Giornata mondiale per la sicurezza in rete: rischi e pericoli che insidiano i minorenni
Oggi, 10 febbraio, è il Safer Internet Day, che di anno in anno rappresenta un
momento importante per ricordare l’urgenza di far riflettere le ragazze e i
ragazzi sull’uso consapevole della rete, per loro il “luogo” più a rischio in
assoluto. Gli episodi di cyberbullismo tra i giovani sono sempre più frequenti,
insieme a casi di incitamento all’odio online, alla diffusione di immagini
intime senza consenso e a molti altri abusi digitali.
Da un’indagine di Save the Children realizzata da CSA Research emerge che sono
più di 8 su 10 (82,2%) i preadolescenti (11-13 anni) che usano internet per
scambiare messaggi; quasi uno su tre (il 31,3%) è connesso online con i suoi
amici attraverso chat, chiamate e videochiamate più volte al giorno; il 5% lo è
continuamente.
Inoltre che il 92,5% degli adolescenti utilizza strumenti di intelligenza
artificiale per cercare in rete informazioni (35,7%), per ricevere aiuto nello
studio e nei compiti (35,2%), per migliorare il proprio benessere (7,1%) e per
trovare compagnia (4,2%), mentre poco più di due ragazzi su cinque (41,8%) hanno
chiesto aiuto all’IA in momenti di tristezza, di solitudine o di ansia.
L’uso sempre più frequente della rete e dell’IA ci pone però davanti la
necessità di protezione e consapevolezza digitale rispetto ai tanti rischi ai
quali sono quotidianamente esposti i nostri ragazzi.
Rischi che ha cercato di indagare l’edizione 2026 dell’Osservatorio indifesa
realizzato da Terre des Hommes insieme alla community di Scomodo, che ha
raccolto le opinioni di oltre 2˙000 ragazzi italiani under 26 e da cui è emerso
che un giovane su due dichiara di aver subito nel corso della propria vita
almeno un atto di violenza e il web viene considerato come il “luogo” più a
rischio in assoluto.
In particolare, le ragazze dichiarano di aver subito violenza più dei maschi
(57% vs 42%), ma la percentuale più alta è quella delle persone non binarie
(67%). Tra gli altri contesti a rischio le ragazze segnalano i luoghi pubblici
non controllati – la strada, i mezzi pubblici – e le relazioni intime e
familiari, mentre tra i ragazzi assumono un peso maggiore la scuola e il
contesto amicale.
Gli adolescenti sono molto consapevoli dei rischi che si possono incontrare sul
web: secondo il 59% il rischio principale è il revenge porn, la condivisione non
consensuale di immagini intime. A temerlo sono in particolare le ragazze e le
fasce d’età più alte. I giovani sanno, quindi, che condividere del materiale
intimo comporta dei rischi (il 79% di loro definisce pericolosa questa pratica)
e sembrano anche informati sui propri diritti: la quasi totalità sa di poter
denunciare e chiedere la rimozione del contenuto se venisse condiviso senza il
loro consenso. Minore consapevolezza emerge, invece, se si parla di condivisione
di immagini modificate da altri. Anche se la maggior parte dei ragazzi dichiara
di non essere mai stato vittima di questo fenomeno, quote non marginali di
persone che dichiarano di non sapere se gli sia mai successo o che si astengono
dalla risposta, portano a riflettere sulla difficoltà di riconoscere questa
pratica.
Un’esperienza, invece, che accomuna la vita online dei ragazzi, e che innesca
emozioni prevalentemente negative o ambivalenti, è l’essere contattato da
sconosciuti: è successo all’80% circa di loro. In particolare, sono le ragazze a
manifestare maggiormente fastidio, incertezza e paura, mentre tra i ragazzi
emerge una quota più alta di curiosità.
Per quanto riguarda il cyberbullismo sono soprattutto i maschi più giovani (45%)
a dichiarare che in rete si corre il rischi di esserne vittima. E quando si
trovano protagonisti di un episodio di cyberbullismo o di bullismo i ragazzi ne
parlano principalmente con gli amici, soprattutto nelle fasce d’età più alte, e
a seguire con i genitori, in particolare i più piccoli.
Quanto all’Intelligenza Artificiale, la metà di chi ha risposto al questionario
si è rivolta almeno una volta a un bot per un consiglio o suggerimento, in
particolare per un problema sentimentale (24%) o di salute (22%) o per avere
supporto psicologico (21%).
Altro tema al centro del dibattito pubblico sono le chat usate per commentare
l’aspetto fisico di altre persone e circa un terzo dei ragazzi dichiara di
avervi assistito. Il 40% ne ha parlato con qualcuno di cui si fida, altri hanno
silenziato (36%) o abbandonato (31%) la chat. Un significativo 30% dichiara di
segnalare i contenuti o chiederne la rimozione. Le reazioni variano a seconda
del genere: tra le donne prevale la condivisione e l’intervento (parlarne con
qualcuno, segnalare e chiederne la rimozione), tra gli uomini, invece, sono più
comuni disimpegno e normalizzazione (silenziare la chat, riderne o non prenderle
sul serio).
Infine, la maggioranza dei ragazzi considera inaccettabile il controllo del
telefono, mentre a circa un quarto non crea problemi. Solo il 2% interpreta
questo comportamento come una forma di rispetto o apprezzamento. Sono in
particolare le donne e le fasce d’età più alte a ritenere inaccettabile il
controllo del telefono. Ciò nonostante, il 69% dei ragazzi condivide con altri –
genitori, amici, partner – la password del telefono o dei social,
prevalentemente per ragioni di sicurezza, soprattutto tra le ragazze.
Il direttore generale di Terre des Hommes Italia, Paolo Ferrara, ha commentato:
«Dall’Osservatorio indifesa di quest’anno emerge con chiarezza che i giovani
sono pienamente consapevoli dei pericoli che possono correre sul web, serve però
che gli siano forniti strumenti per proteggersi e affrontare questi rischi.
Rischi che mutano e si intensificano con l’evoluzione continua e sempre più
rapida delle tecnologie. È compito delle istituzioni e della società tutta
dotarli delle giuste informazioni e mezzi. Proprio questi sono gli obiettivi del
protocollo che abbiamo stretto con la Polizia di Stato e che darà vita a una
campagna di sensibilizzazione per spiegare alcuni dei reati che possono essere
commessi in rete. L’Osservatorio indifesa è da anni un punto di riferimento nel
monitoraggio di fenomeni quali bullismo, cyberbullismo e violenza online, uno
strumento per supportare la comunità educante nel tutelare i più giovani».
OSSERVATORIO INDIFESA 2026
Giovanni Caprio