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Pina Picierno, la destra neoliberale del PD
“La linea comunicativa del PD sul referendum è insultante e svilente, assimila chi vota Sì al fascismo. Io voterò Sì, e lo farò in compagnia di molti elettori e militante del PD” – queste sono le parole di Pina Picierno, Vicepresidente del Parlamento Europeo e membro del PD, che avallano di fatto la riforma costituzionale della giustizia del governo Meloni. Parole che risultano assurde, dal momento che il PD ha scelto una via molto blanda, nonostante il suo sostegno al NO al referendum. Forse Picierno vuole puntare il dito alla sinistra vera in Italia – a sinistra del PD – quella che oramai rimane solo nei movimenti sociali, sindacali e in gran parte del mondo associazionistico della sinistra: quel mondo che ha intrapreso un forte percorso di opposizione a questa riforma che, oltre a minare e togliere terreno alla magistratura indipendente, ha tutta l’aria di prevedere uno sbilanciamento dei poteri dello Stato in cui il potere giudiziario viene messo sotto controllo dal potere esecutivo. Si tratta di caratteristiche, compresa la separazione delle carriere, che erano già presenti nel Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli, “venerabile” della P2, – che si augurava un colpo di Stato fascista contro la Repubblica italiana negli anni Settanta – e nel programma elettorale di Forza Italia del 2001 (partito fondato dal piduista Silvio Berlusconi), del 2006 e del 2008 (sottoforma della coalizione Popolo della Libertà) e nella controriforma della giustizia Alfano del 2009. Quindi possiamo affermare che un po’ di “fascismo” in questa riforma c’è, nonostante l’illazione di Picierno. Ma perchè a Picierno piace questa riforma? Picierno, pur essendo un’europarlamentare del PD, è ben lontana dalla cultura politica di sinistra e dall’avere un percorso di sinistra. Oggi Picierno è tra gli esponenti di quella che viene chiamata “sinistra neoliberale”, ovvero la corrente liberal-progressista che ha trovato spazio “a sinistra” dopo gli anni del riflusso trovando un grande vuoto a sinistra. Si tratta di tutta quella amalgama politica che in Italia ha fatto di tutto per cancellare la cultura politica della sinistra in Italia, ma che ha trovato spazio d’azione a sinistra perchè nessuno in quegli anni era riuscito ad opporsi al berlusconismo. I neoliberali sono una corrente di destra che, pur mantenendosi progressisti sui temi dei diritti civili, sono fortemente conservatrice in ambito economico e per quanto riguarda i diritti sociali, rincorrendo i dettami del neoliberismo e della grande finanza internazionale, spesso trovando alleanze e dialoghi proprio con quella destra liberale a cui falsamente si oppongono. Per capire dunque l’avallo della Picierno alla riforma costituzionale del Ministro Nordio in materia di giustizia, bisogna indagare nella sua storia politica. Picierno nasce a Santa Maria Capua Vetere (Caserta), da una famiglia originaria di San Marco a Teano (Caserta), figlia di Pasquale Picierno, ingegnere di Sessa Aurunca e segretario cittadino de La Margherita, a sua volta fratello di Raffaele Achille Picierno (1949), esponente della Democrazia Cristiana prima e del Partito Democratico (PD) poi, consigliere comunale, assessore e sindaco di Teano. Cresciuta politicamente nel Partito Popolare Italiano (PPI), e nell’Irpinia di Ciriaco De Mita (1), a cui ha più volte dichiarato la propria vicinanza politica e che in passato ha definito “il mio mito“, nel 2002 aderisce alla confluenza del PPI, assieme a Rinnovamento Italiano di Lamberto Dini e I Democratici di Arturo Parisi, ne La Margherita di Francesco Rutelli, di cui a marzo 2005 divenne presidente federale della sua organizzazione giovanile, i Giovani della Margherita, eletta al congresso che si svolse a Napoli. Nel 2007 partecipa allo scioglimento de La Margherita e alla sua confluenza nel Partito Democratico (PD), partito coalizionalista ben distante dalla cultura politica della sinistra, che accoglie tra le sue fila – per la maggior parte – ex-democristiani storici, giovani del rinato Partito Popolare, membri de La Margherita e una risicata minoranza di DS e socialisti. A novembre 2007 Walter Veltroni (ex-comunista che ha sempre tentato di rinnegare il suo passato), eletto segretario alle elezioni primarie di quell’anno, nomina Picierno nella segreteria nazionale come responsabile con delega ai giovani. Nel 2012 ha sostenuto la mozione di Pier Luigi Bersani alle elezioni primarie di “Italia. Bene Comune”, per la scelta del leader della coalizione di centro-sinistra e candidato alla Presidenza del Consiglio, esprimendosi tramite Twitter contro la mozione dell’allora sindaco di Firenze Matteo Renzi. Poi, però, nel partito, diventano sempre più preponderanti e pressanti le idee di giovanilismo, di “svecchiamento” e di “rottamazione” di Matteo Renzi, che in realtà non hanno l’obiettivo di svecchiare, ma bensì screditare la vecchia guardia del PD, soprattutto tutti coloro che avevano una storia politica di sinistra (D’Alema, Bersani, Cuperlo, Civati etc…), per inaugurare la svolta neoliberista del PD. Pina Picierno, nel frattempo infatti, si avvicina a Renzi e il 5 giugno 2013 viene nominata Responsabile legalità del Partito Democratico, nella nuova segreteria nazionale guidata dal “reggente” Guglielmo Epifani. Il 9 dicembre 2013 viene nominata da Renzi, divenuto segretario del PD, Responsabile Legalità e Sud nella sua segreteria nazionale del partito, rimanendo in carica fino a settembre 2014. In quel periodo, Picierno era eurodeputata e si concentrava su temi economici e la difesa dell’operato del governo Renzi, definendo l’Italia in ripresa. Durante gli anni del governo Renzi ha difeso strenuamente la Riforma del Lavoro del Ministro Poletti (il famoso Job Act), la misura del bonus 80 euro e attaccato la CGIL per le proteste sindacali. In vista del referendum sulla riforma costituzionale di Renzi del 4 dicembre 2016, Picierno – in quanto “renziana di ferro” – si schiera per il Sì alle riforme. La riforma proposta nel 2016 – fatta a tavolino con Berlusconi con il famoso Patto del Nazareno – mirava a superare il bicameralismo paritario, ridurre il numero dei senatori e riformare il Titolo V, elementi visti da alcuni critici come in linea con le richieste dei mercati finanziari per una maggiore stabilità di governo. Non dimentichiamoci che il colosso bancario statunitense JP Morgan, nel report “The Euro area adjustment: about halfway there” del 2013, aveva evidenziato la necessità di riforme strutturali nei Paesi europei della periferia, tra cui l’Italia, per superare la crisi, citando la necessità di ridurre l’influenza dei parlamenti e modificare in senso autoritario le Costituzioni che, a detta loro, erano di stampo “socialista”. I critici più attenti evidenziarono come i contenuti del report di JP Morgan del 2013 coincidessero quasi totalmente con le riforme di modifica costituzionale proposte da Renzi. Il netto rifiuto della riforma da parte degli elettori (vittoria del “No”) ha segnato una battuta d’arresto per l’agenda di riforme strutturali sostenuta da parte della finanza internazionale. Nonostante la riforma costituzionale di Renzi penalizzasse anche il diritto alla salute, Pina Picierno (PD) rispondendo a Renato Schifani sulla tutela della salute, disse: ‘La sanità è stata regionalizzata. Con la riforma oggetto del Referendum del 4 dicembre si interviene su questo tema. Il diritto alla salute dovrebbe essere universale’. Il diritto alla salute in Italia è già riconosciuto come “universale”, ma sono stati i continui tagli alla salute pubblica, la privatizzazione della sanità e le riforma regionali (vedasi Lombardia, in cui hanno messo in competizione la sanità privata con la sanità pubblica, penalizzando quest’ultima) a far sì che non fosse più un diritto “universale”. Dopo la sconfitta del Referendum, Renzi si dimette da premier e dalla segreteria del PD nel febbraio 2017. Rieletto segretario del PD nel maggio 2017, rassegnò una seconda volta le dimissioni dalla segreteria a seguito del risultato deludente ottenuto dal partito alle elezioni politiche del 2018, in cui fu eletto senatore nella XVIII legislatura. Nel settembre 2019, poco dopo aver promosso la nascita del governo Conte II (M5S-PD-LeU), ha annunciato la nascita del suo nuovo partito di stampo dichiaratamente liberale e centrista, Italia Viva, fuoriuscendo definitivamente dal PD assieme ai parlamentari della corrente da lui capeggiata. Pina Picierna, pur essendo una renziana della prima ora, non fuoriesce dal partito, ma rimane nella corrente neoliberale del PD che più dialoga con Renzi. Alle primarie del PD del 2019 sostiene la mozione del segretario uscente Maurizio Martina, ex ministro delle politiche agricole nei governi Renzi e Gentiloni e rappresentante l’area “filo-renziana” del partito, che risulterà perdente arrivando secondo con il 22% dei voti dietro a Nicola Zingaretti (66%). Alle primarie del PD del 2023, sostiene la mozione di Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna e anch’egli membro dell’area “filo-renziana” del PD che la designa come candidata vicesegretaria del PD in caso di vittoria; tuttavia Bonaccini risulta sconfitto dalla deputata del PD Elly Schlein. Successivamente aderisce alla corrente interna del PD “Energia Popolare” di Bonaccini in ferrea opposizione a Schlein, come anche testimoniato dall’europarlamentare PD Pietro Bartolo, ora fuoriuscito dal Partito stesso. Durante la sessione plenaria del Parlamento Europeo –23 gennaio 2025 – è stata approvata una risoluzione che, al quattordicesimo paragrafo (1), metteva sullo stesso piano i simboli del nazismo e dei regimi comunisti sovietici. Questo passaggio è stato criticato da alcuni europarlamentari italiani, e in diversi hanno votato contro o si sono astenuti. Il PD ha votato in dissenso con il suo gruppo – i Socialisti e Democratici (S&D) – che è stato prevalentemente a favore anche sul testo generale. Una nota degli eurodeputati del PD ha detto che «non spetta al Parlamento riscrivere la storia dell’Europa e per questa ragione abbiamo deciso di non partecipare al voto su una iniziativa che è diventata strumentale». La vicepresidente del Parlamento Europeo, Pina Picierno, era assente per motivi di salute, ma ha detto che lei invece avrebbe votato come i suoi colleghi di S&D. Un fatto di coerenza per una parlamentare come la Picierno che più volte ha espresso il suo anti-comunismo e che, con il suo partito nel 2019, è stata sostenitrice proprio in Europa di una risoluzione revisionista volta a falsificare/manipolare la storia ed equiparare nazismo e comunismo contro ogni verità storica. A marzo 2025 è stato rivelato che quattro mesi prima la Picierno ha partecipato a un incontro con l’Israel Defense and Security Forum (IDSF), un think tank israeliano di estrema destra che sostiene l’occupazione israeliana illegale in Cisgiordania. Con la guerra di Gaza in corso, questa partecipazione è stata criticata tanto all’interno del suo proprio partito che da altri partiti politici. I suoi colleghi PD Andrea Orlando, Susanna Camusso, Laura Boldrini, Arturo Scotto e Nico Stumpo hanno dichiarato che gli estremisti dell’IDSF sono incompatibili con i valori del PD ed hanno richiesto la loro rimozione dai registri del Parlamento europeo. Pina Picierno, dichiaratamente filo-sionista, ha sostenuto che “boicottare o isolare Israele significa condannare tutta la regione ad un eterno sovranismo di destra”, dimenticandosi che Israele è da trent’anni che è governato dall’estrema destra etnonazionalista di Netanyahu e che la storia d’Israele, dal 1948 in poi, è attraversata maggiormente dai governi di estrema destra che hanno coltivato profondamente un grande odio anti-palestinese. Picierno ha sempre dimostrato di disinteressarsi completamente al genocidio in atto a Gaza da parte di Israele. Sempre a marzo 2025, in seguito ad una inchiesta di Report, risulta che Pina Picierno è membro del Transatlantic Friends of Israel (TFI) (2), di cui fanno parte 230 europarlamentari, parlamentari nazionali europei e membri del Congresso Americano: una lobby che è riuscita ad inglobare al suo interno i singoli parlamentari. Particolarmente folta è la delegazione italiana aderente al TFI: fanno parte 33 europarlamentari italiani, di ogni schieramento politico:  oltre a Picierno, vi è presente Piero Fassino (membro anche di “Sinistra per Israele”) per il PD; Ettore Rosato ed Elena Bonetti per Azione; Simonetta Matone per la Lega; Deborah Bergamini per Forza Italia; e una nutrita schiera di parlamentari di Fratelli d’Italia guidata da Marco Scuria, presidente della sezione italiana del TFI. Anche la vicedirettrice del TFI è italiana: Benedetta Buttiglione, figlia dell’ex-Ministro d’estrazione democristiana Rocco Buttiglione. Il 15 marzo 2025, in seguito ad un appello federalista ed europeista in sostegno al ReArm Europe (3) del giornalista Michele Serra, si è svolta una manifestazione a Roma in cui il “partito unico europeista della guerra”, amante delle bandiere blu dell’Unione Europea, manifestava con esse dicendo di far tesoro dei “valori fondativi dell’Europa”. In sostegno alla manifestazione, oltre a Roberto Vecchioni, a Corrado Augias e a Carlo Calenda, si era aggiunta ovviamente anche la neoliberale Pina Picierno facendo un appello “Per un’Europa Libera e Forte”. Fu proprio lei ad essere tra i dieci eurodeputati del Pd che sono a favore del piano ReArm Europe, un piano che comporta il netto aumento delle spese militari e un conseguenziale taglio delle spese sociali, se non si vuole aumentare l’indebitamento dell’Italia. Al referendum abrogativo sui temi del lavoro del 2025 si schiera contro i primi tre quesiti e a favore degli ultimi due, in dissidenza con la linea ufficiale del PD schierato a favore di tutti e 5 i quesiti. In un’intervista di Pietro Guastamacchia a Il Foglio ha affermato, commentando il risultato del referendum: “Il Pd di Schlein è incastrato nel passato mentre il fronte progressista, per vincere, deve parlare di futuro”. A frenare l’affluenza sarebbe stata dunque una sinistra che si è presentata agli elettori “in preda a polarizzazioni identitarie, intrappolata in una bolla di tifoserie avversarie”, uno spettacolo che alla fine “ha fatto guadagnare qualcosa solo alla destra, facendo un regalo a Giorgia Meloni”. Parole che risultano assurde, dal momento che il PD – oltre ad essere stato molto blando in quella campagna referendaria – non rappresenta la sinistra in Italia, ma un centro-centro-sinistra molto allargato nato in Italia con lo scioglimento del PDS (Partito Democratico della Sinistra), la creazione de La Margherita di Rutelli e in seguito l’Unione di Prode e la grande coalizione de L’Ulivo. Quella coalizione politica in cui ha trovato casa anche una profonda corrente di destra, forse qualcosa di più di destra, di cui Pina Picierno è parte integrante. Per ultimo, ma non per importanza è stato il contributo alla censura che Pina Picierno ha agito contro Angelo D’Orsi – tra i più importanti – il quale il 12 novembre 2025  avrebbe dovuto tenere una conferenza dal titolo “Russofobia, russofilia, verità” presso il Polo del 900 a Torino. L’evento è stato annullato a seguito di un post di Carlo Calenda, che ha chiesto al sindaco di Torino Stefano Lo Russo di intervenire per fermare l’iniziativa definendola “propaganda putiniana”, richiesta che è stata rilanciata da Europa Radicale e da Pina Picierno, vicepresidente PD del Parlamento Europeo. A stretto giro è poi arrivata una presa di posizione ufficiale dell’Anppia nazionale, che ha preso le distanze dall’adesione della sua sezione torinese alla conferenza. Tutto questo basta per descrivere chi è veramente Pina Picierno e in che cosa consista la sua volontà di annientare tutte le micro-dosi omeopatiche “di sinistra” presenti nel PD. Ecco dunque che, in nome del governismo (4), non dovrebbe far scalpore che Picierno avalli la riforma costituzionale del Ministro Nordio e del governo Meloni che, dopo i tentativi passati di addomesticare il potere giudiziario, è forse un dei più gravi attacchi alla nostra Costituzione a “colpi di maggioranza” dai tempi del governo Renzi.     (1) A De Mita si deve la nomina di Romano Prodi prima come suo consigliere economico e poi come presidente dell’IRI. Sempre a De Mita si deve l’impegno in politica di Sergio Mattarella nelle file di quella che viene chiamata “sinistra democristiana”. (2) Transatlantic Friends of Israel (TFI) è strettamente legato alla Transatlantic Institute, lobby di riferimento israeliana in Europa, costola della statunitense American Jewish Committee, e formalmente inserito nell’elenco delle lobby di Bruxelles. Le lobby filo israeliane organizzano copiose missioni in Israele per europarlamentari e parlamentari italiani: tutto spesato al fine di promuovere il sostegno all’entità coloniale israeliana. (3) ReArm Europe è programma di riarmo europeo voluto dalla Presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen, donna della destra europea e membro del Partito Popolare Europeo. (4) governismo. s. m. Sostegno e appoggio nei confronti del governo in carica. https://www.treccani.it/vocabolario/governismo_(Neologismi)/ Lorenzo Poli
February 6, 2026
Pressenza
Centro Sociale 28 Maggio: “Caro Valerio Renzi, la sinistra neoliberale vuole balcanizzare la sinistra antagonista. Ci opporremo!”
Caro Valerio Renzi, il 23 aprile 2025, guarda caso due giorni prima del 25 aprile, pubblichi sulla tua newsletter S’È DESTRA, che conta più di 2000 iscritti, il dossier “Laboratorio Bergamo: area del dissenso. Estrema destra, sinistra putiniana” annunciando che questo dossier ti è arrivato da Bergamo, così come per miracolo. Leggendolo più volte per difenderci dalle tue infamanti accuse, lo scopriamo via via sempre peggiore per l’insistenza senza sfumature dei tuoi addebiti, per le tue ripetizioni costanti di poche e povere idee che evitano l’obiettività mostrando sempre e solo una faccia della medaglia, e non ultimo per il tuo schematismo manicheo. Dunque per la modalità di funzionamento di questo dossier andrebbe bene il riferimento storico al propagandismo, ecco tu sei un propagandista che usa le stesse armi che già furono  usate proprio dalla propaganda nazista, ma rincuorati è così ormai tutta l’informazione mainstream. L’obiettivo è creare il vuoto dove ancora esiste resistenza all’ingiustizia. Ah, è vero, dirai che questo dossier non è tuo, che tu lo pubblichi soltanto, ma non vale come difesa, tu lo pubblichi e tu te ne assumi le responsabilità e le conseguenze. Con un click di condivisione ti sei guadagnato la pagnotta e ora te ne vuoi lavare le mani come Ponzio Pilato? Questo dossier di cui non ti assumi nemmeno la paternità o maternità, che dir si voglia, lo definisci un’inchiesta militante, per noi è uno strumento politico. Certo sarebbe bello, per te e i tuoi accoliti, potervi rifare storicamente alle inchieste dei compagni degli anni Settanta, quelle inchieste che sono costate probabilmente la vita a Fausto e Iaio, mentre a te non costerà nulla questo dossier perché la tua è un’opera in perfetta linea con la politica di regime. Etichetti tutto ciò che non sta con la tua “sinistra neoliberale” come “fascista” o facente parte di quella “sinistra antimperialista filo-russa o filo-putiniana”. Caspita! È già tanto che non ti dichiari apertamente pro-imperialismo USA … davvero non vorremmo stare dalla tua parte. Scrivi che i nostri discorsi (ma quali?) e quelli della destra sono diventati indistinguibili, ma lo sono per te e quelli come te che non si applicano o non vogliono dar lustro ad un mestiere fra i più sputtanati del pianeta terra. Operi per confondere, mischiare, contaminare in modo utile ai tuoi referenti politici (vedi alla voce padroni). Sei semplicemente un venditore di fumo che inizia da subito col definire e affermare insindacabilmente relazioni tra persone, associazioni e gruppi non lesinando epiteti a destra e a manca, insinuando contaminazioni ideologiche e financo finanziamenti in rubli da far sorridere i tuoi amici sorosiani. Certo che se si osserva bene la sinistra neoliberale di cui fai parte, o meglio definita sinistra alla moda per la sua inconsistenza globalista, europeista che disconosce la lotta di classe – che disprezza i vinti, cioè le classi popolari accusandole di “fascismo, razzismo, sessismo, nazionalismo” appena alzano la testa per cercar di capire perché precipitano nel baratro della miseria – ebbene noi del Centro Sociale 28 Maggio da questa sinistra ne stiamo felicemente ben lontani, e con te Valerio Renzi e i tuoi non abbiamo nulla da spartire! La balcanizzazione della sinistra antagonista è un vostro progetto, non il nostro. Comunque visto che sei così preoccupato per il dialogo che sembra essersi instaurato tra neofascisti e sinistra a Bergamo, mi chiedo se tu sia al corrente del desiderio e della “pazza idea” espressi nel 2013 da una parte della sinistra antagonista bresciana di aprire un dialogo col movimento dei Forconi,  i temi erano in parte condivisibili: contro i trattati di Maastricht e Lisbona, contro l’euro, contro i banchieri, contro l’oligarchia al potere, contro la globalizzazione, c’era però il richiamo continuo all’italianità che frenava, ma qualcuno diceva che bisognava dialogarci lo stesso visto che: “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”. Ci sono stati anche i dibattiti sui principi: se noi siamo contro i Daspo e la Questura di Brescia li commina a 4 ultras della Curva Nord, sempre del Brescia, per via dei comportamenti da loro tenuti in occasione di una manifestazione religiosa di Pakistani: minacce, saluti nazisti, gesti offensivi e cori razzisti, che fare? Coi principi non si scherza, e allora ecco condannare i Daspo dati ai fasci. E se poi il fascio lo incontri allo stadio, ma vi affratella la stessa fede calcistica? Eh, la vita del militante diventa dura! Ma andiamo oltre. Il pensiero che il nostro Centro Sociale possa essere nominato in questo sgangherato dossier ci farebbe rabbrividire se non fossimo certi che difficilmente qualcuno che ci conosce davvero potrebbe dubitare del nostro antifascismo. Lo testimonia il nome che ci siamo dati 26 anni fa: “28 maggio” in memoria delle Compagne e dei Compagni caduti come Partigiani in quella data in Piazza della Loggia nella strage fascista, di Stato e della Nato. Lo dicono le battaglie sul territorio franciacortino, lo dice la creazione anni fa della Rete Antifascista Provinciale Bresciana, lo testimoniano le continue provocazioni, tra le quali spicca gravissimo il blitz dei fascisti nel 2013 quando tentarono di incendiare il nostro centro sociale, o tutte le volte che bombolette alla mano ci hanno insozzato i muri con le loro svastiche di merda. Nel corso degli anni abbiamo risposto stando sempre dalla parte dei più deboli, degli oppressi, e degli oppressi dagli oppressi, gli ultimi, e tu che cosa hai combinato? Inoltre lo testimoniano i nostri dossier, eh sì caro Valerio Renzi, anche noi abbiamo scritto dei dossier, firmati i nostri, e presentati  e depositati al Prefetto, al Questore al Sindaco di Brescia, al Sindaco di Concesio e di Lumezzane. Un dossier dal suggestivo titolo: “Brescia in fondo a destra. Politiche dell’odio nei periodi di crisi. Per l’attuazione della XII disposizione finale della Costituzione” del 2013 contro Forza Nuova e CasaPound. Il giorno che lo presentammo in Prefettura si scomodarono da Verona i fascisti del Fronte Skinhead, lo sapemmo con certezza perché uno di loro perse la fibbia della sua cintura quando ci minacciarono facendo roteare le cinghie (come gli invitati ad un matrimonio con i tovaglioli). Durante le provocazioni e gli scontri che ne seguirono una nostra compagna ebbe gli occhiali da vista frantumati. Vai a dirglielo tu che è amica dei fasci! Altro dossier del 2017 dal titolo “Mura: in fondo a destra. Politiche dell’odio nei periodi di crisi. Per l’attuazione della XII disposizione finale della Costituzione”: una denuncia in piena regola del Movimento Fascismo e Libertà consegnato al sindaco di Mura e al Prefetto di Brescia. Questo per farti capire, ammesso che tu capisca, le condizioni in cui operano su questo territorio fascioleghista le Compagne e i Compagni che tu hai infamato con una leggerezza disgustosa. Peraltro mescoli le retoriche della scienza, che non sono altro che narrazioni finanziate dalle multinazionali dei farmaci, con le retoriche anti-immigrazione che non sono altro che  narrazioni finanziate da chi intende mantenere gli immigrati nella precarietà assoluta per poterli sfruttare meglio. Noi del Centro Sociale 28 maggio abbiamo sempre messo a disposizione delle associazioni degli immigrati la nostra sede per riunioni politiche e feste, ci conoscono e sanno che il nostro è un porto sicuro. Affrontiamo ora il tema più importante, più scottante, quello che unitamente all’antimilitarismo e alla pace ci sta più a cuore: la protesta contro il Green Pass. Ci stupiamo sempre di oppressione che offenderà ancora per decenni la nostra memoria storica. Come avete potuto non capire l’esperimento pandemico? Come potete tirar ancora in ballo la nostra “disobbedienza” puntando il dito contro di noi su questo argomento? Noi, Compagne e Compagni contro il Green Pass abbiamo aperto il nostro centro sociale, unico soggetto politico di tutta la provincia di Brescia, a tutti, indipendentemente che fossero o non fossero vaccinati per scelta o per imposizione, tra questi i lavoratori sospesi senza stipendio e buttati fuori dai luoghi di lavoro perché non si sono piegati dando prova di un eroismo resistenziale prolungato nel tempo che voi vi sognate. Solo chi ha vissuto all’interno della fabbrica conosce l’importanza fondamentale della solidarietà tra lavoratori, e noi questa solidarietà l’abbiamo messa in pratica. Siamo orgogliosi di questa scelta politica e ne saremo fieri per sempre. Gente comune che non aveva mai messo piede in un centro sociale, qui da noi, ha trovato solidarietà non solo simbolica, ma pratica con tra l’altro la creazione di una cassa di resistenza in aiuto dei più fragili. Una rete di relazioni amicale si è instaurata e soggetti non politicizzati hanno cominciato a frequentare il centro sociale dove campeggia il Quarto Stato, la Falce e il Martello, i ritratti dei grandi rivoluzionari tra cui Che Guevara, Lenin e Marx. Noi siamo certi che la causa del proletariato passa anche da qui e non passa certo attraverso i finanziamenti elargiti dal governo Conte (50 milioni di euro) e il governo Draghi (20 milioni di euro) a sostegno di campagne pubblicitarie a favore dei vaccini per radio, televisioni e giornali, di cui si può prendere visione sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico. La casta mediatica e i politici che ci spiegavano con sussiego a quale distanza stare a tavola coi parenti il giorno di Natale per tenere a bada il virus,  sono gli stessi che ora ci vogliono portare in guerra. E noi lo abbiamo capito subito! Con lo slogan “Guerra e pandemia stessa strategia” abbiamo organizzato anche una festa di tre giorni a Cologne, in provincia di Brescia, e in un documento del nostro centro sociale quando eravamo tutti agli “arresti domiciliari” causa Covid, scrivemmo una frase profetica: “Queste non sono altro che prove tecniche di controllo di massa per eventi futuri molto più gravi”. Ecco perché il DL 1660 Sicurezza non ci sorprende, anche se ci siamo attivati subito per contestarlo, perché sappiamo bene che è studiato per essere usato nel prossimo futuro quando questi pazzi al governo decideranno di farci entrare in guerra. Affrontiamo ora il tema Ucraina. Subito dopo Piazza Maidan e la strage dei Compagni dentro la Casa dei Sindacati di Odessa da parte dei nazisti ucraini avvenuta il 2 maggio 2014, noi del Centro Sociale 28 Maggio – con altri militanti – abbiamo deciso di costituire un gruppo che si chiamava “Ucraina antifascista”. Noi siamo arrivati 10 o 20 anni prima che arrivassi tu (se ce la farai a capire) a denunciare la situazione che hanno creato in Ucraina le forze USA e NATO. Quando scrivi, in perfetta malafede – perché non crediamo che sia per ignoranza – dell’ “invasione dei territori ucraini”, facendo piazza pulita del ricordo di 10 anni di guerra alle popolazioni del Donbass da parte del governo ucraino, fantoccio della Nato e degli USA, che ha fatto 14.000 morti tra la popolazione civile dal 2014 al 2022,  stai forse accreditandoti per un futuro luminoso in qualche redazione di rilievo, o vuoi far capire che sei pronto a scrivere qualsiasi fandonia? Torniamo al tuo dossier, vediamo che ci siamo anche noi a gridare Stop alla Russofobia. Persino Papa Francesco ha parlato dell’ “abbaiare della Nato alle porte della Russia”, vorrei vedere se i russi andassero ad abbaiare al confine USA con il Messico cosa accadrebbe. L’Ucraina deve essere neutrale, non deve entrare nella NATO … Peraltro non esiste il pericolo russo, la Russia è un immenso Paese di 17 milioni di chilometri quadrati, 11 fusi orari e solo 145 milioni di abitanti: spazio gigantesco e risorse naturali enormi, come possiamo interessargli? Piuttosto sono l’Unione Europea e gli USA che hanno interesse ad indebolire la Russia. Tanto per rinfrescarti la memoria citiamo le spese militari degli USA, della NATO e della Russia. La spesa militare globale mondiale nel 2023 è di 2443 miliardi di dollari, di cui il 55% della NATO (1341miliardi), il 12% della Cina (296 miliardi), per la Russia il 4% (109 miliardi) e tutti i restanti insieme fanno il 29% . Per quanto riguarda i dati NATO al loro interno evidenziamo la spesa militare USA che è del 68%  sulla spesa totale della NATO e cioè di 916 miliardi di dollari (dati SIPRI). Il popolo russo non è nostro nemico, e ci mancherebbe, ma anche gli altri popoli non sono nostri nemici, noi abbiamo uno sguardo di classe e – come scrissero Marx ed Engels nel Manifesto del Partito Comunista – “il proletariato di ogni paese deve naturalmente farla finita prima con la sua borghesia, ma i comunisti nelle varie lotte nazionali dei proletari mettono in rilievo quegli interessi comuni dell’intero proletariato che sono indipendenti dalla nazionalità!” Ricordiamo con immenso rispetto i 27 milioni di sovietici morti combattendo per la libertà e contro il nazifascismo durante la Grande Guerra Patriottica, chiamata da noi Seconda Guerra Mondiale. Ma naturalmente tu saresti un tipo alla Benigni che per prendersi l’Oscar ha fatto entrare nel campo di concentramento come liberatori gli statunitensi e non i sovietici. D’altronde la Guerra Fredda mediatica non è mai finita, tant’è che l’armamentario ideologico del “nemico perfetto” è stato rimesso in moto contro il popolo russo, la sua storia e la sua cultura. Questo ci disgusta! Quanto male state facendo ai russi che vivono qui in Italia? Nemmeno ve lo immaginate, e nemmeno ve ne frega. Lanci poi la notiziona sul film “Il Testimone” come “finanziato dal Cremlino”. Ma da chi sono aiutati i nostri autori cinematografici? Per il 2025 le risorse del fondo cinema del nostro Ministero della Cultura ammontano a più di 696 milioni di euro, informati! Perché tanto scandalo? Ma tu lo hai visto questo film? Ma vi siete ridotti a perseguitare chi cerca un po’ di verità in un marea di manipolazioni mediatiche statunitensi che ci sommergono da quando ci hanno liberato ottant’anni fa? Ma lasciate che sia il pubblico a decretare se un’opera è valida o meno. Come mai avete rimesso in moto la censura di fascistissima memoria? Se avete ragione non potete aver paura della verità! E poi due parole su Vincenzo Lorusso e Andrea Lucidi, massimo rispetto da parte nostra per questi coraggiosissimi Compagni. Di Vincenzo Lorusso abbiamo proiettato il documentario: “Maidan, la Strada verso la Guerra”, che spiega come l’Occidente abbia trascinato l’Ucraina verso la guerra civile e il conflitto odierno. Speriamo in un prossimo futuro di vedere “I bambini del Donbass” che sarà sicuramente un pugno nello stomaco, come tutto ciò che succede nelle guerre. Poi ci sono i genocidi, un altro capitolo, il peggiore a cui stiamo assistendo. Perché forse non lo dice il tuo dossier, ma noi siamo impegnati tantissimo sul fronte della Palestina e abbiamo all’attivo tanti eventi di sensibilizzazione su questa strage degli innocenti in diretta social. Un orrore! Ragionare, cercare soluzioni accettabili ai problemi, mediare sono tutte operazioni troppo intelligenti e faticose per una classe di politici servi che non si capacitano nemmeno di come han fatto a trovarsi seduti sugli scranni del Parlamento italiano, o sulle poltroncine del Consiglio dei Ministri. Volgari ignorantoni senza arte né parte che parlano ancora e sempre di celodurismo invece che di politica, se lo possono permettere perché non c’è un solo giornalista che riesca a far loro una domanda intelligente, magari in diretta televisiva prima che la censura gli bruci la carriera per sempre, ma non l’onore di aver fatto la cosa giusta … no, no … tutti chini ad aspettare che passi la nottata, ma passerà? Senza coraggio, non passerà! Continuando la lettura di questo confuso dossier che ha la funzione, tra le altre cose, di federare quel poco che resta in giro della “sinistra neoliberale” (se si può chiamare sinistra) che ha ormai perso il contatto con la realtà, ma non quello con la sovrastruttura ideologica del potere – e tu ne sei un luminoso esempio – troviamo, ad ulteriore riprova del tuo impegno, la demonizzazione di lotte dai temi, ti citiamo, “più disparati”. Allora perché, se come dici son “disparati”, li metti insieme?                                                      È un problema porsi il problema anche delle cosiddette “scie chimiche” ? Cosa c’è di così negativo nel riflettere su questo fenomeno che incrociamo spesso sulle nostre teste, ora che sappiamo che il clima viene modificato dall’uomo coi sistemi dell’inseminazione delle nuvole per far piovere (pratica chiamata cloud-seeding). A causa dei rischi che pone alle comunità, agli ecosistemi e alla biodiversità, la Convenzione delle Nazioni Unite sulla Diversità Biologica ha stabilito una moratoria sull’utilizzo, in generale, della geoingegneria nel 2010, un appello che continua ancora oggi e che in parte è stato riconosciuto dal “Protocollo di Londra” con il divieto di inseminazione degli oceani. Peraltro in Francia, anni fa, i giornalisti di Envoyé Special fecero un bella puntata televisiva sull’argomento: perché non chiedersi cos’altro stanno pensando di fare? Ah! È vero che esercitare la propria intelligenza viene considerato “complottismo”! Sui vaccini poi perché non essere prudenti? La conosci la storia del vaccino contro la poliomelite che fu anche una guerra geopolitica tra USA e URSS. Informati caro il nostro giornalista e capirai che anche questa è una storia dove si intrecciano potere e profitto, alla faccia dei bimbi che ne morirono, farai comunque fatica a trovarla su internet perché in giro c’è una certa tendenza alla mistificazione. Ci chiediamo sempre con stupore perché la diffidenza rispetto a questo sistema fondato sul profitto sia dileggiata. Perché non è considerata una qualità rispettata e rispettabile? Per noi il dubbio è d’obbligo, per voi la certezza! Ti ricordiamo quanto successo in Piazza del Popolo il 9 ottobre 2021 alla manifestazione contro il Green Pass e prendiamo la spiegazione dai documenti ufficiali della seduta pubblica in cui l’allora Ministra Lamorgese dà conto di come secondo lei si sono svolti i fatti: “Alla protesta contro il green pass hanno partecipato organizzazioni della sinistra antagonista e della destra estrema, rappresentanti di categorie economiche e semplici cittadini convinti che la strategia del Governo configuri una dittatura sanitaria. Il Ministro è consapevole del rischio che il malcontento sociale provocato dalla pandemia possa essere strumentalizzato da frange eversive, sebbene finora sia mancata una regia unitaria. Rispetto alla manifestazione di Roma, sulla base della relazione del Capo della Polizia, il Ministro ha riconosciuto criticità nella gestione dell’ordine pubblico.” Ora veniamo all’assalto della sede della CGIL: dal palco della manifestazione prende il microfono un fascista che invita ad andare a distruggere la sua sede, 300/400 persone partono in corteo, la CGIL dista da Piazza del Popolo 3,2 km e nessun responsabile dell’ordine pubblico interviene per fermarli durante il corteo non autorizzato, nonostante che le intenzioni fossero state esplicitamente dichiarate dal palco. Come mai? La strategia della tensione non ci ha insegnato niente? I fascisti dovevano intestarsi la lotta contro il Green Pass per svilirla, per renderla nemica della maggioranza della popolazione. I fascisti nella storia sono sempre l’utile strumento del potere per il controllo delle masse. A questa ghettizzazione del sentimento popolare contro il Green Pass ha dato il colpo di grazia simbolico l’abbraccio di Draghi a Landini. Ma riprendiamo la disamina del dossier: per te chi promuove una visione anti-globalizzazione è un fascista, gli ecologisti sono “fascisti”, gli antimilitaristi sono “fascisti”, le associazioni palestinesi sono o “pro-Hamas” o sono “fasciste”, i pacifisti son “fascisti”, i contestatori del Green Pass anche, gli anti-vaccinisti, gli anti-lockdown, chi è critico della “teoria gender”, gli anti 5G, quelli che si battono contro la digitalizzazione delle nostre vite … tutti fascisti, anche i cattolici contro l’aborto sono “fasci”, chi promuove una visione multilaterale è un “fascista”. A proposito di multilateralismo, ti dà così fastidio che il terzo mondo stia emancipandosi, preferivi rimanesse terzo o quarto con gli Stati Uniti a farla da padroni? Comunque devi sapere che, per quanto ci riguarda, ogni accusa è una confessione. Per sputtanare Ottolina Tv, di cui ci sarebbe da parlare solo bene, tiri in ballo Micromega, ora siamo andati a controllare chi ci scriveva qualche anno fa e ci abbiamo trovato i nomi di Cacciari-Galimberti-Amato- Cardini-Sofri-Veltroni-Prodi-Lerner-Vendola-Caselli- Finkielkraut, ci soffermiamo solo su quest’ultimo, per amor di patria, perché in Francia è famoso il suo razzismo e la sua postura anti-immigrati… quante porosità destra/sinistra tra questi nomi! Sono tuoi referenti? Stai attento perché  potresti essere accusato di razzismo e fascismo, è un attimo sai! Visto che non vogliamo la guerra, nemmeno quella contro l’Iran – e se c’è un nucleare che ci preoccupa è quello israeliano da sempre fuori controllo perché Israele non vuole render conto di niente a nessuno – immaginiamo che nel prossimo dossier non potrà mancarci anche l’accusa di antisemitismo, ma andiamo per gradi! Ci imputi di aver invitato al centro sociale Paola Ceccantoni, detta Pubble, una disegnatrice satirica, battitrice libera del web. Pubble nega in un’intervista ad Ottolina Tv di aver mai avuto a che fare con CasaPound, detto questo se i temi che tratta sono stimolanti perché non intavolarci una discussione? Solo a titolo informativo, a proposito di porosità, ti vogliamo ricordare che il rappresentante delle vittime di Piazza della Loggia nel 2011 accettò di partecipare ad un dibattito pubblico con CasaPound e in quella riunione era presente Gabriele Adinolfi, un estremista di destra con un curriculum di reati associativi e ideologici da far rabbrividire, e indovina un po’ dove erano quella sera le compagne e i compagni del Centro Sociale 28 Maggio, spremiti le meningi per immaginare dove eravamo! Tu, da vero antifascista con le stellette al petto, ci criminalizzi tutti, adotti gli stessi atteggiamenti del questurino, conti addirittura i like! Ridicolo! Infatti con questo dossier non hai fatto nient’altro che una schedatura di tutte le realtà movimentiste che non hanno mai fatto un passo indietro. Ci viene da chiederci: per chi lavori? Peraltro sputtani anche associazioni antimilitariste come quelle della Val Brembana, ma come ti puoi permettere di arrivare a tanto visto che non conosci nemmeno il lavoro di questi Compagni? Per il bene dell’umanità ci chiediamo cosa tu abbia fatto a parte contribuire ad infangare i nomi delle associazioni che lottano contro le derive di questo mondo inquinato dal capitalismo. Hai attaccato tutte le realtà e i singoli che sono presenti sui territori per combattere la rassegnazione e lo sconforto dando solidarietà ai popoli in lotta! Tu e quelli come te volete toglierci l’ossigeno per darci in pasto a quei sinistrati che tettano alle mammelle del PD e che useranno questo dossier per scavarci un fossato sia simbolico che reale tutt’intorno, per impedirci di continuare a resistere nella lotta. Non c’è un briciolo di buonafede in questa operazione di dossieraggio. Guarda caso, sono i più attivi a darvi fastidio. E attivi lo siamo e molto. Come Centro Sociale 28 maggio ci occupiamo da una decina d’anni di Ghedi e delle bombe nucleari che ivi si trovano. Abbiamo fatto presidi, manifestazioni, volantinaggi, svolto convegni importanti a livello nazionale, e ad altri abbiamo partecipato e dato il nostro contributo. In uno dei convegni da noi organizzati abbiamo avuto l’onore di avere tra i relatori Alberto Bradanini ex-diplomatico, tra i diversi e numerosi incarichi ricoperti, è stato Ambasciatore d’Italia in Iran e in Cina. È Presidente del Centro Studi sulla Cina Contemporanea, ha pubblicato numerosi saggi. Il nostro incontro al convegno “Contro la guerra e la presenza di armi in Italia” del 28 settembre 2024 è stato indimenticabile, di lui custodiamo il ricordo di un uomo generoso, disponibile, intelligente e affabile. Cosa sperare di più? Coi venti di guerra che fischiano forti il nostro impegno è aumentato e con orgoglio siamo tra i promotori con altre 22 associazioni, di uno studio internazionale sulle armi nucleari in Italia che si è concretizzato nel saggio “Parere giuridico sulla presenza di armi nucleari in Italia” degli avvocati di Ialana e di Abbasso la guerra, tradotto anche in inglese. Leggitelo! Abbiamo, sulla base di questo studio, depositato una Denuncia alla Procura della Repubblica del Tribunale di Roma il 2 ottobre 2023 contro la presenza illegale di armi nucleari in Italia a fronte dei pericolosissimi scenari di guerra odierni. Queste bombe potrebbero causare devastanti crimini contro l’umanità e il pianeta terra. Da uno studio di Greenpeace si evince che potrebbero morire da 2 a 10 milioni di persone nella pianura padana a causa di un incidente nucleare. Ma non basta la denuncia, bisogna farla conoscere perché è anch’essa strumento di consapevolezza, e così siamo andati a consegnarla nelle Prefetture, nei Comuni anche i più piccoli e dispersi nelle campagne della bresciano e del cremonese, abbiamo lavorando sui territori interessati con devozione e fatica, tra noi ci sono realtà diversissime, dai cattolici progressisti di Pax Christi ai comunisti, uniti tutti dalla consapevolezza che l’orologio dell’apocalisse sta pericolosamente segnando la nostra ultima ora, anche la tua. Non ci dilunghiamo sul nostro impegno antimilitarista, ma ti facciamo presente che la tua bassezza è arrivata nel dossier fino al punto di rendere l’incontro con la Prefettura di Bergamo dei rappresentanti del Coordinamento Regionale per la Pace come un’azione riprovevole e ambigua. Come hai potuto denigrare in questo modo un’azione così lodevole? Dei cittadini consapevoli chiedono di sapere dalle massime autorità sul territorio, tra le altre cose, quali piani di sicurezza siano stati decisi nel caso di pericolo di guerra e pericolo nucleare, piani che devono essere rinnovati per legge ogni 3 anni di cui la popolazione deve essere informata, e questo ad avviso del tuo dossier è qualcosa di sospetto? Sappi, per concludere, che la bomba di Hiroshima, sganciata dagli statunitensi era di 16 kilotoni, le nuove bombe tattiche di Ghedi, le B61-12, sono di 50 kilotoni. Con la bomba atomica non c’è bunker che tenga, prima o poi ne devi uscire. La bomba atomica non è fascista, non salva i forti e distrugge i deboli, ma altamente democratica e livella tutte e tutti, anche personaggi come te! Ti invitiamo a rendere pubblico questo nostro documento nelle stesse modalità e agli stessi destinatari del tuo dossier, in difetto saremo costretti a depositare querela per diffamazione. Ti dedichiamo la fase di Tomàs Borge che campeggia sopra il Quarto Stato all’interno del nostro Centro Sociale: “Il segreto è che siamo sognatori, siamo utopisti, ma non di quei sognatori che stanno sempre con il cuscino sotto la testa sulla veranda di casa … Siamo sognatori con i piedi piantati per terra, siamo sognatori con gli occhi ben aperti, siamo sognatori che conoscono gli amici e che conoscono i nemici …”   Compagne e Compagni del Centro Sociale 28 Maggio – Rovato (BS) Redazione Sebino Franciacorta
May 7, 2025
Pressenza