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L’Italian Raid Commando torna a Monza e in Brianza? Mobilitazione domenica 24 maggio
MONZA E I TERRITORI LIMITROFI RISPONDONO CON UNA MARCIA CONTRO LA GUERRA APPUNTAMENTO ALLE 15 DI DOMENICA 24 MAGGIO IN P.ZZA WALTER BONATTI A MONZA Domenica 24 maggio la città di Monza verrà attraversata da una Marcia contro la guerra che vede l’adesione di circa 100 organizzazioni della società civile di Monza e Brianza, della provincia di Lecco e di alcune città della provincia di Milano. L’elenco – consultabile attraverso il qr code del volantino – è in continuo aggiornamento, e vede già presenti associazioni, circoli e ong come Arci, Anpi, Emergency, Sanitari per Gaza, Un Ponte Per, Desbri e Banca Etica, Bloom di Mezzago, Monza per la pace, Libera di Lecco, Associazione Luca Attanasio, BOA/Brianza Oltre l’Arcobaleno, Associazione LGBT+diritti Renzo e Lucio Lecco; ma anche coordinamenti e tavole per la pace di diverse città e l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università; collettivi come il Foa Boccaccio; associazioni scout come Cngei e il Masci (Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani); realtà ecclesiali come il Pime di Lecco, Granis e Acli di Vimercate; comitati di quartiere e associazioni ambientaliste come Fiab Monzainbici, Parents for Future, Legambiente Monza e Meratese, Sinistra e Ambiente-Impulsi di Meda e il Coordinamento No Pedemontana; forze sindacali come Cgil e USB Monza Brianza; associazioni di donne come Donne e Diritti di Vimercate, UDI Cernusco, Gruppo Donne Arci La. Loco di Osnago, Officina Donna di Olgiate, Qdonna Lissone, Donne Democratiche di Mezzago, la Casa delle Donne di Desio e Cisda/Staffetta femminista Italia-Afghanistan, insieme a E’ Possibile. Uomini Contro Ogni Violenza. Rete Maschile Plurale. Aderisce anche la Rete degli Sportelli Salute Meratese e Lecco, impegnata ad assistere la cittadinanza contro i disservizi causati dai tagli alla sanità, per buona parte imputabili allo spostamento di risorse sul riarmo.  “Ci mobilitiamo per mettere al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica la devastazione umana e ambientale prodotta dalle guerre, con l’incremento costante delle vittime tra la popolazione civile, i processi di impoverimento in corso, le derive autoritarie e distruttive della democrazia,  innescati anche nei paesi non direttamente colpiti dai conflitti, come l’Italia; e per sottolineare le gravi responsabilità e complicità del nostro paese”, scrivono gli organizzatori. “Come cittadinanza possiamo dare un contributo concreto alla pace, partecipando attivamente a campagne per il disarmo, l’obiezione di coscienza e il boicottaggio. Facendo pesare anche il ns ruolo di consumatori con investimenti finanziari e consumi etici. Inoltre, riteniamo fondamentale esercitare la giusta pressione sui decisori politici affinché applichino pienamente, anche a livello locale, il principio costituzionale sancito dall’articolo 11: “L’Italia ripudia la guerra”. Lo sforzo unitario in corso, renderà sempre più incisive nei nostri territori, le richieste che indirizziamo alle forze politiche” – precisano dal gruppo di lavoro che sta facilitando l’organizzazione della Marcia. Il movimento contro la guerra che sta dando vita alla mobilitazione del 24 maggio, ha deciso di coinvolgere le forze politiche fin dall’inizio del processo, a partire dalla condivisione di un manifesto politico. Al corteo parteciperanno il Partito Democratico (Monza e MB), il partito della Rifondazione Comunista (fed. MB e Como), AVS – Alleanza Verdi Sinistra Italiana (MB e Cinisello Balsamo), Movimento 5 Stelle (MB Est), Lab Monza, MonzAttiva, Desio Bene Comune. “Rifiutiamo che i nostri territori vengano attraversati, per il terzo anno consecutivo, da competizioni militari internazionali che celebrano la cultura della forza e la propaganda bellica” – scrivono organizzatrici e organizzatori. “L’Italian Raid Commando è la manifestazione di addestramento e propaganda militare più importante e impattante sul nostro territorio, ma purtroppo non è l’unica ad avvenire con il coinvolgimento di aree naturali, scuole, aree urbane e cittadinanza, a volte anche di bambin* e ragazz*. Ci opponiamo fermamente a questo tipo di iniziative, anche se nascoste tra le pieghe dell’educazione alla legalità” – concludono. “Rispetto all’IRC 2026, abbiamo anche manifestato il nostro dissenso a diverse istituzioni (in particolare, gli enti gestori dei parchi) il cui territorio di competenza temiamo sia nuovamente attraversato dall’iniziativa bellicista. Non è in nostro potere bloccare tale evento, ma crediamo di aver esercitato una pressione efficace: quest’anno UNUCI ha deciso di non rendere pubbliche informazioni, eventuali patrocini e sponsor, immagini di veicoli militari e vittime rappresentate, soldati Nato impegnati nelle gare di tiro e carrarmati fotografati da cittadini ignari nel prato accanto alla propria abitazione, come accaduto nelle edizioni precedenti. Lo stesso Comune di Monza non ha rinnovato per la seconda volta il patrocinio, concesso per la prima edizione. Nessuno sembra sapere un gran che dell’IRC 2026 che pare confinata nel segreto dei boschi della Brianza fino al giorno in cui forse le pattuglie attraverseranno le vie di Monza in divisa, con la loro propaganda bellicista. La nostra presenza sarà più forte, colorata e determinata. Sfileremo con il nostro corteo che ripudia guerra, militarizzazione e riarmo, nel rispetto dell’ambiente, della città, e delle persone, secondo una responsabilità condivisa tra tutte le realtà aderenti, forti dei valori della pace di cui siamo portatrici e portatori”. Per aggiornamenti sulla manifestazione è possibile consultare la pagina IG di Monza per la pace e i social delle realtà aderenti, o scrivere a diciamonoallaguerra@gmail.com Concentramento: ore 15 piazza Walter Bonatti Monza I giornalisti che desiderano essere contattati, possono scriverci a: diciamonoallaguerra@gmail.com  -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Roma, il corteo della Nakba: 78 anni di resistenza palestinese
La Nakba non è una pagina chiusa della storia da ricordare distrattamente una volta all’anno. È una ferita aperta che continua a produrre sofferenza, violenza e ingiustizia. La Nakba viene ricordata il 15 maggio, data che segna l’inizio della tragedia vissuta dal popolo palestinese nel 1948. Quest’anno, tuttavia, molte mobilitazioni si sono svolte sabato 16 maggio per consentire una più ampia partecipazione e trasformare quella ricorrenza in un momento collettivo di lotta e solidarietà. Le manifestazioni tenute a Roma e in altre città italiane dimostrano che, nonostante i tentativi sempre più insistenti di delegittimare il dissenso, criminalizzare la solidarietà e imporre una narrazione univoca del conflitto, esiste ancora nel nostro Paese una coscienza civile e democratica che rifiuta il silenzio di fronte a quanto sta accadendo. A Roma, quella comunità umana, sociale e politica che non intende essere complice dell’orrore si è ritrovata in quella che i movimenti hanno simbolicamente ribattezzato “Piazza Gaza”, Piazza dei Cinquecento, dando vita a un corteo determinato a non voltarsi dall’altra parte. La manifestazione ha attraversato il centro della città, terminando il suo percorso a Piazza Vittorio Emanuele. Ciò che ebbe inizio nel 1948 con l’espulsione di oltre 700mila palestinesi dalle proprie terre e dalle proprie case non appartiene soltanto al passato. Siamo di fronte a un processo storico che, nel corso dei decenni, ha assunto forme diverse, ma ha mantenuto un tratto costante: l’occupazione, la negazione dei diritti fondamentali, l’espansione delle colonie e la progressiva compressione dell’autodeterminazione del popolo palestinese. Oggi questa realtà assume una dimensione ancora più drammatica di fronte a ciò che sta accadendo nella Striscia di Gaza. Settantotto anni di espulsioni, occupazione e negazione dei diritti del popolo palestinese, ma anche settantotto anni di resistenza e di lotta per il diritto al ritorno e all’autodeterminazione. Una resistenza che continua a camminare sulle gambe delle nuove generazioni e che rifiuta di arrendersi alla cancellazione della propria memoria e della propria identità. Chi oggi scende in piazza, sostenendo la mobilitazione internazionale della Flotilla e la parola d’ordine “Blocchiamo tutto”, non lo fa soltanto per custodire una memoria storica o per esprimere una solidarietà astratta. Lo fa per denunciare il presente, per dare voce a chi viene ridotto al silenzio e per chiedere l’interruzione di ogni rapporto politico, economico e militare con Israele, insieme alla liberazione dei prigionieri politici palestinesi. Le piazze mostrano con forza tutta l’ipocrisia dei governi occidentali. L’esecutivo italiano, in sintonia con le istituzioni europee e con una logica di progressiva militarizzazione delle relazioni internazionali continua a destinare risorse sempre maggiori al riarmo e all’industria bellica. Nel 2026 la spesa italiana per la difesa si avvicina ai 45 miliardi di euro, secondo i criteri di calcolo adottati dalla NATO, mentre nel nostro Paese si riducono investimenti e servizi essenziali come sanità pubblica, scuola, trasporti, welfare e sostegno sociale. Esiste un filo che lega le politiche di guerra e il peggioramento delle condizioni materiali delle persone. Mentre si trovano risorse per le spese militari, si continua a sostenere che non esistano fondi sufficienti per garantire diritti sociali e condizioni di vita dignitose. Questa scelta politica tradisce i principi più profondi della nostra Costituzione, nata dalla Resistenza antifascista e in particolare quel principio fondamentale che sancisce il ripudio della guerra. Assistere alla distruzione di interi quartieri, ospedali, scuole e università, alla privazione di acqua, cibo e cure per milioni di civili a Gaza senza assumere una posizione chiara, significa accettare una deriva che colpisce l’intera umanità. Non potrà esistere una pace giusta e duratura finché continueranno occupazione, colonizzazione e negazione dei diritti del popolo palestinese. La pace non si costruisce attraverso la superiorità militare, i bombardamenti o i doppi standard nell’applicazione del diritto internazionale. La pace richiede giustizia, la fine delle violenze e il riconoscimento del diritto dei popoli all’autodeterminazione. La risposta arrivata dalle piazze di Roma e delle altre città dimostra che la solidarietà internazionale e la fratellanza tra i popoli continuano a vivere nella società reale, nonostante i tentativi di anestetizzare le coscienze attraverso la propaganda. Gli studenti, i movimenti sociali, i lavoratori e i cittadini che si mobilitano rappresentano una parte importante di questo Paese. Questa mobilitazione non è un episodio isolato. Si inserisce dentro una battaglia più ampia contro un modello fondato sulla guerra, sullo sfruttamento e sulla subordinazione della vita umana agli interessi economici e militari. È la stessa battaglia che guarda alle lotte sociali, ai diritti del lavoro e alla difesa dello stato sociale. Anche per questo assume un significato importante l’appuntamento dello sciopero generale di lunedì 18 maggio: un momento di mobilitazione che intende ribadire un netto rifiuto delle politiche di guerra, del riarmo e dell’idea che le esigenze delle persone possano essere sacrificate per sostenere interessi economici e strategie militari. Non saranno le retoriche belliciste né i tentativi di restringere il dibattito pubblico a fermare questa voce. Finché esisterà un popolo privato della propria libertà, continueremo a schierarci al suo fianco, nelle piazze, nei luoghi di lavoro, nelle scuole e ovunque sia necessario difendere la dignità umana e costruire una prospettiva di pace e giustizia. Foto di Mauro Zanella e Giovanni Barbera Giovanni Barbera
May 17, 2026
Pressenza
Electrolux ha gettato la maschera. Serve una risposta generale dal mondo del lavoro
Il piano presentato da Electrolux segna un salto di qualità nello smantellamento industriale del Paese. Dietro la retorica della “riorganizzazione” e della “competitività” si nasconde una scelta precisa: scaricare sui lavoratori il costo della crisi del modello industriale europeo, salvaguardando margini, dividendi e interessi finanziari. 1700 esuberi, la chiusura di […] L'articolo Electrolux ha gettato la maschera. Serve una risposta generale dal mondo del lavoro su Contropiano.
May 15, 2026
Contropiano
Dalla Resistenza di ieri alle “resistenze” di oggi: Adelmo Cervi incontra le scuole a Torino
> Il collettivo studentesco dell’I.I.S. “Santorre di Santarosa” di Torino ha > organizzato un assemblea d’istituto in cui ha invitato Adelmo Cervi, figlio di > uno dei sette fratelli Cervi, contadini partigiani che vennero fucilati dai > fascisti nel 1943. L’incontro s’è sviluppato lungo un unico filo dalla > Resistenza partigiana alle “resistenze” di oggi. Pubblichiamo qui l’articolo > di Fabio Sarni, studente portavoce del collettivo del “Santorre”, e Irene > Carnazza, docente dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e > delle università. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha come suo scopo statutario il monitoraggio e la segnalazione di tutte quelle situazioni in cui gli ambienti dedicati allo studio e alla libera costruzione del senso critico vengono penetrati in modi più o meno evidenti sia dalla propaganda militarista sia dagli interessi dell’industria bellica. Tuttavia una parte importante del nostro lavoro è anche ragionare sui percorsi alternativi che le/i docenti e le/gli studentesse/studenti mettono in atto anche con l’obiettivo di porre un argine nei confronti di questo fenomeno che, per quanto dilagante, può e deve essere contenuto da quante/i nella scuola vivono e lavorano tutti i giorni. In questo anno scolastico caratterizzato dall’attivismo delle/dei ragazze/i, che si sono riversate/i nelle piazze a sostegno della Flotilla, oggi nuovamente sotto attacco, o nella partecipazione agli imponenti scioperi autunnali, appare particolarmente importante la crescita dei tanti collettivi studenteschi che si sono sollevati contro il genocidio in Palestina e che nella giornata del 7 maggio sciopereranno contro il riarmo e la reintroduzione della leva. Tra i tanti gruppi disseminati in tutta Italia vogliamo qui raccontare come, nelle giornate sempre intense a cavallo tra 25 aprile e 1° maggio, il piccolo ma vivace collettivo dell’IIS “Santorre di Santarosa” di Torino abbia lavorato alla costruzione di un’assemblea di istituto che ha mutuato dalla Resistenza di ieri una vocazione sempre più decisa verso le tante “resistenze” di oggi. Non senza difficoltà le/gli studentesse/i hanno convocato per il 27 aprile un’assemblea di istituto alla quale è stato invitato Adelmo Cervi. Ecco le parole con cui uno dei rappresentanti di istituto degli studenti, Fabio Sarni, (che il nostro collaboratore dell’Osservatorio, Stefano Bertoldi, aveva intervistato lo scorso autunno in una puntata di “Scuola Resistente”) ha presentato alle/i compagne/i questo importante testimone delle lotte di ieri e di quelle di oggi: > «Sono onorato di annunciarvi l’ospite di questa assemblea, Adelmo Cervi, che è > venuto a trovarci direttamente dall’Emilia. Adelmo è un combattente, un uomo > che lotta da tutta una vita seguendo le orme di suo padre Aldo e della sua > famiglia: oggi è qui con noi per raccontarci una storia, la storia dei suoi > sette padri, come dice lui, e di tanti altri che hanno pagato con la vita la > loro scelta di libertà, storia di uomini che hanno avuto paura ma davanti alla > paura non si sono mai arresi, storia di uomini che volevano lottare per > sconfiggere le ingiustizie, una lotta cominciata la prima volta che un essere > umano ha detto no per ribellarsi ad un’imposizione, storia di uomini che > avevano capito che era giunta l’ora di resistere, era giunta l’ora di essere > uomini, di morire da uomini per vivere da uomini. > > Vi ringrazio per aver accettato il mio invito a questa assemblea, per > ascoltare la testimonianza di una conquista, la conquista della libertà che > come tutte le conquiste non è per sempre, c’è sempre qualcuno interessato a > portarle via, per cui resistere ancora oggi è un dovere e una necessità di noi > giovani ed è importante essere qui oggi.» Adelmo Cervi ha dialogato con le/gli studentesse/i da pari a pari, con una freschezza e una vivacità che hanno emozionato chi, tra noi docenti, ha avuto la possibilità di partecipare all’incontro. Nel teatro del Santorre campeggiava un enorme striscione che riportava le parole di “Per i morti di Reggio Emilia”, scritta nel 1971 da un altro torinese, il cantautore Fausto Amodei: > > Sangue del nostro sangue > > > > nervi dei nostri nervi > > > > come fu quello dei fratelli Cervi. Queste stesse parole sono state poste in esergo al libro di Adelmo Cervi, I miei sette padri, che l’ospite ha presentato, intervallando il racconto con la proiezione dell’omonimo documentario di Luciana Davì, uscito nel 2023. I miei sette padri: titolo che evidentemente fa da contraltare al celeberrimo I miei sette figli scritto nel 1955 da Alcide Cervi, che nelle foto che scorrono sullo schermo tiene in braccio proprio un piccolissimo Adelmo. Nel teatro della scuola ospitante abbiamo tutte/i provato la fortissima emozione di essere, come ha osservato Fabio Sarni, “legate/i da uno stesso filo”, che attraversa le generazioni, che scorre attraverso il tempo e che oggi si snoda oltre i confini di Torino e dell’Italia, e arriva alla Palestina, al Venezuela, all’Iran, al Libano, e nella sua forza delicata travolge i confini e le barriere e i nazionalismi. La testimonianza di Adelmo è stata importante per le classi perché non si è limitato a raccontare la storia della propria famiglia, ma si è posto come esempio vivente di come si può oggi stare nella lotta e fare resistenza, nel mondo in cui il capitale e i signori della guerra ci vogliono invece resilienti e passive/i. A conclusione dell’incontro, ascoltando le note di “Canzone per Delmo” di Filippo Andreani e di “La pianura dei sette fratelli” dei Modena City Ramblers le/i ragazze/i hanno abbracciato Adelmo, hanno scattato fotografie insieme a lui e hanno fatto la fila per farsi autografare il libro, che è anche stato donato alla scuola. Ecco le parole del comunicato finale dedicato a un bilancio dell’incontro, che il rappresentante del Santorre ha scritto a quattro mani con un altro studente torinese, Zeno Lazzari, rappresentante presso la Consulta Provinciale degli Studenti del Liceo “Gobetti-Segrè” (il terzo istituto superiore di Torino che, insieme al “Santorre” e al Liceo “Einstein”, ha ospitato Cervi): > > > > «Ieri mattina, all’assemblea d’istituto, è venuto a trovare gli studenti > > > > Adelmo Cervi, figlio di un uomo che diede la vita per il suo sogno di > > > > libertà. > > > > > > > > È stata una giornata di resistenza, in cui gli studenti hanno ricordato > > > > sette fratelli che ebbero paura ma, davanti ad essa, non si arresero > > > > mai: sette fratelli contadini che lavorarono per tutta la vita la terra > > > > emiliana e che decisero di partecipare attivamente alla Resistenza > > > > contro il nazifascismo. > > > > > > > > Nel novembre del 1943 qualcuno denunciò l’intera famiglia per le loro > > > > attività antifasciste; la loro casa fu circondata da più di cento > > > > fascisti e venne data alle fiamme. I fratelli e il loro padre, Alcide, > > > > vennero arrestati e, il 28 dicembre, i sette fratelli furono fucilati a > > > > Reggio Emilia. Alcide riuscì a fuggire di prigione pochi giorni dopo, > > > > durante un bombardamento. > > > > > > > > È stata ricordata una conquista: la conquista della libertà ottenuta > > > > grazie ai partigiani. Ma, come tutte le conquiste, non è per sempre: c’è > > > > sempre qualcuno interessato a togliercela. Gli spazi di democrazia > > > > dentro le scuole sono necessari per cogliere questo esempio e continuare > > > > la lotta contro le barbarie di questo sistema, con l’obiettivo di una > > > > scuola libera non dalla politica, ma dai soprusi di chi ci vorrebbe > > > > passivi e senza libertà. > > > > > > > > II 7 maggio scioperiamo, spalla a spalla con i lavoratori, continuando a > > > > lottare contro tutti coloro che vogliono la guerra per i loro sporchi > > > > interessi e che vorrebbero piegare le scuole al profitto!» La percezione che la memoria sia energia viva e che il ricordo non debba restare un’operazione inerte ma vivere nelle lotte di oggi è evidente nelle ultime parole del comunicato, in cui si rivendica una scuola in cui la politica non sia censurata o ridotta a teatrino dalla logica del contraddittorio. Quanto questi temi siano importanti per le studentesse e gli studenti emerge anche da una piccola intervista che abbiamo proposto al rappresentante di istituto del “Santorre”: si tratta di un piccolo esempio di come le/i docenti e le/gli studentesse/studenti possano insieme lavorare su questioni che rappresentano il cuore pulsante di un’autentica “educazione alla cittadinanza”. Irene: Perché proprio nel corso di questo anno scolastico voi studenti avete ritenuto importante tornare sul tema della Resistenza? Fabio: Abbiamo iniziato scendendo in piazza in autunno con gli scioperi del “blocchiamo tutto” per la Palestina, in quel momento abbiamo notato che la repressione contro le varie forme di dissenso continuava ad aumentare, ogni sciopero si concludeva con scontri con la polizia e nelle settimane successive seguivano una serie di arresti soprattutto di studenti che impedivano loro di frequentare la scuola. Questa situazione ci ha fatto pensare che fosse necessario parlare agli studenti, dai più grandi ai più piccoli, di cosa è stata la resistenza e come anche oggi bisogna continuare questa lotta. L’incontro con Adelmo Cervi è stato fondamentale per ribadire questo concetto, lasciando lo spazio agli studenti di esprimersi. Vi siete posti il problema di come reagire a eventuali richieste di contraddittorio? Ci abbiamo pensato, perché Adelmo è una persona molto esposta politicamente, però sarebbe stato assurdo se qualcuno avesse chiesto il contraddittorio quando si parla di resistenza contro la pagina più oscura della storia del nostro paese quale è stata il nazifascismo. Vedendo i tempi in cui viviamo il problema ce lo siamo posti, ma fortunatamente almeno tra i banchi il fascismo è ancora considerato come la morte di tutte le idee nonostante qualcuno stia cercando di legittimarlo. Che rapporto c’è tra la giornata con Adelmo e lo sciopero del 7 maggio? Durante l’incontro, Adelmo ha parlato di come la sua famiglia, i suoi 7 padri come dice lui, lottarono contro il nazifascismo ma anche contro le guerre nel senso più ampio della parola, ha trasmesso un messaggio pacifista che noi stiamo portando avanti da mesi, per questo torneremo in piazza giovedì 7 maggio per ribadire il nostro dissenso nei confronti della campagna di militarizzazione che sta portando avanti il nostro governo e il resto dell’Europa, ci opporremo alla leva militare che sta tornando in molti paesi europei e coglieremo l’occasione per ribadire la nostra ferma condanna alla riforma 4+2 per gli istituti tecnici. In che senso le scuole possono essere dei presidi di libertà anche in riferimento alla situazione di una città come Torino? Credo che le scuole possano essere dei presidi di libertà lasciando agli studenti la possibilità di prendere la parola perché gli studenti hanno molta voglia di esprimere le loro idee e le loro opinioni. Spesso si dice che a scuola non bisogna fare politica; io credo che questa affermazione sia completamente sbagliata perché gli studenti proprio a scuola devono imparare a confrontarsi, devono imparare a dibattere e ad interessarsi su ciò che gli accade attorno, non si può pensare che la scuola si debba isolare da tutto ciò che ci circonda, sarebbe profondamente sbagliato, verrebbe a meno la volontà degli studenti che invece a scuola vogliono proprio fare politica, vogliono confrontarsi, vogliono interessarsi e lo abbiamo visto quando centinaia di studenti si sono riversati in corso Regina Margherita dopo lo sgombero dell’Askatasuna, sgombero che ha tolto nuovamente un luogo di aggregazione per i ragazzi e non solo. I ragazzi hanno voglia di fare, di interessarsi, bisogna solo dar loro la possibilità di farlo. Qual è la parte dell’ intervento di Adelmo che ti ha più emozionato? Quando abbiamo ascoltato “Canzone per Delmo” di Filippo Andreani, io mi ero seduto a fianco ad Adelmo che nel mentre fotografava lo striscione che avevamo fatto per l’occasione e devo dire che quel momento mi ha davvero commosso. È stato in quel momento che ho compreso che eravamo riusciti a fare ciò che ci eravamo prefissati, avevamo creato uno spazio di democrazia all’interno delle scuola, è stata una grande soddisfazione. Nel fare il bilancio di questa esperienza, chi scrive ha avuto modo di confrontarsi con le/i colleghi rispetto al ruolo della scuola nella trasmissione della memoria e vorrei concludere queste considerazioni con le parole di una mia collega, che scrive: Abbiamo tramandato a questi ragazzi sensibili come noi quello che in passato ci aveva toccato al punto di orientare il nostro percorso. Io direi che abbiamo fatto un bel lavoro. L’unico che devono fare gli insegnanti… Fabio Sarni, portavoce del collettivo studentesco dell’I.I.S. “Santorre di Santarosa” di Torino Irene Carnazza, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: MAKE A ONE-TIME DONATION Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Donate -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A MONTHLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate monthly -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A YEARLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate yearly
Genova: gli Alpini chiudono le scuole e le insegnanti si mobilitano per fare lezione nelle piazze
LEZIONE PUBBLICA COLLETTIVA, VENERDÌ 8 MAGGIO: – ORE 10, PIAZZA DE FERRARI – ORE 11, PIAZZA DELLE ERBE (SCUOLA DON GALLO/GARAVENTA) – ORE 12, PIAZZA MERIDIANA (SCUOLA DANEO) L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università promuove l’iniziativa di insegnanti e attivisti di Ora in silenzio contro la guerra e Arci Genova di costruire insieme una lezione pubblica collettiva nelle piazze di Genova in orario scolastico la mattina dell’8 maggio. Se gli Alpini chiudono le scuole, > «Io faccio scuola lo stesso.» Questo è il nome dato alla mobilitazione, che qui rilanciamo con le motivazioni della protesta, ricordando che l’Associazione Nazionale Alpini è un’associazione d’arma, che ha quindi come scopo statutario lo svolgimento di attività a favore di militari e ex-militari. In tempi di genocidio, riarmo e ritorno della leva, forse era meglio lasciare che le e gli studenti andassero a scuola, invece che indirettamente invitarli a partecipare a tali attività. > «Parata militare di alpini? > In tempo di guerra? > Con tutte le scuole e le attività educative chiuse? > > NO, GRAZIE > > Siamo in guerra. > > E lo dimostrano le inaccettabili e sempre crescenti spese per le armi, le > proposte ricorrenti di ritorno alla leva, la presenza sempre più invasiva dei > militari all’interno delle scuole. > > E nel mondo oltre 50 guerre fanno stragi, soprattutto di civili, mentre i > profitti dell’industria militare e i compensi dei loro manager balzano verso > l’alto. > > E sotto le macerie di Gaza giacciono 200.000 morti e il diritto > internazionale. > > In questo quadro, siamo fermamente contrari e contrarie che la città diventi > teatro di un’ennesima ed inutile parata militare, quella degli alpini, con > tanto di “ammassamento” e di fanfare. Augurandoci di non dover assistere anche > a Genova, come è avvenuto altrove in passato, ad episodi di molestia contro le > donne, retaggio del tipico maschilismo militare. > > Dissentiamo dalla decisione di chiudere le scuole: una scelta che dimostra > ancora una volta come la scuola sia considerata a tutti i livelli la > “cenerentola” delle istituzioni. Ci è stato detto che altre città hanno chiuso > le scuole per la parata degli alpini. Ci chiediamo allora perché non vengano > chiuse le industrie armiere, o interrotti gli scali delle crociere. > > Per rendere visibile il nostro dissenso, invitiamo insegnanti ed alunni a > costruire in piazza De Ferrari venerdì mattina una sorta di “scuola aperta”: > insegnanti , volontari e volontarie parleranno di pace, di costituzione, di > arte.  > > Con gessetti e lavagne sui gradini del ducale e di fronte a due scuole chiuse, > diremo agli alpini ed ai passanti: “E io faccio scuola lo stesso. Ed educo > alla pace, non alla guerra”. > > Appuntamenti per venerdì 8 maggio: > > * Ore 10 piazza De Ferrari > * Ore 11 piazza delle erbe ( scuola Don Gallo/Garaventa) > * Ore 12 piazza Meridiana ( scuola Daneo) > > Vieni anche tu. Se vuoi, organizza la tua lezione. > > Se ce l’hai, porta una lavagnetta, o l’occorrente per la tua lezione. » > > Ora in silenzio contro la guerra e ARCI Genova > > Con l’ordinanza sindacale n.134 del 17/04/2026 la sindaca di Genova, Silvia > Salis, ha predisposto: > > * la chiusura di tutti i plessi sedi dei servizi educativi, delle scuole di > ogni ordine e grado, pubbliche e private, dei Centri di Formazione > Professionale e di tutte le attività didattiche dei Dipartimenti > Universitari, ricadenti nel territorio del Comune di Genova, per le > giornate di venerdì 8 e di sabato 9 maggio in concomitanza con > l’eccezionale affluenza di persone sul territorio comunale ed il > conseguente aumento del traffico urbano ed extraurbano; > * la chiusura di tutti i giardini e parchi storici pubblici ricadenti nel > territorio del Comune di Genova dalla sera del 7 maggio, per tutte le ore > successive, sino all’apertura mattutina di lunedì 11 maggio per impedire > iniziative e/o occupazioni anche occasionali delle aree scoperte e degli > edifici presenti nei giardini e parchi storici pubblici. Si potrebbero > verificare dirette conseguenze sulla conservazione degli stessi, sotto il > profilo paesaggistico e ambientale con consumo e decadimento dei tappeti > erbosi, danneggiamento di alberi e arbusti o di strutture architettoniche > ed elementi decorativi, con conseguente impatto sulla fruibilità in > sicurezza dei luoghi; > > Nella circolare è anche scritto che l’evento « è classificabile fra gli eventi > che, seppure circoscritti al territorio comunale o di sue parti, possono > comportare grave rischio per la pubblica e privata incolumità in ragione > dell’eccezionale afflusso di persone ovvero della scarsità o insufficienza > delle vie di fuga.» e che «l’organizzazione e la gestione della 97^ Adunata > Nazionale Alpini è a carico della società “Adunata Alpini 2026 S.r.l.”.» > > Insomma si concede al corpo degli Alpini di scegliere una città e invaderla, > con una massività spaventosa anche per gli stessi abitanti che sui social > commentano il disagio che proveranno in questi tre giorni nei quali vivranno > stipati in casa mentre le penne nere si impadroniranno dello spazio pubblico. > Ne avevamo già parlato qui. > > > > Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. 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Gioia del Colle, grazie alla mobilitazione bloccata la corsa podistica all’interno dell’aeroporto militare
Domenica 26 aprile 2026 si sarebbe dovuta svolgere a Gioia del Colle (BA) la tradizionale e consueta corsa annuale “Corri con Gioia”, giunta ormai alla dodicesima edizione, con una novità non di poco conto, cioè con un tratto di 7 km all’interno del perimetro della base aerea del 36° stormo, ubicata nel territorio comunale di Gioia, distante un chilometro dal perimetro della città. La corsa podistica era stata organizzata da Gioia Running, un’associazione dilettantistica locale, la quale aveva lanciato l’iniziativa circa un mese prima dello svolgimento con un raccapricciante messaggio promozionale in cui veniva fatto un accostamento non molto gradito dalla cittadinanza tra la potenza e la precisione degli aerei militari Eurofighter Typhoon, veri e propri strumenti di morte e le prestazioni sportive degli atleti e delle atlete. La cosa non è sfuggita al Comitato Cittadino per la Pace di Gioia del Colle, il quale si è mobilitato insieme alla società civile e ad altre associazioni locali, tra cui tutta la rete regionale dei Comitati per la Pace, DisarmataTerra, Emergency, Movimento nonviolento, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, per sollevare dubbi e perplessità circa l’opportunità in questo momento storico, caratterizzato da guerre e genocidi in corso, di organizzare un evento sportivo cittadino all’interno di una base militare e fuori dal centro cittadino, impedendo alla popolazione di fruire di un momento di convivialità nell’agorà cittadina, come nelle edizioni precedenti. La mobilitazione della società civile ha coinvolto e interpellato in primo luogo il Ministro della Difesa Guido Crosetto e il comandante dell’aeroporto, ai quali il Comitato ha inviato una lettera per chiedere delucidazioni in merito alle questioni legate soprattutto alla sicurezza, considerato l’ingresso di migliaia di persone all’interno della base militare. In un secondo momento, il Comitato ha contattato anche l’associazione podistica organizzatrice e il Comune di Gioia del Colle che, comunque, aveva dato il patrocinio economico e culturale all’iniziativa, ma a tutte queste sollecitazioni il Comitato non ha ricevuto alcuna risposta dalle istituzioni. Tuttavia, a meno di una settimana dallo svolgimento della “Corri con Gioia” la militarizzazione della gara podistica è stata bloccata per la parte relativa all’ingresso nella base militare da parte della Prefettura, che ha predisposto il divieto di accesso nella zona militarizzata… proprio per questioni di sicurezza! Questo episodio testimonia in maniera incontrovertibile che la militarizzazione dei territori si può arrestare, che non tutto ciò che viene organizzato, per il solo fatto che venga autorizzato dalle istituzioni necessariamente rispetti la sicurezza e i principi costituzionali e soddisfi il benessere della cittadinanza. È evidente che quando la società civile si mobilita e mette in discussione le modalità di svolgimento delle iniziative militaristiche ci si rende conto che la sicurezza dei cittadini e delle cittadine è il bene primario da soddisfare. Ecco perché è importante continuare a sensibilizzare contro la militarizzazione delle scuole e delle università, giacché finalmente qualcuno si rende conto che, di fatto, far entrare nelle caserme tante persone, così come condurre i bambini e le bambine, gli studenti e le studentesse nelle basi militari, come accade a Sigonella e in tante altre realtà italiane, per svolgere, ad esempio, la Formazione Scuola-Lavoro, rappresenta un serio problema. La propaganda delle forze armate in ambito scolastico, infatti, viola la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, approvata dalle Nazioni Unite nel 1948; in particolare all’art. 26 si legge che l’istruzione «deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana e al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l’amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l’opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace». Come società civile pacifista, antimilitarista e nonviolenta riteniamo che la vicenda di Gioia del Colle rappresenti una clamorosa sconfitta per i guerrafondai sul territorio pugliese. Da questo episodio bisogna imparare che l’attivazione della società civile, l’invito alla mobilitazione e allo studio dei dettami costituzionali della convivenza civile, nonché la messa in discussione dello status quo può sortire effetti positivi per il benessere della popolazione e per respingere la militarizzazione dei nostri territori. Pagina Facebook del Comitato Cittadino per la pace     Michele Lucivero
May 4, 2026
Pressenza
Mobilitazione per la Freedom Flotilla: Stanno provando a fermare il mare con le mani
Mobilitazione nazionale in tutte le città Bloccare delle imbarcazioni in missione di solidarietà è un atto illegale, un’azione criminale che calpesta il diritto internazionale. Possono farlo fino a che hanno al loro fianco dei governi complici. Ma pensare di fermare una coscienza collettiva è un’illusione. La solidarietà non è una rotta nautica. È una rete viva: si muove, si moltiplica, cambia forma. Se chiudono il
In Francia è vittoria popolare contro la Legge Yadan su antisemitismo e antisionismo
Giovedì, all’Assemblea Nazionale, i macronisti fautori della proposta di legge Yadan hanno deciso di ritirare il testo. Una mossa che è al contempo una vittoria per le mobilitazioni contro il disegno, ma anche una rincorsa per il governo macronista. La legge, sostenuta dal novembre 2024 da Caroline Yadan – ex […] L'articolo In Francia è vittoria popolare contro la Legge Yadan su antisemitismo e antisionismo su Contropiano.
April 19, 2026
Contropiano
Pisa, 10 aprile: Appello alla mobilitazione per il 77° anniversario della NATO
VENERDÌ, 10 APRILE, ORE 16:00 PISA, PIAZZA XX SETTEMBRE Nei giorni scorsi si sono riunite realtà organizzate e singoli attivisti per discutere insieme sul 77° anniversario della fondazione della NATO, che precede di poco l’Ottantesimo della Repubblica Italiana. Due storie, quella della Repubblica e quella della NATO, che in Italia, non solo si intersecano, ma si intrecciano e si fondono. È necessaria al riguardo una riflessione critica collettiva diffusa, che purtroppo, bisogna ammetterlo, non c’è, o è nascosta, frazionata, interna alle coscienze, senza essere capace di arrivare alla ribalta della discussione politica, indirizzata anzi in una sola direzione: far accettare a tutti gli italiani la guerra come qualcosa di naturale ed inevitabile. Purtroppo, si può solo constatare il fatto che, davanti all’ennesima guerra di USA e Israele, la mobilitazione non è stata capace si fermare l’ennesima carneficina, di cui in Italia e in altre parti del mondo si percepiscono solo le ripercussioni economiche che vanno ad abbattersi negativamente, ancora una volta, sui redditi della gente comune, della classe lavoratrice, dei pensionati e delle famiglie, con le loro conseguenze sul potere di acquisto di salari e pensioni e sulla qualità delle esistenze. È evidente come la frenetica corsa al riarmo e il rafforzamento dell’economia di guerra che si sta cercando di compiere sotto gli occhi e il naso di tutti, sostenuta dalla malsana idea che l’economia del Paese possa beneficiare dalla sostituzione della manifattura tradizionale con quella della produzione di armenti mentre le forze politiche che la sostengono cercano, nemmeno più di tanto, di dissimulare il processo in atto. I benefici della sostituzione di un’economia di pace con una di guerra sono una bugia colossale ed un errore, oltre che un fatto incostituzionale. Dati alla mano, si può sostenere che un tale processo conduce di fatto alla perdita di milioni di posti di lavoro in Europa, non ad un loro aumento, con un ritorno economico esclusivo per una ristretta élite: i produttori degli armamenti stessi. Ma purtroppo, come sempre più spesso avviene nella società dello spettacolo, una bugia ripetuta 100 volte può diventare la verità assoluta, per chi non dispone di strumenti di analisi critica. Tali politiche di riarmo vengono ormai costantemente accompagnate da discorsi mainstream che dipingono il nostro paese e la UE come zone sotto costante minacce di un nemico esterno, per giustificarne l’implementazione, quando in realtà sono queste stesse politiche a metterci in pericolo. Nell’immaginario collettivo si sta cercando di costruire l’idea secondo la quale la guerra sia qualcosa di inevitabile, con militari che fanno propaganda nelle scuole di ogni ordine e grado. In questo quadro distopico, la stessa NATO può apparire come uno strumento di pace, agli occhi di Trump una specie di ferrovecchio. Tutto questo avviene mentre i nostri territori sono già, ogni giorno, attraversati da carichi di armi. Le Università rappresentano già il banco di prova per le tecnologie duali, ricerche che camuffate da studi a fini civili hanno, in realtà, l’obiettivo di produrre morte. Ormai già da anni questi temi attraversano innumerevoli atenei e facoltà. Ma è davvero inevitabile tale deriva? Sì, se non si va creando una coscienza pubblica critica capace di mettere in discussione la cultura della guerra e l’ennesimo pacchetto sicurezza che colpisce chi manifesta liberamente un pensiero critico. I promotori di questo documento e della mobilitazione ad essa connessa sono convinti che opporsi a certe tendenze non sia solo importante e necessario, ma che non ci sia altro da fare! Per questo si proposto di mettere in campo, in occasione dell’anniversario della NATO, un’iniziativa che porti avanti una narrazione controcorrente e critica al riguardo. La proposta concreta è quella di organizzare una piazza a Pisa, dove ciascuno possa portare un pezzo di esperienza contro la guerra, delle testimonianze di vario genere, anche di esperti studiosi della materia, un momento di informazione pubblica e di formazione dal basso, anche con un semplice microfono aperto alle realtà contro il riarmo, il militarismo e il pacchetto sicurezza; aperta a tutti coloro che provano a dimostrare a cosa serve e a chi conviene veramente la guerra, quando poi a combatterla e a subirne le conseguenze negative sono sempre i soliti noti: i Popoli, tutti noi. Questa iniziativa potrebbe segnare l’inizio di un percorso più ampio che potrà condurre più forti e preparati alla “commemorazione” dell’Ottantesimo anniversario, prevista il 2 Giugno 2026, della Festa della Repubblica Italiana che auspichiamo si trasformi in un’ulteriore occasione di riflessione sul coinvolgimento del nostro paese nella Guerra e non di una festa auto commemorativa di una repubblica, solo a parole, fondata sulla pace e contro la guerra. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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Finito il battibecco tra Rocca e Zingaretti. La mobilitazione degli universitari sblocca le borse di studio nel Lazio
I 6.452 studenti universitari risultati idonei ma non vincitori della borsa di studio, lasciati per mesi in attesa dalla Regione Lazio a guida di Fratelli d’Italia, riceveranno finalmente il contributo economico che gli spetta. È grazie alla mobilitazione che ha visto nella serata di ieri le tende di Cambiare Rotta […] L'articolo Finito il battibecco tra Rocca e Zingaretti. La mobilitazione degli universitari sblocca le borse di studio nel Lazio su Contropiano.
April 8, 2026
Contropiano