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Appello per la liberazione di Hannoun, Dawoud, Elasaly e Albunstanji
Oggi il Coordinamento del Parlamento inter-arabo riunito a Il Cairo ha designato la data del 17 ottobre – ricorrenza del giorno in cui nel 2023 l’esercito israeliano ha bombardato l’ospedale Al-Ahly Al-Maamadany e ucciso 500 persone tra gli sfollati rifugiati negli spazi aperti della struttura e con altri attacchi provocato oltre 200 morti – come giornata di commemorazione delle vittime del genocidio dei palestinesi a Gaza, uno sterminio che intanto continua… A Beit Lahia sono state uccise 4 persone e decine di feriti sono stati trasportati a piedi fino all’ospedale Shifà, a Gaza città, perché in tutta la zona nord gli ospedali sono stati rasi al suolo. I bombardamenti di artiglieria e carri armati sono proseguiti anche nel sud, a Khan Younis, e un ragazzo è morto. E in Cisgiordania a Qalqilia i soldati di occupazione hanno sparato ad un posto di blocco e, mentre lui era seduto in auto, ucciso il 18enne Mohammed Shrim. A Salfit, a nord di Ramallah, tutte le arterie stradali sono state chiuse con cumuli di terra, blocchi di cemento e barriere metalliche, e il sindaco ha ordinato la chiusura delle scuole, a causa dell’emergenza repressione coloniale: la città è diventata come un ghetto in cui rastrellamenti violenti nelle case, interrogatori di piazza e umiliazioni contro persone inermi davanti ai loro bambini. A Tamoun, nei pressi di Nablus, due bambini (Alì e Razan, di 16 anni e 3 anni) sono stati uccisi dalle forze speciali dell’ANP e i loro familiari denunciano: “Sono stati assassinati a sangue freddo mentre viaggiavano in un’auto civile, dove nessuno degli adulti era armato. È un crimine che rimarrà un’onta nella storia di questo reparto criminale. Invece di difendere il popolo, lo sottomette e uccide”. Oltre alla liberazione di Samer Samarah, il padre delle due vittime, che durante l’assalto è stato ferito e sequestrato, la famiglia Samarah chiede di processare gli assassini, di cui indica i nomi, e accusa responsabili anche il direttore del corpo delle forze speciali e l’ispettore operativo di Toubas. Secondo il Comitato dei familiari dei detenuti palestinesi nelle carceri dell’ANP i militanti assassinati dalla polizia di Abbas in due anni sono 25 e nessun responsabile della loro morte è stato mai rimosso dall’incarico o processato. In Italia, dove il Consiglio Comunale di Firenze ha approvato la mozione che impegna l’amministrazione ad aderire formalmente alla campagna internazionale per la liberazione di Marwan Barghouti e dei prigionieri politici palestinesi, promossa da numerose associazioni italiane, tra cui AssoPace Palestina, ed avviata il 29 novembre scorso, in concomitanza della Giornata Internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese, il Comitato nazionale in difesa dei detenuti palestinesi in Italia – Mohammed Hannoun, Ra’ed Dawoud, Yaser Elasaly e Ryad Albunstanji – ha lanciato un appello a cui tutti possono aderire inviando un email al recapito Hannoun-Palestinesi-Liberi@protonmail.com > Nei giorni tra Natale e Capodanno un’operazione di polizia ha portato > all’arresto di Mohammed Hannoun, segretario dell’Associazione dei Palestinesi > in Italia e da anni residente nel nostro Paese. > > Insieme a lui altri sei palestinesi, di cui tre rilasciati dal Tribunale del > Riesame nei giorni scorsi, a dimostrazione di come il castello accusatorio > mostri già delle evidentissime crepe. > > Contemporaneamente è partita un’operazione repressiva nei confronti di chi in > Italia si impegna da anni per una conoscenza corretta della questione > palestinese, che vede protagonista Angela Lano, accademica e fondatrice > dell’agenzia di notizie Infopal. > > Le accuse, quasi interamente basate su rapporti forniti da strutture statali > israeliane e, in prima linea, dai suoi servizi segreti, riguardano presunti > sostegni al partito palestinese Hamas, al governo della Striscia di Gaza dal > 2006, che verrebbero mascherati da aiuti umanitari per la popolazione di Gaza > sottoposta a ogni genere di privazione da Israele, Stato indiziato di > genocidio dalla Corte Internazionale di Giustizia. > > Di questi aiuti, raccolti nella società civile italiana, esiste invece > un’ampia documentazione sui destinatari civili nei territori occupati di Gaza > e Cisgiordania. > > Siamo di fronte ad una illegittima interferenza delle autorità israeliane > nell’attività giudiziaria italiana, passivamente recepita da chi ha emesso i > provvedimenti giudiziari e apertamente sostenuta, a dispetto della sovranità > nazionale e del dichiarato garantismo, dal governo Meloni. > > Queste misure repressive si affiancano a quelle adottate dallo Stato > israeliano nei confronti di ben 37 organizzazioni umanitarie impegnate > nell’assistenza alla popolazione civile palestinese, compresa l’UNRWA, agenzia > ONU per i profughi palestinesi attiva dal 1949, la cui sede ufficiale a > Gerusalemme è stata distrutta su ordine del governo Netanyahu. > > Le autorità italiane che si sono fatte esecutrici di disposizioni richieste da > uno Stato straniero, peraltro accusato di gravi crimini di guerra e contro > l’umanità, si chiedano come questo si concili con il diritto internazionale e > la nostra Costituzione che all’art. 2 afferma: “La Repubblica riconosce e > garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle > formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento > dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. > > Vanno denunciati e contrastati provvedimenti di tale gravissima portata, > adottati senza fornire alcuna prova delle accuse che non sia l’inaccettabile > input di un servizio segreto e di strutture giuridiche, già squalificate dal > fatto di essere strumenti di una parte in causa, la cui integrità e fondatezza > presenta ogni motivo per essere messa in discussione. L’estensione arbitraria > e strumentale della definizione di terrorismo che la legge israeliana compie > nei confronti di chi fornisce aiuti umanitari alla popolazione civile, > definendoli “finanziamento del terrorismo”, non avrebbe dovuto in alcun modo > essere recepita dalle autorità di polizia e giudiziarie italiane e va respinta > in toto. > > NON ACCETTIAMO CHE ALLA LEGGE DI UNO STATO INDIZIATO DI GENOCIDIO > VENGA DATA PASSIVA ATTUAZIONE DALLE AUTORITA’ ITALIANE. ANBAMED
February 17, 2026
Pressenza
Roma, 16 febbraio 2026 – Conferenza stampa per la liberazione di Mohammad Hannoun
IL Comitato Nazionale per Mohammed Hannoun, segretario dell’Associazione Palestinesi in Italia, arrestato a Genova e detenuto nel carcere di massima sicurezza di Terni, indice una conferenza  stampa a ROMA, Piazza Capranica, lunedì 16 febbraio, alle 12.00, alla quale sono invitati gli organi di informazione. Per la liberazione di Hannoun e di altri palestinesi arrestati e per la fine della persecuzione dei sostenitori dei diritti palestinesi, si è costituito un Comitato Nazionale. Nei primi giorni della diffusione di un comunicato-appello, sono già state raggiunte centinaia di firme e adesioni, aperte da quelle del Prof. Angelo D’Orsi e di Moni Ovadia, oltre che di numerosi esponenti della  professione giuridica, della cultura, del giornalismo, della politica. Mohammed Hannoun, architetto, da decenni residente in Italia. Si è adoperato in questi anni dell’occupazione dei territori palestinesi e poi della guerra israeliana a Gaza per raccogliere e consegnare ai sopravvissuti palestinesi soccorsi umanitari. Questo viene interpretato in Israele come “azione di sostegno al terrorismo”. Indicazioni in tal senso sono pervenute al tribunale di Genova dai Servizi d’Intelligence israeliani. Gli stessi criteri sono stati posti a base dei provvedimenti del governo israeliano che hanno bandito dai territori occupati le agenzie dell’ONU, come l’UNRWA, e ben 37 ONG umanitarie, quale Medici senza Frontiere. Si prova addirittura, sempre in base all’identificazione di difesa dei diritti umani dei palestinesi e terrorismo, di delegittimare la rappresentante dell’ONU Francesca Albanese. Il tribunale ha avanzato per l’arresto di Hannoun queste ed altre considerazioni e documentazioni. L’arresto di chi ha compiuto il reato di assistenza ai civili che a Gaza muoiono a decine di migliaia per bombe, fame, sete, mancanza di alloggio e malattia, soprattutto i settori più fragili, bambini, donne e anziani, non ha basi né giuridiche, né ovviamente umanitarie. Aiutare chi soffre e chi muore non è reato.   Comitato Nazionale per la liberazione di Mohammed Hannoun e degli altri palestinesi arrestati- 12 febbraio 2026 InfoPal
February 15, 2026
Pressenza