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Europa, dicono le organizzazioni sociali e ambientaliste: “Le politiche climatiche sono la difesa dalla crisi energetica”
In vista del Consiglio europeo Forum Disuguaglianze Diversità, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente, Transport & Environment e WWF Italia si rivolgono al governo italiano affinchè l’Europa, a causa della guerra in Medio oriente non favorisca le energie fossili attraverso la deregolamentazione e lasciando così margine a gas e petrolio che creano insicurezza e instabilità e accrescono una crisi climatica che accresce povertà e diseguaglianze_ SEGUE COMUNICATO Il Governo italiano, invece di chiedere la sospensione dell’ETS e promuovere la deregolamentazione ambientale, dovrebbe difendere davvero l’interesse nazionale e la sicurezza dei cittadini, non fare favori ai combustibili fossili, veri responsabili della ennesima crisi energetica, delle tensioni mondiali e della volatilità dei prezzi. Colpire l’ETS (Emission Trading Scheme) o fare marcia indietro su elementi fondamentali del quadro climatico dell’UE non farebbe altro che indebolire la risposta dell’Europa alla crisi.  Al contrario, i soldi dell’ETS vanno usati bene, cioè per accelerare la transizione energetica, porre fine alla dipendenza dai combustibili fossili, mantenere la rotta del Green Deal europeo e contrastare strutturalmente la povertà energetica: questo l’appello di numerose organizzazioni ambientaliste italiane (Forum Disuguaglianze Diversità, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente, Transport & Environment e WWF Italia) ai Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europa che si riuniscono domani e dopodomani a Bruxelles. L’Europa è fortemente dipendente dai combustibili fossili importati, costosi e rischiosi. Il crescente ricorso al GNL dopo la crisi del 2022 ha sostituito una dipendenza dai combustibili fossili con un’altra, dinamiche geopolitiche con altre. L’Europa e l’Italia devono mobilitare ingenti investimenti nel risparmio energetico, nelle energie rinnovabili, nelle reti, nello stoccaggio e nell’elettrificazione per proteggere le famiglie e le imprese da ulteriori shock dei prezzi dell’energia. Ed è proprio dall’ETS che potranno venire una parte dei fondi necessari a sostenere la transizione, se non continueranno a essere usati per il ripiano di bilanci e a perdersi in mille rivoli, come ha dimostrato un rapporto della think tank indipendente sul clima Ecco[1] : dei 18 miliardi generati dal meccanismo “chi inquina paga” della UE, solo il 9% (1,6 miliardi) sono andati effettivamente a sostenere le politiche climatiche. Eppure, le energie rinnovabili hanno già superato i combustibili fossili nella produzione di energia elettrica dell’UE, e forse questo è il vero problema delle compagnie Oil & Gas e di coloro che vogliono favorire la produzione di energia elettrica con le centrali termoelettriche per così minare tutto il meccanismo ETS.  Eppure, i vantaggi per le aziende e i cittadini europei sarebbero enormi: con il risparmio energetico, le energie rinnovabili, l’elettrificazione, gli accumuli e le reti, l’Europa potrà sempre più fare affidamento su abbondanti energie rinnovabili di produzione interna. Le rinnovabili sono l’unica strada affinché l’Europa possa diventare indipendente e immune da shock esterni provocati da crisi e guerre, spesso causata dalla stessa corsa scriteriata ai combustibili fossili e al nucleare, pericoloso, estremamente costoso e comunque con tempi lunghissimi”. Nell’immediato, le associazioni ambientaliste e sociali propongono di ridurre le imposte sull’elettricità e riformare il sistema per fornire davvero sollievo alle famiglie e alle imprese in tutta Europa. Secondo le ONG, anche la spinta alla deregolamentazione che sta attualmente monopolizzando il dibattito politico europeo si basa su una falsa narrativa creata ad arte: l’applicazione della legislazione ambientale esistente genererebbe un risparmio economico annuo di 180 miliardi di euro, mentre il costo dell’inazione climatica potrebbe raggiungere i 5,6 trilioni di euro in Europa nei prossimi 30 anni. Per le ONG ambientali e sociali occorre garantire che la “semplificazione” normativa non indebolisca le protezioni ambientali, climatiche o sociali. Il vero ostacolo alla competitività non sono regole chiare e rigorose, ma l’inerzia politica dei governi e delle istituzioni europee che procedono troppo lentamente nell’attuazione degli accordi esistenti. Occorre anche riorientare l’agenda della competitività verso investimenti su larga scala nella transizione verde, con nuovi strumenti di finanziamento pubblico a livello UE. Essenziale, anche per la sicurezza energetica, accelerare l’uscita dell’Europa dai combustibili fossili. L’elettrificazione basata sulle energie rinnovabili, l’efficienza, la gestione della domanda e l’integrazione della rete sono le uniche vie credibili verso la sicurezza energetica e la stabilità dei prezzi. Ciò deve andare di pari passo con la stabilità normativa e delle regole di mercato, compreso un prezzo del carbonio forte e prevedibile. Occorre infine riconoscere il costo economico dell’inazione sulla vita delle persone, su natura, clima e salute: i 12 miliardi di euro che tutti gli attuali “pacchetti omnibus” sostengono di risparmiare sono irrisori rispetto ai costi dei danni climatici, che graveranno sui bilanci pubblici e su cittadini e imprese. Per le organizzazioni ambientaliste e sociali, il Governo italiano, anziché irresponsabilmente chiedere la sospensione dell’ETS e promuovere una pericolosa deregolamentazione ambientale, deve tutelare l’interesse nazionale e la sicurezza dei cittadini, rafforzando politiche climatiche ambiziose, accelerando la transizione energetica e riducendo strutturalmente la dipendenza da gas e petrolio. [1] QUANTI SONO E COME VENGONO USATI I PROVENTI DELL’ETS HTTPS://ECCOCLIMATE.ORG/IT/PROVENTI-ETS-IN-ITALIA-UTILIZZATO-SOLO-IL-9-DELLE-RISORSE/ IN ITALIA – ECCO Redazione Italia
March 19, 2026
Pressenza
“Oscar dell’Ecoturismo – Lombardia” di Legambiente all’EcoOstello Interflumina
Il resort sito a Casalmeggiore, in provincia di Cremona, è stato insignito del riconoscimento all’evento svolto sabato 14 marzo nello stand di PEFC Italia alla 22esima edizione della fiera Fà la cosa giusta. L’Oscar dell’Ecoturismo assegnato da Legambiente premia “la sua straordinaria capacità di coniugare le esigenze di un turismo responsabile e sostenibile con proposte dedicate ai mondi della scuola, dello sport, dell’arte, della natura e della cultura, coinvolgendo famiglie, associazioni e istituzioni”. Sulla rotta della ciclovia VENTO che collega Venezia e Torino, nel triangolo della Pianura Padana che si interseca con le province di Cremona, Mantova e Parma e racchiuso tra i fiumi Po e Oglio, l’EcoOstello Interflumina – Cascina Sereni offre numerose opportunità per escursioni nel Bosco di Santa Maria e nel Parco Golena del Po e lungo gli itinerari del nascente Cammino del Po, un nuovo percorso naturalistico che, partendo da Casalmaggiore, attualmente si estende fino ai territori piacentini. La sua storia è cominciata con l’attuazione del progetto “Sport&Inclusion: Cascina Sereni in Santa Maria dell’Argine” finanziato dalla Fondazione Cariplo e sviluppata grazie al contributo di un privato, il signor Sergio Sereni, e al supporto di un esperto in pedagogia, il professor Amilcare Acerbi. La donazione di una cascina agricola dismessa infatti ha permesso di realizzare il “sogno coltivato” dall’ASD ATLETICA INTERFLUMINA è più Pomì affiliata alla FIDAL (Federazione Italiana di Atletica Leggera olimpica e paralimpica) e alla FISO (Federazione Italiana Sport Orientamento). La struttura offre a giovani atleti e studenti l’opportunità di vivere esperienze formative, emozionali e inclusive in immersione nella natura e nella cultura del territorio. L’EcoOstello si distingue per il suo approccio educativo innovativo, che integra sport, salute e inclusione con l’obiettivo di favorire la rigenerazione attraverso il contatto con la natura e attività pedagogico-didattiche basate su metodologie cooperative ispirate da Freinet e Don Milani e strumenti come il Circle-Time e il Diario di Bordo. Dai referenti di Legambiente – Sebastiano Venneri, responsabile dell’area Territorio e Innovazione, Antonio Nicoletti, responsabile nazionale Aree Protette, e Paola Fagioli, direttrice della sezione Emilia-Romagna – il riconoscimento è stato consegnato ai rappresentanti di Interflumina è più Pomì – il presidente Carlo Stassano, la vicepresidente Linda Baroni insieme alla figlia Francesca e i consiglieri Calogero Tascarella e Monette Taillefer – accompagnati dal sociologo Mauro Ferrari e dal presidente di Legambiente Cremona, Gigi Rizzi. Maddalena Brunasti
March 16, 2026
Pressenza
Fiori colorati a difesa del Parco Agricolo della Piana
Sabato 13 settembre, al Giardino Pubblico della Querciola a Sesto Fiorentino, una testimonianza di conoscenza e partecipazione del parco agricolo della Piana, un luogo colorato di persone, adulte e bambine, prodotti della terra e creazioni artigianali, confronti in prospettiva. La giornata è stata preceduta da un evento, tenutosi venerdì 12 settembre, alla Villa San Lorenzo a Sesto Fiorentino, in cui le associazioni promotrici hanno sottoscritto un documento di impegno (Protocollo), che è nato da un lavoro di coprogettazione, finalizzato a definire il parco non tanto una “opera compensativa di infrastrutture mostruose e inutili”, quanto un “elemento regolatore del futuro sviluppo sostenibile della piana fiorentina e pratese”. Con l’intento di salvare le aree residuali di interesse naturalistico, agricolo e culturale, nelle due giornate, associazioni e persone abitanti il territorio si sono unite con lo scopo di pretendere pertanto programmazioni urbanistiche e politiche sostenibili, nella sostanza e non solo di facciata. Il parco è inteso quindi come luogo sia materiale che simbolico di tutte le lotte che insistono su questo e su altri territori con caratteristiche similari e la Politica locale oggi non può distogliere lo sguardo dal rischio che si ripresentino danni ambientali conseguenti alla continua costruzione di opere inutili, la speculazione edilizia e lo sfruttamento di un suolo “malato” che a sua volta contribuisce ada vere conseguenze “sindemiche” (episodi alluvionali con danni alle case, sversamenti di sostanze chimiche con presumibilmente correlabili patologie organiche). L’importanza delle aree naturali nella piana, nella prevenzione della salute del territorio e delle persone è quindi sostanza determinante la lotta che continua nel percorso del “No Aeroporto”, “No Inceneritore” ed anche la dimensione ludica di coinvolgimento delle giovani generazioni sostanzia la necessità di preparare e prepararsi ad acquisire elementi utili a promuovere azioni a difesa della Piana, motivata razionalmente oltre che sentita emotivamente. Fiori colorati sono le orchidee che nascono spontanee, è l’aloe che attraverso le sue proprietà naturali lenisce il dolore curando le ferite; il nostro territorio malato ha bisogno di una cura, cura che richiede conoscenza, consapevolezza, coerenza di prassi; il nostro territorio può tornare a darci salute, solo se sapremo prevenire danni più gravi, alleggerendo i carichi derivanti dall’azione dell’essere umano, capace di sfruttare la natura, fino quando non torni a ricordarsi che la natura stessa ha bisogno di essere liberata e resa disponibile, perché non è dall’asfalto, ma è dal letame che nascono i fiori… L’appello alla Politica, con sguardo rivolto alle prossime elezioni regionali, continuerà nei prossimi giorni: attesi nuovi momenti di confronto sui temi, le associazioni firmatarie del Protocollo dovranno essere sentinelle attente a leggere i programmi ed interrogare le persone candidate in merito alla conversione delle parole dentro proposte coerenti con una visione di sviluppo sostenibile: è da questo territorio che sono partiti ormai da tempo i primi cortei contro le “banche dei fumi”, denunciando gli interessi dietro la costruzione di opere non solo inutili, ma dannose per la salute. Dalla piana l’appello ad associazioni e persone ad essere dentro la co-progettazione e la co-programmazione partecipata. Alcune immagini della festa del Parco Agricolo della Piana Paolo Mazzinghi
February 6, 2026
Pressenza
Alberi centenari a Caserta? Tagliamoli tutti
di Ipazzia (*) GLI ALBERI SONO USA E GETTA? LA LOGICA CONSUMISTICA CHE ORMAI DIVORA ANCHE I BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI, PERFINO ALLA REGGIA DI CASERTA. In molti campi del vivere “civile” assistiamo purtroppo all’avverarsi delle profezie di Orwell sull’utilizzo della semantica (La pace è guerra, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza) ovvero sull’utilizzo manipolatorio di idee contraddittorie per
January 11, 2026
La Bottega del Barbieri
La Toscana tra le regioni più colpite dalla crisi climatica nel 2025: ecco i dati di Legambiente
I dati presentati dal bilancio 2025 dell’Osservatorio Città Clima di Legambiente non sono una semplice statistica. Sono l’atto di accusa più chiaro contro decenni di gestione politica miope, irresponsabile e colpevolmente inefficace, sia a livello regionale che nazionale. La Toscana … Leggi tutto L'articolo La Toscana tra le regioni più colpite dalla crisi climatica nel 2025: ecco i dati di Legambiente sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Legambiente: in Italia nel 2025 sono stati registrati 376 eventi meteo estremi, +5,9% rispetto al 2024
In Italia anche nel 2025 la crisi climatica lascia il segno, e lo fa in maniera sempre più profonda. A parlar chiaro è l’amaro bilancio di fine anno tracciato dell’Osservatorio Città Clima di Legambiente: nella Penisola nel 2025, aumentano gli eventi meteo estremi arrivando a quota 376, con +5,9% rispetto al 2024. Il 2025 diventa, così, il secondo anno con più eventi meteo registrati in Italia, negli ultimi 11 anni, dopo il 2023 (quest’ultimo segnato da 383 eventi meteo estremi). Allagamenti da piogge intense (139), danni da vento (86) ed esondazioni fluviali (37) sono i principali fenomeni che si sono abbattuti di più nel corso dell’anno. Preoccupa anche il forte aumento dei casi legati a temperature record, +94% rispetto allo scorso anno, quello delle frane da piogge intense, +42%, e danni da vento, +28,3%. Gli effetti della crisi climatica si ripercuotono anche sui territori: nel 2025 ad essere il più colpito è stato soprattutto il Nord Italia, seguito da Sud e Centro. Tra le città, Genova (12 eventi meteo estremi), Milano (7) e Palermo (7). A livello regionale, le regioni ad aver subito gli impatti maggiori degli eventi meteo estremi sono state: Lombardia, con 50 casi, Sicilia, 45, e la Toscana con 41. A livello provinciale, Genova con 16 eventi meteo estremi, seguita dalla provincia di Messina e Torino con 12, Firenze e Treviso con 11, Milano con 10, Como, Lecce, Massa Carrara e Palermo con 9. Preoccupano anche i danni che gli eventi meteo estremi stanno causando sui trasporti: 24 quelli che nel 2025 hanno provocato danni e ritardi a treni e trasporto pubblico locale nella Penisola. Interruzioni e sospensioni causate non solo da piogge intense, allagamenti e frane dovute a intense precipitazioni, ma anche dalle temperature record e dalle forti raffiche di vento. Una fotografia preoccupante quella scattata dall’Osservatorio Città Clima di Legambiente che mette in evidenza quanto la crisi climatica stia accelerando il passo anche in Italia causando danni, rendendo il territorio più fragile, e mettendo in pericolo anche la vita delle persone. “La Penisola, denuncia Legambiente, paga lo scotto di azioni di adattamento sporadiche e non coordinate, prive di multi settorialità e di un approccio multilivello. Ciò avviene in un contesto in cui i danni subiti nel Paese da ondate di calore, siccità e alluvioni nel 2025, secondo un recente studio dell’Università di Mannheim, ammontano a 11,9 miliardi di euro e in futuro, con una proiezione al 2029, saliranno a 34,2 miliardi di euro. Per evitare ciò è fondamentale avviare una governance nazionale, attuare il PNACC, approvato a fine 2023, stanziando le risorse economiche necessarie che ancora oggi mancano per “dare gambe” alle 361 misure da adottare su scala nazionale e regionale. Ad oggi la sua mancata attuazione rallenta a cascata la redazione di Piani locali di adattamento al clima. Altrettanto urgente è istituire con decreto l’Osservatorio nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici, composto dai rappresentanti delle Regioni e degli Enti locali per l’individuazione delle priorità territoriali e settoriali e per il monitoraggio dell’efficacia delle azioni di adattamento”. Il 2025 è stato un anno segnato anche dall’emergenza ormai cronica della siccità. Ad essere più colpito  è stato soprattutto il Sud Italia, in particolare il Nord della Sardegna, la Puglia e la Sicilia. In particolare, in Sardegna nella Nurra le aziende agricole sono state costrette a rinunciare a molte colture, compromettendo la produzione alimentare e generando forti ripercussioni economiche. Drammatica la situazione per gli allevamenti, con gli animali che hanno rischiato di restare senz’acqua per abbeverarsi visto il prosciugamento dei pozzi. Le aziende del settore sono state costrette ad acquistare l’acqua a costi insostenibili. A settembre, in Sicilia, i 12 sindaci del comprensorio irriguo di Ribera (Ribera, Alessandria della Rocca, Bivona, Burgio, Caltabellotta, Calamonaci, Cattolica Eraclea, Cianciana, Montallegro, Lucca Sicula, Santo Stefano Quisquina e Villafranca Sicula) hanno chiesto la terza irrigazione di soccorso, per provare a salvare le coltivazioni, in particolare dei frutteti di qualità della zona, dalle arance alle pesche. In Puglia, la Giunta comunale di San Severo (FG) ha deliberato la richiesta di dichiarazione di stato di calamità naturale a causa della prolungata siccità e delle alte temperature che hanno colpito tutta la Capitanata. Altro alert rosso riguarda le alte temperature. Secondo i recenti dati del Copernicus Climate Change Service è praticamente certo che il 2025 sarà il secondo anno più caldo mai registrato, a pari merito con il 2023, dietro solo al 2024. Secondo il set di dati analizzati (ERA5), è probabile che la temperatura media globale per il periodo 2023-2025 superi 1,5°C, il che rappresenterebbe la prima media triennale a registrare il superamento del limite stabilito dagli Accordi di Parigi. In Europa il caldo record ha segnato l’intera estate. Secondo uno studio condotto da Imperial College London e London School of Hygiene & Tropical Medicine, il cambiamento climatico ha intensificato le temperature estive in tutto il continente europeo e causato 16.500 decessi in più rispetto a un’estate “normale” senza aumento delle temperature causato dalle attività umane. Qui il Report dell’Osservatorio Città Clima di Legambiente: https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2025/12/29_12_CC25-bilancio-2025-report.pdf.  Giovanni Caprio
January 5, 2026
Pressenza
I dati di Pendolaria 2025: il trasporto pubblico italiano continua a perdere “pezzi”
Il Fondo Nazionale Trasporti varrà nel 2026 il 38% in meno rispetto al 2009 se si considera l’inflazione, mentre la legge di Bilancio 2026 toglie risorse decisive alla metro C di Roma, alla M4 di Milano e al collegamento Afragola–Napoli. Nel 2024 hanno circolato inoltre 185 treni regionali in meno rispetto al 2023 a causa delle dismissioni dei rotabili più vecchi non compensate da acquisti sufficienti di nuovi convogli. Nel frattempo, il Ponte sullo Stretto assorbe 15 miliardi di euro per poco più di 3 chilometri, mentre con un terzo di quella cifra – 5,4 miliardi – si stanno realizzando 250 chilometri di tranvie in 11 città. È la fotografia del nuovo Rapporto Pendolaria – 20ª edizione di Legambiente, che documenta un sistema dei trasporti segnato da scelte politiche sbilanciate, sottofinanziamento cronico e ricadute sempre più pesanti su famiglie, lavoratori e studenti. Mentre le grandi opere stradali monopolizzano il dibattito pubblico, il servizio ferroviario quotidiano si deteriora: crescono gli impatti degli eventi meteo estremi sui trasporti (26 solo nel 2025) e aumenta il numero di persone che non può permettersi di muoversi. I numeri del Fondo Nazionale Trasporti parlano chiaro: le risorse destinate al trasporto pubblico su ferro e gomma sono oggi inferiori a quelle del 2009 e non sono mai state pienamente reintegrate dopo i tagli del 2010. In valori assoluti si è passati da 6,2 miliardi di euro nel 2009 a 4,9 miliardi nel 2020, con un lieve recupero a 5,18 miliardi nel 2024. Ma se si considera l’inflazione, il Fondo vale oggi il 35% in meno rispetto al 2009 e, senza interventi correttivi, nel 2026 la perdita salirà al 38%. Per tornare ai livelli reali di spesa di oltre quindici anni fa sarebbero necessari almeno 3 miliardi in più di quanto oggi previsto. D’altro canto, la legge di Bilancio 2026 non rafforza il Fondo e, al contrario, definanzia tre interventi cruciali per le aree urbane a più alta domanda di mobilità: 425 milioni di euro sottratti alla metro C di Roma (tratta Piazzale Clodio–Farnesina), lo stop al prolungamento della M4 di Milano fino a Segrate e al collegamento ferroviario Afragola–Napoli. Negli ultimi anni, la politica infrastrutturale ha inoltre continuato a privilegiare grandi opere stradali e autostradali – tra cui soprattutto il Ponte sullo Stretto di Messina, ma anche la Pedemontana Veneta, la Bre.Be.Mi., la Pedemontana Lombarda – con conseguenze negative su economia, ambiente e clima. Questa impostazione ha drenato risorse dalle aree urbane e metropolitane, dove si concentra la domanda di mobilità quotidiana, contribuendo a rendere marginale il tema del finanziamento del trasporto pubblico locale. In Italia si costruiscono infatti in media solo 2,85 chilometri all’anno di nuove metropolitane e 1,28 chilometri di tranvie. Le reti metropolitane italiane si fermano complessivamente a 271,7 chilometri, contro i 680 del Regno Unito, i 657 della Germania e i 620 della Spagna. Il confronto con il Ponte sullo Stretto è emblematico: con 5,4 miliardi di euro – l’investimento complessivo previsto per la realizzazione e il prolungamento di 29 linee tranviarie in 11 città italiane, pari a circa 250 chilometri di rete – sarebbe possibile costruire un sistema di mobilità urbana efficiente, accessibile e coerente con gli obiettivi climatici. Una cifra pari a circa un terzo del costo del Ponte (15 miliardi di euro per soli 3 chilometri), ma con un impatto sulla vita quotidiana di milioni di persone incomparabilmente superiore. Le linee peggiori d’Italia individuate in collaborazione con i comitati pendolari raccontano un sistema intrappolato tra rinvii e promesse non mantenute. In Campania la ex Circumvesuviana conferma il primato negativo: 13 milioni di passeggeri persi in dieci anni, convogli senza climatizzazione, stazioni impresenziate e un orario ancora “provvisorio”. Sempre in Campania, sulla Salerno–Avellino–Benevento la riapertura della stazione di Avellino è rimandata a giugno 2027. Nel Lazio la Roma Nord–Viterbo ha registrato 8.038 corse soppresse nei primi dieci mesi del 2025, il dato peggiore degli ultimi tre anni, mentre la Roma–Lido continua a essere segnata da guasti frequenti. Al Nord la Milano–Mortara–Alessandria, utilizzata ogni giorno da circa 19mila viaggiatori, accumula ritardi per il mancato raddoppio della linea. A questa si aggiungono le criticità del sistema ferroviario regionale e metropolitano del Piemonte, della Vicenza–Schio nel Nord-Est e delle Ferrovie del Sud Est. New entry del 2025 è la Sassari–Alghero, con quattro coppie di treni soppresse e un servizio quotidiano ancora inadeguato. In Sicilia restano infine aperte ferite storiche come la Catania–Caltagirone–Gela, interrotta dal 2011, e la Palermo–Trapani via Milo, chiusa dal 2013: collegamenti ferroviari fondamentali fermi da oltre un decennio. Tra le proposte di Legambiente al Governo Meloni c’è il rifinanziamento strutturale del trasporto pubblico su ferro e urbano, insieme a un rafforzamento del ruolo del MIT sulla qualità del servizio. Serve riportare il Fondo Nazionale Trasporti ai livelli reali del 2009 e investire su più treni e più corse nelle aree urbane e suburbane. Occorre potenziare le frequenze, passando da 30 minuti a 4–8 minuti nelle ore di punta, e raddoppiare i viaggi giornalieri da 6 a 12 milioni entro il 2035. A questo si affiancano politiche tariffarie integrate, con abbonamenti unici sul modello tedesco e spagnolo, incentivi all’uso del TPL, la riforma fiscale della shared mobility, il ripensamento degli spazi urbani con Low Emission Zones e città dei 15 minuti, lo sviluppo della mobilità elettrica, a prescindere dalla scadenza del 2035, e un piano per lo shift modale del trasporto merci, rafforzando Sea Modal Shift (il vecchio Marebonus) e Ferrobonus. Qui il Rapporto: https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2025/12/Rapporto-Pendolaria-20esima-edizione-1-2.pdf. Giovanni Caprio
December 22, 2025
Pressenza
Premio ‘L. Minazzi’ – Ambientalista dell’Anno: si vota fino a domenica 23 novembre
Sei figure rappresentative di altrettante esperienze di impegno civile e ambientale sono candidate per il riconoscimento, alla cui assegnazione tutti possono concorrere esprimendo la propria preferenza. La cerimonia di conferimento si terrà il 28 novembre ed è anche un evento incluso nel programma del Festival della virtù civica in svolgimento a Casale Monferrato e dintorni. La XVI edizione del Premio Luisa Minazzi – Ambientalista dell’Anno è promossa dal Comitato organizzatore insieme al Circolo Legambiente VerdeBlu e La Nuova Ecologia e in collaborazione con l’Ente di Gestione delle Aree Protette del Po piemontese e alla Città di Casale Monferrato e con sostegni di sedi e sezioni Agesci, AFeVa, Auser, Avis, CAI ed Equazione di Casale Monferrato e dell’associazione monferrina Il Picchio. Dalle proposte presentate, il Comitato organizzatore del Premio Luisa Minazzi – Ambientalista dell’Anno ha selezionato: * Luigi Aloisio – avvocato e sindaco di San Sostene (Cz), ha promosso nel suo Comune politiche ambientali virtuose che hanno portato lavoro e risparmi energetici; * Ferdinando Cotugno – giornalista professionista racconta con rigore e passione crisi climatica, ecologia e politica; * Livio Favaro – docente di Zoologia all’Università di Torino, ha contribuito a sviluppare metodi non invasivi di monitoraggio della fauna, oggi utilizzati per la conservazione di specie acquatiche minacciate; * Elisa Palazzi – docente di Fisica del clima presso il dipartimento di Fisica dell’Università di Torino studia il clima e i suoi cambiamenti nelle regioni di montagna, sentinelle del cambiamento climatico; * Piergiorgio Boscagin ed Enrico Varali, rispettivamente e presidente del circolo Legambiente Perla Blu di Cologna Veneta (VR) e avvocato, insieme da molto tempo in ‘prima linea’ nella lotta agli inquinatori;  * lo staff di Masseria Ferraioli di Afragola (Na), un bene confiscato alla camorra e diventata simbolo di riscatto che ospita orti urbani, arnie e biodiversità. Vittorio Giordano e Marco Fratoddi, coordinatori sia del Premio Luisa Minazzi – Ambientalista dell’Anno che della collegata rassegna di eventi in svolgimento in Monferrato, il Festival della virtù civica, spiegano: > Il riconoscimento è dedicato a Luisa Minazzi, attivista ecologista di Casale > Monferrato che ha perso la vita a causa dell’esposizione all’amianto, una > figura esemplare della lotta contro l’amianto e l’Eternit, la fabbrica che ha > falcidiato migliaia di vittime e che, a causa della lunga latenza delle > patologie provocate dall’inalazione e dal contatto con la sostanza tossica, > ancora ne miete nella zona casalese e monferrina, oggi un’area bonificata. > Nel periodo precedente all’assegnazione del premio i candidati selezionati > incontrano i giovani della cittadina nelle scuole superiori e, consapevoli > delle difficoltà poste dal presentare esperienze virtuose in un periodo > attraversato da venti di guerra, queste esperienze di grande “virtù civica”, > fortunatamente, lanciano segnali di speranza: le vediamo soprattutto > nell’impegno per contrastare l’emergenza climatica e la povertà energetica. > Più di cento candidate e candidati ci hanno fatto conoscere un’altra faccia > del nostro Paese, quella delle tante virtù civiche, spesso, troppo spesso, > dimenticate o poco valorizzate. Il direttore nazionale di Legambiente, Giorgio Zampetti, conferma: «Solidarietà, impegno civile, tutela dell’ambiente e rispetto della legalità: questi i valori che accomunano le storie dei sei candidati alla nuova edizione del Premio Luisa Minazzi – Ambientalista dell’Anno, che rendono questo appuntamento annuale un’occasione preziosa per raccontare di un’Italia attiva, responsabile e capace di costruire un futuro più sostenibile, equo e giusto. Docenti, giornalisti, attivisti, istituzioni, operatori di comunità che, in ambiti diversi e a vario titolo, si fanno carico delle sfide ambientali e sociali con gesti concreti e lungimiranti. Un impegno quanto mai necessario in un periodo storico segnato da guerre, crisi globali e crescenti disuguaglianze, che rendono urgente un nuovo modello di convivenza, fondato sulla pace, sulla giustizia ambientale e sul rispetto dei diritti.» Il direttore responsabile de La Nuova Ecologia, Francesco Loiacono, evidenzia: «Anche quest’anno promuoviamo il Premio con l’obiettivo di ispirare chi ha voglia di impegnarsi nel quotidiano per un mondo più giusto e sostenibile. Chi come noi fa informazione ambientale ha infatti l’ambizione di diffondere nella coscienza pubblica informazioni e storie che aiutino i cittadini a fare la propria parte. Proprio come fanno i candidati al Premio». Il presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, Alice De Marco, aggiunge: «Il Premio Luisa Minazzi – Ambientalista dell’Anno e il Festival della Virtù Civica sono, ancora una volta, l’occasione per riportare al centro dell’attenzione pubblica storie di grande valore umano e civile. Le candidature di quest’anno sono particolarmente significative: raccontano esperienze profonde, radicate nei territori, che parlano di impegno quotidiano, di coraggio e di visione. Sono storie che si intrecciano in una rete fitta e vitale, che attraversa il nostro Paese e ci dimostra che esiste una comunità attiva, consapevole, che già oggi sta viaggiando nella giusta direzione. Una rete che lotta contro le illegalità, difende i diritti, contrasta l’inquinamento e le disuguaglianze, e promuove una transizione ecologica giusta e partecipata. La comunità casalese, con la sua storia di dolore, lotta e rinascita, è un simbolo potente di questo percorso. È da lì che nasce il Premio, ed è da lì che continua a irradiarsi un messaggio di speranza e di cambiamento. Valorizzare queste esperienze significa riconoscere che il futuro si costruisce dal basso, con la forza delle persone e delle comunità». La direttrice dell’Ente di gestione delle Aree Protette del Po piemontese, Emanuela Sarzotti, precisa: «L’Ente-Parco prosegue e rinnova la collaborazione con Legambiente per il Festival virtù civica e il Premio Luisa Minazzi promuovendo l’impegno dei cittadini, delle associazioni e degli enti verso la sostenibilità, la tutela e la valorizzazione della natura e delle nostre aree protette in particolare. L’Ente-Parco per questa edizione ha avviato una inedita e proficua attività con insegnanti, ex-insegnanti, volontari e amministrazione comunale, per ricordare il periodo in cui Luisa Minazzi fu dirigente scolastica a Crescentino, lasciando una impronta significativa di attenzione all’ambiente». Il sindaco della Città di Casale Monferrato, Emanuele Capra, ha dichiarato: «Il Premio Luisa Minazzi – Ambientalista dell’anno rappresenta un’occasione importante per ricordare come la tutela dell’ambiente sia una responsabilità collettiva, che si nutre di partecipazione e di consapevolezza. Ogni edizione rinnova un messaggio di impegno e di condivisione, valori che la nostra comunità sente profondamente propri. Come Amministrazione lavoriamo con continuità per rendere Casale Monferrato una città sempre più sostenibile, attenta alla qualità dell’aria, al verde urbano e alla diffusione di una cultura ambientale che coinvolga soprattutto le nuove generazioni». I CANDIDATI : VOTO ‘POPOLARE’: entro domenica 23 novembre 2025 in due modalità: 1. attraverso il modulo online sul sito www.premioluisaminazzi.it 2. compilando e inviando la scheda cartacea allegata al mensile La Nuova Ecologia in distribuzione NOMINATION – I candidati sono stati presentati al Comitato organizzatore da: Monica Triglia, giornalista già vicedirettrice di Donna Moderna che collabora con riviste e siti di informazione online; Daniela Ciaffi, che insegna Sociologia urbana al Politecnico di Torino ed è vicepresidente Labsus; Mauro Ravarino, giornalista che collabora con Il Manifesto / L’Extraterrestre; Daniele Moretti, giornalista vicedirettore Sky Tg 24. SELEZIONE – Il comitato organizzatore, che ha selezionato i sei finalisti e delibera il ‘riconoscimento speciale’, che si aggiunge al premio assegnato in base alla votazione della ‘giuria popolare’, è formato dai soci del circolo Legambiente Verdeblu, da referenti di Afeva, Agesci, Auser, Avis, Cai, Città di Casale Monferrato, Ente gestione aree protette del Po Piemontese, Equazione, Il Picchio, La Nuova Ecologia, Legambiente nazionale e del Piemonte e Valle d’Aosta e Libera di Casale Monferrato, inoltre da Marco Fratoddi, direttore artistico del Festival della virtù civica e, in rappresentanza della famiglia di Luisa Minazzi, da Mariella Aveni e Marco, Gian Paolo e Giulio Minazzi. I 6 FINALISTI sono: LUIGI ALOISIO Avvocato e sindaco del Comune di San Sostene (Cz), con le sue iniziative in materia di energia ha anticipato di due anni il recepimento da parte dell’Italia della direttiva europea sulle fonti rinnovabili. Pur essendo stato attaccato da molti, è riuscito a ideare e realizzare un parco eolico i cui benefici per la comunità sono evidenti: lavoro per numerose famiglie, riduzione di CO2 e maggiori entrate nel bilancio comunale. Ha dotato le strutture comunali di fotovoltaico e isolamento termico e ha sostituito circa il 70% delle lampade dell’illuminazione pubblica con altre a basso consumo. La differenziata supera il 70% e sono diminuiti gli incendi boschivi. Il Comune ha avuto il riconoscimento per buone pratiche in uno studio dell’Università della Calabria e Cittalia, Fondazione Anci ricerche. FERDINANDO COTUGNO – Nato a Napoli, vive e lavora a Milano. Giornalista professionista, nella sua professione si occupa in particolare di crisi climatica, ecologia e politica. Per il quotidiano Domani cura la newsletter e il podcast Areale, molto seguito e apprezzato anche dagli addetti ai lavori. Ha pubblicato diversi libri nei quali racconta del ritorno del bosco nel nostro Paese durante l’ultimo secolo e le responsabilità che questo comporta (Italian wood, Mondadori), della questione climatica, delle disuguaglianze indotte dall’attuale insostenibile modello di sviluppo e dei movimenti giovanili che negli ultimi anni si stanno battendo per “salvare la vita umana sulla Terra” (Primavera ambientale, Il Margine). Ha scritto la voce “Diplomazia climatica” per Treccani. Scrive anche per Vanity Fair, Esquire, Sole 24 ore e Rivista Studio. LIVIO FAVARO – Docente di Zoologia all’Università di Torino ed etologo specializzato in bioacustica marina. La sua ricerca unisce passione scientifica e impegno per la tutela della biodiversità. Attraverso lo studio della comunicazione vocale dei pinguini africani e di mammiferi marini ha contribuito a sviluppare metodi non invasivi di monitoraggio della fauna, oggi utilizzati per la conservazione di specie acquatiche minacciate. Le sue ricerche contribuiscono a fornire strumenti scientifici preziosi per comprendere le minacce che gravano sulle specie e per progettare azioni di conservazione mirate. Oltre all’attività accademica, Livio Favaro promuove iniziative di collaborazione e divulgazione, con l’obiettivo di rendere i risultati della ricerca accessibili e utili anche al di fuori della comunità scientifica. ELISA PALAZZI – Insegna Fisica del clima presso il dipartimento di Fisica dell’Università di Torino. La sua attività di ricerca riguarda lo studio del clima e dei suoi cambiamenti nelle regioni di montagna (Alpi, Himalaya, altopiano tibetano), sentinelle del cambiamento climatico. È impegnata nella divulgazione scientifica con laboratori su clima, energia e ambiente, conferenze e seminari rivolti a diverse tipologie di pubblico e a studenti. È autrice di libri e podcast sul clima. PIERGIORGIO BOSCAGIN ED ENRICO VARALI – L’uno ambientalista, presidente del circolo Legambiente “Perla Blu” di Cologna Veneta (Vr), l’altro avvocato, che da oltre vent’anni si occupa di questioni ambientali. Entrambi impegnati nella lotta contro gli inquinatori. Nel 2013, all’emergere della pesantissima contaminazione da Pfas in Veneto, sono in prima linea nell’informare i cittadini e nel confrontarsi duramente con le istituzioni per denunciare l’inquinamento che interessa più di 300mila cittadini. Nel 2014 Boscagin si fa promotore, affiancato da altre associazioni e movimenti, del primo esposto presentato alle procure di Verona e Vicenza nei confronti degli inquinatori. Nel “processo Miteni”, Varali ha patrocinato la costituzione di parte civile del circolo “Perla Blu” e Acqua bene comune onlus. MASSERIA FERRAIOLI – Con i suoi 12 ettari di superficie agricola ad Afragola, la Masseria Antonio Esposito Ferraioli è il più grande bene confiscato alla criminalità della provincia di Napoli. Questo spazio, per oltre vent’anni era stato “dimenticato”, diventando una discarica a cielo aperto, un luogo pericoloso, inaccessibile alla collettività. Oggi la Masseria Ferraioli, grazie all’impegno di associazioni e cittadini, coordinati dal direttore Giovanni Russo, è un polmone verde che racconta tutt’altra storia: 4.500 alberi da frutta che compongono il Museo vivente della biodiversità, 60 arnie che producono oltre 500 kg di miele l’anno, un giardino didattico e soprattutto orti urbani, da 50 metri quadri ciascuno, affidati a 308 famiglie che si producono cibo e rivendicano un ambiente sano e una vita senza camorra. Redazione Piemonte Orientale
November 9, 2025
Pressenza
Negli ultimi 11 anni l’Italia è stata colpita da oltre 800 eventi meteo estremi
In Italia la crisi climatica corre veloce: negli ultimi 11 anni – dal 2015 a settembre 2025 – sono ben 811 gli eventi meteo estremi, di cui 97 nel 2025 (gennaio-settembre), registrati in 136 comuni sopra i 50mila abitanti dove vivono in tutto 18,6 milioni di persone, ossia il 31,5% della popolazione nel nostro Paese. Eppure, solo il 39,7% dei comuni in questione ha messo in campo un piano o una strategia di adattamento ai cambiamenti climatici. É quanto denuncia Legambiente nel report “CittàClima. Speciale governance per l’adattamento al clima delle aree urbane”, diffuso a pochi giorni dall’avvio della COP30 sul clima in Brasile e in vista del “Climate Pride”, lo sciopero nazionale per il clima del 15 novembre a Roma. Allagamenti da piogge intense (371 eventi), raffiche di vento e trombe d’aria (167) ed esondazioni fluviali (60) sono gli eventi meteo estremi che più si sono ripetuti in questi 11 anni. Tra le altre cose preoccupano anche i danni alle infrastrutture, ben 55 quelli causati perlopiù da forti piogge e temperature record con impatti soprattutto sulla rete dei trasporti, e poi i 33 danni da grandinate. A pagarne lo scotto maggiore sono soprattutto le città tra 50 e 150mila abitanti. Qui, in questi anni, si è concentrato il maggior numero degli eventi meteo estremi, ben il 48% del totale (811), e tra le città più colpite ci sono Agrigento (28), Ancona (14), Fiumicino (11), Forlì (11) e Como (11). Non se la passano bene neanche le altre aree urbane: su 811 eventi meteo estremi, il 28% si è registrato nelle grandi città (con oltre 500mila abitanti) e il 23% nei comuni tra 150mila e 500mila, tra quest’ultimi quello più colpito è Bari con 33 casi, seguito da Bologna (18), Firenze (14) e Catania (13). Doppia maglia nera, invece, per Roma che centra un triste primato: è il comune con più eventi registrati dal 2015 a fine settembre 2025, ne conta ben 93, e tra le grandi città è la più colpita, seguita da Milano con 40 eventi di cui 16 esondazioni, Genova (36), Palermo (32), Napoli (20) e Torino (13). Napoli, è l’unica tra le “grandi sorelle”, a non aver adottato un piano o una strategia contro i cambiamenti climatici. Come lei, anche Bari, Reggio Calabria, Prato, Perugia, tra i comuni 150mila e 500mila abitanti, e poi Fiumicino, Como, Lamezia Terme, Massa, Potenza tra i comuni tra 50mila e 150mila abitanti. Per Legambiente, l’Italia paga sulla propria pelle i ritardi legati all’attuazione del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC) e l’assenza di una legge contro il consumo di suolo. Priorità totalmente dimenticate dal Governo Meloni. Per questo l’associazione ambientalista, con il suo report CittàClima, torna a ribadire all’Esecutivo l’urgenza di stanziare le risorse per finanziare e dare piena attuazione al PNACC, che a distanza di due anni dalla sua approvazione, resta ancora un piano solo sulla carta insieme alle 361 misure da adottare su scala nazionale e regionale. “Un ritardo, denuncia Legambiente, inaccettabile dato che la mancata attuazione rallenta a cascata la redazione di Piani locali di adattamento al clima”. Così come è urgente istituire con decreto l’Osservatorio nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici, composto dai rappresentanti delle Regioni e degli Enti locali per l’individuazione delle priorità territoriali e settoriali e per il monitoraggio dell’efficacia delle azioni di adattamento. Il decreto doveva essere emanato entro il 21 marzo 2024, ossia a tre mesi dall’approvazione del PNACC, ma ad oggi non ha visto ancora la luce. È anche importante che venga redatto un Piano specifico per l’adattamento delle aree urbane intrecciando il tema anche con quello dell’adattamento per le coste, come fatto in Spagna nel 2016. L’altra grande priorità su cui deve lavorare il Governo Meloni è quella di approvare una legge nazionale sullo stop al consumo di suolo, il cui iter legislativo iniziato nel 2012 è fermo in Parlamento dal 2016. Occorre, inoltre, prevedere il divieto di edificazione nelle aree a rischio idrogeologico, riaprire i fossi e i fiumi tombati nel passato, recuperare la permeabilità del suolo attraverso la diffusione di Sistemi di drenaggio sostenibile (SUDS) che sostituiscano l’asfalto e il cemento. “Avere città resilienti, sottolinea Legambiente, significa anche lavorare su una governance integrata, informare i cittadini, lavorare su innovazione e tecnologia, e al tempo stesso replicare le buone pratiche messe in campo in Italia e all’estero. Da Bologna, prima grande città italiana nel 2015 ad adottare un piano contro i cambiamenti climatici, a Vienna che integra azioni e strategie di adattamento climatico nella pianificazione urbana, con particolare riferimento alla mitigazione delle ondate di calore e dell’effetto isola di calore urbana, solo per citarne alcune”. Qui il report di Legambiente: https://cittaclima.it/wp-content/uploads/2025/11/Report-CC25-Speciale-governance-aree-urbane.pdf. Giovanni Caprio
November 9, 2025
Pressenza
Sulle proposte di legge di iniziativa popolare la Regione non vede, non sente, non parla
Nella mattinata di oggi una delegazione di una trentina di persone AMAS-ER ( Assemblea Movimenti Ambientalisti e Sociali Emilia-Romagna, che raggruppa diverse Associazioni e comitati, tra cui RECA, Cobas Bologna, USI-CIT, Comitato Besta Bologna, Un altro Appennino è possibile, Comitato contro ogni autonomia differenziata ER) e di Legambiente regionale ha presenziato ai lavori dell’Assemblea regionale. Tale iniziativa, svolta anche alzando in Aula uno striscione apposito, ha voluto evidenziare il grave ritardo e il sostanziale disinteresse della maggioranza di governo regionale rispetto alle 4 proposte di legge di iniziativa popolare sui temi ambientali Infatti, le 4 proposte di legge sui temi ambientali sono approdate in Regione già nel novembre 2022, sostenute da più di 7000 firme di cittadini emiliani-romagnoli, e il loro iter si era interrotto a causa dell’interruzione anticipata della legislatura regionale. Poi, con l’attuale legislatura, hanno ripreso il loro percorso e sono state assegnate alla Commissione Ambiente il 12 febbraio scorso. La proposta di legge contro ogni autonomia differenziata, su cui sono state raccolte più di 6000 firme, era stata sempre presentata nella legislatura precedente e, poi assegnata alla Commissione Affari generali e istituzionali sempre nel febbraio di quest’anno. Da quel momento, la discussione sulle 4 proposte di legge sui temi ambientali non è neanche iniziata, mentre sul tema dell’autonomia differenziata la Regione, perlomeno, ha prodotto una risoluzione con cui ha deciso di ritirare la preintesa raggiunta precedentemente con il Governo. Nei mesi passati sì è anche sviluppato il confronto tra AMAS-ER e Legambiente regionale e i capigruppo regionale di maggioranza sulle 5 proposte di legge, confronto che di fatto si è interrotto il 5 settembre scorso, dopo che gli stessi capigruppo avevano evidenziato la necessità di approfondire la discussione al loro interno. Non abbiamo più avuto notizie per la ripresa del confronto, né del fatto di iniziare un percorso per arrivare ad una legge regionale che sancisse definitivamente l’intenzione da parte della Regione di non chiedere, anche per il futuro, nessuna forma di autonomia differenziata. La situazione che si à determinata ci porta a concludere che il governo e la maggioranza regionale non hanno nessuna intenzione di discutere, e tantomeno di approvare, le proposte di legge sui temi ambientali che riguardano la gestione del servizio idrico, incentivandone la ripubblicizzazione, la gestione dei rifiuti, che guarda alla minimizzazione dei rifiuti non riciclati, il consumo di suolo, con l’obiettivo di azzerarlo al 2030 e le scelte in materia energetica, promuovendo una forte spinta per arrivare alla copertura dei consumi regionali con le energie rinnovabili. Ci tocca constatare che anche la Regione Emilia-Romagna si sta di fatto adeguando agli orientamenti che provengono dalla presidenza degli USA, dall’Unione Europea e dal governo italiano nel mettere da parte le politiche di contrasto al cambiamento climatico e della transizione ecologica, subordinandole  all’imperativo della competitività dell’apparato industriale e alla logica dell’economia di guerra. Anche per quanto riguarda il tema dell’autonomia differenziata, ci tocca constatare che non si intende sancire la scelta di rifiutare qualunque ipotesi di autonomia differenziata che si possa riproporre da qui in avanti. Emerge, inoltre, un tema forte rispetto al ruolo della partecipazione dei cittadini e dei movimenti e Associazioni di rappresentanza sociale, nel momento in cui si ignorano le proposte che essi avanzano e che, invece, dovrebbero essere considerate un elemento fondamentale per rispondere alla crisi di rappresentanza che investe la politica e le istituzioni. Insomma, siamo ben lontani dal produrre una svolta nelle politiche ambientali e nell’architettura istituzionale, che, per noi, continuano a rimanere una necessità ineludibile per affrontare la crisi ambientale, economica-sociale e istituzionale che è in atto anche nella nostra Regione. Obiettivo per il quale continueremo a batterci, anche dando continuità all’iniziativa svolta nella giornata odierna, avendo ben presente che l’approvazione delle nostre proposte di legge di iniziativa popolare costituiscono un passaggio fondamentale di questa prospettiva. AMAS- ER LEGAMBIENTE ER Redazione Bologna
October 28, 2025
Pressenza