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RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO UN ARTICOLO DELLA RETE NAZIONALE LAVORO SICURO RELATIVO ALLE ASSEMBLEE DI GRUPPO OMOGENEO,  CHE SI STANNO SVOLGENDO NEI LUOGHI DI LAVORO E IN PARTICOLARE NEI SITI BRT. IN QUESTO PERIODO PROPRIO SULLA FILIERA BRT, LA PIU’ MONITORATA  DAI LAVORATORI SULLE MISURE DI SICUREZZA, ANCHE ALLA LUCE DELL’INCENDIO AVVENUTO NEI GIORNI SCORSI NEL SITO DI BRT BOVISA, CHE HANNO MESSO IN EVIDENZA GRAVI  CARENZE,OLTRE  LE MANCATE MISURE PER IL CALDO, ANCHE PER QUANTO RIGUARDA GLI INCENDI. SI COBAS NAZIONALE L'articolo proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
Milano. A Calvairate, gli abitanti contestano il presidente di Aler: “Basta scaricare le responsabilità sugli inquilini”
Nella giornata di ieri, 15 luglio, il presidente di Aler Milano, Alan Rizzi, ha effettuato un sopralluogo nei caseggiati di edilizia residenziale pubblica del quartiere Calvairate-Molise, nella zona sud-est di Milano. La visita è stata intercettata da un presidio promosso dall’Assemblea Abitanti Molise-Calvairate, insieme a diverse realtà solidali del quartiere, […] L'articolo Milano. A Calvairate, gli abitanti contestano il presidente di Aler: “Basta scaricare le responsabilità sugli inquilini” su Contropiano.
July 16, 2026
Contropiano
INCENDIO AL SITO LOGISTICO BRT BOVISA DI MILANO
PUBBLICHIAMO VOLENTIERI, CON LEGGERO RITARDO, IL COMUNICATO DELLA RETE NAZIONALE LAVORO SICURO SULL’INCENDIO NEL SITO DI BRT BOVISA A MILANO PERCHE’ DIMOSTRA QUANTO SIAMO LONTANI DALLA SICUREZZA DEI LAVORATORI DA PARTE DELLE AZIENDE. QUELLO CHE SI NOTA IN MODO EVIDENTE E’ CHE BRT NON HA MAI PENSATO DI ISTITUIRE UNA SQUADRA DI SICUREZZA ANTI-INCENDIO PERCHE’ COSTAVA  TROPPO EVIDENTEMENTE. ANCORA PIU’ GRAVE DA UN VIDEO MESSO SUI SOCIAL  CHE UN LAVORATORE TENTA SI “SPEGNERE” LE FIAMME ALTE CON UN ESTINTORE NON IDONEO A QUEL TIPO DI FIAMMA ANZICHE METTERSI IN SICUREZZA. BUONA LETTURA. SI COBAS NAZIONALE. Assistiamo al “solito” scenario, al “solito” intervento del “giorno dopo”. Da un paio di anni gli incendi sono in forte crescita anche se al momento non possiamo contare su un registro nazionale davvero esaustivo del fenomeno. Non vi è dubbio, le cause sono diverse e diversamente combinate a seconda della circostanza dai fattori favorenti come ad esempio, i mutamenti climatici e la insufficienza degli interventi di prevenzione e manutenzione. Ma almeno, per carità, non si cerchi di utilizzare il tema dei mutamenti climatici come attenuante perché i mutamenti climatici in atto dovrebbero semplicemente consigliare maggiore attenzione. Attenzione e prevenzione, spesso carente o assente, attività queste, che dovrebbe semplicemente, rientrare in una valutazione del rischio (DVR) costantemente aggiornata. Ma non è così! È costume (cattivo), in circostanze come questa del deposito BTR che le istituzioni, tendano a minimizzare i rischi e l’impatto sanitario ambientale in particolare nei casi in cui “miracolosamente” non si sono avuti feriti gravi o morti. Si tira un ipocrita sospiro di sollievo ma, l’impatto senza morti e feriti, può essere comunque produttivo di ricadute gravi anche se gli inquinanti vengono con una certa rapidità trasportati lontano dalle correnti di aria. Certamente è “meglio” che i veleni si disperdano e non entrino nelle abitazioni e nei polmoni delle persone esposte ma se le sostanze inquinati e non inquinanti (in una certa misura) vengono trasportati lontano dal sito di emissione dei fumi comunque contribuiscono all’inquinamento del pianeta. Con la combustione del poliuretano si producono sostanze tossiche come il monossido di carbonio e il cianuro di idrogeno. Il litio (cui fanno riferimento i dati di cronica) si comporta come per il poliuretano e può essere causa di esplosione e di incendi particolarmente aggressivi e difficile da spegnere. Altri dettagli al momento non sono a nostra conoscenza, ma è impossibile che in un incendio che coinvolge carta (lignina) e plastica (cloro) non si sviluppi la “famigerata diossina di Seveso”. Dover restare per lunghe ore al chiuso senza poter azionare i condizionatori (in questa giornate!) è motivodi grave distress soprattutto per le persone più vulnerabili. Prendiamo atto dell’ennesimo “eroico” intervento dei lavoratori vigili del fuoco la cui esposizione a rischio, troppo spesso, viene negata dagli enti che sono poi chiamati a valutarne la eziologia professionale delle loro patologie. Valutazione avversa al riconoscimento, nonostante il parere della OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) che classificata come “cancerogeno” il lavoro dei vigili (rischi per fortuna non ineluttabili dei danni ma resta il fatto che le condizioni operative restano sempre difficili e costrittive). Studi recenti hanno focalizzato, dopo il “vecchio” rischio amianto rischi altrettanto gravi legati agli incendi. Qui l’attenzione è sugli effetti dei Pfas contenuti nelle schiume e pare persino in certi ddppii. Ai lavoratori intervenuti all’incendio BRT esprimiamo sostegno e solidarietà coerentemente col nostro impegno ad ottenere il riconoscimento delle malattie professionali che ovviamente attecchiscono se e quando la prevenzione non è stata sufficiente. Parimenti esprimiamo solidarietà sia ai cittadini del quartiere Bovisa e di tutta Milano sia ai lavoratori BRT che hanno rischiato di essere coinvolti più pesantemente. In verità i lavoratori della logistica (lo abbiamo verificato ancora una volta in un recente incontro con i lavoratori di Parma aderenti a Si.Cobas) da tempo richiamano l’attenzione sulla necessità di monitorare il contenuto delle merci movimentate. La vigilanza preventiva, soprattutto ad opera dei lavoratori, deve diventare una prassi attraverso la puntuale segnalazioni degli incidenti e dei quasi incidenti e la loro raccolta in un apposito registro. I lavoratori avranno opportunità per esplicitare meglio le criticità del lavoro nelle prossime assemblee di gruppo operaio omogeneo finalizzate ad “azioni” di miglioramento su salute e sicurezza. Oltre alle ipotizzabili e concretamente attuabili azioni di miglioramento in chiave di prevenzione primaria è utile occuparsi anche di prevenzione secondaria, cioè è necessario adoperarsi affinché l’incendio non si manifesti. A tal proposito non è retorico chiedersi: i magazzini sono dotati di “sistemi sprinkler” in grado di percepire automaticamente la produzione di fumo e dunque di reagire con l’attivazione e la diffusione di sostanze antifumo? Abbiamo constatato negli interventi finalizzati alla prevenzione che troppo spesso l’installazione del sistema “sprinkler” viene considerato un optional lasciato alla “trattativa” tra assicurato e assicuratore. Trattativa in cui l’assicurato si lascia condizionare solo dal valore della merce da tutelare considerando “gratis” il rischio di danni all’ambiente o addirittura lo stesso rischio di danno alla salute e alle persone. Su tutto questo le assemblee di gruppo omogeneo devono vigilare sulla piene e aggiornata valutazione dei DVR e a maggior ragione in tempi di “mutamenti climatici” aggravati dall’incuria padronale per l’ambiente naturale. Noi lavoratori siamo parte integrante della natura! Solo i lavoratori estranei alla logica del profitto a tutti i costi possono esercitare la vera prevenzione a tutela della loro salute e della salute di tutti. Oggi è il 50° anniversario del disastro industriale della Icmesa di Seveso : siamo ancora lontani da una vera prevenzione che renderebbe possibile un “mondo giusto” RETE NAZIONALE LAVORO SICURO L'articolo INCENDIO AL SITO LOGISTICO BRT BOVISA DI MILANO proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
Milano interrompa i rapporti con Israele
In queste settimane proseguono le attività di raccolta firme per la delibera di iniziativa popolare contro tutti gli accordi Milano-Israele. A Gaza il genocidio non è finito, l’entità sionista e gli USA proseguono le azioni criminali in Libano, Iran e Cisgiordania. Il comune di Milano attraverso le sue società partecipate […] L'articolo Milano interrompa i rapporti con Israele su Contropiano.
July 11, 2026
Contropiano
La Lombardia punta sui data center, l’affare che divora risorse e territori
67 impianti già attivi, altri in fase di progettazione. Sabato la prima protesta in provincia di Pavia A Lacchiarella, in provincia di Pavia, sabato prossimo alle 10 ci sarà una delle prime manifestazioni contro la costruzione di un data center in Italia, organizzata dal Comitato di Ciarlasco. Ultimo atto di un processo di organizzazione dal basso contro la diffusione incontrollata di data center che da mesi coinvolge l’intero territorio della Lombardia. Negli ultimi anni la regione è diventata, suo malgrado, il nuovo hub del Sud Europa per la costruzione di data center, impianti dedicati alla raccolta, archiviazione ed elaborazione dei dati per l’intelligenza artificiale. I data center di grandi dimensioni progettati per sostenere un incremento continuo della domanda, sono strutture fortemente energivore che hanno un impatto dirompente sulla salute e il territorio. Di recente, il rapporto «Environmental cost of AI’s energy use: carbon, water and land footprints» della United nations university, ha reso noto che, entro il 2030, i data center arriveranno a consumare 945 terawattora di elettricità all’anno, quasi il triplo del consumo combinato di Pakistan, Bangladesh e Nigeria (650 milioni di abitanti). Leggi l'articolo su "Il Manifesto" Sul tema sono stati ospiti di Radio3 Scienza Giovanna Sissa, docente di sostenibilità ambientale dell'ICT al Dottorato di ricerca STIET dell'Università di Genova e autrice di "Le emissioni segrete. L'impatto ambientale dell'universo digitale" (Il Mulino, 2024) ed Eugenio Morello, docente di tecnica e pianificazione urbanistica presso il Politecnico di Milano. Ascolta l'intervista Your browser does not support the audio tag. Su Raiplay Play Sound si può ascoltare la puntata completa
La sindaca non piace
Il risultato era nell’aria. Adesso è certificato anche dal Governance Poll pubblicato recentemente dal Sole 24 Ore. Laura Castelletti precipita al 75° posto su 92 nella classifica dei sindaci italiani e, soprattutto, vede il proprio gradimento scendere sotto la soglia simbolica del 50 per cento. Qualcuno liquiderà il dato come […] L'articolo La sindaca non piace su Contropiano.
July 10, 2026
Contropiano
Turbigo (MI), 19 luglio: incontro pubblico con Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
DOMENICA, 19 LUGLIO 2026, ORE 17.30 SELVA VIVA – TURBIGO (MI) Domenica 19 luglio 2026 alle ore 17.30 presso SELVA VIVA a Turbigo in provincia di Milano si svolgerà un incontro pubblico sulla militarizzazione delle istituzioni educative. L’incontro vuole informare sulla crescente e preoccupante militarizzazione della scuola e delle università contestualizzando il fenomeno nel contesto attuale di escalation di guerra dove la violenza vede il sopravvento sulla democrazia. Vogliamo riflettere insieme sul rapporto esistente al giorno d’oggi nelle nostre scuole tra l’istruzione e l’industria bellica, tra la scuola e la normalizzazione della guerra attraverso la costruzione di un universo simbolico orientato alla giustificazione del conflitto armato. Durante la serata Elena Abate, attivista dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, presenterà le attività che l’Osservatorio sta portando avanti. Si condivideranno riflessioni, informazioni e materiali utili. Ingresso libero. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
PIENA SOLIDARIETA’ A MARGHERITA CUB SANITA’ DEL SAN RAFFAELE!
RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO UN COMUNICATO DI SOLIDARIETA’,  DA PARTE DEL CENTRO TAGARELLI, ALLA COMPAGNA MARGHERITA DI CUB SANITA’ A CUI CI ASSOCIAMO VOLENTIERI , RICORDANDO PERO’ CHE LE LOTTE DEVONO TROVARE L’UNITA’ DEI LAVORATORI  PER ESSERE VINCENTI E NON SOLO SALTUARIAMENTE QUANDO ARRIVA LA REPRESSIONE. SE NON  RITROVIAMO  QUESTA  CAPACITA’ DI METTERE INSIEME I VARI SETTORI E PARTECIPARE ALLE LOTTE E SCIOPERI NON FACCIAMO UN BUON SERVIZIO ALLA DIFESA DI LAVORATRICI E LAVORATORI. CHE SIA QUESTA UN’OCCASIONE PER RIPRENDERE LA STRADA DI COORDINARSI E ORGANIZZARSI. PIENO SOSTEGNO A MARGHERITA. SI COBAS NAZIONALE Ricorderete cosa successe, nella notte tra il 6 e il 7 gennaio scorso nel reparto (per i “non” paganti) di Medicina ad Alta Intensità e Cure Intensive: 16 infermieri si erano appena licenziati a causa delle condizioni di lavoro ormai insostenibili e la Direzione dell’Ospedale affidava il reparto a infermieri della cooperativa Auxilium (vicina a Comunione e Liberazione..). Il medico di guardia quella notte scrive una mail allarmata alla direzione, denunciando che gli infermieri .. non sanno gestire la ventilazione assistita, hanno difficoltà con l’italiano, fanno errori gravi nella somministrazione dei farmaci, sbagliano le terapie, non sanno neppure come contattarlo.. quella notte i pazienti del reparto hanno rischiato la vita. Disastro annunciato da mesi, denunciato dalla Rappresentanza Sindacale Unitaria che farà anche un esposto alla Polizia per i disastri di quella notte. Come ricorda Margherita Napoletano, delegata sindacale CUB Sanità e coordinatrice della RSU, “per ogni infermiere che se ne va se ne vanno anche decine di anni di esperienza”…. Unico provvedimento: la sostituzione dell’amministratore delegato. Pochi giorni fa Margherita riceve dalla Direzione dell’Ospedale una “contestazione disciplinare”  e una diffida. La sua colpa: aver dato voce – come rappresentante sindacale dei lavoratori oltre che RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza) – a quanto succede da tempo (non solo quella notte) al San Raffaele. Nota: Il San Raffaele, parte del gruppo San Donato, ha realizzato nel 2025 un fatturato di 703 milioni di euro, con un utile netto (dopo il pagamento delle tasse) di 5,8 milioni di euro. Invece di assicurare condizioni salariali e lavorative più decenti ai propri infermieri per evitare che si ripetano altre situazioni di pericolo per i pazienti come quella di gennaio, recentemente il gruppo è entrato come socio nella Genentra, società che si occupa …. di difesa, cyber sicurezza, armi. Invece di investire nella professionalità dei suoi dipendenti, cioè nella cura della salute e della vita, il gruppo investe nella guerra e nella morte. Con Margherita DIFENDIAMO CHI DIFENDE LA NOSTRA SALUTE E LA NOSTRA VITA. L'articolo PIENA SOLIDARIETA’ A MARGHERITA CUB SANITA’ DEL SAN RAFFAELE! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
Gemellaggio Asola (MN) Al-Amal School in Gaza Strip: Il diritto di andare a scuola senza essere eroi
> In questi giorni nascono tra noi scintille > per inventarci strade nuove nel buio > e trovare tutti insieme quei rapporti creativi > in cui ci si può davvero arricchire reciprocamente. > D. Dolci, Dal trasmettere al comunicare. Questo anno scolastico è ormai terminato; fra i corridoi vuoti di scuole soffocanti per l’afa restano gli ultimi giorni di esame, i corsi di recupero e qualche attività estiva. In molti, studenti, studentesse e docenti, abbiamo forse salutato le aule, contenti di archiviare verifiche, circolari, colloqui, scartoffie e campanella. La scuola con le sue aule, immaginiamo, sarà pronta ad accoglierci a settembre (che speriamo lontano) quando si ripartirà. Il diritto umano fondamentale e universale all’istruzione ci sembra così scontato che qui ci possiamo permettere, talvolta, anche di dimenticarlo. Tuttavia, lo sappiamo, vi sono molti luoghi nel mondo dove l’istruzione è negata e ogni centro educativo sottoposto ad una sistematica distruzione con l’obiettivo di impedire lo sviluppo e il futuro delle nuove generazioni. Vi sono terre in cui la scuola, di conseguenza, non è più nemmeno un edificio, ma una tenda sottoposta alle intemperie meteorologiche (sole cocente, venti e piogge) come umane (raid, bombardamenti, confini e linee di demarcazione ondivaghe). Così in queste terre gli studenti e le studentesse non sanno se il giorno dopo potranno ritrovarsi insieme nella tenda, montata con tanta fiducia, o se un colpo di vento avrà strappato la scuola, facendola vorticare tra le macerie delle macerie, descrivendo l’ennesima ingiuria per bambini e bambine a cui resta solo l’oggi, il dies fugace, l’adesso, inesorabilmente destinato ad essere il momento in cui continuamente ricominciare. Ricominciare a cercare un riparo e del cibo. Ricominciare ad avere paura, stanchezza, fiducia. Sempre e sempre ricominciare. Uno di questi territori è la Palestina. Noi, docenti del comprensivo “A. Schiantarelli” e dell’Istituto Superiore “G. Falcone” di Asola (MN), abbiamo conosciuto alcuni di questi bambini, bambine, ragazze e ragazzi con i loro instancabili maestri e maestre. Nei mesi di aprile e maggio abbiamo avviato con loro un progetto di gemellaggio che, nutrito dalla convinzione che quello all’istruzione sia un diritto inderogabile di ogni bambina e bambino, si è arricchito nella creatività costruttiva ed è diventato realtà viva in continua evoluzione. Insieme ai nostri colleghi gazawi, contagiati dall’incredibile loro forza di volontà, con passione abbiamo progettato e collaborato, scoprendo l’inconsistenza di distanze e differenze linguistiche. Ne sono germogliati incontri, scambi, condivisione e, naturalmente, amicizie. Sono ormai nostri colleghi. Con la loro resistenza creativa ci dicono che la Striscia di Gaza non è morta, ma è ancora viva. E lo testimoniano con la passione con cui inventano modi per fare lezione o sopperiscono alla mancanza di tutto. Lo testimoniano con il loro sguardo, ancora e sempre limpido, diretto al domani. Lo testimoniano con le loro parole che sanno di vita, fiducia, speranza. Speranza, Al-Amal, è il nome dato alla loro scuola, quella con cui siamo gemellati, nel sud della Striscia. Una scuola che all’improvviso può svolazzare, ma anche esplodere, collassare, sparire. La sua peculiarità, tuttavia, è che rinascerà nuovamente. È ingiusto, lo sappiamo. Insieme ai nostri studenti sentiamo l’ingiustizia di dover sempre ricorrere alla categoria degli “eroi” riferendoci a loro, perché in realtà sono bambini, bambine, ragazze e ragazzi, coetanei dei nostri, ma rischiano, e talvolta perdono, la vita mentre vanno a sostenere un esame. Sono uomini e donne che volontariamente si impegnano a ridare fiducia e istruzione fra sabbia e macerie. Noi vorremmo solo sentirli “compagni e compagne di classe” e “colleghi e colleghe” con cui continuare a scambiare ricette, disegni e musica, con cui confrontarci di adolescenza, letteratura, arte. Questo ci nutre davvero. Questo ci aiuta a rompere le barriere e creare ascolto dove si vorrebbe censura, creare saperi dove si vorrebbe ignoranza, creare speranza dove si vorrebbe rassegnazione, solidarietà dove si vorrebbe isolamento, interesse dove si vorrebbe indifferenza, amore dove si vorrebbe odio. Alessandra, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Mantova -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Associazioni di Varese contro il Protocollo d’Intesa tra il comune e la Fondazione Leonardo: raccolta firme
PUBBLICHIAMO E CONDIVIDIAMO SUL SITO DELL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ L’INIZIATIVA CHE ALCUNE ASSOCIAZIONI ANTIMILITARISTE STANNO CONDUCENDO A VARESE PER IMPEDIRE CHE VENGA PERFEZIONATO IL PROTOCOLLO D’INTESA TRA IL COMUNE DI VARESE E LA FONDAZIONE LEONARDO PER LA RIQUALIFICAZIONE DELL’EX AREA AERMACCHI IN VIA SANVITO SILVESTRO IN QUELLA CITTÀ. Di seguito la lettera inviata al sindaco di Varese. All’attenzione del Sindaco e della Giunta del Comune di Varese Oggetto: Delibera comunale 23.12.2025 di approvazione del protocollo d’intesa tra Amministrazione comunale e Fondazione Leonardo per la valorizzazione dell’area ex Aermacchi di via S. Sanvito a Varese. Le Associazioni ed i gruppi pacifisti e antimilitaristi della provincia di Varese riportati in calce, riuniti nel gruppo “Tenda per la Palestina e contro le armi”, esprimono il proprio dissenso alla stipula di un protocollo d'intesa tra l’Amministrazione comunale di Varese e la Fondazione Leonardo (di seguito Fondazione). Tra gli scopi dichiarati nell’intesa, uno riguarda la valorizzazione storica della memoria tecnologica e industriale dell’ex impianto di produzione della Aermacchi di via S. Sanvito a Varese. La Fondazione (dal 2024 ETS) nasce nel 2018 come strumento culturale e di “public engagement” (coinvolgimento del pubblico) di Leonardo SpA, che la finanzia interamente con ingenti somme. Essa ha tra i propri scopi la valorizzazione del patrimonio industriale attraverso la cura di archivi storici e musei d’impresa, nonché la promozione di relazioni con il mondo dell’istruzione e della ricerca. Svolge attività di divulgazione in tema di tecnologia, IA, robotica, spazio, cybersecurity, sicurezza, tutti ambiti dual use con potenziale militare diretto. La contrarietà degli scriventi al protocollo di intesa deriva dallo stretto collegamento della Fondazione con Leonardo Spa, oggi tra i più grandi gruppi industriali di produzione bellica a livello mondiale nei settori dell’aeronautica, dell’elettronica militare, dei sistemi missilistici, dell’artiglieria e della sicurezza. Negli ultimi anni questa azienda ha enormemente incrementato la produzione militare fino a superare quella di tipo civile, ed ha aumentato di molto le commesse, gli introiti e i dividendi per gli azionisti; la previsione, a causa del riarmo mondiale ed europeo in particolare, è di una ulteriore forte espansione. Il timore delle scriventi Associazioni è che l’intesa sulla valorizzazione della ex area Aermacchi di Varese sia finalizzata alla mitizzazione del ruolo di Aermacchi nella storia dell’aeronautica militare e allo scopo di fornire una legittimazione sociale della tecnologia, indipendentemente dal suo utilizzo. Il rischio è di indurre una confusione tra divulgazione storica, scientifica e tecnica “neutrale” da una parte, con dall’altra una comunicazione strategicamente indirizzata ad una “normalizzazione culturale” del settore militare, della produzione di armi e delle guerre. La narrativa proposta è che la produzione bellica porti occupazione qualificata e sviluppo del territorio, che sia di supporto della pace (ethical washing) e alla necessità di difenderla. In realtà, come dimostrato da studi anche recenti, i vantaggi occupazionali degli investimenti in armi sono proporzionalmente molto limitati, soprattutto se paragonati ad altri ambiti (sanità, scuola, amministrazione pubblica, ecc). Le guerre attuali, oltre che colpire principalmente i civili, stanno facendo a pezzi il diritto e le istituzioni internazionali preposte ad impedire la guerra, costruite a costo del sacrificio di milioni di persone. Produrre sistemi d’arma, perseguendo il principio che “Se vuoi la pace, prepara la guerra” non serve alla difesa, ma prepara altre guerre, per le quali le armi sono premessa e strumenti indispensabili. Non possiamo accettare questo principio, poiché sappiamo dalla storia che esso porterà a disastri immani. La pace ottenuta con la guerra non è pace: è guerra. Noi sosteniamo invece il contrario, ovvero che servirebbe riconvertire al civile le nostre potenzialità produttive. Purtroppo, l’evoluzione delle guerre attuali, nonché il sistema di alleanze in cui siamo inseriti, fanno diventare obiettivi militari strategici le basi militari e le industrie belliche sui nostri territori, specie per la presenza di armi atomiche illegali, sia a terra nel nord Italia sia nei nostri mari e cieli. Non possiamo dimenticare che già la città di Varese ha pagato un alto contributo di vite umane nei bombardamenti alleati sulla fabbrica Aermacchi nel 1944. A quelle vittime andrebbe dedicata l’area ex Aermacchi, in una prospettiva storica rispettosa della verità e dei lutti della città, e preventiva di nuove e molto più grandi possibili catastrofi. In questa prospettiva riteniamo inopportuna l' esposizione come simbolo del velivolo MB-326in quest’ area, perché non richiama alla pace, ma solo alla guerra. Desta particolare preoccupazione l'intento dichiarato di coinvolgere le scuole nelle iniziative di “valorizzazione” dell’ex area Aermacchi, in cui si intravede un inaccettabile rischio di militarizzazione, che trova e troverà sempre completa opposizione da parte nostra. Il volo di per sé è qualcosa di affascinante per tutti e in particolare per i giovani; sfruttare questa naturale fascinazione per presentare solo la “bellezza” delle vittorie italiane, ed in particolare di Aermacchi, nelle competizioni sportive o nei conflitti, senza un approccio critico che mostri anche il “lato oscuro” dei prodotti militari, significherebbe collaborare ad una operazione di deterioramento dei principi etici e del comportamento delle nuove generazioni. Un esempio positivo di valorizzazione è rappresentato dal Comune di Torino che nel 1983 affidò al SERMIG (Servizio Missionario Giovani) la trasformazione dell’ex arsenale militare, antica fabbrica di armi che aveva occupato anche 5.000 operai, in un “arsenale di pace”. Su questa strada ci incoraggiano le parole di Papa Leone XIV, che, raccogliendo l’appello dei suoi predecessori “mai più la guerra”, ci ammonisce a “non chiamare difesa quello che in realtà è riarmo” e nella sua prima Enciclica Magnifica Humanitas ci chiede di contrastare il processo di normalizzazione della guerra, così come di “vigilare sullo sviluppo delle innovazioni e delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile, affinché non si deresponsabilizzino le scelte umane”. Il prospettato accordo, a parere delle scriventi Associazioni, è anche in forte contraddizione con le posizioni e iniziative recentemente assunte dalla Giunta Comunale sul tema della Pace: il Consiglio comunale nel 2025 ha votato e approvato a maggioranza due mozioni, una per il riconoscimento dello Stato di Palestina ed una contro il riarmo; inoltre ha garantito ospitalità e appoggio continuativo a diverse iniziative del Terzo Settore per la Pace, compresa questa nostra “Tenda per la Palestina e contro le armi”; ha concesso il patrocinio al corteo di aprile contro l’economia di guerra e la militarizzazione; ha riconosciuto pubblicamente, a mezzo stampa, il contributo della Società civile varesina nel conseguimento di risultati su importanti questioni. Per le ragioni sopra esposte le Associazioni e gruppi sottoscriventi chiedono ufficialmente al Sindaco e alla Giunta di non dar corso alla stipula dell’intesa con la Fondazione Leonardo, prendendo invece in considerazione altre forme di valorizzazione dell’ex fabbrica Aermacchi per farne un luogo della memoria di un passato che vorremmo non si ripetesse mai più, e per la costruzione della pace. Per questo è necessario approfondire l’analisi storica ed evidenziare le conseguenze devastanti della produzione bellica, quale ad esempio l’utilizzo dei velivoli nei conflitti e i danni alla popolazione civile. Chiediamo che in quell’area un tempo dedicata a produrre armi, le associazioni che operano contro la guerra, per la smilitarizzazione, per il disarmo, la pace, la solidarietà, possano affrontare altri temi legati alla pace, quali la storia dell'obiezione di coscienza e della nascita del servizio civile come strategia di risposta non armata per la risoluzione dei conflitti. Secondo noi occorre invece che la riqualificazione orienti l’area nel senso diametralmente opposto a quello della fabbrica di armi che fu, escludendo totalmente aziende armiere dal finanziamento e dal progetto. Questo permetterebbe alla città di vivere una necessaria catarsi del suo passato negativo, aprendosi ad una visione del proprio futuro che la mantenga vicino agli oppressi e non dalla parte degli oppressori. CLICCA QUI PER FIRMARE Qui il pdf della lettera al sindaco con le associazioni firmatarie. Lettera al Sindaco e alla Giunta comunale varesinaDownload Qui il protocollo d’intesa tra il Comune di Varese e la Fondazione Leonardo. PROTOCOLLO_D_INTESA_Comune_di_Varese_e_Fondazione__260128_162707Download Qui il verbale di deliberazione della Giunta comunale di Varese. GC_2025_228-1_260128_162551Download -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente