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Solidarietà a Nicoletta Dosio
Come donne e come compagne esprimiamo la nostra piena solidarietà a Nicoletta Dosio, fatta oggetto in questi giorni di insulti e attacchi personali sui social. Il dissenso politico, anche quando è radicale, non può mai trasformarsi in odio, intimidazione o delegittimazione della persona. Nicoletta rappresenta da decenni una figura simbolica della lotta contro il TAV in Val di Susa. Ha preso parte con coerenza alle mobilitazioni e ha pagato personalmente le proprie convinzioni con il carcere e gli arresti domiciliari, senza mai rinunciare a sostenerle pubblicamente. Ribadiamo la nostra distanza dagli scontri che hanno caratterizzato la manifestazione del 25 luglio. Siamo convinte che l’escalation del conflitto finisca per indebolire le ragioni di una battaglia giusta, offrendo il pretesto per un ulteriore irrigidimento delle misure repressive, il rafforzamento delle destre e la riduzione degli spazi di democrazia e di dissenso. Questo, tuttavia, non significa ignorare il contesto. Da oltre trent’anni la Val di Susa vive un conflitto che ha profondamente segnato il territorio, tra espropri, militarizzazione e rilevanti impatti ambientali e sociali. È una vicenda nella quale le responsabilità non possono essere lette in modo unilaterale. A fronte di tutto questo, il TAV procede ancora solo per tratti limitati, alimentando interrogativi sulla sua sostenibilità, sui suoi costi e sulla sua effettiva utilità. Continuiamo a ritenere che il TAV sia un’opera sbagliata e dannosa e a sostenere il diritto delle comunità a manifestare e a difendere il proprio territorio. Proprio per questo pensiamo che la forza di un movimento risieda nella partecipazione, nella mobilitazione popolare e nella capacità di costruire consenso, senza rinunciare alla determinazione necessaria per difendere le proprie ragioni. A Nicoletta va la nostra vicinanza umana e politica. Difendere la sua dignità significa difendere il diritto al dissenso e affermare una cultura democratica fondata sulla giustizia, sulla tutela dei territori e sul rispetto delle persone, anche nel conflitto. Rifondazione Comunista Torino Rifondazione Comunista - Sinistra Europea
August 3, 2026
Pressenza
Non trasformiamo il dissenso in un problema di ordine pubblico
Rispetto ai fatti avvenuti in Valle di Susa sabato 25 luglio, che meritano una riflessione profonda e non dettata dall’urgenza giornalistica né dalla necessità di un superficiale schieramento, proponiamo alcune considerazioni. Ogni atto di violenza va perseguito secondo la legge. Ma una democrazia commette un errore quando, a partire da singoli episodi, sceglie di leggere un conflitto politico e sociale esclusivamente attraverso la lente della sicurezza, per screditare oltre trent’anni di mobilitazione e per delegittimare chi continua a contestare quell’opera. E questo accade sempre nel dibattito sulla TAV. Da anni, ogni episodio di tensione diventa l’occasione per riportare al centro il tema dell’ordine pubblico, mentre finiscono sullo sfondo le domande che il movimento No TAV continua a porre: quale modello di sviluppo vogliamo? Quali infrastrutture sono davvero utili alla transizione ecologica? Come si valutano i costi ambientali e sociali di una Grande Opera? Quale spazio viene riconosciuto alle comunità locali nelle decisioni che incidono sul loro futuro, sul loro territorio, sulla salute, sull’economia? È un meccanismo ormai consolidato. Il conflitto ambientale viene progressivamente svuotato del suo contenuto politico e ricondotto a un problema di sicurezza. Il dissenso viene osservato più attraverso i dispositivi di controllo che attraverso le ragioni che lo alimentano. Così il dibattito pubblico si restringe: non si discute più dell’opera, ma della gestione dell’ordine pubblico; non delle alternative, ma delle misure di sicurezza; non della qualità delle decisioni democratiche, ma dell’intensità della repressione. Questa impostazione non riguarda solo la Valle di Susa. Negli ultimi anni molti conflitti ambientali hanno conosciuto una dinamica analoga. Chi contesta opere considerate impattanti o scelte ritenute incompatibili con la tutela degli ecosistemi viene raccontato come un problema da gestire delegittimando chi continua a contestare, non riconoscendolo come interlocutore con cui confrontarsi. È una deriva che impoverisce la democrazia, riduce gli spazi della partecipazione e alimenta l’idea che il dissenso sia una patologia anziché una componente fisiologica della vita democratica. La democrazia vive del conflitto, in forme di partecipazione, di confronto, di mobilitazione sociale. È in questo spazio che si collocano le manifestazioni, i presìdi, le iniziative dei comitati e di migliaia di cittadini che hanno scelto di opporsi a un’infrastruttura ritenuta inutile, devastante, economicamente insostenibile, fuori tempo e sproporzionata rispetto ai benefici attesi. Confondere questo patrimonio di partecipazione con gli episodi di sabotaggio significa fare un favore a chi vorrebbe liquidare ogni dissenso come un problema di sicurezza. Naturalmente esiste un confine che non può essere superato: le azioni violente non possono diventare uno strumento di lotta politica. Da sempre tra i NO TAV convivono molte anime, come giusto e inevitabile in un movimento che è espressione di un intero territorio e che è composto da migliaia di persone di età, posizioni religiose e politiche, storie e sensibilità diverse. Ma per noi cristiani questo confine è chiaro, e il fatto che ci sia stato assalto dei cantieri non può essere utilizzato per cancellare trent’anni di mobilitazione civile, di studi indipendenti, di amministratori locali, associazioni, tecnici e cittadini che hanno costruito un’opposizione fondata su argomentazioni, partecipazione e presenza nei territori. La strategia dell’invasione dei cantieri, su cui peraltro non tutti i NO TAV concordano, è il frutto di decenni di sopraffazione ed è una risposta (chi dice giusta, chi dice sbagliata) prevedibile in un conflitto gestito male fin dai suoi inizi. La questione di fondo resta aperta. In un tempo segnato dalla crisi climatica e dalla necessità di trasformare il modello di sviluppo, è legittimo chiedersi quali infrastrutture siano davvero prioritarie, quale sia il loro impatto ambientale e sociale, come vengano impiegate le risorse pubbliche e quale ruolo abbiano le comunità interessate nelle decisioni che le riguardano. Sono domande che non possono essere archiviate perché si sono verificati episodi violenti. Alla politica – intesa come gestione della polis e partecipazione democratica dei cittadini alle decisioni comuni – chiediamo una ben diversa risposta. Non per ridurre gli spazi del conflitto, ma per ampliarli; non per temere il confronto con le comunità, ma perché contribuisce alla qualità delle decisioni pubbliche. La tutela dell’ambiente non è un ostacolo allo sviluppo: è il criterio con cui misurare la qualità dello sviluppo stesso. E il bene comune non coincide con la realizzazione di qualsiasi infrastruttura, ma con la capacità di valutare se essa risponda davvero all’interesse collettivo, nel lungo periodo. La difesa dell’ambiente e del bene comune non appartiene a una parte politica. È un interesse generale, riconosciuto dalla Costituzione, che richiede valutazioni trasparenti, partecipazione democratica e la capacità di misurare le opere pubbliche non soltanto sulla loro fattibilità tecnica, ma anche sulla loro sostenibilità ecologica, economica e sociale. Quando il dissenso viene tradotto in una questione di ordine pubblico, la politica rinuncia al proprio compito. Smette di discutere, di convincere, di costruire consenso e delega la gestione dei conflitti agli apparati della sicurezza. È una scorciatoia che può apparire efficace nell’immediato, ma che alla lunga accresce la distanza tra istituzioni e cittadini. Come cristiani avvertiamo la responsabilità di difendere la terra come bene comune, di dare voce e gambe al Magistero della Chiesa, a partire dalla Dottrina sociale fino ad arrivare ai continui appelli di Papa Francesco e di Papa Leone di non considerare il creato “una proprietà di cui possiamo disporre a nostro piacere; e ancor meno una proprietà solo di alcuni, di pochi. Il creato è un dono, è un regalo, è un dono meraviglioso che Dio ci ha dato perché ce ne prendiamo cura e lo utilizziamo per il bene di tutti, sempre con rispetto e gratitudine”. Da trent’anni abbiamo cercato – e non solo noi – il confronto con i proponenti l’opera ma la risposta è sempre stata la mancanza di dialogo con la popolazione, l’imposizione con la forza dei cantieri, la militarizzazione della valle, la repressione del dissenso. Questi ultimi anni, caratterizzati da guerre devastanti, dal genocidio, dalla corsa al riarmo, da eventi climatici estremi, da migrazioni forzate, hanno contribuito a rafforzare le ragioni della contrarietà alla ‘Grande Opera Inutile’, ma anche a tutte le altre Grandi Opere Inutili che hanno devastato e potranno ancora devastare il nostro Paese, solo per inseguire una cieca logica di progresso, di crescita, di profitti, senza alcun ripensamento sul rischio concreto e sempre più attuale della rovina al quale l’intero nostro pianeta va incontro. Diventa indispensabile ripensare il concetto di Grandi Opere, di consumo di suolo, in questo tempo che sta correndo verso il disastro ambientale, e rivedere l’ideologia dello sviluppo a tutti i costi.  Come credenti che vedono il nostro territorio e le persone che lo abitano sempre più distrutte e calpestate avvertiamo che qui il bene comune è stato invocato come paravento, mentre gli interessi economici e geopolitici hanno avuto il sopravvento sulla giustizia sociale. Da oltre trent’anni le ragioni di critica e di opposizione sono sempre le stesse: la Torino-Lione è inutile, è costosissima, è devastante per l’ambiente, è un’opera vecchia, superata dai tempi e dalla storia, la cantierizzazione produrrà polveri sottili e movimenterà sostanze inquinanti e insalubri. Ed è certificata la sottrazione di enormi quantità di acqua dalla montagna e all’ambiente naturale, spreco dimostrato fin dal 2008 dalle decine di litri al secondo drenate ogni giorno dalle gallerie di servizio già realizzate. Cos’altro dobbiamo inventarci per far comprendere queste ingiustizie trasportistiche, economiche, climatiche, ambientali e sociali e far sì che l’enorme inutile investimento economico sia dirottato verso settori più necessari, a partire dalla messa in sicurezza dei territori? Difendere la legalità significa perseguire chi commette reati. Difendere la democrazia significa non usare quei reati per delegittimare un’intera comunità che protesta e ascoltare chi denuncia queste ingiustizie trasportistiche, economiche, climatiche, ambientali e sociali e far sì che l’enorme inutile investimento economico sia dirottato verso settori più necessari, a partire dalla messa in sicurezza dei territori, da investimenti sulla sanità e sulla scuola. E difendere l’ambiente significa continuare a discutere, anche quando il confronto è duro, del modello di sviluppo che vogliamo consegnare alle prossime generazioni. Centro Sereno Regis
July 29, 2026
Pressenza
Rosta – Il TAV ti entra in cantina!
Il territorio di Rosta verrà coinvolto, stando al progetto definitivo di Rfi, “solo” dalla doppia galleria del tutto interrata che non toccherà la parte a più alta densità dell’abitato. Questa […] The post Rosta - Il TAV ti entra in cantina! first appeared on notav.info.
June 16, 2026
notav.info
Ermelinda, Alice e la Val di Susa, tra carcere e guerra
Una piazza invasa dal tramonto, un piccolo gazebo a protezione del tavolo colmo dei buoni cibi portati da ognuno per condividerli con tutti: è il modo di stare insieme del Movimento NO TAV, il segno di una partecipazione collettiva, nata sui prati di Venaus accanto ai fuochi di resistenza del lungo inverno del 2005 e praticata ogni volta che serve ritrovarsi, per rabbia o per allegria, e riprendere insieme gli spazi materiali della lotta. Oggi siamo qui, nel cuore di Bussoleno, nella piazzetta dove si fronteggiano la casa comunale e la chiesa e ancora resiste, a sfidare i tempi, l’albero della libertà. Ci siamo per ricordare al paese che due compagne e concittadine, Ermelinda e Alice, sono da alcuni giorni recluse agli arresti domiciliari e richiederne l’immediata liberazione.  La loro colpa? Essere attive e convinte antifasciste, far parte del Movimento NO TAV e opporsi con generosità al disastro sociale e ambientale legato alla grande, mala, inutile opera. Alice (foto notav.info) Restrizioni analoghe sono in atto ormai da lungo tempo anche contro Giorgio, con l’alternarsi di arresti domiciliari e sorveglianza speciale. Su di loro lo Stato, attraverso i suoi tribunali, applica il diritto penale del nemico per cui diventano reato il diritto alla critica, una visione del mondo conflittuale al sistema e l’opposizione allo stato di cose presente. Non a caso le restrizioni sono arrivate alla vigilia del 25 aprile: quest’anno, per Ermelinda e Alice, niente Festa della Liberazione, niente Primo Maggio né partecipazione allo spezzone sociale del Corteo torinese… La serata si conclude con una passeggiata collettiva per le vie del paese fino alla casa di Ermelinda: nulla più che un breve saluto, noi in strada oltre il cancello, Erme a distanza, sul balcone. Ci vengono incontro festanti i suoi miti, dolcissimi cani. Alice è lontana, irraggiungibile in quest’ora che si fa notte: per oggi, non possiamo far altro che immaginarla, affacciata alla finestra della Meisonetta, l’antica casa di partigiani alta sul paese, tra boschi e rocce. Si ritorna in centro costeggiando la ferrovia, accompagnati dallo sferragliare di un treno merci, lunga fila di pianali perfettamente vuoti, transitanti in una stazione deserta: la smentita concreta alle menzogne della lobby del TAV che, rappresentando la ferrovia esistente come ormai insufficiente alle necessità di trasporto, dichiarava indispensabile una nuova linea TAV, vaticinando delle “magnifiche sorti e progressive” di una  modernità lanciata ad alta velocità sulle dorate vie del Mercato Globale. Oggi che il mondo va in pezzi solcato dai venti di guerra, l’Europa di Maastricht riconverte in corridoi militari quelli che erano i progetti di trasporto per passeggeri e merci, ed a tale scopo moltiplica i finanziamenti. Il “Corridoio Mediterraneo per il trasporto di truppe ed armamenti  da Ovest verso Est”, di cui è segmento la Torino-Lyon, costituisce uno dei progetti prioritari. Il NO TAV della Valle che resiste diventa così opposizione chiara, concreta e intransigente contro la guerra del capitale ai popoli del mondo. E la lotta presente si riconnette alle lotte del passato che in essa tornano a rivivere: il sabotaggio partigiano al ponte ferroviario dell’Arnodera; gli scioperi dei quattrocento ferrovieri di Bussoleno che nel ’44 bloccarono la ferrovia Torino-Modane rendendola impraticabile ai trasporti nazifascisti; il rifiuto unanime a fabbricare armi, messo in pratica negli anni ’70 dagli operai della Moncenisio di Condove; le manifestazioni contro le guerre dell’Occidente imperialista e gli aiuti solidali alle Resistenze dei Paesi aggrediti… Dunque esiste una ragione in più di metterci in cammino, non disdegnando il pessimismo della ragione che ci rende attenti alla via e praticando l’ottimismo della volontà che ci spinge ad andare avanti, nella consapevolezza che non siamo soli e che, insieme, “fermare il TAV si può, fermarlo tocca a noi”. Centro Sereno Regis
May 11, 2026
Pressenza
Cinque domande all’Amministrazione Comunale sul TAV a Rivalta di Torino
Lunedì 13 aprile alle ore 21 al Salone del Mulino in via Balegno 2 a Rivalta il Comune illustrerà le osservazioni al progetto Tav che ha presentato al Ministero. L’avviso arriva dalla newsletter Rivalta Informa per invitare la popolazione a esprimere le proprie valutazioni all’amministrazione. Quello che segue è quanto riportato dal Comitato No TAV di Rivalta sul proprio sito. Da che parte sta il Comune di Rivalta? Da nove anni rivolgiamo incessantemente questa domanda all’Amministrazione che governa, sostanzialmente la stessa dalle elezioni comunali del 2017. Sarebbe stata doverosa una risposta netta, visto che da allora proprio questa Amministrazione ha scelto di collaborare con chi stava alacramente preparando l’arrivo del TAV a Rivalta: il Commissario di Governo e il suo Osservatorio nato per fare la Torino-Lione. Invece di rispondere, in tutti questi anni l’Amministrazione di Rivalta ha detto tutto e il contrario di tutto, come rappresentato plasticamente dalla tragicomica cronistoria “il miglior progetto possibile” che trovate qui al fondo. Da che parte sta il Comune? In questi mesi i cittadini ce lo hanno chiesto nuovamente, con insistenza. Una domanda bruciante, oggi che le chiacchiere sono a zero. Il progetto della Avigliana-Orbassano è arrivato: un’immane devastazione che incombe sul futuro di Rivalta, alla quale è stata scientemente spianata la strada da anni di ignavia di questa Amministrazione. Non si tratta di un destino ineluttabile: il TAV è un’opera inutile, devastante e antieconomica che possiamo e dobbiamo respingere insieme, come abbiamo già fatto quindici anni fa con il progetto preliminare. Il primo passo è informare. Lo abbiamo fatto costantemente in tutti questi anni e ancor di più in queste settimane. Ora è il momento di chiedere conto. Dopo anni di letargo, lunedì 13 aprile alle ore 21 nel Salone del Mulino l’Amministrazione comunale dice di voler spiegare il suo operato ai cittadini. Coerenza e credibilità sono gli unici metri per misurare quanto verranno a raccontare. Ecco 5 domande che poniamo pubblicamente all’Amministrazione di Rivalta. 1. L’Unione Montana Valle Susa e i comuni di Avigliana, Caselette e Sant’Ambrogio di Torino hanno ufficialmente espresso un “parere negativo” sul Progetto Definitivo depositato da RFI, ritenendolo approssimativo, non necessario dal punto di vista trasportistico e con una cantierizzazione devastante. Il Comune di Rivalta, nella sua Delibera di Giunta n. 51 del 5 marzo 2026, ritiene invece “alla luce dell’esame della documentazione fornita, di non poter esprimere un parere”. Perché, neppure di fronte alla palese evidenza, non avete espresso un parere contrario? 2. Nel suo progetto definitivo, RFI ha ignorato i palliativi timidamente richiesti dall’Amministrazione. L’ubbidiente partecipazione nell’Osservatorio e la soggezione al Commissario per fare la Torino-Lione si sono rivelati vani e controproducenti. Perché, dopo questa sonora fregatura, continuate a stare in questo Osservatorio? 3. Solo ora l’Amministrazione ammette che dal 2024 il Commissario e RFI hanno interrotto il “confronto costruttivo”. Oltre ad aspettare in silenzio, quali azioni concrete avete adottato in questi due anni per tutelare Rivalta, la sua comunità e il suo territorio? 4. Il Sindaco e larga parte degli Assessori e della Maggioranza appartengono allo stesso partito politico, che è uno dei più agguerriti sostenitori della Torino-Lione. Nel 2021 sono stati proprio i parlamentati piemontesi eletti in questo partito a chiedere a gran voce la ripartenza del progetto TAV che coinvolge Rivalta e a far nominare un nuovo Commissario per imporlo. Quando, dove e come avete messo in discussione queste scelte all’interno del vostro partito? 5. In occasione delle elezioni comunali del 2021, fu posta pubblicamente ai candidati sindaco questa domanda: “Vi opporrete alla realizzazione di un nuovo Tunnel e una nuova linea ferroviaria Torino Lione, a Rivalta, sulla Collina Morenica, in Valle di Susa o altrove?” L’attuale sindaco di Rivalta rispose che non si sarebbe opposto. E infatti così è stato. Alle prossime elezioni comunali, quale sarà la risposta? Per capire meglio la questione si rimanda al seguente documento:  E’ razionale solo l’Opzione Zero, ossia l’utilizzo della linea esistente 6 marzo 2026 Riportiamo estratti significativi dalle comunicazioni ufficiali pubblicate dal Comune di Rivalta sul suo blog istituzionale “Rivalta Informa” FASE 1. – Tranquilli, ci pensiamo noi 12 settembre 2018 – “l’ipotesi di una nuova linea che preveda un tunnel sotto la Collina Morenica di Rivoli e l’attraversamento di aree agricole rivaltesi è ormai da abbandonare, ipotesi che pare ormai scartata anche dal nostro saggio Presidente della Regione Sergio Chiamparino.” 4 ottobre 2018 – “La TAV si allontana da Rivalta.” FASE 2. – Ci ascolteranno di sicuro 29 novembre 2021 – “Il mio impegno, che ho già anticipato al Prefetto e al Commissario di Governo nel corso dell’incontro, in questi mesi sarà quindi orientato su due fronti. Prima di tutto richiedere che per la tratta Avigliana-Orbassano sia preso in considerazione l’utilizzo della linea storica anche per il traffico merci al fine di limitare il consumo di suolo e rendere il progetto più sostenibile dal punto di vista ambientale ed economico. Ma soprattutto tutelare Rivalta in tutte le fasi progettuali attraverso la nostra partecipazione ai tavoli di discussione per far valere le nostre ragioni e le nostre preoccupazioni.” 8 aprile 2022 – “occorre continuare a ragionare con calma, prudenza e attenzione per avere, alle condizioni date, il miglior progetto possibile. In questo momento è fondamentale tutelare Rivalta nelle fasi progettuali per ottimizzare tutti gli interventi di mitigazione possibili, anche attraverso la partecipazione ai tavoli di discussione per far valere le ragioni e le preoccupazioni.” 4 agosto 2022 – “Ora più che mai è necessario proseguire il confronto e la discussione costruttiva con RFI per elaborare il miglior progetto possibile per la città .” 25 ottobre 2022 – “«All’interno dell’Osservatorio e nei tavoli tecnici lavoriamo per redigere il migliore progetto possibile e per ridurre al minimo impatto e disagi per la cittadinanza» spiega ancora il sindaco Muro.” 27 febbraio 2023 – “L’amministrazione cittadina continua il lavoro di coordinamento e confronto con RFI e Italferr intrapreso negli scorsi mesi. L’obiettivo è rendere il progetto il meno impattante possibile per Rivalta, riducendo, per quanto possibile, gli effetti sui cittadini, sulle attività economiche e sulla quotidianità del territorio.” FASE 3. – Il silenzio Nessuna comunicazione per tre lunghi anni. Poi si scopre che … FASE 4. – Opps! Ci siamo fatti fregare 25 marzo 2026 – “Nonostante gli sforzi tecnici ed economici dell’Amministrazione, che avevano condotto ad alcuni risultati importanti, nel 2024 il confronto è stato interrotto dal Commissario in modo unilaterale ed immotivato.” “Molti dei temi e delle soluzioni proposte non sono stati presi in considerazione.” PresidioEuropa No TAV
April 13, 2026
Pressenza
La Convenzione di Århus dà alle popolazioni residenti il diritto di partecipare ai processi decisionali sulle Grandi Opere
Riprendiamo da Pressenza – È razionale solo l’Opzione Zero, ossia l’utilizzo della linea ferroviaria esistente tra Avigliana e Torino L’associazione Pro Natura Piemonte insieme ai comitati No Tav di Avigliana, […] The post La Convenzione di Århus dà alle popolazioni residenti il diritto di partecipare ai processi decisionali sulle Grandi Opere first appeared on notav.info.
March 9, 2026
notav.info
Non c’è più il carcere di una volta – Sabato 14 marzo 20.30
SABATO 14 MARZO 20.30 presso l’ASSOCIAZIONE LA CREDENZA Presentazione del libro: Non è più il carcere di una volta. Lo spazio detentivo nelle lettere al Collettivo OLGa, di Marco Nocente, […] The post Non c'è più il carcere di una volta - Sabato 14 marzo 20.30 first appeared on notav.info.
March 9, 2026
notav.info
7 marzo 2026 : TOUR DEI CANTIERI TAV PRESENTI E FUTURI
Il monitoraggio dal basso dei cantieri è fondamentale per la lotta al Tav. Messi di fronte all’assenza di chiarezza da parte dei mandanti dell’opera e al moltiplicarsi di inchieste per […] The post 7 marzo 2026 : TOUR DEI CANTIERI TAV PRESENTI E FUTURI first appeared on notav.info.
March 4, 2026
notav.info
L’ennesima violenza – Telt crea tunnel anche per i diritti
Nei campi agricoli tra San Valeriano e Borgone di Susa, sorge Cascina Ivol, che da quattro generazioni e oltre 60 anni produce latte, formaggi, yogurt, gelati artigianali e carne bovina […] The post L’ennesima violenza - Telt crea tunnel anche per i diritti first appeared on notav.info.
March 2, 2026
notav.info