Lytton Strachey / Molto di più e molto di meno che storico
Il Gruppo di Bloomsbury, élite corporea e culturale difficile da immaginare per
i più attuali nemici dello sperimentare scritture capaci di smontare
conservatorismi regressivi se non reazionari. Tentativi goffi ne esistono, ma
oltre a qualche infrazione non si vede nulla in giro. Chi sa quanto fossero
spregiudicati questi signori e queste signore più che fratelli e sorelle o amici
e amanti? Dal quartiere londinese di Bloomsbury intorno al 1905 lanciarono
strali tutti insieme e ognuno per sé come ben si capisce leggendo, per esempio,
la biografia di Virginia Woolf. I cultori a questo punto citeranno le pagine di
Arbasino a essi dedicati, con tutti gli atteggiamenti e i pas-de-deux connessi
perché nessuno vuol farsi mancare niente a proposito di irriverenze e amori
divoranti, non solo (soprattutto) letterari.
Dalle vite bloomsburiane con Ritratti in miniatura ci ritagliamo una acida
prevalenza della biografia talmente dettagliata da rasentare una polverizzazione
della visione ottica. Lytton Strachey è lo “storico” del gruppo, e in questa
galleria di vite brevi, tutte realmente esistite, mostra come sia possibile
catturare la mondanità gaia (e non) con le mascherature dell’epoca. I Portraits
vengono compilati negli anni Trenta del ’900, e prendono di mira con la
brillantezza della prosa di Strachey una serie di personaggi narrati nel bel
mezzo della Storia e in ciascuna storia personale: i secoli e le epoche vi sono
ampiamente rappresentati, volti a noi sconosciuti con altri ancora ben noti.
Aiuta il divertimento intellettuale e visivo la serie di ritratti pittorici che
all’interno del libro (non diremo mai abbastanza della perizia editoriale di
Palingenia) creano una sorta di pinacoteca che si fidanza amabilmente con
l’introduzione di Mario Fortunato. Lo scrittore continua, beati noi, a
passeggiare nel giardino di Bloomsbury regalandoci talenti molteplici da
incamerare nelle nostre menti provate dagli spuntoni del nuovo secolo. I destini
descritti da Strachey e tradotti da Fortunato fanno capire cosa s’intende per
digressione applicata alla Storia. Il curatore dei Ritratti senza mezzi termini
scrive che non è l’attendibilità storica che bisogna cercare in Strachey, perché
egli rifugge dal cliché dell’ideologia. Fortunato si definisce “non accademico”,
favoriti noi: finalmente uno scrittore oggi ci indica con sprezzo del pericolo
un altro “sabotatore delle idee correnti”.
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