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“Minerva – La Scuola”: la denuncia di una docente contro la serie
Pubblichiamo una lettera anonima di una docente di Torino che, in seguito alla denuncia da parte l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università della costruzione di un clima militaristico nel nostro Paese attraverso i luoghi della formazione, si mostra preoccupata per i valori che la serie Minerva fa passare tra le giovani generazioni. Per segnalare iniziative militaristiche nelle scuole e per inviare lettere a supporto dell’impegno pacifista, antimilitarista e nonviolento dell’Osservatorio scrivere a osservatorionomili@gmail.com. Sono una insegnante di scuola primaria in provincia di Torino. Scrivo per segnalare che dal 22 settembre viene trasmessa su Netflix la serie tv italiana “Minerva – La Scuola”, finanziata dal Ministero della Cultura e destinata principalmente a ragazzi e ragazze in età adolescenziale. I protagonisti della serie sono tre ragazzi frequentanti il liceo militare “Minerva” di Napoli. Tra questi, il personaggio principale è Salvo, che si iscrive alla scuola per scoprire la verità su un suo amico scomparso proprio dal liceo tempo prima e per cercare di costruirsi un futuro lontano dalla strada (a questo proposito, difficile non pensare alle parole del Ministro della Difesa Guido Crosetto, che in più occasioni ha dichiarato che la leva militare può costituire una possibilità di riscatto per i giovani provenienti da contesti difficili, per esempio in questa intervista: Crosetto: “La Nato si trasformi per garantire la pace”). I temi ricorrenti in questa serie afferenti all’ambiente militare sono soprattutto l’enfasi sulle regole e sulla disciplina, l’esaltazione della prestanza fisica e, ovviamente, l’addestramento all’uso delle armi. In questo senso, mi sembra che tale serie – pur con le dovute differenze – richiami la docu-serie tedesca “Generation Wehrdienst”, promossa dalla Bundeswehr e lanciata a luglio 2026. Della serie italiana mi ha colpito innanzitutto l’uso del genere teen drama (presenza di intrecci sentimentali tra giovani, conflitti con i genitori e più in generale con gli adulti, rappresentazione di feste in cui circolano alcol e droghe ecc…) che rende probabilmente più accattivante per i giovani spettatori la rappresentazione della vita militare. Inoltre, un altro aspetto – più sottile – che colpisce è la neutralizzazione del dissenso. Infatti, a prima vista pare che la serie si proponga di criticare diverse problematiche dell’ambiente militare, come per esempio il nonnismo, l’omofobia, il maschilismo e il razzismo. Tuttavia, progressivamente pare emergere come le voci critiche vengano accolte solo di facciata, per poi essere marginalizzate, in modo che l’Istituzione-scuola possa perpetuarsi sempre uguale a se stessa, mantenendo quindi intatte le sue gerarchie. Quel che forse è peggio è che il finale sembrerebbe suggerire che tutti ragazzi e le ragazze abbiano compiuto, proprio grazie alla frequenza di un anno di scuola militare, una maturazione interiore, e siano infine capaci di effettuare scelte ormai autonomi dagli adulti, avendo imparato ad esercitare senso critico proprio in una scuola che all’inizio era stata accusata di formare “piccoli soldatini”, addestrati dunque soltanto ad eseguire ordini. Concludo segnalando l’unico articolo che ho trovato in rete che offre, a mio parere, uno sguardo critico sulla serie per quel che riguarda la scelta di rappresentare la vita quotidiana in un liceo militare: Minerva La scuola, e che Mameli ci perdoni. Un cordiale saluto. Per contattare l’Osservatorio e segnalare eventi che prevedono la presenza nelle scuole di forze armate e di corpi di sicurezza o comunicare iniziative di contrasto alla militarizzazione puoi scriverci a: osservatorionomili@gmail.com Per i rapporti con gli organi di stampa l’indirizzo mail è il seguente: stampa.osservatorionoms@gmail.com Per seguire le nostre attività a livello nazionale: Seguici e metti un like su Facebook Seguici su Instagram Seguici su Telegram -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La prima attività di Valditara: denunciare chi lo critica
Sono stato denunciato alla Procura della Repubblica di Roma dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Lo stesso ministro ha anche intentato nei miei confronti un’azione legale in sede civile per ottenere da me un risarcimento di danni patrimoniali e non patrimoniali. La motivazione di queste cause penali e […] L'articolo La prima attività di Valditara: denunciare chi lo critica su Contropiano.
October 8, 2026
Contropiano
“Rotta su Cuba: dove conta, esserci”. Intervista a Leonardo Masi
Dal 23 al 30 settembre una carovana dall’Italia è stata a Cuba con una missione intitolata “Rotta su Cuba: dove conta, esserci”[1], per consegnare 400 chili di farmaci e di materiale scolastico all’isola, sotto embargo da parte degli USA. La carovana ha visti impegnati associazioni, sindacati, amministratori locali, giornalisti e parlamentari ed è stata promossa da Arci, Cgil, Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba, Nexus, ANPI, Arcs, Aoie Rete Pace & Disarmo, in collaborazione con il Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. Nella delegazione italiana hanno fatto parte anche toscani, come gli empolesi Leonardo Masi, capogruppo di Buongiorno Empoli, Rossano Rossi, segretario generale della Cgil Toscana e Paolo Gozzani di Cgil Toscana. Abbiamo intervistato Leonardo Masi, partito in rappresentanza del Comune di Empoli e appena tornato da Cuba. Come è nata questa missione e la possibilità di andare a Cuba? Il 7 luglio il Consiglio Comunale a Empoli ha votato a maggioranza un ordine del giorno presentato dal nostro gruppo (Buongiorno Empoli) che esprimeva vicinanza e sostegno al popolo cubano e condanna nei confronti del blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli USA. Pochi giorni dopo, sono stato contattato da un compagno dell’associazione Italia Cuba che mi ha palesato la possibilità di andare a Cuba con la carovana che era in costruzione come esponente di un gruppo consiliare di un’amministrazione locale. Mi è sembrata una buona opportunità per dare seguito al voto con la possibilità di rappresentare l’amministrazione tutta nelle occasioni più istituzionali. A quali iniziative ha partecipato a Cuba? Ce ne sono state varie: 24 settembre: Nazioni Unite (UN) Hotel Nacional – SALA TAGANANA Etienne Labande, Coordinador Residente ad interim y Representante del PMA; – Fernando Hiraldo, Representante del PNUD; – Sunny Guidotti, Representante de UNICEF; – Mario Cruz Peñate, Representante de la OPS/OMS Asamblea poder popular ICAP. Cerimonia di celebrazione amicizia Italia – Cuba e campagna di raccolta fondi Energia per la vita Ambasciata italiana Leonardo Masi con Simona De Martino, ambasciatrice italiana a Cuba  25 settembre: Visita scuola primaria Arturo Montori Cespedes Visita ospedale Clínico Quirúrgico Docente Calixto García Empresa Aguas de La Habana Visita a UNEAC UNEAC Partecipazione dell’Asociación Hermanos Saiz (AHS), incontro con Abel Prieto (Presidente Casa de las Américas) e Fernando Luis Rojas (Red en Defensa de la Humanidad (Capítulo Cubano) – REDH 26 settembre: Visita Oficina del Historiador (OHCH) + Habana Vieja Inaugurazione pannelli solariConsiglio Nazionale Case Cultura (CNCC) Inaugurazione dell’installazione dei pannelli solari fotovoltaici della campagna “Energia per la vita. Accendiamo la luce a Cuba”. 28 settembre: Visita Instituto Finlay Visita Empresa de Gases Industriales 29 settembre: Visita Escuela Especial Solidaridad con Panamá Centro per bambini e adolescenti Come si è trovato nell’interagire con le istituzioni cubane? Molto bene. Ho trovato in tutti e tutte loro grandi capacità, umanità, trasparenza e dignità. Il quadro che hanno fatto delle condizioni economiche dell’isola è tragico, dovuto principalmente al blocco economico, commerciale e finanziario che subiscono da quasi 70 anni, dall’inasprimento voluto dagli USA a gennaio 2026 e dall’impossibilità di acquistare gasolio dal Venezuela dopo il terroristico rapimento da parte degli Stati Uniti del presidente Maduro e di sua moglie. Le autorità riconoscono anche che le riforme fino ad ora promosse non hanno ottenuto i risultati sperati. La speranza, e su questo dovremmo lavorare tutti e tutte insieme, è che oltre alla denuncia del blocco, delle restrizioni imposte e delle condizioni socio economiche che vive il popolo cubano, dobbiamo impegnarci per aumentare la cooperazione e i progetti internazionali. Che situazione umanitaria ed economica ha trovato e che messaggio vuole lanciare a proposito? La situazione umanitaria è davvero difficile. Nelle case la corrente arriva soltanto 3 ore al giorno e l’acqua 5 ore. Questo ha diminuito la possibilità dell’igiene personale, ha reso difficile la conservazione dei cibi, scaricare in bagno non sempre è possibile. Oltre a questo, l’assenza del gasolio ha ridotto al minimo anche un servizio importante come la raccolta dei rifiuti e in strada si trovano quindi grandi cumuli. Nonostante ciò la società cubana riesce ancora a garantire in livello di sanità, scuola e assistenza molto elevata. Con grande dignità e forza tutti riconoscono la solidarietà e la compattezza della popolazione e lo sforzo che stanno facendo le istituzioni. Il messaggio è quello di fare il possibile per aiutare questo splendido popolo. Possiamo farlo con le istituzioni, possiamo farlo sostenendo le associazioni che hanno promosso questa carovana, ma potete farlo anche andando sull’isola a godere delle bellezze, a toccare con mano e ad aiutare. Io cercherò di fare la massima divulgazione e azione politica in tal senso. [1] Cit da https://www.gonews.it/2026/09/23/carovana-cuba-italia-toscana/   Andrea Vitello
October 2, 2026
Pressenza
La fondazione Hind Rajab presenta denuncia penale in Italia contro un killer israeliano
La Fondazione Hind Rajab ha dichiarato lunedì di aver presentato una denuncia penale alle autorità italiane contro un soldato israeliano che, a suo dire, si troverebbe attualmente in Italia, accusandolo di coinvolgimento in violazioni del Diritto Internazionale durante le operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza. L’organizzazione con sede a […] L'articolo La fondazione Hind Rajab presenta denuncia penale in Italia contro un killer israeliano su Contropiano.
September 24, 2026
Contropiano
Ministra israeliana in vacanza in Italia. Chiesta la sua incriminazione per genocidio
Il 10 settembre scorso la Hind Rajab Foundation ha reso nota la denuncia per istigazione diretta e pubblica a commettere genocidio presentata alle autorità italiane contro la ministra israeliana Idit Silman, in vacanza in Italia dal 6 settembre insieme al marito. La fondazione contesta alla ministra diverse dichiarazioni pubbliche rilasciate […] L'articolo Ministra israeliana in vacanza in Italia. Chiesta la sua incriminazione per genocidio su Contropiano.
September 15, 2026
Contropiano
Perù: la Nazione Chapra denuncia minacce contro la presidente e difensora ambientale
Il Governo Territoriale Autonomo della Nazione Chapra (GTANCH) ha denunciato attacchi e minacce contro la sua presidente Olivia Bisa Tirko, che era già stata riconosciuta dal Ministero Pubblico come difensora ambientale in situazione di rischio, a causa di minacce legate al suo lavoro. “Dalla Nazione Chapra denunciamo pubblicamente un nuovo atto di violenza e intimidazione contro la nostra presidente, Olivia Bisa Tirko e la sua famiglia, avvenuto intorno alle 18.00 di domenica 5 settembre, quando si stava recando verso la città di San Lorenzo, nella provincia di Datem del Marañón, Loreto” (nella foresta amazzonica del Perù) hanno dichiarato gli abitanti in un comunicato ufficiale. La presidente e difensora ambientale, Olivia Bisa, è stata intercettata domenica scorsa da un’unità mobile (mototaxi), costringendola a effettuare una manovra d’emergenza per evitare di cadere in un burrone. Successivamente, la leader e la sua famiglia sono state minacciate con un’arma da fuoco, “puntando direttamente alla testa di Olivia. Di fronte a questa situazione, alcuni membri della comunità sono intervenuti per proteggere la leader e la sua famiglia, provocando la fuga dei malviventi dalla zona” hanno indicato. URGENTE: PROTEZIONE PER I DIFENSORI AMBIENTALI Di fronte all’attentato contro la difensora ambientale, la senatrice Ruth Luque si è pronunciata indicando che “è particolarmente grave che, dopo questi fatti, Olivia non abbia ricevuto assistenza immediata presso la stazione di polizia di San Lorenzo (locale). Una difensora minacciata non può recarsi presso una struttura di polizia in cerca di protezione e trovarsi senza una risposta tempestiva. La Polizia del Perù deve spiegare quanto accaduto e garantire un intervento immediato di fronte a situazioni di rischio”. La deputata Ruth Luque ha inoltre chiesto al Ministero della Giustizia, alla Polizia Nazionale e alle altre istituzioni competenti di “attivare e rafforzare urgentemente le misure di protezione per Olivia Bisa e la sua famiglia, nonché indagare sui fatti, identificare i responsabili e garantire che non vi sia impunità. Nei territori in cui avanzano le economie illegali, proteggere le persone difensore significa anche recuperare l’autorità dello Stato. Non possiamo lasciare Olivia Bisa né alcuna difensora ad affrontare da sola queste minacce” ha aggiunto. Secondo il Ministero della Giustizia, in Perù sono stati registrati più di 450 casi di rischio e attacchi contro difensori ambientali, tra giugno 2019 e febbraio 2026; e più di 370 ambientalisti e leader indigeni hanno affrontato procedimenti di criminalizzazione giudiziaria per difendere i propri territori. Redacción Perú
September 10, 2026
Pressenza
Di lavoro si continua a morire. In Lombardia siamo all’emergenza, con 75 vittime nei primi sei mesi
Marcello Erbini, l’operaio cinquantacinquenne di Mazara del Vallo (Tp) che era rimasto vittima di un grave incidente mentre operava su un’autocisterna, non ce l’ha fatta. Dopo quattordici giorni trascorsi in condizioni critiche all’ospedale Villa Sofia di Palermo, è morto martedì 18 agosto. “Ancora una volta ci troviamo di fronte a un drammatico incidente sul lavoro che dimostra come la piaga degli infortuni continui a colpire il nostro territorio. La sicurezza nei luoghi di lavoro non può restare uno slogan o un adempimento burocratico: occorrono prevenzione reale e un impegno straordinario di tutte le istituzioni e del sistema produttivo per fermare questa scia inaccettabile”, hanno sottolineato i segretari generali di Flai, Fai e Uila Trapani. “Un episodio che riaccende i riflettori sui rischi presenti nel settore agroalimentare e vitivinicolo locale, proprio alla vigilia di una fase operativa intensa e delicata per le aziende agricole del territorio trapanese. Restiamo in attesa che gli organi inquirenti e il Servizio Prevenzione e Sicurezza del Lavoro (Spresal) chiariscano l’esatta dinamica dei fatti, ma la frequenza con cui continuano a verificarsi infortuni gravi, anche nel nostro comparto agroalimentare, impone una riflessione immediata e interventi concreti. Occorre rafforzare gli organici degli enti ispettivi (ASP, Spresal, Ispettorato del Lavoro) per garantire un monitoraggio costante e capillare sui cantieri, nei campi e negli stabilimenti industriali.” La UIL nei giorni scorsi ha denunciato come in Lombardia l’emergenza infortuni travolga ormai tutte le provincie, con oltre 60mila denunce nei primi 6 mesi. L’aumento regionale (+6,9%) supera la media nazionale e anche le malattie professionali sono in forte crescita (+11,8%). Le 75 vittime sul lavoro in Lombardia (una tragedia ogni due giorni e mezzo) dimostrano che siamo di fronte a una gravissima emergenza. I dati INAIL relativi al primo semestre 2026, rielaborati nel secondo Rapporto mensile dalla UIL Lombardia, delineano un quadro di estrema gravità per la tutela dei lavoratori sul territorio regionale. Le denunce complessive di infortunio hanno superato la soglia dei 60mila casi, attestandosi a quota 60.532 con un incremento del 6,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, superando nettamente il dato medio nazionale. L’aumento riguarda indiscriminatamente tutte le province lombarde, guidate dagli incrementi percentuali di Pavia (+12,4%), Monza e Brianza (+10,1%) e Bergamo (+7,8%), mentre Milano concentra oltre 20mila denunce, rappresentando da sola un terzo dell’intero dato regionale. Particolarmente allarmante risulta anche il bilancio delle malattie professionali, che registrano un balzo dell’11,8% sfiorando i 2.900 casi, con una forte accelerazione per le patologie muscolo-scheletriche e un vertiginoso incremento delle denunce legate ai disturbi psichici e comportamentali (+73,7%). Sul fronte delle vittime, le 75 denunce mortali registrate nei primi sei mesi segnano un’equivalenza drammatica di un lavoratore deceduto ogni 2,4 giorni, evidenziando come la modesta variazione rispetto al 2025 non rappresenti affatto un segnale di miglioramento strutturale. Il fenomeno colpisce in modo marcato anche le fasce più fragili: gli infortuni tra i lavoratori nati fuori dall’Unione Europea crescono del 10,6%, mentre le denunce nel perimetro studentesco raggiungono circa 12.600 casi, collocando la Lombardia al vertice nazionale col 24% degli eventi complessivi. La UIL Lombardia ribadisce la necessità indifferibile di superare gli interventi frammentari, mettendo in atto una vera prevenzione di filiera nei comparti più esposti come trasporti, logistica, manifattura, costruzioni e sanità. Risulta prioritario rafforzare i controlli degli organi di vigilanza, intervenire sull’organizzazione del lavoro e sui carichi psicosociali e garantire una formazione effettivamente accessibile e comprensibile per tutti i lavoratori, per arrestare una scia inaccettabile di infortuni e patologie sul lavoro. “I dati sugli infortuni e sulle malattie professionali”, ha sottolineato il Segretario Generale UIL Lombardia Antonio Albrizio, “confermano che la sicurezza nei luoghi di lavoro deve essere affrontata a 360 gradi. Non dobbiamo infatti dimenticare che in Lombardia assistiamo a una recrudescenza inaccettabile di infortuni e a un crescendo di aggressioni, fisiche e verbali, ai danni di lavoratori impegnati nel frontline. La vita delle persone sopra ogni cosa; non si tratta solo di rispettare le norme sulla prevenzione degli incidenti, ma di tutelare l’incolumità fisica e la dignità delle persone in ogni contesto lavorativo. Serve un impegno corale delle istituzioni per potenziare i controlli, garantire presidi di protezione efficaci e promuovere una nuova cultura del rispetto e del lavoro sicuro. Serve un piano regionale inter-istituzionale con obiettivi misurabili, organici stabili nei servizi PSAL (Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro) delle Agenzie di Tutela della Salute (ATS) e nell’Ispettorato attraverso una banca dati condivisa e con una trasparenza sui risultati della vigilanza. L’obiettivo resta uno solo: Zero Morti sul Lavoro”. Qui il Rapporto completo: https://www.uilmilanolombardia.it/wp-content/uploads/2026/08/26.08.17-Rapporto_mensile_UIL_Lombardia_Sicurezza_Giugno_2026.pdf Giovanni Caprio
August 21, 2026
Pressenza
Pisa: oltre 60 denunciati e multati per la Palestina e contro la guerra
La torsione autoritaria che il Governo Meloni ha determinato nel Paese coinvolge in maniera importante anche Pisa. La nostra città, protagonista di forti mobilitazioni popolari contro la guerra, le politiche di riarmo, il genocidio e l’occupazione della Palestina, oggi viene coinvolta nell’ondata repressiva dispiegatasi dopo l’approvazione dei decreti sicurezza. Così, […] L'articolo Pisa: oltre 60 denunciati e multati per la Palestina e contro la guerra su Contropiano.
June 5, 2026
Contropiano
Belgio: Amnesty International si unisce a una denuncia contro FedEx per il transito illegale di armi dirette a Israele
Amnesty International ha aggiunto il proprio nome a una denuncia presentata contro FedEx Belgio riguardante l’asserito transito illegale di armi, comprese parti degli aerei da combattimento F-35, ampiamente usati da Israele durante il genocidio tuttora in corso contro la popolazione palestinese della Striscia di Gaza occupata. L’organizzazione per i diritti umani si è unita a una coalizione di gruppi della società civile belga, come Azione per la pace, Lega dei diritti umani e Coordinamento nazionale d’azione per la pace e la democrazia, che hanno presentato una denuncia presso la Procura di Liegi, nella regione della Vallonia, contro FedEx Belgio, sussidiaria del gigante statunitense delle spedizioni. Secondo le leggi in vigore nella Vallonia, regione federale dotata di poteri legislativi, FedEx Belgio era tenuta a ottenere una licenza di transito dalle autorità locali, cosa che non è avvenuta. Per la legge belga, il trasferimento senza licenza di armi come quelle oggetto della spedizione è un reato. Gli F-35 sono i più avanzati aerei da combattimento in dotazione all’aviazione israeliana. Hanno causato morti e distruzioni massicce, spazzando via intere generazioni di famiglie palestinesi e riducendo la maggior parte della Striscia di Gaza in macerie. Il genocidio israeliano tuttora in corso ha bisogno di costanti nuove forniture di armi. “Tutti gli Stati, compreso il Belgio, hanno l’obbligo di prevenire e punire il genocidio e di non contribuire all’occupazione illegale israeliana del territorio palestinese: ciò comporta l’immediata sospensione di ogni trasferimento o transito di armi che possono essere usate da Israele per compiere crimini di diritto internazionale”, ha dichiarato Carine Thibaut, direttrice della sezione francofona di Amnesty International Belgio. Secondo informazioni disponibili sul sito di FedEx, nell’ottobre 2024 una spedizione soggetta al Regolamento statunitense sul traffico internazionale di armi è stata trasferita dalla Hill Air Force Base, situata nello Stato dell’Utah, alla Base dell’aeronautica israeliana di Nevatim. Nel giugno 2025 FedEx ha dichiarato che “alcune rotte di volo sono state riconfigurate all’ultimo momento per ragioni operative” a causa della chiusura dello spazio aereo israeliano durante la cosiddetta “guerra dei 12 giorni” tra Iran e Israele. Conseguentemente, “alcuni prodotti soggetti al Regolamento statunitense sul traffico internazionale di armi possono essere passati involontariamente per Liegi”. Ciò che era a bordo del velivolo di FedEx è stato scaricato a Liegi, trasportato su strada all’aeroporto di Colonia in Germania e poi fatto proseguire verso Israele. Violazioni del diritto internazionale Fonti giornalistiche hanno riferito di successivi transiti illegali di spedizioni attraverso l’aeroporto di Liegi, evidenziando la mancata applicazione delle leggi locali. “Temiamo stia emergendo uno schema secondo il quale le autorità federali belghe e quella della Vallonia non stanno applicando provvedimenti per regolare efficacemente il transito di armi. Con questa denuncia specifica, speriamo che ulteriori transiti illegali di armi destinate a Israele attraverso il Belgio verranno fermati e che si possa rispondere sul piano giudiziario di quanto avvenuto. Non è accettabile che multinazionali come FedEx possano ignorare le regole quando fa loro comodo. Non sono al di sopra della legge”, ha sottolineato Thibaut. Il diritto internazionale vieta a tutti gli Stati di trasferire armi a tutte le parti coinvolte in un conflitto armato, laddove vi sia il chiaro rischio che tali trasferimenti potranno contribuire a gravi violazioni del diritto internazionale umanitario. Nel suo parere consultivo del 2024, la Corte Internazionale di Giustizia ha concluso che gli Stati hanno l’obbligo di non assistere Israele nel mantenimento della sua occupazione illegale del territorio palestinese. Gli Stati che continuano a trasferire armi a Israele agiscono in violazione dei loro obblighi ai sensi delle Convenzioni di Ginevra e, per quelli che lo hanno ratificato, anche del Trattato sul commercio di armi. Dalle ricerche di Amnesty International è anche emerso che Lockheed Martin Corporation continua a rifornire Israele di caccia F-16 e della relativa assistenza e di aerei da combattimento F-35, usati per bombardare in modo massiccio la Striscia di Gaza occupata. Anche le aziende che producono ed esportano armi hanno la responsabilità di rispettare il diritto internazionale dei diritti umani e il diritto internazionale umanitario, anche attraverso procedimenti rafforzati di due diligence sui diritti umani lungo tutta la catena di valore, per assicurare che le armi esportate non vengano usate per compiere possibili crimini di diritto internazionale. “Questa denuncia arriva nel momento in cui c’è una rinnovata pressione sui governi e sulle aziende dell’Unione Europea affinché dalle parole di condanna si passi ai fatti, che sono essenziali per porre fine al genocidio israeliano, tuttora in corso, contro la popolazione palestinese della Striscia di Gaza, all’occupazione illegale dell’intero Territorio palestinese occupato e al crudele sistema di apartheid imposto nei confronti di tutte le persone palestinesi sui cui diritti Israele ha il controllo. La dignità umana non è una merce. Gli Stati, le aziende e molti altri attori devono porre fine alla loro dipendenza letale dai guadagni economici e dai profitti a ogni costo”, ha concluso Thibaut. Ulteriori informazioni Nel 2024 le autorità della Vallonia hanno sospeso le licenze per l’esportazione di polveri esplosive a Israele, citando le misure cautelari ordinate a questo Stato il 26 gennaio 2024 dalla Corte Internazionale di Giustizia, che aveva ritenuto ci fosse un rischio plausibile di genocidio contro la popolazione palestinese della Striscia di Gaza occupata. Facendo riferimento al peggioramento della situazione umanitaria nella Striscia di Gaza occupata, le autorità valloni hanno poi emanato il divieto di transito di armi dirette a Israele attraverso gli aeroporti di Liegi e di Charleroi. La procura federale belga ha avviato indagini su un altro caso. Amnesty International ha contattato FedEx Belgio per commenti e ha ricevuto la seguente risposta da un portavoce dell’azienda: “FedEx è impegnata a rispettare le leggi e i regolamenti in materia. Non effettuiamo spedizioni internazionali di armi o munizioni e abbiamo in vigore procedure di verifica per impedire tali spedizioni”. Amnesty International chiede a tutti gli Stati di imporre un embargo totale sulle armi verso Israele, che comprenda tutte le armi, gli equipaggiamenti, la tecnologia o le parti che rischiano di consentire a Israele di proseguire il genocidio contro la popolazione palestinese della Striscia di Gaza, la sua occupazione illegale e il suo sistema di apartheid anche attraverso materiali per la sorveglianza e per il mantenimento dell’ordine pubblico.   Amnesty International
June 3, 2026
Pressenza
Piombino. Traffico di armi al porto. Ministero conferma denuncia dell’Usb
Armi dal porto di Piombino verso il conflitto in Iran. Il ministero “conferma” quanto denunciato da USB. L’Italia si apertamente schierata con Israele e USA. Adesso basta, stop ai traffici di armi dai nostri porti. 14 maggio iniziativa a piombino. 18 maggio sciopero generale! Il 30 aprile scorso la nave […] L'articolo Piombino. Traffico di armi al porto. Ministero conferma denuncia dell’Usb su Contropiano.
May 11, 2026
Contropiano