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Muro di gomma nel porto di Ravenna (e nelle istituzioni)
Come “Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna”, vogliamo denunciare il muro di gomma, di reticenza e silenzio che copre la nostra richiesta di trasparenza. Il comitato di gestione dell’autorità portuale, dove siedono rappresentanti del comune (Tomaso Triossi) e della regione (Luca Coffari), riunitosi il 5 febbraio scorso, non ci ha più degnato di una risposta né di un incontro. Silenzio totale. Le nostre domande sono chiare: cosa sta facendo il comitato di gestione per chiedere l’uscita dal progetto Undersec o l’espulsione degli enti israeliani?  Cosa risponde alla nostra richiesta di un osservatorio sui traffici di armi?  Perché si continuano a far passare armi verso Israele e merci verso le colonie illegali? Nonostante nell’autunno 2025 il Consiglio comunale abbia approvato un OdG nel quale impegnava l’Amministrazione ad “attivarsi in tutte le competenti sedi istituzionali, al fine di garantire il pieno rispetto della legge 185/90 e ad adottare tutti i provvedimenti necessari, anche di natura ispettiva e di controllo, per impedire il transito di armamenti attraverso il porto di Ravenna (..) e a chiedere l’estromissione di Israele (…) dal progetto Undersec”, nulla da allora è stato fatto. Il Sindaco Alessandro Barattoni non risponde alle domande della giornalista Linda Maggiori (nostra redattrice, NdR) né (da quanto sappiamo) all’interrogazione del consigliere Nicola Staloni, depositata a novembre 2025, che chiedeva aggiornamenti sulla modifica del codice etico Sapir. Sono passati quasi 3 mesi e tutto tace. Non è un buon segno quando un sindaco non risponde a giornalisti e consiglieri. Intanto almeno un altro carico di armi è partito dal porto di Ravenna, a dicembre 2025 (scoperto dal Movimento dei giovani palestinesi), e diretto alla Elbit. E chissà quanti altri. Senza parlare dei traffici continui di merci verso le colonie illegali israeliane, trasportati dalle navi MSC. Secondo il report dei Giovani Palestinesi, tutti i 14 carichi partiti dall’Italia nel 2025 sono partiti dal porto di Ravenna, contribuendo all’espansione delle colonie illegali, condannate anche dall’Onu. Pesantissima cortina di silenzio anche da parte delle Dogane: il 13 gennaio 2026, la giornalista Linda Maggiori , aveva fatto istanza di accesso generalizzato agli atti, per acquisire le seguenti informazioni: “la quantità di materiale bellico e componenti di armamenti partiti dal porto di Ravenna nel 2025 divisi per export-transito”. Ad oggi infatti, grazie alla Capitaneria di porto, conosciamo solo le munizioni e gli esplosivi partiti (in quanto merci pericolose), ma non sappiamo quanti componenti di armi, carri armati, aerei da guerra, forgiati, (non considerati merci pericolose) sono stati imbarcati a Ravenna. Ebbene tale istanza, di interesse pubblico, che non viola nessuna privacy aziendale riferendosi a dati aggregati, è stata rigettata dalle Dogane della Romagna con motivazioni assurde, addirittura citando in modo sbagliato la legge 185/90 che invece ha introdotto un regime di trasparenza sul traffico di armi. Scrivono le Dogane nell’istanza di rigetto: “Le informazioni concernenti i materiali di armamento rientrano in ambiti soggetti a specifici regimi di riservatezza e segretezza, ai sensi della Legge 9 luglio 1990, n. 185 (“Norme sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento”)”. Le Dogane sottolineano poi il vero motivo: “i dati concernenti l’esportazione e il transito di materiali d’armamento non possono essere oggetto di ostensione in quanto queste informazioni comportano un pregiudizio concreto alla sicurezza nazionale, alla sicurezza pubblica e alle relazioni internazionali dello Stato. Ciò anche in ragione dell’ampliato regime di pubblicità connesso all’istituto dell’accesso civico generalizzato”. Probabilmente alludono al fatto che Israele e altri stati beneficiari di tali armi potrebbero lamentarsi con l’Italia (o forse si sono già lamentati) del “regime di pubblicità” dato a tali transiti? Probabilmente temono anche che i dati reali possano far crescere il movimento di portuali che si oppongono al traffico? Tutto questo silenzio, tutta questa paura a svelare i veri dati, ci fa capire come Ravenna sia ancora al centro del traffico di armi verso Israele e verso altri Stati e non abbia nessuna intenzione di cambiare, anche per le direttive che vengono dal governo nazionale. Il sindaco di Ravenna, la presidente della Provincia nonché Sindaco di Russi e il presidente della Regione Emilia-Romagna che in un primo momento si erano fatti paladini di una riscossa antimilitarista, (con una buona dose di retorica e ipocrisia), ora si trincerano dietro il silenzio. Forse si spera che la cittadinanza dimentichi? La nostra ricerca però va avanti, faremo riesame e andremo fino al Tar per ottenere i dati. E continuiamo a chiedere un incontro con il presidente dell’autorità portuale, con il comitato di gestione e con il sindaco di Ravenna. É ora che tutti in Italia mettano al primo posto il diritto internazionale che condanna il Genocidio e l’Occupazione. C’è poco da festeggiare nell’aumento del traffico del porto di Ravenna tra il 2023 e il 2025, perché quell’aumento di traffico è insanguinato e complice diretto di crimini contro l’umanità. Ribadiamo inoltre la nostra più totale solidarietà ai 32 denunciati per la manifestazione pacifica del 28 novembre, che ha portato al temporaneo (2 ore) blocco del porto di Ravenna. Ostetriche, studenti, cittadine e cittadini incensurati sono stati raggiunti in queste settimane da notifiche e rischiano fino a due anni di carcere. A Ravenna insomma si continua a criminalizzare la protesta, mentre si normalizza il traffico di armi e il sostegno al genocidio, nel silenzio imbarazzato delle istituzioni. Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna Redazione Italia
February 21, 2026
Pressenza
Ravenna si prepara allo sciopero internazionale contro i traffici di armi
Le numerose associazioni e aggregazioni del territorio si coordinano per partecipare insieme alla Giornata internazionale di azione congiunta dei porti contro i traffici di armi e invitano la cittadinanza alla presentazione del dossier edito da Altreconomia. MERCOLEDÌ 4 FEBBRAIO – ORE 20:30 SALA RAGAZZINI, LARGO FIRENZE – RAVENNA PRESENTAZIONE DEL DOSSIER ‘LA FLOTTA DEL GENOCIDIO’ DI LINDA MAGGIORI Intervengono l’autrice e Francesco Staccioli di USB Mari e porti e saranno presentate le testimonianze dei portuali di Ravenna. > Una giornalista freelance attiva in diverse associazioni per i diritti umani e > per l’ambiente, Linda Maggiori è di Faenza (Ravenna). Si occupa di traffici di > armi, militarizzazione dei territori e inquinamento ambientale. È autrice di > vari libri e collabora, oltre che con Altreconomia, con Terranuova, il > Manifesto, Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo e altre testate. > > Leggere questo documentato lavoro di inchiesta mette i brividi … È una sorta > di racconto breve del plateale tradimento della legge 185/1990 a tema export e > transito bellico e dell’aggiramento della minima trasparenza … I porti > italiani sono ancora oggi drammaticamente coinvolti nel transito di materiale > d’armamento verso Israele, sia per le rotte adriatiche e sia per quelle > tirreniche, e persino nell’export diretto … dove sono la UAMA / Autorità > nazionale per le autorizzazioni dei materiali di armamento), l’Agenzia delle > dogane e dei monopoli, le prefetture interessate, il Parlamento,… il governo, > lo stesso che prometteva all’opinione pubblica distratta la favola delle > “vendite sospese” a Tel Aviv dopo il 7 ottobre 2023? Non stiamo assistendo > “solo” allo smantellamento  del diritto internazionale, come va di moda > osservare oggi da parte di chi ha dormito sonni tranquilli negli ultimi 80 > anni. Stiamo assistendo allo smantellamento dei più basilari principi di > umanità e giustizia tra i popoli. Chi fa spallucce dinanzi alla “flotta del > genocidio” batte la stessa bandiera. Quella della vergogna. – La Flotta del > Genocidio.Sulle rotte delle armi dai porti italiani 6 FEBBRAIO 2026 – SCIOPERO INTERNAZIONONALE DEI LAVORATORI DEI PORTI La mobilitazione è indetta da: USB Porti – Italia, Enedep – Grecia, ODT / Organization Democratique du Travail – Marocco, Liman-Is – Turchia e LAB – Paesi Baschi. A Ravenna partecipano numerose associazioni e aggregazioni riunite nel Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna > Saremo in concentramento davanti l’autorità portuale (lato Darsena) in via > Antico Squero per partire in corteo. > > Contestiamo la Flotta del genocidio che costantemente fa scalo a Ravenna, a > partire dalla ZIM, compagnia israeliana accusata dalla campagna No Harbour for > Genocide. > > Sono noti infatti vari carichi di armi e munizioni diretti a Israele tramite > le navi ZIM e MSC. Tra il 2024 e il 2025 sono passate 659 tonnellate di > munizioni nel porto di Ravenna, e 48 Mila tonnellate di precursori di > esplosivi: un problema anche per la sicurezza della città. Senza parlare di > merci dual use e civili verso le colonie illegali in Cisgiordania. > > Protestiamo e chiediamo a soggetti pubblici e privati (autorità portuale, > comune, regione, dogane, spedizionieri) la necessaria trasparenza e l’impegno > a bloccare il transito di armi. > > Dopo le imponenti manifestazioni di settembre e ottobre, sul porto di Ravenna > sembra calata una cortina di nebbia e indifferenza. SAPIR non ha ancora > cambiato il suo codice etico. > > Continua in silenzio anche il progetto Undersec, che vede l’Autorità portuale > collaborare strettamente con funzionari del Ministero della difesa di Israele, > per la cyber security portuale. > > Il sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni e il presidente della Regione > Michele De Pascale hanno i loro rappresentanti nel comitato di gestione del > porto e potrebbero chiedere il ritiro dal progetto. Perché non lo fanno? > > Undersec è un progetto che si inserisce nella militarizzazione del porto di > Ravenna, delle infrastrutture strategiche ed energetiche del nostro paese. > > Come Coordinamento popolare, formato da cittadini e portuali, stiamo lavorando > per creare un Osservatorio sui transiti di armi. > > Aderiamo quindi alle richieste dei portuali del Mediterraneo e invitiamo tutti > i lavoratori del porto di Ravenna a scioperare e partecipare alla > manifestazione per: > > * garantire che i porti europei e mediterranei siano luoghi di pace e liberi > da qualsiasi coinvolgimento nella guerra; > * bloccare tutte le spedizioni di armi dai nostri porti verso il genocidio in > Palestina e verso qualsiasi altra zona di guerra, e per chiedere un embargo > commerciale su Israele da parte dei governi e delle istituzioni locali; > * opporsi al piano di riarmo dell’UE e per fermare l’imminente piano dell’UE > e dei governi europei di militarizzare i porti e le infrastrutture > strategiche; > * respingere i piani di riarmo come porta d’accesso a un’ulteriore > privatizzazione e automazione dei porti e per opporsi agli effetti > dell’economia di guerra sui nostri salari, diritti e condizioni di salute e > sicurezza. > > Scendiamo inoltre in piazza contro la repressione che il Governo Meloni sta > portando avanti nei confronti del movimento in solidarietà alla Palestina e, > quindi, in solidarietà ai 32 denunciati per il presidio del 28 novembre al > Porto di Ravenna e a tutti gli/le altri/e attivisti/e che in queste settimane > stanno subendo provvedimenti repressivi. Criminale è il genocidio ancora in > corso in Palestina, criminali sono i guerrafondai. Anche per questo chiamiamo > le decine di realtà che hanno sottoscritto l’appello in solidarietà ai 32 > denunciati di Ravenna a scendere in piazza con noi il 6 febbraio. > > Esprimiamo infine la nostra più totale solidarietà a chi oggi subisce la > repressione dello Stato per aver scelto di protestare contro il genocidio e di > resistere: come Tarek, Ahmad Salem, Anan – condannato a 5 anni di carcere per > aver legittimamente resistito contro il colonialismo sionista in Palestina, in > Italia da un processo sionista e di parte. > > La repressione oggi è più forte che mai, e bisogna restare unite e lottare > collettivamente contro chi cerca di silenziare tutte le voci dissidenti > tramite reclusioni, misure cautelari ed intimidazioni. > > Chiediamo inoltre a tutti gli spedizionieri, a tutti i lavoratori e > lavoratrici dell’area portuale o a chiunque abbia informazioni riguardo al > traffico di armi nel nostro territorio di mettersi in contatto con il nascente > Osservatorio. > > Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna / +39 > 333 352 0627 Attuali adesioni: * BDS di Faenza e di Ravenna * Forlì città aperta * Faenza per la Palestina * Pondus libra * USB Emilia-Romagna * Partito Comunista di Unità Popolare (PCUP) * SGB / Sindacato Generale di Base – Ravenna * Ravenna in comune * Partito dei CARC – Emilia Romagna * Consulta Provinciale Antifascista di Ravenna * Rimini4Gaza * OSA – Emilia Romagna * Cambiare rotta – Emilia Romagna * Mercoledì per la Palestina * Potere al Popolo – Ravenna * Giovani palestinesi d’Italia * Sanitari per Gaza – Ravenna * MERA25 * DiEM25 – Italia Redazione Italia
January 27, 2026
Pressenza