Tag - palestinesi

Heil Austria
Mustafa Ayyash cresce nel campo profughi di Nuseirat a Gaza, a quindici anni crea il forum online “Gaza Now” che riscuote un successo clamoroso. Raggiunto il sogno di fare il giornalista, fonda “Gaza Now news” che in pochi anni diventa uno dei media più popolari della regione. Nel 2017 riesce […] L'articolo Heil Austria su Contropiano.
October 18, 2026
Contropiano
Smemoriale
Anche per il nostro Presidente Della Repubblica, la Storia sembra cominciare dal 7 ottobre. Premetto che non ho nessun interesse nel criticare le parole del PDR, figura in cui non mi riconosco, gli psicologi direbbero che ho un problema con l’autorità. Ed in effetti ce l’ho, soprattutto quando l’autorità dovrebbe […] L'articolo Smemoriale su Contropiano.
October 10, 2026
Contropiano
I sindacati palestinesi sostengono lo sciopero dei portuali del 30 ottobre, contro guerra e genocidio
In occasione del terribile terzo anniversario del genocidio in corso perpetrato da Israele contro il nostro popolo a Gaza, trasmesso in diretta streaming, il movimento sindacale palestinese rende omaggio al collettivo di sindacati degli 8 paesi che rappresentano i lavoratori portuali di 40 porti in Europa e nel Mediterraneo, i […] L'articolo I sindacati palestinesi sostengono lo sciopero dei portuali del 30 ottobre, contro guerra e genocidio su Contropiano.
October 10, 2026
Contropiano
La prima attività di Valditara: denunciare chi lo critica
Sono stato denunciato alla Procura della Repubblica di Roma dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Lo stesso ministro ha anche intentato nei miei confronti un’azione legale in sede civile per ottenere da me un risarcimento di danni patrimoniali e non patrimoniali. La motivazione di queste cause penali e […] L'articolo La prima attività di Valditara: denunciare chi lo critica su Contropiano.
October 8, 2026
Contropiano
Ebrei e palestinesi: quale convivenza è possibile? Incontro al Teatro Elfo Puccini a Milano
Non si tratta di capire da che parte stare: se ciascuna parte mette avanti solo ed esclusivamente le proprie ragioni si perde di vista l’intero, che comporta anche il farsi carico delle ragioni (non intese come diritti, ma come motivazioni) dell’altra parte. Occorre, insomma, fare un’operazione di conciliazione. È questo il sottofondo di tutti gli interventi che si sono svolti ieri al Teatro Elfo Puccini a Milano, che ha visto sul palco relatori ebrei e palestinesi insieme, in una serata a cui è stato dato il titolo di “Tra il fiume e il mare. Per una terra condivisa”. Non, come spesso si declama dall’una e dall’altra parte “DAL fiume al mare”, formulazione che implica che in quello spazio sia possibile l’esistenza di un solo popolo, come dire che – siano ebrei o palestinesi – una parte piglia tutto. Una sorta di AUT AUT. Qui si tratta di optare per un ET ET, cioè di includere, non di escludere. Del resto a lungo la convivenza è stata una situazione normale in quel territorio, in cui musulmani, ebrei e cristiani hanno convissuto pacificamente. Multiculturalismo polietnico frutto di un approccio civile alla diversità e all’altro che adesso abbiamo profondamente dimenticato. La tragedia che soprattutto dal 7 ottobre 2023 è in atto in quel territorio non riguarda solo ed esclusivamente il popolo palestinese, che pure con il genocidio ne subisce gli effetti più efferati e spietati. Riguarda anche il popolo ebraico, che non può e non vuole riconoscersi nell’attuale politica israeliana che tradisce secoli (millenni) della propria cultura. Stefano Levi della Torre enumera lucidamente una serie di tradimenti che lo offendono in quanto ebreo: tradimento della democrazia, della memoria ebraica della Shoah, dell’ebraismo come emblema di emancipazione civile e religiosa, delle alleanze democratiche, della sicurezza degli ebrei stessi. L’attuale nazionalismo dello Stato di Israele non solo offende chi è portavoce dei valori più alti dell’ebraismo, ma alimenta una vergogna profonda in chi li vede così degradati e sconfessati. Da parte palestinese, si rivendica uno spirito di tolleranza antico in una terra abitata nella stragrande maggioranza da palestinesi e solo da una netta (iniziale) minoranza ebraica. Si sottolinea come le due popolazioni siano “cugine”, in quanto discendenti da due fratelli: i palestinesi da Ismaele e gli ebrei da Isacco. Cosa ha dunque fatto scattare questo fratricidio? Walid Barakat lo dice in forma poetica, leggendo una sua composizione dal titolo “Quando il sangue si fa alba” in cui sottolinea che se un tempo tutti in quella terra si sentivano indistintamente palestinesi, qualunque fosse la religione praticata, poi questa comunità si è rotta con l’arrivo del colonialismo. Ma si dà oggi in Palestina un pensiero che non sia anche poetico? Perché la poesia va al di là del diritto legale e dei contenziosi aperti tra i popoli, per arrivare al più profondo senso dell’umano. Una voce di questa fioritura poetica è quella della giovanissima (21 anni) poetessa Batool Abu Akleen, che va al mercato alla disperata ricerca di una tregua che la sollevi da tutto questo orrore, una tregua anche usata, ma non la trova. Ma dopo tutto questo profondo sentire e parlare, il problema rimane: che cosa si può fare? È difficile essere ottimisti, visto come si è incancrenita la situazione e come sta reagendo (o meglio, non reagendo) il mondo occidentale che lascia fare a Netanyahu quello che vuole. Se non si può cambiare la situazione dall’interno, allora occorre provare a farlo dall’esterno. Ci provano alcuni ebrei che sono fuoriusciti (volontariamente) da Israele, come Hagai Agmon-Snir, per essere più libero di denunciarne l’attuale corruzione. O come fa con i suoi libri Widad Tamimi, che incarna in sé la doppia diaspora, in quanto di madre ebrea e padre palestinese, e che si prodiga per far avere borse di studio ai giovani palestinesi, toglierli dall’inferno di Gaza e fare in modo che all’estero nasca una nuova voce palestinese. Dal palco dell’Elfo Puccini, in diretta o registrazione, in questo incontro denso e complesso hanno anche parlato Gad Lerner, Amira Hass, Emad Quaisi, Najati Alrabi, Matteo Pucciarelli, Micol Meghnagi e i giovani del Laboratorio Ebraico Antirazzista LƏA, che ha organizzato l’incontro insieme a Maiindifferenti – Voci ebraiche per la pace. E la serata si è chiusa con un evento corale liberatorio: tutto il pubblico in piedi ha alzato cartelli con la scritta “SANZIONI A ISRAELE, QUANDO?”. Un auspicio, per un pubblico partecipe e numeroso. Ancora forse minoranza, ma che sta allargandosi. Foto di Marina Serina               Redazione Milano
October 6, 2026
Pressenza
Nuova provocazione sionista israeliana a Napoli
Ieri Lunedì 5 ottobre a Napoli ennesima aggressione israeliana, questa volta al nostro presidio fisso del lunedì “Donne per Life For Gaza” a via Toledo, largo Berlinguer. Questa volta però la provocazione è finita male per loro. Durante il presidio per ricordare i bambini vittime del genocidio e per chiedere […] L'articolo Nuova provocazione sionista israeliana a Napoli su Contropiano.
October 6, 2026
Contropiano
L’esperto tedesco di “antisemitismo” per reprimere i “pro-Pal” era una spia israeliana
Dal 7 ottobre 2023, Guy Katz, professore di gestione internazionale presso l’Università di Scienze Applicate di Monaco, è diventato una delle figure di spicco della politica tedesca in materia di Israele e antisemitismo. Katz ha fondato numerose organizzazioni che dichiarano di combattere l’antisemitismo, è intervenuto in Parlamento e ha collaborato […] L'articolo L’esperto tedesco di “antisemitismo” per reprimere i “pro-Pal” era una spia israeliana su Contropiano.
October 5, 2026
Contropiano
Naza, il risveglio dell’empatia
Naza non è un “semplice” docufilm, non è neanche intrattenimento e non è nemmeno un documentario che indugia, come tanti altri che al pari hanno trattato il tema Palestina-pulizia etnica-genocidio, su di un minimo essenziale di “confezionamento” cinematografico, che prevedrebbe anche solo un minimo di colonna sonora dedicata a singoli frame o quantomeno di musica di sottofondo, quando alle fine scorrono i titoli di coda. Nulla di tutto questo. Al contrario, al silenzio delle immagini, o meglio al solo rumore di fondo reale registrato dai terrazzi di Tel Aviv dove si sono svolte le interviste, ha corrisposto in sala il silenzio tombale del pubblico: questa è stata la “non colonna sonora” del film. Nella nota sala cinematografica di Roma Prati, il Giulio Cesare, l’ascolto del pubblico è stato quasi da raccoglimento empatico e meditativo, (per rendere l’idea, nemmeno qualche colpo di tosse!), né tantomeno l’accendersi qui e là di qualche display di cellulare silenziato, come purtroppo capita in altri contesti-situazioni. Non ho udito nemmeno i plausibili commenti a latere, oppure sospiri o altra forma comunicativa non verbale, mentre ho percepito qua e là in qualcuno/a come me, gli effetti su naso e occhi inevitabilmente lucidi: in particolare, al sentire il racconto cinico e razionale di quello che i militari ascoltavano, spiando attraverso il cellulare infettato dal sistema di spionaggio ultra-avanzato Lavender basato sull’intelligenza artificiale, (in cui Israele è punto di riferimento per tutto il mondo, proprio perché testata sul campo), ossia i suoni e le conversazioni dei familiari – bambine/i, figli, mogli – della vittima designata, del “target” nel momento esatto in cui il missile, definito a torto “bomba intelligente”, centrava l’intero palazzo. Lavender è un sistema basato sull’intelligenza artificiale che, secondo un’inchiesta di +972 Magazine e Local Call (aprile 2024), l’IDF avrebbe usato nello sterminio a Gaza, per individuare presunti militanti di Hamas e della Jihad islamica palestinese. Il sistema analizza grandi quantità di dati di sorveglianza (comunicazioni, contatti, abitudini, ecc., peraltro descritti nel dettaglio proprio dalle testimonianze dei suoi utilizzatori diretti raccolte in “Naza”) e assegna a ogni persona un punteggio da 1 a 100, che indica la probabilità di appartenere a un gruppo armato. Per avvalorare la realtà di questo sistema di “targettizzazione”, per andare alla radice di come il sistema di controllo pervasivo di Israele su tutti i palestinesi, non solo rispetto ai guerriglieri della resistenza dal ’48 ad oggi, i registi hanno inframmezzato il racconto con alcuni documenti d’archivio risalente agli anni Settanta in cui si mostra il cosiddetto “regalo” offerto ai palestinesi, ossia l’infrastruttura telefonica e di comunicazione. Israele controlla tutto, anche questa preziosissima fonte di dati: quindi non solo acqua e rifornimenti vari essenziali per la vita, ma anche i dati che contribuiscono a cancellare queste stesse vite dal territorio legittimo dei palestinesi. Secondo le stime sono stati circa 37.000 i palestinesi individuati come “sospetti” nelle prime settimane dopo il 7 ottobre, con un margine di errore, appunto i “Naza”, i danni collaterali, intorno al 10%, calcolando nell’errore (o meglio orrore) anche le verifiche, sempre rapide e sommarie, dell’operatore in carne ed ossa. Ci sarebbe un altro sistema, raccontato nel dettaglio dai militari israeliani nel film anche rispetto alle parole-chiave utilizzate dai militari, chiamato cinicamente “Where’s Daddy?” per segnalare quando un “obiettivo” entra in casa. Un altro sistema distinto, “Habsora” (The Gospel), riguarderebbe invece l’individuazione degli interi edifici. I detrattori del film sostengono che non ci sono prove evidenti avvalorate da nomi e cognomi e da circostanze segnate da orari e luoghi precisi, come dire che le prove testimoniali dirette dei protagonisti dei massacri non sono sufficienti. Chi si oppone a queste atrocità, da cittadino israeliano di religione ebraica rischia moltissimo: dai ragazzi che rifiutano, fino al gesto estremo del suicidio, un servizio militare di tre anni e un futuro costellato di richiami di aggiornamento annuale sotto le armi fino a oltre 50 anni di età (vedi il significativo docu-film israeliano INNOCENCE, di Guy Davidi), ai militari in questione, che se scoperti rischiano tanto, a cominciare dal carcere. Segue l’ostracismo da parte di una società che ha come agenzia principale di socializzazione, oltre che di “ufficio di collocamento” ante-litteram, l’apparato a porte girevoli del connubio tra industria bellica, sistema formativo/scientifico/accademico e mercato del lavoro. Ai detrattori di Naza, dopo aver osservato le foto satellitari di Google Maps o Google Heart con le foto di interi quartieri rasi al suolo e spianati con i caterpillar, di cui peraltro si vedono anche le tracce, chiederei di definire “scomparsi” (oltre che “bambino”) i palestinesi che mancano all’appello. Solo un censimento generale potrà dire un giorno in modo statisticamente inconfutabile quanti sono quelli che si andranno ad aggiungere agli oltre 74.000 morti accertati, ma sarà sempre troppo tardi.   Stefano Bertoldi
October 2, 2026
Pressenza
Auschwitz in purezza
Mariarosa Mancuso su Il Foglio: i bambini assassinati a Gaza dai criminali di Idf che confessano i loro crimini nel fil Naza “sognano la guerra contro il nemico di sempre”. Vittime collaterali, sì, ma fino ad un certo punto, meglio ammazzarli da piccoli. Auschwitz in purezza. 07* da Facebook L'articolo Auschwitz in purezza su Contropiano.
October 2, 2026
Contropiano
Ho visto “Naza”
Ho visto Naza e pensavo sarebbe stato come averlo già visto. Avevo infatti già letto e riletto tutti i rapporti di Breaking The Silence, l’associazione fondata da ex militari israeliani che raccoglie le confessioni dei soldati dell’Idf. Avevo letto le inchieste di +972 sui programmi di intelligenza artificiale utilizzati per […] L'articolo Ho visto “Naza” su Contropiano.
September 30, 2026
Contropiano