Winsor McCay / Le origini del fumetto alle fondamenta del futuro
La Principessa, figlia di Morpheus, re della terra onirica di Slumberland, vuole
Nemo al suo cospetto per incontrarlo. Lui è un bambino americano come tanti
altri, che vive con i suoi genitori che lo redarguiscono per le sue frequenti
stramberie che combina quando va a letto. Sì, perché se Slumberland è una terra
che il giovane raggiunge nei suoi sogni, la sorte avversa vuole che si debba
svegliare e così tornare alla sua vita di tutti i giorni proprio sul più bello,
quando sta per raggiungere il suo obiettivo oppure quando la situazione si fa
interessante. Nemo, infatti, vive nei suoi sogni una serie di avventure
rocambolesche in un paesaggio psichedelico in cui la realtà è qualcosa di
malleabile, popolata da creature come minimo bizzarre e soggetta a
trasformazioni continue, una collezione di situazioni destinate a svanire
quand’è ora di alzarsi dal letto.
Little Nemo in Slumberland, di Winsor Mc Cay, è una delle opere che ha gettato
le fondamenta del fumetto. Uno dei capostipiti e, più passa il tempo, più ci
possiamo rendere conto di quanto si tratti di un lavoro seminale estremamente
avanti per il proprio tempo, per certi versi avanguardista ancora oggi. Quando
Mc Cay pubblica sul New York Herald i primi episodi del suo capolavoro, il
capostipite Yellow Kid non arriva alla decina d’anni ma, guardando allo sviluppo
futuro del fumetto, Little Nemo è proiettato anni e anni avanti. Mc Cay ha già
ben impresso nella sua poetica un concetto fondamentale: in quanto narrativa
grafica, il fumetto come forma d’arte implica l’utilizzo delle tecniche
necessarie per raccontare storie. Ma Mc Cay come autore va perfino oltre perché
quelle tecniche le inventa.
Certo, a livello di segno grafico Little Nemo è per certi versi datato ma le
invenzioni di regia, i movimenti di macchina, l’organizzazione dell’azione e la
sua integrazione nello sfondo sono come minimo attuali. All’interno di una
gabbia standard Mc Cay fa i numeri da circo con un dinamismo e un’inventiva che
generano azione e movimento. Le vignette, pur non andando a costruire una tavola
completamente libera, variano di dimensione assecondando l’andamento del ritmo
della trama integrando nell’azione sfondi di grande impatto visivo: colorati,
psichedelici nell’inventiva e vertiginosi nella prospettiva.
Mc Cay parte da un modo di fare illustrazione che ancora non ha un’eccessiva
dimestichezza col dinamismo degli anni successivi ma, proprio per questo, si
concentra su una profondità e una cura dei dettagli, di cui le vignette sono
letteralmente stipate, generando due possibili livelli di lettura: uno che segue
il ritmo della narrazione, veloce e dinamico, e uno che si sofferma sui numerosi
dettagli. Prese insieme queste due possibili esperienze di fruizione possono
essere addirittura disorientanti ma al tempo stesso rendono questo primo volume
di Little Nemo in Slumberland, che raccoglie il primo periodo del personaggio,
quello della pubblicazione sul New York Herald dal 1905 al 1911, rileggibile
numerose volte.
Solo così se ne può apprezzare la complessità senza il sovraccarico di stimoli
visivi che si rischia con una leggendo il fumetto con eccessiva rapidità. Si
potrebbe dire in tal senso che il lavoro di Mc Cay appartiene a un tempo e a una
modalità di fruizione delle narrazioni che si vanno forse a perdere, una lettura
riflessiva su cui ritornare più volte, quasi più da opera di consultazione che
da prodotto di consumo che si presti a una lettura lineare che vada dall’inizio
alla fine (che non è esclusa ma non è nemmeno l’unica, e forse nemmeno la più
adatta, per godersi il libro).
Volendo proprio fare un’osservazione si può dire che il volume, date le
dimensioni, non è propriamente semplice né pratico, il peso fa sì che il momento
e soprattutto lo spazio della fruizione debba essere scelto con cura ma la
scelta è giustificata dalla dimensione delle tavole, dalla volontà legittima di
dare all’opera un’edizione di spessore sia cartotecnico che filologico, il ciclo
raccolto è completo così come lo saranno quelli dei prossimi volumi, e dai costi
perché forse spezzettare il fumetto in più volumi si sarebbe potuto rivelare
antieconomico. Quindi sì, Little Nemo non è esattamente un fumetto per tutti ma
non lo vuole essere, preferendo identificarsi come recupero di pregio per niente
ruffiano ma in grado di dare soddisfazione in chi vuole investirci dell’impegno.
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