate di calore stanno diventando più frequenti e intense e l’Europa meridionale sta attraversando siccità diffuse. I ghiacciai in tutte le regioni europee continuano a sciogliersi. Sono stati osservati cambiamenti nel modello delle precipitazioni, incluso un aumento dell’intensità degli eventi più estremi. Ciò può portare a un aumento delle inondazioni e probabilmente ha contribuito ad alcuni degli eventi più catastrofici osservati nel 2024. É quanto riportato nel rapporto sullo stato del clima in Europa (ESOTC) del 2024, redatto dal Copernicus Climate Change Service (C3S) e dall’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM). Per quanto riguarda il caldo e la siccità nell’Europa sudorientale, il rapporto evidenzia come, dopo una primavera più calda della media, si siano verificate sei ondate di calore durante l’estate 2024, tra cui l’ondata di calore più lunga e la seconda più grave mai registrata nella regione. La gravità e la classificazione delle ondate di calore derivano dall’anomalia termica, dalla durata e dall’area interessata. In base a ciò, l’ondata di calore più grave mai registrata per l’Europa sud-orientale si è verificata nel luglio 2007, quando un’ondata di calore di 10 giorni con un’anomalia termica media di 9,7 °C ha interessato il 72% della regione. Nel 2024, l’ondata di calore più grave è durata 13 giorni con un’anomalia di 9,2 °C, interessando il 55% della regione. Questa è stata una di una serie di ondate di calore durante l’estate e l’inizio dell’autunno, con due a giugno della durata di 5-6 giorni ciascuna e tre ad agosto della durata di 5-8 giorni ciascuna. Nei 97 giorni dal primo giugno al 5 settembre ci sono stati 43 giorni con ondate di calore. Ad agosto, ci sono stati solo tre giorni tra un’ondata di calore e l’altra. La temperatura massima è stata superiore alla media per tutti i giorni, tranne due, dell’estate. Nell’Europa sud-orientale, l’UTCI per l’estate nel suo complesso è stata di 3,3°C superiore alla media. Ci sono stati 66 giorni di almeno “forte stress da calore” (temperatura percepita di 32°C o superiore), il numero più alto mai registrato e ben al di sopra della media di 29 giorni. Al culmine dello stress da calore, il 13 agosto, il 99% della regione è stato colpito da almeno “forte stress da calore” e il 53% da almeno “fortissimo stress da calore” (temperatura percepita di 38°C o superiore). Anche sul fronte delle alluvioni il 2024 è stato particolarmente critico: nel 2024 si è verificata l’alluvione più diffusa dal 2013, con il 30% della rete fluviale europea che ha superato la soglia di alluvione “elevata” e il 12% quella di alluvione “grave”. A settembre, a causa della tempesta Boris, le portate hanno raggiunto almeno il doppio del massimo medio annuo lungo 8500 km di fiumi. Per fare un paragone, il Danubio è lungo circa 2850 km. A ottobre, una grave inondazione ha colpito Valencia, in Spagna. Sono stati battuti i record nazionali di precipitazioni totali in 1,6 e 12 ore, ma non quello delle 24 ore. Per quanto riguarda invece gli incendi boschivi, nel 2024 il rischio di incendi è rimasto nella media o leggermente al di sopra della media in Europa, con i valori più elevati osservati a settembre, a causa delle condizioni in Portogallo e in alcune parti della Spagna. A settembre, gli incendi in Portogallo hanno contribuito a bruciare in Europa circa 110.000 ettari (1.100 km2) in una sola settimana, circa un quarto della superficie totale annuale. Sebbene le emissioni dovute agli incendi in Europa siano rimaste al di sotto della media per gran parte dell’anno, a settembre sono aumentate significativamente a causa dei vasti incendi in Portogallo. Nel 2024 i ghiacciai di tutte le regioni europee hanno invece registrato una perdita netta di ghiaccio. I ghiacciai della Scandinavia e delle isole Svalbard hanno registrato i tassi di perdita di massa più elevati mai registrati e hanno registrato la più grande perdita annuale di massa glaciale di qualsiasi altra regione glaciale al mondo. In gran parte d’Europa si sono registrate meno giornate di neve rispetto alla media, fatta eccezione per l’Europa settentrionale durante l’inverno. “La mancanza di neve durante l’inverno e la primavera, si evidenzia nel rapporto, ha ripercussioni sulle condizioni più avanti nel corso dell’anno. Ad esempio, insieme alle ondate di calore e alle temperature superiori alla media, può contribuire a condizioni di siccità. Lo scioglimento delle nevi in primavera e in estate è un’importante fonte d’acqua per molti fiumi europei. Anomalie positive nel numero di giorni di neve possono essere vantaggiose per l’energia idroelettrica e l’umidità del suolo, ad esempio, ma un rapido scioglimento delle nevi dovuto all’aumento delle temperature può aumentare il rischio di inondazioni e valanghe”. E anche la temperatura media annua della superficie del mare per la regione europea nel 2024 è stata la più alta mai registrata, leggermente superiore al precedente record stabilito nel 2023. Il Mar Mediterraneo nel suo complesso ha registrato la temperatura superficiale del mare più alta in un anno, superando significativamente il precedente record stabilito nel 2023. Ad agosto, ha anche raggiunto la temperatura superficiale del mare più alta in un giorno, superando il precedente record stabilito nel luglio 2023. Le temperature superficiali del mare (SST) sono state superiori alla media in gran parte della regione, fatta eccezione per il Mare d’Islanda e il sud-ovest della Groenlandia. SST annuali record sono state osservate nell’Atlantico settentrionale centrale, nel Mediterraneo, nel Mare Nero, nel Mare di Norvegia e nel Mare di Barents. Qui per approfondire: https://climate.copernicus.eu/esotc/2024. Giovanni Caprio
April 26, 2025
Pressenza