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Protocollo d’intesa tra Sviluppo Lavoro Italia e UNICEF per l’inclusione socio-lavorativa dei minori stranieri
 Promuovere l’integrazione sociale e lavorativa dei minori stranieri non accompagnati e dei giovani migranti, attraverso percorsi che mirano a potenziare le loro competenze, accrescere l’occupabilità e sostenere il raggiungimento di una maggiore autonomia personale e professionale. È l’obiettivo del Protocollo d’intesa firmato da Paola Nicastro, Presidente e Amministratore Delegato di Sviluppo Lavoro Italia, società in house del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, e Nicola Dell’Arciprete, Coordinatore dell’ufficio UNICEF per l’Europa e l’Asia UNICEF (ECARO). “Con questo Protocollo rafforziamo il nostro impegno per garantire a ogni ragazza e ragazzo, in particolare ai più vulnerabili come i minori stranieri non accompagnati e i giovani migranti e rifugiati, opportunità concrete per costruire il proprio futuro. L’orientamento al lavoro e lo sviluppo delle competenze rappresentano strumenti fondamentali di inclusione e autonomia. Mettere in sinergia esperienze e modelli come Skills4YOUth e gli interventi di Sviluppo Lavoro Italia significa valorizzare le potenzialità dei giovani e accompagnarli in percorsi sostenibili di crescita personale e professionale”, ha dichiarato Nicola Dell’Arciprete, Coordinatore dell’ufficio UNICEF per l’Europa e l’Asia Centrale della risposta a favore dei minorenni migranti e rifugiati in Italia. “Continuiamo a lavorare per rafforzare le politiche di inclusione rivolte ai giovani più vulnerabili”, ha dichiarato Paola Nicastro, Presidente e Amministratore Delegato di Sviluppo Lavoro Italia. “Questo protocollo rappresenta un passo concreto verso un modello di intervento sempre più integrato, capace di mettere a sistema competenze, strumenti e reti territoriali per ampliare le opportunità di accesso al lavoro e alla formazione. L’obiettivo è accompagnare i minori stranieri non accompagnati e i giovani migranti in percorsi strutturati e personalizzati, che ne valorizzino il potenziale e ne sostengano l’autonomia. In questa prospettiva, il rafforzamento delle sinergie tra istituzioni e organizzazioni internazionali consente di rendere più efficaci e duraturi gli interventi, favorendo una reale inclusione sociale e una partecipazione attiva alla vita economica del Paese”. L’accordo si colloca nell’ambito delle azioni promosse dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, realizzate da Sviluppo Lavoro Italia, e del modello Skills4YOUth, realizzato dall’UNICEF, con l’obiettivo di rafforzare in modo integrato le opportunità di inclusione sociale e lavorativa per i minori stranieri non accompagnati e i giovani migranti. Sviluppo Lavoro Italia promuove percorsi personalizzati di inserimento socio-lavorativo attraverso servizi di presa in carico, orientamento specialistico e tirocini extracurriculari della durata di sei mesi rivolti anche ai minori stranieri non accompagnati e ai giovani migranti in transizione verso l’età adulta. Skills4YOUth è orientato allo sviluppo delle competenze trasversali e all’accompagnamento al lavoro, attraverso strumenti e percorsi formativi diffusi su tutto il territorio nazionale con il coinvolgimento della rete dell’accoglienza e degli attori istituzionali. Nell’ambito dell’intesa, Sviluppo Lavoro Italia e UNICEF promuoveranno azioni congiunte finalizzate alla diffusione delle opportunità tra i beneficiari di Skills4YOUth, alla condivisione di contenuti e materiali formativi, al rafforzamento delle competenze dei destinatari e all’ampliamento delle reti territoriali, anche attraverso momenti di confronto tecnico-operativo. Particolare attenzione sarà dedicata allo sviluppo di prassi comuni e alla valorizzazione delle buone pratiche, per rendere gli interventi sempre più efficaci, coordinati e sostenibili nel tempo, in una logica di complementarità e continuità volta a superare eventuali duplicazioni e sovrapposizioni degli interventi. UNICEF
March 23, 2026
Pressenza
Gaza, l’umanità negata. A Varese incontro con Guido Veronese
Martedì 24 marzo 2026 dalle 20:30 Sala della CGIL, via Bixio, 37, Varese. Professore associato di Psicologia clinica e di comunità presso l’Università di Milano Bicocca, Guido Veronese è esperto di intervento sui traumi estremi e collettivi. Negli ultimi vent’anni ha cooperato a Gaza con la psichiatria e le università locali per la cura dei traumi psichici, specie infantili, dovuti ai continui bombardamenti, uccisioni e privazioni di quella popolazione assediata e indifesa. È ritornato a Gaza dal 20 gennaio al 3 febbraio 2026, dopo oltre due anni di genocidio, con le squadre mediche d’emergenza coordinate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e ha verificato la scomparsa di tanti collaboratori, allievi e amici, e della Gaza che conosceva. Ogni giorno ha scritto un articolo su quanto vedeva e lo ha pubblicato su AltrEconomia (in fondo al testo di cui a questo link si trova il collegamento a tutti e 13 i suoi articoli: https://altreconomia.it/torno-da-gaza-con-un-senso-di-impotenza-non-si-puo-che-aspettare-e-nemmeno-piu-sperare/ Comitato Varesino per la Palestina Redazione Varese
March 23, 2026
Pressenza
Aggiornamento importante sul Peace Summit
Questo non è un semplice comunicato: è un aggiornamento importante sul Peace Summit che intendiamo organizzare e che vi preghiamo di leggere fino alla fine. I preparativi per il People’s Peace Summit 2026 sono iniziati subito dopo il “cessate il fuoco” a Gaza. La guerra si era interrotta. Niente più ostaggi a Gaza, niente più decine di morti ogni giorno. Gli aiuti umanitari ricominciavano ad arrivare e anche le sirene all’interno di Israele si sono spente. Era chiaro che la situazione era ancora molto fragile, che eravamo lontani da una soluzione sostenibile, ma era di nuovo possibile respirare. E non c’era tempo da perdere in vista della quantità di cose da riparare, ricostruire, ripristinare, Abbiamo fissato la data del nostro Summit per il 30 aprile. Poi, il 28 febbraio, Israele e gli Stati Uniti sono entrati in un’altra guerra – una guerra nella guerra nella guerra. Questa volta con l’Iran, e poi anche con il Libano. Ancora una volta stiamo correndo nei rifugi. Ancora una volta distruzione e perdita. Ancora una volta massiccia mobilitazione dei riservisti.  E sotto la copertura della guerra, il terrore ebraico in Cisgiordania sta aumentando, portando avanti lo sfollamento e l’annessione, mentre Gaza scompare dai titoli dei giornali. Ancora una volta, è difficile respirare. Ci siamo fermati a chiederci: dovremmo rinviare il summit? Tra una sirena e l’altra, abbiamo tenuto riunioni, chiamate su Zoom, ripensamenti continui. E abbiamo deciso di andare avanti come previsto, perché questo momento ne rende la necessità ancora più urgente. Non sappiamo se il 30 aprile ci sarà ancora una guerra con l’Iran, o se il Libano sarà in fiamme. Non sappiamo quanto altro sangue sarà versato da qui ad allora. Ma una cosa è chiara: non possiamo andare avanti così. Non possiamo normalizzare la vita sotto una guerra senza fine e credere che un’altra guerra porterà sicurezza. Vivere non dovrebbe essere un lusso — e nemmeno dormire tutta la notte, mandare i bambini a scuola o fare progetti sperando che si realizzino davvero. Respirare. Per quanto è in nostro potere, il 30 aprile ci riuniremo al People’s Peace Summit. Per ribadire la richiesta di una realtà diversa. Una politica diversa. Un futuro diverso. Accordi politici in grado di garantire una stabilità regionale. Per affermare una volta di più la speranza, anche e soprattutto quando sembra così difficile. Unitevi a noi. Per chi potrà essere a Tel Aviv in quel giorno ecco il link per assistere in presenza: https://bit.ly/PPStickets2026 Se non potrete unirvi a noi di persona, potete comunque partecipare sostenendo con donazioni anche piccole questo nostro importante sforzo, ecco qui il link: https://bit.ly/4iikXkP Deve succedere. Può succedere. Sarà. Pace. L’evento si terrà in conformità con le linee guida del Comando di Pubblica Sicurezza Israeliano. Per restare aggiornati sulla coalizione “It’s Time”: https://bit.ly/42zfQrB Pressenza IPA
March 23, 2026
Pressenza
Da Teheran a Bradford fino a Tokyo: i Musei della Pace e Books for Peace uniti contro la guerra
La pace rappresenta l’obiettivo primario di Books for Peace, iniziativa culturale internazionale nata per promuovere la cultura, la pace, i diritti umani e il dialogo tra i popoli. Nel corso degli anni, il premio ha riconosciuto importanti personalità di rilievo internazionale, tra cui i Premi Nobel per la Pace Dr. Denis Mukwege e Shirin Ebadi, il King’s Counsel Lord Guglielmo Verdirame (UK) e la figlia di Nelson Mandela, simboli universali di impegno per la dignità umana e la giustizia. In questo contesto, il Premio Internazionale Books for Peace  è stato conferito il 20 marzo all’International Network of Museums for Peace (INMP) e al Peace Museum di Bradford, a riconoscimento del loro impegno nella promozione della cultura della pace e del valore della memoria come strumento fondamentale di dialogo tra i popoli. L’International Network of Museums for Peace, rete internazionale che riunisce musei, istituzioni culturali e centri di memoria dedicati alla promozione della pace, rappresenta una delle più importanti realtà globali impegnate nella conservazione e diffusione della memoria storica dei conflitti, trasformandola in uno strumento educativo capace di promuovere dialogo, comprensione reciproca e cooperazione tra i popoli. Attraverso il lavoro dei suoi membri e volontari in tutto il mondo, l’INMP contribuisce a trasformare i luoghi della memoria in spazi di riflessione, educazione e responsabilità civile, dove il ricordo delle tragedie del passato diventa un insegnamento per le generazioni future. Accanto a questa prestigiosa rete internazionale, Books for Peace intende valorizzare il fondamentale lavoro del Peace Museum di Bradford, che rappresenta anche i Musei della Pace di Teheran e Tokyo. Bradford ospita l’unico museo nel Regno Unito interamente dedicato alla storia dei movimenti per la pace. Attraverso documenti, testimonianze e oggetti simbolici, questi musei custodiscono e raccontano la storia di persone e comunità che, nel corso dei decenni, hanno scelto la via della nonviolenza, del dialogo e dell’impegno civile per costruire un mondo più giusto. I Musei della Pace rappresentano oggi un punto di riferimento internazionale per la ricerca, l’educazione e la diffusione della cultura della pace, offrendo alle nuove generazioni uno spazio di conoscenza e consapevolezza sul valore della responsabilità individuale e collettiva nella costruzione di società più pacifiche. “Premiare realtà come l’International Network of Museums for Peace e il Peace Museum di Bradford significa riconoscere il valore universale della cultura e della memoria come strumenti fondamentali per la costruzione della pace e, soprattutto, valorizzare l’impegno e il prezioso lavoro del Direttore Generale Clive Barrett” ha dichiarato Antonio Imeneo, Presidente e co-fondatore del Premio Books for Peace. “La cultura ha il potere di trasformare la memoria del dolore e dei conflitti in conoscenza, dialogo e responsabilità. Attraverso il lavoro straordinario di queste istituzioni, il ricordo della storia diventa una guida per costruire un futuro più consapevole, solidale e umano. Il Premio Books for Peace, nato per celebrare i diritti umani in tutte le loro dimensioni, continua a promuovere nel mondo il valore dell’arte, della cultura, della conoscenza e dell’impegno civile come strumenti concreti per favorire il dialogo tra culture e popoli.” È nostro dovere continuare a dimostrare che la pace si costruisce ogni giorno, attraverso la cultura, il dialogo e l’impegno delle persone che credono nella dignità dell’umanità. Redazione Italia
March 22, 2026
Pressenza
Acqua, diritti umani e uguaglianza di genere al centro del cambiamento
In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, 22 marzo, istituita con la risoluzione A/RES/47/193, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama l’attenzione su una verità tanto evidente quanto spesso trascurata: la crisi idrica globale non è neutrale, ma riflette e amplifica le disuguaglianze esistenti, colpendo in modo sproporzionato donne e ragazze. A livello globale, i dati sono inequivocabili: oltre 2,2 miliardi di persone non hanno accesso ad acqua potabile sicura e 3,5 miliardi vivono senza servizi igienico-sanitari adeguati. In questo scenario, le donne sostengono il carico maggiore: nelle aree prive di servizi idrici, sono responsabili della raccolta dell’acqua in oltre il 70% dei casi e, complessivamente, dedicano a questa attività circa 250 milioni di ore ogni giorno. La crisi idrica si configura così non solo come emergenza ambientale, ma come una delle più pervasive forme di disuguaglianza strutturale contemporanea. Se lo sguardo si sposta sull’Italia, il quadro appare meno drammatico sul piano dell’accesso, ma tutt’altro che esente da criticità sistemiche. Il nostro Paese garantisce servizi idrici e igienico-sanitari sicuri a circa il 96% della popolazione, ma questo dato non deve indurre a sottovalutare le fragilità della rete e le disuguaglianze territoriali. In Italia, infatti, oltre il 40% dell’acqua immessa nelle reti viene disperso a causa di infrastrutture obsolete, con punte che in alcune aree del Mezzogiorno superano il 50–60% . Si tratta di una delle percentuali più alte in Europa, che evidenzia un paradosso: la disponibilità della risorsa non coincide con la sua effettiva accessibilità. Queste criticità si traducono in esperienze concrete di disuguaglianza. Secondo dati nazionali, milioni di cittadini sperimentano ogni anno interruzioni o irregolarità nell’erogazione dell’acqua, con una maggiore incidenza nelle regioni meridionali. In tali contesti, il peso organizzativo e gestionale dell’acqua ricade ancora prevalentemente sulle donne, riproducendo, anche in un Paese avanzato, schemi di divisione del lavoro che incidono sul tempo, sulle opportunità e sulla qualità della vita. A ciò si aggiunge un ulteriore elemento spesso invisibile: la dimensione della governance. Studi recenti evidenziano come, anche in Italia, persistano barriere culturali e istituzionali che limitano la partecipazione femminile nei processi decisionali legati alla gestione delle risorse idriche, soprattutto nei ruoli tecnici e di leadership. La mancanza di dati sistematici disaggregati per genere in questo settore rappresenta essa stessa un indicatore di criticità, poiché rende difficile misurare e quindi affrontare le disuguaglianze esistenti. Il tema della Giornata Mondiale dell’Acqua 2026, “Dove scorre l’acqua, cresce l’uguaglianza”, assume dunque un significato particolarmente attuale anche nel contesto italiano. L’acqua può diventare una leva straordinaria di giustizia sociale, ma solo a condizione che le politiche pubbliche adottino un approccio realmente inclusivo e basato sui diritti umani. Ciò implica riconoscere pienamente il ruolo delle donne non solo come utilizzatrici e custodi della risorsa, ma come protagoniste nei processi decisionali, nella progettazione delle infrastrutture e nella definizione delle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici. Di fronte a sfide crescenti – dalla riduzione delle risorse idriche legata alla crisi climatica alla fragilità delle infrastrutture, fino alle persistenti disuguaglianze sociali – diventa urgente promuovere una visione dell’acqua come bene comune, da gestire in modo equo e sostenibile. In questo percorso, il coinvolgimento attivo di tutta la società è imprescindibile: istituzioni, comunità educanti, mondo produttivo e cittadinanza devono contribuire a costruire una cultura dell’acqua fondata sulla responsabilità condivisa. Il Coordinamento Nazionale Docenti dei Diritti Umani ribadisce il ruolo centrale dell’educazione nel promuovere questa trasformazione. Le scuole possono e devono diventare laboratori di consapevolezza, in cui si intrecciano diritti umani, sostenibilità ambientale e parità di genere, formando cittadini capaci di leggere la complessità del presente e di agire per un futuro più equo. Garantire l’accesso all’acqua, anche in un contesto come quello italiano, significa oggi non solo migliorare infrastrutture e servizi, ma affrontare le radici profonde delle disuguaglianze. Solo riconoscendo e valorizzando il contributo delle donne sarà possibile trasformare la gestione dell’acqua in uno strumento concreto di democrazia sostanziale, sviluppo sostenibile e giustizia sociale.   Redazione Italia
March 22, 2026
Pressenza
Sei fermat3 a scopo preventivo a Brescia: ecco il nuovo decreto sicurezza
Nella mattinata di domenica 22 marzo a Rovato, in provincia di Brescia, in occasione dell’inaugurazione della 135esima edizione di Lombardia Carne, sei persone sono state identificate e fermate a scopo preventivo perché considerate possibili contestatrici dell’evento. Solamente una delle persone in questione è riuscita ad avvicinarsi al palco durante l’inaugurazione della fiera e ha scandito alcuni slogan, prima di essere circondata da forze dell’ordine, bloccata e portata via. Delle sei persone fermate, cinque in questo momento si trovano, con accuse pretestuose, alla stazione di polizia di Rovato, dalla quale ci arrivano notizie di ulteriori perquisizioni e inviti a spogliarsi completamente. È il quarto anno consecutivo che proteste colpiscono la fiera, quest’anno è stato il turno del collettivo antispecista mantovano No Food • No Science, “specializzato” nel disturbo di eventi organizzati e sponsorizzati dal settore zootecnico. Durante il taglio del nastro, alla presenza di tutte le autorità, un attivista si è avvicinato al palco dell’inaugurazione contestando l’evento. La fiera ha origini che risalgono all’età longobarda e oggi rappresenta una delle più importanti manifestazioni del settore zootecnico del Nord Italia. Si tratta di un settore sostenuto da fondi pubblici tramite la Politica Agricola Comune e, come mostrato dal documentario Food For Profit di Giulia Innocenzi e Pablo D’Ambrosi, da un’attività di lobbying quotidiana a Bruxelles, che implica rapporti poco trasparenti tra politica, istituzioni e realtà come Copa-Cocega, la più influente organizzazione di agricoltori a livello europeo. Secondo i dati Eurispes del 2025, tuttavia, il 71,4% degli italiani si dichiara contrario agli allevamenti intensivi per uso alimentare. “Ci chiediamo chi e che cosa questa fiera rappresenti oggi. Come è possibile nel 2026, nel mezzo di una crisi climatica, con l’attenzione che siamo arrivati come società a riservare ai diritti umani e animali, dedicare una manifestazione alla rappresentazione concreta di quel sistema di allevamenti, che prospera in Pianura Padana, rendendo l’aria irrespirabile tramite l’emissione di ammoniaca e di polveri sottili”, dichiara Aldo Brun, 25 anni, uno degli attivisti coinvolti nel fermo preventivo. Valeria Bosio, bresciana, 17 anni, al quarto anno di contestazione della fiera, invitata ad allontanarsi dall’evento in quanto “persona non gradita”, mette in evidenza il coinvolgimento delle scuole della zona e ne sottolinea l’inadeguatezza di fronte ai problemi del nostro tempo: “Nella scuola che vorrei si parla di antispecismo, liberazione animale, alimentazione sostenibile e quindi vegana, non si portano intere classi a visitare una fiera di settore appellandosi alla tradizione del territorio. Crediamo che sia il tempo di mettere da parte la tradizione e di guardare al futuro, riconoscendo la fine del tempo del sistema allevamenti-mattatoi e la necessità più urgente che mai di un futuro vegetale“. COLDIRETTI E CONFAGRICOLTURA LIBERE DI PROTESTARE. L3 CITTADIN3 COMUNI, INVECE? Nel mirino quindi l’industria della carne, considerata da chi protesta anacronistica, ma anche le grandi associazioni di categoria che la tutelano e proteggono – Coldiretti e Confagricoltura – e che hanno un peso politico enorme nei palazzi del potere. A dibattito anche il diritto di protesta, minato ulteriormente dal Decreto Sicurezza recentemente approvato con una decretazione d’urgenza. Il collettivo, nella propria comunicazione, ha fatto esplicito riferimento alle proteste degli agricoltori a Bruxelles lo scorso dicembre e rivendicato il diritto di agire per mettere in evidenza un problema sociale, facendo notare come anche nelle modalità di protesta di Coldiretti rientri qualcosa di simile a quanto messo in atto negli ultimi anni dai movimenti ambientalisti o antispecisti, con l’importante differenza della mancata criminalizzazione del dissenso che li colpisce invece quotidianamente. Coldiretti aveva infatti usato letame a Bruxelles per protestare contro i tagli alla PAC al Parlamento Europeo. Un attivista che fa lo stesso, senza i mezzi economici di Coldiretti alle spalle, oggi, in Italia, rischia fino a 60mila euro di multa. Senza il letame, ma solo con il proprio corpo e un messaggio da inviare, si parla comunque di sanzioni amministrative di 10mila euro. LOMBARDIA: LA REGIONE – ALLEVAMENTO. MANTOVA E BRESCIA: PIÙ ANIMALI CHE ABITANTI Il collettivo No Food • No Science è attivo dal 2024 nel mantovano, dove ha colpito grandi eventi pubblici come Food&Science e Festivaletteratura, sponsorizzati da industrie zootecniche, e già due volte Palazzo Te con letame e farina, per mettere in evidenza il finanziamento di un salumificio dietro il più importante museo della città di Mantova. Non è la prima volta, tuttavia, che No Food • No Science agisce nel bresciano: solo pochi mesi fa, nel dicembre 2025, infatti, aveva interrotto il concerto di Natale sponsorizzato da Grana Padano a Desenzano del Garda, scatenando l’indomani la reazione del Consorzio di Tutela del noto formaggio, che aveva definito gli attivisti “servi sciocchi delle multinazionali del cibo monster”. La scelta di estendere la propria attività fuori dal mantovano è legata ad analogie molto forti tra i territori: le province di Mantova e Brescia sono accumunate da un dato impressionante: sono abitate da più animali non umani che umani. A Mantova parliamo di 18 animali allevati per ogni abitante, a Brescia di 10. Tuttavia, Brescia “ospita” più animali in valore assoluto: più di 12 milioni. I Comuni che detengono il record provinciale sono Calvisano con più di 23mila capi di bovini, 63mila suini e 538mila tra polli e cinque di galline ovaiole a ciclo e Ghedi con 18mila bovini, oltre a 73mila suini e più di 705mila avicoli, come riportato dall’inchiesta de Il Fatto Quotidiano “Lombardia, la regione – allevamento” dell’agosto 2024. Mantova e Brescia sono proprio il simbolo più spietato di un sistema che si regge sullo sfruttamento dei corpi animali, ignorandone l’etologia e i diritti fondamentali. Cartella foto e video (video edizione 2026, foto relative a contestazioni di edizioni precedenti): https://drive.google.com/drive/u/3/folders/1SVjWVMGes7S5a_5Yb4ZmB8W3OINzHkuz No Food • No Science https://www.instagram.com/nofood.noscience/       Redazione Italia
March 22, 2026
Pressenza
Together, a Roma il 27 e 28 marzo
Together: 27 marzo concerto (guarda chi ci sarà) – 28 marzo corteo (guarda il percorso) Un week end in cui si balla e si lotta – a Roma (ma anche a Minneapolis e in tutte le città degli Stati Uniti, a Londra e in diverse capitali europee) Per un’alternativa di società contro tutti i fascismi, per battere il tempo della libertà contro i re e le loro guerre, la rete NoKings si allarga e si infittisce Attac Italia
March 22, 2026
Pressenza
Referendum costituzionale ed elezioni in Slovenia
Domenica 22 marzo (e per quanto riguarda il referendum anche lunedì 23 marzo) sarà una data importante sia per gli elettori in Italia che per quelli in Slovenia. In Italia la nostra costituzione si trova nuovamente sotto attacco con la proposta di modifica costituzionale che riguarda ben sette articoli. Il partito della Rifondazione comunista invita i propri iscritti e simpatizzanti a votare convintamente NO al quesito referendario ritenendo che le modifiche proposte vadano in direzione antidemocratica con il chiaro intento di arrivare ad un controllo governativo della magistratura e con il concreto rischio di derive autoritarie. Invece gli elettori sloveni domenica saranno chiamati a rinnovare il parlamento. La sfida tra le attuali forze di governo di centrosinistra e l’opposizione di centrodestra capitanata dal sempiterno Janez Janša sembra molto aperta. Il partito della Rifondazione comunista auspica chiaramente che a vincere non sia una compagine che di fatto a livello internazionale sostiene i criminali governi e le ancor più criminali politiche promosse e proposte da Israele con Netanyahu e dagli Usa con Trump. Pertanto Rifondazione comunista invita eventuali suoi simpatizzanti che hanno la cittadinanza slovena di votare domenica, se non lo hanno già fatto per posta, per quelle forze di sinistra che si sono schierate per il riconoscimento della Palestina e la condanna delle politiche genocide del governo israeliano e per proposte di tipo sociale all’avanguardia. Partito della Rifondazione comunista – Federazione di Trieste   V nedeljo 22. marca (in za italijanske volivce tudi v ponedeljek, 23. marca) bo pomemben dan tako za italijanske kot slovenske volilce. V Italiji je ustava znova pod udarom z referedumom, ki zadeva ustavne spremembe kar sedmih členov. Stranka komunistične prenove vabi svoje člane in simpatizerje, da se referenduma udeležijo in s prepričanjem prekrižajo NE na volilnici, saj gredo predlagane spremembe v smer protidemokratičnega in avtoritarnega sistema v katerem naj bi vlada nadzorovala sodstvo. Vendar konec tedna bodo odšli na volišča tudi slovenski državljani za državnozborske volitve s prenovitvijo parlamenta. V igri sta dve opciji med sedanjo levosredinsko vlado in alternativo, ki jo predstavlja zimzeleni Janez Janša. Izid je dokaj negotov. V stranki komunistične prenove smo resnično zaskrbljeni, da bi prevladala koalicija, ki na svetovni ravni podpira kriminalno politiko Izraela in ZDA oziroma Netanyahuja in Trumpa. Ravno zato SKP vabi vse svoje volivce in simpatizerje, ki imajo tudi slovensko državljanstvo, da če tega niso že naredili po pošti, naj gredo v nedeljo na volišče in oddajo svoj glas tistim levo usmerjenim strankam, ki so se v teh letih jasno opredelile za priznanje Palestine in proti genocidni politiki Izraela ter si izborile izboljšanje socialnih razmer in pravic v Sloveniji. Stranka komunistične prenove – Tržaška federacija Rifondazione Comunista - Sinistra Europea
March 21, 2026
Pressenza
Accolto a braccia aperte dalle Istituzioni a Palermo l’ambasciatore israeliano, ma l’opposizione protesta
Riceviamo e volentieri diffondiamo l’interrogazione con sollecito di risposta urgente presentata all’ARS a seguito della visita dell’ambasciatore israeliano nella città gemellata con Betlemme e Khan Younis XVIII Legislatura ARS –  INTERROGAZIONE (Risposta orale urgente) Chiarimenti su visita istituzionale a Palermo dell’Ambasciatore dello Stato di Israele in Italia Jonathan Peled Al Presidente della Regione Sicilia                                                                         Premesso che: – da comunicazioni pubbliche dell’Ambasciatore dello Stato di Israele in Italia, Jonathan Peled, risulta che lo stesso è stato ricevuto dal Sindaco di Palermo e dal Presidente della Regione nell’ambito di una visita ufficiale in Sicilia; – secondo quanto dichiarato pubblicamente dallo stesso Ambasciatore, nel corso dell’incontro sono stati trattati temi relativi a possibili collaborazioni nei settori della gestione delle risorse idriche, agricoltura, turismo, innovazione digitale e cybersecurity; – tale incontro si colloca in un contesto internazionale segnato dal protrarsi della crisi nella Striscia di Gaza e dall’ulteriore conflitto armato a seguito del recente attacco all’IRAN, con gravissime conseguenze sulla popolazione civile, e in uno scenario segnato da denunce nei confronti dello Stato di Israele di violazioni del diritto internazionale umanitario e con accuse, avanzate in sedi internazionali, relative alla possibile configurazione di crimini internazionali fino al genocidio; – nel contesto internazionale attuale risulta altresì l’emissione, da parte della Corte Penale Internazionale, di un mandato di arresto nei confronti del Primo Ministro dello Stato di Israele Benjamin Netanyahu, per crimini commessi nella guerra contro Gaza; Considerato che: – la città di Palermo si è più volte definita Città di pace, di dialogo e di solidarietà tra i popoli; – in particolare, Palermo vanta decenni di relazioni privilegiate e di profonda amicizia con il popolo palestinese, testimoniate da importanti gemellaggi e patti di solidarietà, focalizzati sulla cooperazione culturale e la difesa dei diritti umani, in particolare con le città di Betlemme e Khan Younis; Ritenuto che: – la visita istituzionale dell’Ambasciatore israeliano, in questo particolare e delicato momento segnato dalla crescente escalation del conflitto mediorientale, assume un rilevante significato politico e simbolico, rischiando di apparire come un’insensibilità verso quel popolo e quelle città sorelle che stanno vivendo una tragedia immane; – a destare ulteriore allarme sono i contenuti dei colloqui riportati dallo stesso Ambasciatore, sul suo profilo X ufficiale, relativi a “nuove possibili collaborazioni con la Regione in diversi settori, come la gestione delle risorse idriche, agricoltura, turismo, innovazione digitale e cybersecurity” senza che, tuttavia, sia stata resa pubblica alcuna posizione sui diritti umani, sulla tutela dei civili, sul rispetto del diritto internazionale; Per sapere: – quali siano state le finalità istituzionali e politiche dell’incontro avvenuto a Palermo con l’Ambasciatore dello Stato di Israele in Italia; – nel dettaglio, quali temi siano stati effettivamente trattati nel corso dell’incontro e quali contenuti concreti siano stati discussi in relazione ai settori indicati pubblicamente dall’Ambasciatore sul profilo social, con particolare riferimento alla cybersecurity, all’innovazione digitale, alla gestione delle risorse idriche, all’agricoltura e al turismo; – se in relazione ai settori sopra indicati siano state ipotizzate o avviate forme di collaborazione istituzionale o progettuale tra lo Stato di Israele e la Regione Sicilia; – se nel corso dell’incontro sia stata affrontata la situazione umanitaria di estrema emergenza nella Striscia di Gaza e della guerra in corso in Medio Oriente, con riguardo alla tutela di tutta la popolazione civile coinvolta nei conflitti armati; – quale posizione sia stata espressa dal Presidente della Regione, in tale sede, in merito al rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale; – quale posizione istituzionale il governo regionale intenda assumere, in un momento in cui la comunità internazionale è afflitta da guerre armate e crisi umanitarie di estrema emergenza. FIRMATARI: On. Valentina CHINNICI, On. Michele CATANZARO, On. Giovanni BURTONE, On. Antonino CRACOLICI, On. Emanuele DIPASQUALE, On. Mario GIAMBONA, On. Calogero LEANZA, On. Dario SAFINA, On. Ersilia SAVERINO, On. Tiziano SPADA, On. Sebastiano VENEZIA Redazione Palermo
March 21, 2026
Pressenza
Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale
Inaugurazione dell’esposizione artistica “Giovani d’oggi”, patrocinata dall’Unicef: 15 opere di giovani rifugiati e migranti sul tema delle discriminazioni e dell’inclusione. La mostra sarà visitabile gratuitamente dal 21 al 27 marzo 2026 presso il Mercato Centrale a Roma, in via Giolitti 36. Oggi, a Roma, alle h. 16.30, al primo piano del Mercato Centrale in via Giolitti 36, l’Ufficio UNICEF per l’Europa e l’Asia Centrale inaugura l’esposizione artistica conclusiva “Giovani d’Oggi” della OPS! Academy 2025/26, con le opere di 15 giovani migranti e rifugiati che hanno sviluppato creazioni artistiche sul tema delle discriminazioni e dell’inclusione. L’esposizione, aperta al pubblico fino al 27 marzo 2026, viene lanciata in occasione della Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale (oggi) e sarà aperta con un evento inaugurale realizzato in collaborazione con il Mercato Centrale Roma e il ristorante La Cucina Mediterraneo (Stazione Termini, primo piano). Partecipano all’evento: Nicola Dell’Arciprete, Ufficio UNICEF per l’Europa e l’Asia Centrale (UNICEF ECARO); Valeria Nardoni, Istituto Europeo di Design Roma; Lorenzo Leonetti, Ristorante La Cucina Mediterraneo; Flaminia Greco, Mercato Centrale Roma; Ibrahim Mamouda, membro della OPS! Academy. «Con la campagna OPS! vogliamo creare spazi reali di ascolto e partecipazione in cui ragazze e ragazzi possano raccontare la propria esperienza e contribuire a trasformare lo sguardo collettivo sulle nuove generazioni. “Giovani d’oggi” mostra come l’arte possa diventare uno strumento potente di inclusione, dialogo e cambiamento sociale» – ha dichiarato Nicola Dell’Arciprete Coordinatore della Risposta in Italia per l’Ufficio UNICEF per l’Europa e l’Asia Centrale. “Siamo convinti che favorire l’incontro e la costruzione di relazioni tra le nuove generazioni sia la strada giusta per sensibilizzare i giovani alla lotta ai pregiudizi e agli stereotipi” dichiara Laura Negrini, direttrice IED Roma. «Mercato Centrale nasce per essere un luogo di incontro tra persone, culture e storie diverse. Ospitare “Giovani d’oggi” significa dare spazio a voci che attraverso l’arte ci invitano a superare pregiudizi e costruire una comunità più aperta e inclusiva.» Umberto Montano, Presidente e Fondatore di Mercato Centrale. L’esposizione “Giovani d’oggi” Il titolo “Giovani d’oggi” vuole restituire l’immagine di una generazione di oggi più consapevole, creativa e capace di incidere nel dibattito sociale. Attraverso opere artistiche e narrazioni personali, la mostra invita il pubblico a riflettere sui meccanismi dei pregiudizi e sull’urgenza di includere pienamente nell’immaginario e nelle politiche giovanili anche chi vive in Italia a seguito di un percorso migratorio. La mostra propone un’esperienza immersiva che invita il pubblico ad ascoltare le voci dei giovani protagonisti, riflettere sui pregiudizi e immaginare possibili cambiamenti sociali attraverso l’arte e la narrazione. Le opere sviluppate dai giovani migranti e rifugiati, selezionati attraverso il contest DiscriminAZIONE promosso dall’UNICEF sulla piattaforma U-Report On The Move nel 2025, sono state poi successivamente approfondite e rielaborate con il supporto di tutor, tra cui studenti/esse dell’Istituto Europeo di Design e della Scuola Holden. La Campagna OPS! – la tua Opinione, oltre ogni Pregiudizio e contro gli Stereotipi Dal 2021 la campagna OPS! – la tua Opinione, oltre ogni Pregiudizio e contro gli Stereotipi promuove inclusione, partecipazione ed empowerment giovanile attraverso percorsi formativi, arte e strumenti digitali. OPS! Academy è un percorso che dal 2021 ha coinvolto oltre 500 adolescenti e giovani, in particolare migranti, rifugiati/e e minorenni stranieri/e non accompagnati/e, in attività formative e creative dedicate ai temi dell’inclusione e del contrasto alle discriminazioni. La mostra rappresenta il momento pubblico conclusivo di questo percorso. Il programma dell’inaugurazione prevede: dopo l’apertura e accoglienza; i saluti istituzionali con la partecipazione dell’UNICEF, IED, Mercato Centrale di Roma e Ristorante La Cucina Mediterraneo, l’esibizione di danza dei partecipanti alla OPS! Academy; percorso guidato della mostra e vernissage. Nelle date 24 e 26 Marzo l’UNICEF proporrà attività di formazione sulla tematica dell’antidiscriminazione aperte alla cittadinanza per info yestifanos@unicef.org   UNICEF
March 21, 2026
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