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WORKING CLASS HEROES: FUORI E DENTRO L’EX ILVA DI TARANTO SI CONTINUA A MORIRE
Benvenuti e benvenute a una nuova puntata di Working class heroes, la trasmissione quindicinale che tratta i temi del lavoro sulle frequenze di Radio Onda d’Urto ogni due lunedì nello spazio Cassetta degli Attrezzi. Nella puntata di lunedì 16 marzo siamo tornati su una vicenda che vede da decenni nella città di Taranto una divisione molto forte e che ruota attorno all’ex acciaieria più grande d’Europa: il conflitto tra la tutela della salute e la tutela del lavoro, tra chi pensa che si possa tutelare la salute mettendo in sicurezza dal punto di vista ambientale l’acciaieria e chi invece ritiene che l’unica soluzione sia chiuderla, convertirla, farci qualcosa d’altro. Prima di partire, qualche numero per capire e ribadire l’importanza di questa città nella città che da tempo il governo vorrebbe vendere. L’ex Ilva oggi si chiama Acciaierie d’Italia ed è in amministrazione straordinaria. La produzione è lontana da quella che renderebbe sostenibile l’azienda, circa 6milioni di tonnellate di acciaio, e che permetterebbe di rimettere al lavoro le circa 8mila persone coinvolte, e altre 1.600 che nel 2018 il gruppo ArcelorMittal, quando era entrato nella proprietà, si era riservato di assumere. Per farlo bisognerebbe arrivare a 8 milioni di tonnellate di acciaio prodotte all’anno. Attualmente circa 4.450 persone sono in cassa integrazione. Gli altoforni sono obsoleti, la manutenzione non è adeguata, e nell’ex Ilva si continua a morire sia dentro che fuori. Sono già due gli omicidi sul lavoro in questo 2026. L’ultimo è stato l’operaio Loris Costantino, aveva 36 anni: due settimane fa lavorando per conto della ditta di pulizie Gea Power è caduto da un’altezza di circa 10 metri perché è crollata la superficie dove stava camminando. Il 12 gennaio era morto Claudio Salamida, operaio di 46 anni, anche lui cadendo. E poi la morte fuori. Una sentenza recentissima del tribunale di Milano chiede che si sospenda la produzione della fabbrica se entro il prossimo 24 agosto non vengono attuate alcune prescrizioni. In sostanza, l’autorizzazione integrata ambientale non è stata giudicata sufficiente. I cittadini di Taranto rischiano ancora lesioni gravi . In questa trasmissione troverete l’opinione del giornalista Gianmario Leone, del Corriere di Taranto; di Massimo Castellana, presidente dell’Associazione genitori tarantini; Francesco Rizzo, operaio ex Ilva e del direttivo nazionale del sindacato USB. Ascolta o scarica
March 17, 2026
Radio Onda d`Urto
Pisa: bloccato il treno carico di armi
Seduti sulle rotaie del binario 3 della stazione di Pisa, ieri – giovedì 12 marzo, un centinaio di manifestanti hanno impedito il passaggio del convoglio di 32 vagoni che trasportavano mezzi militari e container pieni di armamenti a Palmanova, in provincia di Udine. Grazie all’iniziativa, indetta e coordinata dal gruppo mobilitato contro la base militare di Coltano nel Parco di San Rossore, dopo 12 ore di trattative con gli attivisti, fermi su binari e circondati dalle forze dell’ordine in tenuta antisommossa, alle 23 il treno ha fatto dietrofront ed è tornato a Livorno, dove all’appello “Fermiamo il treno della morte” lanciato nel pomeriggio dall’Unione Sindacale di Base, si era svolto un presidio alla stazione di Calambrone. Contestualmente, l’USB aveva proclamato lo sciopero di protesta contro le operazioni di carico, scarico e trasporto degli armamenti che coinvolge i lavoratori dipendenti della Jsw Steel Italy Piombino, il gruppo siderurgico dove, secondo il sindacato, una parte del materiale è transitata prima di essere caricata sul treno, e ai macchinisti di Mercitalia Rail, società cargo del gruppo FS. “Il carico è destinato al porto di Monfalcone, dove sarà probabilmente imbarcato verso qualche teatro di guerra – spiega USB – Questi mezzi militari e i container contenenti armamenti, e ipotizziamo anche materiale esplosivo, sono arrivati mercoledì 11 marzo al porto di Piombino a bordo di una nave del ministero della Difesa”. Secondo il sindacato, una parte del materiale sarebbe stata trasferita all’interno dello stabilimento siderurgico di Piombino prima di essere caricata su rotaia. A movimentare gli armamenti sul convoglio, sono stati lavoratori della Jsw Steel Italy Piombino e della società Piombino Logistics, malgrado lo sciopero immediato proclamato dalla stessa sigla sindacale di base per permettere ai macchinisti di rifiutarsi di movimentare il carico di morte”. STOP AI TRENI DI MORTE, STOP AL RIARMO. I LAVORATORI E LAVORATRICI NON VOGLIONO PAGARE IL PREZZO DELLA GUERRA! LA MANIFESTAZIONE PER IL NO SOCIALE CENTRALE PER OPPORSI AI TRAFFICI BELLICI Redazione Italia
March 13, 2026
Pressenza
BASILICATA: “INCURSIONE NAZIFASCISTA A SCOPO INTIMIDATORIO” CONTRO LA SEDE DELL’USB DI POTENZA
Nelle prime ore di lunedì 9 marzo la sede del sindacato Usb di piazzale Bratislava, nel capoluogo lucano, è stata imbrattata con svastiche naziste. È stata anche strappata la bandiera della Palestina, che da settembre 2025 era affissa fuori dalla sede. Il sindacato di base, in una nota, si dice convinto che si tratti di “un tentativo di intimidazione nei confronti di quel punto di riferimento di carattere sindacale e sociale che Usb sta diventando. La sede di Potenza rappresenta un trait d’union per le lotte per il territorio”. L’Usb chiude lanciando l’appello “alla sorveglianza attiva da parte dei militanti locali per evitare che tali provocazioni non possano trovare ulteriori spazi”. Ai nostri microfoni la denuncia di Rosalba Guglielmi, coordinatrice dell’Unione Sindacale di Base per la Basilicata. Ascolta o scarica
March 9, 2026
Radio Onda d`Urto
Dal Festival della Canzone Italiana… a Eurovision, passando anche dal ‘palcoscenico’ di Milano-Cortina
Una manifestazione di protesta si svolgerà a Sanremo sabato 28 febbraio mentre al Teatro Ariston andrà in scena la serata finale della competizione canora. ‘Madrina’ e co-conduttrice dello spettacolo è Laura Pausini, la cantautrice faentina che all’edizione 1993 del festival si è aggiudicata il primo premio Novità e poi ha vinto anche tanti premi internazionali molto prestigiosi: cinque Latin Grammy Awards tra il 2005 e il 2023, nel 2021 un Satellite Award e un Golden Globe e nel 2006 un Grammy Award. Nella serata di ieri, giovedì 26 febbraio, sul palco dell’Arison ha cantato Heal The World di Michael Jackson insieme al Piccolo Coro dell’Antoniano e poi, indicando i bambini, proclamato: “Vogliamo tutti un mondo senza guerre e lo vogliamo per loro”. Pochi giorni prima dell’inzio del festival, interpellata in merito alla decisione della sua collega Levante, che in caso di vincita al Festival di Sanremo rifiuterebbe la nomina a rappresentare la nazione all’Eurovision Song Contest, ha risposto che lei invece l’accetterebbe. Inoltre, sebbene come esecutrice dell’inno nazionale alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026 recentemente sia stata designata porta-voce di tutti i propri connazionali, sulla questione della partecipazione della delegazione israeliana alla gara europea Laura Pausini ha illustrato la propria ‘visione’ del mondo dello spettacolo precisando che “Un capo di governo non rappresenta ciascuno dei suoi cittadini” e dichiarato «Credo che sia sbagliato penalizzare un artista, che magari nemmeno dichiara la sua idea, per colpa di chi governa». Organizzato dalla European Broadcasting Union proclamando che è “il più grande evento musicale dal vivo al mondo”, anche “profondamente radicato nella cultura collettiva europea”, Eurovision «È una manifestazione molto più politicizzata di quanto si pensi», ha spiegato Claudia Lagona, in arte Levante, affermando di non ambire a parteciparvi come ‘delegata’ italiana perché tra le nazioni partecipanti c’è «un Paese che negli ultimi tempi ha creato drammi giganteschi e un genocidio in atto: non si può fare finta di niente». Insieme a BDS e altre realtà solidali con il popolo palestinese mobilitate nella campagna Vogliamo un’altra musica!, USB segnala che, dopo questa affermazione di Levante, la Rai ha preso provvedimenti: «ha reso noto tramite un proprio comunicato di voler avviare una verifica preventiva sulle disponibilità degli artisti in gara, al fine di ottenere in anticipo un quadro complessivo delle loro intenzioni. L’obiettivo, come dichiarato da Claudio Fasulo, vicedirettore della Direzione Intrattenimento Prime Time della Rai, è rendere la decisione “vincolante per non perdere tempo”». «Questo atteggiamento censorio è inaccettabile – dichiara USB insieme a BDS – Come artisti, artigiani e lavoratori dello spettacolo pretendiamo che venga garantito un clima di rispetto, trasparenza e indipendenza, e che cessi immediatamente qualsiasi forma di pressione indebita. Ribadiamo la nostra ferma opposizione all’operazione di art-washing da parte del Governo di Israele attraverso la partecipazione all’Eurovision Song Contest, e contestiamo l’appoggio di questa manovra da parte del Governo e della RAI». E oggi alcuni gruppi locali hanno annunciato la manifestazione in programma a Sanremo nella serata di sabato 28 febbraio: > Sanremo non è soltanto una questione musicale. > > Chi vince Sanremo rappresenterà l’Italia all’Eurovision, una vetrina politica > internazionale seguita da milioni di persone. All’Eurovision la partecipazione > di Israele è stata confermata, nonostante le gravissime accuse di violazioni > del diritto internazionale umanitario e il procedimento in corso davanti alla > Corte Internazionale di Giustizia relativo al genocidio nei confronti del > popolo palestinese. Mentre sul palco si accendono le luci, in Palestina si > spengono vite. Non accettiamo che la cultura musicale venga usata per > normalizzare un massacro segnato ancora da bombardamenti su civili, > distruzione sistematica, assedio, deportazione. Eurovision non è neutrale e il > servizio pubblico non può rifugiarsi dietro l’intrattenimento. La musica non > cancella le macerie. > > Sanremo non ci distrae. In Palestina si muore. > > Scendiamo in piazza contro ogni forma di normalizzazione dei crimini in atto. > Sanremo – piazzale Pian di Nave – sabato 28 febbraio – alle 19:00 Maddalena Brunasti
February 27, 2026
Pressenza
VIGILI DEL FUOCO: USB, “INACCETTABILE USARE UN ELICOTTERO DEL CORPO PER PORTARE MOGOL DA SANREMO A ROMA”.
L’Usb – Vigili del Fuoco denuncia l’uso di un elicottero del Corpo, impegnato nelle attività di elisoccorso, per trasportare il paroliere Mogol dal Festival di Sanremo a Roma, dove oggi – venerdì 27 febbraio – ha partecipato all’anniversario degli stessi Vigili del Fuoco  su invito del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. L’Usb parla di “fatto gravissimo: un mezzo di soccorso, finanziato con risorse pubbliche e destinato esclusivamente alla tutela della vita e alla sicurezza dei cittadini, è stato impiegato per finalità estranee alla missione istituzionale del Corpo. Sarebbe stato più opportuno utilizzare un volo di linea con partenza da Genova” nella prima mattinata di venerdì 27 febbraio, che avrebbe tranquillamente consentito allo stesso Mogol – al secolo Giulio Rapetti – di arrivare per tempo nella Capitale. Usb ribadisce che “un elicottero dei Vigili del Fuoco non è un mezzo di rappresentanza né uno strumento a disposizione dell’autorità politica e della massima autorità aeronautica dei Vigili del Fuoco per esigenze di opportunità o d’immagine. Ogni ora di volo comporta costi rilevanti, carburante, manutenzione, personale altamente specializzato, usura del velivolo e incide sulla capacità operativa del dispositivo di soccorso sul territorio. In un Corpo Nazionale segnato da gravi carenze di organico, mezzi vetusti e sedi operative in condizioni critiche, l’eventuale utilizzo improprio di un velivolo operativo rappresenta un atto politicamente e moralmente inaccettabile. Trasmetteremo la documentazione alla Procura regionale della Corte dei Conti, chiedendo l’apertura di un’indagine per accertare eventuali profili di danno erariale e responsabilità amministrative”. Quanto al piano politico, l’Usb chiede “l’immediata assunzione di responsabilità ai massimi livelli istituzionali. In uno Stato democratico, l’utilizzo improprio di mezzi di soccorso per finalità non operative impone conseguenze politiche chiare e non eludibili, fino alla rimessione del mandato. I mezzi dei Vigili del Fuoco appartengono ai cittadini e il vizietto di utilizzarli per usi non strettamente legati al soccorso è vecchia abitudine di certa classe politica e deve risponderne non solo sul piano amministrativo, ma anche su quello politico. Usb Vigili del Fuoco non arretrerà di un passo davanti a pratiche che offendono la dignità e l’immagine del Corpo, né tollererà mancanza di rispetto verso la stima dei cittadini che lo sostengono con le proprie risorse: trasparenza e corretto utilizzo del denaro pubblico non sono una scelta, ma un obbligo inderogabile”. Sulla vicenda il M5S ha presentato un’interrogazione a Piantedosi, che tuttavia liquida il tutto come “polemiche sterili”. Su Radio Onda d’Urto l’intervista a Enrico Marchetto, del Coordinamento nazionale di Usb VvFf. Ascolta o scarica  
February 27, 2026
Radio Onda d`Urto
Cagliari: porti liberi dalle armi
La grande mobilitazione internazionale dei porti del 6 febbraio, lanciata dai sindacati di base di numerosi paesi mediterranei e poi del Baltico e che ha avuto adesioni anche dall’altra parte dell’oceano atlantico, ha un’importanza molto particolare: quella di unire il rifiuto di collaborare alla guerra e alle guerre alla richiesta di una società che includa tutti, con la difesa dei diritti e l’urgente richiesta di un forte restringimento della forbice delle diseguaglianze. E’ importante perché attuata in un momento storico in cui le industrie delle armi hanno preso una grossa parte del potere economico, in cui gli Stati Uniti, la Russia, la Cina e gli altri Stati dotati di armi atomiche si spartiscono le zone d’influenza, colonizzando le zone ricche di minerali, o risorse da sfruttare. E’ importante perché è un no dei lavoratori e della cittadinanza che li sostiene, mentre siamo davanti al continuato atto di genocidio nei confronti del popolo palestinese, ad opera dello Stato di Israele, ad un massacro dalle dimensioni ancora maggiori in Sudan, con la regia e i finanziamenti degli Emirati Arabi. Entrambi solidi alleati degli USA. Ma le guerre nel mondo sono molto più numerose e questa protesta vuole essere contro tutte le guerre, frutto di logiche imperialiste e militariste, con il coinvolgimento dei grandi capitali e delle banche. Perché se è vero che le armi si fabbricano e quei siti sono assolutamente blindati, le armi devono anche essere trasportate e imbarcate. E se quei container pieni di bombe, proiettili, droni-killer non vengono caricati sulle navi, ecco che la macchina della guerra e della distruzione può incepparsi. La non-collaborazione è un’opzione nonviolenta, che può mettere i potenti davanti a un fatto compiuto: il popolo non ci sta più a recitare la parte della comparsa, non più “servitù volontaria”, ma cittadinanza critica. In contemporanea con Bilbao, San Sebastiàn, Tangeri, Pireo, Mersin, Genova, Livorno, Trieste, Ancona, Bari, Civitavecchia, Palermo e altri porti, come Amburgo e Brema, si è svolta una manifestazione anche davanti al porto di Cagliari, promossa dall’Unione Sindacale di Base e alla quale hanno aderito numerose organizzazioni della società civile sarda. In una serata sferzata dal vento, alcune centinaia di persone hanno voluto mettere in chiaro il proprio dissenso nei confronti del riarmo, della militarizzazione dei porti, dell’insensata economia di guerra. E ribadire che le risorse pubbliche devono essere destinate alla salute, all’educazione, ai servizi sociali, alla cultura, piuttosto che alle armi e alla carneficina cui preludono. Durante gli interventi iniziali è stato fra l’altro ricordato che, pochi giorni fa, il Consiglio comunale ha approvato un ordine del giorno che obbliga il sindaco e la giunta a vietare il trasporto di materiale bellico che transiti al porto di Cagliari, di vigilare affinché ciò avvenga e di istituire per questo un tavolo partecipato con istituzioni e rappresentanti della società civile. Resteranno solo parole scritte? Probabilmente si, se non ci sarà una forte pressione popolare che le trasformi in atti concreti. Una manifestazione che è stata una miscela intergenerazionale che, dopo gli interventi al microfono, ha preso la forma di corteo, con slogan come: Porti liberi dalle armi! No RWM! Free Palestine! Un cartello su tutti: Sian chiusi porti e porte alle fabbriche di morte! Il corteo è confluito verso piazza Yenne, al presidio giornaliero per la Palestina, che prosegue ormai da più di tre mesi. Ancora una volta dalla Sardegna arriva una risposta d’opposizione all’utilizzo del territorio dell’isola per i test sulle nuove armi, le esercitazioni massicce, la cupa produzione e il commercio d’armi mortifere e distruttive. Oggi forse s’è aperto un varco di libertà sul fronte del porto. Foto di redazione Sardigna Carlo Bellisai
February 7, 2026
Pressenza
I portuali non lavorano per la guerra
6 Febbraio 2026 Giornata internazionale congiunta dei porti! MANIFESTAZIONE a Cagliari Concentramento ore 16.30 al centro di Via Roma (zona pedonale) intorno alle 18.00 ci si muoverà verso Piazza Yenne seguendo l’itinerario: Via Roma, Largo Carlo Felice per confluire in Piazza Yenne al presidio per la Palestina libera . I portuali mandano un segnale di forte solidarietà internazionale contro la militarizzazione dei porti, il genocidio ancora in corso in Palestina, il traffico di armi e la corsa alla guerra a cui stiamo assistendo. Un segnale forte contro l’imperialismo e la rottura del diritto internazionale e in difesa dell’autodeterminazione dei popoli. Al centro della protesta ci sono le condizioni dei lavoratori. L’economia di guerra ha già tagliato i nostri salari, eroso i nostri diritti e distrutto i servizi pubblici essenziali. Lo spostamento delle risorse economiche sugli armamenti e l’industria bellica colpisce direttamente i salari e le condizioni di lavoro, allunga i tempi di lavoro e allontana la possibilità di riconoscere il nostro come lavoro usurante a fini pensionistici. I sindacati Enedep di Grecia, Lab dei Paesi Baschi, Liman-Is di Turchia, ODT del Marocco e USB in Italia hanno chiamato la Giornata internazionale di azione e lotta il 6 febbraio 2026. In quella giornata, i lavoratori portuali di circa 21 tra i più importanti porti europei e del Mediterraneo, da Tangeri a Mersin, passando Bilbao, da gran parte dei porti italiani e dal Pireo ed Elefsina, manifesteranno e sciopereranno insieme, una forma concreta di protesta al quale non si assisteva da decenni, convocata sulle seguenti motivazioni: ● per garantire che i porti europei e mediterranei siano luoghi di pace e liberi da qualsiasi coinvolgimento nella guerra; ● per opporsi agli effetti dell’economia di guerra sui nostri salari, pensioni, diritti e condizioni di salute e sicurezza ● per bloccare tutte le spedizioni di armi dai nostri porti verso il genocidio in Palestina e verso qualsiasi altra zona di guerra, e per chiedere un embargo commerciale su Israele da parte dei governi e delle istituzioni locali; ● per opporsi al piano di riarmo dell’UE e per fermare l’imminente piano dell’UE e dei governi europei di militarizzare i porti e le infrastrutture strategiche; ● per respingere il riarmo come alibi per introdurre ulteriore privatizzazioni e automazione dei porti. Ecco l’elenco delle iniziative in Italia indette per quel giorno: Genova – ore 18.30 – Varco San Benigno Livorno – ore 17.30 – piazza 4 Mori Trieste – ore 17.30 – Cia K. Ludwig Von Bruck presso autorità portuale Trieste Ravenna – ore 15.00 Via Antico Squero 31 (Autorità Portuale) Ancona – ore 18.00 Piazza del Crocifisso Civitavecchia – ore 18.00 – Piazza Pietro Gugliemotti Salerno – ore 17.00 – varco principale al porto Bari – ore 16:00 – Terminal Porto Crotone – ore 17.30 – Piazza marinai d’Italia presso l’entrata del porto. Palermo – ore 16.30 – Varco Santa Lucia Cagliari – ore 17:00 – via Roma lato porto Queste sono le principali iniziative convocate nei principali porti europei dalle organizzazioni sindacali che hanno chiamato il 6 febbraio: Pireo (Grecia) – Appuntamento alle 10.30 l.t. davanti all’ingresso principale del porto Elefsina (Grecia) – Appuntamento alle ore 10.30 l.t davanti all’ingersso principale del porto. Bilbao (Paesi Baschi) – Ore 10.00 preso il porto Pasaia/ San Sebastian (Paesi Baschi) – ore 10.00 presso il porto Mersin (Turchia) – ore 10.30 l.t. terminal porto Tangeri (Marocco) – ore 10.00 presso l’ingresso del porto (al momento da confermare visto il grave allarme meteo che potrebbe chiudere il porto). Hanno espresso solidarietà e sostegno alla giornata del 6 febbraio l’IDC (International Dockworkers Council), la WFTU (Federazione Sindacale Mondiale) e la TUI Tppfc – Federazione dei trasporti Europei sempre della FSM. Sono arrivate adesioni in supporto e solidarietà da altri porti europei tramite gruppi indipendenti di lavoratori portuali e movimenti sociali e politici: Amburgo – Manifestazione con più appuntamenti che parte alle ore 13.00 presso il terminal Hapag- Lloyd per finire alle ore 17.00 davanti al consolato americano. Brema – Manifestazione dalle ore 12.30 alle ore 14.15 presso l’Eurogate del porto di Brema. Marsiglia – Manifestazione dalle 12.00 alle 14.00 davanti all’ingresso del porto commerciale di Fos- De-Mer alla presenza di sindacalisti e portuali per la Palestina e indipendenti. Per quanto riguarda oltre l’Europa, la giornata del 6 febbraio sta incontrando molte adesioni e manifestazioni di solidarietà soprattutto da USA e Sud America che sono in via di aggiornamento nelle prossime ore. Al momento, negli USA abbiamo ricevuto il sostegno da parte del movimento del “Stop Us-Led War” attivo anche in Venezuela e Colombia e abbiamo anche ricevuto la solidarietà del sindacato di Minneapolis SEIU Local 26, tra i protagonisti degli scioperi generali al grido ICE OUT. In Colombia segnaliamo l’iniziativa convocata in solidarietà con la giornata del 6 febbraio dal movimento “Green go home” davanti all’ambasciata USA di Bogotà alle 4 del pomeriggio. Manifestazione di solidarietà e vicinanza anche dal sindacato dei lavoratori petroliferi del Brasile. Dalle ore 17.30 del 6 febbraio presso tutti i canali social di USB sarà disponibile la diretta della giornata con interventi e contributi dalle piazze nazionali e internazionali. Si profila una giornata di lotta e di solidarietà internazionale, la dimostrazione che si può concretamente fare qualcosa contro la guerra, le aggressioni, le rapine di risorse e contro gli effetti dell’economia di guerra mettendo insieme più sindacati di più paesi. Un primo punto di partenza ma che marca un livello di mobilitazione che può mettere in difficoltà i disegni di sfruttamento dei portuali e di tutti i lavoratori da parte di chi oggi pensa di guidare il mondo. La solidarietà internazionale è una parte essenziale del nostro futuro!   Redazione Sardigna
February 4, 2026
Pressenza
Ravenna si prepara allo sciopero internazionale contro i traffici di armi
Le numerose associazioni e aggregazioni del territorio si coordinano per partecipare insieme alla Giornata internazionale di azione congiunta dei porti contro i traffici di armi e invitano la cittadinanza alla presentazione del dossier edito da Altreconomia. MERCOLEDÌ 4 FEBBRAIO – ORE 20:30 SALA RAGAZZINI, LARGO FIRENZE – RAVENNA PRESENTAZIONE DEL DOSSIER ‘LA FLOTTA DEL GENOCIDIO’ DI LINDA MAGGIORI Intervengono l’autrice e Francesco Staccioli di USB Mari e porti e saranno presentate le testimonianze dei portuali di Ravenna. > Una giornalista freelance attiva in diverse associazioni per i diritti umani e > per l’ambiente, Linda Maggiori è di Faenza (Ravenna). Si occupa di traffici di > armi, militarizzazione dei territori e inquinamento ambientale. È autrice di > vari libri e collabora, oltre che con Altreconomia, con Terranuova, il > Manifesto, Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo e altre testate. > > Leggere questo documentato lavoro di inchiesta mette i brividi … È una sorta > di racconto breve del plateale tradimento della legge 185/1990 a tema export e > transito bellico e dell’aggiramento della minima trasparenza … I porti > italiani sono ancora oggi drammaticamente coinvolti nel transito di materiale > d’armamento verso Israele, sia per le rotte adriatiche e sia per quelle > tirreniche, e persino nell’export diretto … dove sono la UAMA / Autorità > nazionale per le autorizzazioni dei materiali di armamento), l’Agenzia delle > dogane e dei monopoli, le prefetture interessate, il Parlamento,… il governo, > lo stesso che prometteva all’opinione pubblica distratta la favola delle > “vendite sospese” a Tel Aviv dopo il 7 ottobre 2023? Non stiamo assistendo > “solo” allo smantellamento  del diritto internazionale, come va di moda > osservare oggi da parte di chi ha dormito sonni tranquilli negli ultimi 80 > anni. Stiamo assistendo allo smantellamento dei più basilari principi di > umanità e giustizia tra i popoli. Chi fa spallucce dinanzi alla “flotta del > genocidio” batte la stessa bandiera. Quella della vergogna. – La Flotta del > Genocidio.Sulle rotte delle armi dai porti italiani 6 FEBBRAIO 2026 – SCIOPERO INTERNAZIONONALE DEI LAVORATORI DEI PORTI La mobilitazione è indetta da: USB Porti – Italia, Enedep – Grecia, ODT / Organization Democratique du Travail – Marocco, Liman-Is – Turchia e LAB – Paesi Baschi. A Ravenna partecipano numerose associazioni e aggregazioni riunite nel Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna > Saremo in concentramento davanti l’autorità portuale (lato Darsena) in via > Antico Squero per partire in corteo. > > Contestiamo la Flotta del genocidio che costantemente fa scalo a Ravenna, a > partire dalla ZIM, compagnia israeliana accusata dalla campagna No Harbour for > Genocide. > > Sono noti infatti vari carichi di armi e munizioni diretti a Israele tramite > le navi ZIM e MSC. Tra il 2024 e il 2025 sono passate 659 tonnellate di > munizioni nel porto di Ravenna, e 48 Mila tonnellate di precursori di > esplosivi: un problema anche per la sicurezza della città. Senza parlare di > merci dual use e civili verso le colonie illegali in Cisgiordania. > > Protestiamo e chiediamo a soggetti pubblici e privati (autorità portuale, > comune, regione, dogane, spedizionieri) la necessaria trasparenza e l’impegno > a bloccare il transito di armi. > > Dopo le imponenti manifestazioni di settembre e ottobre, sul porto di Ravenna > sembra calata una cortina di nebbia e indifferenza. SAPIR non ha ancora > cambiato il suo codice etico. > > Continua in silenzio anche il progetto Undersec, che vede l’Autorità portuale > collaborare strettamente con funzionari del Ministero della difesa di Israele, > per la cyber security portuale. > > Il sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni e il presidente della Regione > Michele De Pascale hanno i loro rappresentanti nel comitato di gestione del > porto e potrebbero chiedere il ritiro dal progetto. Perché non lo fanno? > > Undersec è un progetto che si inserisce nella militarizzazione del porto di > Ravenna, delle infrastrutture strategiche ed energetiche del nostro paese. > > Come Coordinamento popolare, formato da cittadini e portuali, stiamo lavorando > per creare un Osservatorio sui transiti di armi. > > Aderiamo quindi alle richieste dei portuali del Mediterraneo e invitiamo tutti > i lavoratori del porto di Ravenna a scioperare e partecipare alla > manifestazione per: > > * garantire che i porti europei e mediterranei siano luoghi di pace e liberi > da qualsiasi coinvolgimento nella guerra; > * bloccare tutte le spedizioni di armi dai nostri porti verso il genocidio in > Palestina e verso qualsiasi altra zona di guerra, e per chiedere un embargo > commerciale su Israele da parte dei governi e delle istituzioni locali; > * opporsi al piano di riarmo dell’UE e per fermare l’imminente piano dell’UE > e dei governi europei di militarizzare i porti e le infrastrutture > strategiche; > * respingere i piani di riarmo come porta d’accesso a un’ulteriore > privatizzazione e automazione dei porti e per opporsi agli effetti > dell’economia di guerra sui nostri salari, diritti e condizioni di salute e > sicurezza. > > Scendiamo inoltre in piazza contro la repressione che il Governo Meloni sta > portando avanti nei confronti del movimento in solidarietà alla Palestina e, > quindi, in solidarietà ai 32 denunciati per il presidio del 28 novembre al > Porto di Ravenna e a tutti gli/le altri/e attivisti/e che in queste settimane > stanno subendo provvedimenti repressivi. Criminale è il genocidio ancora in > corso in Palestina, criminali sono i guerrafondai. Anche per questo chiamiamo > le decine di realtà che hanno sottoscritto l’appello in solidarietà ai 32 > denunciati di Ravenna a scendere in piazza con noi il 6 febbraio. > > Esprimiamo infine la nostra più totale solidarietà a chi oggi subisce la > repressione dello Stato per aver scelto di protestare contro il genocidio e di > resistere: come Tarek, Ahmad Salem, Anan – condannato a 5 anni di carcere per > aver legittimamente resistito contro il colonialismo sionista in Palestina, in > Italia da un processo sionista e di parte. > > La repressione oggi è più forte che mai, e bisogna restare unite e lottare > collettivamente contro chi cerca di silenziare tutte le voci dissidenti > tramite reclusioni, misure cautelari ed intimidazioni. > > Chiediamo inoltre a tutti gli spedizionieri, a tutti i lavoratori e > lavoratrici dell’area portuale o a chiunque abbia informazioni riguardo al > traffico di armi nel nostro territorio di mettersi in contatto con il nascente > Osservatorio. > > Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna / +39 > 333 352 0627 Attuali adesioni: * BDS di Faenza e di Ravenna * Forlì città aperta * Faenza per la Palestina * Pondus libra * USB Emilia-Romagna * Partito Comunista di Unità Popolare (PCUP) * SGB / Sindacato Generale di Base – Ravenna * Ravenna in comune * Partito dei CARC – Emilia Romagna * Consulta Provinciale Antifascista di Ravenna * Rimini4Gaza * OSA – Emilia Romagna * Cambiare rotta – Emilia Romagna * Mercoledì per la Palestina * Potere al Popolo – Ravenna * Giovani palestinesi d’Italia * Sanitari per Gaza – Ravenna * MERA25 * DiEM25 – Italia Redazione Italia
January 27, 2026
Pressenza
Volantinaggio a scuola: le caserme non sono compatibili con la Pace e la Formazione
Mercoledì 21 gennaio alle 7:30, ben prima dell’inizio delle lezioni e sotto una incessante pioggia, sei insegnanti dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e del sindacato USB, hanno distribuito volantini ai genitori dell’IC “Biagio Siciliano” di Capaci, alle porte di Palermo_ Il volantinaggio segue un lungo braccio di ferro iniziato già lo scorso mese di dicembre tra la Dirigente scolastica, i sindacati e il Sindaco della cittadina principalmente per l’organizzazione di un Open Day militare in caserma, che il Sindaco e parte della cittadinanza hanno ritenuto inappropriato; un’iniziativa autonoma della dirigente, osteggiata dai docenti e pare priva delle dovute delibere degli organi collegiali. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università abbiamo voluto esprimere la nostra preoccupazione per attività di orientamento proposte a ragazzini e ragazzine delle classi terze della scuola secondaria di primo grado che ci sembrano del tutto inopportune, vista anche la grave situazione geopolitica internazionale che stiamo vivendo con le guerre in atto. > PENSIAMO CHE EDUCARE ALLA PACE SIA OGGI UNA PRIORITÀ PER LA SCUOLA > > E SOPRATTUTTO CHE LA PACE NON SI IMPARA DENTRO UNA CASERMA, > > CONOSCENDO IL FUNZIONAMENTO DI STRUMENTAZIONI SOFISTICATE O IMBRACCIANDO ARMI Riteniamo che la “Cultura della Difesa“, fortemente sostenuta dal Governo italiano e dall’Europa, che presuppone ci sia sempre un nemico da combattere, basata su valori quali ordine, obbedienza e subordinazione, sia in totale contrasto con le finalità educative della Scuola, che, invece, promuove l’accoglienza, l’ascolto, il rispetto delle opinioni altrui, la convivenza tra i popoli. Il percorso di orientamento che i/le docenti costruiscono nel tempo, per aiutare le ragazze e i ragazzi a riconoscere le proprie attitudini e capacità, ha ricadute pedagogiche ben diverse e più efficaci di quelle svolte dentro una caserma, dove si vuole rendere “accattivante” e “ludica” la prospettiva di reclutamento nelle FF.AA. che purtroppo, in un contesto deprivato quale quello del nostro territorio, diventa quasi uno sbocco lavorativo obbligato. Inoltre il percorso di orientamento proposto dentro e fuori le caserme prevede attività che possono essere svolte dalle/dai docenti e da enti e associazioni che hanno competenze ed esperienze più specifiche quali: > PER L’INTERVENTO IN CASO DI PUBBLICHE CALAMITÀ LA PROTEZIONE CIVILE E I VIGILI > DEL FUOCO > PER IL CYBERBULLISMO PSICOLOGHE E PSICOLOGI > PER LA CYBERSECURITY GLI INGEGNERI INFORMATICI > PER LE SCIENZE MOTORIE I/LE DOCENTI Auspichiamo che la comunità educante e la cittadinanza di Capaci possano incontrarsi al più presto per un momento di approfondimento e di sereno confronto su questi delicati temi. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
January 23, 2026
Pressenza
PALESTINA: “RITIRARE L’ITALIA DA EUROVISION CONTRO LA PRESENZA DI ISRAELE”. APPELLO E RACCOLTA FIRME DI USB – RAI
“Ritirare l’Italia da Eurovision Song Contest 2026”, la kermesse canora internazionale che dal 12 al 16 maggio 2026 vedrà Vienna come sede della 70esima edizione.  L’appuntamento, nato come confronto canoro tra Paesi europei, è da tempo diventato – sulla scorta di altri “grandi eventi” mediatici – un carrozzone allargato, su invito, a Paesi di altri continenti, nel tentativo di aumentarne l’audience e – quindi – gli introiti pubblicitari. Tra i Paesi ospiti fissi c’è Israele, sempre molto attivo quando si tratta di attuare politiche di sportwashing e culturewashing. Contro la partecipazione di Tel Aviv, dopo oltre due anni di genocidio e quasi 80 anni di occupazione coloniale della Palestina, diversi Paesi si sono tirati fuori. Spagna, Irlanda, Slovenia e Paesi Bassi non parteciperanno alla 70esima edizione di Eurovision, non trasmettendo nemmeno la finale sui loro canali televisivi nazionali: una decisione formalizzata dopo la  conferma della partecipazione di Israele da parte dell’Ebu, network che controlla – tra le altre cose – anche Eurovision. Per unire l’Italia all’elenco dei Paesi contrari alla presenza di Israele, il Coordinamento USB in Rai (ramo del sindacato di base interno al conglomerato mediatico di proprietà pubblica in Italia) ha diffuso un appello, sotto forma di raccolta firme online (clicca qui) che in pochi giorni ha superato le 5.000 firme. “È giunto il momento – si legge nell’appello – che anche l’Italia prenda una posizione forte e simbolica contro il genocidio ancora in corso in Palestina attraverso la RAI. Come USB – Coordinamento RAI riteniamo che ritirare l’Italia da Eurovision 2026 manderebbe un chiaro segnale di dissenso, unendo la nostra nazione al gruppo crescente di paesi che scelgono di dissociarsi pubblicamente dalle azioni del governo israeliano… chiediamo pertanto alla RAI di ritirare l’Italia dal Eurovision Song Contest 2026 e di unirsi agli altri paesi che si sono già dissociati. Firma questa petizione e facciamo sentire la nostra voce per un cambiamento significativo ed etico” Su Radio Onda d’Urto l’intervista a Claudio, lavoratore della Rai e del Coordinamento Usb – Unione Sindacale di Base, dentro l’emittente radiotelevisiva pubblica italiana. Ascolta o scarica
December 22, 2025
Radio Onda d`Urto