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Sea Watch 5 approda a Trapani per emergenza sanitaria con a bordo 57 persone
È attraccata il pomeriggio di mercoledì 18 marzo al porto di Trapani la nave Sea Watch 5 con a bordo 57 persone migranti soccorse nei giorni scorsi nel Mediterraneo centrale. All’imbarcazione era stato inizialmente assegnato dalle autorità il porto di Marina di Carrara, a oltre mille chilometri di distanza, ma le condizioni di salute delle persone a bordo hanno reso quella destinazione incompatibile con la loro sicurezza. I 57 naufraghi a bordo erano il risultato di due operazioni di soccorso condotte nei giorni precedenti in condizioni meteo estreme. Il 16 marzo l’equipaggio aveva prima recuperato 54 persone, poi un secondo gommone in difficoltà con altre 40 circa. Una notte drammatica: tra i casi medici più gravi quello di una bambina di due anni in severa ipotermia, le cui condizioni avevano fatto temere per la vita. La stessa notte, 9 persone – tra cui la bambina- erano state evacuate dalla Guardia Costiera e trasferite a Lampedusa. Nei giorni precedenti il quadro nel Mediterraneo centrale era già tragico: un bambino risultava disperso, un ragazzo di 21 anni era arrivato morto a Lampedusa. > Nel Mediterraneo la tempesta è già iniziata, ma sappiamo di oltre 225 persone > in mare aperto, che non sono ancora state soccorse [Thread 1/3 🧵] > pic.twitter.com/LK0OAmWvta > > — Sea-Watch Italy (@SeaWatchItaly) March 16, 2026 È in questo contesto che le autorità italiane hanno assegnato alla nave il porto di Marina di Carrara: quattro giorni di navigazione supplementare per persone stremate, con mare mosso e bisogno urgente di assistenza medica a terra. A comunicare passo dopo passo la scelta di non rispettare l’assegnazione di un porto così lontano è stata la stessa organizzazione tedesca. Tra le persone soccorse erano presenti persone esauste, colpite dal mal di mare e con ustioni da carburante, oltre a una donna incinta e diversi casi bisognosi di cure mediche urgenti, per scongiurare il rischio di infezioni e possibili sepsi. Di fronte ad una situazione sempre più difficile, Sea Watch già da ieri aveva dichiarato lo stato di necessità. «La nave Sea Watch 5 dichiara lo stato di necessità: l’irresponsabile blocco imposto dall’Italia mette in pericolo i 57 sopravvissuti, che sono esausti, soffrono di mal di mare e hanno ustioni da carburante. Hanno bisogno di cure mediche immediate per prevenire infezioni e possibili casi di sepsi. A bordo c’è una donna incinta. La sordità delle autorità italiane ai loro bisogni è un’offesa ai diritti umani». La nave si trovava già nel Canale di Sicilia, davanti alla costa trapanese, quando l’equipaggio ha scelto di deviare la rotta assegnata e puntare su Trapani. Una decisione presentata dall’Ong non come una scelta, ma come l’unica strada percorribile. «Non sottoporremo le 57 persone a bordo di Sea Watch 5 a un viaggio di altri 1.100 km per raggiungere Marina di Carrara. È tortura di Stato. Disobbediamo a questo ordine assurdo e facciamo rotta verso Trapani». Anche dopo aver comunicato questa decisione e con persone a bordo sempre più stremate, però, la nave ha dovuto attendere ore prima di ricevere l’autorizzazione ad entrare in porto. Un’attesa che Sea Watch ha definito intollerabile. «Avrebbero potuto risparmiare un altro giorno di sofferenza alle 57 persone a bordo di SeaWatch 5. Invece, da ieri notte, siamo al largo di Trapani in una situazione di stallo. Chiediamo di poter entrare in porto adesso. Basta con questo muro politico sulla pelle dei più deboli». Solo dopo questo ulteriore stallo è arrivato il via libera all’attracco. «La SeaWatch5 sta entrando in porto a Trapani, nel rispetto dei diritti delle persone a bordo – ha scritto al momento dell’ingresso in porto – . Non abbiamo permesso che le 57 persone a bordo pagassero il prezzo delle manovre strumentali del Governo italiano sulla loro pelle. Ogni ulteriore ritardo sarebbe irresponsabile». Ora c’è da aspettarsi l’ennesimo provvedimento repressivo da parte del Viminale. Il caso della Sea Watch 5 riporta tuttavia al centro del dibattito una pratica consolidata delle autorità italiane e prevista dal decreto Piantedosi: l’assegnazione sistematica di porti lontani, che allunga i tempi di permanenza in mare per persone già provate da traversate spesso drammatiche. Una scelta che le organizzazioni della flotta civile – insieme a diversi giuristi e alle sentenze di numerosi tribunali – considerano in contrasto con i principi fondamentali del diritto del mare e con la tutela della vita umana. Nelle stesse ore in cui andava in scena l’ennesimo braccio di ferro tra le autorità italiane e una Ong del soccorso, Alarm Phone segnalava un nuovo episodio di cattura e respingimento da parte della cosiddetta Guardia costiera libica. Secondo quanto denunciato, il naufragio sarebbe avvenuto proprio nel momento in cui i libici tentavano di salire a bordo dell’imbarcazione. Diciassette persone hanno perso la vita. I loro corpi, secondo le testimonianze raccolte, sarebbero stati abbandonati in mare invece di essere portati a terra per essere identificati e sepolti. > 🆘 ~62 people in distress at sea in the central Mediterranean! > > The people on board, who are trying to escape from #Libya, report of high > waves and we fear for their lives. Relevant authorities are informed: Rescue > these people to safety before it is too late! pic.twitter.com/COATUu0Euz > > — @alarmphone (@alarm_phone) March 15, 2026 Nel Mediterraneo centrale, la guerra per procura degli Stati europei, e dell’Italia in prima fila, contro le persone migranti non si ferma mai.
Il Referendum sulla giustizia
> Votiamo NO per difendere la Democrazia! Di fronte a una riforma che promette equità ma consegna le chiavi della giustizia al potere politico, la risposta non può che essere una sola. Ecco perché la separazione delle carriere e il sorteggio del CSM sono trappole per i cittadini. Siamo chiamati alle urne per esprimerci su una riforma costituzionale che, dietro slogan accattivanti come giustizia giusta e parità delle armi, nasconde un attacco frontale all’autonomia della magistratura. Non è una questione tecnica per addetti ai lavori: è una scelta che tocca la libertà di ogni cittadino. L’inganno della separazione delle carriere Il cuore della riforma è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Oggi, il PM è un organo di giustizia: ha l’obbligo di cercare anche le prove a favore dell’indagato e risponde alla stessa cultura della legalità del giudice. Se la riforma passasse, il PM diventerebbe un “avvocato dell’accusa”, spinto da una logica di agonismo e di “vittoria” processuale. Come ricorda Nicola Gratteri, l’interscambio tra le funzioni è un arricchimento: un PM che ha fatto il giudice sa cos’è una prova e non insegue teoremi. Separarli significa creare una “corporazione di accusatori” che, fatalmente, finirà sotto il controllo del governo. Il sorteggio: la resa della ragione La riforma introduce il sorteggio per i membri del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM). Si dice serva a sconfiggere le “correnti”, ma l’effetto sarà la delegittimazione dell’organo. Come sottolinea Gustavo Zagrebelsky, l’estrazione a sorte è una “triste rinuncia alla ragione“: si affida al caso la scelta di chi deve governare un ordine delicatissimo, trattando magistrati esperti come pedine fungibili. Un CSM estratto a sorte sarà un organo debole, incapace di fare da argine contro le invasioni di campo della politica. Gli argini del potere La magistratura non è un contropotere, ma un argine. In un Paese con alti tassi di corruzione, la politica tende per natura a tracimare. Indebolire l’indipendenza dei magistrati significa abbassare quegli argini, garantendo impunità ai potenti e lasciando i cittadini comuni senza protezione. La riforma non tocca i veri mali della giustizia — i tempi infiniti, la carenza di organico, la complessità delle leggi — ma si concentra solo su come limitare i controlli sui “piani alti”. Una giustizia per i forti? Se la legge deve essere uguale per tutti, non possiamo accettare una riforma che punta a una “giustizia diversa per chi può permettersela”. Il rischio, è di perdere i migliori giovani che sognano la magistratura come vocazione di giustizia, scoraggiati da un sistema che vuole trasformare i magistrati in funzionari ossequenti al potere. Votare NO non significa difendere una casta, ma difendere la Costituzione e l’equilibrio tra i poteri. Significa pretendere che il “fiume” della politica continui a scorrere entro i limiti della legalità, senza travolgere i diritti di tutti. La redazione di Ancora In Marcia -------------------------------------------------------------------------------- Per sostenere e ricevere In Marcia! L'articolo Il Referendum sulla giustizia proviene da Ancora in Marcia!.
March 9, 2026
Ancora in Marcia!
Primo soccorso in linea
> Ferrovieri presentano ricorso e impugnano davanti al TAR il decreto > peggiorativo. In attesa dell’esito la partita sul primo soccorso è ancora > aperta Un gruppo di lavoratori e RLS, assieme ad alcune Organizzazioni sindacali (USB- CAT- CUB-Trasporti), con il contributo della Cassa di Solidarietà tra ferrovieri, interpretando il sentimento di moltissimi lavoratori, hanno presentato ricorso al TAR contro il Decreto Ministeriale n. 152/25, riguardante le modalità di applicazione del primo soccorso in ambito ferroviario. La richiesta di annullamento è motivata dalla riduzione delle tutele per il personale che opera sulle linee, macchinisti, capitreno e manutentori, poiché il provvedimento del governo ha cancellato l’obbligo per le imprese ferroviarie, previsto dalla normativa precedente, di prestare ai lavoratori interessati il primo soccorso in linea “nei tempi più rapidi possibili e in ciascun punto della linea”. Con l’impugnativa, depositata il 9 dicembre scorso, i ricorrenti hanno contestato davanti al TAR, anche la ‘Decisione di esecuzione C (2024) 4976 della Commissione Europea‘ posta a fondamento del decreto, atto di livello comunitario ritenuto anch’esso illegittimo poiché interferisce sui temi della salute e sicurezza del lavoro esclusivamente sulla base delle Direttive su concorrenza e interoperabilità. Infatti, la Decisione 4976 è un documento fondato sulle ‘lamentele’ delle imprese ferroviarie del settore merci riguardo l’applicazione in Italia delle regole sul primo soccorso in linea, ritenute incredibilmente ‘troppo vantaggiose’ per i macchinisti. Tali richieste imprenditoriali sono state fatte proprie dall’Agenzia per le ferrovie europee (ERA), forzando il significato della ‘sicurezza ferroviaria’ tentando di estenderla sino ad includere la salute e la sicurezza dei lavoratori, sebbene la stessa ERA sia del tutto incompetente sulla materia. Una invasione di campo che appare un vero vero e proprio “inchino” da parte di un Organismo comunitario alle sole esigenze delle imprese. “Questa ingerenza – sottolineano i ricorrenti – è stata acriticamente avallata dai funzionari del settore trasporti delegati dalla Commissione europea, per il semplice fatto oggettivo che tutte le norme richiamate attengono esclusivamente al funzionamento sicuro del sistema ferroviario dell’Unione e al controllo dei rischi della circolazione ferroviaria nell’ambito dell’interoperabilità e non alla materia della salute e sicurezza del lavoro”. Le norme comunitarie in tema di concorrenza e interoperabilità sono certamente legittime, tuttavia non possono essere applicate ignorando o, peggio, violando le altre norme, con particolare riguardo alla Direttiva 391/89 su sicurezza e salute durante il lavoro e qualsiasi intervento in materia, seppur legittimo deve avvenire nel rispetto dell’intero quadro normativo comunitario e nazionale. “Nell’informare del ricorso tutti i ferrovieri interessati e nell’attesa del suo esito – concludono i ricorrenti – esprimiamo tutte le nostre perplessità verso la sostanziale indifferenza con cui la modifica normativa, apportata col Decreto 152/25, è stata accolta dai sindacati firmatari del CCNL, i quali hanno già firmato accordi applicativi, senza opporre alcuna obiezione poiché riteniamo che, su alcuni particolari aspetti, la vertenza sul primo soccorso si da considerare ancora aperta e suscettibile di nuovi sviluppi”. Il nostro ruolo – Come rivista di cultura, tecnica e informazione politico sindacale abbiamo il dovere di denuciare quanto sta accadendo per contrastare la deriva in atto. Anche per questo crediamo sia indispensabile da parte di tutti i lavoratori interessati, in primo luogo capitreno, macchinisti, manutentori ecc. e di chi ha a cuore la sicurezza ferroviaria conoscere e approfondire nel dettaglio le nuove disposizioni dell’Ansifsa: il Decreto n. 73 del 1 aprile 2025 sulle attribuzioni e le qualificazioni di sicurezza al personale e il Decreto n. 200 del 9 settembre 2025 sul riordino di tali qualificazioni, provvedimenti che hanno di fatto azzerato i contenuti del Decreto Ansf n. 4 del 28 marzo 2011 (Qualificazione responabile del SGS). Nel prossimo numero della rivista pubblicheremo un approfondimento, in cui sottolineiamo tra l’altro che i due decreti Ansfisa sono provvedimenti che hanno cancellato la gran parte delle regole a tutele della sicurezza ferroviaria esistenti fino ad oggi ed hanno un impatto diretto, oltre che sulle tutele e la nostra sicurezza come sta già avvenendo con il primo soccorso in linea, anche sul piano professioniale, occupazionale e contrattuale. Per capirne di più e comprendere il contesto istituzionale in cui si svolgono questi significativi peggioramenti del quadro istituzionale occorre analizzare la citata ‘Decisione di esecuzione C(2024)4976 della Commissione Europea‘, sia nel capitolo riguardante il soccorso in linea che sul riordino normativo. La norme di sicurezza d’ora in avanti non saranno più stabilite dalla istituzioni pubbliche con regole e riferimenti normativi obbligatori da rispettare, ma sono già da oggi affidate agli stessi operatori ferroviari, “nell’ambito dei propri Sistema di Gestione della Sicurezza (SGS)“. Un cambiamento epocale, basato sulla supremazia della libera concorrenza e la priorità del profitto, anche in questo servizio essenziale strategico per lo sviluppo e il benessere sociale, che farà arretrare la sicurezza del nostro sistema ferroviario, lasciata alle decisioni autonome di ciascun imprenditore ed alle sue convenienze economiche. L'articolo Primo soccorso in linea proviene da Ancora in Marcia!.
February 2, 2026
Ancora in Marcia!
Sul disastro ferroviario a Cordoba
Nella serata di ieri due treni si sono scontrati nei pressi della stazione di Adamuz, vicino Cordoba, provocando 39 vittime (accertate fino ad ora) e oltre 150 feriti. Secondo la ricostruzione fornita da Adif, gestore infrastruttura spagnolo, l’incidente si è verificato attorno alle 19:39, quando un treno della compagnia Iryo in servizio tra Malaga e Madrid Puerta de Atocha, con 317 persone a bordo, è deragliato nei deviatoi di ingresso del binario 1 della stazione di Adamuz (tra le prime ipotesi si parla di un giunto saltato), invadendo la linea adiacente, dove alcuni secondi dopo transitava in senso contrario un altro treno alta velocità dell’impresa statale Alvia (Renfe), proveniente da Madrid e diretto a Huelva. Ricordiamo che Iryo è una impresa ferroviaria spagnola all’interno della quale il Gruppo FS detiene la quota di maggioranza. Esprimiamo la nostra vicinanza ai colleghi, ai feriti e alle famiglie delle vittime, e ribadiamo con fermezza che tragedie di questo tipo non sono incidenti isolati ma si ripetono, purtroppo, in molti paesi dell’Unione europea. In riferimento a questo disastro, i media riportano che il sindacato dei macchinisti aveva già lanciato l’allarme: in una lettera dell’8 agosto scorso Adif veniva informata della grave usura dei binari, incluso quello teatro dello scontro. I lavoratori denunciavano buche, dossi e squilibri nelle linee aeree che provocavano guasti ricorrenti e danneggiamenti ai convogli. Sarà compito delle indagini accertare le responsabilità tecniche e operative, ma non possiamo chiudere gli occhi davanti a una verità tragica: le scelte di liberalizzazione e privatizzazione delle ferrovie portate avanti dall’Unione Europea e dai governi, che subordinano la sicurezza alla logica del profitto, hanno un peso enorme. Chiediamo risposte chiare, investimenti pubblici per la manutenzione e un cambio di rotta che ponga la vita delle persone al di sopra degli interessi economici. La Redazione di Ancora In Marcia L'articolo Sul disastro ferroviario a Cordoba proviene da Ancora in Marcia!.
January 19, 2026
Ancora in Marcia!
Omicidio del collega Alessandro
> Comunicato stampa: l’omicidio del collega Alessandro Ambrosio a Bologna > Centrale BOLOGNA – Siamo profondamente scossi dalla tragica notizia dell’assassinio del nostro collega Alessandro Ambrosio, capotreno di Trenitalia, avvenuto ieri sera nel parcheggio della stazione di Bologna Centrale. Alessandro si trovava in un’area riservata al personale quando è stato brutalmente aggredito e ucciso a coltellate. Mentre auspichiamo che l’autore del reato, pare già individuato dalle telecamere, venga assicurato alla giustizia al più presto, non possiamo tacere l’indignazione. Una sicurezza inesistente Condanniamo con forza, per l’ennesima volta, l’inaccettabile mancanza di sicurezza nei nostri luoghi di lavoro. È inammissibile che un ferroviere venga aggredito e addirittura ucciso in un luogo dove tutti i giorni transitano centinaia di colleghi. Contro l’ipocrisia delle istituzioni Abbiamo appreso del cordoglio espresso dalle autorità locali e nazionali. Tuttavia, per noi che siamo i colleghi di Alessandro, queste parole suonano vuote. Fino ad oggi, alle nostre numerose denunce sulla sicurezza del personale viaggiante, le istituzioni hanno risposto con indifferenza o, peggio, con avversione. Ricordiamo con amarezza come scioperi proclamati in seguito ad eventi tragici siano stati spesso ostacolati dal Ministero o dalla Commissione di Garanzia. Auspichiamo quindi che questa volta le parole della politica non rappresentino solo ipocrisia ma qualcosa di più. Solidarietà e lotta Riteniamo però soprattutto importante che tutti i ferrovieri si stringano in un abbraccio di condoglianze alla famiglia e agli amici di Alessandro. Invitiamo tutti i ferrovieri a riscoprire la solidarietà tra colleghi come forma di autotutela. È necessario far crescere il fronte del mutuo aiuto, pretendere il rispetto della nostra dignità e dei nostri diritti, e non indietreggiare davanti alle necessarie iniziative di lotta che questo tragico evento impone. L'articolo Omicidio del collega Alessandro proviene da Ancora in Marcia!.
January 6, 2026
Ancora in Marcia!
RLS Trenitalia IC, NO al MEB 1
Gli RLS di Trenitalia IC in data 4 dicembre 2025hanno inviato al datore di lavoro un Richiamo formale sull’adozione del modulo di scorta MEB1, che è previsto per entrare in vigore a partire dal prossimo 14 dicembre. Nella lettera si cita la direttiva quadro del Consiglio delle Comunità Europee (89/391/CEE) del 12/6/89 sulle “Attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro”, la quale considera che “il miglioramento della sicurezza, dell’igiene e della salute dei lavoratori durante il lavoro rappresenta un obiettivo che non può dipendere da considerazioni di carattere puramente economico”. Si rammenta inoltre che “la stessa giurisprudenza della Corte di Cassazione è sempre stata costantemente orientata nel ritenere che la sicurezza non può essere subordinata a criteri di fattibilità economica o produttiva”. Inoltre la Commissione per gli Interpelli si è già espressa affermando che “il soccorso sanitario primario dovrà estrinsecarsi in un periodo di tempo non superiore agli 8 minuti per gli interventi in area urbana e di 20 minuti per le zone extra urbane (salvo particolari situazioni di complessità orografica)”. Gli RLS osservano quindi che la modifica prevista al modello organizzativo, con un solo capotreno, comporterebbe di fatto “tempi più lunghi, o modalità meno efficaci per garantire il soccorso al PdB. In tale modo si realizza di fatto una chiara involuzione normativa che in caso di malore renderebbe meno tempestivo qualsiasi intervento a favore del CT, mettendone a repentaglio l’incolumità.” Viene precisato inoltre che allo stato attuale “non risultano espletate né le valutazioni dei rischi da “lavoro isolato” e correlati, né e la definizione di un opportuno adeguamento delle procedure di soccorso.” Nonostante ciò nelle ripartizioni turni si prevede già l’introduzione del modulo di scorta MEB1. Gli scriventi pertanto “richiamano tutti i Soggetti della linea di responsabilità aziendale competenti in materia di tutela della Salute e Sicurezza (Art. 18, 19, 20 D.Lgs. 81/2008) alla non applicazione del modulo di scorta in questione.” L'articolo RLS Trenitalia IC, NO al MEB 1 proviene da Ancora in Marcia!.
December 11, 2025
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