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La salute pubblica può prosperare solo in un contesto di equità. Il Kerala ne è un esempio
Con un tasso di alfabetizzazione superiore al 96%, il più alto dell’India, la popolazione del Kerala ha sviluppato una profonda consapevolezza sanitaria e una forte partecipazione civica. Ripubblichiamo di seguito un articolo della sociologa Sara Gandini, pubblicato da Il Fatto Quotidiano, sul modello di sanità dello Stato indiano del Kerala e come sia stato un modello di salute internazionale per affrontare la crisi sanitaria da Covid-19.  di Sara Gandini e Paolo Bartolini Nel panorama globale della salute pubblica, il Kerala, piccolo Stato dell’India meridionale con circa 35 milioni di abitanti, rappresenta un unicum. Governato da una coalizione di ispirazione comunista (Left Democratic Front, LDF), eletta democraticamente, il Paese ha raggiunto risultati sanitari e sociali che competono con quelli di molti paesi ad alto reddito. L’interesse scientifico per questo modello è cresciuto notevolmente, in particolare dopo la gestione della pandemia di COVID-19 e la recente dichiarazione del 2025 secondo cui lo Stato avrebbe eradicato la povertà estrema attraverso interventi mirati e personalizzati (India Today, 1 novembre 2025). La salute pubblica in Kerala è intimamente legata al livello di istruzione. Con un tasso di alfabetizzazione superiore al 96%, il più alto dell’India, la popolazione del Kerala ha sviluppato una profonda consapevolezza sanitaria e una forte partecipazione civica ai programmi di prevenzione e controllo. Questa combinazione di istruzione universale e medicina di comunità ha portato a indicatori di salute simili a quelli dei paesi industrializzati: una speranza di vita di circa 77 anni (contro i 69 della media indiana), una mortalità infantile di 6 per 1.000 nati vivi, valori simili a quelli di paesi europei come il Portogallo o la Grecia, e una copertura vaccinale superiore al 95% in quasi tutte le fasce d’età. Un aspetto spesso trascurato ma fondamentale del modello keralese è la centralità delle donne nel sistema sanitario. Il Kerala ha la più alta percentuale di forza lavoro sanitaria femminile in India (64,5%) e una densità di dottoresse otto volte superiore rispetto a stati come Uttar Pradesh e Bihar. Oltre ad avere una ministra della Salute, tutte le principali Direttrici tecniche sono donne. Inoltre, metà dei direttori sanitari distrettuali (District Medical Officers), così come circa la metà dei medici allopatici che lavorano nel sistema sanitario pubblico, sono donne. Questa leadership femminile diffusa non è casuale: riflette una visione sistemica della salute come campo di giustizia sociale, in cui l’emancipazione femminile, l’istruzione e la partecipazione civica diventano parte della stessa infrastruttura di salute pubblica. Durante la pandemia di COVID-19, il Kerala è diventato oggetto di numerosi studi internazionali. Uno dei più citati, pubblicato su BMJ Global Health (2020), descriveva la risposta dello Stato come un modello di sostegno istituzionale: comunicazione pubblica trasparente e gestione decentrata dell’assistenza, con presidi locali in grado di seguire i casi lievi e garantire l’aiuto domiciliare. Un esempio importante da riconoscere per l’approccio integrato fra salute pubblica e giustizia sociale. Uno dei principi centrali del sistema keralese è che la salute è una funzione dell’equità sociale. Nel 2025 il governo ha annunciato di aver eliminato la povertà estrema identificando 64.000 famiglie vulnerabili e sviluppando micro-piani personalizzati per ciascuna di esse. Questo contrasta fortemente con la realtà di molti paesi ad alto reddito, come gli Stati Uniti, dove la spesa sanitaria pro capite è la più alta al mondo ma gli indicatori di salute, speranza di vita, mortalità materna e infantile, accesso alle cure, restano tra i peggiori (Commonwealth Fund, 2023). L’assenza di un sistema universale crea due mondi paralleli: i cittadini più abbienti, sovra-trattati e medicalizzati, e i poveri, spesso esclusi dai servizi di base. All’opposto in Kerala la medicina è preventiva, comunitaria e centrata sulla persona, non sul profitto. I medici operano spesso come parte di reti locali, con forte integrazione tra ospedale e territorio, e un’enfasi su salute mentale, nutrizione e ambiente. Il modello sanitario qui esaminato mostra che la salute pubblica può prosperare solo in un contesto di giustizia e partecipazione democratica. La coesione sociale è più importante dell’arricchimento di pochi, e questo insegnamento può tornarci utile in un passaggio d’epoca insidioso e caotico. Del resto, come dimostra l’elezione a New York del neo-sindaco Mamdani, a saper toccare le corde giuste si può invertire la tendenza alla sfiducia e all’astensionismo. Ridistribuire la ricchezza verso il basso, garantire servizi accessibili e di qualità a tutti i cittadini, arginare razzismo e ingiustizie sociali rilanciando una sensibilità “socialista” che superi le divisioni e metta in discussione i dogmi neoliberali: tutto questo, insieme a una linea intransigente che difenda la pace e contrasti le logiche di riarmo, risponde alle esigenze reali e concrete delle persone che faticano ad arrivare a fine mese, colpite dall’assenza di politiche abitative decenti, e che sperimentano il peso economico e morale di una medicina/sanità ridotta a privilegio di pochi. Se, anche dalle nostre parti, equità e salute pubblica tornassero a nutrire il dibattito, e i partiti autoproclamati di sinistra smettessero (in combutta con i mass media impegnati nel mantenimento dello status quo) di rincorrere il fantomatico “centro”, per riscoprire una radicalità democratica all’altezza dei problemi, forse potremmo uscire dall’impotenza e dare forma a un risveglio culturale e politico di cui c’è enorme bisogno. Dall’India e da New York ci arriva, in modi diversi, un insegnamento non da poco: si può iniziare a costruire qualcosa di diverso, scostandosi dalle leggi non scritte dello sconforto e dell’individualismo di mercato. Redazione Italia
November 13, 2025
Pressenza
British Standards Institution: “Allarme jobpocalypse, gravissima crisi nel mondo del lavoro causata dall’AI”
Era il 2020 quando l’ambientalista Sonia Savioli nel suo libro-inchiesta “Il giallo del Coronavirus. Una pandemia nella società del controllo”, metteva in guarda sugli effetti di quella che sarebbe stata la rigenerazione economica del tecnocapitalismo, durante la crisi sanitaria da Covid-19, che avrebbe avuto inizio nel 2021 con il Piano Great Reset del World Economic Forum di Davos (WEF): la Quarta Rivoluzione Industriale. Tra le innumerevoli operazioni di greenwashing spacciate per “sostenibili” (continui finanziamenti alla pesca intensiva e agli allevamenti intensivi, sfruttamento dei mari e degli oceani tramite attività estrattive, l’ingresso della cibernetica nei settori dell’economia, sanità, welfare e finanza), stando ai dati del World Economic Forum – affermava Sonia Savioli – la Quarta Rivoluzione Industriale sarebbe iniziata con l’eliminazione di circa 800 milioni di posti di lavoro nel mondo industrializzato a causa dell’irruzione sistematica dell’Intelligenza Artificiale nel mercato del lavoro. Un numero che, nonostante la grande consistenza, non fece allarmare nessun giornalista mainstream e nessun analista nostrano. A confermare questo dato però, sistematicamente ignorato, è stato il recente report “Evolving Together: AI, automation and building the skilled workforce of the future“ pubblicato dal British Standards Institution (l’ente certificatore nazionale inglese, l’equivalente del nostro Rina) (BSI), basato su interviste a 853 business leader aziendali in 8 Paesi (Cina, Giappone, Australia, Germania, Stati Uniti, Regno Unito, Francia e India), svolte da agosto 2025, analizzando anche i report annuali di 123 aziende attraverso strumenti di analisi AI. Secondo i leader globali stiamo vivendo quella che viene definita “jobpocalypse”: un collasso sistemico del modello tradizionale di ingresso nel mondo del lavoro. A darne notizia approfonditamente è stato  The Guardian. L’AI infatti sta cancellando tutte le posizioni di lavoro pensate per neoassunti o personale giovane, con competenze di base e poca (o nessuna) esperienza lavorativa. Perché investire su personale da formare senza competenze specialistiche quando quelle funzioni possono essere svolte da una AI? Secondo il BSI le riduzioni di personale sarebbero già in calo ed in numeri parlano chiaro: * 41% dei leader afferma che l’IA sta consentendo riduzioni dirette del personale; * 50% dichiara esplicitamente che l’AI sta aiutando a ridurre il numero di dipendenti; * 18% delle aziende investe in IA specificamente per ridurre il personale; Se per decenni il paradigma capitalista classico affermava “Il lavoro lo fanno le persone, le macchine aiutano”, oggi si sta invertendo la rotta: “Il lavoro lo fanno i sistemi AI, le persone intervengono quando necessario”. Si sta istituzionalizzando sempre più un diverso modo, da parte delle aziende, di pensare al mondo lavoro e lo studio lo constata senza mezzi termini: * 31% delle organizzazioni oggi esplora soluzioni AI prima di considerare l’assunzione di persone; * 40% prevede che questo diventerà la norma entro 5 anni; * 61% investe in IA principalmente per aumentare produttività ed efficienza; * 49% per ridurre i costi operativi; Il dato più allarmante riguarda anche i lavori entry-level, quelli tradizionalmente destinati a chi inizia la carriera: * 39% delle aziende ha già ridotto o eliminato posizioni junior grazie all’IA; * 43% prevede ulteriori tagli nei prossimi 12 mesi; * 55% dei leader ritiene che i benefici dell’IA compensino le distruzioni sulla forza lavoro; Le mansioni entry-level che l’IA sta eliminando non riguardano solo il “lavoro produttivo”, ma anche lo spazio formativo, dal momento che è proprio nei “primi lavori” che si insegnano competenze che nessuna scuola o università può dare: * Gestire il tempo quando hai troppe cose da fare * Comunicare in modo efficace in contesti professionali * Capire come funzionano davvero le dinamiche aziendali * Riconoscere le priorità vere da quelle apparenti * Reggere lo stress e la pressione * Imparare a sbagliare e correggersi * Costruire relazioni professionali * Navigare la politica aziendale L’IA può fare ricerche, compilare report, gestire agende, rispondere a email routine, ma non può insegnare queste meta-competenze che si sviluppano solo attraverso l’esperienza vissuta. Il report evidenzia dunque la skills latency (“latenza delle competenze”), un pericolo strutturale che fa emergere un ritardo generazionale nello sviluppo delle capacità professionali. Se un’intera generazione non ha accesso ai ruoli formativi entry-level, chi ricoprirà i ruoli senior tra 10-15 anni? Come si formeranno i futuri manager se non potranno fare esperienza sul campo? Le aziende stanno ottimizzando per l’efficienza di oggi, ma stanno creando un problema di talento per il domani. Sono gli stessi business leader globali ad ammettere questa situazione di latenza, dichiarandosi “fortunati” ad essere nati e cresciuti in un mondo pre-AI: * 56% dichiara di essere stato “fortunato” ad aver iniziato la carriera prima che l’IA trasformasse il proprio settore; * 43% ammette che non avrebbe sviluppato le competenze attuali se l’IA fosse stata disponibile all’inizio della carriera; * 28% si aspetta che il proprio ruolo attuale non esisterà più entro il 2030. Dall’analisi AI dei 123 report annuali esaminati dal BSI emerge che il termine “automation” è citato quasi 7 volte più frequentemente di “upskilling”, “training” o “education”. Le aziende comunicano l’IA principalmente come: driver di innovazione, vantaggio competitivo e strumento di efficienza. Di conseguenza c’è molta meno enfasi sulle implicazioni sulla forza lavoro, sugli investimenti in capitale umano, sulla preparazione dei dipendenti al futuro. Solo il 34% delle aziende intervistate ha un programma di formazione strutturato per preparare i dipendenti all’uso dell’IA. In Giappone questa percentuale scende al 16%, mentre in India sale al 64%. A livello geografico, a guidare questa trasformazione drastica e allarmante è l’India con il 50% delle aziende che hanno ridotto ruoli junior. Seguono Australia (57% dichiara che l’AI aiuta a ridurre il personale a livello junior) e Cina (61% prevede riduzioni future). In Italia e in Europa, il fenomeno è in crescita ma ancora meno aggressivo rispetto all’Asia-Pacifico.   Il rischio di questa jobpocalypse però è che si crei una contrazione tale della forza lavoro da portare a una mancata formazione professionale di un’intera generazione. Ancora una volta infatti ad essere penalizzate sono le giovani generazioni. Il report BSI introduce un termine nuovo e inquietante “Generation Jaded” – dall’acronimo “Jobs Automated, Dreams Eroded” (“lavori automatizzati, sogni erosi”), riferendosi a quella generazione che: 1. Ha già subito danni nella formazione scolastica a causa del Covid-19; 2. Si trova ora di fronte a un mercato del lavoro che elimina proprio i ruoli pensati per chi inizia; 3. Rischia di non sviluppare mai le competenze che si acquisivano attraverso l’esperienza entry-level. Gli studenti freschi di diploma o laurea per trovare il primo lavoro oggi non devono solo fare i conti con la concorrenza dei loro coetanei, ma anche e soprattutto con quella dell’Intelligenza Artificiale. Le conseguenze sociali ed economiche della Quarta Rivoluzione Industriale potrebbero essere devastanti, tanto da far ritenere a molti che una jobpocalypse sia solo questione di tempo anche qui in Occidente.   https://www.blog-lavoroesalute.org/sul-great-reset-e-lignoranza-dei-giornalisti-mainstream/ https://www.blog-lavoroesalute.org/il-piano-great-reset-del-world-economic-forum-per-i-profitti-delle-industrie-agro-chimiche-alimentari/ https://www.blog-lavoroesalute.org/il-grande-reset/ https://www.blog-lavoroesalute.org/tecno-bio-capitalismo/ https://documenti.camera.it/leg18/resoconti/assemblea/html/sed0610/leg.18.sed0610.allegato_b.pdf > Secondo una ricerca sta per arrivare la jobpocalypse, cioè una gravissima > crisi nel mondo del lavoro causata dall’AI > Jobpocalypse: è iniziata la rivoluzione del lavoro nell’era della IA   Lorenzo Poli
October 12, 2025
Pressenza
Covid-19, Studio italiano: “Aumento dei tumori dopo i vaccini a mRNA”
E’ un tema che abbiamo già trattato approfonditamente e che di recente abbiamo proposto come tema di attualità nell’ambito del diritto alla salute. Il rischio di cancro è aumentato del 23% nelle persone che hanno ricevuto il vaccino COVID-19, secondo uno studio peer-reviewed pubblicato su EXCLI Journal nel luglio 2025. Lo studio ha dimostrato che il rischio di cancro al seno è aumentato del 54% e quello di cancro alla vescica del 62% entro 180 giorni dalla prima vaccinazione. “Si tratta di dati reali e piuttosto preoccupanti”, ha affermato il commentatore medico John Campbell, nel suo programma YouTube mentre illustra i risultati. Lo studio è stato il primo a scoprire prove statisticamente significative di un aumento del rischio di cancro a seguito della vaccinazione contro il COVID-19. I ricercatori hanno esaminato la relazione a lungo termine tra le vaccinazioni contro la SARS-CoV-2 ed i ricoveri ospedalieri per cancro in una coorte di quasi 300.000 residenti della provincia di Pescara, in Italia. I residenti di età pari o superiore a 11 anni sono stati seguiti da giugno 2021 a dicembre 2023 utilizzando i dati ufficiali del Sistema Sanitario Nazionale. I modelli statistici sono stati adeguati per età, sesso, comorbilità, precedenti tumori e precedenti infezioni da SARS-CoV-2, rendendolo il follow-up più completo fino ad oggi sulle diagnosi di cancro dopo la vaccinazione contro il COVID-19.   > “Lo studio ha rilevato che il rischio di diagnosi di cancro era superiore del > 23% per le persone vaccinate con una o più dosi entro 180 giorni dalla prima > vaccinazione, rispetto ai non vaccinati. > Tra le 296.015 persone studiate, 3.134 sono state diagnosticate con cancro.”   Le persone che hanno ricevuto almeno tre dosi del vaccino contro il COVID-19 hanno avuto un aumento del 9% del rischio di diagnosi di cancro entro 180 giorni dalla terza vaccinazione, rispetto ai non vaccinati. Due fattori contribuiscono alla diminuzione dell’aumento del rischio con un numero maggiore di dosi di vaccino, ha affermato Campbell. “Uno è che le persone predisposte al cancro lo avevano già sviluppato” prima che fosse raggiunto il termine di 180 giorni dopo la terza dose, ha affermato Campbell. “Quindi forse l’aumento del 23% dei tumori a sei mesi significa che le persone che svilupperanno il cancro… potrebbero svilupparlo precocemente”. In secondo luogo, il follow-up del cancro richiede decenni per un’analisi adeguata, ha affermato. Non sono stati condotti studi a lungo termine sul vaccino COVID-19, e “questo è stato il problema”, ha affermato Campbell. “Hanno vaccinato i gruppi di controllo in tempi molto brevi… quindi l’intera faccenda è stata un completo disastro”. I tumori al seno, alla vescica e al colon-retto hanno mostrato gli aumenti più elevati e statisticamente significativi nei pazienti vaccinati rispetto a quelli non vaccinati. Il rischio di cancro al seno è aumentato del 54% e quello di cancro alla vescica del 62% nelle persone che hanno ricevuto almeno una dose del vaccino COVID-19, 180 giorni dopo la somministrazione. Il cancro al colon-retto è aumentato del 34%. Nelle persone che avevano ricevuto almeno tre dosi del vaccino contro il COVID-19, 180 giorni dopo la terza dose, il rischio di cancro al seno era aumentato del 36% e quello di cancro alla vescica del 43%. Il rischio di cancro colon-rettale è aumentato del 14%, ma questo aumento non è stato considerato statisticamente significativo a causa delle dimensioni ridotte del campione dello studio. Anche i tumori dell’utero e delle ovaie hanno mostrato un aumento dopo una e tre dosi, sebbene i numeri non fossero statisticamente significativi. Campbell ha spiegato: “Sembra che ci sia un aumento reale, ma se si tiene conto del fatto che persone sono state ricoverate con tumori, quando si suddivide per tipo di tumore, a volte i numeri non sono sufficienti per dare un risultato statisticamente significativo”. Oltre ad analizzare il rischio di cancro, lo studio ha valutato il rischio di mortalità per tutte le cause associato allo stato di vaccinazione contro il COVID-19. Durante lo studio, i risultati hanno mostrato che le persone vaccinate hanno dimostrato una minore probabilità di morte per tutte le cause. “Questo è quasi certamente attribuibile a quello che chiamiamo effetto del vaccinato sano”, ha detto Campbell. “Ci è stato detto, manipolato, mentito, chiamatelo come volete, che questo vaccino era buono per la nostra salute. Quindi, le persone interessate alla salute hanno avuto la tendenza a farsi vaccinare”. Gli autori dello studio hanno affermato che il pregiudizio del “vaccinato sano” che induce a pensare che i vaccini riducano i decessi, potrebbe sottovalutare i rischi di cancro. Si legge nello studio: “il bias dei vaccinati sani, analogamente a come probabilmente porta a una sovrastima dell’efficacia del vaccino contro la mortalità per tutte le cause, potrebbe anche portare a una sottostima del potenziale impatto negativo della vaccinazione sui ricoveri ospedalieri dovuti al cancro. Essendo, lo stile di vita più sano, tipicamente associato alla vaccinazione che può ridurre il rischio di carcinomi”.   > Video di John Campbell che analizza lo studio:     Fonte: LO STUDIO “VACCINAZIONE CONTRO IL COVID-19, MORTALITÀ PER TUTTE LE CAUSE E RICOVERO OSPEDALIERO PER CANCRO: STUDIO DI COORTE DI 30 MESI IN UNA PROVINCIA ITALIANA”  –  QUI LA VERSIONE PDF  https://childrenshealthdefense.org/defender/covid-vaccine-linked-sharp-rise-cancer-italian-researchers-find-john-campbell/ Lorenzo Poli
September 18, 2025
Pressenza
Cancer Establishment, tra iatrogenesi e medicalizzazione della società ai tempi della Covid-19
L’emergenza Covid-19 in Italia ha avuto un grande impatto sui tumori. Gli screening oncologici durante la pandemia Covid-19 hanno subito una brusca frenata. A certificarlo, mettendo nero su bianco i dati del 2020, è stato l’Osservatorio Nazionale Screening. Secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale Screening, nel 2020 oltre 4 milioni di inviti e 2,5 milioni di esami sono venuti meno rispetto al 2019. Tutto ciò si è tradotto in 5 mesi di ritardo per lo screening per il tumore del collo dell’utero, in 4 mesi e mezzo per lo screening per il tumore della mammella e 5 mesi e mezzo per lo screening colorettale. Tradotto in numeri assoluti l’Osservatorio aveva aggiornato le stime delle lesioni che potrebbero subire un ritardo diagnostico e che su tutto il 2020 risultano essere pari a oltre 3.300 carcinomi mammari, 2.700 lesioni cervicali CIN2+, quasi 1.300 carcinomi colon-rettali e oltre 7.400 adenomi avanzati in meno rispetto al 2019. Risultato: più neoplasie che verranno scoperte in fase avanzata. La mancanza di screening ha impedito la prevenzione a molti casi di tumore, che ben presto si è tramutato in un caso di iatrogenesi clinica, come lo avrebbe definito il grande sociologo Ivan Illich: il danno che la medicina provoca a individui e società attraverso mancanze mediche e procedure rischiose. In concomitanza a questo fenomeno, ad alimentare quello che il grande ecologista Edward Goldsmith definiva “cancer establishment”, è stato anche l’impiego di trattamenti sanitari non trasparenti o comunque non sperimentati come si sarebbe dovuto. A livello globale, nel 2022, sono stati diagnosticati circa 20 milioni di nuovi casi di tumore e si sono verificati quasi 10 milioni di decessi. Secondo le stime pubblicate nel 2022 dall’Oms in occasione del World Cancer Day, il cancro è responsabile di quasi 1 morte su 6 nel mondo, e il numero di nuove diagnosi è in continuo aumento e destinato a passare da 14 a 21 milioni l’anno da qui al 2030. L’OMS sottolinea che il cancro è la seconda causa di morte a livello mondiale e che nel 2050 si prevede un aumento del 77% delle nuove diagnosi a livello globale, raggiungendo i 35 milioni di casi all’anno. https://www.fanpage.it/innovazione/scienze/quali-sono-i-tumori-piu-frequenti-nei-giovani-i-dati-delloms/ Un aumento di tumori dal 2021 è stato segnalato in varie parti del mondo, compresa l’Italia, e la ragione è stata attribuita alle cause più disparate. Un articolo a cura di Patrizia Gentilini, oncologa ed ematologa del Comitato Scientifico della Fondazione Allineare Sanità e Salute, affronta un tema delicato e complesso, che non si può più ignorare, cioè un possibile ruolo causale dei preparati mRNA anti-COVID-19 nell’insorgenza ex-novo di tumori anche molto aggressivi, o nella ripresa di tumori in precedenza guariti o comunque ben controllati. Secondo gli oncologi della Fondazione Allineare Sanità e Salute, vi sono ormai buoni motivi per considerare un possibile ruolo causale anche dei vaccini a mRNA, ampiamente usati nella recente sindemia, che potrebbero esercitare un’azione cancerogena con varie modalità. Vi è infatti una vasta letteratura esistente di Case Report e di possibili meccanismi eziopatogenetici, con particolare riguardo alle profonde alterazioni del sistema immunitario indotte da questi “vaccini” e ormai ampiamente conosciute a livello internazionale. ARTICOLO – Vaccini mRNA antiCOVID-19 e rischio cancerogeno: un inquietante sospetto (28 marzo 2024) https://www.assis.it/tutti-vorremmo-dimenticare-ma-i-dati-ci-costringono-a-ricordare-laumento-dei-tumori-giovanili/ Una ricerca in pre-print[1] che prende in esame i dati ufficiali dell’Office of National Statistics (ONS) del Regno Unito riporta un incremento preoccupante di decessi per cancro nell’età 15-44 nel corso del 2021 e del 2022 rispetto ai 10 anni precedenti. Dallo studio risulta che nella fascia di età 15-44 anni il tasso di mortalità dal 2010 al 2019 mostrava una lieve ma costante riduzione: da 15 casi annui su 100.000 soggetti a circa 12,8 casi/anno, con una diminuzione del 14,7%, e anche nel 2020 perdura lo stesso andamento. Viceversa nel 2021 e 2022 si registra una netta inversione di tendenza e nel giro di questi 2 anni si raggiungono e superano i tassi del 2010, tanto che l’incidenza nel 2022 è pari a 17,5 su 100.000 con un incremento pari all’11,7% rispetto al 2010. Un’ulteriore elaborazione dei dati ONS[2] ha permesso di valutare, sempre fra i 15 e i 44 anni, le forme tumorali per le quali vi è stato il maggiore eccesso di mortalità nel corso del 2021 e 2022 rispetto ai 10 anni precedenti. Emerge che gli eccessi sono crescenti dal 2021 al 2022, anno in cui al primo posto come eccesso di morte per cancro risulta il melanoma, con un eccesso di mortalità rispetto ai 10 anni precedenti del 74%, seguito dal cancro al colon con un eccesso del 49,7%, dal cancro alla mammella con un eccesso del 27,8 e dai tumori cerebrali con un eccesso del 25,3%. Anche in Svizzera, in base ai dati di Helsana[3], principale assicurazione privata del paese, l’economista Kostantin Beck dell’Università di Lucerna ha denunciato un aumento del 65% di persone che hanno richiesto farmaci antitumorali nel 2021-2022 rispetto a 8 anni precedenti, passando da una media di 92.447 soggetti/anno a 153.092. Ute Kruger, patologa svedese esperta di tumori mammari, nell’agosto 2022 ha coniato il termine “Turbo Cancer” (“turbo-cancro”)[4] per indicare tumori molto aggressivi, di grandi dimensioni, spesso in giovane età, comparsi entro pochi mesi dalla vaccinazione, che sempre più frequentemente osservava, ma anche recidive di tumori già trattati con successo o in remissione da anni. Inizialmente la Kruger ne aveva attribuito la causa a ritardi diagnostici per il lockdown, ma trascorso quel periodo, la situazione non si era modificata. Nel novembre 2022 Angus Dalgleish Direttore del Dipartimento di Oncologia della St George’s University di Londra ha scritto una lettera aperta al British Medical Journal riportando una analoga esperienza e denunciando l’inconsueta ripresa di tumori o la comparsa ex novo a seguito della vaccinazione a mRNA scrivendo: “Come oncologo praticante sto vedendo persone con malattia stabile progredire rapidamente dopo essere state costrette ad avere un richiamo, di solito per poter viaggiare. Anche all’interno dei miei contatti personali sto vedendo malattie insorte sulle cellule B dopo i richiami. …uno sviluppa la leucemia, due colleghi di lavoro Linfoma non-Hodgkin e un vecchio amico che si è sentito come se avesse avuto Long Covid da quando ha ricevuto il suo richiamo e  cui, dopo aver avuto un forte dolore osseo, sono state diagnosticate come affetto da metastasi multiple da una rara malattia delle cellule B. Sono abbastanza esperto da sapere che questi non sono gli aneddoti casuali che molti suggeriscono, soprattutto perché lo stesso modello si sta vedendo in Germania, Australia e Stati Uniti…” [5] Più recentemente la Dott.ssa Janci Lindsay davanti al Senato U.S.A.[6] ha affermato che nel materiale genetico dei vaccini a mRNA si sono trovate sequenze contaminanti derivanti dal processo di produzione, quali DNA del virus SV40. Si tratta di un virus delle scimmie appartenente alla famiglia Poliomavirus, che ha un importante ruolo oncogenico in quanto agisce inattivando il gene oncosoppressore p53. La proteina p53 svolge un ruolo fondamentale nel garantire l’integrità del genoma, in quanto rileva la presenza di DNA danneggiato e arresta le cellule nella fase G1 del ciclo cellulare, permettendo che si attuino i processi di riparazione prima che il DNA alterato si replichi e sia trasmesso alle cellule figlie. Phillip Buckhaults, Direttore del Cancer Genetics, il 19 settembre 2023 ha testimoniato davanti alla Commissione per gli Affari Medici del Senato degli Stati Uniti, affermando che il vaccino anti-Covid di Pfizer, oltre a contenere mRNA, è contaminato con DNA plasmidico, dotato di potenziale rischio oncogeno, sostenendo che questo sia il vettore utilizzato per la trascrizione dell’mRNA, e dichiarando categoricamente: “So che è vero perché l’ho sequenziato io”[7]. Siamo di fronte non solo ad un grande caso di iatrogenesi clinica, ma anche ad altri casi di iatrogenesi. Secondo il sociologo Ivan Illich, la iatrogenesi è il danno che la medicina provoca a individui e società, attraverso tre forme principali: clinica (errori medici e procedure rischiose), sociale (de-politicizzazione dei problemi e dipendenza dalle cure) e culturale (indebolimento della capacità umana di soffrire, sopportare e affrontare la morte). Illich critica la medicalizzazione della vita quotidiana e sostiene che la “nemesi medica” (la minaccia alla salute causata dall’eccessivo sviluppo del sistema sanitario) si manifesta sia nell’assalto alla salute che nella perdita delle capacità umane. Stando a quello che nuovi studi sostengono siamo di fronte a tutte e tre le forme di iatrogenesi. Le ipotesi sono molte e la comunità medico-scientifico è al centro di un grande dibattito sull’argomento, ma se l’insorgenza di nuove forme di tumori (es: turbo-cancro) nei più giovani può essere correlata con la somministrazione di massa di vaccini sperimentali, quali erano i vaccini anti-Covid, oggi più che mai dobbiamo armarci dei principi di dubbio e precauzione, oltre che pretendere – in quanto ormai cittadini-consumatori – che i trattamenti sanitari proposti non siano obbligatori e siano in linea con sperimentazioni serie ed accertate in modo tale da rispecchiare sereni e trasparenti standard nel rapporto rischi-benefici.   [1] Carlos Alegria, Yuri Nunes UK – Death and Disability Trends for Malignant Neoplasms, Ages 15-44 y. February 2024 (2) (PDF) UK – https://www.researchgate.net/publication/378068419_UK_-_ [2] https://phinancetechnologies.com/HumanityProjects/UK%20Cause%20of%20death%20Project%20-%20Malignant%20Neoplasm%20Deaths%2015-44%20-%20Individual%20Causes.htm [3] https://newsacademy.it/scienze-e-salute/2023/12/08/svizzera-aumento-esplosivo-dei-casi-di-cancro-il-governo-nasconde-i-dati/ [4] Covid Vaccination and Turbo-Cancer. “Multiple Tumors in Multiple Organs”. Dr. Ute Kruger https://www.globalresearch.ca/turbo-cancer-we-have-problem/5789172 [5] https://dailysceptic.org/2022/11/26/as-an-oncologist-i-am-seeing-people-with-stable-cancer-rapidly-progress-after-being-forced-to-have-a-booster/ [6] https://www.youtube.com/watch?v=mjQQ7kkj3Bs [7] https://www.youtube.com/watch?v=IEWHhrHiiTY Lorenzo Poli
August 25, 2025
Pressenza
Centro Sociale 28 Maggio: “Caro Valerio Renzi, la sinistra neoliberale vuole balcanizzare la sinistra antagonista. Ci opporremo!”
Caro Valerio Renzi, il 23 aprile 2025, guarda caso due giorni prima del 25 aprile, pubblichi sulla tua newsletter S’È DESTRA, che conta più di 2000 iscritti, il dossier “Laboratorio Bergamo: area del dissenso. Estrema destra, sinistra putiniana” annunciando che questo dossier ti è arrivato da Bergamo, così come per miracolo. Leggendolo più volte per difenderci dalle tue infamanti accuse, lo scopriamo via via sempre peggiore per l’insistenza senza sfumature dei tuoi addebiti, per le tue ripetizioni costanti di poche e povere idee che evitano l’obiettività mostrando sempre e solo una faccia della medaglia, e non ultimo per il tuo schematismo manicheo. Dunque per la modalità di funzionamento di questo dossier andrebbe bene il riferimento storico al propagandismo, ecco tu sei un propagandista che usa le stesse armi che già furono  usate proprio dalla propaganda nazista, ma rincuorati è così ormai tutta l’informazione mainstream. L’obiettivo è creare il vuoto dove ancora esiste resistenza all’ingiustizia. Ah, è vero, dirai che questo dossier non è tuo, che tu lo pubblichi soltanto, ma non vale come difesa, tu lo pubblichi e tu te ne assumi le responsabilità e le conseguenze. Con un click di condivisione ti sei guadagnato la pagnotta e ora te ne vuoi lavare le mani come Ponzio Pilato? Questo dossier di cui non ti assumi nemmeno la paternità o maternità, che dir si voglia, lo definisci un’inchiesta militante, per noi è uno strumento politico. Certo sarebbe bello, per te e i tuoi accoliti, potervi rifare storicamente alle inchieste dei compagni degli anni Settanta, quelle inchieste che sono costate probabilmente la vita a Fausto e Iaio, mentre a te non costerà nulla questo dossier perché la tua è un’opera in perfetta linea con la politica di regime. Etichetti tutto ciò che non sta con la tua “sinistra neoliberale” come “fascista” o facente parte di quella “sinistra antimperialista filo-russa o filo-putiniana”. Caspita! È già tanto che non ti dichiari apertamente pro-imperialismo USA … davvero non vorremmo stare dalla tua parte. Scrivi che i nostri discorsi (ma quali?) e quelli della destra sono diventati indistinguibili, ma lo sono per te e quelli come te che non si applicano o non vogliono dar lustro ad un mestiere fra i più sputtanati del pianeta terra. Operi per confondere, mischiare, contaminare in modo utile ai tuoi referenti politici (vedi alla voce padroni). Sei semplicemente un venditore di fumo che inizia da subito col definire e affermare insindacabilmente relazioni tra persone, associazioni e gruppi non lesinando epiteti a destra e a manca, insinuando contaminazioni ideologiche e financo finanziamenti in rubli da far sorridere i tuoi amici sorosiani. Certo che se si osserva bene la sinistra neoliberale di cui fai parte, o meglio definita sinistra alla moda per la sua inconsistenza globalista, europeista che disconosce la lotta di classe – che disprezza i vinti, cioè le classi popolari accusandole di “fascismo, razzismo, sessismo, nazionalismo” appena alzano la testa per cercar di capire perché precipitano nel baratro della miseria – ebbene noi del Centro Sociale 28 Maggio da questa sinistra ne stiamo felicemente ben lontani, e con te Valerio Renzi e i tuoi non abbiamo nulla da spartire! La balcanizzazione della sinistra antagonista è un vostro progetto, non il nostro. Comunque visto che sei così preoccupato per il dialogo che sembra essersi instaurato tra neofascisti e sinistra a Bergamo, mi chiedo se tu sia al corrente del desiderio e della “pazza idea” espressi nel 2013 da una parte della sinistra antagonista bresciana di aprire un dialogo col movimento dei Forconi,  i temi erano in parte condivisibili: contro i trattati di Maastricht e Lisbona, contro l’euro, contro i banchieri, contro l’oligarchia al potere, contro la globalizzazione, c’era però il richiamo continuo all’italianità che frenava, ma qualcuno diceva che bisognava dialogarci lo stesso visto che: “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”. Ci sono stati anche i dibattiti sui principi: se noi siamo contro i Daspo e la Questura di Brescia li commina a 4 ultras della Curva Nord, sempre del Brescia, per via dei comportamenti da loro tenuti in occasione di una manifestazione religiosa di Pakistani: minacce, saluti nazisti, gesti offensivi e cori razzisti, che fare? Coi principi non si scherza, e allora ecco condannare i Daspo dati ai fasci. E se poi il fascio lo incontri allo stadio, ma vi affratella la stessa fede calcistica? Eh, la vita del militante diventa dura! Ma andiamo oltre. Il pensiero che il nostro Centro Sociale possa essere nominato in questo sgangherato dossier ci farebbe rabbrividire se non fossimo certi che difficilmente qualcuno che ci conosce davvero potrebbe dubitare del nostro antifascismo. Lo testimonia il nome che ci siamo dati 26 anni fa: “28 maggio” in memoria delle Compagne e dei Compagni caduti come Partigiani in quella data in Piazza della Loggia nella strage fascista, di Stato e della Nato. Lo dicono le battaglie sul territorio franciacortino, lo dice la creazione anni fa della Rete Antifascista Provinciale Bresciana, lo testimoniano le continue provocazioni, tra le quali spicca gravissimo il blitz dei fascisti nel 2013 quando tentarono di incendiare il nostro centro sociale, o tutte le volte che bombolette alla mano ci hanno insozzato i muri con le loro svastiche di merda. Nel corso degli anni abbiamo risposto stando sempre dalla parte dei più deboli, degli oppressi, e degli oppressi dagli oppressi, gli ultimi, e tu che cosa hai combinato? Inoltre lo testimoniano i nostri dossier, eh sì caro Valerio Renzi, anche noi abbiamo scritto dei dossier, firmati i nostri, e presentati  e depositati al Prefetto, al Questore al Sindaco di Brescia, al Sindaco di Concesio e di Lumezzane. Un dossier dal suggestivo titolo: “Brescia in fondo a destra. Politiche dell’odio nei periodi di crisi. Per l’attuazione della XII disposizione finale della Costituzione” del 2013 contro Forza Nuova e CasaPound. Il giorno che lo presentammo in Prefettura si scomodarono da Verona i fascisti del Fronte Skinhead, lo sapemmo con certezza perché uno di loro perse la fibbia della sua cintura quando ci minacciarono facendo roteare le cinghie (come gli invitati ad un matrimonio con i tovaglioli). Durante le provocazioni e gli scontri che ne seguirono una nostra compagna ebbe gli occhiali da vista frantumati. Vai a dirglielo tu che è amica dei fasci! Altro dossier del 2017 dal titolo “Mura: in fondo a destra. Politiche dell’odio nei periodi di crisi. Per l’attuazione della XII disposizione finale della Costituzione”: una denuncia in piena regola del Movimento Fascismo e Libertà consegnato al sindaco di Mura e al Prefetto di Brescia. Questo per farti capire, ammesso che tu capisca, le condizioni in cui operano su questo territorio fascioleghista le Compagne e i Compagni che tu hai infamato con una leggerezza disgustosa. Peraltro mescoli le retoriche della scienza, che non sono altro che narrazioni finanziate dalle multinazionali dei farmaci, con le retoriche anti-immigrazione che non sono altro che  narrazioni finanziate da chi intende mantenere gli immigrati nella precarietà assoluta per poterli sfruttare meglio. Noi del Centro Sociale 28 maggio abbiamo sempre messo a disposizione delle associazioni degli immigrati la nostra sede per riunioni politiche e feste, ci conoscono e sanno che il nostro è un porto sicuro. Affrontiamo ora il tema più importante, più scottante, quello che unitamente all’antimilitarismo e alla pace ci sta più a cuore: la protesta contro il Green Pass. Ci stupiamo sempre di oppressione che offenderà ancora per decenni la nostra memoria storica. Come avete potuto non capire l’esperimento pandemico? Come potete tirar ancora in ballo la nostra “disobbedienza” puntando il dito contro di noi su questo argomento? Noi, Compagne e Compagni contro il Green Pass abbiamo aperto il nostro centro sociale, unico soggetto politico di tutta la provincia di Brescia, a tutti, indipendentemente che fossero o non fossero vaccinati per scelta o per imposizione, tra questi i lavoratori sospesi senza stipendio e buttati fuori dai luoghi di lavoro perché non si sono piegati dando prova di un eroismo resistenziale prolungato nel tempo che voi vi sognate. Solo chi ha vissuto all’interno della fabbrica conosce l’importanza fondamentale della solidarietà tra lavoratori, e noi questa solidarietà l’abbiamo messa in pratica. Siamo orgogliosi di questa scelta politica e ne saremo fieri per sempre. Gente comune che non aveva mai messo piede in un centro sociale, qui da noi, ha trovato solidarietà non solo simbolica, ma pratica con tra l’altro la creazione di una cassa di resistenza in aiuto dei più fragili. Una rete di relazioni amicale si è instaurata e soggetti non politicizzati hanno cominciato a frequentare il centro sociale dove campeggia il Quarto Stato, la Falce e il Martello, i ritratti dei grandi rivoluzionari tra cui Che Guevara, Lenin e Marx. Noi siamo certi che la causa del proletariato passa anche da qui e non passa certo attraverso i finanziamenti elargiti dal governo Conte (50 milioni di euro) e il governo Draghi (20 milioni di euro) a sostegno di campagne pubblicitarie a favore dei vaccini per radio, televisioni e giornali, di cui si può prendere visione sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico. La casta mediatica e i politici che ci spiegavano con sussiego a quale distanza stare a tavola coi parenti il giorno di Natale per tenere a bada il virus,  sono gli stessi che ora ci vogliono portare in guerra. E noi lo abbiamo capito subito! Con lo slogan “Guerra e pandemia stessa strategia” abbiamo organizzato anche una festa di tre giorni a Cologne, in provincia di Brescia, e in un documento del nostro centro sociale quando eravamo tutti agli “arresti domiciliari” causa Covid, scrivemmo una frase profetica: “Queste non sono altro che prove tecniche di controllo di massa per eventi futuri molto più gravi”. Ecco perché il DL 1660 Sicurezza non ci sorprende, anche se ci siamo attivati subito per contestarlo, perché sappiamo bene che è studiato per essere usato nel prossimo futuro quando questi pazzi al governo decideranno di farci entrare in guerra. Affrontiamo ora il tema Ucraina. Subito dopo Piazza Maidan e la strage dei Compagni dentro la Casa dei Sindacati di Odessa da parte dei nazisti ucraini avvenuta il 2 maggio 2014, noi del Centro Sociale 28 Maggio – con altri militanti – abbiamo deciso di costituire un gruppo che si chiamava “Ucraina antifascista”. Noi siamo arrivati 10 o 20 anni prima che arrivassi tu (se ce la farai a capire) a denunciare la situazione che hanno creato in Ucraina le forze USA e NATO. Quando scrivi, in perfetta malafede – perché non crediamo che sia per ignoranza – dell’ “invasione dei territori ucraini”, facendo piazza pulita del ricordo di 10 anni di guerra alle popolazioni del Donbass da parte del governo ucraino, fantoccio della Nato e degli USA, che ha fatto 14.000 morti tra la popolazione civile dal 2014 al 2022,  stai forse accreditandoti per un futuro luminoso in qualche redazione di rilievo, o vuoi far capire che sei pronto a scrivere qualsiasi fandonia? Torniamo al tuo dossier, vediamo che ci siamo anche noi a gridare Stop alla Russofobia. Persino Papa Francesco ha parlato dell’ “abbaiare della Nato alle porte della Russia”, vorrei vedere se i russi andassero ad abbaiare al confine USA con il Messico cosa accadrebbe. L’Ucraina deve essere neutrale, non deve entrare nella NATO … Peraltro non esiste il pericolo russo, la Russia è un immenso Paese di 17 milioni di chilometri quadrati, 11 fusi orari e solo 145 milioni di abitanti: spazio gigantesco e risorse naturali enormi, come possiamo interessargli? Piuttosto sono l’Unione Europea e gli USA che hanno interesse ad indebolire la Russia. Tanto per rinfrescarti la memoria citiamo le spese militari degli USA, della NATO e della Russia. La spesa militare globale mondiale nel 2023 è di 2443 miliardi di dollari, di cui il 55% della NATO (1341miliardi), il 12% della Cina (296 miliardi), per la Russia il 4% (109 miliardi) e tutti i restanti insieme fanno il 29% . Per quanto riguarda i dati NATO al loro interno evidenziamo la spesa militare USA che è del 68%  sulla spesa totale della NATO e cioè di 916 miliardi di dollari (dati SIPRI). Il popolo russo non è nostro nemico, e ci mancherebbe, ma anche gli altri popoli non sono nostri nemici, noi abbiamo uno sguardo di classe e – come scrissero Marx ed Engels nel Manifesto del Partito Comunista – “il proletariato di ogni paese deve naturalmente farla finita prima con la sua borghesia, ma i comunisti nelle varie lotte nazionali dei proletari mettono in rilievo quegli interessi comuni dell’intero proletariato che sono indipendenti dalla nazionalità!” Ricordiamo con immenso rispetto i 27 milioni di sovietici morti combattendo per la libertà e contro il nazifascismo durante la Grande Guerra Patriottica, chiamata da noi Seconda Guerra Mondiale. Ma naturalmente tu saresti un tipo alla Benigni che per prendersi l’Oscar ha fatto entrare nel campo di concentramento come liberatori gli statunitensi e non i sovietici. D’altronde la Guerra Fredda mediatica non è mai finita, tant’è che l’armamentario ideologico del “nemico perfetto” è stato rimesso in moto contro il popolo russo, la sua storia e la sua cultura. Questo ci disgusta! Quanto male state facendo ai russi che vivono qui in Italia? Nemmeno ve lo immaginate, e nemmeno ve ne frega. Lanci poi la notiziona sul film “Il Testimone” come “finanziato dal Cremlino”. Ma da chi sono aiutati i nostri autori cinematografici? Per il 2025 le risorse del fondo cinema del nostro Ministero della Cultura ammontano a più di 696 milioni di euro, informati! Perché tanto scandalo? Ma tu lo hai visto questo film? Ma vi siete ridotti a perseguitare chi cerca un po’ di verità in un marea di manipolazioni mediatiche statunitensi che ci sommergono da quando ci hanno liberato ottant’anni fa? Ma lasciate che sia il pubblico a decretare se un’opera è valida o meno. Come mai avete rimesso in moto la censura di fascistissima memoria? Se avete ragione non potete aver paura della verità! E poi due parole su Vincenzo Lorusso e Andrea Lucidi, massimo rispetto da parte nostra per questi coraggiosissimi Compagni. Di Vincenzo Lorusso abbiamo proiettato il documentario: “Maidan, la Strada verso la Guerra”, che spiega come l’Occidente abbia trascinato l’Ucraina verso la guerra civile e il conflitto odierno. Speriamo in un prossimo futuro di vedere “I bambini del Donbass” che sarà sicuramente un pugno nello stomaco, come tutto ciò che succede nelle guerre. Poi ci sono i genocidi, un altro capitolo, il peggiore a cui stiamo assistendo. Perché forse non lo dice il tuo dossier, ma noi siamo impegnati tantissimo sul fronte della Palestina e abbiamo all’attivo tanti eventi di sensibilizzazione su questa strage degli innocenti in diretta social. Un orrore! Ragionare, cercare soluzioni accettabili ai problemi, mediare sono tutte operazioni troppo intelligenti e faticose per una classe di politici servi che non si capacitano nemmeno di come han fatto a trovarsi seduti sugli scranni del Parlamento italiano, o sulle poltroncine del Consiglio dei Ministri. Volgari ignorantoni senza arte né parte che parlano ancora e sempre di celodurismo invece che di politica, se lo possono permettere perché non c’è un solo giornalista che riesca a far loro una domanda intelligente, magari in diretta televisiva prima che la censura gli bruci la carriera per sempre, ma non l’onore di aver fatto la cosa giusta … no, no … tutti chini ad aspettare che passi la nottata, ma passerà? Senza coraggio, non passerà! Continuando la lettura di questo confuso dossier che ha la funzione, tra le altre cose, di federare quel poco che resta in giro della “sinistra neoliberale” (se si può chiamare sinistra) che ha ormai perso il contatto con la realtà, ma non quello con la sovrastruttura ideologica del potere – e tu ne sei un luminoso esempio – troviamo, ad ulteriore riprova del tuo impegno, la demonizzazione di lotte dai temi, ti citiamo, “più disparati”. Allora perché, se come dici son “disparati”, li metti insieme?                                                      È un problema porsi il problema anche delle cosiddette “scie chimiche” ? Cosa c’è di così negativo nel riflettere su questo fenomeno che incrociamo spesso sulle nostre teste, ora che sappiamo che il clima viene modificato dall’uomo coi sistemi dell’inseminazione delle nuvole per far piovere (pratica chiamata cloud-seeding). A causa dei rischi che pone alle comunità, agli ecosistemi e alla biodiversità, la Convenzione delle Nazioni Unite sulla Diversità Biologica ha stabilito una moratoria sull’utilizzo, in generale, della geoingegneria nel 2010, un appello che continua ancora oggi e che in parte è stato riconosciuto dal “Protocollo di Londra” con il divieto di inseminazione degli oceani. Peraltro in Francia, anni fa, i giornalisti di Envoyé Special fecero un bella puntata televisiva sull’argomento: perché non chiedersi cos’altro stanno pensando di fare? Ah! È vero che esercitare la propria intelligenza viene considerato “complottismo”! Sui vaccini poi perché non essere prudenti? La conosci la storia del vaccino contro la poliomelite che fu anche una guerra geopolitica tra USA e URSS. Informati caro il nostro giornalista e capirai che anche questa è una storia dove si intrecciano potere e profitto, alla faccia dei bimbi che ne morirono, farai comunque fatica a trovarla su internet perché in giro c’è una certa tendenza alla mistificazione. Ci chiediamo sempre con stupore perché la diffidenza rispetto a questo sistema fondato sul profitto sia dileggiata. Perché non è considerata una qualità rispettata e rispettabile? Per noi il dubbio è d’obbligo, per voi la certezza! Ti ricordiamo quanto successo in Piazza del Popolo il 9 ottobre 2021 alla manifestazione contro il Green Pass e prendiamo la spiegazione dai documenti ufficiali della seduta pubblica in cui l’allora Ministra Lamorgese dà conto di come secondo lei si sono svolti i fatti: “Alla protesta contro il green pass hanno partecipato organizzazioni della sinistra antagonista e della destra estrema, rappresentanti di categorie economiche e semplici cittadini convinti che la strategia del Governo configuri una dittatura sanitaria. Il Ministro è consapevole del rischio che il malcontento sociale provocato dalla pandemia possa essere strumentalizzato da frange eversive, sebbene finora sia mancata una regia unitaria. Rispetto alla manifestazione di Roma, sulla base della relazione del Capo della Polizia, il Ministro ha riconosciuto criticità nella gestione dell’ordine pubblico.” Ora veniamo all’assalto della sede della CGIL: dal palco della manifestazione prende il microfono un fascista che invita ad andare a distruggere la sua sede, 300/400 persone partono in corteo, la CGIL dista da Piazza del Popolo 3,2 km e nessun responsabile dell’ordine pubblico interviene per fermarli durante il corteo non autorizzato, nonostante che le intenzioni fossero state esplicitamente dichiarate dal palco. Come mai? La strategia della tensione non ci ha insegnato niente? I fascisti dovevano intestarsi la lotta contro il Green Pass per svilirla, per renderla nemica della maggioranza della popolazione. I fascisti nella storia sono sempre l’utile strumento del potere per il controllo delle masse. A questa ghettizzazione del sentimento popolare contro il Green Pass ha dato il colpo di grazia simbolico l’abbraccio di Draghi a Landini. Ma riprendiamo la disamina del dossier: per te chi promuove una visione anti-globalizzazione è un fascista, gli ecologisti sono “fascisti”, gli antimilitaristi sono “fascisti”, le associazioni palestinesi sono o “pro-Hamas” o sono “fasciste”, i pacifisti son “fascisti”, i contestatori del Green Pass anche, gli anti-vaccinisti, gli anti-lockdown, chi è critico della “teoria gender”, gli anti 5G, quelli che si battono contro la digitalizzazione delle nostre vite … tutti fascisti, anche i cattolici contro l’aborto sono “fasci”, chi promuove una visione multilaterale è un “fascista”. A proposito di multilateralismo, ti dà così fastidio che il terzo mondo stia emancipandosi, preferivi rimanesse terzo o quarto con gli Stati Uniti a farla da padroni? Comunque devi sapere che, per quanto ci riguarda, ogni accusa è una confessione. Per sputtanare Ottolina Tv, di cui ci sarebbe da parlare solo bene, tiri in ballo Micromega, ora siamo andati a controllare chi ci scriveva qualche anno fa e ci abbiamo trovato i nomi di Cacciari-Galimberti-Amato- Cardini-Sofri-Veltroni-Prodi-Lerner-Vendola-Caselli- Finkielkraut, ci soffermiamo solo su quest’ultimo, per amor di patria, perché in Francia è famoso il suo razzismo e la sua postura anti-immigrati… quante porosità destra/sinistra tra questi nomi! Sono tuoi referenti? Stai attento perché  potresti essere accusato di razzismo e fascismo, è un attimo sai! Visto che non vogliamo la guerra, nemmeno quella contro l’Iran – e se c’è un nucleare che ci preoccupa è quello israeliano da sempre fuori controllo perché Israele non vuole render conto di niente a nessuno – immaginiamo che nel prossimo dossier non potrà mancarci anche l’accusa di antisemitismo, ma andiamo per gradi! Ci imputi di aver invitato al centro sociale Paola Ceccantoni, detta Pubble, una disegnatrice satirica, battitrice libera del web. Pubble nega in un’intervista ad Ottolina Tv di aver mai avuto a che fare con CasaPound, detto questo se i temi che tratta sono stimolanti perché non intavolarci una discussione? Solo a titolo informativo, a proposito di porosità, ti vogliamo ricordare che il rappresentante delle vittime di Piazza della Loggia nel 2011 accettò di partecipare ad un dibattito pubblico con CasaPound e in quella riunione era presente Gabriele Adinolfi, un estremista di destra con un curriculum di reati associativi e ideologici da far rabbrividire, e indovina un po’ dove erano quella sera le compagne e i compagni del Centro Sociale 28 Maggio, spremiti le meningi per immaginare dove eravamo! Tu, da vero antifascista con le stellette al petto, ci criminalizzi tutti, adotti gli stessi atteggiamenti del questurino, conti addirittura i like! Ridicolo! Infatti con questo dossier non hai fatto nient’altro che una schedatura di tutte le realtà movimentiste che non hanno mai fatto un passo indietro. Ci viene da chiederci: per chi lavori? Peraltro sputtani anche associazioni antimilitariste come quelle della Val Brembana, ma come ti puoi permettere di arrivare a tanto visto che non conosci nemmeno il lavoro di questi Compagni? Per il bene dell’umanità ci chiediamo cosa tu abbia fatto a parte contribuire ad infangare i nomi delle associazioni che lottano contro le derive di questo mondo inquinato dal capitalismo. Hai attaccato tutte le realtà e i singoli che sono presenti sui territori per combattere la rassegnazione e lo sconforto dando solidarietà ai popoli in lotta! Tu e quelli come te volete toglierci l’ossigeno per darci in pasto a quei sinistrati che tettano alle mammelle del PD e che useranno questo dossier per scavarci un fossato sia simbolico che reale tutt’intorno, per impedirci di continuare a resistere nella lotta. Non c’è un briciolo di buonafede in questa operazione di dossieraggio. Guarda caso, sono i più attivi a darvi fastidio. E attivi lo siamo e molto. Come Centro Sociale 28 maggio ci occupiamo da una decina d’anni di Ghedi e delle bombe nucleari che ivi si trovano. Abbiamo fatto presidi, manifestazioni, volantinaggi, svolto convegni importanti a livello nazionale, e ad altri abbiamo partecipato e dato il nostro contributo. In uno dei convegni da noi organizzati abbiamo avuto l’onore di avere tra i relatori Alberto Bradanini ex-diplomatico, tra i diversi e numerosi incarichi ricoperti, è stato Ambasciatore d’Italia in Iran e in Cina. È Presidente del Centro Studi sulla Cina Contemporanea, ha pubblicato numerosi saggi. Il nostro incontro al convegno “Contro la guerra e la presenza di armi in Italia” del 28 settembre 2024 è stato indimenticabile, di lui custodiamo il ricordo di un uomo generoso, disponibile, intelligente e affabile. Cosa sperare di più? Coi venti di guerra che fischiano forti il nostro impegno è aumentato e con orgoglio siamo tra i promotori con altre 22 associazioni, di uno studio internazionale sulle armi nucleari in Italia che si è concretizzato nel saggio “Parere giuridico sulla presenza di armi nucleari in Italia” degli avvocati di Ialana e di Abbasso la guerra, tradotto anche in inglese. Leggitelo! Abbiamo, sulla base di questo studio, depositato una Denuncia alla Procura della Repubblica del Tribunale di Roma il 2 ottobre 2023 contro la presenza illegale di armi nucleari in Italia a fronte dei pericolosissimi scenari di guerra odierni. Queste bombe potrebbero causare devastanti crimini contro l’umanità e il pianeta terra. Da uno studio di Greenpeace si evince che potrebbero morire da 2 a 10 milioni di persone nella pianura padana a causa di un incidente nucleare. Ma non basta la denuncia, bisogna farla conoscere perché è anch’essa strumento di consapevolezza, e così siamo andati a consegnarla nelle Prefetture, nei Comuni anche i più piccoli e dispersi nelle campagne della bresciano e del cremonese, abbiamo lavorando sui territori interessati con devozione e fatica, tra noi ci sono realtà diversissime, dai cattolici progressisti di Pax Christi ai comunisti, uniti tutti dalla consapevolezza che l’orologio dell’apocalisse sta pericolosamente segnando la nostra ultima ora, anche la tua. Non ci dilunghiamo sul nostro impegno antimilitarista, ma ti facciamo presente che la tua bassezza è arrivata nel dossier fino al punto di rendere l’incontro con la Prefettura di Bergamo dei rappresentanti del Coordinamento Regionale per la Pace come un’azione riprovevole e ambigua. Come hai potuto denigrare in questo modo un’azione così lodevole? Dei cittadini consapevoli chiedono di sapere dalle massime autorità sul territorio, tra le altre cose, quali piani di sicurezza siano stati decisi nel caso di pericolo di guerra e pericolo nucleare, piani che devono essere rinnovati per legge ogni 3 anni di cui la popolazione deve essere informata, e questo ad avviso del tuo dossier è qualcosa di sospetto? Sappi, per concludere, che la bomba di Hiroshima, sganciata dagli statunitensi era di 16 kilotoni, le nuove bombe tattiche di Ghedi, le B61-12, sono di 50 kilotoni. Con la bomba atomica non c’è bunker che tenga, prima o poi ne devi uscire. La bomba atomica non è fascista, non salva i forti e distrugge i deboli, ma altamente democratica e livella tutte e tutti, anche personaggi come te! Ti invitiamo a rendere pubblico questo nostro documento nelle stesse modalità e agli stessi destinatari del tuo dossier, in difetto saremo costretti a depositare querela per diffamazione. Ti dedichiamo la fase di Tomàs Borge che campeggia sopra il Quarto Stato all’interno del nostro Centro Sociale: “Il segreto è che siamo sognatori, siamo utopisti, ma non di quei sognatori che stanno sempre con il cuscino sotto la testa sulla veranda di casa … Siamo sognatori con i piedi piantati per terra, siamo sognatori con gli occhi ben aperti, siamo sognatori che conoscono gli amici e che conoscono i nemici …”   Compagne e Compagni del Centro Sociale 28 Maggio – Rovato (BS) Redazione Sebino Franciacorta
May 7, 2025
Pressenza