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Roma – Esperimenti di contenzioso contro i respingimenti in mare
Giovedì 26 marzo alle 14:30, ASGI, insieme alla Clinica del Diritto dell’Immigrazione e della Cittadinanza e al JL Project, presenta la Guida pratica sul contenzioso strategico avverso i respingimenti nel Mediterraneo e per il diritto d’ingresso redatta con il sostegno della Heinrich-Böll-Stiftung. La presentazione si terrà all’Università Roma Tre, Via Ostiense 159 – 161 (Aula 278, 2° piano) e sarà un’occasione per interrogarsi sul ruolo del contenzioso strategico nell’attuale fase e sulle reti di sapere e azioni che si possono intessere tra le realtà della società civile per garantire i diritti e costruire immaginari alternativi sulla mobilità umana. Interverranno: * Enrica Rigo, Università Roma Tre * Adelaide Massimi, ASGI * Sarita Fratini, JL Project * Cristina Laura Cecchini, ASGI * Lucia Gennari, ASGI La Guida, redatta da Adelaide Massimi di ASGI, si rivolge a organizzazioni della società civile, operatori del diritto e cliniche legali universitarie, con l’obiettivo di promuovere una strategia di contenzioso per tutelare il diritto all’ingresso delle persone vittime di respingimenti delegati nel Mediterraneo centrale. Nell’introduzione si inquadra il respingimento come uno strumento centrale delle politiche migratorie contemporanee, che concentra in sé una duplice funzione: impedire l’ingresso e deportare, esercitando così «una forma estrema di potere: disporre della vita e della mobilità di una persona, prenderla e portarla altrove». A questo potere si contrappongono norme internazionali sui diritti umani – come il divieto di respingere una persona in un luogo in cui è a rischio la sua incolumità o di eseguire espulsioni collettive – che vengono però sistematicamente eluse attraverso meccanismi di esternalizzazione e delega. Questi meccanismi sono stati progressivamente perfezionati per allontanare la responsabilità giuridica dalle autorità italiane ed europee, pur mantenendo invariato l’obiettivo politico: «impedire al maggior numero di persone in movimento di approdare in Italia e in Europa». Un passaggio chiave dell’introduzione riguarda la definizione stessa di esternalizzazione, che l’autrice riprende dalla Refugee Law Initiative descrivendo un processo di trasferimento di funzioni normalmente svolte da uno Stato all’interno del proprio territorio, affinché vengano esercitate – in tutto o in parte – al di fuori di esso, attraverso altri Stati, organizzazioni internazionali o attori privati. Nel Mediterraneo centrale, questo si è tradotto concretamente nel progressivo ritiro delle unità navali italiane ed europee, sostituite da un controllo da remoto tramite aerei e droni, e da una presenza sempre più estesa della cosiddetta Guardia costiera libica, «donata, equipaggiata e addestrata dalle autorità italiane grazie a finanziamenti europei». Il risultato è un processo di normalizzazione di forme di violenza estrema, che va dalla politica del lasciar morire – ovvero l’omissione di soccorso da parte delle autorità europee – alle aggressioni nei confronti delle organizzazioni impegnate nelle operazioni di salvataggio in mare. In questo contesto, si illustra lo strumento giuridico al centro della guida: il contenzioso per il rilascio di visti d’ingresso, sviluppato su tre casi concreti che coprono differenti forme di respingimento. Tale approccio presenta un triplice valore strategico. Innanzitutto permette di «disfare il risultato della condotta illegittima», ovvero l’impossibilità di accedere al territorio italiano per chiedere protezione, uno degli effetti più gravi delle politiche di esternalizzazione, che pur lasciando nominalmente intatto il diritto di asilo, lo rendono di fatto non attivabile. In secondo luogo, il contenzioso consente di «ricomporre la catena di responsabilità fino a risalire alle autorità italiane», in un contesto in cui i meccanismi di delega tendono strutturalmente ad «assottigliare quel filo che lega il danno subito dalle persone migranti alle autorità che ne hanno determinato la commissione». Infine, obbliga lo Stato a forme riparatorie concrete del danno provocato. Sul piano più ampio, nell’introduzione si sottolinea come la possibilità di ottenere un visto attraverso il contenzioso sia «un atto potente da un punto di vista giuridico e simbolico», capace di rendere visibile «l’anormalità e l’abnormità delle azioni delle autorità italiane» e di affermare un vero e proprio diritto alla protezione. Questo approccio si contrappone esplicitamente a quello dei corridoi umanitari – spesso citati dalle ambasciate come unica via d’accesso regolare – che sono considerati strumenti preziosi ma inadatti alla rivendicazione di un diritto, in quanto «gravati da una serie di limiti e criteri selettivi». Il contenzioso, al contrario, permette di uscire da un approccio «concessorio e spesso apolitico» che finisce per reiterare «l’immagine di uno Stato onnipotente di fronte al quale le persone in movimento sono prive di ogni protezione», per affermare invece responsabilità, obblighi e diritti esigibili. Scarica la Guida
Unità familiare: il contenzioso strategico individuale e collettivo
Questa scheda pratica offre un toolkit legale per chi affronta il contenzioso sul ricongiungimento familiare, ed è frutto del webinar formativo tenuto dagli avvocati Giovanni Barbariol e Gennaro Santoro nell’ambito del progetto “Annick. Per il diritto all’unità familiare“. Il testo approfondisce le due fasi della procedura – nulla osta (Prefettura) e visto (Ambasciata) – illustrando come costruire una strategia difensiva efficace già nella fase amministrativa, prima ancora di arrivare davanti al giudice. Vengono analizzati i problemi strutturali più frequenti, dalla difficoltà di accesso ai sistemi di prenotazione consolari ai rigetti illegittimi, con indicazioni pratiche su come documentare i tentativi del richiedente, quali strumenti extragiudiziali attivare e come impostare il ricorso (rito, domande, gestione delle sopravvenienze e del risarcimento del danno). Il filo conduttore è la qualificazione del ricongiungimento come diritto soggettivo, con tutto ciò che ne consegue in termini di tutela, giurisdizione e legittimazione ad agire. -------------------------------------------------------------------------------- 1. COSTRUIRE IL CONTENZIOSO GIÀ NELLA FASE AMMINISTRATIVA Uno dei punti centrali emersi nel webinar è che il contenzioso sul ricongiungimento familiare non si costruisce solo davanti al giudice, ma fin dalla fase amministrativa. Comprendere le regole del procedimento amministrativo (L. 241/1990) è fondamentale perché consente di: * documentare l’attività del richiedente; * dimostrare l’inadempimento dell’amministrazione; * predisporre meglio il ricorso. Principi fondamentali del procedimento: * ogni procedimento deve avere un inizio e una conclusione; * l’amministrazione ha l’obbligo di ricevere le istanze; * deve essere individuato un responsabile del procedimento. In molti casi il problema principale non è il rigetto della domanda, ma l’impossibilità di avviare il procedimento stesso. 2. STRUTTURA DEL PROCEDIMENTO DI RICONGIUNGIMENTO La procedura è articolata in due fasi: a) Nulla osta al ricongiungimento Autorità competente: Prefettura – Sportello Unico per l’Immigrazione Termine del procedimento: 150 giorni b) Rilascio del visto per ricongiungimento Autorità competente:  Ambasciata o Consolato italiano Termine del procedimento: 30 giorni Il contenzioso può quindi riguardare: * prefetture (ritardi o rigetti del nulla osta); * ambasciate (ritardi o dinieghi di visto). 3. NATURA DEL DIRITTO: DIRITTO SOGGETTIVO ALL’UNITÀ FAMILIARE Il ricongiungimento familiare riguarda la tutela di un diritto soggettivo all’unità familiare. Questa qualificazione ha conseguenze rilevanti: * competenza del tribunale ordinario; * maggiore intensità della tutela; * possibilità per entrambe le parti della famiglia di agire in giudizio; * assenza di termini per impugnare il rigetto. È una differenza importante rispetto ad altri procedimenti migratori (es. ingresso per lavoro), che tutelano invece i cd. interessi legittimi. 4. PROBLEMA STRUTTURALE: ACCESSO ALLA PROCEDURA DI VISTO Uno degli ostacoli principali segnalati riguarda l’accesso ai sistemi di prenotazione degli appuntamenti presso le ambasciate. Le sedi diplomatiche hanno esternalizzato il servizio a società private (es. VFS, BLS, Alma, Visametric ecc.) ed è impedito l’accesso presso le Ambasciate. Le criticità più frequenti sono: * agenda sempre piena; * impossibilità di prenotare appuntamenti; * registrazione consentita solo con indirizzo IP del paese dell’ambasciata; * sistemi di prenotazione opachi o poco accessibili. Questo crea una situazione in cui le persone non riescono nemmeno a fissare il primo appuntamento per la procedura di rilascio del visto. 5. COME DIMOSTRARE L’AVVIO DEL PROCEDIMENTO Nel contenzioso è possibile dimostrare l’attivazione del richiedente anche senza appuntamento formale. Elementi probatori utili: * screenshot dei tentativi di registrazione; * screenshot dell’agenda piena; * prove dei tentativi di accesso alla piattaforma; * documentazione dei tentativi di prenotazione: la prova ritenuta pacifica dalla giurisprudenza è rappresentata dall’invio della pec dell’avvocato. Secondo la prassi emersa nel contenzioso, il Tribunale di Roma ha in alcuni casi ritenuto che questi elementi possano dimostrare l’avvio del procedimento. Da questo momento può iniziare a decorrere il termine per il rilascio del visto. * Effetto: Questi elementi fanno decorrere i 30 giorni per il visto e interrompono la decadenza semestrale del Nulla Osta. 6. INTERVENTO NEL PROCEDIMENTO AMMINISTRATIVO È utile intervenire nel procedimento anche quando l’amministrazione non risponde. Strumenti utilizzabili: * invio di PEC; * elezione di domicilio digitale; * invio di documentazione integrativa; * richieste di chiarimento all’amministrazione. Questo consente di: * documentare l’attività difensiva; * dimostrare la collaborazione del richiedente; * rafforzare un eventuale ricorso successivo. 7. PREAVVISO DI RIGETTO Il preavviso di rigetto (art. 10-bis L. 241/1990) ha applicazioni diverse nelle due fasi della procedura. a) Nulla osta (Prefettura): il preavviso di rigetto si applica. Questo consente al richiedente di: * presentare osservazioni; * integrare la documentazione. b) Visto (Ambasciata): il preavviso di rigetto non si applica più. Conseguenze: * possibili rigetti senza contraddittorio; * maggiore difficoltà di interlocuzione con la Pubblica Amministrazione. 8. ATTI AMMINISTRATIVI: ATTENZIONE AGLI ATTI SOPRASSESSORI Nel procedimento possono essere adottati atti che non chiudono realmente il procedimento. Si tratta di atti cosiddetti soprassessori, che servono solo a rinviare la decisione. Esempi: * richieste di integrazione documentale; * comunicazioni interlocutorie. Prima di agire è quindi importante verificare se l’atto: * costituisce un vero diniego * oppure è solo un atto interlocutorio. Errore da evitare: Non tutti i provvedimenti sono definitivi: esistono gli atti soprassessori, che sembrano decisioni ma servono solo a prendere tempo o chiedere integrazioni. Sbagliare interpretazione porta a due rischi: impugnare un atto non definitivo (perdendo il ricorso) o ignorare un atto finale (perdendo i termini per difendersi). 9. GIURISDIZIONE E TRIBUNALE COMPETENTE a) Contenzioso contro la Prefettura Competente: Tribunale ordinario – sezione immigrazione, territorialmente competente rispetto alla Prefettura. b) Contenzioso contro Ambasciate e Consolati Competente: Tribunale di Roma, in quanto foro dell’amministrazione centrale (MAECI). 10. LEGITTIMAZIONE AD AGIRE Possono agire in giudizio: * richiedente ricongiungente (persona residente in Italia) * beneficiario del ricongiungimento familiare all’estero. Entrambi sono titolari del diritto all’unità familiare ed hanno legittimazione ad agire in giudizio. Implicazione pratica importante: è possibile proporre ricorso con procura del solo ricongiungente in Italia, evitando: * legalizzazioni; * traduzioni; * difficoltà nel conferimento di procura dall’estero. 11. QUESTIONI RICORRENTI NEL CONTENZIOSO CONTRO LE PREFETTURE Molti contenziosi riguardano: * requisito reddituale; * requisito alloggiativo. Tuttavia, per i titolari di protezione internazionale questi requisiti non devono essere dimostrati. Nonostante ciò, alcune prefetture hanno rigettato domande per motivi come: * residenza fittizia; * mancata indicazione dell’immobile. 12. SOPRAVVENIENZE NEL GIUDIZIO Nel contenzioso in materia di immigrazione è possibile valorizzare fatti sopravvenuti. Esempio emerso nel webinar: * durante il giudizio viene prodotto un contratto di locazione e l’avvio di una procedura di richiesta del certificato di idoneità alloggiativa; * il giudice ordina alla pubblica amministrazione di riesaminare la domanda alla luce del nuovo elemento. 13. STRUMENTI EXTRAGIUDIZIALI Prima o parallelamente al ricorso possono essere utilizzati strumenti amministrativi. Riesame in autotutela: permette di chiedere all’amministrazione di rivedere la decisione. Vantaggi: * tempi più rapidi * costi inferiori * può essere attivato anche da operatori legali. Potere Sostitutivo (Art. 2, c. 9-bis, L. 241/90): (chiunque si ritenga vittima di un ritardo o di un’inadempienza burocratica può rivolgersi a una figura interna all’amministrazione che si sostituisce al dirigente o al funzionario inadempiente) Chi è: Funzionario che sostituisce l’inerte  * Per il Ministero Interno: Ispettorato Generale (modulo online). * Per le Ambasciate: Sezione “Amministrazione Trasparente” del sito dell’ambasciata (spesso inefficace per rimpalli di responsabilità, ma utile per dimostrare l’illegittimità strutturale). 14. STRUMENTI DI CONTENZIOSO MENZIONATI NEL WEBINAR Nel lavoro sul ricongiungimento familiare possono essere utilizzati diversi strumenti: * ricorsi individuali contro prefetture o ambasciate; * azioni collettive (class action) nei casi di disfunzioni sistemiche. 15. SCELTE PROCESSUALI: RITO E DOMANDE Preferibile: Rito ordinario con istanza cautelare integrata. Motivo: Evita il rigetto “secco” per mancanza di periculum in mora (tipico dell’art. 700 puro). Se il giudice nega l’urgenza, la causa prosegue comunque sul merito, permettendo di gestire sopravvenienze (es. arrivo documenti). Alternativa: Art. 700 c.p.c. solo per urgenze gravissime (gravidanza a rischio, minori non accompagnati, guerre). Può portare a decreti inaudita altera parte. Gestione dell’udienza: Trappola della “cessazione della materia”: Se l’Ambasciata fissa un appuntamento durante la causa (spesso a mesi di distanza), l’Avvocatura dello Stato chiederà di chiudere la causa. Contromisura: opporsi fermamente. La fissazione tardiva non sana l’illegittimità del ritardo né accerta il diritto. Chiedere al giudice di pronunciarsi sul diritto al rilascio del visto e condannare la PA al risarcimento del danno per il ritardo subito. 16. RISARCIMENTO DEL DANNO Presupposto: Non basta il ritardo (danno da mero ritardo), serve un danno conseguenza grave con un onere della prova molto alto Casi “vincenti”: Partorire in solitudine in paese terzo, aggressioni subite in attesa, aggravamento invalidità, stress psicologico severo. Prova: documentazione medica, report di ONG, testimonianze.  Evitare prove generiche, richieste basate solo sullo “stress generico” o sulla “tristezza” per la separazione o basate su presunzioni semplici di gravità. Effetto leva: Anche se il risarcimento è incerto, la sua richiesta spesso accelera il rilascio del visto per “paura” della condanna dello Stato. Spesso nel procedimento con risarcimento del danno e istanza cautelare per rilascio del visto il giudice rigetta istanza cautelare ritenendo che la fissazione dell’udienza ad una data vicina soddisfa anche l’esigenza cautelare. Rischio economico: è il rischio processuale più frequente. Poiché il giudice può accogliere la domanda principale (rilascio del visto) ma rigettare quella accessoria (risarcimento danni), l’esito finale può portare alla compensazione delle spese di lite. Conseguenza: anche se hai vinto la causa sul punto fondamentale, non ottieni il rimborso delle spese legali (o ne ottieni solo una parte), dovendo di fatto sostenere i costi dell’azione risarcitoria andata male. 17. INDICAZIONE STRATEGICA EMERSA DAL WEBINAR Il contenzioso efficace sul ricongiungimento familiare si basa su: 1. documentazione accurata della fase amministrativa 2. dimostrazione dell’inadempimento dell’amministrazione 3. utilizzo combinato di strumenti amministrativi e giudiziari. Incontri informativi e formativi/Schede pratiche LA PROCEDURA PER IL RICONGIUNGIMENTO E LA COESIONE FAMILIARE: ASPETTI OPERATIVI Formazione e scheda a cura del team legale del progetto “Annick. Per il diritto all’unità familiare” - febbraio 2026 16 Febbraio 2026 -------------------------------------------------------------------------------- * Per informazioni e per richiedere una consulenza è possibile scrivere a: annick@meltingpot.org Il progetto “Annick. Per il diritto all’unità familiare” è sostenuto con i Fondi dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese.