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Noi c’eravamo. Solidarietà ai denunciati del 22 settembre a Milano
«BLOCCHEREMO TUTTO, BLOCCHEREMO ANCHE LE FOGNE. NON CI FOTTERANNO PIÙ CON LE LORO MENZOGNE. COMPLICI DI CRIMINI, LA STORIA NON DIMENTICA. VERITÀ E GIUSTIZIA, PALESTINA LIBERA» CANTANO LE FUCKSIA. 18 marzo 2026. A sei mesi dai fatti, la Questura di Milano notifica 27 denunce. Dodici riguardano attivistə tra Lambretta, Gaza Freestyle e Zam in relazione alla manifestazione del 22 settembre, promossa in occasione dello sciopero generale contro il genocidio, a sostegno del popolo palestinese e della missione della Global Sumud Flotilla. Milano è la piazza simbolo di quella giornata. Il corteo, forte di 30.000 persone, si svolge pacificamente fino all’arrivo davanti ai cancelli della stazione. In molte città italiane — da Palermo a Torino, passando per Venezia, Bologna e Brescia — vengono occupate stazioni, tangenziali e porti. Solo a Milano l’ingresso viene negato. È in quel momento che la richiesta si fa corale: tutti – giovani e adulti – spingono per oltrepassare i cancelli per un’occupazione annunciata come simbolica, nel quadro della giornata lanciata dallo slogan “blocchiamo tutto”. Non si apre alcun dialogo. Le forze dell’ordine intervengono prima con manganellate e successivamente con un fitto lancio di lacrimogeni ad altezza d’uomo nell’atrio della stazione. La tensione prosegue per ore. Gli scontri si spostano lungo via Vittor Pisani e si protraggono fino alla sera. Un lacrimogeno raggiunge anche un balcone, dove si sviluppa un principio d’incendio. Alcuni minori vengono fermati. I manifestanti restano sul posto fino al loro rilascio. Chi sono, allora, “tutti”? Il 22 settembre la piazza è gremita come non accadeva da anni. Non è una folla indistinta: accanto alla componente giovanile, emergono con forza le lavoratrici e i lavoratori del comparto scuola e istruzione. Alcune maestre partecipano con i bambini, rendendo visibile, in modo concreto, il legame tra educazione e responsabilità civile contro lo “scolasticidio” – tuttora in corso – in Palestina. È proprio da questa composizione che viene in mente lo slogan che da anni attraversa le manifestazioni francesi in sostegno alla popolazione palestinese — Nous sommes tous les enfants de Gaza / Siamo tutti bambini di Gaza. Quel “tutti” è soprattutto una presa di posizione collettiva e consapevole. È la risposta di una comunità educante che, di fronte alla negazione dei diritti umani, alla violazione della tutela dell’infanzia, del diritto internazionale e della libertà di stampa, ha scelto di essere partigiana. Una scelta che nasce anche dal riconoscimento delle due principali vittime del genocidio: i bambini, che dovrebbero godere della più alta forma di protezione, e i giornalisti, che hanno cercato di raccontare ciò che stava realmente accadendo, smentendo le narrazioni dominanti. In questo intreccio tra testimonianza e responsabilità, in quel “tutti” prende forma una comunità che non accetta il silenzio e rifiuta l’indifferenza. Ventimila bambini contava Save the Children a settembre 2025 in 23 mesi di guerra. Oltre 240 giornalisti secondo le stime ONU, sempre risalenti allo stesso periodo. Come si può insegnare la democrazia e i diritti umani senza essere esempio per i propri studenti, esercitando il diritto al dissenso, mentre i potenti del mondo cercano di far credere che la pace si costruisca sterminando popoli e devastando territori? Come può la comunità educante fingere di non sapere che nel “mondo occidentale” reprimere la resistenza palestinese e reprimere il dissenso contro la guerra sono espressioni delle stesse politiche autoritarie e sovraniste? E come non riconoscere che, nello scenario politico attuale, gli ideali di democrazia e di pace sono sotto attacco, nonostante si ritenesse di averli tutelati, nel secondo dopoguerra, attraverso la costruzione della comunità internazionale e l’elaborazione delle dichiarazioni universali dei diritti dell’uomo e dell’infanzia? Che un accordo di pace, firmato dai signori della guerra, è servito soltanto a silenziare la stampa mainstream sui morti che continuano, comunque, ad esserci? È per questo che la comunità educante sostiene anche la nuova missione della Global Sumud Flotilla, perché di Gaza si continui ancora a parlare. Perché Gaza ha bisogno di tutti noi. Perché quello che succede a Gaza succede anche a noi. Perciò esprimiamo la nostra solidarietà ai denunciati di Milano e affermiamo “noi c’eravamo” e sosteniamo e diffondiamo la campagna per le spese legali “Io c’ero“. Come canta qualcuno “fino all’ultimo respiro noi saremo insieme a voi”, da ogni fiume ad ogni mare per una Palestina libera, per un mondo senza guerre. Leggi il comunicato su Milano in Movimento. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Denuncia contro la deriva autoritaria e la militarizzazione dell’I.C. Pacinotti di Pontedera
CHI VA CON IL MILITARE IMPARA A MILITARIZZARE È con profonda preoccupazione che osserviamo la progressiva trasformazione degli spazi educativi dell’Istituto Comprensivo “Antonio Pacinotti” in scenari di addestramento e propaganda in divisa. L’ultimo segnale di questa deriva è l’annuncio apparso sui social per una selezione di istruttori della Ginnastica Dinamica Militare Italiana (GDMI), prevista per sabato 21 marzo presso la palestra scolastica di via Dante. Quale coerenza con il PTOF? Ci chiediamo, in modo provocatorio ma necessario: come può un metodo che si definisce “militare” essere compatibile con il Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF) dell’IC Pacinotti, che pone al centro l’inclusione, il benessere e lo sviluppo armonico della personalità dell’alunno? La risposta emerge chiaramente dalle analisi dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università: mentre il PTOF promuove la valorizzazione del singolo, il presidente della GDMI dichiara apertamente che nel loro metodo “non esiste il singolo o l’individuo: esiste un gruppo”. Mentre la scuola dovrebbe educare alla libertà, qui gli istruttori “non spronano, ma danno ordini”. Si parla di un “protocollo” che punta alla “forza esplosiva” e al “sincronismo”, concetti che richiamano modelli addestrativi volti a forgiare “futuri guerrieri” piuttosto che cittadini critici e consapevoli. Lo stesso fondatore della GDMI ammette che tali tecniche sono inadatte ai bambini sotto i 16 anni, eppure l’attività viene ospitata in un istituto che accoglie alunni dai 3 ai 14 anni. Tutto questo è reso possibile dalla Delibera n. 4 del 22 settembre 2025, con cui il Consiglio di Istituto ha delegato alla Dirigente Scolastica la firma delle convenzioni con le associazioni sportive. È accettabile che una delega in bianco permetta l’ingresso di realtà che negano l’individualità dell’alunno in nome dell’ordine e della disciplina marziale? Auspichiamo che il Consiglio di Istituto riveda con urgenza la delega concessa alla Dirigente, limitandone il raggio d’azione e riconsideri in sede collegiale la concessione degli spazi alla GDMI. Nel contesto globale di guerra e riarmo è fondamentale restituire alla scuola la sua funzione di laboratorio di pace e inclusione, libera da ogni retorica bellicista. Un disegno generale che parte con dall’ambiente e termina con l’addestramento e che trova conferma anche nell’iniziativa dello scorso 2 marzo, quando i Carabinieri del Nucleo CITES hanno incontrato gli alunni di quarta e quinta elementare dell’Istituto Comprensivo per attività di educazione ambientale. Sebbene il tema sia nobile, l’insistenza nel proporre figure in divisa come unici modelli di riferimento per la legalità e la tutela del territorio è parte integrante di un processo di militarizzazione cognitiva della scuola che da ormai 3 anni Puntualmente denunciamo. Esistono alternative civili di altissimo profilo: perché non coinvolgere i ricercatori del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa, gli esperti dell’Orto Botanico o i divulgatori del Museo di Storia Naturale di Calci? Queste figure offrirebbero competenze scientifiche senza il filtro della gerarchia e dell’autorità militare, rispettando la laicità e l’autonomia del pensiero educativo. Fonti per il presente articolo: https://www.facebook.com/share/p/1LMaogpc1X https://www.icpacinottipontedera.it/gli-alunni-della-scuola-primaria-incontrano-i-carabinieri-del-comando-forestale Per approfondimenti sul fenomeno della militarizzazione scolastica, invitiamo a consultare il sito ufficiale, in particolare clicca qui e poi anche qui. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Presentata denuncia contro la speculazione sui prezzi della benzina
La speculazione sui prezzi dei carburanti è già ben visibile. La guerra in corso in Medio Oriente ha visto il prezzo di gas e petrolio schizzare subito verso l’alto, ma i carburanti stoccati nelle raffinerie sono stati acquistati quando i prezzi erano ancora bassi. Eppure alle pompe di benzina sono […] L'articolo Presentata denuncia contro la speculazione sui prezzi della benzina su Contropiano.
March 13, 2026
Contropiano
Terroristi bloccati a Cuba: denunciati da anni, ma rimanevano liberi di agire
Ieri [26/02/2026] le nostre autorità hanno denunciato un tentativo di infiltrazione a fini terroristici da parte di 10 persone, a bordo di un’imbarcazione con targa dello Stato della Florida, negli Stati Uniti. Fin dal primo momento, e avendo rilevato che il mezzo navale proveniva dal territorio degli Stati Uniti, le […] L'articolo Terroristi bloccati a Cuba: denunciati da anni, ma rimanevano liberi di agire su Contropiano.
March 1, 2026
Contropiano
“Niente giochi su un pianeta morto”. Attivisti travestiti da ermellini invadono il centro di Milano
Esponenti di Extinction Rebellion e Rete Artivismo travestiti da ermellini hanno dato vita a una performance nella metropolitana e nelle vie del centro di Milano, per denunciare gli effetti del cambiamento climatico e la falsa soluzione dei Giochi Olimpici, incapaci di dare un futuro alla montagna italiana. Extinction Rebellion, insieme a Rete Artivismo, torna a far sentire la propria voce attraverso una performance che si è svolta sulla metropolitana e nelle vie centrali di Milano. Un gruppo di attiviste e attivisti, travestiti da ermellini, hanno incontrato la popolazione e i turisti presenti in città per i Giochi Olimpici, dando vita a brevi pièce teatrali che denunciano gli effetti del cambiamento climatico, le responsabilità del governo e la falsa soluzione delle Olimpiadi invernali, presentate, per bocca di Matteo Salvini, Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, come un’opportunità: “Sono reo confesso: grazie all’Olimpiade facciamo cose che non hanno a che fare solo con lo sport e che resteranno aiutando tutto il Paese”. “Non vogliamo negare il valore dello sport, ma smentire la narrazione ufficiale delle “Olimpiadi a impatto zero” dichiara Extinction Rebellion. “A fronte di spese ingenti (circa 3,4 miliardi secondi i dati ufficiali), i benefici per i territori montani sono limitati e anzi emergono molte criticità: disboscamento, consumo di suolo, opere realizzate in aree a rischio geologico e infrastrutture che resteranno probabilmente inutilizzate dopo i Giochi”. Secondo i dati scientifici più recenti l’altezza media stagionale del manto nevoso sulle Alpi è diminuita di oltre l’8% ogni dieci anni, mentre la durata della copertura nevosa si è ridotta di circa il 6%. Le proiezioni climatiche indicano che, nel corso del XXI secolo, la neve diventerà sempre più rara al di sotto dei 1.500–2.000 metri di quota, con conseguenze dirette sul turismo invernale, sulla gestione delle risorse idriche e sui servizi ecosistemici.  “Le Alpi si stanno riscaldando a velocità doppia rispetto alla media globale – denuncia Extinction Rebellion – e i territori alpini stanno subendo trasformazioni rapide e devastanti. Secondo le previsioni, tra pochi anni non ci sarà più neve sotto i 2mila metri. Le politiche attuali si sforzano di mantenere vivo il turismo legato allo sci grazie all’innevamento artificiale, una soluzione dispendiosa e ad alto impatto ambientale. Per questo ci chiediamo: stiamo celebrando una festa dello sport o il funerale della montagna?”. La crisi degli sport invernali è già evidente. Il monitoraggio annuale di Legambiente mostra una situazione paradossale:  in Lombardia, Veneto e Trentino sono stati censiti 78 impianti e edifici dismessi legati allo sci, mentre crescono gli investimenti nell’innevamento artificiale, spesso in territori sempre più poveri d’acqua. In alcuni casi si è arrivati a soluzioni estreme, come il trasporto della neve in elicottero. Un vero e proprio “accanimento terapeutico” su un settore strutturalmente compromesso, che continua a ricevere risorse pubbliche pur restando elitario e poco accessibile, se pensiamo che uno skipass giornaliero sulle Dolomiti costa circa 80 euro. La scelta dell’ermellino come specie simbolo non è casuale. Questo piccolo mammifero, scelto come mascotte dei Giochi, è noto per la sua capacità di cambiare colore durante i mesi invernali: dal marrone al bianco, per mimetizzarsi nel manto nevoso ed eludere così i predatori. Oggi, a causa della mancanza di neve, questa strategia di sopravvivenza è diventata controproducente: il pelo bianco rende infatti l’animale più visibile e facile preda di volpi e rapaci. “Con questa azione vogliamo rilanciare il dibattito sul futuro della montagna italiana, che non può dipendere dal turismo dello sci e dai grandi eventi come i Giochi invernali, che concentrano risorse e investimenti in modo poco trasparente. Riteniamo fondamentale coinvolgere le popolazioni e i soggetti della società civile nelle decisioni che riguardano i loro territori, come è anche previsto dalla Convenzione di Aarhus, sottoscritta dall’Italia”. FONTI Borgna I. (2025), «Da mascotte delle olimpiadi di Milano-Cortina a specie a rischio estinzione: ma gli organizzatori dei giochi invernali hanno però la possibilità di aiutare gli ermellini» https://www.ildolomiti.it/altra-montagna/ambiente/2025/da-mascotte-delle-olimpiadi-di-milano-cortina-a-specie-a-rischio-estinzione-gli-organizzatori-dei-giochi-invernali-hanno-pero-la-possibilita-di-aiutare-gli-ermellini Gobiet A. et al. (2014), «21st century climate change in the European Alps – A review», Science of The Total Environment, 493, 1138-1151, https://doi.org/10.1016/j.scitotenv.2013.07.050. Intergovernmental Panel on Climate Change (2021), Climate Change 2021: The Physical Science Basis, in www.ipcc.ch. Legambiente (2025), Nevediversa. Una montagna diversa è possibile? Il punto sul turismo invernale nell’era della crisi climatica, https://www.legambiente.it/attivita-scientifiche/nevediversa. Kotlarski S. et al. (2023) «21st Century alpine climate change», Climate Dynamics 60, 65–86, https://doi.org/10.1007/s00382-022-06303-3. Matiu M. et a. (2021), «Observed snow depth trends in the European Alps: 1971 to 2019», The Cryosphere 15, 1343-1382, https://doi.org/10.5194/tc-15-1343-2021. Michelini L. – Vacchiano G. (2024), «L’impatto simbolico ed ecologico del taglio del bosco di larici a Cortina per la pista di bob», Altreconomia, https://altreconomia.it/limpatto-simbolico-ed-ecologico-del-taglio-del-bosco-di-larici-a-cortina-per-la-pista-di-bob/. Portale delle opere per Milano-Cortina 2026: https://www.simico.it/piano-delle-opere/. UNCEM Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani (2025), Rapporto Montagne Italia 2025: Istituzioni movimenti innovazioni. Le Green Community e le sfide dei territori, Rubbettino, Soveria Mannelli.   Extinction Rebellion
February 21, 2026
Pressenza
Lettera aperta al mondo: da Cuba una donna denuncia il crimine che nessuno vuole vedere
All’umanità intera, alle madri del mondo, ai medici senza frontiere, ai giornalisti con dignità, ai governi che credono ancora nella giustizia: Il mio nome è come quello di milioni di altre persone. Non ho cognomi famosi né cariche importanti. Sono una cubana comune. Una figlia, una sorella, una patriota. E scrivo questo con l’anima straziata e le mani tremanti, perché quello che oggi vive il mio popolo non è una crisi. È un omicidio lento, calcolato, freddamente eseguito da Washington. E il mondo guarda dall’altra parte. Denuncia per i miei nonni: Denuncio che a Cuba ci sono anziani che muoiono prematuramente perché il blocco impedisce l’arrivo di farmaci per il cuore, la pressione e il diabete. Non è una questione di mancanza di risorse. È un divieto deliberato. Le aziende che vogliono vendere a Cuba vengono multate, perseguitate, minacciate. I loro governi tacciono. E nel frattempo, un nonno cubano stringe il petto e aspetta. La morte non avvisa. Il blocco sì. Denuncia per i miei bambini: Denuncio che a Cuba ci sono incubatrici che hanno dovuto essere spente per mancanza di carburante. Che ci sono neonati che lottano per la vita mentre il governo degli Stati Uniti decide quali Paesi possono venderci petrolio e quali no. Che ci sono madri cubane che hanno visto mettere in pericolo la vita dei loro figli perché un ordine firmato in un ufficio di Washington vale più del pianto di un bambino a 90 miglia dalle sue coste. Dov’è la comunità internazionale? Dove sono le organizzazioni che difendono tanto l’infanzia? O forse i bambini cubani non meritano di vivere? Denuncia per la fame intenzionale: Denuncio che il blocco è fame programmata. Non è che manchi il cibo perché sì. È che ci impediscono di comprarlo. È che le navi con i generi alimentari vengono perseguitate. È che le transazioni bancarie vengono bloccate. È che le aziende che ci vendono cereali, pollo, latte vengono sanzionate. La fame a Cuba non è un incidente. È una politica di Stato del governo degli Stati Uniti, affinata nel corso di 60 anni, aggiornata da ogni amministrazione, inasprita da Donald Trump e attuata con ferocia da Marco Rubio. Loro la chiamano “pressione economica”. Io la chiamo terrorismo della fame. Denuncia per i miei medici: Denuncio che i nostri medici, gli stessi che hanno salvato vite umane durante la pandemia mentre il mondo intero crollava, oggi non hanno siringhe, né anestesia, né apparecchiature a raggi X. Non perché non sappiamo produrli. Non perché non abbiamo talento, ma perché il blocco ci impedisce di accedere alle forniture, ai ricambi, alla tecnologia. I nostri scienziati hanno creato cinque vaccini contro il COVID-19. Cinque. Senza l’aiuto di nessuno. Contro venti e maree. Contro il blocco e le menzogne. Eppure, l’impero ci punisce per averlo realizzato. Al mondo dico: Cuba non chiede l’elemosina. Cuba non chiede soldati. Cuba non chiede che ci amiate. Cuba chiede giustizia. Niente di più. Niente di meno. Vi chiedo di smettere di normalizzare la sofferenza del mio popolo. Vi chiedo di chiamare il blocco con il suo nome: crimine contro l’umanità. Vi chiedo di non lasciarvi ingannare dalla favola del “dialogo” e della “democrazia” mentre ci strangolano. Non vogliamo carità. Vogliamo che ci lascino vivere. Ai governi complici che tacciono: La storia vi presenterà il conto. Ai media che mentono: La verità trova sempre una via d’uscita. Ai carnefici che firmano sanzioni: Il popolo cubano non dimentica e non perdona. A coloro che hanno ancora umanità nel cuore: Guardate Cuba. Guardate cosa le stanno facendo. E chiedetevi: da quale parte della storia voglio stare? Da questa piccola isola, con un popolo gigante, una cubana comune che si rifiuta di arrendersi. Ikay Romay Tradotto e divulgato da Associazione Svizzera-Cuba, Sezione Ticino ticino@cuba-si.ch https://www.facebook.com/ASCTicino/?locale=it_IT https://www.cuba-si.ch/it/   Redazione Italia
February 16, 2026
Pressenza
No alla campagna mediatica contro associazioni palestinesi in Italia
Come giornaliste/i e operatori dell’informazione, condanniamo con forza la campagna mediatica orchestrata da molte/i colleghe/i e testate giornalistiche contro associazioni e gruppi palestinesi in Italia. Esprimiamo la nostra piena solidarietà al Centro Culturale Handala Ali, ai Giovani Palestinesi d’Italia (GPI), all’Unione Democratica Araba Palestinese (UDAP), all’Associazione dei Palestinesi in Italia (API), e a Mohammad Hannoun, Mohamed Shahin, Suleiman Hijazi, Anan Yaeesh, Omar Korichi, Brahim Baya e tutti coloro che vedono costantemente i propri nomi e volti esposti sulle pagine dei giornali, subendo gogna mediatica, diffamazione, pressione psicologica e il terrore di esprimere liberamente le proprie opinioni. L’arresto di Mohamed Shahin – ora libero – avvenuto il 24 novembre 2025 a seguito di un articolo de La Stampa che ha innescato l’interrogazione parlamentare di Augusta Montaruli (Fratelli d’Italia) ci ha allarmati profondamente. E ci costringe ad essere ancora più rigorosi su ciò che scriviamo, poiché può avere conseguenze devastanti per le persone. Riteniamo estremamente pericolosa questa pratica di articoli e servizi televisivi che prendono di mira singole persone, soprattutto con origini arabe e palestinesi. Negli ultimi due anni, assistiamo a uno schema inquietante: durante le mobilitazioni per la Palestina, le persone arabe subiscono conseguenze più severe sia sul fronte legale che mediatico. Costantemente violiamo la deontologia professionale quando pubblichiamo i volti di persone ancora sotto processo, accostandoli ad aggettivi diffamatori e associandole al “terrorismo”. Diffondere nomi e cognomi di indagati o già assolti viola il principio della presunzione di innocenza. Questo modo di fare giornalismo non solo crea gravi problemi legali alle persone coinvolte, ma provoca danni psicologici permanenti per l’esposizione mediatica improvvisa, soprattutto quando accompagnata da articoli denigratori e epiteti offensivi, non solo ai singoli, ma all’intera comunità. Il giornalismo richiede rigore e cautela, deve tutelare chi non ha voce nei media e proteggere i soggetti vulnerabili. Non può diventare uno strumento del potere per reprimere. Diversi avvenimenti provano che le istituzioni italiane stanno prendendo di mira la comunità palestinese in Italia. La recente circolare del Ministero dell’Istruzione che chiede alle scuole di indicare il numero di studenti palestinesi presenti senza specificare obiettivi, tutele o progetti educativi rappresenta un passaggio molto grave. Anche la scuola pubblica rischia di essere coinvolta in pratiche di controllo e sospetto, trasformando i minori in categorie da monitorare. Al di là delle smentite ufficiali, questa richiesta è un segnale politico inquietante: invece di proteggere, lo Stato espone e isola una comunità già sotto pressione. Si tratta di una deriva autoritaria che rigettiamo in toto. Tutto questo porta come conseguenze il silenziamento della comunità palestinese italiana, la distrazione dal genocidio del popolo palestinese perpetrato da Israele, il rafforzamento delle organizzazioni filo-israeliane in Italia, e il rinforzo della narrazione e dell’immagine del governo Meloni, di cui la premier Giorgia Meloni, il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, e quello della Difesa Guido Crosetto sono stati denunciati per “concorso in genocidio” alla Corte Penale Internazionale. Questi attacchi si inseriscono in un contesto più ampio di schedature di palestinesi e solidali, sorveglianza politica e proposte di legge come il DDL Gasparri e il DDL Delrio, che ampliano gli strumenti repressivi e confondono deliberatamente antisionismo e antisemitismo. Il DDL sull’antisemitismo – ovvero l’adozione della definizione di antisemitismo dell’Alleanza Internazionale per la Memoria dell’Olocausto (IHRA), che tra le varie cose descrive come “antisemita” anche molte forme di critica ad Israele, e le manifestazioni in cui vengono pronunciati diversi slogan  –   è stato appena approvato dalla maggioranza alla Commissione Affari costituzionali del Senato. Noi denunciamo la pericolosità di questa decisione. Ribadiamo con forza che l’antisionismo è l’opposizione ad un progetto colonialista, suprematista, razzista e imperialista, mentre l’antisemitismo è una forma di razzismo, che non ha nulla a che fare con Israele e il genocidio del popolo palestinese. Rifiutiamo categoricamente questo accostamento che mira a limitare la libertà di espressione, di critica e la solidarietà con il popolo palestinese. Condanniamo le colleghe e i colleghi che non rispettano la deontologia professionale e mettono in pericolo la comunità palestinese italiana e chiediamo all’Ordine dei Giornalisti di applicare le sanzioni previste per questi casi. FIRMATARI Sara Manisera – FADA Collective Arianna Poletti – FADA Collective Anna Toniolo – FADA Collective Pierluigi Bizzini – FADA Collective Arianna Pagani – FADA Collective Dalia Ismail Stefania Cingia Federica Bonalumi Marina Lombardi Nuri Fatolahzadeh Cecilia Dalla Negra – Orient XXI Italia Filippo Taglieri Sara Tanveer Carolina Sophia Pedrazzi Alessandro Stefanelli Federica Rossi Dario Morgante Rivista La Rivolta Aurora Campus Leonardo Passeri Adil Mauro Isabella Balena Nicolò Cozzolino Camilla Donzelli Melissa Aglietti Davide Traglia Gabriele Grosso Ciro Giso – Marea Media Carla Monteforte Sara Ramzi Federico Tisa Ludovica Jona Flavio Novara Lucrezia Tiberio Elena Del Col Alae Al Said Alessia Manzi Lavinia Nocelli Sofia Turati – Marea Media Benedetta Pagni Angelo Boccato Lorenzo Di Stasi Davide Lemmi – FADA Collective Teresa Di Mauro Simone Manda Marco Simoncelli – FADA Collective Vittoria Torsello – Marea Media Valeria Rando Beatrice Cambarau Tommaso Siviero – FuoriFuoco Cecilia Ferrara Angela Falconieri Chiara Pedrocchi Marco Albertini Benedetta Torsello Francesca Maria Lorenzini Giulio Tonincelli Pamela Cioni Federica D’Alessio Martina Ucci Chiara Paolini Alba Nabulsi Marianna Lentini Monica Alessandra Lupo Lara Gigante Roberta Lippi Luca Gringeri Laura Lesèvre Raffaele Riccardo Buccolo Francesca Fornario Lorenzo Forlani Shady Hamadi Claudia Carpinella Carolina Trocchia Tonia Scarano Ilario D’Amato Salvatore De Rosa Savin Mattozzi – Marea Media Francesca Ferrara Fabrizio Ferraro Giuseppe Carrella Carlotta Therry Parrotta Gianluca Grimaldi Antimafia Duemila Marta Bellingreri – SyriaUntold Antonio Antonucci Redazione Italia
February 8, 2026
Pressenza
Donne in Nero, protesta e solidarietà
Credo che prima o poi tutti si siano imbattuti in un presidio di Donne in Nero. Nel mondo se ne contano molti gruppi, si stima più di 10mila donne. Ma chi sono, quando sono nate? Ebbene, il primo gruppo fu costituito da 9 donne israeliane a Gerusalemme nel 1988, ai tempi della prima Intifada. Loro non erano sioniste, anzi, protestavano contro l’occupazione dei territori palestinesi da parte di Israele. Volevano sostenere in modo pacifico la lotta palestinese, perciò cominciarono a stare in piedi nelle vie cittadine con cartelli neri a forma di mano che chiedevano la fine dell’occupazione. In silenzio e vestite di nero, a lutto, in modo semplice e visibile. Presto furono affiancate da donne arabe e si diffusero anche altrove, con gruppi autonomi senza gerarchie. Attraverso una visione femminista utilizzarono i loro corpi anche per stabilire un legame simbolico tra l’occupazione dei territori palestinesi e l’occupazione  maschile del corpo della donna non consenziente: brutalità violenta militare e patriarcato. Anche oggi in Israele si tengono regolarmente veglie in quattro località. Nel nostro piccolo anche a Viareggio una dozzina di donne in nero si trovano ogni giovedì (giorno di mercato). Il loro striscione “storico” porta una frase lapidaria e definitiva di Lidia Menapace: fuori la guerra dalla storia. A questo si aggiungono svariati cartelli con slogan pacifisti. Oggi il tema particolare era il sostegno alle donne kurde del Rojava, un prezioso esperimento di democrazia partecipata a guida femminile che rischia di essere distrutto dalle forze siriane. La Casa delle Donne di Viareggio ha un rapporto privilegiato con queste comunità. A loro va tutta la nostra solidarietà. Redazione Toscana
January 29, 2026
Pressenza
I diffamatori… denunciano per diffamazione!
Nella scia del crescente clima repressivo che si respira nel paese, quattro nostri militanti, tra cui Giorgio Cremaschi e Bianca Tedone del Coordinamento Nazionale di Potere al Popolo, sono stati raggiunti dall’accusa di diffamazione per il presidio dello scorso 10 luglio sotto la sede della redazione de “Il Giornale” e […] L'articolo I diffamatori… denunciano per diffamazione! su Contropiano.
January 21, 2026
Contropiano
Assange denuncia la Fondazione Nobel: “trasformato il Premio per la pace in “strumento di guerra”
Julian Assange ha presentato una denuncia penale oggi in Svezia accusando 30 individui associati alla Fondazione Nobel, compresa la sua leadership, di aver commesso presunti crimini gravi, tra cui il reato di appropriazione indebita grave di fondi, facilitazione di crimini di guerra e crimini contro l’umanità e finanziamento del crimine […] L'articolo Assange denuncia la Fondazione Nobel: “trasformato il Premio per la pace in “strumento di guerra” su Contropiano.
December 18, 2025
Contropiano