Tag - impatto idrogeologico

Incontro tra associazioni ambientaliste e Servizio idrogeologico della Regione Emilia-Romagna
Martedì 22 settembre si è svolto un incontro costruttivo presso la sede forlivese dell’Ufficio Sicurezza territoriale bacini idrografici da Fiumi Uniti a Rubicone, richiesto dall’Associazione “I Meandri” e dal Tavolo delle Associazioni Ambientaliste di Forlì, che da anni operano per la tutela e la valorizzazione dei corsi d’acqua romagnoli. I partecipanti All’incontro hanno preso parte, per il servizio idrogeologico della Regione Emilia-Romagna, la responsabile territoriale Sara Vannoni, affiancata da Pietro Azzarone e Nicola Pasi. Una decina di rappresentanti delle diverse sigle associative hanno partecipato al tavolo, in massima parte riferibili al Tavolo delle Associazioni Ambientaliste di Forlì, coordinato da Ornella Mordenti. Per l’Associazione I Meandri, realtà che opera in modo particolare sul fiume Bidente-Ronco, sono intervenuti Stefano Raggi e Roberto Riguzzi. Sicurezza idraulica ed ecologia: due diritti da conciliare Il tema centrale del confronto ha superato la visione riduttiva della semplice “pulizia” dei fiumi, approccio ritenuto vagamente demagogico, per affrontare invece la possibile e auspicabile coesistenza fra sicurezza idraulica – alla quale tutti i cittadini hanno diritto – e il mantenimento e la promozione di una rete ecologica che, nei corsi d’acqua di pianura, rappresenta la pressoché unica realtà naturale in un territorio estremamente antropizzato. Anche questo secondo aspetto è stato riconosciuto come diritto collettivo, oltre che base fondamentale per mantenere un equilibrio e una biodiversità di cui c’è grande bisogno. Superare i “tempi bui” post-alluvione Il confronto ha cercato di lasciarsi alle spalle i tempi bui seguiti alle disastrose alluvioni del 2023-24, quando tagli di vegetazione, sicuramente eccessivi e poco controllati, hanno dato un duro colpo a diversi ecosistemi presenti in zona. I responsabili del servizio idrogeologico hanno ribadito alcuni principi guida per il futuro: Interventi manutentivi mirati nei tratti fluviali a valle della Via Emilia, dove i corsi d’acqua hanno perso la loro naturalità, sono stati canalizzati e spesso presentano, vicino alla foce, un alveo pensile. Possibilità di rimuovere legna accatastata dalle piene o di effettuare abbattimenti limitati per realizzare opere di prevenzione. Stop ai tagli generalizzati di vegetazione. Valorizzazione delle aree protette, con particolare riferimento alla ZSC-ZPS IT4080006 “Meandri del Fiume Ronco”, posta fra Magliano e Selbagnone. Opere di prevenzione: casse di espansione e vasche di laminazione Fra le opere di prevenzione, perlomeno per porre in sicurezza il territorio da piene con tempi di ritorno duecentennali, sono previste numerose aree dedicate a casse di espansione e vasche di laminazione. Sul fiume Montone, oggi particolarmente sguarnito, ne saranno costruite di nuove. Sul fiume Ronco, terminati i termini di esproprio di una vasta zona di ex cava-frantoio, si dovrebbero iniziare i lavori a primavera 2027, per la durata di circa un anno. Un clima positivo e collaborativo Il clima della discussione si è rivelato positivo, con la considerazione pienamente condivisa che solo dalla collaborazione fra gli enti preposti e le persone che conoscono il territorio e operano per migliorare il corretto rapporto fra Uomo e Natura può scaturire il migliore risultato possibile. Tavolo Associazioni Ambientaliste Forlì Redazione Romagna
September 25, 2026
Pressenza
Maxi Eolico Badia del Vento: Legambiente ignora dati scientifici e territorio
Di fronte alle affermazioni di Legambiente che descrivono il maxi eolico Badia del Vento come un “beneficio” ambientale, è necessario riportare il dibattito su un piano di realtà, fondato su dati scientifici e sul senso di responsabilità verso il territorio. Il Monte Loggio, dove sorgerebbe l’impianto, non è un’area marginale né sacrificabile in nome di slogan: si tratta di un crinale appenninico fragile, studiato e valutato da numerosi enti pubblici e scientifici — dal CNR a docenti universitari, dalle Regioni Emilia-Romagna e Marche all’Ente Parco del Sasso Simone e Simoncello — che hanno evidenziato impatti gravi e documentati su ecosistemi, fauna protetta e dissesto idrogeologico. È profondamente contraddittorio, e francamente inaccettabile, invocare la lotta al cambiamento climatico per giustificare l’abbattimento di foreste e la trasformazione irreversibile di territori che oggi svolgono una funzione fondamentale di assorbimento della CO2, regolazione idrica e tutela della biodiversità. Ancora più grave è ignorare il tema del dissesto idrogeologico, che in Appennino non è una variabile teorica ma una realtà drammatica e quotidiana. Alcuni degli aerogeneratori previsti per questo impianto sono prospicienti aree già classificate ad alto rischio di dissesto, in un contesto geomorfologico noto per la sua instabilità, come risulta dalla documentazione agli atti della Conferenza dei Servizi. Su questo punto non parlano attivisti o comitati, ma geologi di fama internazionale come il Prof. Gian Battista Vai, già docente di Geologia presso l’Università di Bologna, che ha più volte richiamato l’attenzione sui rischi connessi alla realizzazione di grandi impianti eolici sui crinali appenninici, dove scavi, carichi concentrati e alterazioni del drenaggio possono riattivare frane quiescenti e aggravare fenomeni erosivi. Sorprende che proprio Legambiente scelga oggi di minimizzare questi aspetti, adottando una narrazione secondo cui qualsiasi opera marchiata come “rinnovabile” sarebbe automaticamente compatibile e sostenibile. Definire tutto questo “transizione ecologica” significa svuotare il concetto di ogni contenuto reale e relegarlo a pura ideologia. E, a proposito di ideologia, la Germania, citata da Legambiente come modello virtuoso per l’eolico, racconta una realtà ben diversa. Dopo essersi coperta di pale eoliche, oggi registra alcuni dei prezzi dell’elettricità più alti d’Europa, con famiglie e imprese schiacciate da bollette sempre più pesanti. Gli incentivi pubblici alle rinnovabili, spacciati come sostegno “verde”, anche in Italia vengono scaricati direttamente sulle bollette, trasferendo i costi ai cittadini e alle imprese e generando un doppio fallimento: energia più cara ed enormi danni alle comunità e all’ambiente.   Coalizione Ambientale TESS – Transizione Energetica Senza Speculazione   Redazione Toscana
January 31, 2026
Pressenza