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PALESTINA: “RITIRARE L’ITALIA DA EUROVISION CONTRO LA PRESENZA DI ISRAELE”. APPELLO E RACCOLTA FIRME DI USB – RAI
“Ritirare l’Italia da Eurovision Song Contest 2026”, la kermesse canora internazionale che dal 12 al 16 maggio 2026 vedrà Vienna come sede della 70esima edizione.  L’appuntamento, nato come confronto canoro tra Paesi europei, è da tempo diventato – sulla scorta di altri “grandi eventi” mediatici – un carrozzone allargato, su invito, a Paesi di altri continenti, nel tentativo di aumentarne l’audience e – quindi – gli introiti pubblicitari. Tra i Paesi ospiti fissi c’è Israele, sempre molto attivo quando si tratta di attuare politiche di sportwashing e culturewashing. Contro la partecipazione di Tel Aviv, dopo oltre due anni di genocidio e quasi 80 anni di occupazione coloniale della Palestina, diversi Paesi si sono tirati fuori. Spagna, Irlanda, Slovenia e Paesi Bassi non parteciperanno alla 70esima edizione di Eurovision, non trasmettendo nemmeno la finale sui loro canali televisivi nazionali: una decisione formalizzata dopo la  conferma della partecipazione di Israele da parte dell’Ebu, network che controlla – tra le altre cose – anche Eurovision. Per unire l’Italia all’elenco dei Paesi contrari alla presenza di Israele, il Coordinamento USB in Rai (ramo del sindacato di base interno al conglomerato mediatico di proprietà pubblica in Italia) ha diffuso un appello, sotto forma di raccolta firme online (clicca qui) che in pochi giorni ha superato le 5.000 firme. “È giunto il momento – si legge nell’appello – che anche l’Italia prenda una posizione forte e simbolica contro il genocidio ancora in corso in Palestina attraverso la RAI. Come USB – Coordinamento RAI riteniamo che ritirare l’Italia da Eurovision 2026 manderebbe un chiaro segnale di dissenso, unendo la nostra nazione al gruppo crescente di paesi che scelgono di dissociarsi pubblicamente dalle azioni del governo israeliano… chiediamo pertanto alla RAI di ritirare l’Italia dal Eurovision Song Contest 2026 e di unirsi agli altri paesi che si sono già dissociati. Firma questa petizione e facciamo sentire la nostra voce per un cambiamento significativo ed etico” Su Radio Onda d’Urto l’intervista a Claudio, lavoratore della Rai e del Coordinamento Usb – Unione Sindacale di Base, dentro l’emittente radiotelevisiva pubblica italiana. Ascolta o scarica
3 OTTOBRE PER LA PALESTINA: LA COMMISSIONE DI GARANZIA CALA LA MANNAIA SUL DIRITTO DI SCIOPERO
La Commissione di Garanzia sulla legge 146 ha dichiarato illegittimo lo sciopero generale per la Palestina del 3 ottobre 2025, indetto in modo unitario dai sindacati di base e dalla Cgil con la parola d’ordine “Blocchiamo tutto” a supporto della resistenza palestinese e della Global Sumud Flotilla, mobilitando milioni di persone in tutta Italia. Il garante non ha riconosciuto il carattere d’urgenza della mobilitazione, che permetterebbe di convocare uno sciopero senza i 10 giorni di preavviso previsti dalla legge. Ora Usb, Cub, Si Cobas, Sgb, Cobas Sardegna, Cib-Unicobas e Cgil rischiano sanzioni dai 2.500 ai 50mila euro. Non solo, oltre alle multe dirette le organizzazioni sindacali potrebbero subire sanzioni accessorie come la sospensione dei distacchi e dei permessi sindacali o la sospensione dei contributi sindacali. Con noi Guido Lutrario, dell’esecutivo nazionale dell’Usb, Unione Sindacale di Base. Ascolta o scarica
Sanzioni per lo sciopero generale del 3 ottobre
Il governo Meloni prova a vendicarsi La Commissione di Garanzia sulla legge 146 ha emesso la sua prima sentenza contro gli scioperi dello scorso autunno, facendo partire una prima pesante raffica di sanzioni contro l’agitazione che è stata proclamata senza rispettare i termini di preavviso a causa dell’attacco che stava subendo la Flotilla. La delibera della CGSSE si riferisce allo sciopero generale del 3 ottobre, scattato a seguito del sequestro illegittimo operato dall’esercito israeliano nei confronti di tutte le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, che stavano cercando di raggiungere le popolazioni di Gaza, per portare loro aiuti umanitari e aprire un valico permanente di soccorso. Il governo Meloni non solo si è rifiutato di intervenire per far rispettare il diritto internazionale – le imbarcazioni sono state sequestrate infatti in acque internazionali e quindi fuori dalla giurisdizione israeliana – ma non ha ritenuto necessario di dover agire a sostegno dei cittadini italiani imbarcati, manifestando ancora una volta la totale complicità con il governo genocida di Tel Aviv. Come sappiamo i nostri concittadini, assieme al resto dell’equipaggio della Flotilla, sono stati arrestati e condotti nelle carceri israeliane, sottoposti a gravi vessazioni e violenze ed infine espulsi dopo alcuni giorni di sequestro illegittimo. Non una nota di protesta è mai partita dal nostro governo verso le autorità israeliane. Lo sciopero generale del 3 ottobre ha rappresentato un moto di indignazione popolare capace di legare l’orrore per quanto avveniva (e purtroppo ancora continua) in Palestina con lo sdegno per il comportamento complice del nostro governo. Centinaia di migliaia di persone invadevano le piazze di tutto il paese e molte attività si fermarono. La circolazione è stata paralizzata ma in molte occasioni i manifestanti hanno ricevuto gli applausi dei cittadini intrappolati nel traffico e tuttavia solidali con la protesta. Il governo ha vissuto in quei giorni i momenti più difficili dal suo insediamento. La Meloni balbettava frasi senza senso, Tajani appariva in grande imbarazzo, il resto del governo preferiva rimanere in silenzio. Ora che l’ondata emotiva si è ridotta, è cominciata la vendetta. In diverse città, da Bergamo a Catania, da Ravenna a Torino, sono state impartite decine e decine di sanzioni individuali contro i manifestanti con migliaia di euro di multe e, a seguire, sono cominciate ad arrivare le sanzioni contro le organizzazioni sindacali. Le somme più pesanti, 20mila euro, sono per l’USB assieme alla Cgil. E la Commissione ha già fatto sapere all’USB che ne sono in arrivo altre. Bloccare il paese è una pratica che ha dimostrato di essere efficace. Il governo ha potuto sperimentare in quelle giornate tutta l’inutilità dei suoi dispositivi repressivi e dei decreti sicurezza di fronte all’espressione popolare. E si è messo paura. Non ci lasceremo intimidire dalla sua vendetta e ci prepariamo a tornare all’attacco. Ci sono mille buone ragioni per bloccare di nuovo tutto. Unione Sindacale di Base Link al comunicato per condivisione: Sanzioni per lo sciopero generale del 3 ottobre: il governo Meloni prova a vendicarsi Unione Sindacale di Base
Contro la privatizzazione della portualità italiana
Contro il progetto del porto privato a Fiumicino! Contro la privatizzazione della portualità italiana Privati e fondi stranieri di investimento sono sempre più vicini a mettere le mani su pezzi importantissimi della portualità italiana. Il caso più paradigmatico e sicuramente il più eclatante in questo senso è ovviamente quello del faraonico progetto presentato a Fiumicino dal colosso americano delle crociere, Royal Caribbean. Un progetto devastante dal punto di vista ambientale e che si sta già muovendo sfacciatamente fuori dal contesto normativo della legge 84/94 – la legge che regolamenta tutta la portualità italiana – proponendosi, di fatto, come il primo porto italiano interamente privato. Questo progetto, inizialmente presentato da un altro gruppo industriale, doveva essere dedicato esclusivamente alle imbarcazioni da diporto.  Successivamente, dopo aver rilevato nel 2022 la concessione attraverso la controllata Fiumicino Waterfront, Royal Caribbean ha modificato il progetto originario con l’obiettivo di realizzare un porto dedicato sia al diportismo che al crocierismo. Questo scalo privato pare avere tra l’altro corsie preferenziali all’interno di molti palazzi istituzionali. Il progetto è stato infatti inspiegabilmente inserito nel Decreto Giubileo 2023. Una scelta curiosa visto che l’Anno Santo sta per concludersi e a Fiumicino non risulta sbarcato dal mare neanche mezzo pellegrino. Singolari poi le autorizzazioni arrivate dal Ministero dell’Ambiente e dal Ministero della Cultura i quali, al di là di qualche risibile prescrizione, hanno sostanzialmente dato il via libera ad un progetto che impatta pesantemente su un’area protetta delicatissima e ricca di biodiversità. La scelta del Governo in questo senso ci sembra dunque chiarissima: in Italia si potranno realizzare porti privati e così facendo si spalancheranno le porte a speculazioni che rischiano anche di rosicchiare, pezzo dopo pezzo, fette importantissime del nostro demanio marittimo. Dal punto di vista del lavoro ci sembra poi innegabile che, al di là dei proclami altisonanti di Royal Caribbean, il progetto sarebbe totalmente sganciato dall’azione di programmazione, coordinamento e gestione dei porti ad oggi affidata alle Autorità di Sistema Portuale. Questo porto entrerebbe quindi subito in diretta competizione con gli scali marittimi che, a partire da Civitavecchia, gestiscono lo stesso traffico da decenni con il rischio che tutto questo generi precarietà e dumping salariale. Inoltre, nessuno riuscirà mai a convincerci che la precarietà estrema che regna oggi nell’ambito dell’indotto crocieristico, dove centinaia di partite IVA pagate due soldi per svolgere estenuanti servizi “Meet & Greet” o impegnate come guide turistiche, rappresenti quel rilancio occupazionale di cui si parla tanto a sproposito in questi mesi. Per tutti questi motivi, come Coordinamento Nazionale Porti di USB, dopo ampio ed approfondito confronto tra le nostre rappresentanze dei porti di Genova, Livorno, Ancona, Trieste e Civitavecchia, esprimiamo tutto il nostro sostegno alla lotta dei comitati e delle realtà territoriali di Fiumicino contro questa ennesima grande opera inutile. Inoltre ci assumiamo fin da ora l’impegno e la responsabilità di mettere in campo tutte le azioni sindacali utili a bloccare quella che consideriamo essere non soltanto una iattura per il territorio e la cittadinanza di Fiumicino, ma anche un vero e proprio insulto a tutti i portuali che lavorano oggi nel nostro Paese. Coordinamento Nazionale Porti di USB Link al comunicato per condivisione: Contro il progetto del porto privato a Fiumicino! Contro la privatizzazione della portualità italiana Unione Sindacale di Base
LOTTE OPERAIE: A GENOVA TUTE BLU DI EX ILVA, ANSALDO E FINCANTIERI BLOCCANO L’AEROPORTO.
Lotte operaie a Genova. Tute blu ex Ilva ancora in piazza e sul piede di guerra martedì 2 dicembre a Genova, dopo avere bloccato ieri – lunedì 1 dicembre – il Ponente contro il piano di dismissione dell’azienda senza soluzioni avanzato dal governo Meloni, che da marzo 2026 mette sul piatto la…dismissione totale. Il presidio permanente con tende e falò, dopo la prima notte, fa sapere che andrà avanti fino a venerdì, quando è previsto a Roma l’ennesimo incontro con il ministro Urso. “Se fanno chiudere Cornigliano dovranno sfollarci con le ruspe”, avvertono i lavoratori, che stamattina si sono ritrovati in assemblea, muovendosi poi in corteo, assieme anche a tute blu di Ansaldo e Fincantieri. Direzione: aeroporto. Qui bloccate le partenze dello scalo ligure, il “Cristoforo Colombo”. Dal corteo operaio di Genova la corrispondenza con Stefano Bonazzi, Fiom Cgil di Genova. Ascolta o scarica
Manifestazione del 29 novembre a Roma: la speranza in un mondo migliore
Hanno scritto in molti sulla manifestazione di ieri, 29 novembre, Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese. Che emozione dall’inizio alla fine, da Porta San Paolo a Piazza San Giovanni e vedere quest’ultima stracolma come una volta, dando a tutti la speranza in un mondo migliore possibile. Grazie a USB, a Guido Lutrario, a Pierpaolo Leonardi e ai sindacati di base per avere unito le lotte: quella dei lavoratori e quella della Palestina e di tutti i popoli oppressi, perché se è vero che nella nostra Costituzione sta scritto che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, è pur vero che il lavoro onesto e ben retribuito sembra essere una chimera oggi! Al grido di “Blocchiamo tutto” e “Palestina libera” il corteo di circa 100.000 persone di età diverse ha percorso le strade di Roma incuriosendo molti turisti che hanno scattato foto e fatto domande. Questo è positivo, così come è stata positiva la presenza degli ospiti nazionali e internazionali, quali Francesca Albanese , Thiago Avila, Greta Thumberg, José Nivoi e il collegamento telefonico con Roger Waters, grazie a Federico Greco. I loro interventi sono stati applauditi a lungo e tutti insieme abbiamo cantato ” BELLA CIAO”, altro che i saltelli buffi visti nei giorni scorsi da parte del governo Meloni. Anche una rappresentanza di rabbini antisionisti provenienti da New York ha partecipato alla manifestazione ed è e intervenuta dal palco, spiegando bene che l’antisionismo non significa antisemitismo e che loro sono per una convivenza pacifica fra israeliani, musulmani e cristiani in Palestina, terra che ha dato vita alle tre religioni monoteiste. Foto di Francesca Perri Foto di Marco Cinque Tutti gli oratori hanno sottolineato che la  lotta per  la Palestina è la lotta di tutti ed è la molla che ci ha portato a reagire ai soprusi dei prepotenti criminali che non pensano alla tutela delle persone, ma solo a riempire le loro tasche. Alla fine ho avuto l’occasione di parlare anch’io come Sanitari per Gaza, spiegando perché quello in Palestina è un genocidio, spiegando che i nostri 1.700 colleghi palestinesi uccisi devono essere menzionati come eroi, perché l’unica colpa è stata quella di non volere abbandonare il loro ospedale e i loro pazienti. Foto di Francesca Perri Francesca Anna Perri
A Roma manifestazione contro la finanziaria di guerra, il riarmo e il genocidio a Gaza
Un mare di persone ha attraversato per l’ennesima volta le strade di Roma partendo da Porta San Paolo, per concludersi in Piazza San Giovanni. Sul carro di testa sono saliti Greta Thunberg, l’attivista brasiliano Thiago Avila, entrambi membri della Global Sumud Flotilla e presenti alla manifestazione di ieri a Genova e Maya Issa, rappresentante degli studenti palestinesi in Italia. Si sono poi uniti tutti al cordone di apertura del corteo, insieme a Francesca Albanese, a numerosi attivisti della Global Sumud e della Freedom Flotilla, ai pompieri dell’Usb e ai portuali di Genova, accompagnati dalla canzone composta da Roger Waters per salutare e appoggiare lo sciopero generale indetto ieri da USB. In testa anche le bandiere del Venezuela, quotidianamente minacciato di invasione da parte degli Stati Uniti. L’imponente corteo non ha tradito le attese, con la partecipazione di tante famiglie con bambini e tantissimi giovani e giovanissimi italiani da generazioni e di altri originari di innumerevoli Paesi, a dimostrazione che anche a Roma è il mondo intero a opporsi al genocidio e ai governi occidentali complici, ma anche alla finanziaria fatta di riarmo, di tagli allo stato sociale e di politiche guerrafondaie purtroppo diffuse in tutta l’Europa. Politiche che stanno apertamente sabotando ogni possibile accordo di pace in Ucraina e ci stanno irresponsabilmente trascinando in una spaventosa guerra mondiale. Accolta da calorosi applausi e grida che scandivano il suo nome e l’hanno accompagnata per tutto il tempo, alla fine del corteo Francesca Albanese ha pronunciato un discorso appassionato ed emozionante: “Non ho più voce non per questa giornata o per quella di ieri, ma perché sono due anni che cerco di svegliare il mondo dicendo che i palestinesi sono vittima di un genocidio” ha scandito, per poi dirsi felice di essere là e ringraziare i portuali del CALP, Genova, Roma e l’Italia. “Facciamoci sentire, fate sentire la vostra voce contro la finanziaria” ha proseguito, denunciando gli investimenti nelle armi e non nella salute o nell’istruzione. Ha poi ringraziato ed esortato i poliziotti e le poliziotte presenti a non mettersi muro contro muro rispetto al popolo in marcia che si sta battendo anche per i loro diritti. “Oggi, giornata di solidarietà con il popolo palestinese istituita dall’ONU nel 1977, sono qui anche perché non voglio più sentir dire che si è spezzato il senso di unità e urgenza che ha spinto la gente a riempire le piazze” ha continuato. “Se le istituzioni facessero quello che dovrebbero fare non ci sarebbe bisogno di riempire le piazze. Dovrebbero tagliare le relazioni economiche, militari, strategiche e anche di ricerca con uno Stato che commette il crimine dell’apartheid e del genocidio e continua a uccidere. Il genocidio non si è fermato. A Gaza si muore nella mancanza di dignità, di acqua, di cibo. E noi come europei abbiamo una responsabilità verso la Palestina. Non ci possiamo fermare, fino a liberare la terra tra il fiume e il mare perché tutti siano liberi e con gli stessi diritti. La liberazione della Palestina sarà anche la liberazione degli israeliani. Io condanno la violenza in tutte le sue forme, condanno gli attacchi alla sede della Stampa; la violenza anche all’interno di un sistema violento finisce per rafforzarlo. Invece bisogna praticare la sumud, la resilienza, l’etica dell’empatia, sentire l’altro e il suo dolore come se fosse il nostro. Io vedo la fine di questo incubo se porteremo dalla nostra parte anche chi non sta qui, agendo con gentilezza e amorevolezza” ha concluso tra gli applausi, portando una luce di speranza opposta alla logica brutale della violenza e dell’oppressione rappresentata da Israele e dai governi occidentali, Italia in testa.   Mauro Carlo Zanella
MANIFESTAZIONI NAZIONALI A ROMA E MILANO IN SOLIDARIETÀ AL POPOLO PALESTINESE E CONTRO LA MANOVRA DEL GOVERNO
Manifestazioni a Roma e Milano oggi pomeriggio dopo la giornata dello sciopero generale del sindacalismo di base di ieri contro la manovra ed in solidarietà alla Palestina. Tante le manifestazioni che si sono svolte in numerose città, dove si sono anche registrati diversi blocchi: dalla Lombardia con Pioltello, davanti ad un hub della logistica, mentre tra Piemonte e Liguria azioni a Tortona e Alessandria, sempre all’esterno dei poli logistici. In Veneto, a Venezia, blocchi prima all’aeroporto Marco Polo, poi alla sede Leonardo, dove la polizia ha caricato compagne e compagni con un massiccio utilizzo degli idranti e manganellate. Corteo anche a Genova, la piazza più simbolica e significativa per la presenza dei portuali, i primi a lanciare, un paio di mesi fa, la parola d’ordine del “Blocchiamo tutto”. Sempre ieri in una cinquantina di città, migliaia di persone nelle strade dei maggiori capoluoghi di regione come Bologna, Roma, Palermo e anche Torino, dove al centro delle rivendicazioni c’è anche la campagna per la liberazione immediata per Mohamed Shahini, da giorni recluso nel CPR di Caltanissetta e che rischia la deportazione in Egitto. Per questo il corteo torinese ha fatto irruzione nella sede del quotidiano La Stampa vergando scritte sui muri e poi ha versato un mucchio di letame nel cortile, per poi nel tardo pomeriggio manifestare davanti alla Prefettura del capoluogo piemontese.  Rispetto all’azione alla Stampa, che ha avuto com’era prevedile una grande eco mediatico, la Questura di Torino, comunica sarebbero state effettuate una trentina di identificazioni. Oggi intanto si torna in piazza “contro la finanziaria di guerra e il governo Meloni” con le sue complicità con il genocidio per mano israeliana in Palestina. A Milano appuntamento in piazza XXIV maggio a partire dalle ore 15. A Roma appuntamento alle ore 14 a porta San Paolo.  Il bilancio delle manifestazioni di ieri e le ragioni della piazza romana di questo pomeriggio, con Guido Lutrario, dell’esecutivo nazionale dell’USB. Ascolta o scarica
SCIOPERO GENERALE: SEGUI LA DIRETTA DALLE PIAZZE SU RADIO ONDA D’URTO
Prende il via, oggi venerdì 28 novembre, lo sciopero del sindacalismo di base per tutte le categorie, seguito poi dalla duplice manifestazione nazionale di sabato a Roma e a Milano, “contro la finanziaria di guerra e il governo Meloni”. I collegamenti da proteste e scioperi, in continuo aggiornamento: A Brescia stamani il corteo con appuntamento alle ore 9 in piazzale Cesare Battisti (metro San Faustino). Organizzano i sindacati di base, con la partecipazione delle realtà di movimento. Un primo collegamento, alle 9.15, con Umberto della Redazione. Ascolta o scarica A Milano l’appuntamento di piazza è alle ore 9.30 da Porta Venezia. Già dalle prime luci di questo venerdì il blocco dell’hub di Pioltello, da cui ci siamo collegati con una militante dei Giovani Palestinesi d’Italia. Ascolta o scarica A Torino doppio appuntamento a partire da questo venerdì mattina: si inizia alle ore 10 in Piazza VIII dicembre e si prosegue questa sera per Mohamed Shahin, alle ore 18 sotto alla Prefettura, per proseguire la mobilitazione permanente che chiede la sua liberazione. A Venezia presidio alle ore 10.30 davanti alla sede dell’azienda armiera Leonardo: “blocchiamo la Leonardo contro l’economia di guerra e il traffico di armi, contro il genocidio” è lo slogan che dà appuntamento in via Paliaga a Tessera (VE). Stefano, del centro sociale Arcadia di Schio. Ascolta o scarica. Nelle Marche, presso il Porto Sant’Elpidio in Provincia di Fermo, è in corso il blocco dall’alba dei due ingressi dell’azienda Civitanavi Systems. A scioperare oggi anche i giornalisti e le giornaliste che si mobilitano per il rinnovo del Fnsi-Fieg scaduto da quasi 10 anni, tra precarietà e sfruttamento dilagante. Dalle 6 di questa mattina le principali testate e agenzie di stampa hanno sospeso la pubblicazione delle notizie.
Il saluto musicale di Roger Waters allo sciopero generale del 28 novembre
USB ed il CALP ringraziano Roger Waters per il sostegno allo sciopero generale del 28 novembre: il musicista inglese ha inviato ai portuali di Genova un video saluto musicale, visibile sui canali social del CALP e di USB nazionale. 28 e 29 novembre vogliamo fermare la finanziaria di guerra del Governo Meloni, che impoverisce la popolazione per puntare sul riarmo, bloccare i rapporti con lo stato israeliano che compie un genocidio in Palestina, rimettere al centro le vere priorità del paese: i salari, fermi da 30 anni, le pensioni, i servizi pubblici ed i diritti sociali. La giornata di sciopero si articolerà su decine di piazze in tutta Italia: a Genova saranno presenti ospiti internazionali come Greta Thumberg e Francesca Albanese mentre a Roma è prevista una manifestazione a Piazza Montecitorio per votare la finanziaria del popolo, ma le mobilitazioni riguarderanno tutti i principali centri del Paese.  Il 29 novembre una grande manifestazione nazionale partirà da Porta San Paolo: fermiamo l’economia del riarmo e del genocidio. Qui il video saluto di Roger Waters sui nostri social: https://www.instagram.com/reel/DRjYrPxjJ-_/?utm_source=ig_web_copy_link&igsh=MzRlODBiNWFlZA== Unione Sindacale di Base