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Tryzub e svastica, esiste un uso “neutrale” dei simboli politici nella storia?
A maggio 2023, scrissi un articolo dal titolo Tryzub, lo stemma nazista dell’Ucraina. Un articolo che aveva lo scopo fornire gli elementi basici per capire quanto quel simbolo, spacciato per nazionale (come se fosse per noi il tricolore), in realtà ha ben poco di neutrale, ma ha un’origine antica che affonda le sue radici tra paganesimo e cristianesimo per poi essere usato per tutto il Novecento da movimenti ed organizzazioni nazisti, collaborazioniste naziste ed in seguito da gruppi sia politici sia paramilitari di stampo neonazista. Ebbene questo breve articolo, che tutti potete leggere, è stato accusato recentemente di avere “un’impostazione che appare più vicina a una narrazione propagandistica che a un’analisi storica equilibrata”. Il tatuaggio di Carlo Calenda (da X) Secondo chi ha commentato alla nostra redazione, il tridente indossato dal presidente Zelensky (esaltato recentemente da Pina Picierno e tatuato da Carlo Calenda) “il riferimento è alla sovranità e all’identità storica ucraina, non a gruppi estremisti”. Se “è vero che dagli anni ‘30 in avanti il simbolo è stato occasionalmente strumentalizzato da minoranze di estrema destra, ma ciò accade ovunque: croci, bandiere nazionali e persino simboli religiosi sono stati usati da estremisti senza perdere il loro significato originario” – si afferma. Lo scritto prosegue affermando che “indossare il tridente significa esibire un simbolo nazionale e non un marchio ideologico. Equipararlo al nazismo significa delegittimare la simbologia statale dell’Ucraina e contribuire a diffondere una narrativa propagandistica oltre che omettere come nasce e come si diffonde questo simbolo. È giusto condannare l’uso improprio del tryzub da parte di estremisti, ma è altrettanto necessario riconoscerne la natura storica e costituzionale”. Questo importante commento, mi ha permesso di sviluppare una riflessione che non avevo mai elaborato prima d’ora su tutti quei simboli religiosi, spirituali od esoterici che immancabilmente finiscono per essere strumentalizzati ed usati da gruppi politici connotati in precisi contesti culturali, il cui uso strumentale di questi simboli impedisce di fatto un uso neutrale di questi simboli. Il tryzub ha origini medievali, legato alla dinastia di Volodymyr il Grande (X secolo), e divenne emblema dei principi Rjurikidi, dominante a partire dall’862 d.C. La riduzione dell’uso del tryzub iniziò a metà dell’XI secolo, quando cessò di essere coniato sulle monete della Rus’ di Kiev. Il periodo dell’oblio del tryzub durò dalla metà del XIII secolo fino alla fine del XVIII secolo, quando furono trovate le prime monete della Rus’ di Kiev con questo segno. I tentativi di analizzare il tryzub iniziarono all’inizio del XIX secolo e il termine “tryzub” fu usato per la prima volta dallo storico russo Nikolaj Karamzin nella sua opera del 1815 Storia dello Stato russo. Il suo significato si perde nella notte dei tempi. Secondo lo storico ucraino Volodymyr Sičyns’kyj (V. S. Sičyns’kyj, Український тризуб і прапор, Winnipeg, 1953, p. 24.) poteva rappresentare in modo stilizzato o una colomba “simbolo dello Spirito Santo”, o fiore, o un candeliere, o un “kuša” (simbolo di arco e freccia usato come segno del magistrato di Kiev nei secoli XVI-XVIII), o una runa, o un vessillo, o la testa (estremità) della mazza o dello scettro del principe, o una corona (come simbolo del potere nei secoli XVI-XVII), o la parola “volontà”, o il simbolo del fulmine. Quest’ultimi risultano improbabili perché si riferiscono a periodi in cui è documentato il suo disuso. Lo storico del XIX secolo Bernhard Karl von Koehne affermò che il tryzub rappresentava uno dei corvi Huginn e Muninn del dio norreno Odino presente nello stendardo del corvo (O. F. Belov e G. I. Šapovalov, Український Тризуб. Історія дослідження та історичний реконструкт, Zaporižžja, Дике поле, 2008.). Huginn e Muninn viaggiano per il mondo portando notizie e informazioni al loro padrone. Odino li fa uscire all’alba per raccogliere informazioni e ritornano alla sera, siedono sulle spalle del dio e gli sussurrano le notizie nelle orecchie. È da questi corvi che deriva l’epiteto dio-corvo che rappresenta Odino. La tradizione, riconosciuta anche dall’articolo 20 comma 4 della Costituzione ucraina, vuole che il tryzub sia lo stemma del principe Volodymyr il Grande: “Articolo 20§4. L’elemento principale del grande stemma di Stato dell’Ucraina è il segno dello Stato principesco di Volodymyr il Grande (piccolo stemma di Stato dell’Ucraina).” Nel dicembre 1917 fu riadottato dalla nascente Repubblica Popolare Ucraina (che durò pochi mesi) come stemma ufficiale nazionale. E’ proprio in questo frangente che il tryzub inizia ad assumere un significato politico in seno al nascente nazionalismo ucraino. La Repubblica Popolare Ucraina, inizialmente di ispirazione sovietica ed anti-zarista, ben presto assiste ad uno scontro interno tra nazionalisti e i comitati filo-sovietici. Nella Russia rivoluzionaria di quei convulsi momenti si apre una stagione di possibilità e prospettive per il nazionalismo ucraino che persegue apertamente gli obiettivi di una autonomia territoriale e di una riorganizzazione dello stato russo. Prende corpo l’opzione indipendentista, fino a quel momento coltivata solo da frange politiche minoritarie. Le pretese della Rada ucraina vengono prima fortemente contestate dalle 4 regioni tradizionalmente non Ucraine per composizione etnica ovvero quella di Kharkov, di Kherson, la Crimea e la regione di Dnepropetrovsk dove gli intellettuali di estrazione russa di queste regioni insorgono contro le pretese di ucrainizzazione di territori non ucraini. Il 9 agosto , dopo un violento dibattito fra nazionalisti e i rappresentanti dei soviet, la Rada approva una risoluzione sulle Istruzioni nella quale si prende atto delle decisioni del governo centrale ma al tempo stesso si insite sulla necessità dell’ampliamento dell’autonomia e delle competenze del segretariato con un cenno finale alla convocazione di una «Assemblea costituente ucraina», da affiancare a quella pan-russa. Il 12 agosto si apre a Mosca la conferenza di Stato, organizzata dal nuovo governo rivoluzionario alla quale i delegati del segretariato ucraini, pur invitati, decidono di non partecipare. Si apre da questo punto in poi un confronto anche serrato fra nazionalisti ucraini, Soviet ucraini e comitato centrale ucraino che porterà conseguenze fino allo scontro armato. La Rivoluzione sovietica dell’ottobre 1917 e la vittoria dell’Armata Rossa su quella Bianca nei furiosi scontri che si avranno in quel periodo, metterà fine all’esperimento ucraino che nella sostanza non avrà mai una vera consistenza politica anche per gli scontri interni alla stessa Rada e soprattutto per la mancanza di un vero sostegno popolare. È proprio da questo momento in poi che il tryzub assumerà un significato storico che rispecchia il suo significato politico di oggi: simbolo del nascente nazionalismo ucraino. Il tryzub, in seguito assume fortemente un carattere politico nel 1929, in funzione anti-sovietica, come simbolo dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN), un partito politico nazionalista e fascista che nel giugno 1941, sotto la guida di Stephan Bandera, annunciò la creazione di uno Stato ucraino indipendente nella regione che era sotto il controllo della Germania nazista, sostenendo i piani espansionistici nazisti, giurando fedeltà ad Adolf Hitler e rendendosi responsabile del massacro di 100.000 civili polacchi ed ebrei attraverso il suo braccio armato, l’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA). Quindi il Tryzub non è stato un simbolo occasionalmente strumentalizzato da minoranze di estrema destra, ma è diventato un simbolo – contestualmente a ciò che è accaduto – dell’etnonazionalismo ucraino. Non solo sappiamo che i movimenti neonazisti ucraini, dal 2014, hanno utilizzato più volte questo simbolo, ma sappiamo che è stato ed è l’emblema principale delle più importanti e influenti organizzazioni dell’estrema destra ucraina, sia storica sia contemporanea (vedi articolo). Nel maggio 2022 lo Stemma dell’Unità (del battaglione Azov), che faceva riferimento al Wolfsangel, è stato sostituito dal tryzub stilizzato, formato da tre spade d’oro: quindi il tryzub è anche simbolo del Battaglione mercenario paramilitare di stampo neonazista responsabile di pulizia etnica dal 2014, documentate dall’OCSE e da Amnesty International. Non si tratta di un “uso improprio del tryzub da parte di estremisti”, ma si tratta dell’uso del tryzub che viene fatto fin dal 1929 dai neonazisti ucraini, esattamente come oggi i neonazisti europei usano la svastica perchè si è configurata storicamente come simbolo nazista fin dall’estate 1920. L’articolo 20 della Costituzione ucraina, adottata il 28 giugno 1996, riconosce il tryzub – con la risoluzione “Sull’emblema di Stato dell’Ucraina” – come “l’elemento principale del grande emblema di Stato dell’Ucraina” in quanto “simbolo dello Stato Principesco di Volodymyr il Grande”. E’ tipico di Stati etnonazionalisti introdurre legalmente simboli che rimandano all’ideale su cui si fondano. Vedasi Israele con la Stella di David, simbolo religioso ebraico. Come hanno suggerito importanti analisti, è giusto e altrettanto necessario riconoscere che il tryzub in Ucraina non avrebbe natura costituzionale se non avesse il suo significato storico legato al patriottismo e il suo significato ideologico legato all’etnonazionalismo ucraino. Il tryzub è ora, contestualmente, un simbolo nazista che viene usato da partiti, movimenti e battaglioni paramilitari di estrema destra ucraini in rappresentanza del patriottismo, della loro identità nazionale e dell’etnonazionalismo ucraino in opposizione a tutto ciò che lo rinnega. Quando il tryzub viene indossato dal presidente Zelensky fa riferimento sicuramente al patriottismo e all’identità nazionale ucraina non slegata dall’etnonazionalismo ucraino, oltre a schiacciare l’occhio a tutti quei battaglioni paramilitari di stampo neonazista (Azov, Aidar, Donbass e molti altri…) che sono stati assimilati nell’Esercito Nazionale Ucraino. Azov per esempio fu inquadrato l’11 novembre 2014 nella Guardia Nazionale dell’Ucraina, il corpo di gendarmeria nazionale ucraina e forza militare interna sotto la giurisdizione del Ministero degli Affari Interni, quindi del governo. Ho abbastanza memoria per ricordare che il Battaglione Azov fu fondato nel febbraio 2014 come unità paramilitare di volontari di orientamento neonazista, guidati dal militare e politico suprematista bianco Andrіj Bіlec’kyj, che ne fu primo comandante. Andrіj Bіlec’kyj, dal novembre 2014 al luglio 2019, è stato membro del Parlamento ucraino per l’Unione Ucraina di Patrioti – UKROP e, ora, oltre a guidare il partito politico d’estrema destra Corpo Nazionale (di stampo neo-nazista fondato nel 2016 da lui stesso), è pure comandante del 3º Corpo d’Armata dell’Esercito Ucraino. Esempi di questo tipo sono molteplici e non starò ad elencarli per mancanza di tempo, però credo che sia ingenuo pensare che l’esibizione del tryzub sia un simbolo di solo patriottismo ed identità nazionale. Quindi si può dichiarare che Zelensky sia vicino a movimenti neonazisti. Inoltre non dimentichiamoci che dopo l’inizio dell’invasione russa del 2022, Zelensky ha dichiarato la legge marziale e mobilitato le Forze Armate dell’Ucraina. Legge marziale significa che i pieni poteri sono in mano al governo, vige il divieto di svolgere le elezioni parlamentari e vengono emanati provvedimenti che sospendono temporaneamente le leggi ordinarie per introdurre regole e misure speciali in condizioni di eccezionalità, come la guerra. Quindi definire Zelensky come “vicino ai gruppi d’estrema destra” non è assolutamente retorica propagandistica, in quanto lui stesso si definisce “nazionalista” e a capo di un “governo nazionalista”, quindi non può risultare nemmeno “offensivo”. In Ucraina, i movimenti e i partiti d’estrema destra sono tutt’altro che marginali. Partiti “minoritari” d’estrema destra sono stati la manovalanza della Strage di Odessa del 2 maggio 2014, ed hanno avuto importanti ruoli di governo sotto la presidenza di Poroschenko. Molti dei loro membri attivi hanno intrapreso carriera militare (essendo prima paramilitari di battaglioni volontari) e politica. Il fatto che alle elezioni 2019 i partiti di estrema destra non hanno ottenuto alcun seggio non vuol dire nulla (non erano affiliati a coalizioni importanti), poichè il loro obiettivo l’hanno già ottenuto: infiltrarsi negli apparati di Stato, sia civile sia militare. Non esiste un uso “neutrale” e decontestualizzato dei simboli, i quali – nella storia – vengono da sempre utilizzati in memoria di qualcosa o addirittura strumentalizzati allo scopo di utilizzarli per altri scopi, acquisendo altri significati contestualizzati in un preciso periodo o momento storico. Da appassionato di filosofie orientali, specialmente buddhismo e induismo come esempio lampante mi sovviene la svastica (dal sanscrito “swastika”, che nella scrittura devanagari si scrive स्वास्तिक ), antico e millenario simbolo religioso – utilizzato fin dal Neolitico – da sempre concepito come simbolo universale di buona fortuna e benessere in culture antiche dell’India e dell’Estremo Oriente, simboleggiando il moto del Sole, i punti cardinali o la prosperità. Lo swastika si può trovare nei graffiti rupestri in ValCamonica, nel cristianesimo antico come antico simbolo della Croce di Gesù, si può trovare nelle popolazioni mesopotamiche e si può trovare con diversi significati anche nell’Islam e nell’ebraismo. Nel buddhismo lo swastika rappresenta il sigillo della mente-cuore dei Buddha (i “risvegliati”, o “illuminati”), capace di comprendere tutte le cose (non è un caso trovarla incisa su grandi statue dei Buddha). Nell’induismo simboleggia al contempo i Quattro Veda, i corrispondenti quattro volti di Brahmā (il Dio supremo creatore di tutto e presente in tutte le cose) e i portali solari o i portali lunari, oltre ad avere diversi significati in base a come sono rivolti i rebbi (così 卐 o così 卍). La grande satguru del Sahaja Yoga, Shri Mataji Nirmala Devi, spiegava come lo swastika fosse la rappresentazione del Mooladhara chakra, ovvero il primo chakra, rappresentando le quattro dimensioni della consapevolezza, e il punto di incontro con la quinta dimensione, oltre che ad essere la sorgente della Kundalini. Non a caso la parola chakra significa ‘ruota’, o anche ‘rotazione’, che puó essere in senso orario o anti-orario. Lo swastika, riprendendo i quattro petali del Mooladhara, rappresenta dunque – in base alla direzione della rotazione – “costruzione o distruzione”, se non addirittura la ruota del Dharma stesso. Nel giainismo invece, lo swastika rappresenta i Quattro Regni nei quali un’anima è soggetta al saṃsāra, il ciclo delle vite e delle morti, e può rinascere se non ha raggiunto l’illuminazione e non si è ancora liberata dalla sofferenza terrena dei desideri effimeri. Nonostante tutto ciò, come sappiamo bene, lo swastika fu adottato dai nazisti nel XX secolo, che lo associarono – a causa della risignificazione esoterica che ne fece la destra spiritualista da Julius Evola in poi – alla loro ideologia razzista. Venne chiamata hakenkreuz (“croce uncinata”, in italiano “la svastica”), trasformandola nel simbolo del nazionalsocialismo. La sua odierna notorietà è legata alla sua adozione durante il primo dopoguerra da parte del Partito Nazionalsocialista Tedesco e, successivamente, per l’apposizione sulla bandiera della Germania nazista. In Occidente, dopo la Seconda Guerra Mondiale fino ad oggi – a meno che non venga usata in contesti ben specifici come i templi induisti, buddhisti e nelle sale di meditazione di Sahaja Yoga – chi usa la svastica in contesti pubblici o manifestazioni politiche, non lo fa per augurare benessere e prosperità o per motivi spirituali, ma in ricordo di una determinata storia politica, il nazionalsocialismo tedesco, se non per inneggiare al neonazismo in alcune manifestazioni. Partendo dal fatto che non si capisce quale spazio abbia la narrazione propagandistica e quali siano le omissioni in questa riflessione, io credo che ogni sociologo politico, sociologo delle religioni e studioso di simbologia religiosa potrebbe convenire su quanto detto. In molti parlano oggi – con fare paternalistico – di svolgere un buon lavoro di “fact-checking” prima di pubblicare articoli, studi, libri e lavori di qualunque tipo. Interessante è che lo dicano agli altri, avendo la presunzione di essere nel “giusto” come se nessun “superficialismo” possa intaccarli. Io ritengo che prima di voler fare un “fact-checking” si debba essere a conoscenza di certi dettagli ed importanti distinguo concettuali, altrimenti è razionalmente impossibile condurre un virtuoso “fact-checking”. Prima di voler fare un fact-checking è importante conoscere i fatti: come puoi decidere se i fatti raccontati sono veri o falsi se prima non li si conosce? Spesso e volentieri è importante fare un “contro-factcheking” molto più accurato attraverso analisi e informazioni vere ma che non spesso i media mainstream sono soliti pubblicare. Per questo esistono i libri di storia. Lorenzo Poli
December 3, 2025
Pressenza
Centro Sociale 28 Maggio: “Caro Valerio Renzi, la sinistra neoliberale vuole balcanizzare la sinistra antagonista. Ci opporremo!”
Caro Valerio Renzi, il 23 aprile 2025, guarda caso due giorni prima del 25 aprile, pubblichi sulla tua newsletter S’È DESTRA, che conta più di 2000 iscritti, il dossier “Laboratorio Bergamo: area del dissenso. Estrema destra, sinistra putiniana” annunciando che questo dossier ti è arrivato da Bergamo, così come per miracolo. Leggendolo più volte per difenderci dalle tue infamanti accuse, lo scopriamo via via sempre peggiore per l’insistenza senza sfumature dei tuoi addebiti, per le tue ripetizioni costanti di poche e povere idee che evitano l’obiettività mostrando sempre e solo una faccia della medaglia, e non ultimo per il tuo schematismo manicheo. Dunque per la modalità di funzionamento di questo dossier andrebbe bene il riferimento storico al propagandismo, ecco tu sei un propagandista che usa le stesse armi che già furono  usate proprio dalla propaganda nazista, ma rincuorati è così ormai tutta l’informazione mainstream. L’obiettivo è creare il vuoto dove ancora esiste resistenza all’ingiustizia. Ah, è vero, dirai che questo dossier non è tuo, che tu lo pubblichi soltanto, ma non vale come difesa, tu lo pubblichi e tu te ne assumi le responsabilità e le conseguenze. Con un click di condivisione ti sei guadagnato la pagnotta e ora te ne vuoi lavare le mani come Ponzio Pilato? Questo dossier di cui non ti assumi nemmeno la paternità o maternità, che dir si voglia, lo definisci un’inchiesta militante, per noi è uno strumento politico. Certo sarebbe bello, per te e i tuoi accoliti, potervi rifare storicamente alle inchieste dei compagni degli anni Settanta, quelle inchieste che sono costate probabilmente la vita a Fausto e Iaio, mentre a te non costerà nulla questo dossier perché la tua è un’opera in perfetta linea con la politica di regime. Etichetti tutto ciò che non sta con la tua “sinistra neoliberale” come “fascista” o facente parte di quella “sinistra antimperialista filo-russa o filo-putiniana”. Caspita! È già tanto che non ti dichiari apertamente pro-imperialismo USA … davvero non vorremmo stare dalla tua parte. Scrivi che i nostri discorsi (ma quali?) e quelli della destra sono diventati indistinguibili, ma lo sono per te e quelli come te che non si applicano o non vogliono dar lustro ad un mestiere fra i più sputtanati del pianeta terra. Operi per confondere, mischiare, contaminare in modo utile ai tuoi referenti politici (vedi alla voce padroni). Sei semplicemente un venditore di fumo che inizia da subito col definire e affermare insindacabilmente relazioni tra persone, associazioni e gruppi non lesinando epiteti a destra e a manca, insinuando contaminazioni ideologiche e financo finanziamenti in rubli da far sorridere i tuoi amici sorosiani. Certo che se si osserva bene la sinistra neoliberale di cui fai parte, o meglio definita sinistra alla moda per la sua inconsistenza globalista, europeista che disconosce la lotta di classe – che disprezza i vinti, cioè le classi popolari accusandole di “fascismo, razzismo, sessismo, nazionalismo” appena alzano la testa per cercar di capire perché precipitano nel baratro della miseria – ebbene noi del Centro Sociale 28 Maggio da questa sinistra ne stiamo felicemente ben lontani, e con te Valerio Renzi e i tuoi non abbiamo nulla da spartire! La balcanizzazione della sinistra antagonista è un vostro progetto, non il nostro. Comunque visto che sei così preoccupato per il dialogo che sembra essersi instaurato tra neofascisti e sinistra a Bergamo, mi chiedo se tu sia al corrente del desiderio e della “pazza idea” espressi nel 2013 da una parte della sinistra antagonista bresciana di aprire un dialogo col movimento dei Forconi,  i temi erano in parte condivisibili: contro i trattati di Maastricht e Lisbona, contro l’euro, contro i banchieri, contro l’oligarchia al potere, contro la globalizzazione, c’era però il richiamo continuo all’italianità che frenava, ma qualcuno diceva che bisognava dialogarci lo stesso visto che: “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”. Ci sono stati anche i dibattiti sui principi: se noi siamo contro i Daspo e la Questura di Brescia li commina a 4 ultras della Curva Nord, sempre del Brescia, per via dei comportamenti da loro tenuti in occasione di una manifestazione religiosa di Pakistani: minacce, saluti nazisti, gesti offensivi e cori razzisti, che fare? Coi principi non si scherza, e allora ecco condannare i Daspo dati ai fasci. E se poi il fascio lo incontri allo stadio, ma vi affratella la stessa fede calcistica? Eh, la vita del militante diventa dura! Ma andiamo oltre. Il pensiero che il nostro Centro Sociale possa essere nominato in questo sgangherato dossier ci farebbe rabbrividire se non fossimo certi che difficilmente qualcuno che ci conosce davvero potrebbe dubitare del nostro antifascismo. Lo testimonia il nome che ci siamo dati 26 anni fa: “28 maggio” in memoria delle Compagne e dei Compagni caduti come Partigiani in quella data in Piazza della Loggia nella strage fascista, di Stato e della Nato. Lo dicono le battaglie sul territorio franciacortino, lo dice la creazione anni fa della Rete Antifascista Provinciale Bresciana, lo testimoniano le continue provocazioni, tra le quali spicca gravissimo il blitz dei fascisti nel 2013 quando tentarono di incendiare il nostro centro sociale, o tutte le volte che bombolette alla mano ci hanno insozzato i muri con le loro svastiche di merda. Nel corso degli anni abbiamo risposto stando sempre dalla parte dei più deboli, degli oppressi, e degli oppressi dagli oppressi, gli ultimi, e tu che cosa hai combinato? Inoltre lo testimoniano i nostri dossier, eh sì caro Valerio Renzi, anche noi abbiamo scritto dei dossier, firmati i nostri, e presentati  e depositati al Prefetto, al Questore al Sindaco di Brescia, al Sindaco di Concesio e di Lumezzane. Un dossier dal suggestivo titolo: “Brescia in fondo a destra. Politiche dell’odio nei periodi di crisi. Per l’attuazione della XII disposizione finale della Costituzione” del 2013 contro Forza Nuova e CasaPound. Il giorno che lo presentammo in Prefettura si scomodarono da Verona i fascisti del Fronte Skinhead, lo sapemmo con certezza perché uno di loro perse la fibbia della sua cintura quando ci minacciarono facendo roteare le cinghie (come gli invitati ad un matrimonio con i tovaglioli). Durante le provocazioni e gli scontri che ne seguirono una nostra compagna ebbe gli occhiali da vista frantumati. Vai a dirglielo tu che è amica dei fasci! Altro dossier del 2017 dal titolo “Mura: in fondo a destra. Politiche dell’odio nei periodi di crisi. Per l’attuazione della XII disposizione finale della Costituzione”: una denuncia in piena regola del Movimento Fascismo e Libertà consegnato al sindaco di Mura e al Prefetto di Brescia. Questo per farti capire, ammesso che tu capisca, le condizioni in cui operano su questo territorio fascioleghista le Compagne e i Compagni che tu hai infamato con una leggerezza disgustosa. Peraltro mescoli le retoriche della scienza, che non sono altro che narrazioni finanziate dalle multinazionali dei farmaci, con le retoriche anti-immigrazione che non sono altro che  narrazioni finanziate da chi intende mantenere gli immigrati nella precarietà assoluta per poterli sfruttare meglio. Noi del Centro Sociale 28 maggio abbiamo sempre messo a disposizione delle associazioni degli immigrati la nostra sede per riunioni politiche e feste, ci conoscono e sanno che il nostro è un porto sicuro. Affrontiamo ora il tema più importante, più scottante, quello che unitamente all’antimilitarismo e alla pace ci sta più a cuore: la protesta contro il Green Pass. Ci stupiamo sempre di oppressione che offenderà ancora per decenni la nostra memoria storica. Come avete potuto non capire l’esperimento pandemico? Come potete tirar ancora in ballo la nostra “disobbedienza” puntando il dito contro di noi su questo argomento? Noi, Compagne e Compagni contro il Green Pass abbiamo aperto il nostro centro sociale, unico soggetto politico di tutta la provincia di Brescia, a tutti, indipendentemente che fossero o non fossero vaccinati per scelta o per imposizione, tra questi i lavoratori sospesi senza stipendio e buttati fuori dai luoghi di lavoro perché non si sono piegati dando prova di un eroismo resistenziale prolungato nel tempo che voi vi sognate. Solo chi ha vissuto all’interno della fabbrica conosce l’importanza fondamentale della solidarietà tra lavoratori, e noi questa solidarietà l’abbiamo messa in pratica. Siamo orgogliosi di questa scelta politica e ne saremo fieri per sempre. Gente comune che non aveva mai messo piede in un centro sociale, qui da noi, ha trovato solidarietà non solo simbolica, ma pratica con tra l’altro la creazione di una cassa di resistenza in aiuto dei più fragili. Una rete di relazioni amicale si è instaurata e soggetti non politicizzati hanno cominciato a frequentare il centro sociale dove campeggia il Quarto Stato, la Falce e il Martello, i ritratti dei grandi rivoluzionari tra cui Che Guevara, Lenin e Marx. Noi siamo certi che la causa del proletariato passa anche da qui e non passa certo attraverso i finanziamenti elargiti dal governo Conte (50 milioni di euro) e il governo Draghi (20 milioni di euro) a sostegno di campagne pubblicitarie a favore dei vaccini per radio, televisioni e giornali, di cui si può prendere visione sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico. La casta mediatica e i politici che ci spiegavano con sussiego a quale distanza stare a tavola coi parenti il giorno di Natale per tenere a bada il virus,  sono gli stessi che ora ci vogliono portare in guerra. E noi lo abbiamo capito subito! Con lo slogan “Guerra e pandemia stessa strategia” abbiamo organizzato anche una festa di tre giorni a Cologne, in provincia di Brescia, e in un documento del nostro centro sociale quando eravamo tutti agli “arresti domiciliari” causa Covid, scrivemmo una frase profetica: “Queste non sono altro che prove tecniche di controllo di massa per eventi futuri molto più gravi”. Ecco perché il DL 1660 Sicurezza non ci sorprende, anche se ci siamo attivati subito per contestarlo, perché sappiamo bene che è studiato per essere usato nel prossimo futuro quando questi pazzi al governo decideranno di farci entrare in guerra. Affrontiamo ora il tema Ucraina. Subito dopo Piazza Maidan e la strage dei Compagni dentro la Casa dei Sindacati di Odessa da parte dei nazisti ucraini avvenuta il 2 maggio 2014, noi del Centro Sociale 28 Maggio – con altri militanti – abbiamo deciso di costituire un gruppo che si chiamava “Ucraina antifascista”. Noi siamo arrivati 10 o 20 anni prima che arrivassi tu (se ce la farai a capire) a denunciare la situazione che hanno creato in Ucraina le forze USA e NATO. Quando scrivi, in perfetta malafede – perché non crediamo che sia per ignoranza – dell’ “invasione dei territori ucraini”, facendo piazza pulita del ricordo di 10 anni di guerra alle popolazioni del Donbass da parte del governo ucraino, fantoccio della Nato e degli USA, che ha fatto 14.000 morti tra la popolazione civile dal 2014 al 2022,  stai forse accreditandoti per un futuro luminoso in qualche redazione di rilievo, o vuoi far capire che sei pronto a scrivere qualsiasi fandonia? Torniamo al tuo dossier, vediamo che ci siamo anche noi a gridare Stop alla Russofobia. Persino Papa Francesco ha parlato dell’ “abbaiare della Nato alle porte della Russia”, vorrei vedere se i russi andassero ad abbaiare al confine USA con il Messico cosa accadrebbe. L’Ucraina deve essere neutrale, non deve entrare nella NATO … Peraltro non esiste il pericolo russo, la Russia è un immenso Paese di 17 milioni di chilometri quadrati, 11 fusi orari e solo 145 milioni di abitanti: spazio gigantesco e risorse naturali enormi, come possiamo interessargli? Piuttosto sono l’Unione Europea e gli USA che hanno interesse ad indebolire la Russia. Tanto per rinfrescarti la memoria citiamo le spese militari degli USA, della NATO e della Russia. La spesa militare globale mondiale nel 2023 è di 2443 miliardi di dollari, di cui il 55% della NATO (1341miliardi), il 12% della Cina (296 miliardi), per la Russia il 4% (109 miliardi) e tutti i restanti insieme fanno il 29% . Per quanto riguarda i dati NATO al loro interno evidenziamo la spesa militare USA che è del 68%  sulla spesa totale della NATO e cioè di 916 miliardi di dollari (dati SIPRI). Il popolo russo non è nostro nemico, e ci mancherebbe, ma anche gli altri popoli non sono nostri nemici, noi abbiamo uno sguardo di classe e – come scrissero Marx ed Engels nel Manifesto del Partito Comunista – “il proletariato di ogni paese deve naturalmente farla finita prima con la sua borghesia, ma i comunisti nelle varie lotte nazionali dei proletari mettono in rilievo quegli interessi comuni dell’intero proletariato che sono indipendenti dalla nazionalità!” Ricordiamo con immenso rispetto i 27 milioni di sovietici morti combattendo per la libertà e contro il nazifascismo durante la Grande Guerra Patriottica, chiamata da noi Seconda Guerra Mondiale. Ma naturalmente tu saresti un tipo alla Benigni che per prendersi l’Oscar ha fatto entrare nel campo di concentramento come liberatori gli statunitensi e non i sovietici. D’altronde la Guerra Fredda mediatica non è mai finita, tant’è che l’armamentario ideologico del “nemico perfetto” è stato rimesso in moto contro il popolo russo, la sua storia e la sua cultura. Questo ci disgusta! Quanto male state facendo ai russi che vivono qui in Italia? Nemmeno ve lo immaginate, e nemmeno ve ne frega. Lanci poi la notiziona sul film “Il Testimone” come “finanziato dal Cremlino”. Ma da chi sono aiutati i nostri autori cinematografici? Per il 2025 le risorse del fondo cinema del nostro Ministero della Cultura ammontano a più di 696 milioni di euro, informati! Perché tanto scandalo? Ma tu lo hai visto questo film? Ma vi siete ridotti a perseguitare chi cerca un po’ di verità in un marea di manipolazioni mediatiche statunitensi che ci sommergono da quando ci hanno liberato ottant’anni fa? Ma lasciate che sia il pubblico a decretare se un’opera è valida o meno. Come mai avete rimesso in moto la censura di fascistissima memoria? Se avete ragione non potete aver paura della verità! E poi due parole su Vincenzo Lorusso e Andrea Lucidi, massimo rispetto da parte nostra per questi coraggiosissimi Compagni. Di Vincenzo Lorusso abbiamo proiettato il documentario: “Maidan, la Strada verso la Guerra”, che spiega come l’Occidente abbia trascinato l’Ucraina verso la guerra civile e il conflitto odierno. Speriamo in un prossimo futuro di vedere “I bambini del Donbass” che sarà sicuramente un pugno nello stomaco, come tutto ciò che succede nelle guerre. Poi ci sono i genocidi, un altro capitolo, il peggiore a cui stiamo assistendo. Perché forse non lo dice il tuo dossier, ma noi siamo impegnati tantissimo sul fronte della Palestina e abbiamo all’attivo tanti eventi di sensibilizzazione su questa strage degli innocenti in diretta social. Un orrore! Ragionare, cercare soluzioni accettabili ai problemi, mediare sono tutte operazioni troppo intelligenti e faticose per una classe di politici servi che non si capacitano nemmeno di come han fatto a trovarsi seduti sugli scranni del Parlamento italiano, o sulle poltroncine del Consiglio dei Ministri. Volgari ignorantoni senza arte né parte che parlano ancora e sempre di celodurismo invece che di politica, se lo possono permettere perché non c’è un solo giornalista che riesca a far loro una domanda intelligente, magari in diretta televisiva prima che la censura gli bruci la carriera per sempre, ma non l’onore di aver fatto la cosa giusta … no, no … tutti chini ad aspettare che passi la nottata, ma passerà? Senza coraggio, non passerà! Continuando la lettura di questo confuso dossier che ha la funzione, tra le altre cose, di federare quel poco che resta in giro della “sinistra neoliberale” (se si può chiamare sinistra) che ha ormai perso il contatto con la realtà, ma non quello con la sovrastruttura ideologica del potere – e tu ne sei un luminoso esempio – troviamo, ad ulteriore riprova del tuo impegno, la demonizzazione di lotte dai temi, ti citiamo, “più disparati”. Allora perché, se come dici son “disparati”, li metti insieme?                                                      È un problema porsi il problema anche delle cosiddette “scie chimiche” ? Cosa c’è di così negativo nel riflettere su questo fenomeno che incrociamo spesso sulle nostre teste, ora che sappiamo che il clima viene modificato dall’uomo coi sistemi dell’inseminazione delle nuvole per far piovere (pratica chiamata cloud-seeding). A causa dei rischi che pone alle comunità, agli ecosistemi e alla biodiversità, la Convenzione delle Nazioni Unite sulla Diversità Biologica ha stabilito una moratoria sull’utilizzo, in generale, della geoingegneria nel 2010, un appello che continua ancora oggi e che in parte è stato riconosciuto dal “Protocollo di Londra” con il divieto di inseminazione degli oceani. Peraltro in Francia, anni fa, i giornalisti di Envoyé Special fecero un bella puntata televisiva sull’argomento: perché non chiedersi cos’altro stanno pensando di fare? Ah! È vero che esercitare la propria intelligenza viene considerato “complottismo”! Sui vaccini poi perché non essere prudenti? La conosci la storia del vaccino contro la poliomelite che fu anche una guerra geopolitica tra USA e URSS. Informati caro il nostro giornalista e capirai che anche questa è una storia dove si intrecciano potere e profitto, alla faccia dei bimbi che ne morirono, farai comunque fatica a trovarla su internet perché in giro c’è una certa tendenza alla mistificazione. Ci chiediamo sempre con stupore perché la diffidenza rispetto a questo sistema fondato sul profitto sia dileggiata. Perché non è considerata una qualità rispettata e rispettabile? Per noi il dubbio è d’obbligo, per voi la certezza! Ti ricordiamo quanto successo in Piazza del Popolo il 9 ottobre 2021 alla manifestazione contro il Green Pass e prendiamo la spiegazione dai documenti ufficiali della seduta pubblica in cui l’allora Ministra Lamorgese dà conto di come secondo lei si sono svolti i fatti: “Alla protesta contro il green pass hanno partecipato organizzazioni della sinistra antagonista e della destra estrema, rappresentanti di categorie economiche e semplici cittadini convinti che la strategia del Governo configuri una dittatura sanitaria. Il Ministro è consapevole del rischio che il malcontento sociale provocato dalla pandemia possa essere strumentalizzato da frange eversive, sebbene finora sia mancata una regia unitaria. Rispetto alla manifestazione di Roma, sulla base della relazione del Capo della Polizia, il Ministro ha riconosciuto criticità nella gestione dell’ordine pubblico.” Ora veniamo all’assalto della sede della CGIL: dal palco della manifestazione prende il microfono un fascista che invita ad andare a distruggere la sua sede, 300/400 persone partono in corteo, la CGIL dista da Piazza del Popolo 3,2 km e nessun responsabile dell’ordine pubblico interviene per fermarli durante il corteo non autorizzato, nonostante che le intenzioni fossero state esplicitamente dichiarate dal palco. Come mai? La strategia della tensione non ci ha insegnato niente? I fascisti dovevano intestarsi la lotta contro il Green Pass per svilirla, per renderla nemica della maggioranza della popolazione. I fascisti nella storia sono sempre l’utile strumento del potere per il controllo delle masse. A questa ghettizzazione del sentimento popolare contro il Green Pass ha dato il colpo di grazia simbolico l’abbraccio di Draghi a Landini. Ma riprendiamo la disamina del dossier: per te chi promuove una visione anti-globalizzazione è un fascista, gli ecologisti sono “fascisti”, gli antimilitaristi sono “fascisti”, le associazioni palestinesi sono o “pro-Hamas” o sono “fasciste”, i pacifisti son “fascisti”, i contestatori del Green Pass anche, gli anti-vaccinisti, gli anti-lockdown, chi è critico della “teoria gender”, gli anti 5G, quelli che si battono contro la digitalizzazione delle nostre vite … tutti fascisti, anche i cattolici contro l’aborto sono “fasci”, chi promuove una visione multilaterale è un “fascista”. A proposito di multilateralismo, ti dà così fastidio che il terzo mondo stia emancipandosi, preferivi rimanesse terzo o quarto con gli Stati Uniti a farla da padroni? Comunque devi sapere che, per quanto ci riguarda, ogni accusa è una confessione. Per sputtanare Ottolina Tv, di cui ci sarebbe da parlare solo bene, tiri in ballo Micromega, ora siamo andati a controllare chi ci scriveva qualche anno fa e ci abbiamo trovato i nomi di Cacciari-Galimberti-Amato- Cardini-Sofri-Veltroni-Prodi-Lerner-Vendola-Caselli- Finkielkraut, ci soffermiamo solo su quest’ultimo, per amor di patria, perché in Francia è famoso il suo razzismo e la sua postura anti-immigrati… quante porosità destra/sinistra tra questi nomi! Sono tuoi referenti? Stai attento perché  potresti essere accusato di razzismo e fascismo, è un attimo sai! Visto che non vogliamo la guerra, nemmeno quella contro l’Iran – e se c’è un nucleare che ci preoccupa è quello israeliano da sempre fuori controllo perché Israele non vuole render conto di niente a nessuno – immaginiamo che nel prossimo dossier non potrà mancarci anche l’accusa di antisemitismo, ma andiamo per gradi! Ci imputi di aver invitato al centro sociale Paola Ceccantoni, detta Pubble, una disegnatrice satirica, battitrice libera del web. Pubble nega in un’intervista ad Ottolina Tv di aver mai avuto a che fare con CasaPound, detto questo se i temi che tratta sono stimolanti perché non intavolarci una discussione? Solo a titolo informativo, a proposito di porosità, ti vogliamo ricordare che il rappresentante delle vittime di Piazza della Loggia nel 2011 accettò di partecipare ad un dibattito pubblico con CasaPound e in quella riunione era presente Gabriele Adinolfi, un estremista di destra con un curriculum di reati associativi e ideologici da far rabbrividire, e indovina un po’ dove erano quella sera le compagne e i compagni del Centro Sociale 28 Maggio, spremiti le meningi per immaginare dove eravamo! Tu, da vero antifascista con le stellette al petto, ci criminalizzi tutti, adotti gli stessi atteggiamenti del questurino, conti addirittura i like! Ridicolo! Infatti con questo dossier non hai fatto nient’altro che una schedatura di tutte le realtà movimentiste che non hanno mai fatto un passo indietro. Ci viene da chiederci: per chi lavori? Peraltro sputtani anche associazioni antimilitariste come quelle della Val Brembana, ma come ti puoi permettere di arrivare a tanto visto che non conosci nemmeno il lavoro di questi Compagni? Per il bene dell’umanità ci chiediamo cosa tu abbia fatto a parte contribuire ad infangare i nomi delle associazioni che lottano contro le derive di questo mondo inquinato dal capitalismo. Hai attaccato tutte le realtà e i singoli che sono presenti sui territori per combattere la rassegnazione e lo sconforto dando solidarietà ai popoli in lotta! Tu e quelli come te volete toglierci l’ossigeno per darci in pasto a quei sinistrati che tettano alle mammelle del PD e che useranno questo dossier per scavarci un fossato sia simbolico che reale tutt’intorno, per impedirci di continuare a resistere nella lotta. Non c’è un briciolo di buonafede in questa operazione di dossieraggio. Guarda caso, sono i più attivi a darvi fastidio. E attivi lo siamo e molto. Come Centro Sociale 28 maggio ci occupiamo da una decina d’anni di Ghedi e delle bombe nucleari che ivi si trovano. Abbiamo fatto presidi, manifestazioni, volantinaggi, svolto convegni importanti a livello nazionale, e ad altri abbiamo partecipato e dato il nostro contributo. In uno dei convegni da noi organizzati abbiamo avuto l’onore di avere tra i relatori Alberto Bradanini ex-diplomatico, tra i diversi e numerosi incarichi ricoperti, è stato Ambasciatore d’Italia in Iran e in Cina. È Presidente del Centro Studi sulla Cina Contemporanea, ha pubblicato numerosi saggi. Il nostro incontro al convegno “Contro la guerra e la presenza di armi in Italia” del 28 settembre 2024 è stato indimenticabile, di lui custodiamo il ricordo di un uomo generoso, disponibile, intelligente e affabile. Cosa sperare di più? Coi venti di guerra che fischiano forti il nostro impegno è aumentato e con orgoglio siamo tra i promotori con altre 22 associazioni, di uno studio internazionale sulle armi nucleari in Italia che si è concretizzato nel saggio “Parere giuridico sulla presenza di armi nucleari in Italia” degli avvocati di Ialana e di Abbasso la guerra, tradotto anche in inglese. Leggitelo! Abbiamo, sulla base di questo studio, depositato una Denuncia alla Procura della Repubblica del Tribunale di Roma il 2 ottobre 2023 contro la presenza illegale di armi nucleari in Italia a fronte dei pericolosissimi scenari di guerra odierni. Queste bombe potrebbero causare devastanti crimini contro l’umanità e il pianeta terra. Da uno studio di Greenpeace si evince che potrebbero morire da 2 a 10 milioni di persone nella pianura padana a causa di un incidente nucleare. Ma non basta la denuncia, bisogna farla conoscere perché è anch’essa strumento di consapevolezza, e così siamo andati a consegnarla nelle Prefetture, nei Comuni anche i più piccoli e dispersi nelle campagne della bresciano e del cremonese, abbiamo lavorando sui territori interessati con devozione e fatica, tra noi ci sono realtà diversissime, dai cattolici progressisti di Pax Christi ai comunisti, uniti tutti dalla consapevolezza che l’orologio dell’apocalisse sta pericolosamente segnando la nostra ultima ora, anche la tua. Non ci dilunghiamo sul nostro impegno antimilitarista, ma ti facciamo presente che la tua bassezza è arrivata nel dossier fino al punto di rendere l’incontro con la Prefettura di Bergamo dei rappresentanti del Coordinamento Regionale per la Pace come un’azione riprovevole e ambigua. Come hai potuto denigrare in questo modo un’azione così lodevole? Dei cittadini consapevoli chiedono di sapere dalle massime autorità sul territorio, tra le altre cose, quali piani di sicurezza siano stati decisi nel caso di pericolo di guerra e pericolo nucleare, piani che devono essere rinnovati per legge ogni 3 anni di cui la popolazione deve essere informata, e questo ad avviso del tuo dossier è qualcosa di sospetto? Sappi, per concludere, che la bomba di Hiroshima, sganciata dagli statunitensi era di 16 kilotoni, le nuove bombe tattiche di Ghedi, le B61-12, sono di 50 kilotoni. Con la bomba atomica non c’è bunker che tenga, prima o poi ne devi uscire. La bomba atomica non è fascista, non salva i forti e distrugge i deboli, ma altamente democratica e livella tutte e tutti, anche personaggi come te! Ti invitiamo a rendere pubblico questo nostro documento nelle stesse modalità e agli stessi destinatari del tuo dossier, in difetto saremo costretti a depositare querela per diffamazione. Ti dedichiamo la fase di Tomàs Borge che campeggia sopra il Quarto Stato all’interno del nostro Centro Sociale: “Il segreto è che siamo sognatori, siamo utopisti, ma non di quei sognatori che stanno sempre con il cuscino sotto la testa sulla veranda di casa … Siamo sognatori con i piedi piantati per terra, siamo sognatori con gli occhi ben aperti, siamo sognatori che conoscono gli amici e che conoscono i nemici …”   Compagne e Compagni del Centro Sociale 28 Maggio – Rovato (BS) Redazione Sebino Franciacorta
May 7, 2025
Pressenza