Tag - crimini di guerra

Zohran Mamdani è pronto a chiedere l’arresto di Netanyahu se andrà a New York per l’Assemblea Generale dell’ONU
Il sindaco di New York Zohran Mamdani ha dichiarato che sta valutando la possibilità di chiedere l’arresto per il premier israeliano Benjamin Netanyahu qualora si rechi nella città a settembre per partecipare all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. “Credo che il Primo Ministro Netanyahu debba essere processato all’Aia”, ha affermato il sindaco durante la trasmissione The Interview del New York Times, riferendosi al mandato di arresto emesso dei suoi confronti e di quelli dell’ex Ministro della Difesa Yoav Gallant dalla Corte Penale Internazionale per presunti crimini di guerra commessi nella Striscia di Gaza. “È un criminale di guerra e dopo quello che il suo governo ha fatto negli ultimi anni questa è un’opinione condivisa da molti.” Mamdani ha sempre criticato duramente la politica di Israele. Durante la campagna elettorale aveva promesso, se fosse diventato sindaco, di ordinare l’arresto di Netanyahu nel caso avesse visitato la città. Ora ha chiesto il parere dell’ufficio legale della città e avviato delle consultazioni per capire se il sindaco ha l’autorità di ordinare alla polizia locale l’arresto di un capo di stato straniero. “Faremo tutto ciò che la legge ci consente di fare a New York, ma non scriveremo nuove leggi per raggiungere questo obiettivo”, ha precisato. La reazione di Netanyahu non si è fatta attendere: come al solito ha accusato il sindaco di essere un sostenitore di Hamas e un nemico di Israele. Anna Polo
July 18, 2026
Pressenza
Il Kosovo è ancora lo specchio dell’Ue nata dalle bombe su Belgrado
La “questione kosovara” non è solo una disputa territoriale tra la Serbia e l’Albania, ma è la manifestazione plastica dello stato cui è ridotta la democrazia borghese occidentale e quindi il futuro dell’Unione Europea. Qui infatti lo scontro su scala internazionale (per ora più geopolitico che di classe) con cui […] L'articolo Il Kosovo è ancora lo specchio dell’Ue nata dalle bombe su Belgrado su Contropiano.
July 7, 2026
Contropiano
L’infanzia come bersaglio. Il rapporto ONU che documenta la distruzione dei bambini di Gaza
Il nuovo rapporto della Commissione d’Inchiesta delle Nazioni Unite raccoglie oltre due anni di indagini sui Territori Palestinesi Occupati e documenta migliaia di violazioni contro i minori. Un testo destinato a incidere nel dibattito sul diritto internazionale e sulle responsabilità politiche della comunità internazionale. C’è un documento di ottantanove pagine depositato davanti al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite il 18 giugno 2026. Si chiama The essence of childhood has been destroyed. Lo ha redatto la Commissione Internazionale Indipendente d’Inchiesta sui Territori Palestinesi Occupati. Non è un comunicato di un’organizzazione umanitaria. Non è un rapporto di parte. È il risultato di oltre due anni di indagini, migliaia di fonti aperte verificate forensicamente, interviste a medici, testimoni, sopravvissuti, analisi balistiche, immagini satellitari, scansioni TC di bambini feriti. È, per dirla senza perifrasi, la più dettagliata documentazione di sterminio metodico dell’infanzia mai prodotta da un organo delle Nazioni Unite nel XXI secolo. Almeno 20.179 bambini uccisi tra il 7 ottobre 2023 e il 7 ottobre 2025. Quarantaquattromila feriti. Cinquemilasessanta ancora sepolti sotto le macerie. Diciassettemilacinquecento non accompagnati, senza famiglia, senza nome. Cinquantottomila che hanno perso uno o entrambi i genitori. Questi non sono dati di Hamas, né del Ministero della Salute di Gaza: sono cifre verificate e citate dalla stessa Commissione ONU incrociando UNICEF, OCHA e Save the Children. Il trenta per cento dei morti totali del conflitto è composto da minori, una percentuale che supera quella di ogni precedente escalation israeliana su Gaza (quella del 2008–2009 e quella del 2014) e che la Commissione riconduce esplicitamente all’espansione dei criteri di targeting e all’uso sistematico di armi ad area vasta in zone densamente popolate da civili. Il rapporto documenta qualcosa che le cancellerie occidentali si rifiutano sistematicamente di nominare: un pattern deliberato. Bambini colpiti alla testa e al torace da cecchini a distanza ravvicinata. Neonati di dieci giorni presi di mira da quadricotteri mentre venivano allattati in una tenda. Fratelli di dieci e nove anni uccisi da un drone mentre raccoglievano legna per il padre sulla sedia a rotelle, nella zona grigia della cosiddetta «linea gialla» istituita dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025. Medici internazionali che descrivono agli investigatori ONU un pattern di ferite da arma da fuoco unica, di precisione, su bambini isolati, spesso mentre gli adulti vicini restano illesi: indicatore tecnico, riconosciuto dai due patologi forensi indipendenti consultati dalla Commissione, di targeting intenzionale e non di fuoco indiscriminato. Il rapporto è anche un catalogo di dichiarazioni pubbliche che la Commissione inserisce nell’analisi dell’intento genocidario ai sensi dello Statuto di Roma, non come curiosità retoriche ma come elementi costitutivi della mens rea. Un membro della Knesset che il 30 gennaio 2025 afferma: «Gaza è piena di terroristi e ogni bambino che vi nasce è già un terrorista, dal momento della sua nascita». Un altro, durante una sessione plenaria del 9 maggio 2025: «Quello che è stato fatto a Gaza è una vergogna che non sia andata peggio. Non ci sono innocenti». Un ex deputato del Likud, in un’intervista televisiva israeliana del maggio 2025: «Ogni bambino a Gaza è il nemico. Non dobbiamo lasciare un solo bambino gazawi là». Queste dichiarazioni, lette insieme al pattern operativo documentato sul campo, concorrono a costruire il quadro probatorio che la Commissione ritiene sufficiente, con lo stesso standard di prova utilizzato dalla CPI per i mandati di arresto, per concludere che siamo di fronte a genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra. Poi ci sono gli ospedali. Al-Nasr Pediatrico attaccato tre volte in una settimana del novembre 2023, fino alla chiusura forzata, con quattro neonati trovati in decomposizione nelle incubatrici spente quando i giornalisti poterono accedervi durante la prima tregua. Al-Rantisi, unico ospedale pediatrico specializzato rimasto operativo a Gaza, colpito il 16 settembre 2025 con ottanta pazienti all’interno. Le unità di terapia intensiva neonatale ridotte da 178 incubatrici a 54, con tre o quattro neonati costretti a condividere la stessa macchina. Operazioni chirurgiche su bambini eseguite senza anestesia, con materiale non sterile. Quindici neonati morti di ipotermia tra dicembre 2024 e febbraio 2025 nelle tende degli sfollati, in condizioni che la stessa UNICEF ha definito «prevenibili». Il quarto ciclo di vaccinazione antipolio per seicentomila bambini bloccato dal divieto israeliano di ingresso degli aiuti umanitari nell’aprile 2025, in un territorio dove il poliovirus era ricomparso dopo venticinque anni di eradicazione. Qui si apre la questione politica che nessun governo europeo vuole affrontare. L’Italia, come la Francia, la Germania e il Regno Unito, continua a vendere o a non bloccare la vendita di componenti militari a Israele, continua ad astenersi o a votare contro le risoluzioni ONU che chiedono l’embargo sulle armi, continua a definire «preoccupante» ciò che il diritto internazionale qualifica diversamente. La formula del «sostegno al diritto di Israele a difendersi» funziona da schermo per una complicità che il rapporto ONU rende difficilmente negabile: bambini uccisi con precisione da cecchini e droni in pieno giorno, in aree dove nessuna minaccia militare concreta era verificabile, da unità militari identificate dalla Commissione per nome e numero: la 162ª Divisione, la 98ª Divisione, la Brigata Kfir, la Multi-Dimensional Unit 888, la Brigata Efraim e la Brigata Menashe. La solidarietà con il popolo palestinese non è una postura morale che si esaurisce nell’indignazione. Si traduce in pressione concreta sui governi, in rifiuto dell’acquiescenza parlamentare, nella costruzione di reti di supporto legale, umanitario e culturale, nella richiesta pubblica e nominativa di una risposta politica a ottantanove pagine di documentazione forense che sono già agli atti di un organo delle Nazioni Unite. Significa non accettare che il silenzio istituzionale diventi la norma. Il titolo del rapporto è una citazione di un medico che lavora a Gaza, raccolta da un investigatore ONU. Ha detto che l’essenza dell’infanzia è stata distrutta, non che i bambini sono morti, ma che l’infanzia come condizione umana, come spazio di crescita e come proiezione di futuro è stata sistematicamente eliminata. Ottantanove pagine di documentazione forense depositate agli atti di un organo delle Nazioni Unite rendono questa affermazione incontestabile. Ciò che resta, per chiunque abbia responsabilità politica nei Paesi che continuano a guardare altrove, è la misura esatta della propria complicità. FONTI • Rapporto ONU A/HRC/62/CRP.2 – The essence of childhood has been destroyed https://www.ohchr.org/en/hr-bodies/hrc/co-israel • Commissione Internazionale Indipendente d’Inchiesta sui Territori Palestinesi Occupati https://www.ohchr.org/en/hr-bodies/hrc/co-israel • UNICEF – State of Palestine https://www.unicef.org/sop • OCHA – Occupied Palestinian Territory https://www.ochaopt.org Francesco Russo
June 26, 2026
Pressenza
In Gran Bretagna “Nessuno vuole abitare accanto a un criminale di guerra”
La petizione promossa da Declassified UK e International Centre of Justice for Palestinians (ICJP) chiede ai ministri degli Interni e degli Esteri inglesi che siano avviate indagini e procedimenti giudiziari per accertare il coinvolgimento nei crimini di guerra compiuti a Gaza di circa 2.000 cittadini britannici che sono soldati effettivi dell’esercito israeliano. Un media indipendente che svolge inchieste sulle violazioni dei diritti umani e sugli impatti ambientali delle attività di forze armate e servizi segreti britannici e multinazionali, Declassified UK nel febbraio 2025 aveva pubblicato i ‘dati desecretati’ che mostrano la numerosità delle persone di varie nazionalità con doppia o multipla cittadinanza, anche israeliana, prestanti servizio nelle Forze di Difesa Israeliane (IDF). Nell’elenco di circa 50 mila soldati sono indicati anche molti, precisamente 928, italiani. In particolare, sulla base della documentazione esaminata dagli analisti del Public Interest Law Centre (PILC) e dai propri reporter, l’indagine di Declassified UK aveva dimostrato che nel periodo successivo al 7 ottobre 2023 degli oltre 2 mila inglesi con cittadinanza israeliana molti si sono recati in Israele e parecchi di loro a Gaza. Ad esempio il londinese Sam Sank che tra il dicembre 2023 e il gennaio 2024 si era filmato mentre era un sergente maggiore operativo ‘al fronte’ e al Times aveva dichiarato che nella propria unità delle Forze di Difesa Israeliane c’era uno scozzese e come loro intervenivano “centinaia, se non migliaia, di altri britannici che combattono in Israele”. Con la lettera aperta indirizzata ai ministri del governo britannico Shabana Mahmood e Yvette Cooper, rispettivamente Home Secretary e Foreign Secretary, il cui testo è stato elaborato dai legali dell’International Centre of Justice for Palestinians (ICJP) e redattori di Declassified UK, già sottoscritta da più di 24 mila avvocati, magistrati, docenti di diritto, giornalisti e cittadini inglesi e per la cui raccolta di adesioni è stata lanciata la campagna Nessuno vuole abitare accanto a un criminale di guerra, viene affermato: > Nell’interesse del diritto internazionale e nazionale, della trasparenza e > della sicurezza pubblica, chiediamo al governo del Regno Unito di: > > a) attuare un obbligo di divulgazione delle informazioni relative alle > prestazioni nel servizio militare israeliano, sottoponendo i viaggiatori in > possesso di documenti di viaggio israeliani o provenienti da un aeroporto di > Tel Aviv a potenziali controlli secondari ai punti di ingresso, in base alle > norme nazionali sull’inammissibilità per crimini di guerra e/o a politiche sui > visti modificate; > > b) condurre indagini e procedimenti giudiziari rigorosi, imparziali e > indipendenti a livello nazionale o internazionale, nel rispetto dell’obbligo > di garantire l’accertamento delle responsabilità per i crimini più gravi ai > sensi del diritto internazionale, per garantire giustizia a tutte le vittime e > prevenire futuri crimini. > > Il fatto che il governo britannico non raccolga dati sugli spostamenti di > potenziali criminali di guerra israeliani solleva serie preoccupazioni. > Individui rientrati dai combattimenti a Gaza potrebbero ora vivere al nostro > fianco e lavorare in istituzioni pubbliche, come ospedali, forze di polizia e > scuole. > > Nessuno vuole vivere accanto a un potenziale criminale di guerra, men che meno > i membri della comunità palestinese nel Regno Unito che hanno familiari o > amici vittime di crimini di guerra. > > Nel novembre 2024, la Corte penale internazionale (CPI) ha emesso mandati di > arresto per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e per l’ex > ministro della Difesa Yoav Gallant, che supervisionava le operazioni delle > Forze di Difesa Israeliane (IDF) a Gaza. > > Nel frattempo, nel gennaio 2024, la Corte Internazionale di Giustizia (CIG) ha > riscontrato prove “plausibili” del fatto che a Gaza si sia verificato un > genocidio, e la Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite (UN COI) ha > concluso che “Israele ha commesso un genocidio nella Striscia di Gaza” e che > “le autorità israeliane hanno commesso il crimine contro l’umanità di > sterminio nella Striscia di Gaza”. > > Alla luce dei pareri della Corte penale internazionale, della Corte > internazionale di giustizia e della Commissione d’inchiesta delle Nazioni > Unite, nell’interesse del diritto internazionale e nazionale, della > trasparenza e della sicurezza pubblica il governo del Regno Unito deve attuare > immediatamente le misure di cui sopra al fine di garantire un adeguato > controllo sui soldati delle Forze di Difesa israeliane che rientrano nel Regno > Unito. Maddalena Brunasti
June 18, 2026
Pressenza
Il diritto contro la forza: Fatou Bensouda e la difesa della giustizia internazionale
di Bruno Lai 15 giugno 2012: Fatou Bensouda, giurista gambiana, diventa Procuratrice capo della Corte Penale Internazionale, CPI. Resterà in carica nove anni, fino al 15 giugno 2021. Premessa storico-filosofica Il filosofo tedesco Georg Wilhelm Friedrich Hegel, nei suoi importanti Lineamenti di filosofia del diritto, scrive: «[…] poiché il rapporto tra gli Stati ha per principio la loro sovranità, […]
Gaza, le prove nelle ferite dei bambini
Il reportage del de Volkskrant premiato all’European Press Prize 2026 documenta il targeting deliberato di bambini a Gaza. Un giornalismo che supplisce all’assenza di giornalisti. E istituzioni che fanno finta di non sentire. Il 3 giugno 2026, a Lisbona, l’European Press Prize ha assegnato il Distinguished Reporting Award ai giornalisti olandesi Maud Effting e Willem Feenstra del de Volkskrant per il reportage What the wounds are telling us, in italiano: Cosa ci dicono le ferite. La giuria lo ha definito “un lavoro straordinario che combina raccolta di dati e ritratti profondamente umani dei medici”, sottolineando come il pezzo costruisca intorno a questi testimoni la cornice di “ultimi osservatori internazionali”. Il premio più prestigioso del giornalismo europeo, selezionato tra oltre ottocento candidature da quarantaquattro Paesi, va dunque a un’inchiesta su Gaza. C’è un paradosso in questo riconoscimento che vale la pena nominare con chiarezza. L’Europa che premia è la stessa Europa che, con poche eccezioni, si è rifiutata di vedere. I governi degli stessi Paesi da cui provengono i medici-testimoni — Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Canada, Paesi Bassi — hanno continuato a fornire armi, copertura diplomatica o semplicemente silenzio. Il premio arriva tre anni dopo l’inizio di una guerra che ha prodotto, secondo le autorità sanitarie di Gaza, oltre 64.000 morti, quasi 20.000 dei quali bambini. Premiare il giornalismo che ha documentato questo è giusto. Ma il gesto rischia di assolvere, indirettamente, l’inerzia politica che quel giornalismo ha denunciato. Il reportage del Volkskrant vale la pena di essere letto nella sua interezza e di essere raccontato, nei limiti che il rispetto del lavoro altrui impone, perché contiene qualcosa che i comunicati ufficiali e i dibattiti parlamentari non riescono a trasmettere: la specificità concreta del male. Effting e Feenstra hanno parlato per mesi con diciassette medici e un infermiere che, dall’ottobre 2023, hanno lavorato in sei ospedali e quattro cliniche attraverso Gaza, spesso tornandoci due volte. Chirurghi d’emergenza, anestesisti, ortopedici, chirurghi plastici, intensivisti. Molti avevano esperienza in Sudan, Afghanistan, Siria, Bosnia, Ruanda, Ucraina. Nessuno era preparato a quello che ha trovato. A loro, e non ai giornalisti che Israele esclude sistematicamente da Gaza, è toccato il compito di testimoniare. Le sale operatorie, scrivono Effting e Feenstra, sono diventate sale di redazione. Il quadro che emerge dalle loro testimonianze, supportate da fotografie, radiografie, appunti clinici e diari personali consegnati al giornale, ruota attorno a un dato che i due autori hanno costruito con precisione metodologica: quindici medici su diciassette hanno dichiarato di aver trattato bambini di quindici anni o meno con singole ferite da arma da fuoco alla testa o al petto, con il resto del corpo intatto. Conteggio conservativo, casi incerti esclusi: almeno 114 bambini. La maggior parte non è sopravvissuta. Una singola pallottola alla testa o al petto di un bambino è, sul piano della medicina legale, un indicatore forte di targeting deliberato. Non è shrapnel. Non è il danno da esplosione indiscriminata. È un colpo mirato, sparato da un cecchino o da un drone armato, da lunga distanza. Il patologo forense Wim Van de Voorde, professore emerito all’Università di Lovanio, ha esaminato le immagini: «È molto probabile che si tratti di colpi a lunga distanza, mirati alla testa e al collo, con munizioni militari». Il patologo Frank van de Goot, osservando le radiografie dei crani infantili con proiettili conficcati all’interno, ha notato che le pallottole avevano perso molta energia lungo il percorso, segno che i bambini erano stati colpiti da distanza considerevole. L’ex comandante delle forze di terra olandesi Mart de Kruif ha escluso che più di cento casi analoghi possano essere attribuiti al caso: «Se vedi un numero elevato di ferite da arma da fuoco all’area del petto e alla testa, non si tratta di danni collaterali. Si tratta di targeting deliberato». Israele ha rifiutato di rispondere alle domande sui cecchini. Il governo Netanyahu nega che i soldati sparino deliberatamente sui civili. Ma soldati anonimi hanno confessato il contrario sul quotidiano israeliano Haaretz, e l’organizzazione Breaking the Silence, fondata da veterani dell’esercito israeliano, ha documentato, sulla base di centinaia di interviste, ordini di sparare su chiunque entrasse in determinate aree. Vi è poi un secondo piano documentato dal reportage, forse il più perturbante perché il meno discusso: quello che i medici hanno chiamato, con un termine che rimanda all’universo videoludico, la gamification della guerra. I chirurghi hanno notato ondate di pazienti le cui ferite sembravano coordinate per regione corporea: testa e collo un giorno, addome il giorno dopo, arti il seguente, poi genitali. Il chirurgo Nick Maynard dell’Università di Oxford ha raccontato al giornale che un residente in urologia del Nasser Hospital ha trattato quattro ragazzi colpiti ai testicoli in un singolo giorno. Goher Rahbour ha visto cinque o sei pazienti in una giornata con colpi a entrambe le braccia e a entrambe le gambe. I soldati israeliani, sempre su Haaretz, hanno ammesso di sparare sui civili in attesa agli snodi di distribuzione alimentare, chiamando questa pratica con il nome di un gioco infantile, il semaforo, in cui i civili “sanno” che possono avvicinarsi solo quando il fuoco si interrompe. Non è un dettaglio marginale. È la descrizione di un sistema che ha trasformato l’uccisione in routine ludica, attribuendo al tiro sui corpi una struttura di gioco con regole, punteggi, record. Nel 2020, cecchini israeliani avevano già raccontato a Haaretz di gare per colpire il maggior numero di ginocchia in una singola giornata: il primato era di quarantadue. A tutto questo si aggiunge la documentazione sulle armi a frammentazione. Nove medici hanno riferito di aver estratto dai corpi dei pazienti, bambini inclusi, minuscoli frammenti metallici a forma di cubo o cilindro, capaci di produrre ferite di ingresso microscopiche e devastazione interna massiccia. Il chirurgo Mark Perlmutter, vicepresidente dell’International College of Surgeons, afferma di aver consegnato due frammenti di tungsteno alla Corte Penale Internazionale. L’esercito israeliano definisce questa documentazione «una menzogna palese» e nega di possedere o impiegare tali armi. Il 28 maggio 2025, Feroze Sidhwa, il chirurgo californiano che aveva aperto il reportage con la scena dei quattro bambini intubati il suo primo giorno a Gaza, ha parlato davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. «I miei pazienti avevano sei anni, con schegge nel cuore e proiettili nel cervello». Aveva ammorbidito il discorso originale su consiglio di un amico fidato, per non allontanarsi troppo dalla convenzione diplomatica. Eppure quella frase è rimasta. Ed è rimasta inascoltata. Il reportage di Effting e Feenstra fa quello che il giornalismo deve fare quando le istituzioni abdicano: costruisce un archivio. Fotografie, radiografie, diari, testimonianze incrociate, perizie forensi. Un archivio che dice, con il linguaggio della medicina trasformata in prova, ciò che la politica si rifiuta di nominare. Sidhwa, tornato a Stockton, ha ripreso i suoi pazienti in California. Mamode ha strappato la tessera del Partito Laburista. Perlmutter ha consegnato i frammenti di tungsteno alla Corte Penale Internazionale. Ognuno di loro ha fatto la propria parte. Il premio di Lisbona certifica che quella parte era anche giornalismo. Resta aperta, e sempre più urgente, la domanda su quale parte tocchi a chi ha il potere di agire e continua a non farlo. Fonti Maud Effting, Willem Feenstra, What the wounds are telling us, de Volkskrant, settembre 2025 (Distinguished Reporting Award, European Press Prize 2026, cerimonia di Lisbona, 3 giugno 2026) https://www.volkskrant.nl/kijkverder/v/2025/gunshot-palestine-children-israel-war~v1819649/ Feroze Sidhwa et al., 65 Doctors, Nurses, and Paramedics: What We Saw in Gaza, The New York Times, 9 ottobre 2024 https://www.nytimes.com/interactive/2024/10/09/opinion/gaza-doctors-letter.html Breaking the Silence, The Perimeter, rapporto basato su interviste a soldati israeliani, 2024 https://www.breakingthesilence.org.il/the-perimeter BBC News, indagine su oltre 160 bambini feriti da arma da fuoco a Gaza, agosto 2024 https://www.bbc.com/news/articles/c7893vpy2gqo The Lancet, gruppo di ricercatori internazionali sulla stima delle vittime a Gaza, 2024 https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(24)01169-3/fulltext Nizam Mamode, audizione davanti alla commissione parlamentare britannica, autunno 2024 https://committees.parliament.uk/event/22392 Feroze Sidhwa, intervento al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, New York, 28 maggio 2025 https://webtv.un.org/en/asset/k1m/k1m4v8a3x7 Amnesty International, rapporti sull’uso di armi a frammentazione a Gaza, 2023–2025 https://www.amnesty.org/en/location/middle-east-and-north-africa/middle-east/israel-and-occupied-palestinian-territory/ Haaretz, testimonianze anonime di soldati israeliani sul tiro sui civili e sui punti di distribuzione alimentare, 2024–2025 https://www.haaretz.com Haaretz, inchiesta sui cecchini israeliani e il tiro alle ginocchia, 2020 https://www.haaretz.com/israel-news/.premium.MAGAZINE-israeli-snipers-brag-about-shooting-gaza-protesters-knees-1.8632555 Francesco Russo
June 6, 2026
Pressenza
Uno studio israeliano conferma: “la carestia a Gaza è una strategia pianificata”
Pezzo dopo pezzo, tutte le menzogne sioniste crollano di fronte all’evidente volontà genocida, certificata persino da istituti israeliani. È il caso del tema fame: la carestia nella Striscia di Gaza non è l’effetto collaterale delle operazioni israeliane, ma una politica deliberata di Tel Aviv. È la conclusione di uno studio […] L'articolo Uno studio israeliano conferma: “la carestia a Gaza è una strategia pianificata” su Contropiano.
June 6, 2026
Contropiano