Nel 2025 la crisi climatica quasi assente sui media. I dati del Rapporto Greenpeace-Osservatorio di Pavia
Anche nel 2025, per il secondo anno consecutivo, continua a calare l’attenzione
dei mass media italiani per il riscaldamento del pianeta. Rispetto al 2022, le
notizie con un focus centrale sulla crisi climatica diminuiscono del 26,1% sui
quotidiani e del 52,9% nei TG. Inoltre, la crisi climatica viene frequentemente
trattata in modo marginale o richiamata senza un adeguato approfondimento: ciò
avviene nel 71,3% degli articoli e nel 67,4% delle notizie televisive. E’ quanto
evidenzia il nuovo rapporto annuale dell’Osservatorio di Pavia per Greenpeace
Italia, che analizza la copertura della crisi climatica e della transizione
ecologica nell’informazione italiana nel corso del 2025. Giunto al quarto anno
consecutivo di monitoraggio, lo studio propone un’analisi quali-quantitativa dei
contenuti pubblicati dai cinque quotidiani nazionali a maggiore diffusione e
dalle edizioni di prima serata dei sette principali telegiornali generalisti,
con l’obiettivo di misurare non solo l’attenzione riservata al tema, ma anche le
cornici narrative entro cui esso viene rappresentato nello spazio pubblico. Il
quadro che emerge segnala un’ulteriore perdita di centralità della questione
climatica nell’agenda mediatica, con le cause della crisi climatica che sono
esplicitate solo nel 13,2% degli articoli e nel 13% dei servizi dei TG. I
combustibili fossili, in particolare, vengono indicati come causa appena nel 3%
dei casi sulla stampa e nel 2% nei telegiornali. Tra gli elementi più
significativi rilevati dal rapporto vi è inoltre la quasi totale assenza di
attribuzione di responsabilità per la crisi climatica. Ne deriva una
rappresentazione che tende a descrivere fenomeni, effetti e controversie, ma
molto più raramente individua cause e responsabilità.
Un ulteriore aspetto riguarda la debolezza del legame tra transizione ecologica
e crisi climatica. Una quota consistente delle notizie dedicate alla transizione
non richiama infatti in modo esplicito il contesto del riscaldamento globale.
Tra il 2024 e il 2025, le notizie sulla transizione energetica senza esplicito
riferimento alla crisi climatica sono raddoppiate sui quotidiani e quintuplicate
nei TG. In un anno in cui l’agenda dei media si è focalizzata sul disimpegno di
Trump e sulla maggiore flessibilità dell’Unione Europea nel perseguire gli
obiettivi di neutralità carbonica, sono prevalsi gli aspetti economico-politici
della transizione ecologica rispetto a quelli ambientali, scientifici o sociali,
trascurando temi cruciali come gli impatti sulla salute (1,4%), la scienza del
clima (1%) o le migrazioni climatiche (0,4%). C’è poi il dato relativo alle
inserzioni pubblicitarie, che nel 2025 risultano in ulteriore aumento rispetto
agli anni precedenti. Il monitoraggio registra infatti 1.621 pubblicità
riconducibili ad aziende ad alto impatto ambientale, con una netta prevalenza
del settore fossile e di quello automotive: un numero cresciuto del 26% rispetto
al 2024 e raddoppiato rispetto al 2022. Nel loro insieme, questi elementi
offrono una base empirica utile per interrogarsi sul ruolo dell’informazione
nella costruzione dell’agenda pubblica su riscaldamento globale e transizione
ecologica e sulle modalità con cui questi temi vengono resi visibili,
interpretati e discussi nel contesto mediatico italiano. Lo studio condotto
dall’Osservatorio di Pavia per Greenpeace ha stilato anche la classifica dei
quotidiani per il 2025: fa meglio degli altri Avvenire, l’unico giornale ad
avvicinarsi alla sufficienza (5,4 punti su 10); seguono, distaccati di molto, Il
Sole 24 Ore (2,8 punti), e Corriere della Sera e La Stampa (a pari merito con
2,6 punti); fanalino di coda, la Repubblica (2,2 punti). I giornali sono stati
valutati mediante cinque parametri: 1) quanto parlano della crisi climatica; 2)
se citano i combustibili fossili tra le cause; 3) quanta voce hanno le aziende
inquinanti e 4) quanto spazio è concesso alle loro pubblicità; 5) se le
redazioni sono trasparenti rispetto ai finanziamenti ricevuti dalle aziende
inquinanti.
“Mentre il pianeta rischia di diventare inabitabile a causa della nostra
dipendenza dai combustibili fossili, i principali media italiani sono costretti
a tacere le responsabilità delle aziende inquinanti perché dipendono dalle loro
pubblicità per sopravvivere, ha sottolineato Giancarlo Sturloni, responsabile
della comunicazione di Greenpeace Italia. Questo spiega perché su giornali e tv
si parla sempre meno di clima e ad avere più spazio sono esponenti del mondo
dell’economia e della politica anziché esperti e scienziati. O perché in un anno
intero, sui principali TG nazionali non venga mai nominato, nemmeno una volta,
nemmeno per sbaglio, alcun responsabile della crisi climatica. In Italia
l’informazione sul clima è ostaggio di un patto di potere che ostacola la
transizione energetica verso le rinnovabili, l’unica via per mitigare il
riscaldamento globale e il rischio di altri conflitti armati per il controllo
dei combustibili fossili”.
Qui il Rapporto dell’Osservatorio di Pavia per Greenpeace Italia:
https://www.osservatorio.it/wp-content/uploads/2016/07/69f0f214-report-gp_odp_media-e-clima-2025_final.pdf.
Giovanni Caprio