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IL GOVERNO ITALIANO SOSPENDE L’ACCORDO SULLA DIFESA CON ISRAELE. “CAMBIAMENTO POSITIVO, MA NON BASTA. SERVONO ALTRI PASSI CONCRETI”
Martedì 14 aprile la premier italiana Giorgia Meloni ha annunciato la decisione del governo di sospendere il rinnovo automatico del memorandum con Tel Aviv per la collaborazione nella difesa attivo dal 2003. Per comprendere di cosa si tratta e in cosa consiste la sospensione annunciata da Meloni, Radio Onda d’Urto ha intervistato Francesco Vignarca, coordinatore delle campagne della Rete Italiana Pace e Disarmo. “L’accordo, che costituisce la cornice all’interno della quale può avvenire la compravendita di armamenti tra Italia e Israele, è stato siglato nel 2003 ed è entrato in vigore nel 2005. Prevedeva un rinnovo automatico ogni 5 anni”, spiega Francesco Vignarca ai nostri microfoni. “Il fatto che il ministro della Difesa Crosetto abbia mandato una lettera di disdetta all’omologo israeliano ferma l’accordo, che avrà così una coda di validità di sei mesi a partire dalla scadenza (cioè ieri, 14 aprile 2026, ndr) ma poi, se vorrà essere rinnovato, dovrà passare attraverso nuovi negoziati e una nuova discussione parlamentare“. “Non si tratta della disdetta del nuovo rinnovo previsto per il 2031 – chiarisce Vignarca – Al contrario, la sospensione incide subito e impedisce che un eventuale rinnovo possa essere fatto di nuovo sotto silenzio, obbligando il governo a passaggi pubblici”. A Franesco Vignarca abbiamo chiesto anche un commento dal punto di vista della Rete Italiana Pace e Disarmo: “dobbiamo essere seri nell’accogliere positivamente un cambio di posizione, perché non si può far finta che non ci sia stato e perché un impatto ce l’ha. Tuttavia, è chiaro che non basta, servono ulteriori passi concreti per dimostrare che non si tratta di una mossa di facciata”. Per la Rete Italiana Pace e Disarmo, riporta Vignarca nell’intervista, le iniziative concrete che il governo italiano può intraprendere consistono nel “confermare la volontà di uscire da questo accordo e non ri-negoziarlo e lavorare, insieme ad altri governi, all’attivazione dell’articolo 2 dell’accordo tra Unione Europea e Israele che prevede, in caso di mancato rispetto dei diritti umani, di bloccare anche questa intesa”. “Se davvero il governo italiano ha deciso di cambiare idea perché si è reso conto – tardivamente – della problematicità delle politiche di Israele – suggerisce Vignarca – allora non basta il pezzettino nazionale, bisogna fare la voce grosa, insieme a paesi che l’hanno già chiesto, a livello di Ue”. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Francesco Vignarca della Rete Italiana Pace e Disarmo. Ascolta o scarica.
April 15, 2026
Radio Onda d`Urto
L’accordo introvabile, la sconfitta inaccettabile
Niente accordo, dopo le prime 21 ore di confronto. O le ultime. La differenza è chiaramente abissale, ma per intuire da quale parte vada l’ago della bilancia bisogna eliminare l’immensa massa di propaganda che avvolge tutto il contenzioso concreto tra Iran e Usa-Israele. A prima vista, ascoltando le poche frasi […] L'articolo L’accordo introvabile, la sconfitta inaccettabile su Contropiano.
April 12, 2026
Contropiano
Un tregua piena di sfide
L’annuncio di un cessate il fuoco temporaneo tra Stati Uniti e Iran, non è stato un evento passeggero in una tradizionale escalation, bensì un momento intenso che ha rivelato i limiti del potere della forza e ha messo a nudo la natura degli equilibri che governeranno la regione e il […] L'articolo Un tregua piena di sfide su Contropiano.
April 11, 2026
Contropiano
Turchia: il Parlamento verso la riammissione dei membri del PKK, con prudenza
Dopo un lungo tergiversare, la commissione parlamentare turca “per la Solidarietà Nazionale, la Fratellanza e la Democrazia”, nata nell’ambito del processo di pace fra stato e PKK, ha approvato una relazione che definisce una roadmap per la risoluzione del conflitto con l’organizzazione armata curda, rispondendo finalmente agli atti unilaterali da […] L'articolo Turchia: il Parlamento verso la riammissione dei membri del PKK, con prudenza su Contropiano.
February 24, 2026
Contropiano
ROJAVA: COSA PREVEDE IL CESSATE IL FUOCO TRA AMMINISTRAZIONE AUTONOMA E DAMASCO? COME CI SI È ARRIVATI?
Oggi, lunedì 2 febbraio 2026, in Siria sono stati compiuti i primi passi per implementare sul terreno l’accordo di cessate il fuoco annunciato nei giorni scorsi dal cosiddetto governo di transizione di Damasco e dall’Amministrazione autonoma del Rojava. L’intesa è stata raggiunta dopo un mese di offensiva su larga scala da parte delle milizie di Al Jolani e di resistenza da parte delle Forze Democratiche Siriane. L’accordo prevede un cessate il fuoco permanente, con l’allontanamento di entrambi gli eserciti dalla linea del fronte, e una road map per l’integrazione delle strutture militari e civili costruite dalla rivoluzione confederale all’interno dello stato siriano. Secondo il testo, le Forze democratiche siriane verrano integrate dal Ministero della Difesa siriano in blocco, come brigate che si occuperanno della difesa del cantone di Cizire (Heseke, Qamishlo, Derik) e del cantone dell’Eufrate, quello di Kobane. Anche le Ypj, le Unità di protezione delle donne, non dovranno sciogliersi, anche se su questo punto le trattative sulle modalità di integrazione sono ancora in corso. Le Forze democratiche siriane non potranno entrare nelle città di Heseke e Qamishlo, ma dovranno limitarsi alle basi fuori città. Così come non vi potranno entrare le truppe di Al Jolani/Al Sharaa. La sicurezza interna delle città sarà garantita dalle forze di sicurezza interna dell’Amministrazione autonoma (Asayish), che verranno integrate dal Ministero dell’Interno di Damasco. Sul piano civile l’intesa prevede il passaggio della gestione di alcune infrastrutture (come i pozzi petroliferi e l’aeroporto di Qamishlo) e dei confini (Semalka, con la regione del Kurdistan in Iraq, e Nusaybin, con lo stato turco) a Damasco, con il mantenimento dei funzionari e dipendenti dell’Ammministrazione autonoma, cui verrà garantito il mantenimento del posto di lavoro. Le istituzioni dell’autogoverno, organizzate da 14 anni secondo il modello del confederalismo democratico, non verranno sciolte e continueranno a svolgere le loro funzioni. In base all’accordo, inoltre, i diplomi e i certificati rilasciati dalle istituzioni educative dell’Amministrazione autonoma saranno riconosciuti dal governo centrale. In questa cornice oggi, lunedì 2 febbraio, un primo contingente di truppe del cosiddetto governo di transizione siriano è entrato – in maniera simbolica e sotto la supervisione delle Forze democratiche siriane – nella grande città di Heseke. Il centinaio di uomini di Damasco, spiegano le Forze democratiche siriane, se ne andranno non appena avranno portato a termine il proprio incarico di supervisione delle prime fasi dell’accordo. Lo stesso dovrebbe accadere domani a Qamishlo. “A questo accordo si è arrivati con la Resistenza. Per un anno Al Jolani ha cercato di imporre una debacle totale alle conquiste della rivoluzione. La resistenza sul terreno e la mobilitazione generale, in Kurdistan e in Europa, di queste settimane hanno fatto capire al regime e i suoi padrini occidentali che non avrebbe conquistato le regioni a maggioranza curda con la stessa facilità con cui ha preso le regioni a maggioranza araba del sud dell’Amministrazione autonoma”, commenta Mattia Berera, dell’Accademia della modernità democratica, ai microfoni di Radio Onda d’Urto. “Ovviamente è un compromesso: oggi la rivoluzione è abbastanza forte da non accettare meno di questo, ma non è abbastanza forte da ottenere di più”, aggiunge Berera. “Il fatto che l’accordo venga implementato e rispettato è tutto da vedere, perché è stato stipulato con un nemico tra i più feroci. Non è detto che lo stato siriano mantenga la parola data. L’unica garanzia sono la mobilitazione generale della società del Rojava e la Resistenza“. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Mattia Berera, dell’Accademia della modernità democratica. Ascolta o scarica.
February 2, 2026
Radio Onda d`Urto
Siria, i dirigenti curdi firmano un accordo-capestro con Damasco. Reggerà?
Le autorità qaediste ed i dirigenti di quel che resta delle Forze Democratiche Siriane (FDS) hanno firmato un accordo d’integrazione. L’ennesimo. Stavolta qualificato come “permanente” in quanto scioglie diversi nodi lasciati irrisolti precedentemente. La formulazione apparsa sul profilo X delle FDS, confermata dal “ministero dell’informazione” di Damasco, è la seguente: […] L'articolo Siria, i dirigenti curdi firmano un accordo-capestro con Damasco. Reggerà? su Contropiano.
January 31, 2026
Contropiano
UE-INDIA: OLTRE L’ACCORDO, LA GUERRA AGLI INDIGENI PER L’ACCESSO ALLE RISORSE
L’Unione Europea e l’India hanno rafforzato la loro collaborazione con un nuovo accordo strategico. L’intesa punta a intensificare i rapporti economici, commerciali e politici tra le due parti. Al centro ci sono gli scambi, gli investimenti e la sicurezza delle catene di approvvigionamento. Grande spazio è dedicato alle tecnologie digitali e all’innovazione. L’accordo prevede anche una cooperazione più stretta su clima ed energia. Un altro obiettivo è ridurre le dipendenze strategiche da Paesi terzi. Europa ed India lavoreranno insieme su standard tecnologici comuni. L’intesa rafforza il dialogo geopolitico e il multilateralismo in un contesto internazionale complesso. Per Bruxelles, l’India diventa quindi un partner sempre più centrale. Un passo importante verso una cooperazione più solida e di lungo periodo. Nel giorno della firma dei negoziati, che sono durati vent’anni, in diverse città italiane, ma anche a Bruxelles, si è mobilitato il Comitato internazionale contro l’operazione Kagaar. Spesso sostenuto in Italia da sigle come Slai Cobas, il Comitato protesta contro le operazioni militari indiane contro le minoranze etniche, in primis la popolazione Adivasi, denunciando violenze e repressione dello Stato contro le comunità indigene. Il 26 e 27 gennaio, in occasione della riunione della Commissione Affari Esteri – Sottocommissione Diritti Umani del Parlamento Europeo a Bruxelles, il Comitato internazionale contro l’operazione Kagaar ha organizzato un doppio sit-in di protesta, sia di fronte alla sede dell’eurocamera, sia davanti l’Ambasciata Indiana in Belgio. Il giorno della sigla dell’accordo, diversi presidi anche in Italia, in particolare a Ravenna e a Dalmine (BG). Nello speciale realizzato da Radio Onda d’Urto su questo tema, abbiamo intervistato Enzo Diano ed Ernesto Palatrasio del Comitato internazionale contro l’operazione Kagaar e Luca Mangiacotti, esperto di India, collaboratore di DinamoPress. Ascolta o scarica
January 29, 2026
Radio Onda d`Urto
La “zampata” della Ue con l’accordo sul Mercosur
Il 16 gennaio scorso è stato firmato ad Asuncion, in Paraguay, l‘Accordo di partenariato tra Unione europea e Mercosur. Ma oggi al Parlamento europeo di Strasburgo si voterà su due mozioni che chiedono entrambe un rinvio dell’accordo dinanzi alla Corte europea di Giustizia per valutarne la validità giuridica. La prima mozione […] L'articolo La “zampata” della Ue con l’accordo sul Mercosur su Contropiano.
January 21, 2026
Contropiano
UCRAINA: I NEGOZIATI FANNO PROGRESSI, MA SU TERRITORI E NATO L’ACCORDO È LONTANO
Proseguono i negoziati sulla guerra in Ucraina. Domenica 14 e lunedì 15 dicembre l’inviato speciale Usa Witkoff ha incontrato il presidente ucraino Zelensky. Due incontri fiume che avrebbero impresso un’accelerazione significativa alle trattative, al punto che il capo-negoziatore ucraino Umerov ha dichiarato ieri, lunedì, che una bozza di accordo si sarebbe potuta “chiudere in giornata”. La bozza, però, è stata girata ai leader europei, e dei cosiddetti paesi “volenterosi”, che erano riuniti a Berlino e hanno aggiunto alcune condizioni che difficilmente saranno accettate da Mosca. Tra queste c’è il rispetto della volontà ucraina sulle questioni territoriali e l’intervento di una forza multinazionale europea sul terreno. Nonostante questo, secondo fonti diplomatiche statunitensi “il 90% dei temi è risolto”. Anche per il viceministro degli Esteri russo Ryabkov le parti in conflitto sarebbero “sul punto” di raggiungere una soluzione diplomatica. Mosca però ribadisce due veti: “non sottoscriveremo alcuna presenza di truppe Nato”, quindi anche quelle proposte dai Paesi europei, e non faremo concessioni su Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia, Kherson e Crimea. Sul terreno la guerra prosegue. Secondo Mosca tutti i distretti di Kupyansk, nella regione di Kharkiv, sarebbero ora sotto il controllo dell’esercito russo, mentre un drone lanciato dai russi ha colpito un grattacielo a Zaporizhzhia: 3 i feriti. Sull’altro fronte, invece, sono stati abbattuti alcuni droni ucraini diretti verso Mosca. Il punto, su Radio Onda d’Urto, con Francesco Brusa, giornalista, collaboratore de Il Manifesto e di Osservatorio Balcani-Caucaso. Ascolta o scarica.
December 16, 2025
Radio Onda d`Urto