La condizione dei lavoratori e delle lavoratrici del food deliveryNIdiL (Nuove Identità di Lavoro) CGIL Nazionale ha presentato di recente la
prima inchiesta su “La condizione di lavoro dei rider nel food delivery” che
raccoglie i risultati del questionario somministrato dal sindacato a circa 500
ciclofattorini tra il 2024 e il 2025, durante le assemblee e le mobilitazioni
organizzate in tutta Italia. L’indagine esplora diversi aspetti della condizione
dei rider: chi sono, qual è il loro titolo di studio, la nazionalità e il
genere, quanto guadagnano per consegna, in un giorno e in una settimana, quante
ore e quanti giorni lavorano, quali spese sostengono e quali rischi affrontano
in materia di salute e sicurezza.
Oltre ai numeri, l’inchiesta raccoglie anche aspettative e bisogni: quali sono
le priorità su cui intervenire, quali tutele rivendicano, cosa si aspettano i
rider dal sindacato. Nel dossier anche alcune interviste ai lavoratori,
testimonianze sulle esperienze di organizzazione, i principali provvedimenti
giudiziari degli ultimi cinque anni, i dati INAIL più recenti sugli infortuni
dei rider e la direttiva UE 2024/2831.
La grande maggioranza del campione intervistato è uomo (91,7%), con un’età
compresa tra i 21 e i 39 anni (63,4%). Il dato che colpisce è la forte presenza
di lavoratori migranti: oltre la metà dei questionari proviene da rider italiani
(54,8%), ma quasi un terzo del campione è costituito da cittadini originari di
Paesi extra-UE. Tra questi spicca in modo particolare la componente pakistana,
che rappresenta da sola un quarto del totale (25,1%), seguita – con quote più
ridotte ma comunque significative – da lavoratori provenienti da Bangladesh
(1,8%), Afghanistan (2,6%), India (1,6%) e Iran (1,2%), delineando una
prevalenza netta di provenienze dall’Asia meridionale e mediorientale.
Anche il continente africano è rappresentato, sebbene con percentuali inferiori,
da lavoratori provenienti da Paesi come Marocco, Nigeria, Somalia, Tunisia,
Senegal, Gambia, Mali, Camerun e Burundi, complessivamente pari a circa il 5%
del campione. La presenza di cittadini dell’Europa orientale (Romania, Georgia,
Albania) e dell’area mediterranea (Grecia, Cipro) è residuale ma conferma
l’eterogeneità del lavoro nel settore. Nel complesso, questi dati mostrano come
il food delivery si configuri come un settore a forte attrazione migratoria,
caratterizzato da una composizione multietnica e da una concentrazione di
lavoratori extra-UE spesso in condizioni di maggiore vulnerabilità contrattuale
e sociale.
Oltre la metà dei rider lavora per più piattaforme (55%), nel perimetro degli
autonomi prevalgono Glovo (67,4%) e Deliveroo (70,7%). Una parte lavora anche
con Just Eat (13,9%), ma è importante ricordare che il player olandese impiega
con contratto subordinato: in questi casi, l’attività su Glovo/Deliveroo viene
spesso svolta come secondo/terzo lavoro. Per la maggioranza dei rider
intervistati, infatti, il food delivery rappresenta la principale fonte di
reddito (76,4%), il che significa lavorare 6 – 7 giorni a settimana (72,9%), 7 –
10 ore al giorno (49,3%), per raggiungere un numero di consegne elevato,
superiore a 8 nel 61,7% dei casi.
Qui emerge che il tempo non pagato è un elemento cruciale: le attese al ritiro
nei ristoranti possono superare i 10 – 20 minuti (nel 50,5% dei casi è questa la
media dichiarata) e riducono sensibilmente il valore effettivo del compenso. Ma
quanto guadagna mediamente un rider? Dall’inchiesta NIdiL CGIL emerge che il
guadagno medio per consegna si colloca molto spesso tra 2 e 4 euro lordi
(56,3%). È fondamentale precisarlo: in questa cifra c’è tutto. Non esistono
indennità aggiuntive automatiche per il tempo di viaggio, per le attese o per le
spese sostenute. Se il tempo si allunga o i costi aumentano, ricade tutto sul
lavoratore. Non deve stupire, quindi, che oltre la metà dei rider (55,4%)
indichi di rifiutare consegne quando il compenso proposto è troppo basso. A
questo si aggiunge, poi, una forte opacità nella composizione del prezzo: pochi
dichiarano di comprenderla davvero (12,9%).
La quasi totalità dei rider intervistati dichiara di usare un mezzo di trasporto
proprio (92,5%), si tratta spesso di bici o motorini elettrici (40,6%), ma in
molte città – non solo nei grandi capoluoghi – una quota significativa effettua
le consegne in auto (23,4%). La maggior parte dei ciclofattorini (66%) percorre
oltre 40 km al giorno, ne conseguono costi vivi (carburante, manutenzione,
telefono) spesso superiori a 200 euro al mese (31%): un’incidenza economica che
erode ulteriormente compensi già bassi. A tutto ciò si aggiunga il tema dei
furti, purtroppo tutt’altro che marginale, il 35,5% denuncia di avere subito il
furto del mezzo e il 12,3% il tentato furto.
Molto preoccupante è il quadro sugli infortuni: quasi quattro rider su dieci
(39,8%) dichiarano di essersi infortunati almeno una volta, ma solo una
minoranza ha denunciato l’episodio alle autorità competenti. Tra chi si è
infortunato, meno di un lavoratore su cinque (17,6%) ha ricevuto un
risarcimento, mentre oltre due terzi (67,4%) non hanno avuto alcuna forma di
ristoro economico.
Tra i principali fattori di rischio, oltre al traffico urbano e alla pressione
dei tempi di consegna, emergono le condizioni meteorologiche estreme, come
ondate di calore, piogge intense e ghiaccio invernale, che espongono i rider a
un rischio costante di incidenti. Gli episodi di cronaca — come i gravi
incidenti stradali e i malori dovuti al caldo che negli ultimi anni hanno
coinvolto numerosi rider in diverse città italiane — confermano la vulnerabilità
strutturale di questa categoria.
Cosa chiedono i rider? Per migliorare le condizioni di lavoro, le priorità
espresse dai rider convergono su pochi, chiarissimi assi: più soldi per ordine
(71,7%); maggiore valorizzazione economica del lavoro con bonus consegna più
alti (46,6%), l’introduzione di rimborsi per carburante e manutenzione del mezzo
(39,5%), tutele come malattia, maternità/paternità, ferie, TFR (43,9%) e minimi
garantiti (42,4%). Il messaggio è netto: non basta “aggiustare” il cottimo,
serve ridisegnare le regole del gioco.
Qui il dossier:
https://www.nidil.cgil.it/wp-content/uploads/2026/02/Dossier-Rider-2025.pdf.
Qui il Manuale operativo per la tutela, il contenzioso e la contrattazione nel
food delivery:
https://www.nidil.cgil.it/wp-content/uploads/2026/02/Controvento.Manuale-operativo-Rider.pdf.
Giovanni Caprio