Sono figlia della Costituzione, per questo voto noSono figlia della Costituzione, per questo voto No
La legge Nordio-Meloni rende la magistratura piegata al potere. Esattamente il
contrario di quanto hanno scritto e voluto le madri e i padri costituenti
Sono figlia della democrazia, della Costituzione antifascista. Sono figlia del
tempo di pace perche’ sono figlia di una famiglia che aveva vissuto il fascismo,
la dittatura, l’emigrazione, la guerra voluta dal fascismo. E fame e poverta’
estrema.
Sono figlia di una scuola nata dalla Costituzione: libera, con tutte le fatiche
e le contraddizioni. Figlia di un’istruzione allargata e di massa che era stata
messa insieme, come buona parte della Costituzione, da storie e culture diverse,
pronte a cedere un po’ del loro colore per costruire un Paese e uno Stato senza
il peso della dittatura.
L’avevano messa insieme, la scuola del dopoguerra, Aldo Moro e Concetto
Marchesi: non a caso. E a me, figlia del popolo, era stato concesso di studiare.
Sono anche la figlia culturale di maestri che guerra e resistenza e antifascismo
l’avevano respirati a pieni polmoni, e di un’idea autoritaria della vita e del
pensiero si erano liberati, rendendoci persone critiche.
Basterebbero gia’ queste ragioni per votare NO a questa legge Nordio-Meloni.
Perche’? Perche’ quello che ho imparato – e che piu’ generazioni hanno imparato
in questi decenni – e’ che la democrazia e’ un oggetto fragile. E’ facile
svuotarlo dall’interno, a cucchiaiate, e lasciare solo un involucro che salvi la
faccia, le apparenze. Per l’occhio del conformismo, e per sedersi (da servi) ai
tavoli internazionali del potere.
La separazione dei poteri, nello Stato italiano, e’ piu’ che sacra. E’,
laicamente, l’architrave che regge tutto. Questa legge svuota di contenuto il
vaso di porcellana della magistratura indipendente e autonoma: rende il vaso
bello e vuoto, senza peso. E soprattutto, rende la magistratura piegata al
potere. Esattamente il contrario di quanto hanno scritto e voluto le madri e i
padri costituenti: una magistratura al servizio delle cittadine e dei cittadini,
anche contro il potere, il governo, e tutti coloro che il potere lo possono
esercitare influenzando, dietro le quinte, le scelte di magistrati inquirenti e
giudici giudicanti.
Sembra tutta teoria, vero? E’ stata la mia pratica quotidiana nei paesi, a Sud e
a Est del Mediterraneo (Israele compresa), in cui le regole che dovevano valere
per tutte e tutti sono state piegate a chi detiene il potere. Ho visto
l’arbitrio dispiegarsi con tutta la sua forza. Ho sentito la paura di non avere
diritti, eppure ho un passaporto di quelli ‘forti’. Ho visto soprattutto la
paura negli occhi di chi quel documento non l’aveva. Di chi, egiziano, veniva
arrestato e portato in un commissariato al Cairo o, palestinese, in un carcere
in Israele.
Difficile convincere chi pensa di vivere in una democrazia compiuta che nulla e’
per sempre, permanente. E che la stessa democrazia, come la vita, non bisogna
darla per scontata. I miei anni fuori dall’Italia, invece, mi hanno insegnato
proprio questo, e vorrei non doverlo sopportare in Italia: una vita con diritti
a corrente alternata. Senza neanche, al mio fianco, la giustizia.
Questa legge smonta l’architettura giudiziaria italiana pezzo a pezzo,
sostenendo che i cambiamenti non trasformeranno l’impianto. La costruzione. La
casa. E invece, al contrario, sono proprio quei tasselli, cunei, mattoni, travi
che infragiliscono la struttura, mostrando il primato di una politica che non e’
fatta al servizio di cittadine e cittadini, bensi’ di chi ha una visione ben
precisa: tutto nelle mani del potere esecutivo, com’era gia’ successo un secolo
fa.
Lo devo a me, ai miei maestri, a mio figlio: questo palazzo un po’ invecchiato,
senza il glamour di un edificio appena costruito, ha ancora pilastri forti e
pareti portanti. Si chiamano diritti, liberta’, pensiero critico, separazione
dei poteri.
Per quanto mi e’ possibile, da senzapotere, non permettero’ che venga distrutto.
di Paola Caridi
Dal sito di “Collettiva” (www.collettiva.it) riprendiamo e diffondiamo questo
intervento del 7 febbraio 2026
Collettiva