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Potenza. Gli studenti bloccano la ronda fascista
Lunedi 31 agosto un corteo di più di 100 studenti e lavoratori ha bloccato e cacciato via una decina di militanti fascisti di Forza Nuova capitanati da Roberto Fiore. Il corteo ha bloccato quella che sarebbe dovuta essere una ronda fascista, mascherata per “passeggiata per la sicurezza”. Ma cacciandoli dalla […] L'articolo Potenza. Gli studenti bloccano la ronda fascista su Contropiano.
September 1, 2026
Contropiano
Appello alla mobilitazione “Non dimentichiamoci di Gaza”: mozione per il primo collegio e attività per il primo giorno
Quanto segue è un appello a partecipare alla mobilitazione “Non dimentichiamoci di Gaza” che abbiamo pensato insieme Docenti per Gaza e Scuola per la Pace per l’inizio di questo anno scolastico. Invitiamo a far discutere durante il primo collegio docenti una mozione che: * esprime solidarietà al popolo palestinese e condanna il genocidio e ogni forma di connivenza e collaborazione; * serve a ricordare che la libertà d’insegnamento caratterizza, attraverso una norma di rango costituzionale, la scuola italiana; * impegna e invita a tenere una lezione durante il primo giorno di scuola in solidarietà al popolo palestinese, a partire da 5 attività qui di seguito proposte (vedi mozione). Attraverso questa mobilitazione pacifica ma netta, si intende rivendicare con un atto pratico il diritto d’insegnare liberamente che ci spetta per Costituzione e con cui intendiamo mantenere la nostra postura docente per questo anno che inizia. Questo perché, nonostate le numerose e infondate ispezioni dell’anno scorso non abbiano portato a nulla, il discorso ufficiale del MIM, di molti dirigenti scolastici e di molte università oggi continua nel suo tentativo di: * collaborare con università israeliane e aziende delle armi; * equiparare antisionismo e antisemitismo; * militarizzare le scuole; * reprimere e indurre autocensura nel corpo docente. Ci troviamo in un momento storico in cui come docenti siamo chiamate e chiamati a fare il nostro lavoro con la responsabilità e la coscienza che ci contraddistinguono. Le governances europee investono fondi pubblici nel riarmo invece che nella scuola, i ministeri della difesa studiano come reintrodurre la leva e come diffondere la cultura della difesa, i principali attori statali internazionali tornano a considerare pubblicamente l’utilizzo di armi nucleari per “risolvere i conflitti”. Le forze armate di vari paesi della NATO considerano le menti della popolazione un campo di battaglia. Ciò significa che mettono in atto operazioni militari con l’obiettivo di influenzare le opinioni pubbliche verso un’identità collettiva centrata su un’idea di Patria e di Nemico. L’obiettivo è una società militarizzata che sostenga il loro operato perfino con il voto. Questo è uno degli aspetti che denunciamo come tentativo di “israelizzare la società“. Questo significa autoritarismo e fascismo dai vertici delle istituzioni scolastiche da una parte e lezioni sul cyberbullismo tenuti nelle nostre classi non da noi ma da uomini e donne sorridenti e in divisa dall’altra. Con noi docenti accanto a annuire e a legittimarli. Questa prima mobilitazione è per rivendicare una postura diversa, di resistenza. Per portarla nella tua scuola: * manda in questi giorni una mail alla tua scuola chiedendo l’inserimento della mozione “Non dimentichiamoci di Gaza” all’odg del primo collegio docenti dell’anno. * durante il primo collegio, leggi la mozione e descrivi le 5 attività. Ogni docente, in modo pienamente legittimo, sarà libero/a di sceglierne una da fare in classe il primo giorno di scuola. Se la mozione non viene approvata, coloro che sono comunque intenzionate e intenzionati a portarla avanti possono dichiarare, sempre in sede di collegio, di avvalersi quindi dell’opzione di minoranza (vedi mozione). * il primo giorno di scuola, tieni la lezione che desideri! * quando torni a casa, compila il form per la raccolta delle resituzioni (A QUESTO LINK). Solo in questo modo potremo avere un’idea incontestabile della nostra forza e legittimità. È che un clima di paura e autocensura va in frantumi se rendiamo collettivo e visibile questo atto di pace, educante e politico. Infine, se scegli l’attività degli aquiloni, mi raccomando prova a farne volare almeno uno prima! Perché la bellezza delle idee si traduce spesso nella fatica di capire come caspita si scioglie un nodo mostruoso. E nella gioia di capire quando correre (accelera per farlo alzare). Insomma torniamo bambini e bambine un attimo prima di questo nuovo inizio di anno scolastico. Perché rifiutare un sistema, fare un atto d’amore e insegnare qualcosa… È solo un inizio. Buon vento, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Docenti per Gaza Scuola per la pace – Torino e Piemonte Non dimenticare GazaDownload Mozione-e-attivitàDownload -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Monterotondo: gli alberi di Piazza della Libertà tra promesse di trapianto e la realtà degli atti
Mentre in molti si godono le vacanze estive e le festività di Ferragosto, a Monterotondo la mobilitazione per la salvaguardia del patrimonio verde di Piazza della Libertà non si ferma. Negli ultimi giorni, l’attenzione del Comitato costituito per difenderlo si è concentrata sulle palesi contraddizioni tra le rassicurazioni fornite dall’amministrazione comunale durante l’assemblea pubblica dello scorso 21 luglio e la realtà documentale emersa dagli atti di progetto. Sebbene in quella sede sia stato sostenuto che le alberature non saranno abbattute ma trapiantate, negli elaborati di progetto definitivo (Relazione Agronomica GE.040) non esiste alcun progetto di trapianto, né una relazione tecnica dedicata a un piano di manutenzione; il progetto prevede unicamente la rimozione integrale degli alberi e la loro sostituzione con 31 nuove essenze a sviluppo ridotto. A smontare ulteriormente la narrazione ufficiale contribuisce il fronte tecnico e scientifico. Il Comitato ha commissionato all’agronomo Dott. Emanuele Bracci una nuova perizia fitosanitaria sulle alberature di Piazza della Libertà (relazione n. 29-26 del 10/08/2026) che ne certifica lo stato di salubrità e la presenza di esemplari di grande pregio ecologico e paesaggistico (come, peraltro, già emerso nella precedente relazione del 2023). Ma a non tornare sono anche i dati economici delle operazioni propagandate adesso dall’amministrazione con l’intento di contenere la reazione della cittadinanza rispetto all’abbattimento delle alberature previsto dal progetto. L’unica voce di spesa inserita nel quadro economico (la lavorazione “a corpo” NP021) del progetto all’esame della Conferenza dei Servizi ammonta, infatti, a 60.399,86 euro: una cifra del tutto insufficiente a coprire i costi complessi di espianto, trasporto internazionale e cure colturali triennali per 22 piante mature, i cui oneri reali — alla luce dei parametri di mercato per interventi analoghi — arriverebbero ad un importo superiore a 1,4 milioni di euro. La voce di costo NP021 (€ 60.399,86) risulta del tutto insufficiente e priva di rispondenza all’intervento di trapianto professionale. Di fronte a queste criticità, il prof. Carlo Boldrighini, presidente di Italia Nostra-Sezione Aniene e Gianluca Pirozzi, presidente dell’Associazione Centro Storico in Movimento, hanno trasmesso una memoria tecnica contenente una lista di ben 12 richieste puntuali al referente della Conferenza dei Servizi[1], richiamando gli obblighi di trasparenza e di certezza degli elementi relativi ai costi sui quali è chiamata a determinare la CdS attualmente in corso. Riportiamo, al riguardo, la conclusione del documento presentato: “[…] La conservazione in loco è, secondo l’unica perizia estimativa agli atti, l’opzione economicamente più vantaggiosa: costo di gestione straordinaria € 23.783,33, convenienza netta di gestione su vent’anni € 81.555,14, a fronte di un valore attuale del patrimonio arboreo di € 102.244,26 destinato a più che raddoppiare. Ne consegue che l’affermazione della conservazione integrale delle alberature, allo stato degli atti, non è verificabile, non è finanziata e non è progettata. Essa non può pertanto essere assunta a presupposto di alcuna determinazione conclusiva della Conferenza dei Servizi, né essere rappresentata alla cittadinanza quale impegno dell’Amministrazione.” [1] La Conferenza dei Servizi è uno strumento di semplificazione amministrativa previsto dalla Legge 241/1990. Permette un esame contestuale e simultaneo dei vari interessi pubblici e pareri di più enti o uffici diversi, evitando che il cittadino o un’impresa debbano richiederli uno alla volta con tempi molto lunghi.       Redazione Roma
August 14, 2026
Pressenza
A Pozzuoli: tra bradisismo, mancanze istituzionali e mobilitazioni popolari@1
A seguito dell’ultimo episodio bradisistico, avvenuto venerdì 31 luglio, i Campi Flegrei e Pozzuoli in particolare stanno vivendo una rinnovata ondata di emergenze. Dopo il terremoto, sono tante le famiglie in situazione di emergenza abitativa, gli esercizi commerciali chiusi e diventa ancora più pesante l’assenza (strutturale) di adeguamenti per garantire risposte anche solo ai bisogni primari degli abitanti. Si parla di più di 1000 persone sfollate, zone senza acqua e aumenta ogni giorno il numero di edifici dichiarati inagibili. Prima della visita di Piantedosi di mercoledì 5 agosto, il silenzio istituzionale è stato assordante. Allo stesso modo, retorica mediatica e il tenore del dibattito pubblico nazionale è stato per lo più infimo e viziato da stereotipi. Di fronte a tutto ciò, la resistenza popolare non è mancata e si è fatta sentire più forte che in altre occasioni: contestazioni, blocco del porto al grido di “blocchiamo tutto” e assemblee per tentare di giungere a uno stato di mobilitazione permanente. L’assemblea cittadina di mercoledì 5 agosto, ad esempio, ha visto la partecipazione di oltre mille persone e lo svilupparsi di una posizione unitaria di fronte alle parole di Piantedosi. Si parla infatti di una probabile terzo decreto Campi Flegrei che non prevede novità rispetto ai decreti precedenti: i 100 milioni, considerati insufficienti, generano un moto di indignazione se paragonati alle grandi opere inutili che concentrano finanziamenti ingenti, come il progetto dell’America’s Cup. Cittadine e cittadini e le realtà organizzate sul territorio continueranno a monitorare da vicino la situazione e chiedere a gran voce case, messa in sicurezza e sostegno economico a lavoratrici e lavoratori. Una rassegna della cronaca nazionale e dei comunicati dell’ultima settimana: Ci parla in modo approfondito di questi giorni Dario Bellaveglia, abitante e parte dell’assemblea di Potere al Popolo di Pozzuoli. In una seconda intervista, abbiamo raccolto la testimonianza di un’abitante del centro di Pozzuoli. Un racconto diretto di questi giorni di paura ma anche una prospettiva storica, aiutandoci a ricostruire, come è necessario fare, le diverse fasi di crisi e riassestamento di una comunità rimasta spesso disgregata dalle conseguenze della cattiva amministrazione.
August 7, 2026
Radio Blackout - Info
A Pozzuoli: tra bradisismo, mancanze istituzionali e mobilitazioni popolari@2
A seguito dell’ultimo episodio bradisistico, avvenuto venerdì 31 luglio, i Campi Flegrei e Pozzuoli in particolare stanno vivendo una rinnovata ondata di emergenze. Dopo il terremoto, sono tante le famiglie in situazione di emergenza abitativa, gli esercizi commerciali chiusi e diventa ancora più pesante l’assenza (strutturale) di adeguamenti per garantire risposte anche solo ai bisogni primari degli abitanti. Si parla di più di 1000 persone sfollate, zone senza acqua e aumenta ogni giorno il numero di edifici dichiarati inagibili. Prima della visita di Piantedosi di mercoledì 5 agosto, il silenzio istituzionale è stato assordante. Allo stesso modo, retorica mediatica e il tenore del dibattito pubblico nazionale è stato per lo più infimo e viziato da stereotipi. Di fronte a tutto ciò, la resistenza popolare non è mancata e si è fatta sentire più forte che in altre occasioni: contestazioni, blocco del porto al grido di “blocchiamo tutto” e assemblee per tentare di giungere a uno stato di mobilitazione permanente. L’assemblea cittadina di mercoledì 5 agosto, ad esempio, ha visto la partecipazione di oltre mille persone e lo svilupparsi di una posizione unitaria di fronte alle parole di Piantedosi. Si parla infatti di una probabile terzo decreto Campi Flegrei che non prevede novità rispetto ai decreti precedenti: i 100 milioni, considerati insufficienti, generano un moto di indignazione se paragonati alle grandi opere inutili che concentrano finanziamenti ingenti, come il progetto dell’America’s Cup. Cittadine e cittadini e le realtà organizzate sul territorio continueranno a monitorare da vicino la situazione e chiedere a gran voce case, messa in sicurezza e sostegno economico a lavoratrici e lavoratori. Una rassegna della cronaca nazionale e dei comunicati dell’ultima settimana: Ci parla in modo approfondito di questi giorni Dario Bellaveglia, abitante e parte dell’assemblea di Potere al Popolo di Pozzuoli. In una seconda intervista, abbiamo raccolto la testimonianza di un’abitante del centro di Pozzuoli. Un racconto diretto di questi giorni di paura ma anche una prospettiva storica, aiutandoci a ricostruire, come è necessario fare, le diverse fasi di crisi e riassestamento di una comunità rimasta spesso disgregata dalle conseguenze della cattiva amministrazione.
August 7, 2026
Radio Blackout - Info
A Pozzuoli: tra bradisismo, mancanze istituzionali e mobilitazioni popolari@0
A seguito dell’ultimo episodio bradisistico, avvenuto venerdì 31 luglio, i Campi Flegrei e Pozzuoli in particolare stanno vivendo una rinnovata ondata di emergenze. Dopo il terremoto, sono tante le famiglie in situazione di emergenza abitativa, gli esercizi commerciali chiusi e diventa ancora più pesante l’assenza (strutturale) di adeguamenti per garantire risposte anche solo ai bisogni primari degli abitanti. Si parla di più di 1000 persone sfollate, zone senza acqua e aumenta ogni giorno il numero di edifici dichiarati inagibili. Prima della visita di Piantedosi di mercoledì 5 agosto, il silenzio istituzionale è stato assordante. Allo stesso modo, retorica mediatica e il tenore del dibattito pubblico nazionale è stato per lo più infimo e viziato da stereotipi. Di fronte a tutto ciò, la resistenza popolare non è mancata e si è fatta sentire più forte che in altre occasioni: contestazioni, blocco del porto al grido di “blocchiamo tutto” e assemblee per tentare di giungere a uno stato di mobilitazione permanente. L’assemblea cittadina di mercoledì 5 agosto, ad esempio, ha visto la partecipazione di oltre mille persone e lo svilupparsi di una posizione unitaria di fronte alle parole di Piantedosi. Si parla infatti di una probabile terzo decreto Campi Flegrei che non prevede novità rispetto ai decreti precedenti: i 100 milioni, considerati insufficienti, generano un moto di indignazione se paragonati alle grandi opere inutili che concentrano finanziamenti ingenti, come il progetto dell’America’s Cup. Cittadine e cittadini e le realtà organizzate sul territorio continueranno a monitorare da vicino la situazione e chiedere a gran voce case, messa in sicurezza e sostegno economico a lavoratrici e lavoratori. Una rassegna della cronaca nazionale e dei comunicati dell’ultima settimana: Ci parla in modo approfondito di questi giorni Dario Bellaveglia, abitante e parte dell’assemblea di Potere al Popolo di Pozzuoli. In una seconda intervista, abbiamo raccolto la testimonianza di un’abitante del centro di Pozzuoli. Un racconto diretto di questi giorni di paura ma anche una prospettiva storica, aiutandoci a ricostruire, come è necessario fare, le diverse fasi di crisi e riassestamento di una comunità rimasta spesso disgregata dalle conseguenze della cattiva amministrazione.
August 7, 2026
Radio Blackout - Info
A Pozzuoli: tra bradisismo, mancanze istituzionali e mobilitazioni popolari
A seguito dell’ultimo episodio bradisistico, avvenuto venerdì 31 luglio, i Campi Flegrei e Pozzuoli in particolare stanno vivendo una rinnovata ondata di emergenze. Dopo il terremoto, sono tante le famiglie in situazione di emergenza abitativa, gli esercizi commerciali chiusi e diventa ancora più pesante l’assenza (strutturale) di adeguamenti per garantire risposte anche solo ai bisogni primari degli abitanti. Si parla di più di 1000 persone sfollate, zone senza acqua e aumenta ogni giorno il numero di edifici dichiarati inagibili. Prima della visita di Piantedosi di mercoledì 5 agosto, il silenzio istituzionale è stato assordante. Allo stesso modo, retorica mediatica e il tenore del dibattito pubblico nazionale è stato per lo più infimo e viziato da stereotipi. Di fronte a tutto ciò, la resistenza popolare non è mancata e si è fatta sentire più forte che in altre occasioni: contestazioni, blocco del porto al grido di “blocchiamo tutto” e assemblee per tentare di giungere a uno stato di mobilitazione permanente. L’assemblea cittadina di mercoledì 5 agosto, ad esempio, ha visto la partecipazione di oltre mille persone e lo svilupparsi di una posizione unitaria di fronte alle parole di Piantedosi. Si parla infatti di una probabile terzo decreto Campi Flegrei che non prevede novità rispetto ai decreti precedenti: i 100 milioni, considerati insufficienti, generano un moto di indignazione se paragonati alle grandi opere inutili che concentrano finanziamenti ingenti, come il progetto dell’America’s Cup. Cittadine e cittadini e le realtà organizzate sul territorio continueranno a monitorare da vicino la situazione e chiedere a gran voce case, messa in sicurezza e sostegno economico a lavoratrici e lavoratori. Una rassegna della cronaca nazionale e dei comunicati dell’ultima settimana: Ci parla in modo approfondito di questi giorni Dario Bellaveglia, abitante e parte dell’assemblea di Potere al Popolo di Pozzuoli. In una seconda intervista, abbiamo raccolto la testimonianza di un’abitante del centro di Pozzuoli. Un racconto diretto di questi giorni di paura ma anche una prospettiva storica, aiutandoci a ricostruire, come è necessario fare, le diverse fasi di crisi e riassestamento di una comunità rimasta spesso disgregata dalle conseguenze della cattiva amministrazione.
August 7, 2026
Radio Blackout
Bologna la resiliente, che chiede sempre Verità e Giustizia
Nell’introduzione al volume “Contro la paura. Manifesto per una sicurezza democratica”, il vicedirettore di “Repubblica” Carlo Bonini e ed il prefetto Franco Gabrielli – ex capo della polizia e dei servizi segreti – scrivono testualmente che: «la sicurezza non è il privilegio dei più forti, ma il diritto dei più […] L'articolo Bologna la resiliente, che chiede sempre Verità e Giustizia su Contropiano.
August 1, 2026
Contropiano
Dalla crisi sociale alla repressione: quando il controllo sostituisce la giustizia sociale – di Franco Oriolo
Il cosiddetto "decreto maranza" non rappresenta un episodio isolato. È uno dei tasselli di una trasformazione più ampia del rapporto tra Stato, economia e società. Di fronte a una crisi economica e sociale che continua ad aggravarsi, la risposta delle istituzioni appare sempre meno orientata alla redistribuzione della ricchezza, al rafforzamento del welfare e [...]
July 29, 2026
Effimera
Verità e giustizia per Abderrahim Fakir
È mattina tardi al Pilastro, quartiere periferico di Bologna, fa caldo, tanto caldo. Fa caldo da giorni, settimane, mesi. Non se ne può più. Il caldo si mischia all’ansia dei documenti che non arrivano, alle leggi sull’immigrazione che si inaspriscono, sia a livello nazionale che europeo, a Vannacci pompato a tutte le ore dai social e televisioni. Vivi qui da quando hai sette anni, ma non hai ancora la cittadinanza e ancora oggi, superata la soglia dei quarant’anni, hai paura per il permesso di soggiorno che fa ritardo. Fa sempre ritardo. Devi sempre provare il tuo status con documenti, certificati, permessi. Vivi qui da quando hai sette anni. Questo è il tuo paese, Bologna la tua città. E poi c’è il lavoro che non va bene, hai un’impresa, ma i clienti pagano sempre in ritardo e tu devi pagare le tasse, i contributi, i lavoratori. L’ansia sale, non ti senti bene, ti manca il respiro. Hai provato a chiedere aiuto, anche al pronto soccorso, ma non ti hanno ascoltato… Abderrahim Fakir il 19 luglio viene visto “dare in escandescenza”, tirare calci a dei garage, urlare. Interviene la polizia, viene chiamato il 118 per una “crisi psichiatrica”. I pochi minuti che concludono la vita di Abderrahim Fakir  li abbiamo visti tutte e tutti nei video, viene eseguita “una manovra di contenzione” dai due poliziotti arrivati sul posto, mentre una terza persona gli ferma le gambe. Sul tema si è già espresso il Presidente del 118 Balzanelli «la manovra così eseguita è errata e rischiosa». Anche la circolare del Ministero dell’interno dell’11 maggio 2026 con le linee guida per la gestione di persone non collaborative scrive chiaramente che «se il soggetto mostra segni di malessere, [bisogna] allentare la presa, posizionarlo su un fianco e chiamare i sanitari». Quindi i protocolli ci sono e sono chiari: non si deve stare sopra la cassa toracica di una persona in evidente stato di agitazione, contro cui era già stato usato lo spray al peperoncino e con mani e piedi già legati. E i video della situazione precedente al momento della manovra, non possono eliminare né giustificare ciò che è accaduto dopo.  > Perché al momento del suo fermo erano presenti solo i paramedici del 118 e non > un medico? Perché i paramedici non sono intervenuti prima? Perché era ancora > ammanettato quando si è cercato di rianimarlo? Perché è stato usato dello > spray urticante? Come scrive la Brigata Basaglia: «Le pratiche di contenzione, i TSO, le procedure di intervento nei confronti di persone “in stato di alterazione” non sono neutre, sono lo specchio di un crescente sistema di repressione e controllo che agisce con particolare violenza nei confronti delle persone marginalizzate, dissidenti e razzializzate».  Il poliziotto che ha di fatto provocato la morte di Abderrahim Fakir, non era la prima volta che in un fermo utilizzava “metodi estremamente violenti”, era già stato denunciato da Enrico Abumhere, questo ci fa comprendere come non siamo di fronte a singole azioni che deviano dai protocolli, momenti di difficoltà, o qualche mela marcia. Ma modalità sistematiche.  Foto di Daniele Stefanizzi LA VIOLENZA RAZZISTA È STRUTTURALE  La polizia italiana è stata più volte accusata di razzismo dalle organizzazioni internazionali. Nel 2023 il Comitato Onu per l’Eliminazione delle discriminazioni razziali (CERD) nel suo rapporto sull’Italia si è definito «preoccupato per le numerose segnalazioni sull’uso diffuso della profilazione razziale da parte delle forze dell’ordine». Nel 2024, il Meccanismo internazionale di esperti indipendenti per promuovere la giustizia e l’uguaglianza razziale nelle forze dell’ordine (EMLER), ha denunciato «l’adozione sistematica della profilazione razziale come base per i controlli d’identità, per i fermi e le perquisizioni», così come ha definito il sistema penale e carcerario fortemente discriminatorio nei confronti delle persone razzializzate. Ancora nel 2025, la Commissione contro il razzismo e l’intolleranza del Consiglio d’Europa (ECRI) ha pubblicato dossier in cui accusa la polizia italiana di utilizzare la profilazione razziale, indirizzando i controlli in base all’etnia.  > Profilazione razziale, leggi discriminatorie, sistema della cittadinanza > basato strettamente sullo jus sanguinis, il razzismo in Italia non è un > semplice atteggiamento individuale di qualche individuo, ma un sistema > segregazionista fatto di leggi, istituzioni, uffici, certificati, procure e > applicato violentemente nei controlli di polizia. Il ricatto dei documenti è utile per sfruttare lavoratrici e lavoratori migranti e pagarli con salari da fame e mantenerli senza diritti. E a questo dobbiamo aggiungere tutti i nuovi poteri che le forze dell’ordine hanno ottenuto tramite l’approvazione dei vari Decreti Sicurezza, tra cui lo scudo penale, subito utilizzato in questo caso.  La polizia, i carabinieri e l’esercito nelle strade, l’istituzione di zone rosse nei centri città, attuano praticamente una segregazione razziale urbana, controllando in maniera continuativa, stressante e violenta le persone razzializzate e migranti, le persone marginalizzate e che vivono in estrema povertà nelle strade, e chiunque provi a protestare e criticare il potere. Le carceri e i cpr sono il corollario di questo controllo urbano. Non è un caso che Abderrahim Fakir vivesse un’ansia costante di essere deportato. Ed è simbolico che la sua uccisione sia avvenuta mentre a Genova si ricordava l’uccisione di Carlo Giuliani. Come allora, la polizia uccide impunita nelle nostre strade, l’omertà, lo spirito di corpo, i depistaggi e la base fascista della polizia è ben solida, coperta e sostenuta dal sistema giudiziario e politico.   > Abderrahim Fakir non stava bene, ma della sua salute mentale nessuno parla, > non era preso in carico dai servizi di salute mentale, perché in Italia sono > manchevoli e non hanno sufficienti personale e risorse. Non seguiva una cura, non aveva un sostegno psicologico, nonostante stesse affrontando un momento della vita complicato. Come può accadere a ognuno di noi. Solo che pagare 50 o anche 100 euro settimanali per una seduta di terapia è un privilegio che non tutte le persone si possono permettere. Eppure nessuna risorsa aggiuntiva è stata inserita in finanziaria per il supporto psicologico e per il benessere psico-fisico, mentre la richiesta di presa in carico è esplosa dopo il Covid-19. E il caldo estivo rischia di peggiorare la situazione. Quando Abderrahim Fakir a vent’anni è stato fermato per spaccio e detenzione di sostanze stupefacenti il sistema penale e carcerario si è attivato in maniera solerte. Ma in un momento di bisogno non si è attivato nessun servizio del sistema sanitario o di supporto sociale. Nessuna istituzione della cura, solo del controllo. E questo ha tutto a che vedere con il colore della sua pelle, con la storia coloniale del nostro paese e dell’Europa, con il suprematismo bianco dei nostri giorni, che affonda le sue radici in secoli di conquiste, sopraffazione e schiavismo.  Foto di Daniele Stefanizzi BOLOGNA IN RIVOLTA  Il giorno seguente l’uccisione di Abderrahim Fakir, il sindaco Lepore ha convocato un presidio in centro storico, e non al Pilastro, dove le sue politiche in passato erano già state al centro di contestazioni. Qui c’erano migliaia di persone che hanno ascoltato le parole della nipote Yossra Fakir: «Abderrahim non era un caso di cronaca, era una persona, era mio zio, era un fratello, un familiare, un uomo con una storia, con dei sentimenti e con delle persone che lo amavano profondamente», continuando tra le lacrime: «meritava aiuto, ascolto, rispetto e dignità. La cosa più difficile da accettare e che in un momento di fragilità, quando una persona chiede aiuto qualcuno possa non essere riuscito a proteggerlo. E oggi noi chiediamo risposte: su chi aveva il compito di intervenire, su chi aveva il compito di tutelare una vita. Chi indossa una divisa ha una responsabilità enorme, quella di proteggere le persone, soprattutto quelle più vulnerabili, per questo chiediamo che ogni comportamento e ogni eventuale mancanza vengano accertati con la massima attenzione».  Il presidio è diventato un corteo, circondato dalle forze dell’ordine contro cui sono scoppiati scontri per tutta la notte. Ore in cui la polizia di Bologna ha lanciato lacrimogeni ad altezza delle persone, usato idranti, e caricato con violenza, ci sono stati diversi fermi, reporter sono stati manganellati, e ad altri sono state rotte le macchinette fotografiche. > Perché era necessaria la polizia in assetto antisommossa in un presidio per la > morte di un uomo ucciso dalla polizia? Perché già erano previsti idranti in > piazza? Sono mesi che assistiamo a scene di estrema violenza nelle strade di > Bologna, e non solo, dove durante il movimento per la Palestina almeno una > persona ha perso un occhio perché colpita da gas lacrimogeni. Se Bologna non avesse risposto con questa determinazione e rabbia e non fosse rimasta in piazza per ore, oggi il caso Abderrahim Fakir sarebbe già fuori dalle pagine di giornale, non avrebbe superato i confini nazionali e sarebbe rimasto l’ennesimo fatto di cronaca presto dimenticato. Senza quella rabbia la vita Abderrahim Fakir, di Rami Elgaml, di Moussa Diarra e le tante vite spezzate dal razzismo istituzionale non le ricorderebbe nessuno.  Il Partito Democratico ha ancora una volta deciso di stare dalla parte sbagliata, con le parole balbettanti di Schlein, mentre il Movimento 5 Stelle non si è espresso, e AVS ha chiesto un’ indagine indipendente. Non è abbastanza. Possibile che nessuna forza politica abbia il coraggio di dire che Fakir è stato ucciso da due poliziotti? > La lotta al razzismo sistemico e la denuncia di un’uccisione di una persona > inerme come Abderrahim Fakir dovrebbe essere al centro di un programma di > sinistra. La destra, al contrario è molto chiara, soffia sul razzismo perché > si espanda l’incendio dell’odio, in una rincorsa a Vannacci che porta il > discorso pubblico sempre più verso il fascismo. Mentre schiere di persone reali e bot alimentano nei social commenti che inneggiano alla morte delle persone migranti. La piazza di Bologna è stata giusta e necessaria, così come il processo di mobilitazione che sta nascendo: la grande assemblea di mercoledì 22 a piazza Lucio Dalla, che chiama a una mobilitazione cittadina per domenica 26 e a una mobilitazione nazionale per settembre. Nonostante anche qui non manchino divisioni e sgomitate identitarie per ricavarsi il proprio pezzo di visibilità.  Quante altre vite spezzate dovremmo piangere? Quante altri familiari dovranno farsi carico di processi e comitati per chiedere verità e giustizia? Quante tempo ancora ci vorrà per rispecchiarci in queste storie? La lotta per Abderrahim Fakir deve essere la lotta di tutte e tutti, non possiamo più aspettare il prossimo omicidio di Stato.  Mentre scriviamo ci arriva la notizia che Mohamed Amin Bessioud si è lanciato dal balcone durante una perquisizione dei carabinieri nella sua camera. Un’altra vita spezzata. Immagine di copertina di Daniele Stefanizzi Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul banner qui sotto per fare una donazione. Puoi anche donare il tuo 5X1000, CF: 96405560580 L'articolo Verità e giustizia per Abderrahim Fakir proviene da DINAMOpress.
July 24, 2026
DINAMOpress