Ucraina e Gaza, situazioni analoghe? Prima parte> Secondo un’opinione diffusa, i due interventi militari in Ucraina e a Gaza
> sarebbero comparabili. Si avrebbe a che fare con due guerre, sotto forma di
> un’invasione russa in Ucraina e di un’invasione israeliana a Gaza. Si
> tratterebbe anche di due evidenti violazioni del diritto internazionale. Putin
> e Netanyahu sarebbero entrambi colpevoli di crimini di guerra, poiché entrambi
> devono affrontare mandati di arresto emessi dal Tribunale penale
> internazionale (TPI). Entrambi violerebbero anche il diritto
> all’autodeterminazione dei popoli: quello del popolo ucraino per i russi e
> quello del popolo palestinese per gli israeliani. È necessario rendere
> giustizia a questi paragoni artificiali, superficiali e fuorvianti. Passeremo
> quindi in rassegna una serie di punti chiave.
CONFRONTO NON SIGNIFICA RAGIONE
Tuttavia, le differenze sono importanti. Ci sono due fatti principali che
rendono queste situazioni incomparabili.
Innanzitutto la Russia è il più grande paese del mondo e non ha bisogno di nuovi
territori, mentre Israele, fin dalle proprie origini di colonia di popolamento,
non ha smesso di praticare l’espansionismo territoriale a spese dei propri
vicini.
Poi le realtà politiche e demografiche di Russia e Israele sono distinte. Una
popolazione di origine slava, per l’80% etnicamente russa, è presente
nell’attuale territorio della Russia da circa 1.500 anni.[1] Al contrario, gli
ebrei israeliani sono per lo più originari di luoghi esterni alla Palestina. A
differenza della Russia, nazione storica, etnica e civica allo stesso tempo,
Israele è essenzialmente una colonia di popolamento, un trapianto operato di
recente.[2] La prima è quindi stabilizzata, mentre la seconda è molto
apertamente alla ricerca di un’espansione demografica e territoriale.
Non basta constatare che c’è stata un’invasione militare per prendere posizione.
Le circostanze, le cause profonde e le responsabilità sono determinanti. Questi
elementi vanno tenuti in considerazione. Nel conflitto in Ucraina, è stata la
NATO a iniziare lo scontro, sotto la direzione statunitense, che minacciava la
Russia estendendosi fino ai suoi confini e strumentalizzando l’Ucraina. In
Palestina, la fonte del conflitto risiede nella negazione dei diritti nazionali
palestinesi, nell’occupazione e nella colonizzazione sionista che opprime i
palestinesi da oltre un secolo. L’assalto israeliano a Gaza ne è solo la
continuazione. La Russia reagisce puntualmente a una minaccia esercitata
dall’esterno contro la propria sicurezza; Israele persegue da decenni una
politica autogenerata per realizzare il progetto coloniale sionista. La Russia è
sulla difensiva; Israele è all’attacco.
LA PRIMA SI RESTRINGE, IL SECONDO SI ESPANDE
In seguito alla disgregazione dell’Unione Sovietica avvenuta nel dicembre 1991,
il territorio della Russia ne è risultato notevolmente ristretto. L’URSS è stata
suddivisa in quindici repubbliche, tra cui la Russia. Al contrario, Israele non
ha smesso di tentare di ampliare il proprio territorio: non solo con la
conquista del Sinai e delle alture del Golan, ma anche con l’occupazione della
Cisgiordania, di Gerusalemme Est e di Gaza. È ancora presente in Siria e porta
avanti il proprio progetto di occupazione del Libano meridionale: tutto ciò allo
scopo di costituire il Grande Israele, che comprende la maggior parte del Medio
Oriente. Sostenuta a fatica dall’imperialismo americano, un’entità minoritaria
eserciterebbe il proprio dominio sulla stragrande maggioranza delle popolazioni
della regione.
CONFINI COSTANTEMENTE PRESERVATI PER ISRAELE E COSTANTEMENTE TRASFORMATI PER LA
RUSSIA
A queste prime osservazioni generali, si aggiungono diversi fatti che accentuano
le differenze tra le due situazioni. La disgregazione dell’URSS è l’esempio di
una situazione che rispetta il principio dell’uti possidetis. I confini interni
all’URSS sono diventati i confini delle quindici repubbliche sovrane. Le
perturbazioni sopravvenute a questi confini sono emerse in Georgia, in Ucraina e
in Azerbaigian, ma sono state il risultato di rivoluzioni colorate fomentate,
alimentate e finanziate da interventi esterni della CIA, del National Endowment
for Democracy (NED) e della United States Agency for International Development
(USAID). In generale, il rispetto delle frontiere esistenti si è comunque
imposto. Al contrario, i confini dello Stato di Israele non hanno smesso di
modificarsi e rimangono ancora vaghi ed estensibili fino ai nostri giorni.
Israele non ha una costituzione, anche perché quest’ultima lo obbligherebbe a
definire i propri confini.
RICONOSCIMENTO DELLO STATO UCRAINO DA PARTE DELLA RUSSIA E NON RICONOSCIMENTO
DELLO STATO PALESTINESE DA PARTE DI ISRAELE
Il memorandum di Budapest [3], firmato nel 1994, ha portato al riconoscimento
dello Stato ucraino da parte di Mosca. D’altra parte, Israele non ha mai voluto
riconoscere l’esistenza di uno Stato palestinese.
UNO È CONTRO L’APARTHEID, L’ALTRO È A FAVORE
Le ONG, gli esperti internazionali e i rappresentanti delle Nazioni Unite
ritengono che Israele imponga un regime di apartheid sul proprio territorio.
Nessuno formula tali accuse nei confronti della Russia. Al contrario, la Russia
si è sempre opposta all’apartheid che regnava all’epoca in Sudafrica. Ciò spiega
anche perché si è sempre opposta alle misure discriminatorie imposte da Kiev nei
confronti della minoranza di lingua russa in Ucraina orientale.
UNO AFFRONTA UN ESERCITO, L’ALTRO UNA GUERRIGLIA
In Ucraina, abbiamo davvero a che fare con una guerra tra l’esercito russo e
l’esercito ucraino. A Gaza, l’esercito israeliano, equipaggiato grazie al
sostegno finanziario e militare degli Stati Uniti, ha a che fare con la
resistenza di piccoli gruppi di guerriglieri.
UNA GUERRA IN UCRAINA, UN GENOCIDIO A GAZA
La proporzione di civili uccisi in Ucraina riflette le caratteristiche consuete
della guerra. È difficile determinare le cifre esatte. Per ragioni politiche e
psicologiche, le parti belligeranti non ne forniscono. Sono solo stime e vanno
prese con cautela. Le perdite in Ucraina sono principalmente militari e i civili
pagano incidentalmente il loro tributo, ma non sono né gli obiettivi né le
vittime primarie.
A Gaza, l’obiettivo non è la guerra intesa come scontro militare, ma la
distruzione di una società, la «pulizia etnica» e il genocidio di una
popolazione. Sebbene sia difficile determinare il numero esatto di morti (un
corrispondente che scrive sulla rivista The Lancet ipotizzava che fossero quasi
200.000 [4]), sappiamo che le vittime sono prima di tutto civili. L’esercito
israeliano bombarda prioritariamente e consapevolmente i civili. Inoltre, ne
autorizza l’uccisione in gran numero, anche per uccidere un solo leader di
Hamas.[5] Durante il picco del genocidio, sono morti centinaia di civili ogni
giorno. La metà delle vittime civili sono bambini di età inferiore ai 18 anni. I
crimini di guerra, nel senso di gravi violazioni del diritto internazionale
umanitario e delle convenzioni di Ginevra, sono la regola, non l’eccezione.
Secondo il parere unanime degli esperti internazionali, nonché delle Nazioni
Unite, delle ONG e di diversi paesi guidati dal Sudafrica[6], ci troviamo di
fronte al genocidio degli abitanti di Gaza.[7] Vengono privati di cibo, acqua,
gas ed elettricità. Scuole e ospedali vengono distrutti. I giornalisti, il
personale medico e gli intellettuali vengono presi di mira. I camion di
approvvigionamento delle risorse essenziali vengono bloccati alle frontiere. Le
intenzioni genocide sono state espresse apertamente e ripetutamente dalle
autorità israeliane. Nei conflitti armati, in Ucraina come altrove, i crimini di
guerra vengono indubbiamente commessi da entrambe le parti, ma non sono la
norma, e nessuno sostiene che l’esercito russo stia compiendo un genocidio della
popolazione ucraina.
PRESUNTE INTENZIONI CRIMINALI PER UNO E APERTAMENTE OSTENTATE PER L‘ALTRO
Nel marzo 2023, la Corte penale internazionale (CPI) ha riferito di avere
ragionevoli motivi per credere che Vladimir Putin e Maria Lvova-Belova
(Commissario presidenziale per i diritti dell’infanzia della Russia, N.d.r.)
abbiano commesso crimini di guerra. Precisamente, sarebbero responsabili «del
crimine di guerra di deportazione illegale di popolazione (bambini) e del
crimine di guerra di trasferimento illegale di popolazione (bambini) da alcune
aree occupate dell’Ucraina alla Federazione Russa». [8] Va detto che a volte si
trattava di orfani e, come indica il mandato di arresto, principalmente di
bambini che vivevano nelle zone occupate dalla Russia e quindi, per la maggior
parte, di bambini russofoni. È davvero per assimilarli alla Russia? Se fossero
soprattutto bambini di lingua russa, che senso avrebbe questa assimilazione? Le
autorità ucraine insistono nel dire che questi russofoni sono ucraini. Ci si
chiede allora perché queste stesse autorità abbiano negato la parte russofona
dell’identità di questi bambini legiferando per rendere illegale l’uso della
lingua russa negli spazi pubblici.
Le autorità russe si difendono dalle accuse di rapimento forzato di bambini.
Sostengono di averli allontanati dalle zone di guerra per collocarli in campi
vacanza sicuri.
Notiamo innanzitutto che, quando è caduta l’accusa, i russofoni di quattro
oblast erano già diventati cittadini russi. Certo, la minoranza russofona, in
quanto minoranza nazionale, era solo un’estensione del popolo vicino e non
costituiva un popolo a sé stante. Si trattava di una minoranza nazionale e non
di una nazione minoritaria. Come frammento minoritario di popolo, non aveva
quindi un diritto intrinseco all’autodeterminazione interna, come le popolazioni
che costituiscono popoli a pieno titolo che, a loro volta, godono di tale
diritto, e ancor meno un diritto all’autodeterminazione esterna. Il fatto che
Donetsk e Lugansk si siano autoproclamate sovrane non ha cambiato la situazione
e non ha smosso Mosca.
Tuttavia, avendo subito leggi russofobe e una guerra civile, la minoranza
nazionale russa ha acquisito un diritto all’autodeterminazione interna sotto
forma di un diritto di riparazione. Aveva quindi il diritto all’autonomia
governativa, costituzionalizzato all’interno dell’Ucraina, come previsto dagli
accordi di Minsk I e II [9]. Tuttavia, poiché l’Ucraina si è rifiutata di
applicare questi accordi, l’unica soluzione rimasta era quella di revocare il
diritto all’autodeterminazione esterna, inteso come diritto al risarcimento di
fronte al rifiuto di riparare all’ingiustizia subita. Avendo inoltre votato con
un referendum a favore dell’annessione alla Russia, la costituzionalizzazione di
queste annessioni non è stata un’impostazione. Le quattro oblast ora fanno parte
della Russia. I bambini di queste quattro oblast, che costituivano la stragrande
maggioranza delle persone trasferite, erano quindi russi.
Detto ciò, l’accusa del TPI è molto grave e deve essere presa sul serio,
soprattutto se alcuni bambini sono stati trasferiti senza il consenso dei
genitori. Tuttavia, ci si chiede perché gli autori delle bombe lanciate
dall’Ucraina sulle popolazioni civili del Donbass dal 2014 non siano stati
perseguiti penalmente dal TPI. La questione si pone soprattutto perché queste
bombe sono forse uno dei motivi principali per cui il progetto di spostare i
bambini ha potuto imporsi ai leader russi.
Anche la Russia è accusata di aver commesso crimini contro l’umanità. I suoi
avversari la accusano in particolare di aver distrutto le infrastrutture civili
ucraine, che garantivano l’elettrificazione del paese. Si tratterebbe certamente
di un crimine di guerra. Bisogna però notare che l’atto d’accusa a tal fine è
stato formulato dal TPI nel giugno 2024. Eppure, gli interventi russi sono stati
una rappresaglia a seguito degli attacchi ucraini agli impianti energetici russi
che Washington stessa ha criticato. [10] Si attende ancora che i mandati di
arresto in merito vengano emessi dal TPI contro Volodymyr Zelensky.
L’accusa del TPI contro Benjamin Netanyahu e l’allora ministro della Difesa,
Yoav Gallant, è molto più grave. Un mandato è stato emesso contro di loro per
aver attuato una «carestia organizzata». Sorprendentemente, però, il TPI si
rifiuta comunque di parlare di genocidio. Eppure, come altro può essere definita
una carestia pianificata su scala di un’intera popolazione se non come lo
sradicamento di questa stessa popolazione?
La difficoltà di attribuire un genocidio è in generale intimamente legata alla
difficoltà di determinare l’esistenza di un’intenzione genocida. Tuttavia, le
autorità israeliane hanno chiaramente annunciato le loro intenzioni di
distruggere tutto, di rendere Gaza invivibile e di privare i cittadini delle
risorse necessarie alla sopravvivenza. Non hanno rapito 20.000 bambini. Li hanno
uccisi. Hanno costretto allo sfollamento più di un milione di persone. Le
informazioni provenienti da Gaza a riguardo sono circolate abbondantemente sui
social network. Ognuno ha potuto essere un testimone diretto di azioni genocide.
Per quanto gravi siano le accuse mosse contro Vladimir Putin, non si può
affermare che tra lui e Netanyahu non ci siano differenze.
--------------------------------------------------------------------------------
NOTE:
[1] https://www.historyworld.net/history/Russia/611?section=Origins
[2]
https://cjf.qc.ca/revue-relations/publication/article/israel-un-colonialisme-de-peuplement-plus-que-centenaire/
[3] https://www.axl.cefan.ulaval.ca/europe/Memorandom-1994.htm
[4]
https://www.aljazeera.com/news/2024/7/8/gaza-toll-could-exceed-186000-lancet-study-says
[5]
https://www.lorientlejour.com/article/1441348/larmee-israelienne-aurait-autorise-le-massacre-dun-grand-nombre-de-civils-a-gaza-des-le-7-octobre.html
[6]
https://www.icj-cij.org/sites/default/files/case-related/192/192-20260313-pre-01-00-fr.pdf
[7] https://www.youtube.com/watch?v=WAPIdWpDuCw
[8]
https://www.icc-cpi.int/fr/news/situation-en-ukraine-les-juges-de-la-cpi-delivrent-des-mandats-darret-contre-vladimir
[9] https://mjp.univ-perp.fr/constit/ua2015.htm
[10]
https://www.ledevoir.com/monde/europe/811539/ukraine-attaque-sites-energetiques-russie-drones
--------------------------------------------------------------------------------
Traduzione dal francese di Simona Trapani. Revisione di Thomas Schmid.
Samir Saul - Michel Seymour