Tag - diritti delle donne

Eva, che (ri)nacque un anno fa
Non è un pesce d’aprile ma una piccola, grande storia di libertà. di Gb e Lp (*)   Wqyzbj, per ora chiamiamola così. Poi diventerà Eva. Il 1 aprile 2025 è in volo verso l’Italia da un Paese asiatico dove i matrimoni forzati sono la normalità e i diritti delle donne contano zero. Ha una ventina d’anni, da tempo studia
8 marzo 2026: a Napoli l’arte al servizio della memoria
Arte urbana e memoria femminile nel cuore di Napoli 8 marzo 2026. Una data che ogni anno porta con sé nuove storie, rivendicazioni, lotte sociali, diritti conquistati passo dopo passo. Cresce la consapevolezza, ma restano ferite aperte. L’8 marzo affonda le radici nelle proteste operaie, nelle battaglie per il voto, nelle richieste di condizioni di lavoro dignitose. Nelle donne che hanno pagato con l’esclusione, con il carcere, con la marginalizzazione il prezzo della parola. Con il tempo questa giornata è stata addolcita, semplificata, quasi neutralizzata. Mimose, auguri, ritualità ripetute. Eppure il suo significato più profondo resta intatto: ricordare che i diritti sono conquiste e che ogni conquista richiede memoria, vigilanza, responsabilità. Oggi, mentre nel mondo si combattono guerre che colpiscono in modo sproporzionato donne e bambini, mentre in molti Paesi i diritti femminili arretrano e la violenza di genere continua a essere una realtà quotidiana, l’8 marzo chiede di tornare alla sua sostanza. Chiede memoria attiva. Come spesso mi accade, ho cercato un filo rosso per onorare questa giornata. Ho pensato alle donne che in questi anni riempiono le nostre cronache di dolore. Alle donne e alle bambine in guerra, alle loro lotte quotidiane, silenziose, ostinate. Passeggiavo e, ancora una volta, l’arte mi è arrivata addosso senza che la cercassi. L’arte ha sempre avuto questa forza: affermare ciò che la società fatica ad accettare. Può appartenere al passato, parlare al presente, interrogare il futuro. Le donne sono state rappresentate fin dall’antichità come simboli, allegorie, muse. Eppure hanno creato, scritto, dipinto, studiato, trasformato il linguaggio del loro tempo. Non solo oggetti di rappresentazione, ma soggetti di senso. L’arte non impone, interroga. Non urla, resta. Ho scelto loro. Combattenti diverse, esempi di vita, icone che il tempo non ha cancellato. Tutte insieme, senza podi. Tutte, in modi differenti, hanno spostato il nostro mondo un passo più avanti. Con loro resto in questo breve viaggio, senza dimenticare le altre. L’ho trovato in un vicolo dedicato alle donne, nel cuore di Napoli. A pochi passi dal rumore del centro storico, tra le voci e il brulicare continuo, Vicoletto Donnaregina è uno spazio stretto, poco illuminato, quasi silenzioso. Proprio in quel silenzio il ritmo cambia. Ed è lì che l’arte entra in gioco. Non per decorare, ma per compiere il suo gesto più autentico: fermare il tempo e aprire uno spazio di coscienza. I volti che emergono dalle pareti fanno parte dell’intervento dell’artista Trisha Palma, che in questo vicolo ha scelto di dare forma a una memoria femminile visibile, concreta, quotidiana: un gesto che restituisce voce a chi la storia ha spesso silenziato. Sulle pareti compaiono volti di donne che hanno lasciato tracce profonde nel nostro tempo. Accanto ai ritratti, frasi che non sono slogan, ma sintesi di esistenze complesse. “Innamorati di te, della vita e poi di chi vuoi.” La vita di Frida Kahlo è stata segnata dal dolore fisico, da malattia e incidenti che l’hanno costretta a convivere con una fragilità permanente. Il suo corpo, ferito, è diventato linguaggio. In un’epoca in cui alle donne era chiesto di essere discrete e silenziose, Frida ha mostrato cicatrici, sangue, desiderio, rabbia. Ha trasformato la sofferenza in arte e l’identità in atto politico. La sua frase oggi parla a chi lotta per il diritto di essere sé stessa in un mondo che ancora giudica e limita. “Non staremo zitte mai più” Michela Murgia ha scelto la parola come forma di responsabilità civile. Ha denunciato le strutture culturali che rendono invisibili le donne, ha affrontato il potere del linguaggio, ha rifiutato la neutralità. Anche durante la malattia ha continuato a intervenire nel dibattito pubblico, trasformando la fragilità in testimonianza. Quel “non staremo” è un plurale che chiama in causa tutte. In un tempo in cui il silenzio diventa complicità, la parola resta un atto di coraggio. “Le donne che hanno cambiato il mondo non hanno mai avuto bisogno di mostrare nulla, se non la loro intelligenza.” Rita Levi-Montalcini studiò e fece ricerca quando le leggi razziali la esclusero dall’università. Allestì un laboratorio nella sua camera da letto e continuò a lavorare senza riconoscimento fino a quando il suo talento non fu evidente. Donna, ebrea, scienziata in un contesto ostile, dimostrò che l’intelligenza può sopravvivere anche quando il sistema cerca di soffocarla. In un presente in cui la conoscenza viene talvolta svalutata, la sua storia è un richiamo alla competenza come forma di libertà. “Nelle mie mani è la mia prima risurrezione.” Matilde Serao non si limitò a scrivere: fondò e diresse uno dei quotidiani più importanti del suo tempo, in anni in cui la direzione di un giornale era impensabile per una donna. Raccontò Napoli senza compiacenza, descrisse la povertà e le ingiustizie sociali, diede voce a chi non l’aveva. Impugnare la penna fu il suo gesto di autonomia. In un’epoca in cui l’informazione è terreno di conflitto, la sua figura ricorda che raccontare è un atto di responsabilità storica. “Vi mostrerò di cosa è capace una donna.” Artemisia Gentileschi subì violenza e affrontò un processo pubblico umiliante, durante il quale dovette difendere la propria verità sotto tortura. Non si ritirò. Continuò a dipingere, rappresentando donne forti, determinate, capaci di reagire. In un Seicento che non riconosceva autorità artistica alle donne, costruì una carriera internazionale. La sua frase non è una supplica, ma una promessa: il talento non chiede concessioni, chiede spazio. Raccontare queste storie significa ricordare che dietro ogni frase c’è fatica, esclusione, lotta. Le donne dipinte sui muri appartengono al passato, ma le donne che oggi combattono appartengono al presente. È a queste donne che va il nostro omaggio. A Frida, a Michela, a Rita, a Matilde, ad Artemisia. Alle loro vite attraversate da ostacoli reali, alle loro parole che hanno aperto strade. Ma questo omaggio si estende a ogni donna. A tutte quelle che ogni giorno combattono per restare al proprio posto, per non essere messe ai margini, per essere ascoltate. Alle donne che vivono nei territori di guerra e proteggono i propri figli sotto le bombe, a quelle che devono difendere la propria casa, procurarsi il cibo, garantire dignità alla propria famiglia anche quando tutto intorno crolla. A chi lavora in silenzio, a chi studia controcorrente, a chi resiste senza essere raccontata. Usare il dono della vita come strumento. Non sprecare il proprio tempo. Non essere oggetto ma consapevolezza. Non arrendersi. Non restare in disparte. Non farsi sminuire. Non abbassare lo sguardo. Non sentirsi inadeguate. Forse è questo il modo più autentico per onorare un giorno. Noi che possiamo. Noi che viviamo il tempo delle possibilità e dei diritti. Noi che, rispetto alle donne del passato, abbiamo il potere dell’indipendenza, abbiamo il dovere e la responsabilità di usarlo. Anch’io ci provo, ogni giorno. Praticando la memoria, scrivendo, fotografando. Le fotografie sono di Lucia Montanaro Murales di Vicoletto Donnaregina a Napoli Lucia Montanaro
March 8, 2026
Pressenza
Francia. Uno squadrista fascista muore “in azione” e diventa “vittima”
È deceduto sabato, a Lione, il militante di estrema destra Quentin Deranque. Sui media principali è stato subito lanciato l’allarme per lo “squadrismo di sinistra”: Deranque sarebbe stato ucciso in un pestaggio organizzato da militanti antifascisti, a margine di un evento con Rima Hassan, europarlamentare de La France Insoumise, presso […] L'articolo Francia. Uno squadrista fascista muore “in azione” e diventa “vittima” su Contropiano.
February 18, 2026
Contropiano
Senza consenso è stupro: Napoli in Piazza del Plebiscito
Mobilitazione in Piazza del Plebiscito contro il ddl Bongiorno e per la centralità del consenso nella tutela delle vittime di violenza sessuale. Domenica 15 febbraio 2026, alle ore 11.00, Napoli è scesa in Piazza del Plebiscito con una mobilitazione pubblica lanciata dal Comitato “Senza consenso è stupro – Napoli e Campania”, costituito dopo la manifestazione delle donne davanti al Senato del 27 gennaio scorso, organizzata a sostegno delle parlamentari di opposizione contro l’emendamento Bongiorno. La data non è casuale: il 15 febbraio ricorre l’anniversario della Legge 66/1996, la riforma che ha riconosciuto la violenza sessuale come delitto contro la persona, sottraendola alla logica arcaica dei reati contro la morale. Oggi, denunciano le promotrici e i promotori, quella conquista storica è sotto attacco. Nel mirino della protesta c’è il ddl della senatrice Bongiorno, che rappresenta un pericoloso arretramento e rischia di indebolire la centralità del consenso, riportando indietro di decenni la tutela delle vittime. Il messaggio è netto: senza consenso, lo stupro torna a diventare un processo alla vittima. Senza consenso, alle donne viene chiesto di dimostrare di aver resistito, di aver urlato, di aver lottato “abbastanza”. Senza consenso, la responsabilità si sposta da chi commette violenza a chi la subisce. La piazza napoletana risponde con una parola chiara e non negoziabile: Senza consenso è stupro. In piazza, accanto alle realtà femministe, ai centri antiviolenza, ai collettivi, ai sindacati e alle associazioni democratiche — tra cui Anpi collinare Aedo Violante e IoCiSto Presidio di Pace — sono intervenuti anche Maurizio De Giovanni, Marco Zurzolo ed esponenti delle istituzioni, tra cui Roberto Fico e Valeria Valente. L’appuntamento del 15 febbraio è stato un momento di resistenza civile e partecipazione collettiva: un segnale forte da Napoli e dalla Campania contro ogni tentativo di arretramento culturale e giuridico. Redazione Napoli
February 16, 2026
Pressenza
“Senza consenso è stupro”, il 15 febbraio presidio a Napoli in piazza del Plebiscito
Mobilitazione promossa dal Comitato “Senza consenso è stupro – Napoli e Campania” per difendere la centralità del consenso nelle norme sulla violenza sessuale Napoli e la Campania si preparano a scendere in piazza domenica 15 febbraio alle ore 11 in piazza del Plebiscito per difendere la centralità del consenso nelle norme che regolano il reato di violenza sessuale. L’iniziativa si svolgerà in contemporanea con altre città italiane e precederà una manifestazione nazionale prevista a Roma il 28 febbraio. Per comprendere il senso della mobilitazione è necessario chiarire il contesto. L’articolo 609 bis del Codice Penale è la norma che definisce il reato di violenza sessuale. Negli ultimi mesi la Cam era dei Deputati ha approvato all’unanimità un testo che introduce in modo esplicito il concetto di “consenso libero e attuale”. In termini semplici, significa che per stabilire se vi sia stata violenza non è più necessario dimostrare una costrizione fisica o una minaccia, ma verificare che non sia stato espresso un sì libero, consapevole e presente nel momento dell’atto. Il testo approvato alla Camera, tuttavia, non è ancora definitivo perché deve essere esaminato dal Senato. Ed è proprio in questa fase che si inserisce il dibattito. Alcune proposte di modifica, secondo le realtà promotrici del presidio, rischierebbero di spostare l’attenzione dal consenso al cosiddetto dissenso, cioè alla necessità di dimostrare di aver rifiutato o resistito. Il timore espresso è che ciò possa riportare il peso della prova sul comportamento della vittima piuttosto che sulla responsabilità di chi compie l’atto. La mobilitazione del 15 febbraio non chiede quindi una nuova legge, ma di mantenere il principio del consenso così come votato alla Camera oppure di evitare modifiche che ne riducano la portata. Il Comitato “Senza consenso è stupro – Napoli e Campania”, nato dopo precedenti iniziative davanti al Senato, riunisce centri antiviolenza, associazioni femministe, cooperative sociali, sindacati e organizzazioni civiche del territorio. La data scelta ha anche un valore simbolico. Il 15 febbraio ricorre infatti l’anniversario della legge n. 66 del 1996, che trasformò la violenza sessuale da reato contro la morale a delitto contro la persona, segnando un passaggio storico nel diritto italiano. A trent’anni da quella riforma, le organizzazioni coinvolte dichiarano di voler difendere un percorso considerato non solo giuridico ma anche culturale. Il tema del consenso non riguarda esclusivamente il linguaggio delle leggi. Coinvolge il modo in cui una società interpreta le relazioni, l’educazione al rispetto e la responsabilità individuale. Il presidio napoletano invita alla partecipazione associazioni, collettivi e singole persone con l’obiettivo dichiarato di mantenere alta l’attenzione pubblica su una questione che intreccia diritto, cultura e vita quotidiana. Lucia Montanaro
February 10, 2026
Pressenza
Al fianco del popolo iraniano, contro le ingerenze di USA e Israele e le sanzioni occidentali
Da giorni infuriano le proteste in tutto l’Iran e cresce il numero di persone uccise dalla repressione del governo. Ma al contrario di ciò che viene diffuso nei media mainstream i motivi delle proteste non sono ascrivibili esclusivamente alle scelte economiche o alla repressione del “regime degli Ayatollah”, né tantomeno […] L'articolo Al fianco del popolo iraniano, contro le ingerenze di USA e Israele e le sanzioni occidentali su Contropiano.
January 22, 2026
Contropiano
Una catena umana per l’Iran: Donna, Vita, Libertà. Napoli in piazza
Piazza dei Martiri teatro di una straordinaria manifestazione di solidarietà e lotta, si trasforma in simbolo di Resistenza Si è concluso con un lungo applauso e al grido corale di “Donna, Vita, Libertà. Iran libero” l’abbraccio di solidarietà del popolo napoletano all’Iran. Mani che stringono altre mani hanno formato un’enorme catena umana che ha avvolto la piazza in un abbraccio, gesto simbolico potente: non solo una protesta, ma una rete di speranza che travalica i confini, unisce le voci di chi non si arrende alla violenza e all’oppressione. Ogni mano di quella catena ha rappresentato non solo la solidarietà di Napoli, ma anche l’eco delle grida di dolore di chi, in Iran, sta sfidando il regime con il proprio corpo e con la propria vita, in nome della libertà, della dignità della persona e dei diritti umani. Domenica mattina, 18 gennaio, centinaia di persone hanno risposto all’appello lanciato da Antinoo Arcigay Napoli e sostenuto da numerose associazioni: l’Associazione Radicale Napoli “Ernesto Rossi”, l’ANPI Collinare “Aedo Violante”, il Presidio Permanente di Pace Napoli, la Comunità iraniana di Napoli, la Rete degli studenti iraniani di Napoli. Si sono radunate in un Presidio per esprimere solidarietà alle donne e al popolo iraniano, perché – come ha dichiarato Antonello Sannino, presidente di Antinoo – “Napoli non dimentica la propria storia e non volta le spalle a chi oggi combatte la battaglia contro la tirannia”. La bellissima Piazza dei Martiri, gremita e attraversata da bandiere, non è stata scelta a caso: luogo emblematico, simbolo di lotta e resistenza, conserva la memoria del dolore e dei sacrifici di chi ha combattuto per la libertà. Ogni pietra racconta una storia di coraggio e determinazione. Qui si onorano i caduti della rivoluzione della Repubblica Partenopea, le donne della rivoluzione – come Eleonora Pimentel Fonseca – che sfidarono la monarchia borbonica pagando con la vita. Qui si ricordano i martiri delle Quattro Giornate di Napoli, che liberarono la città dalla tirannia nazifascista. Questa piazza ha voluto esprimere la propria vicinanza al popolo iraniano, lanciando un messaggio chiaro: Donna, Vita, Libertà. La catena umana che ha stretto la piazza ha reso visibile un movimento che combatte per i diritti fondamentali, in particolare per quelli delle donne iraniane, protagoniste di una lotta quotidiana per la propria libertà. Non è solo una causa iraniana, ma una battaglia che riguarda ogni donna, oltre ogni confine. Ancora una volta, Napoli, città aperta, diventa simbolo di resistenza e di lotta. Alle spalle del presidio svetta l’imponente Colonna dei Martiri, sormontata da una statua alata che simboleggia la “virtù dei martiri”, e alla base quattro leoni che rappresentano i martiri napoletani di diverse epoche storiche. Simbolo di resistenza, forza e libertà, nella cultura persiana il leone (Shir) rappresenta il coraggio, la fierezza, la giustizia e la nobiltà: la forza che si oppone al Male. Spesso accostato al sole, simbolo di luce, saggezza e regalità, per secoli è stato l’emblema nazionale dell’Iran. Il leone diventa così il simbolo del “leone persiano”, dell’Iran libero che si risveglia nella lotta globale per la giustizia e la libertà. “Questi leoni non celebrano la vittoria dei forti, ma la dignità di chi resiste e ha resistito anche quando la sconfitta sembrava inevitabile”, ha detto Rosita, della Comunità iraniana di Napoli. “Il leone morente del 1799, quello sconfitto del 1820, il leone ferito del 1848 e quello in piedi del 1860: quattro posture diverse di un unico gesto, quello di non accettare il silenzio imposto. Napoli sa qual è il prezzo della libertà, perché lo ha pagato più volte. Il martirio non può essere culto della morte, ma la coraggiosa scelta di non vivere nell’ingiustizia”. Con la voce rotta dal pianto, Rosita ha poi raccontato il dolore e i martiri del suo popolo: “A cui è stato tolto il diritto di parola, sottratto il corpo, rubata la possibilità di raccontarsi. Oggi diamo voce a chi è imbavagliato, esprimiamo il coraggio di uomini e donne che hanno scelto di non piegarsi”. “La catena non è un gesto simbolico vuoto, ma una dichiarazione di responsabilità. Ogni mano che stringe un’altra mano è un anello, e ogni anello conta: una catena può spezzarsi se anche uno solo sceglie di sottrarsi. La libertà non è solo nazionale, i diritti non hanno confini e la sofferenza di un popolo riguarda l’intera umanità. Napoli, che tante volte ha saputo rialzarsi, sa da che parte stare”. Da settimane la ribellione contro la leadership religiosa iraniana è sempre più drammatica, a causa della violenta repressione del regime che risponde con arresti di massa e brutalità sulla popolazione. Si stimano oltre 24.000 arresti e, secondo fonti interne e rapporti medici, tra 12.000 e 16.000 vittime, tra cui circa 500 membri delle forze di sicurezza, sebbene i dati siano difficili da verificare a causa dell’assenza di informazioni ufficiali. Organizzazioni internazionali per i diritti umani documentano torture, abusi e arresti di minorenni. “La Repubblica Islamica utilizza armi chimiche contro il proprio popolo, che sta pagando con la vita”, ha dichiarato Sara, rappresentante degli studenti iraniani di Napoli. Da settimane il governo ha imposto un quasi totale blackout di internet e delle telecomunicazioni, isolando il Paese “per impedire che le immagini facciano il giro del mondo”. “Ma le donne e i giovani, sfidando la violenta teocrazia degli Ayatollah e la sua repressione soffocata nel sangue, resistono pagando con la vita la conquista della libertà”, ha aggiunto Sannino. “Ci aspettiamo risposte dalle istituzioni locali, nazionali e internazionali, a partire dalla sospensione di ogni rapporto economico e diplomatico con l’Iran. È un muro di silenzio che va abbattuto”, ha concluso. “Da 47 anni il popolo iraniano resiste e lotta contro l’oppressione”, ha ricordato Sara. Migliaia di persone disarmate sono state uccise dalla brutale repressione del regime. Ma in Iran esiste un movimento nazionale con una leadership riconosciuta, quella del Principe Reza Pahlavi, che potrebbe guidare una transizione verso la libertà”. Sara ha lanciato un appello alla Repubblica Italiana per un sostegno concreto: stabilire contatti con il Principe in coordinamento con i Paesi dell’Unione Europea, schierarsi con il popolo iraniano e condannare la repressione attraverso l’espulsione dell’ambasciatore iraniano dal territorio italiano. ONU, UE e ONG hanno espresso la loro condanna. In tutto il mondo si moltiplicano le manifestazioni di solidarietà. Negli Stati Uniti si ipotizzano possibili interventi, ma la tensione globale resta altissima: eventuali azioni militari potrebbero innescare un conflitto più ampio, vista la minaccia di gravi conseguenze contro chi colpisse le autorità iraniane. Ma il movimento non si arresta. “Donna, Vita, Libertà” ha superato ogni barriera linguistica e culturale. Le donne iraniane, protagoniste di questa resistenza, con il loro coraggio sfidano il regime. Dopo la morte di Mahsa Amini, giovane curdo-iraniana di 22 anni, arrestata a Teheran nel settembre 2022 dalla polizia morale per una presunta violazione delle leggi sull’hijab, il velo, e morta tre giorni dopo a causa dei maltrattamenti subiti in custodia, si è scatenata una vasta ondata di proteste in Iran e nel mondo contro la repressione e per i diritti delle donne, sotto il grido “Donna, Vita, Libertà”. Un grido di speranza, un’onda di cambiamento che non si arresta. Il popolo iraniano non è solo. “Donna, Vita, Libertà”, scandito con forza in Piazza dei Martiri, nel lungo abbraccio ideale di Napoli, è diventato un mantra: una voce che oggi rimbomba in ogni angolo del mondo. Gina Esposito
January 19, 2026
Pressenza
Un mese di attività di “un’officina” dei diritti umani a San Lorenzo, Roma
Tra le vie vive e un po’ ribelli di San Lorenzo, a Roma, c’è un’associazione che da anni prova a trasformare la parola “diritti” in pratica quotidiana: Energia per i diritti umani APS, in Via dei Latini 12-14. Nell’ultimo mese ha animato il quartiere (e non solo) con incontri, laboratori e momenti pubblici che hanno coinvolto scuole, università, giovani e cittadinanza attiva. 12 novembre – Laboratorio dalla violenza alla nonviolenza, Casa del Municipio I di Roma Alla Casa del Volontariato del Municipio I è partito il percorso formativo “Dalla violenza alla nonviolenza”, quattro incontri curati da Energia per i Diritti Umani APS in collaborazione con CSV Lazio. Un laboratorio pratico, ospitato in via Galilei 53, dedicato alla trasformazione delle relazioni quotidiane partendo da se stessi attraverso gli strumenti della nonviolenza attiva, con momenti di confronto, ascolto e sperimentazione. 13 novembre – Presentazione del libro Gandhi ad Auschwitz. Elogio della Nonviolenza (e sue problematiche), Biblioteca della Nonviolenza, San Lorenzo Alla Biblioteca della Nonviolenza di Energia per i diritti umani APS è stato presentato il libro di Antonio Minaldi “Gandhi ad Auschwitz. Elogio della Nonviolenza (e sue problematiche)”. A guidare il dialogo con l’autore e il pubblico è stata Alessandra Ciattini, che ha sollecitato domande e riflessioni sul significato della nonviolenza nella storia e nella vita di oggi, mettendo al centro le sue potenzialità ma anche le sue contraddizioni. L’appuntamento rientra nel progetto “Parole che Cambiano: la biblioteca della nonviolenza, un segnale di pace a San Lorenzo” sostenuto con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese. 24 novembre – Il diritto alla pace in Africa, Università Roma Tre Nel Dipartimento di Scienze Politiche di Roma Tre si è svolto l’incontro “Il diritto alla pace in Africa”, un dialogo tra accademia e associazionismo su pace, nonviolenza e diritti umani nel continente africano, moderato dalla ricercatrice Federica Colomo. Sono intervenuti il professor Francesco Maiolo sul rapporto tra diritti umani, universalismo e diversità culturali, Marco Inglessis (fondatore e presidente di Energia per i Diritti Umani APS) sul ruolo della nonviolenza come pratica educativa, la prof.ssa Leila El Houssi sull’eredità poetica e politica di Senghor come orizzonte di pace e Ndiaga Diallo (vicepresidente di Énergie pour les droits de l’Homme) sulla sicurezza collettiva e le prospettive senegalesi e africane. Un momento che ha dato respiro internazionale a questo mese di attività. 25 novembre – Contrasto alla violenza di genere oltre i confini: il case history delle donne senegalesi di Keur Marietou, Università Telematica Internazionale Uninettuno Per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, Energia per i Diritti Umani ha proposto, in mattinata, un’anteprima online del seminario “Contrasto alla violenza di genere oltre i confini: il case history delle donne senegalesi di Keur Marietou” rivolta alle scuole secondarie. Chiara Ferri, Marco Inglessis e Domenica Moya Torres hanno raccontato le radici strutturali della violenza di genere e l’esperienza dell’associazione con la comunità di Keur Marietou, dove le donne costruiscono percorsi di mutuo sostegno e emancipazione. Hanno partecipato con interesse le classi 1E del “Confalonieri – De Chirico”, 3B del Liceo Archimede e alle terze della secondaria G. Borsi (I.C. Tiburtina Antica 25). Nel pomeriggio il seminario, inserito nel progetto ComplExplore, si è svolto sulla piattaforma dell’Università Telematica Internazionale Uninettuno. La registrazione, tuttora disponibile online https://www.uninettunouniversity.net/it/complexplore.aspx, continua a essere uno strumento di sensibilizzazione largo e accessibile. 27-28 novembre – Tuko Fest a cura di Terzo Millennio, Lecce Alle Officine Cantelmo di Lecce, Energia per i Diritti Umani APS ha partecipato al Tuko Fest, festival dedicato a pace, dialogo interculturale e impegno civile, organizzato da Terzo Millennio. Energia ha curato la proiezione del documentario inedito “Il diritto di sognare”, realizzato dall’associazione all’interno progetto “Tuko Pamoja – dialogue between cultures”, che ha introdotto il talk conclusivo “R-esistere: abitare il mondo oggi”. Durante il festival il pubblico ha potuto visitare una selezione di foto delle edizioni passate del concorso fotografico “Human” e vedere cortometraggi su accoglienza, diritti e solidarietà interculturale. Una presenza che ha rilanciato l’impegno a costruire ponti tra comunità diverse, nella consapevolezza che “Io esisto, perché tu esisti”. 29 novembre – Human Night, San Lorenzo La Galleria delle Arti di San Lorenzo ha ospito la “Human Night”, una serata organizzata da Energia per i Diritti Umani per condividere visioni, storie e pratiche intorno al tema dei diritti. Sono state presentate le foto finaliste del contest fotografico “HUMAN – Il corpo come luogo”, che invita a riconoscere nel corpo uno spazio di identità, relazione e diritti. La serata, animata da musica e momenti di confronto, ha proposto la proiezione del cortometraggio “Il diritto di sognare” e la presentazione delle attività dell’associazione nel 2025 e delle linee progettuali per il 2026. Tra artigianato solidale, apericena etnica e i ritmi africani di Artale Djembe Lab, lo spazio si è trasformato in un luogo di incontro e comunità. 2 dicembre – La Forza della nonviolenza per l’eliminazione della violenza contro le donne, San Lorenzo Rinviata per maltempo il 25 novembre, l’iniziativa pubblica si è tenuta in Piazza dell’Immacolata, cuore popolare di San Lorenzo. Le alunne e gli alunni dell’I.C. Tiburtina Antica 25 (plesso primaria Saffi e secondaria G. Borsi) hanno composto un grande “simbolo umano” della nonviolenza: due cerchi— l’individuo e la società — uniti da due braccia, a rappresentare che la nostra umanità è intrecciata con quella delle altre persone. Un gesto semplice e potente, capace di trasformare lo spazio urbano in un messaggio corale contro ogni forma di violenza. Un invito rivolto a tutta la comunità, a costruire legami che nutrono, proteggono e fanno crescere tutte e tutti liberi dalla violenza. 4 dicembre – I ragazzi de Il Pratino nella Biblioteca della Nonviolenza, San Lorenzo La Biblioteca della Nonviolenza di Energia per i diritti umani APS ha ospitato il gruppo di lettura “I ragazzi de Il Pratino” per discutere il romanzo “Il racconto dell’ancella” di Margaret Atwood. L’incontro ha aperto un confronto su tematiche di oppressione, libertà, diritti e questioni di genere, trasformando la lettura in occasione di consapevolezza ed empatia. La Biblioteca si conferma così luogo di cultura e pace, aperto a scuole, associazioni e cittadine e cittadini che vogliono esplorare la nonviolenza come forza di cambiamento. 5 dicembre – Presentazione del libro Incontri. Con l’occhio dei diritti umani di Gianni Palumbo, Biblioteca della Nonviolenza, San Lorenzo Alla Biblioteca della Nonviolenza si è tenuto il club del libro dedicato a “Incontri. Con l’occhio dei diritti umani” di e con Gianni Palumbo, con la presentazione di Roberta Consilvio del Centro Umanista “Salvatore Puledda” e la partecipazione di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International. Anche questo appuntamento rientra nel progetto “Parole che Cambiano: la biblioteca della nonviolenza, un segnale di pace a San Lorenzo” sostenuto con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese. Il romanzo segue sei adolescenti che, dopo aver partecipato a un convegno, intraprendono un percorso di scoperta sull’origine, il significato e le contraddizioni della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Il dibattito collettivo ha rilanciato queste domande, rendendole patrimonio condiviso. 4 e 11 dicembre – Mercatino Solidale, Università Sapienza di Roma In occasione del mercatino solidale Sapienza, Energia per i Diritti Umani APS ha partecipato allestendo uno stand divulgativo e di raccolta fondi. L’iniziativa, che ha coinvolto diverse realtà associative, ha offerto alla comunità universitaria e alla cittadinanza l’opportunità di conoscere le attività dell’associazione e sostenere i progetti in corso. Un’officina per la manutenzione quotidiana dei diritti umani Energia per i diritti umani APS è un’officina in cui si riparano le fratture sociali e si costruiscono ponti tra culture, generazioni e saperi. Un luogo vivo che cura ogni giorno i diritti umani attraverso appuntamenti come questi, in cui parole come giustizia, uguaglianza, nonviolenza e diritti smettono di essere slogan e diventano esperienze concrete: gesti, incontri, arte, musica, spazio pubblico, apprendimento e condivisione. Francesca De Vito
December 12, 2025
Pressenza
Memoria, voce e resistenza: le donne afghane nella Biblioteca sociale “La Casa di Francesca”
Napoli-Barra, 24 novembre 2025 – In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne La memoria non è solo ricordo: è voce che resiste al silenzio, è ponte tra vite lontane, è responsabilità. A Barra, periferia orientale di Napoli, questa voce si è trasformata in un incontro pubblico, in un’esperienza condivisa e in un ascolto reciproco. Non in un’aula istituzionale, ma in una biblioteca sociale nata per custodire storie e restituire dignità: La Casa di Francesca. Uno spazio speciale, perché nato dal dolore trasformato in impegno civile. Lo hanno fondato due insegnanti in pensione, Mariarosaria Izzo e Matteo Speraddio, per dare continuità all’idea della figlia Francesca, scomparsa dieci anni fa. Francesca immaginava una biblioteca come luogo capace di accogliere, di ascoltare, di mettere in relazione. Non come servizio, ma come presenza. Oggi quello spazio è realtà: libero, aperto, abitato da bambini, studenti, famiglie, migranti, cittadini del quartiere in cerca di un luogo dove sentirsi parte. Il 24 novembre, proprio in questa biblioteca, si è tenuto l’incontro pubblico “Dialogo con Conny Del Monaco sulla condizione delle donne afghane”. A moderare, Matteo Speraddio. Non una presentazione formale, ma un dialogo che ha trasformato una tesi universitaria in strumento collettivo, vivo, civile. Conny Del Monaco ha presentato alcuni passaggi del suo lavoro di laurea, “Donne Afghane tra resistenza e memoria: i racconti di Homeira Qaderi e Fawzia Koofi”, discusso all’Università Federico II di Napoli. Una tesi che non nasce solo da studio, ma da un’urgenza: restituire spazio a voci che non hanno spazio; far emergere vite raccontate dall’esilio che, senza narrazione, rischiano di essere dimenticate. Protagoniste dei memoir analizzati sono due donne afghane: Homeira Qaderi, autrice di Dancing in the Mosque, e Fawzia Koofi, autrice di The Favored Daughter e prima vicepresidente del Parlamento afghano. Entrambe hanno scritto in inglese, non per allontanarsi dalla propria cultura, ma per renderla visibile al mondo. La scrittura diventa per loro un modo per attraversare i confini e opporsi alla cancellazione. Nei loro testi, non si racconta solo l’oppressione, ma anche la contraddizione. Quando i talebani presero il potere negli anni ’90, molti li accolsero come portatori di ordine dopo il caos della guerra civile. Solo in seguito emerse che quell’ordine si fondava su rigide restrizioni, soprattutto per le donne: istruzione vietata, lavoro e movimento limitati, parola negata nello spazio pubblico. Ma anche in quel contesto alcune donne resistettero. Qaderi, appena tredicenne, organizzava scuole clandestine per bambine. Koofi, contro ogni aspettativa familiare e sociale, portava la propria voce fino al Parlamento. Per entrambe, scrivere è diventato un modo per non scomparire. Un punto centrale affrontato durante l’incontro riguarda l’origine dell’oppressione. Non è la religione, ha spiegato Conny, ma una tradizione culturale patriarcale che usa la religione come giustificazione. Esiste infatti un femminismo islamico che interpreta i testi sacri come luogo di dignità, giustizia e responsabilità reciproca, e non come strumento di subordinazione. Da questo sono nate domande e riflessioni, non solo per comprendere meglio la condizione delle donne afghane, ma per misurare quanto siamo disposti a riconoscere quelle storie come parte della nostra storia. Quanto siamo disposti a considerarle presenti, e non lontane. L’incontro non si è limitato a trasmettere informazioni, ma ha sollecitato un modo diverso di stare dentro le storie: non solo ascoltarle, ma farsene carico. Non soltanto comprenderle, ma riconoscerle. Luoghi come La Casa di Francesca ricordano che la cultura non è un ornamento ma un gesto di responsabilità. Mettere in circolo storie, ascoltarle, riconoscerle significa restituire volto e dignità a chi rischia di essere dimenticato. Non basta leggerle: bisogna farle vivere. Lucia Montanaro
November 25, 2025
Pressenza
Libreria IoCiSto riapre il Presidio Permanente di Pace
Martedì 11 novembre, alle ore 18:30, presso la libreria IoCiSto in piazzetta Aldo Masullo al Vomero, riprendono le attività del Presidio Permanente di Pace con la presentazione del libro “IN Rivolta. Manifesto dei corpi liberi”, a cura di Martina Albini, edito da Castelvecchi. In un tempo sospeso, segnato da tensioni e conflitti, si rinnova la necessità di mantenere viva una presenza costante che promuova la cultura della pace, del dialogo e della nonviolenza, ponendo al centro il tema del diritto, declinato nelle sue molteplici dimensioni. È il diritto del corpo – che trattiene memorie e ferite, che resiste, che si rivela – soprattutto il corpo delle donne abusate, manipolate, controllate, reinventate. È il rispetto per la prima terra che abitiamo: il nostro corpo. Un corpo che il libro invita a guardare non come oggetto da giudicare o possedere, ma come spazio di libertà e autodeterminazione. “In Rivolta” dà voce alle lotte per la giustizia sessuale e riproduttiva, ai diritti delle donne e alle battaglie per tutte le forme di autodeterminazione. Un testo che affronta temi cruciali: diritti delle donne, identità di genere, cura, invecchiamento, salute riproduttiva. La libertà corporea oggi è una questione quotidiana. Il libro afferma che nessun corpo è un’isola, ma trasformazione, relazione, alleanza. Un terreno nuovo su cui riflettere sul modo in cui la società costruisce norme e sul modo in cui possiamo agire per ampliarne gli spazi di libertà e inclusione. Il corpo normato e regolato; il corpo che infrange stereotipi; il corpo costretto alla maternità, non sempre scelta; il corpo che invecchia e subisce discriminazione; il corpo che diventa campo di battaglia per violenza e sfruttamento. Il corpo, insomma, come luogo di potere e di resistenza. Un libro corale che raccoglie più di venti voci tra attiviste, giornaliste, ricercatrici e scrittrici. Voci che intrecciano esperienze personali e professionali, riflessioni sulla giustizia sessuale e sulle disuguaglianze di genere. Voci che mostrano come il corpo femminile continui a essere spazio di controllo, ma anche terreno da liberare. Le autrici parlano di maternità, sessualità, desiderio, salute, lavoro, età. Parlano di come possiamo riprenderci i nostri corpi. Il volume si conclude con un Manifesto in dieci punti, che afferma che i corpi si liberano solo se vengono visti, ascoltati e riconosciuti nella loro pluralità. “In Rivolta” è un testo potente perché ricorda che nessun corpo è neutro: ogni corpo ha bisogno di spazio, ascolto, riconoscimento. La presentazione si svolgerà nella libreria IoCiSto, dove dal novembre 2023 è attivo il Presidio Permanente della Pace. IoCiSto è molto più di una libreria: è uno spazio accogliente, colorato, interamente autogestito da soci volontari che, con passione per il sapere, hanno deciso di essere protagonisti nella costruzione e diffusione della cultura. Dieci anni fa, quando a Napoli – e non solo – chiudevano librerie e aprivano paninerie, un gruppo di persone scelse di lanciare una sfida: “E se la facessimo noi una libreria?” IoCiSto fu la risposta. E il sogno continua: oggi è un luogo di accoglienza, inclusione, confronto. È anche Presidio Permanente di Pace perché la pace non è un concetto astratto, né un’assenza di guerra: è costruzione, è cultura, è impegno quotidiano. Il Presidio nasce come reazione allo scoramento per l’incapacità di incidere sulle decisioni dei potenti del mondo, in un tempo segnato dalla guerra in Ucraina e dal genocidio in Medio Oriente. Reagisce con la forza del dialogo, della cultura, del pensiero critico. Usa ogni forma d’arte e di sapere: filosofia, letteratura, poesia, scienza. Il suo obiettivo è chiaro: “La Pace impariamo a costruirla tutti, in un percorso impegnativo, lungo e pieno di ostacoli, che deve radicarsi nel cuore di ognuno. ”Ognuno può contribuire a gettare piccoli semi di Pace. Il simbolo scelto dal Presidio è il melograno, frutto di prosperità: i chicchi separati ma uniti rappresentano l’unità nella diversità. Tra i temi affrontati: pace, superamento dei conflitti, guerre dimenticate, obiezione di coscienza, diritti umani negati, arte e bellezza come strumenti di riconciliazione, lessico della pace, consapevolezza del diritto. Il Presidio ha ospitato docenti universitari, filosofi, scrittori, testimoni, giornalisti, poeti, portando riflessioni capaci di aprire prospettive nuove e di far crescere la speranza: la speranza che la pace si possa costruire attraverso cultura, partecipazione e impegno collettivo. Gina Esposito
November 6, 2025
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