Fabian Negrin / Dodici sfumature di Rosso più una
Tutti conosciamo la fiaba di Cappuccetto Rosso, ce la raccontano sin dai primi
anni di vita in mille salse incluse le versioni sul grande schermo ma nessuno, a
meno che non conosca questo albo illustrato, ha mai udito queste versioni
pazzesche della bambina vestita di rosso più famosa del mondo.
Fabian Negrin è un apprezzato illustratore di libri per l’infanzia, nato in
Argentina ma trasferitosi in Italia, ha nel suo palmares svariati
riconoscimenti, tra cui la BIB Plaque vinta nel 2009 alla Biennale di Bratislava
e il Bologna Ragazzi Award Non-Fiction oltre alla candidatura per l’Hans
Christian Andersen nel 2014 e per l’Astrid Lindgren Memorial Award in diverse
occasioni. L’autore e illustratore in esergo spiega come nasce questo libro
partendo da un suo ricordo personale, un aneddoto d’infanzia che scaturisce in
lui un antico dubbio: le fiabe sono vere o è la realtà ad essere una fiaba? Ecco
esplicitato l’obiettivo che si pone di risolvere assieme al lettore rivisitando
la storia classica.
Dodici racconti più una versione disegnata (la più irriverente che arriva a metà
del libro come una pausa per ridere) lunghe una pagina e non di più, ma tutti
spregiudicati, sfrontati e molto molto divertenti quanto geniali e pungenti.
Perché non sempre il Lupo è il personaggio negativo e a volte la nonna è solo
una Cappuccetto Rosso cresciuta che ha voglia di ricordare i bei tempi passati
in compagnia del Lupo. A volte è la rabbia della bambina a rovinare le cose, e
talvolta un compleanno dimenticato si trasforma in una festa giocosa coi
cuccioli di Lupo. Ma come sappiamo invertendo l’ordine degli addendi il
risultato non cambia e Cappuccetto Rosso resta sempre quella bella bambina di
sei anni che deve portare un cestino alla nonna attraversando un oscuro bosco.
Tralasciando il bagaglio di sottotesti e interpretazioni di cui le versioni più
note di Perrault e dei fratelli Grimm sono cariche, e focalizzandoci sul libro
in questione, possiamo chiaramente vedere l’attualizzazione del racconto che va
quindi inevitabilmente letto con occhi nuovi resettando ciò che sappiamo.
Tenendo presente che sono in fin dei conti delle fiabe nuove, semplicemente con
qualche secolo in meno sul groppone.
Le illustrazioni ben caratterizzano lo stile brillante dei racconti, il tratto è
tipico di Negrin, riconoscibile e per nulla morbido nonostante in alcune tavole
sia evidente l’effetto acquerellato alternato a tavole pastellate e ad altre in
cui si evince un disegno a tempera. Colori dai toni scuri, disegni sovraccarichi
e ricchi che si perdono in dettagli per una firma sudamericana riconoscibile
universalmente. Non resta dunque che scegliere la propria Cappuccetto Rosso
preferita tra quelle proposte e cercare di rispondere al quesito iniziale
dell’autore. È la realtà ad essere una fiaba o sono le fiabe ad essere reali?
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