Rifondazione Comunista, depositate firme per consultazione interna su “campo largo”. Locatelli: “Serve unione delle forze contro la guerra”Rifondazione Comunista – con la segreteria di Maurizio Acerbo – ha proposto, a
maggioranza risicata del Comitato Politico Nazionale (Cpn), di entrare nel
“campo largo” col centrosinistra e quindi col PD, con l’intenzione di costituire
un “Fronte Costituzionale e Antifascista per cacciare il governo Meloni”.
Una decisione che è stata percepita, da gran parte degli iscritti, come una
posizione arbitraria e calata dall’alto e che smentisce clamorosamente quanto
affermato nel documento approvato dall’ultimo Congresso:
“…Non si pone quindi il tema di un nostro ingresso nel centrosinistra o nel
cosiddetto campo largo sia perché esso così com’è non è in grado di
rappresentare un argine alla destra, sia perché stante la nostra debolezza
saremmo sostanzialmente ininfluenti.”
Il PD, come forza politica di centro, si è contraddistinto nei suoi governi per
aver inseguito il neoliberismo e per aver approvato l’aumento delle spese
militari, oltre ai tagli al welfare state esattamente come hanno fatto le destre
negli ultimi anni.
Per queste ragioni, questa mattina, 14 maggio 2026, sono state consegnate nelle
mani della Segreteria Nazionale di Rifondazione Comunista 2.202 firme di
iscritte e iscritti al Partito, sulle oltre 2.500 finora raccolte, in parte
ancora in corso di spedizione, relative alla richiesta di consultazione interna
sulle scelte da intraprendere alle prossime elezioni politiche e su un’eventuale
adesione al “campo largo” con il centro-sinistra. Si tratta di un numero di gran
lunga superiore alle firme prescritte dall’art.15 dello Statuto del Partito per
l’indizione di una consultazione interna.
Il comunicato stampa di stamattina redatto dai proponenti – Daniela Alessandri,
Fabrizio Baggi, Eliana Ferrari, Paolo Ferrero, Loredana Fraleone, Tonia Guerra,
Ezio Locatelli, Vito Meloni, Antonello Patta, Matteo Tarenghi, Sandro Targetti,
Roberto Villani – afferma:
“La richiesta di consultazione si è resa necessaria per superare lo stallo
dovuto all’assenza di una chiara indicazione sulla collocazione di Rifondazione
alle prossime elezioni politiche. (…) Da qui la richiesta della consultazione
della base del Partito. Una consultazione da svolgere al più presto in modo che
si possa decidere con chiarezza la strada da intraprendere. Preso atto che a
livello di gruppi dirigenti si è in presenza di una spaccatura politica e di
orientamenti contraddittori, la richiesta è di dare la parola alle iscritte e
agli iscritti. Questa è la maniera migliore per superare le attuali divisioni
del gruppo dirigente. Da qui l’importanza che si arrivi a una consultazione
della base del Partito, da tenersi entro la fine di giugno, nel rispetto delle
procedure democratiche previste dallo Statuto. Una consultazione fatta
all’ultimo momento, in autunno o a ridosso delle elezioni, quando oramai le
scelte sono state compiute, sarebbe soltanto una presa in giro.”
A rilasciare dichiarazioni in merito, a Pressenza Italia, è stato Ezio
Locatelli, già segretario provinciale di Rifondazione Comunista di Torino dal
2012 e deputato di PRC nel 2006.
“La richiesta di consultazione è resa necessaria dal cambio di linea politica
intervenuto a seguito della decisione, assunta dal Cpn su proposta del
segretario nazionale, di lavorare per un’alleanza con il Pd e il campo largo.
Esattamente il contrario di quanto era stato deciso in sede congressuale. Dopo
tutto quello che è successo in questi mesi mi sembra che quel giudizio non possa
venire meno. Anzi. Per questo la nostra proposta è di lavorare alla costruzione
di una colazione alternativa sia al centrodestra e al centrosinistra, in
contrapposizione col sistema di guerra, riarmo, autoritarismo e liberismo. Preso
atto che su questo punto si è in presenza di una spaccatura a livello di
organismi dirigenti la cosa più appropriata è di dare la parola direttamente
alle iscritte e agli iscritti. Un punto deve essere chiaro. la consultazione
deve tenersi entro l’estate, non all’ultimo momento, a ridosso delle elezioni
quando le scelte sono state compiute. In questo caso non sarebbe più una
consultazione ma una presa in giro, la presa d’atto di un fatto compiuto.” – ha
dichiarato Locatelli.
La richiesta di consultazione interna è legittimata anche dal fatto che sin
dall’inizio, nel Comitato Politico Nazionale, i numeri sui vari documenti sono
stati risicati e la stessa rielezione del segretario è avvenuta con un solo voto
di scarto. Come ha dichiarato Locatelli, “la nostra proposta sin dall’inizio
come “documento 2” è stata quella di una gestione unitaria del partito, di pieno
riconoscimento del pluralismo interno”. Purtroppo questa gestione è stata
rifiutata fin da subito: “Ero e rimango convinto che la cosa più sbagliata, da
evitare assolutamente, è di trasformare una diversità in divisione stando sul
piano di una gestione monocratica del partito. Ancor oggi, più che mai, rimango
convinto di questo” – ha sottolineato l’ex-deputato.
Il momento critico interno a Rifondazione, secondo Locatelli, “è dovuto, tra le
altre cose, alla divaricazione di linea politica che si è prodotta all’interno
del gruppo dirigente tra chi pensa che bisogna andare col campo largo e chi
invece pensa, io tra questi, che occorra costruire una coalizione contro la
destra e alternativa al Pd e al centrosinistra, una coalizione contro la guerra,
il riarmo, il liberismo. Con questo non voglio disconoscere che ci sia una
competizione tra progressisti e reazionari ma questa competizione è largamente
sovradeterminata dalla condivisione delle stesse politiche di fondo in tema di
riarmo, di guerra, di austerità, di politiche che hanno attribuito un potere
smisurato alla finanza, alle imprese. Queste politiche hanno distrutto
l’esistenza di una immensa quantità di persone, sono quelle che in tutta Europa
hanno spianato e continuano a spianare la strada alla destra come tendenza
generale. Lo spazio del cambiamento non può stare dentro questo quadro
caratterizzato da una commistione d’intenti e di interessi deleteria.
Occorrerebbe investire sullo sviluppo e la convergenza dei movimenti e delle
forze contro la guerra, fuori dal bipolarismo politico militare che connota
l’attuale quadro politico.”
Nonostante ciò, lo storico dirigente del PRC si è detto ottimista sulla raccolta
firme per una consultazione interna, che è inevitabilmente un segnale forte da
parte della base del partito per impedire che Rifondazione diventi una
“stampella-complice” di politiche neoliberiste di un eventuale
“centro-sinistra”.
“Fatte le debite proporzioni è come se 15 milioni di elettori e elettrici
italiani avessero sottoscritto una richiesta di referendum.” – ha dichiarato
Locatelli. “Un segnale che non può essere negato o ignorato.” – rimarca
Locatelli – “Il nostro progetto è sempre stato quello di costruire un movimento
e una sinistra antiliberista, anticapitalista, contro la guerra, una sinistra
autonoma sul piano politico e progettuale dai poli esistenti. Guai a non
avvedersi che il bipolarismo cancella questo spazio mirando a distruggere la
sinistra di alternativa. Peraltro parliamo di un sistema bipolare in crisi
drammatica, di credibilità come dimostrano tutte le indagini e le elezioni degli
ultimi tempi. E’ del tutto illusorio pensare di ricondurre i giovani che sono
scesi in piazza contro il genocidio a Gaza o che hanno dato la vittoria
all’ultimo referendum o pensare di ricondurre il malcontento sociale che c’è in
questo momento nell’alveo del bipolarismo politico. Occorrerebbe trarne le
conseguenze ponendosi in alternativa a questo sistema, costruendo in maniera
molto aperta, senza settarismo alcuno, una soggettività che dia centralità al
tema della lotta alla guerra e alle diseguaglianze come unica possibilità di
invertire la tendenza ad una continua regressione sociale e democratica.”
Come la storia politica recente ha insegnato più volte, le logiche del frontismo
con il fine unico di abbattere la destra hanno prodotto l’esatto opposto: svolte
a destra dei centro-sinistra, consolidando negli anni l’unità della destra. Le
recenti elezioni amministrative a Londra ne sono una dimostrazione: il Labour
Party è crollato e l’estrema destra del Reform UK di Nigel Farage è primo
partito.
L’attuale premier labourista inglese Keir Starmer ha avviato una palese svolta a
destra (con tanto di sostegno esplicito ad Israele e al sionismo) che nulla
dovrebbe c’entrare – oltre la parentesi di Tony Blair – con il Labour Party. Il
Labour Party ha cacciato dal partito Jeremy Corbyn, il regista Ken Loach e tutta
l’ala sinistra per fare una politica alla Tony Blair guerrafondaia e
neoliberista. La recente sconfitta del Labour Party di Starmer conferma che i
centristi neoliberisti aprono la strada all’estrema destra sostenuta da Trump e
Musk.
Come è stato in Italia con il passaggio da Renzi-Gentiloni a Salvini-Meloni, ciò
dimostra che chi vuole fare la destra per impedire alla destra di salire al
potere, si ritrova la destra al potere. È normale che la gente, alla copia,
preferisca l’originale.
“La nostra proposta non è assemblaggio solo di forze politiche minoritarie, ma
riguarda l’unione di forze politiche, sociali e di movimento che vogliono
costruire un’alternativa radicale al bipolarismo centrodestra e centrosinistra”
– rimarca Locatelli.
Il frontismo ha ragione d’esistere laddove ha come obiettivo temi e programmi
radicali che più forze condividono per un’alternativa alle politiche vigenti.
Laddove il frontismo è una coalizione (come quelle del centro-sinistra) di forze
diverse unite dal fine esclusivo di impedire alla destra di vincere, significa
creare una chimera.
Per ulteriori informazioni sul dibattito interno:
> Rifondazione Comunista, Ezio Locatelli: “Campo largo? Ci sono responsabilità
> di un’intera classe politica su riarmo, guerra, alleanze militari e coperture
> politiche”
> Rifondazione Comunista: un fronte costituzionale e antifascista per cacciare
> il governo Meloni
Lorenzo Poli