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BULGARIA: TORTURATI RICHIEDENTI ASILO NEL CENTRO DI DETENZIONE DI PASTROGOR. LA DENUNCIA DEL COLLETTIVO ROTTE BALCANICHE
“Violenze normalizzate” dal nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Lo testimoniano compagne e compagni del Collettivo Rotte Balcaniche presenti in Bulgaria il 26 luglio, quando è scoppiata una rivolta nel lager per migranti di Pastrogor, nei pressi della frontiera turco-greco-bulgara. “Dopo settimane di mobilitazione delle persone in movimento contro la privazione della loro libertà (…) le telecamere di sorveglianza sono state spente e i detenuti sono stati picchiati e torturati”, scrive il Collettivo in un comunicato diffuso in italiano, inglese, greco e bulgaro. Attiviste e attivisti erano in presidio davanti al centro e hanno raccolto le testimonianze dirette dei pochi detenuti che ancora possiedono uno smartphone: “le persone hanno iniziato a scandire slogan come Libertà, Hurriya e Open camp! Open camp!, riunendosi gioiosamente, mentre all’esterno del centro di detenzione il Collettivo Rotte Balcaniche portava un saluto solidale. Contemporaneamente, alcune persone hanno tentato di evadere”. Poco dopo è arrivato il durissimo intervento della polizia che “con il volto coperto da passamontagna ha picchiato brutalmente i prigionieri in un evidente atto di rappresaglia”. Ancora più grave la presenza di minori, che non dovrebbero trovarsi in un centro chiuso. Prima della dura repressione della polizia, i richiedenti asilo erano mobilitati da settimane. Protestavano “collettivamente contro la loro detenzione. Molti di loro hanno partecipato a uno sciopero della fame, rifiutando il cibo immangiabile fornito dall’Agenzia statale per i rifugiati. Alcuni hanno organizzato diverse contestazioni”. Si tratta di un esempio di come un centro per migranti, aperto nel 2012 come centro di accoglienza e poi diventato un centro chiuso per richiedenti asilo, stia diventando un esperimento delle nuove leggi contenute nel Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Abbiamo approfondito la vicenda con Lotti e Cami del Collettivo Rotte Balcaniche, che il 26 luglio erano presenti in presidio fuori dal campo di Pastrogor. Ascolta o scarica Il comunicato stampa inviato in redazione dal Collettivo Rotte Balcaniche.  Una rivolta delle persone in movimento detenute in base al nuovo Patto europeo è stata brutalmente repressa dalla polizia bulgara. Nel centro di detenzione di Pastrogor, dopo settimane di mobilitazione delle persone in movimento contro la privazione della loro libertà, la repressione della polizia è ulteriormente aumentata domenica 26 luglio: le telecamere di sorveglianza sono state spente e i detenuti sono stati picchiati e torturati. Questo attacco rappresenta l’ennesimo esempio della violenza di Stato alle frontiere europee, che sta raggiungendo livelli senza precedenti dall’avvio, nel mese di giugno, dell’implementazione del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Per settimane, i detenuti di Pastrogor, a pochi chilometri dal confine con la Turchia, si sono mobilitati collettivamente per protestare contro la loro detenzione. Molti di loro hanno partecipato a uno sciopero della fame, rifiutando il cibo immangiabile fornito dall’Agenzia statale per i rifugiati. Alcuni hanno organizzato diverse contestazioni, rifiutandosi di lasciare la mensa e chiedendo cibo aggiuntivo e di migliore qualità. In risposta, almeno una persona è stata picchiata da un poliziotto, trattenuta in commissariato e costretta a firmare una dichiarazione di impegno a non partecipare ad alcuna futura protesta. La rivendicazione centrale di questa mobilitazione non era soltanto il miglioramento delle insopportabili condizioni del campo di Pastrogor – come le infestazioni di parassiti e il caldo estremo – ma soprattutto la fine della detenzione stessa. In una lettera, molti detenuti hanno rivendicato il rilascio e il trasferimento in un centro di accoglienza aperto per richiedenti asilo. Hanno inoltre chiesto di poter accedere a informazioni legali sulle ragioni della loro detenzione e sulla sua durata, informazioni che le autorità responsabili della gestione del centro di detenzione hanno deliberatamente negato. La mobilitazione si è intensificata il 26 di luglio, quando le persone hanno iniziato a scandire slogan come “Libertà, Hurriya” e “Open camp! Open camp!”, riunendosi gioiosamente mentre all’esterno del centro di detenzione il Collettivo Rotte Balcaniche portava un saluto solidale. Contemporaneamente, alcune persone hanno tentato di evadere. Dopo questo intenso momento di protesta e solidarietà, i detenuti sono tornati nelle loro stanze. Un’ora più tardi, i rinforzi della polizia hanno fatto irruzione nell’edificio: con il volto coperto da passamontagna e dopo aver spento le telecamere, hanno picchiato brutalmente i prigionieri in un evidente atto di rappresaglia. La vendetta è stata brutale: alcune persone hanno riportato decine di ematomi sul corpo dopo essere state colpite con i manganelli, subendo fratture alle mani alle gambe; altre sono state viste ricoperte di sangue; almeno una persona ha perso due denti dopo essere stata colpita con un pugno alla mascella da un poliziotto, e molto altro. Sono stati picchiati anche dei minori (che, per legge, non dovrebbero trovarsi in un centro di detenzione). Nel tentativo di nascondere le violenze commesse, la polizia ha distrutto un numero elevatissimo di telefoni, rendendo molto più difficile la comunicazione con e tra i prigionieri. Dodici persone sono state portate via dal centro, trattenute per 24 ore in una stazione di polizia, costrette a firmare dichiarazioni con cui si impegnavano a non prendere parte ad alcuna protesta in futuro e successivamente ricondotte a Pastrogor. Dopo questi fatti, una persona reclusa afferma: “Abbiamo capito che il governo vuole trattenere le persone in un centro mentre le loro domande di asilo vengono esaminate. Tuttavia, mantenere i richiedenti asilo in un centro chiuso per un periodo fino a tre mesi è ingiusto. Se lo scopo è semplicemente quello di esaminare le loro domande di asilo, dovrebbero invece essere accolti in un centro aperto, dove possano vivere in libertà mentre le loro pratiche vengono valutate. Trattenere le persone in un centro chiuso in queste circostanze è inutile e ingiusto, e questa realtà deve essere resa pubblica”. Il centro di Pastrogor è stato costruito nel 2012 come campo aperto per persone sottoposte alla procedura di richiesta di asilo. Nel dicembre 2025, per attuare il nuovo Patto europeo, le autorità bulgare hanno trasformato questo cosiddetto «centro di transito» in un centro di detenzione, un esito prefigurato dalla sua architettura carceraria e dal suo isolamento. Al suo interno viene applicata la nuova “aslyum border procedure”, uno stratagemma giuridico introdotto dal Patto che rafforza il ricorso alla detenzione prolungata delle persone in movimento. Inoltre, essa intensifica i rigetti sistematici e le deportazioni di massa, spesso attuate sotto forma di rimpatri “volontari” coercitivi con la collaborazione di Frontex e IOM. Mentre la durata delle detenzioni continua ad allungarsi, la nuova procedura di frontiera impone un termine di appena sette giorni per presentare ricorso contro il diniego della protezione. Si tratta di un ostacolo particolarmente grave, considerata l’assenza di informazioni e di assistenza legale fornite dalle autorità bulgare. La rapida attuazione del Patto ha provocato un forte aumento della reclusione delle persone in movimento in strutture di tipo carcerario. Nel solo centro di Pastrogor, il numero delle persone recluse è passato da poche decine prima del 12 giugno a oltre 220 alla fine di luglio. Si tratta di un’ulteriore escalation della guerra condotta dall’Unione europea e dai suoi Stati membri contro le persone in movimento. Normalizzando la detenzione su larga scala, questi centri rivelano sempre più chiaramente la loro natura di prigioni razziali. Eppure le persone continuano a lottare e a resistere: attraversano le frontiere, scavalcano le reti, gridando “Open camp!” dietro alle sbarre dei centri di detenzione al confine tra Bulgaria e Turchia e dovunque. Siamo con loro e la nostra solidarietà è incondizionata. Le loro rivendicazioni non resteranno inascoltate. Questi muri cadranno. Collettivo Rotte Balcaniche.  
August 12, 2026
Radio Onda d`Urto
DESENZANO (BS): PRESIDIO PER IL DIRITTO ALL’ABITARE, URGONO “MISURE PER ARGINARE IL TURISMO DI MASSA” E CASE POPOLARI
Si sono ritrovati in decine tra attiviste e attivisti nel pomeriggio di sabato, a partire dalle ore 15 in piazza Malvezzi, per chiedere risposte alle centinaia di cittadini e cittadine che hanno firmato negli scorsi mesi una petizione che chiede misure urgenti per arginare i problemi creati dal turismo di massa. Sul Garda infatti è oramai impossibile comprare casa per meno di 4 mila euro al metro quadro e gli affitti a lungo termini sono un miraggio. Al presidio organizzato dal Collettivo Gardesano Autonomo, a simboleggiare la mancanza di risposte da parte dell’amministrazione comunale desenzanese, la sagoma di cartone del sindaco Guido Malinverno, che non ha mai considerato seriamente le sollecitazioni del Collettivo. Una decina di giorni fa il tema del turismo di massa e le conseguenze sulla casa erano approdati in Consiglio comunale, che aveva preso atto della situazione emergenziale e dato il via a misure giudicate dal Collettivo estremamente blande. Per questo attiviste e attivisti, insieme alcuni residenti esasperati, hanno chiesto nuovamente al Comune di investire in case popolari, date le richieste di assegnazione sempre più numerose e incentivi a per chi affitta a lungo termine. Il collegamento dal presidio in corso con Alessandro Scattolo del Collettivo Gardesano Autonomo. Ascolta o scarica
May 30, 2026
Radio Onda d`Urto
IRAN: ANCORA ATTACCHI USA-ISRAELE. “STANNO DISTRUGGENDO TUTTO QUANTO UTILE ALLA VITA DELLE PERSONE”
Continuano senza sosta i bombardamenti israelo-Usa contro l’Iran. A Teheran ci sono stati i primi blackout elettrici. Colpita pure l’Università Imam Hossein, nel centro della capitale. In poco più di un mese di attacchi sono oltre 2000 le vittime civili accertate nel Paese, 10 volte tanto i feriti, 3 milioni le persone sfollate. L’Iran risponde sia con la repressione interna – impiccati almeno 2 giovani, ritenuti membri dei Mujaheddin del Popolo – mentre  all’estero si segnalano missili e droni lanciati su diversi paesi del Golfo e su Israele; qui è stata colpita e danneggiata una raffineria, al porto di Haifa. Forti esplosioni pure nel Kurdistan iracheno e nella capitale Bagdhad, lungo e oltre il confine con la Siria e in altre zone verso il Golfo. Qui un morto e ingenti danni materiali per l’attacco contro un impianto di desalinizzazione in Kuwait, su cui però l’Iran nega la proprie responsabilità, scaricandole invece su Israele, contro cui nelle ultime ore anche gli Houthi yemeniti hanno iniziato a scagliare alcuni droni e missili, minacciando di chiudere anche il Mar Rosso e a Suez. La guerra quindi rischia di espandersi ancora di più, con il Pentagono che prepara l’invasione via terra delle isole dello stretto di Hormuz, come Kharg, snodo petrolifero cruciale. “Decide Trump”, spiegano fonti della Casa Bianca.  Il piano diplomatico, invece, langue. Trump al riguardo continua a lanciare messaggi poco…lucidi: l’ultima di oggi vede il tycoon parlare da un lato di “grandi progressi” nei negoziati, “diretti e indiretti”, pur ribadendo di “essere pronto a distruggere Kharg e forse pure altre isole” dell’Iran. Sulla situazione interna al Paese, che da inizio aggressione ha chiuso completamente l’accesso a internet rendendo difficile avere informazioni. Gli aggiornamenti sull’Iran con Behrooz Sarabi, compagno iraniano del Collettivo Together For Iran Milano. Ascolta o scarica
March 30, 2026
Radio Onda d`Urto
ROMA: I COLLETTIVI DENUNCIANO LE MISURE REPRESSIVE DEL LICEO RIGHI CHE OSPITA LA NEGAZIONISTA NOEMI DI SEGNI
Noemi Di Segni, presidente dell’UCEI – l’Unione delle comunità ebraiche italiane, fervente sionista, militare dell’esercito israeliano prima di trasferirsi in Italia e tutt’oggi negazionista del genocidio a Gaza, è stata contestata ieri dalla comunità studentesca del liceo Righi di Roma. Per tenere una conferenza senza alcun contraddittorio, la Di Segni è stata scortata da 17 digossini fin dentro la scuola. Lo stesso liceo aveva cancellato un incontro previsto con lo storico israeliano antisionista Ilan Pappé. Per ospitare Di Segni però, il dirigente scolastico del Righi si è preoccupato di far imbiancare un murale che riproduceva una bandiera palestinese, eseguito durante le attività didattiche di un progetto di Disegno e storia dell’arte. Il dirigente ha anche fatto rimuovere una mostra fotografica degli studenti e delle studentesse sul genocidio in Palestina, posizionate nello stesso piano del murale e della conferenza. I collettivi studenteschi rilanciano con un’assemblea che si terrà mercoledì 28 gennaio, ore 17 nella piazzetta di via Puglie, sotto la scuola. Ci racconta quanto accaduto nel liceo Righi, Valerio studente del collettivo Ludus. Ascolta o scarica
January 27, 2026
Radio Onda d`Urto
MILANO: ASSEMBLEA PUBBLICA SU SPAZI, CONFLITTI E MOVIMENTI, “CONTRO I PADRONI DELLA CITTÀ, IL GENOCIDIO E IL SUO MONDO”
È iniziata alle 11 a Milano nella ex scuola occupata di via Vallarsa 19 (metro gialla Lodi), l’Assemblea pubblica metropolitana su spazi, conflitti e movimenti. “Contro i padroni della città, il genocidio e il suo mondo. Blocchiamo tutto, liberiamo tutto” le parole d’ordine. L’azione, che sarà temporanea e durerà fino a questa sera, era stata annunciata già ieri. Dopo pranzo ci saranno altri tavoli di confronto e poi alle ore 15 si svolgerà un’assemblea plenaria finale. L’intento degli organizzatori è quello di aprire un confronto allargato con tutte le persone che si sono mobilitate lo scorso autunno e che hanno scosso la vita della città: dal corteo del 6 settembre in seguito allo sgombero del Leoncavallo, agli scioperi generali del 22 settembre e del 3 ottobre contro il genocidio in corso in Palestina. Una serie di mobilitazioni in “contrapposizione tra una marea popolare solidale e i padroni della città, responsabili dell’attacco economico, sociale e politico ai danni del territorio urbano, di chi lo abita, lo vive e lo attraversa”. L’assemblea di oggi intende fare in modo che non si chiuda la “passata finestra autunnale di conflitto” e capire assieme come continuare a partecipare. Tra le realtà promotrici, la Rete per l’autogestione, il CSA Lambretta, il Laboratorio Occupato Kasciavit e il Collettivo ZAM.  Il collegamento delle ore 11.55 con Francesco della nostra redazione che sta seguendo i lavori. Ascolta o scarica
January 17, 2026
Radio Onda d`Urto
OCCUPAZIONI E PROTESTE PER LA PALESTINA: GLI AGGIORNAMENTI DA NAPOLI, TORINO E VERONA
Proseguono le mobilitazioni in solidarietà con il popolo palestinese. Repressione a Napoli questo sabato 25 ottobre: tre attivisti per la Palestina sono stati arrestati per aver contestato la partecipazione di Teva – azienda farmaceutica israeliana complice dell’occupazione e del genocidio in Palestina – al Pharmexpo della Mostra d’Oltremare a Napoli. Qui le forze di polizia hanno accerchiato i manifestanti, manganellandoli, identificandoli e, infine, gli arrestando tre attivisti. Per chiedere l’immediata liberazione di Dario, Mimì e Francesco questa mattina alle ore 11, proprio davanti alla Mostra d’Oltremare, è stata convocata una conferenza stampa mentre una assemblea pubblica si terrà sempre oggi alle ore 17 a Porta di Massa, per costruire il corteo di sabato 1 novembre. Gli aggiornamenti con Eddi del Laboratorio Iskra di Napoli. Ascolta o scarica   A Torino, invece, manganelli e arresti davanti al Liceo Einstein: dopo aver difeso la scuola dal volantinaggio di un gruppetto di neofascisti che cercavano di consegnare volantini contro la cosìdetta “cultura maranza”, studenti e studentesse sono stati raggiunti da un plotone di forze di polizia agli ingressi del liceo che li ha caricati, arrestando uno studente. Il collegamento con Nicola, studente del liceo Einstein. Ascolta o scarica Infine a Verona il collettivo studentesco autonomo TAMR, nato lo scorso maggio, ha occupato il polo Zanotto dell’ateneo scaligero nella giornata di domenica 26 ottobre. Duplice l’obiettivo della protesta: mantenere alta l’attenzione a livello accademico su quanto sta accadendo in Palestina e protestare contro “la stretta autoritaria del governo Meloni” sulle Università. Il Senato accademico dell’UniVr voterà domani una mozione presentata dalla comunità studentesca sulla questione palestinese. Inoltre il collettivo TAMR protesta contro la proposta di riforma del regolamento dell’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR), agenzia sulla quale il governo intende imporre le proprie nomine sulla Presidenza. Ci racconta le ragioni dell’occupazione, Francesco Orecchio del collettivo studentesco autonomo TAMR. Ascolta o scarica  
October 27, 2025
Radio Onda d`Urto
DESENZANO (BS): DOCENTI E STUDENTƏ IN PIAZZA PER LA PALESTINA, SABATO 25 OTTOBRE
Nuova mobilitazione sulle rive del Benaco organizzata da docenti, studenti e studentesse per la Palestina. L’appuntamento con “La scuola per Gaza” è questo sabato 25 ottobre in piazza Malvezzi a Desenzano del Garda. In programma interventi e letture a partire dalle ore 15, musiche cantautorali a cura del collettivo Casa del Bao e Luca Rassu. Camminata “silenziosa” per la Palestina, alle ore 17.30, assieme alle Donne in cammino per la pace. Partecipa all’iniziativa anche la sezione locale dell’ANPI. Durante il pomeriggio per Gaza, oltre a diversi interventi, saranno organizzate anche attività per coinvolgere le persone presenti, quali un quiz e un laboratorio per costruire barchette in ricordo della Flotilla. Presente anche un banchetto con materiale autoprodotto per finanziare organizzazioni che operano in Palestina e materiale informativo sul mondo della scuola. Elemento propursore dell’iniziativa è il mondo della scuola che si sta muovendo da qualche settimana lungo le sponde meridionali del Garda. Sono stati due gli incontri a tema che si erano svolti a ottobre presso Casa dei Popoli Thomas Sankara per organizzare “La scuola per Gaza”. Il 21 settembre invece era stata piantata, sempre in piazza Malvezzi, la tenda dei Sanitari per Gaza, iniziativa durante la quale erano stati raccolti oltre 2 mila euro in favore dell’associazione PalMed Italia. La presentazione dell’iniziativa con Alessandro e Letizia del Collettivo Gardesano Autonomo. Ascolta o scarica
October 22, 2025
Radio Onda d`Urto
DESENZANO DEL GARDA (BS): ASSEMBLEA PER LA PALESTINA INTERROTTA DALLA POLIZIA
  Il Collettivo Gardesano Autonomo che ha la sua sede a Desenzano, in Provincia di Brescia, denuncia una “grave indimidazione” da parte di agenti di Polizia, intervenuti nella giornata di domenica durante una partecipata assemblea per la Palestina presso la Casa dei Popoli Thomas Sankara. Pochi minuti dopo l’inizio è sopraggiunta una volante che voleva “verificare” l’incontro e filmare i presenti. “È estramente grave quanto è successo”, scrivono attivisti e attiviste del collettivo gardesano, “una qualsiasi assemblea in una sede associativa potrebbe diventare oggetto di controllo poliziesco”. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto il commento di Alessandro Scattolo, del Collettivo Gardesano Autonomo. Ascolta o scarica. Di seguito il comunicato diffuso dal Collettivo Gardesano Autonomo: “GRAVE INTIMIDAZIONE POLIZIESCA VERSO GLI ATTIVISTI PRO-PALESTINA. USATE LE BODYCAM PER FILMARE I RAPPRESENTANTI POLITICI PRESENTI Nella giornata di domenica (12 ottobre) si è tenuta una partecipata assemblea presso la Casa dei Popoli Thomas Sankara a Desenzano del Garda. Presenti 30 persone tra attivisti, docenti e un nutrito gruppo di studenti e studentesse, riuniti per organizzare un’iniziativa in solidarietà al popolo palestinese. Pochi minuti dopo l’inizio della riunione è sopraggiunta una volante della Polizia con lo scopo di “verificare” lo svolgimento dell’incontro. Di fronte a un atteggiamento simile non abbiamo permesso l’accesso agli agenti. Abbiamo spiegato come in quel momento si stesse svolgendo una riunione in un luogo chiuso, quale la sede del circolo Thomas Sankara (Aiasp) e che gli eventuali ingressi all’iniziativa, seppure pubblicizzata, fossero responsabilità dell’associazione, senza richiedere alcun controllo di ordine pubblico. Abbiamo fatto presente, inoltre, quanto fosse inappropriato un intervento simile e come potesse apparire intimidatorio nei confronti dei partecipanti all’incontro. Gli agenti presenti si sono giustificati dicendo che stavano espletando un’ordinanza del Questore, sostenendo che anche nel caso di una festa privata avrebbero l’obbligo di verificare. Una postura gravissima per la quale qualsiasi incontro o iniziativa in una sede associativa potrebbe diventare da adesso oggetto di controllo poliziesco. A peggiorare la condotta dei poliziotti è stata pure l’attivazione della bodycam, introdotte dal decreto sicurezza, per registrare le nostre rimostranze. Riteniamo estremamente grave quanto è successo, un episodio degno di uno stato di polizia. Purtroppo appare in continuità con il clima repressivo “ordine e disciplina” che si respira nel paese animato dal governo Meloni e dal Questore di Brescia Paolo Sartori. A essere particolarmente oggetto dell’attenzione poliziesca è il grande movimento per la Palestina che ha attraversato l’Italia con milioni di persone mobilitate contro il genocidio di Israele. Noi non permetteremo forme di controllo e di intimidazione nei confronti delle legittime iniziative che qualsiasi realtà politica o associativa vorrà mettere in campo sul territorio gardesano e bresciano.”
October 14, 2025
Radio Onda d`Urto
FORMAZIONE: SUPERARE LA “CONCEZIONE PUNITIVA E REPRESSIVA” DELLA SCUOLA, DIBATTITO A TRE VOCI
Torniamo a scuola, torniamo sul caso sollevato anche da Enea Zanoglio, oramai ex studente del liceo Bagatta di Desenzano del Garda, provincia di Brescia, che ha raccontato a Radio Onda d’Urto le ragioni del suo boicottaggio dell’esame orale alla maturità, conseguendo comunque il diploma. A settembre si iscriverà all’università. Enea Zanoglio, studente modello, media dell’8, impegnato politicamente nel Collettivo Gardesano Autonomo e nel Fronte della Gioventu Comunista, ci aveva raccontato come l’esame di maturità rappresentasse l’emblema di una “concezione punitiva e repressiva” del sistema scolastico. Enea ha criticato l’impostazione del sistema di istruzione che ha definito “ottocentesco”, puntando il dito non solo contro l’attuale ministro ma anche contro chi lo ha preceduto, a destra e a sinistra. Torniamo quindi sulla notizia e allarghiamo il dibattito ad alcuni collettivi che hanno preso posizione sull’argomento e che da anni ragionano e mettono in campo azioni volte a migliorare la scuola. Un dibattito radiofonico a tre voci, in collegamento con noi: Maurizio Pe, studente al liceo Virgilio di Milano e compagno di Enea nel Fronte della Gioventù Comunista. Matilde Zanardelli del Collettivo Onda Studentesca. Lucia Dante del Collettivo di insegnanti Assenze Ingiustificate. La trasmissione completa (30 minuti). Ascolta o scarica
July 18, 2025
Radio Onda d`Urto
BRESCIA: GIORNATA DI MOBILITAZIONE STRAORDINARIA CONTRO GLI SFRATTI E PER IL DIRITTO ALLA CASA
Attiviste e attivisti dell’associazione Diritti per tutti, insieme a Centro Sociale Magazzino 47, Collettivo Onda Studentesca, Collettivo Gardesano Autonomo, hanno lanciato per giovedì 3 luglio 2025 una giornata di mobilitazione straordinaria contro gli sfratti e per il diritto alla casa. Sono infatti ben quattro gli appuntamenti per impedire lo sfratto di altrettanti nuclei nella città di Brescia e nello stesso giorno. Negli ultimi anni, pur essendo diminuto il numero degli sfratti in città e provincia, permane il problema di chi resta senza un’abitazione “e in certi casi diventa anche più difficile da risolvere”, ha detto nei nostri studi Umberto Gobbi dell’Associazione Diritti per tutti. Aumentano infatti gli sfratti per finita locazione. E’ il caso ad esempio di famiglie con reddito e in regola con il pagamento dell’affitto che vengono “cacciate di casa perché la proprietà intende sfruttare per finalità più redditizie il proprio alloggio e quindi magari sfratta una famiglia con una locazione normale per poi fare gli affitti brevi turistici”. Un fenomeno aumentato esponenzialmente non solo nelle “tradizionali” destinazioni turistiche come il lago di Garda, ma anche nella città di Brescia. Oggi il settore privato offre pochissimi appartamenti in affitto e tanti nuclei familiari, anche con contratto a tempo determinato e quindi con capacità reddituale, non trovano assolutamente un altro alloggio quando il contratto scade e non viene rinnovato. L’offerta pubblica invece è largamente insufficiente. Per esempio nella città di Brescia, l’ultimo bando per alloggi pubblici ha messo a disposizione 52 appartamenti a fronte di circa 1000 domande, “significa che un nucleo familiare su 20 potrà avere le chiavi della casa popolare”. Tra questi nuclei familiari, denuncia da tempo l’Associazione Diritti per tutti, “ci sono famiglie con disabili, anziani anche soli” e tantissime altri nuclei familiari senza particolari fragilità ma il cui reddito medio basso non permette di poter avere dei punteggi sufficienti per rientrare nelle graduatorie per le case gestite dal comune di Brescia o dall’Azienda Lombarda per l’Edilizia Residenziale. Quattro gli accessi degli ufficiali giudiziari nella giornata di giovedì 3 luglio, per l’esattezza a San Polino in via Lucio Fiorentini, in via Albertano da Brescia, nel quartiere del Carmine in vicolo 3 Archi e in via Morosini. Particolarmente attenzionati da attiviste e attivisti per il diritto all’abitare sono lo sfratto previsto in via Albertano da Brescia e in via Morosini, dove “sarà probabilmente presente la polizia ed è quindi richiesta una mobilitazione robusta”. Ai nostri microfoni Umberto Gobbi, dell’Asssociazione Diritti per tutti. Ascolta o scarica    
July 1, 2025
Radio Onda d`Urto