Earth Overshoot Day, si aggrava lo stato del pianetaIl benemerito Global Footprint Network (la rete mondiale sull’impronta
ecologica) ogni anno calcola e annuncia l’Earth Overshoot Day. È il giorno
dell’anno nel quale le risorse che l’umanità consuma superano la capacità di
rigenerazione delle stesse risorse da parte del pianeta Terra. Vale a dire, da
quel giorno si supersfrutta, si crea ulteriore debito ecologico, si aggrava lo
stato del pianeta.
Per il 2026 questo giorno è il giovedì 30 luglio. Da qui al 31 dicembre si
compie lo scempio, il saccheggio, solo che ciò non viene considerato alla stessa
stregua da governi, élite dominanti, capitalisti, finanza, complessi
militar-industriali, giornalisti e intellettuali al loro servizio ecc. Esistono
naturalmente movimenti, studiosi, organismi, media che prendono sul serio la
cosa e si comportano coerentemente. Sorprendentemente, ma non troppo, tuttavia
molta sinistra non è di questo avviso. Centro-sinistra sicuramente, ma anche
settori di sinistra alternativa, affetti da industrialismo e da sviluppismo. Per
alcuni, malattie inguaribili.
Naturalmente la parola e la nozione “umanità” è generalizzazione. È la solita
media. C’è chi gozzoviglia e c’è chi vive sobriamente. O perché costretta dalle
condizioni materiali di esistenza o perché sceglie deliberatamente di rispettare
natura e ambiente (e, importante, rispettare l’intera società).
La metafora che abbiamo spesso usata è quella del Titanic. Prima che affondasse,
la nave rispecchiava la stratificazione sociale della divisione in classi nella
terraferma. La prima classe era costituita da esponenti della classe dominante
soprattutto statunitense, la seconda classe da turisti e borghesi in generale,
la terza classe da poveri migranti in cerca di fortuna negli Usa. Infine, molto
in basso, i fuochisti, i lavoratori manovali che a turno dovevano costantemente
alimentare con palate di carbone le macchine a vapore. A salvarsi naturalmente
con le scialuppe di salvataggio furono soprattutto componenti delle prime due
classi. Va da sé.
Allora ricapitoliamo. Se l’intera umanità consumasse e sfruttasse come uno
statunitense occorrerebbero 5,1 pianeti terra, se tedesco e italiano da 2,8 a
3,2 pianeti, se indiano 0,7-0,8, se cinese 2,3-2,4. Con il necessario rilievo
che il cinese produce anche per il consumo occidentale e che comunque sono
impressionanti i dati attuali cinesi sulla transizione ecologica, sull’uso
dell’energia verde ecc. Malgrado ciò i soliti progressisti, “democratici”,
perbenisti Pd ecc. stigmatizzano sempre la Cina. Un unico esempio: la
guerrafondaia Tonia Mastrobuoni, corrispondente da Berlino per il giornale
“Repubblica”, considera eguali Usa e Cina nell’inquinamento e nello sfruttamento
ambientali. Solo che la nostra prode “democratica” mette sullo stesso piano i
349 milioni di abitanti degli Usa con i 1.412 milioni della Cina. Come insegnano
le procedure delle istituzioni di ricerca l’impatto ambientale e climatico si
calcola sempre pro-capite.
Un’ultima osservazione. Le diseguaglianze caratterizzano il capitalismo storico
all’interno di ogni singolo Paese e nella scala mondiale tra aree e regioni, tra
centri e periferie, tra Nord Globale e Sud Globale.
All’inizio degli anni Ottanta esisteva una piramide mondiale, dal lato del
consumo di energia. Energia in senso complessivo, comprendente quindi anche
l’energia spesa per produrre merci e per assicurare i servizi ecc. Questa
piramide costituisce una gerarchia mondiale, sul piano materiale e sul piano del
potere. Uno statunitense consumava tanta energia quanta l’energia consumata da 2
tedeschi, da 3 svizzeri, da 4 italiani, da 60 indiani, da 160 tanzaniani, da
1.100 ruandesi. Oggi questa gerarchia è sicuramente attenuata nel rapporto tra
aree dell’Occidente collettivo ed entro i Paesi Brics (Brasile, Russia, India,
Cina, Sudafrica) e tuttavia è aggravata in rapporto al resto del mondo.
Un solo richiamo finale a proposito del rapporto tra centri e periferie. È
difficile per un occidentale, anche di sinistra, concepire che i popoli delle
periferie rivendichino il debito coloniale, per i 4-5 secoli di rapina e di
trasferimento di risorse a causa del colonialismo e dell’imperialismo. E che
parallelamente rivendichino il debito ecologico, a causa delle emissioni di gas
serra e della distruzione ambientale operate per lo sviluppo dei centri
capitalistici. Tuttavia ciò è ineludibile. Giustizia sociale, giustizia
ecologico-climatica, giustizia colonial-imperialistica, pace e fine delle guerre
si intrecciano e non sono separabili. “Nel capitalismo tutto si tiene”,
elementare verità.
Giorgio Riolo