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L’importanza dell’attività fisica per la salute pubblica
Con oltre 5 milioni di decessi attribuibili all’anno, l’inattività fisica rappresenta un grave problema di salute pubblica a livello globale. Si stima che, a livello mondiale, quasi 1 adulto su 3 e 8 adolescenti su 10 non rispettino le linee guida dell’OMS sull’attività fisica (150-300 minuti settimanali di attività fisica aerobica di intensità moderata-intensa per gli adulti e 60 minuti giornalieri per bambini e adolescenti) . In un recente ed interessante studio condotto da Deborah Salvo, della University of Texas ad Austin, sono stati analizzati i dati provenienti da 68 Paesi e relativi alle disuguaglianze. Inoltre, sono state riassunte le prove dei benefici meno riconosciuti dell’attività fisica, tra cui la prevenzione e il controllo delle malattie infettive, dei disturbi mentali e del cancro. Lo studio ha evidenziato innanzitutto diseguaglianze nei vari ambiti dell’attività fisica, mettendo in luce come l’inattività fisica sia un grave problema di salute pubblica solo nelle nazioni ricche. Tuttavia, i risultati specifici rivelano uno scenario più complesso. In generale, maggiore è la categoria di reddito del Paese secondo la Banca Mondiale, maggiore è la prevalenza del rispetto delle linee guida attraverso il tempo libero attivo, mentre minore è la categoria di reddito del Paese secondo la Banca Mondiale, maggiore è la prevalenza del rispetto delle linee guida attraverso il trasporto attivo e il lavoro attivo. Le disuguaglianze tra i gruppi di reddito dei Paesi erano maggiori per gli ambiti dell’attività fisica in cui l’attività fisica è dettata dalla necessità (lavoro attivo e, in molti contesti, trasporto attivo) rispetto al tempo libero attivo (sempre basato sulla scelta). I risultati dell’analisi intra-nazionale delle disuguaglianze socioeconomiche mostrano che la prevalenza del raggiungimento delle linee guida sull’attività fisica attraverso il tempo libero attivo era circa 20 punti percentuali più alta tra gli individui di status socioeconomico elevato rispetto a quelli di status basso. Le disuguaglianze nell’attività fisica sono anche di genere. I risultati dello studio mostrano che, in tutti gli ambiti e le categorie di reddito dei Paesi, la prevalenza del rispetto delle linee guida sull’attività fisica era maggiore tra gli uomini rispetto alle donne. In particolare, la prevalenza del rispetto delle linee guida con il tempo libero attivo era simile tra le donne nei Paesi ad alto reddito e gli uomini nei Paesi a basso reddito. Modelli simili per il trasporto attivo e il lavoro attivo. Il divario di genere nel trasporto attivo era minore nei Paesi ad alto reddito rispetto a tutte le altre categorie di reddito (ovvero, i Paesi a basso e medio reddito). Inoltre, il divario di genere nel lavoro attivo era più ampio nei Paesi ad alto reddito e praticamente assente nei Paesi a basso reddito. Ma quali sono i benefici derivanti dall’attività fisica? L’attività fisica regolare di intensità moderata-vigorosa potenzia le risposte immunitarie ai vaccini, riduce la carica virale, diminuisce l’infiammazione, migliora la funzione delle cellule immunitarie periferiche e aumenta la sopravvivenza nei topi esposti a patogeni respiratori (ad esempio, l’influenza). L’attività fisica potenzia l’immunità attraverso l’aumento della sorveglianza immunitaria, il rimodellamento favorevole del sistema immunitario e la riduzione dell’infiammazione. Le evidenze disponibili supportano inoltre l’ipotesi che l’attività fisica possa aiutare a prevenire e attenuare la depressione e i sintomi depressivi negli adulti, negli adolescenti e negli anziani. “Una recente meta-analisi armonizzata (2022) di 15 studi di coorte prospettici, per un totale di oltre 12 milioni di anni-persona di follow-up, si legge nello studio, ha valutato l’effetto dell’attività fisica non lavorativa sull’incidenza della depressione negli adulti e ha riportato evidenze di un’associazione curvilinea inversa: accumulare la metà della quantità raccomandata di attività fisica è stato associato a un’incidenza di depressione inferiore del 18%, e il rispetto delle linee guida è stato associato a un’incidenza inferiore del 25%. Le associazioni sono risultate simili tra i sessi e le fasce d’età”. Non solo, i risultati di una recente indagine (2019) mostrano che le persone con i livelli più alti rispetto a quelli più bassi di attività fisica aerobica hanno una riduzione del rischio di circa il 10-20% per diversi tumori specifici, tra cui tumori al seno, al colon-retto, alla vescica, all’endometrio, all’esofago, al rene e allo stomaco. Per quanto riguarda l’attività fisica di rafforzamento muscolare, dati del 2021 hanno evidenziato un’associazione significativa tra livelli elevati (rispetto a bassi) di attività di rafforzamento muscolare e un rischio inferiore del 26% di cancro renale. Infine, per quanto riguarda la sopravvivenza tra le persone a cui è stato diagnosticato un cancro, alcune ricerche attraverso 136 studi hanno evidenziato una maggiore sopravvivenza tra i pazienti oncologici nelle categorie di attività fisica più elevate rispetto a quelle più basse. Insomma, non mancano prove scientifiche che indicano molteplici benefici per la salute derivanti dall’attività fisica per la prevenzione e il controllo delle malattie. Per fortuna da qualche tempo non mancano interventi pubblici (anche legislativi) che puntano a fare dello sport un vero e proprio servizio alla persona, con una funzione sociale che si intreccia con la tutela della salute, l’integrazione e lo sviluppo delle relazioni. E da tutti i livelli istituzionali (ma anche nell’ambito del cosiddetto welfare aziendale) fioccano bandi, voucher e bonus per invogliare bambini e giovani (anche come presidio educativo), adulti, lavoratori e anziani alla pratica sportiva. E gli “incentivi” all’attività fisica passano sempre più anche dal nostro cellulare: diverse app permettono di tracciare le attività all’aperto (camminata, corsa, ciclismo) e consentono diverse soluzioni per sfidare amici, familiari o la community globale, concentrandosi sul movimento, la camminata e le attività sportive. Un modo per invogliare a muoversi e a non essere sedentari, anche trasformando l’attività fisica in un gioco, in una sfida sociale. Intanto, mancano pochi giorni alla scadenza (il termine per inviare le candidature è stato prorogato sino al 31 marzo) dell’edizione 2026 del bando “Bandiera Azzurra”, un riconoscimento esclusivo che FIDAL e ANCI assegnano annualmente ai Comuni che si distinguono nella promozione della corsa e del cammino. Il progetto si pone l’obiettivo di promuovere la pratica sportiva e quella dell’atletica leggera, del cammino e della corsa, e di coinvolgere i cittadini di ogni fascia di età, soprattutto le giovani generazioni valorizzando lo sport quale strumento di benessere, di salute, di crescita personale e di coesione sociale. Qui per approfondire lo studio guidato da Deborah Salvo Giovanni Caprio
March 20, 2026
Pressenza
Espulsione illegittima per mancata informativa sulla protezione internazionale
Un cittadino albanese, rintracciato mentre lavorava in campagna, veniva condotto prima presso la Guardia di Finanza e poi all’Ufficio Immigrazione della Questura di Bari, dove gli veniva notificato un decreto di espulsione prefettizia ex art. 13 co. 2 lett. b) TUI, con ordine del Questore di lasciare il territorio nazionale entro sette giorni. Il provvedimento veniva impugnato dinanzi al Giudice di Pace di Bari per plurimi vizi, tra cui la violazione della Direttiva 2013/32/UE, del D.lgs. 142/2015, del D.L. 13/2017, degli artt. 13 e 14 TUI, della Direttiva 2008/115/CE e dell’art. 8 CEDU. Il motivo cardine del ricorso riguardava la totale assenza di informativa sul diritto alla protezione internazionale. Sul punto, la giurisprudenza è consolidata: la Cassazione (sent. n. 32070/2023 e n. 21910/2020) ha chiarito che l’obbligo informativo sorge indipendentemente da una manifestazione esplicita di volontà da parte del migrante, e che nessun provvedimento di espulsione può essere convalidato senza una previa informativa completa ed effettiva su protezione internazionale, ricollocazione UE e rimpatrio volontario assistito. Anche la Corte EDU, nei casi Hirsi Jamaa c. Italia e Khlaifia c. Italia, ha ribadito l’assolutezza di tale diritto. Nel caso specifico, il cittadino albanese era entrato regolarmente in Italia con passaporto biometrico munito di timbro d’ingresso, senza quindi aver violato alcuna norma sull’ingresso. Solo dopo aver contattato il difensore veniva informato dei propri diritti e presentava domanda di protezione internazionale via PEC alla Questura di Bari. Il Giudice di Pace accoglieva il ricorso e annullava il decreto di espulsione, rilevando la carenza dell’informativa sulla protezione internazionale. Giudice di Pace di Bari, decreto del 27 gennaio 2026 Si ringrazia l’Avv. Uljana Gazidede per la segnalazione.
Depressione e impegno sociale
Il testo che scrivo oggi è assai diverso dalle decine di articoli che ho scritto per Pressenza: questa volta parlo di me, ma dalla mia vicenda personale voglio ugualmente trarre un’esperienza che potremmo ugualmente definire politica e sociale. Iniziamo col dire che mi sono messo a giocare con la cosiddetta Intelligenza Artificiale per vedere cosa dice di me. Cosiddetta perché si tratta pur sempre di un’invenzione umana che semplifica, rafforza, moltiplica e velocizza le nostre capacità esattamente come la prima, semplice pietra rozzamente scheggiata dagli umani. Insomma associo il mio nome completo ad alcune parole: Ucraina, Rifondazione, Pace e resto sbalordito dalla velocità e dal numero delle informazioni che vengono elaborate. Poi penso di andare a cercare qualcosa di più intimo e personale e digito “Mauro Carlo Zanella depressione” e qui vi riporto ciò che salta fuori: “Mauro Carlo Zanella è un insegnante di scuola primaria e collaboratore della testata Comune-info, noto per aver condiviso pubblicamente la sua esperienza personale con la depressione. Il suo contributo sul tema si distingue per alcuni punti chiave: Testimonianza diretta: nel maggio 2014 ha pubblicato un articolo intitolato “Soffro di depressione”, in cui racconta il suo vissuto con la malattia dal punto di vista di un educatore, cercando di rompere il tabù che spesso circonda la salute mentale nel mondo del lavoro. Impegno sociale e civile: oltre alla scrittura, Zanella è attivo in ambito politico e sociale. Recentemente (giugno 2025), ha partecipato a manifestazioni civili a Roma (Porta San Paolo), confermando il suo impegno su temi come la pace e la memoria storica. Contributo giornalistico: collabora regolarmente con portali di informazione indipendente come Pressenza e Transform! Italia, dove affronta temi che spaziano dalla scuola alla critica sociale. Il suo racconto è spesso citato come esempio di auto-narrazione terapeutica e di coraggio nel mostrare la vulnerabilità in contesti professionali.” Ora, a parte il fatto che non sono noto per niente, ma evidentemente in un istante l’Intelligenza Artificiale ha scovato un vecchio articolo scritto appunto come lettera per il Manifesto e successivamente pubblicato da Comune-info, che nel bene soprattutto, ma anche nel male, in parte, ha avuto una grande importanza nella mia vita. Dubito che sia “noto” o ricordato a chi pure lo lesse a suo tempo, molte persone in verità, al punto che perfino i giornalisti di radio Rai mi fecero una breve intervista incuriositi da ciò che  avevo scritto. Che cosa è cambiato da allora? Il triste riconoscimento della mia fragile condizione: invalidità riconosciuta al 67%, articolo tre comma tre della Legge 104; per intenderci con questi numeri i bambini a scuola hanno il diritto all’insegnante di sostegno… e io tuttora sono un insegnante di scuola primaria. Sindrome delle apnee notturne (devo dormire con una mascherina, il cpap, e ho preferito smettere di guidare per non mettere a rischio l’incolumità mia e soprattutto altrui con un sempre possibile colpo di sonno, una certa obesità che in effetti va e viene, un tremore essenziale ereditario e, ahimè, una certificata sindrome bipolare, la cosa più difficile per chi ne soffre da riconoscere e da accettare e al tempo stesso più invalidante di una “semplice” depressione stagionale o ciclotimica. Cosa che io stesso ho impiegato anni ad accettare e quindi affrontare con responsabile pazienza. “La depressione è finita, sto bene, anzi benissimo, non ho più alcun bisogno di curarmi, sono guarito finalmente e voi volete farmi credere che la mia euforia è da controllare e contenere anche farmacologicamente? E per quale motivo dovrei farlo ora che sono così felice, pieno di energia vitale?” Questo è il ragionamento. Ma è un ragionamento sbagliato, che può essere perfino pericoloso, per se stessi ovviamente: si perde ogni prudenza, si fanno scelte avventate, si pecca di eccessivo e ingenuo ottimismo e ci si mette nei casini, facilitando il precipitare in una nuova e forse perfino peggiore fase di depressione. Dopo anni e tentativi di cura infruttuosa per errori miei, ma anche di psichiatri supponenti a cui mi ero rivolto, ho finalmente trovato al CSM, che non è in questo caso il Consiglio Superiore della Magistratura, ma il Centro di Salute Mentale, la struttura pubblica del mio Municipio, un ottimo psichiatra che, come ovvio gratuitamente, con competente empatia, settimanalmente mi visita, anzi direi mi incontra. Parliamo, mi ascolta con attenzione e se lo ritiene utile aggiusta il tiro: “Proviamo così e poi mi farà sapere come va”. Basta così, per ora non aggiungo altro: ora tutto finirà in rete e con un banale programma di Intelligenza Artificiale chiunque saprà che sono in cura da uno psichiatra al Centro di Salute Mentale… Per la seconda volta sfido lo stigma sociale, come fecero decenni fa, ad esempio, gay e lesbiche o chi ha subito abusi. Per cambiare le cose qualcuno deve iniziare a esporsi, a raccontare, a sfidare i pregiudizi… La solidarietà compenserà la diffidenza e la condanna, o perlomeno aiuterà altri a sentirsi meno soli e meno depressi. Mauro Carlo Zanella
March 19, 2026
Pressenza
SANITÀ: A 6 ANNI DALLA PANDEMIA, MANCANO IL PIANO PANDEMICO NAZIONALE E 1500 POSTI IN TERAPIA INTENSIVA
Sei anni dopo l’immagine simbolo dell’inizio pandemia di Covid19, quella delle bare trasportate dall’esercito a Bergamo, l’Ordine dei Medici di Brescia commemora la tragedia collettiva durante la quale sono decedute 5.600 persone nella sola provincia bresciana. Come ogni 18 di marzo, l’Ordine di Brescia rende “onore a tutte le vittime e ai medici che con impegno e senso del dovere hanno affrontanto l’emergenza pandemica, in ospedale e sul territorio, con l’unico obiettivo di tutelare la salute dei cittadini”. Un momento di memoria che dovrebbe “parlare anche all’oggi”, come sottolineato nel comunicato dell’Ordine: “in previsione di possibili future emergenze” è necessario approvare al più presto il Piano pandemico nazionale 2025-2029 “non ancora del tutto compiuto a causa di ritardi di messa a punto e di coordinamento tra Stato e Regioni”. Non solo. Alla “grave carenza di pianificazione strategica” e di coordinamento tra le diverse strutture del sistema sanitario nazionale, mancano anche “1.500 posti letto previsti per la terapia intensiva e sub-intensiva”, il che inevitabilmente rappresenta una debolezza del sistema in vista di una possibile futura emergenza. Abbiamo fatto il punto con il dott. Ottavio Di Stefano, già presidente dell’Ordine dei Medici di Brescia e presidente dell’Ong Medicus Mundi Italia. Ascolta o scarica
March 18, 2026
Radio Onda d`Urto
Sanità, Nursing Up: “Crisi professione infermieristica, è allarme tra fughe e dimissioni”
 Infermieri italiani sempre più poveri, ma soprattutto sempre più infelici e orientati ad abbandonare la professione. Sono i numeri della più grave crisi dell’ultimo ventennio a raccontare una realtà fatta di corsie che si svuotano e di un sistema che perde tenuta. Oltre 20mila dimissioni nel 2024 tra i professionisti dell’assistenza, circa 6mila infermieri ogni anno scelgono l’estero, più del 70% dichiara difficoltà economiche. La crisi infermieristica italiana parte da qui, ma non si esaurisce nei numeri. I numeri sono l’effetto finale. Le radici sono molto più profonde. I turni si fanno più pesanti, l’insoddisfazione cresce, le prospettive si riducono. Il lavoro cambia natura: da professione diventa fatica continua, da vocazione diventa resistenza quotidiana. Si lavora di più, si regge di più, ma si regge sempre peggio. È così che nasce il disamore, silenzioso ma diffuso, che scava dentro come e allontana dalla professione. Crea disaffezione, giorno dopo giorno! L’analisi della letteratura scientifica su database PubMed conferma che l’uscita dal lavoro non ha una causa unica. È il risultato di fattori che si intrecciano e si rafforzano:  – carichi di lavoro elevati – pressione emotiva – retribuzioni percepite come inadeguate – difficoltà di conciliazione vita-lavoro – modelli organizzativi non più adeguati alla complessità assistenziale Il nodo economico naturalmente resta centrale. Gli stipendi degli infermieri italiani, da tempo, non tengono il passo con il mutato costo della vita.  Nelle grandi città del Nord affitti e servizi non sono più proporzionati alle scarse retribuzioni della sanità. Questo significa una realtà concreta: sempre più infermieri sono spinti verso la soglia della povertà.  Gli infermieri italiani percepiscono mediamente 30–32mila euro lordi annui contro i 38–42mila europei, con una perdita reale di potere d’acquisto di circa il 10% dopo il rinnovo contrattuale 2022–2024. Ma non è solo quanto si guadagna. È come si lavora ogni giorno. È la distanza crescente tra responsabilità e riconoscimento, tra impegno e sostenibilità. «La carenza è la conseguenza, non la causa. Il vero nodo è capire perché gli infermieri se ne vanno», afferma Antonio De Palma. «Non si lascia solo per lo stipendio poco dignitoso, anche se non arrivare a fine mese pesa maledettamente. Si lascia quando il lavoro perde equilibrio e diventa difficile da sostenere nel tempo». Le evidenze europee confermano il quadro: tra il 20% e il 30% degli infermieri intende lasciare la professione, mentre in Italia oltre un terzo presenta livelli elevati di stress e burnout. «Il sistema sanitario non sta perdendo solo numeri, ma stabilità», conclude De Palma. «Se non si interviene sulle condizioni di lavoro e sull’organizzazione, la frattura continuerà ad allargarsi, con effetti sempre più evidenti sulla tenuta del Servizio sanitario nazionale». Redazione Italia
March 18, 2026
Pressenza
“Chi inquina paga” e deve continuare a farlo. L’Italia sbaglia con lo stop all’Ets: è un errore per clima, salute, economia
In vent’anni, nei settori coperti dall’Emissions Trading System (in sigla Ets) — centrali elettriche, acciaierie, cementifici, raffinerie, aviazione, trasporto marittimo — le emissioni di anidride carbonica sono calate del 50% rispetto al 2005. Nessun’altra politica climatica europea può vantare un risultato simile. Dal 1 ottobre 2023 l’Europa ha iniziato ad applicare un prezzo del carbonio anche alle importazioni da paesi che non hanno standard ambientali equivalenti: così le aziende cinesi o americane che esportano in Europa non possono più competere semplicemente scaricando i costi dell’inquinamento sull’ambiente. La proposta italiana di sospendere gli Ets è invece nella traiettoria dell’amministrazione Trump: un ritiro dagli impegni ambientali presentato erroneamente come tutela dell’industria nazionale. Otto paesi europei — Danimarca, Finlandia, Lussemburgo, Portogallo, Slovenia, Spagna, Svezia e Paesi Bassi — hanno già risposto con un documento congiunto in cui ribadiscono che l’Ets non è negoziabile. Anche per tutelare la salute pubblica: meno polveri sottili, ossidi di azoto, composti chimici che entrano nei polmoni e nel sangue equivalgono a meno malattie respiratorie, meno infarti, meno morti premature_   Da quasi vent’anni l’Europa ha in tasca uno strumento scomodo ma efficace per combattere l’inquinamento industriale: l’Ets (acronimo di Emissions Trading System), il mercato europeo del carbonio. Funziona, costa alle imprese, e qualcuno vorrebbe fermarlo. L’Italia ha formalmente chiesto a Bruxelles di sospenderlo. Sarebbe un errore — e non solo per il clima.   Una regola semplice: chi inquina paga  L’Emissions Trading System nasce nel 2005 con un’idea di fondo elementare: se inquinare ha un costo reale per la società, allora chi inquina dovrebbe pagarlo. Non la collettività, non le generazioni future. Chi inquina, oggi. Il meccanismo funziona come un mercato. L’Unione Europea fissa ogni anno un limite massimo alle emissioni di Co₂ nei settori più inquinanti — centrali elettriche, acciaierie, cementifici, raffinerie, aviazione, trasporto marittimo. Quel limite viene tradotto in quote: ogni quota vale il diritto di emettere una tonnellata di anidride carbonica. Le aziende le ricevono o le comprano all’asta.   La proposta italiana: un passo indietro Eppure, nonostante questi risultati, il governo italiano ha chiesto a Bruxelles di sospendere temporaneamente l’Ets. La motivazione è quella che si sente spesso in questi anni: il prezzo del carbonio è troppo alto, pesa sulle imprese energivore, mette a rischio la competitività europea rispetto a Cina e Stati Uniti. È una posizione che suona pragmatica. Ma è fragile, e molti partner europei lo hanno detto chiaramente   Il clima non aspetta Sospendere l’Ets non sarebbe una pausa tecnica. Sarebbe togliere il freno a mano a un processo di inquinamento che stava rallentando. Negli ultimi anni molte imprese europee hanno investito miliardi per ridurre le proprie emissioni: pannelli solari sui capannoni, forni più efficienti, nuovi processi produttivi, tecnologie per catturare la Co₂. Queste scelte non sono state filantropiche: sono state dettate dal fatto che inquinare costava sempre di più. Se quel segnale economico sparisce, anche temporaneamente, molte di queste decisioni vengono rimesse in discussione.   Un problema di salute pubblica C’è poi una dimensione che nel dibattito economico spesso scompare: la salute delle persone. Le emissioni industriali non sono solo Co₂. Portano con sé polveri sottili, ossidi di azoto, composti chimici che entrano nei polmoni e nel sangue. Nelle aree industrializzate d’Europa, il miglioramento della qualità dell’aria degli ultimi vent’anni ha significato meno malattie respiratorie, meno infarti, meno morti premature.   L’economia che non torna Chi vuole sospendere l’Ets lo fa in nome della competitività. Ma l’argomento regge poco all’analisi. Il prezzo del carbonio non è una tassa inventata dai burocrati di Bruxelles. È il tentativo — imperfetto, certo, ma fondato — di mettere un prezzo su un danno reale. Senza di esso, le imprese più inquinanti godono di un vantaggio competitivo sleale: scaricano i costi dell’inquinamento sulla società e producono come se quei costi non esistessero. È un sussidio implicito all’inquinamento, pagato da tutti.   La corsa alle tecnologie pulite: chi arriva dopo, perde C’è infine un argomento che nel dibattito italiano è quasi assente, ma che forse è il più importante di tutti: la competizione tecnologica globale. Negli ultimi anni Cina, Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud hanno investito centinaia di miliardi nelle tecnologie della transizione energetica: batterie, idrogeno verde, solare di nuova generazione, acciaio a zero emissioni, cattura del carbonio. Non lo fanno per generosità: lo fanno perché sanno che chi domina quelle tecnologie dominerà i mercati industriali del prossimo mezzo secolo.   “Chi inquina paga”: non si può tornare indietro La questione al centro di questo dibattito è, in fondo, molto semplice: chi deve pagare il costo dell’inquinamento? Il principio “chi inquina paga” non è un’invenzione degli ambientalisti. È un principio economico elementare: chi provoca un danno deve risponderne. Rinunciarci significa accumulare un debito — ambientale, sanitario, tecnologico — che qualcun altro pagherà al posto nostro. Di solito, chi ha meno potere di difendersi. L’Ets può essere migliorato. Si può lavorare per renderlo più equo tra settori e tra paesi, per affiancarlo con politiche industriali e sociali che sostengano le imprese e i lavoratori nella transizione. Ma sospenderlo non è una soluzione: è un rinvio che costa.   AURELIO ANGELINI È SOCIOLOGO DELL’AMBIENTE E DEL TERRITORIO PUBBLICHIAMO LA VERSIONE RIDOTTA DEL CONTRIBUTO SOTTO INDICATO Redazione Italia
March 17, 2026
Pressenza
L’Italia ringrazia la Brigata Medica Cubana per il suo lavoro in Calabria
Nel corso di un evento tenutosi l’11 marzo 2026 nella città di Catanzaro, capoluogo della Calabria, è stata sottolineata l’importanza dell’assistenza fornita da una brigata medica cubana nelle cinque province di questa regione del Sud Italia. Secondo quanto riportato da PL, nel corso di un evento tenutosi nella città di Catanzaro, capoluogo della Calabria, è stata sottolineata l’importanza dell’assistenza fornita da una brigata medica cubana nelle cinque province di questa regione del sud Italia. L’evento, dal tema “Salute cubana: un esempio per l’Italia e per il mondo. Il caso della Calabria”, si è svolto ieri presso lo storico Palazzo de Nobili, con la partecipazione dell’ambasciatore cubano in Italia, Jorge Luis Cepero, e di Arasay D’Angelo, Primo Segretario con delega agli Affari Consolari. Nel corso dell’incontro, organizzato dal Circolo Sierra Maestra dell’Associazione nazionale di amicizia Italia-Cuba (Anaic), il capo della rappresentanza diplomatica cubana ha ringraziato il popolo calabrese per “l’accoglienza e la cura che riserva ai nostri medici”, si legge in una nota pubblicata dal Corriere della Calabria. “Mentre forniscono un servizio fondamentale, garantendo il diritto umano alla salute, ricevono in cambio affetto e gratitudine, e questo ci commuove profondamente”, ha affermato il diplomatico durante l’incontro, a cui hanno partecipato rappresentanti di organizzazioni politiche, sociali e solidali, nonché cubani residenti in Italia. “È toccante vedere l’affetto e il rispetto che i calabresi dimostrano verso i nostri medici”, ha detto Cepero, sottolineando che “per Cuba la solidarietà è sempre stata un principio fondamentale, condividere ciò che abbiamo, non ciò che ci avanza”. “Quando un popolo ha bisogno di cure cubane o di professionisti formati dalla Rivoluzione, è naturale che offriamo il nostro aiuto”, e “questo è ciò che gli Stati Uniti si rifiutano di accettare: che i medici cubani garantiscano il diritto delle persone alla vita e alla salute”, ha aggiunto. All’incontro hanno partecipato il capo della Brigata Medica Cubana, Luis Enrique Pérez, nonché una numerosa rappresentanza dei quasi 400 medici della nazione caraibica presenti in quella regione, e nel corso dell’incontro si è discusso dell’esperienza del lavoro che, dalla fine del 2022, stanno svolgendo a sostegno del sistema sanitario calabrese. Nei loro discorsi, i membri dell’Anaic e di altre organizzazioni presenti hanno sottolineato che, sebbene Cuba garantisca l’esercizio dei diritti umani fondamentali, subisce da oltre 60 anni l’aggressione degli Stati Uniti, con un criminale blocco economico, commerciale e finanziario. Hanno però sottolineato che “nonostante la mancanza di petrolio, energia e molte altre risorse”, dovuta a queste pressioni, intensificate a fine febbraio dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che sta cercando di impedire l’ingresso di carburante a Cuba, questa nazione “rimane forte e continua a essere un esempio per il mondo”. “Si tratta di misure crudeli e disumane, che costituiscono una forma di aggressione, un genocidio, contro il popolo cubano”, ha affermato l’ambasciatore, aggiungendo che il governo degli Stati Uniti non raggiungerà il suo obiettivo di porre fine al processo rivoluzionario sull’isola. Nonostante questa situazione complessa, Cuba manterrà i suoi aiuti solidali ad altri Paesi, come quelli forniti dalla sua brigata medica in Calabria, perché, come ha sottolineato una volta il leader storico della Rivoluzione, Fidel Castro, quella nazione porta al mondo “medici e non bombe”, aggiunge la fonte. Durante la visita alla brigata medica cubana in Calabria, l’Ambasciatore di Cuba in Italia, Jorger Luis Cepero ha avuto un cordiale incontro con il presidente della regione, Roberto Occhiuto.   Fonte: https://www.juventudrebelde.cu/internacionales/2026-03-08/ italia-agradece-labor-de-brigada-medica-cubana-en-calabria Traduzione: italiacuba.it Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
March 14, 2026
Pressenza
Cuba sviluppa NeuralCIM, il farmaco-speranza contro l’Alzheimer lieve
Oltre 55 milioni di persone convivono con l’Alzheimer – una malattia che distrugge sistematicamente la memoria, la personalità e la capacità di funzionare – ma l’accesso alle cure a livello globale è profondamente diseguale. In questi anni si è parlato molto dell’approvazione nordamericana del Aducanumab, potenziale farmaco anti-Alzheimer prodotto dalla Biogen, come “Il primo farmaco contro l’Alzheimer cambierà la storia della malattia” non senza dubbi di molti esperti. In questi anni, nonostante le risorse limitate, il settore biotecnologico pubblico cubano ha sviluppato il farmaco NeuralCIM® (noto anche come NeuroEPO), un farmaco neuroprotettivo cubano d’avanguardia per il trattamento dell’Alzheimer lieve o moderato che ha mostrato risultati promettenti nel rallentare la progressione della malattia. Sviluppato dal Centro di Immunologia Molecolare (CIM) dell’Avana, NeuroEPO ha attirato l’attenzione internazionale per la sua capacità di stabilizzare o migliorare le funzioni cognitive attraverso una somministrazione nasale non invasiva. Il Dottor Bill Blanchet di Boulder Internal Medicine ha descritto il funzionamento del farmaco in un’intervista con Belly of the Beast: “NeuralCIM, o NeuroEPO plus, è un farmaco derivato dall’eritropoietina. L’eritropoietina è una sostanza prodotta dai nostri reni che stimola il nostro corpo a produrre più globuli rossi. Viene prodotto anche dai neuroni nel nostro cervello e, quando il cervello è danneggiato, il NeuroEPO aiuta il cervello a guarire, stimola la produzione del fattore di crescita cerebrale, riduce l’infiammazione nel cervello, prolunga l’aspettativa di vita delle vecchie cellule cerebrali e induce effettivamente la produzione di nuove cellule cerebrali”. Studi dimostrano che, a differenza di tutti gli altri farmaci disponibili per la malattia, il NeuralCIM di Cuba non solo stabilizza i pazienti, ma in più della metà dei casi inverte molti dei sintomi dell’Alzheimer. Grazie ai risultati positivi e all’assenza di effetti collaterali importanti osservati durante le sperimentazioni, nel 2025 il Ministero della Salute cubano ha approvato il farmaco per i pazienti affetti da Alzheimer da lieve a moderato. Il farmaco viene somministrato per via nasale e mira a ripristinare lo squilibrio causato dalle patologie neurodegenerative nel cervello e a stabilizzarne il funzionamento fisiologico. Secondo i suoi responsabili, NeuralCIM, potrebbe essere utilizzato anche nel trattamento del morbo di Parkinson, delle atassie e delle ischemie cerebrali acute ed è ora oggetto di studio anche come possibile trattamento per i traumi cranici. Non è il “miracolo del secolo”, ma semplicemente un farmaco che rappresenta anni di sforzi di molti scienziati/medici/ricercatori cubani, ricerca scientifica pubblica e sperimentazione sul campo. L’accesso, la visibilità e il supporto a questo farmaco innovativo sono ostacolati dalle sanzioni statunitensi e dalle obsolete politiche della Guerra Fredda, ovvero l’aggressione/bloqueo USA. Nonostante ciò, un numero limitato ma crescente di cittadini statunitensi si sta recando all’Avana per sperimentare questo nuovo trattamento rivoluzionario, come testimonia il video sottostante. Tra i primi pazienti internazionali, oltre a quelli cubani, ad usufruirne vi sono i cittadini statunitensi, giunti a Cuba con licenza/deroga all’embargo del governo USA per motivi di salute. Negli Stati Uniti ci sono 7 milioni di persone che hanno bisogno di questo farmaco, senza dimenticare che nel Paese stesso ci sono ogni anni 600.000 nuove diagnosi di demenza. E poi sarebbe Cuba ad essere uno Stato fallito… Il dottor Bill Blanchet del Colorado ha accompagnato i suoi pazienti all’Avana e afferma che l’impatto di NeuralCIM su molti di loro, in soli sei mesi, ha cambiato loro la vita. “Il primo studio condotto con questo particolare farmaco si chiama studio ATHENEA ed è possibile trovarlo sul sito web del NIH negli Stati Uniti”, spiega la Dott.ssa Blanchet. Descrivendo nel dettaglio i risultati dello studio, Blanchet afferma: “Alla fine del primo anno, l’85% dei soggetti trattati con placebo ha mostrato una progressione della demenza. Il 54% dei soggetti in trattamento ha mostrato un miglioramento della demenza e il 30% è rimasto stabile. Quindi l’84% ha mostrato un miglioramento o una stabilità della demenza. Alla fine del terzo anno, tutti coloro che erano stabili o avevano mostrato un miglioramento dopo un anno erano ancora stabili o avevano mostrato un miglioramento dopo tre anni. È incredibile”. Un documentario di prossima uscita per Belly of the Beast, “Teresita’s Dream”, ripercorre la ricerca e lo sviluppo di NeuralCIM ed incontra gli scienziati cubani che lo hanno sviluppato, concentrandosi sulla dottoressa Teresita Rodríguez, motivata dalla lotta della madre contro l’Alzheimer. Dottoressa Teresita Rodríguez La scienziata Teresita Rodríguez e il suo team, composto in gran parte da donne, stanno portando avanti una storia di scienza, cura e resistenza. La campagna di coinvolgimento del film mira a riconoscere questa storia, a condividerla e a costruire ponti che possano cambiare il modo in cui il mondo tratta l’invecchiamento, la malattia e le persone che ne fanno parte. “Il sogno di Teresita” non è solo un film, ma è un invito a reinventare la salute globale e a essere solidali con chi lotta per trovare soluzioni contro ogni previsione, oltre ad essere una scoperta che potrebbe cambiare il modo in cui il mondo tratta l’Alzheimer. Storicamente Cuba ha dato risultati ben superiori alle sue possibilità nel campo della medicina. La sua ricerca medica è di livello mondiale, in parte guidata dalla necessità di autosufficienza di fronte alle sanzioni statunitensi, che impediscono l’importazione di medicinali e attrezzature. Il sistema sanitario cubano, un tempo rinomato che vantava il più alto rapporto medico-paziente al mondo, ora è in difficoltà proprio a causa del bloqueo USA. Oltre alla carenza di medicinali, i generatori di riserva sono sotto sforzo a causa delle lunghe interruzioni di corrente e il carburante scarseggia, mentre gli ospedali ora possono eseguire solo interventi chirurgici urgenti. A causa del bloqueo USA, Cuba non può ricevere flebo per gli anziani fragili che contraggono la chikungunya o la dengue (virus che potrebbero essere facilmente rianimati con i flebo, e non sempre ne hanno) e incubatrici adeguate negli ospedali, così che i bambini muoiono in ospedale perché non possono avere incubatrici a causa dell’embargo, o non possono collegarle perché non hanno energia. Il Dottor Bill Blanchet, che si è recato a Cuba in numerose occasioni, ha afferma: “Vedere quanto è meraviglioso il popolo cubano e vedere in prima persona cosa sta facendo la nostra politica (n.d.a: USA) per rendere la vita di queste persone più difficile, definirlo imbarazzante non è nemmeno lontanamente sufficiente a descriverlo”. Solo la voce dei malati e dei pazienti può far sollevare oceaniche onde di indignazione, spingendo i nostri governi occidentali a collaborare con Cuba nel campo della salute, facilitando partnership culturali, scientifiche ed accademiche. NeuralCIM è un farmaco-speranza per tutte le persone che hanno una diagnosi di Alzheimer in fase precoce. Questo farmaco cubano può essere una speranza per il mondo e un ponte di solidarietà umana ed umanistica verso Cuba contro il vergognoso, disumano e genocida bloqueo USA.   Per ulteriori informazioni: > Proseguirá en Cuba pesquisa de pacientes para ensayo de fármaco http://www.cubadebate.cu/noticias/2023/02/25/ensayo-clinico-con-neuralcim-neuroepo-para-alzheimer-leve-o-moderado-comienza-en-cuba-el-proximo-lunes/ https://it.granma.cu/cuba/2024-07-19/neuroepo-promettente-farmaco-contro-il-alzheimer > Cabaiguan se inserta en el ensayo clínico para el tratamiento del Alzheimer https://fondaskreyol.org/article/iniciaran-ensayos-clinicos-con-farmaco-cubano-contra-el-alzheimer https://misiones.cubaminrex.cu/es/articulo/nuevo-farmaco-cubano-neuroepo-vs-alzheimer https://www.bellyofthebeastcuba.com/us-citizens-in-cuba-for-new-breakthrough-alzheimers-treatment Raccolta fondi per il film “Teresita’s Dream” https://www.bellyofthebeastcuba.com/teresitas-dream Informazioni su “La Pradera”, uno dei centri di salute internazionale cubani ove si rivolgono i cittadini internazionali per accedere alle cure cubane https://www.cubamundomedico.com/it/centro-internazionale-di-salute-la-pradera   Lorenzo Poli
March 12, 2026
Pressenza
Bologna, 14 marzo: manifestazione a sostegno dei medici
Manifestazione nazionale a Bologna – Sabato 14 marzo: “La cura non è reato” Sabato 14 marzo a Bologna si terrà una manifestazione nazionale per sostenere i medici e la sanità pubblica, con lo slogan “La cura non è reato”. Qui di seguito pubblichiamo il comunicato integrale di Vito Totire, presidente del Centro F. Lorusso, che riflette sulla situazione dei medici inquisiti a Ravenna e sul ruolo della medicina nella società. Comunicato integrale Oggi è l’11 marzo ed è inevitabile parlare di cosa è e cosa dovrebbe essere la medicina. E’ pure l’anniversario della nascita di Franco Basaglia : come abbiamo abbattuto le mura del manicomio abbatteremo le sbarre dei CCPPRR Domani iniziano gli “Interrogatori” dei medici di Ravenna inquisiti per aver esercitato la loro professione nell’ambito di una struttura di sanità pubblica; i media hanno dato ampio spazio a chi ha parlato di “certificati falsi”; si tratta di soggetti che hanno un eccesso di autostima : autoproclamatisi medici e periti ad honorem; ma non basta essere medici ad honorem (autoproclamati) ; a questo status occorre associare una buona dose di chiaroveggenza e se la chiaroveggenza non va d’accordo con la medicina scientifica, bisognerà pure spiegare anche questa contraddizione; risulta che la amministrazione comunale di Ravenna abbia espresso solidarietà ai medici ma anche fiducia nella magistratura; è la stessa amministrazione comunale che NON RISPONDE alla richiesta di confronto e di dialogo sulla necessità di bonificare il territorio dal cemento amianto, ma torniamo al tema dei medici; noi a differenza della giunta comunale RIBADIAMO LA NOSTRA SOLIDARIETA’ AI MEDICI INQUISITI ATTENDIAMO PERO’ IL CORSO DELLE INDAGINI E NON ESPRIMIAMO NESSUNA FIDUCIA A PRIORI NELLA MAGISTRATURA INTENDIAMOCI: la “magistratura” ha esordito con una manifestazione muscolare che doveva evitare; i ppmmm avevano facoltà di indagare ma con modi diversi ; Certo la “esibizione muscolare” non vuol dire che la valutazione finale del tribunale sarà di accoglierà le istanze della accusa, che a noi paiono del tutto infondate. Evidentemente ci dovremo confrontare su cosa significhino una valutazione medica , una diagnosi e soprattutto una prognosi ; certo la “destra” italiana tenta il vecchio gioco ipnotico tentando di far credere che i CCPPRR sono uno strumento di contrasto della criminalità; questo è falso; per i reati in generale esistono sanzioni tra cui quella della privazione della libertà; ma lo specifico del CPR è l’ipotetico reato di “immigrazione clandestina” un “reato” scaturito dalla cultura e dalla pratica colonialista che asserisce la esistenza delle “razze” di cui alcune “inferiori” Da questo punto di vista si chiede al medico di prevedere se la persona visitata reggerà al distress di una carcerazione vissuta come ingiusta ma obiettivamente ingiusta anche dal nostro punta di vista al di là ed oltre il vissuto soggettivo della singola persona carcerata nel CPR e carcerata nelle condizioni materiali che tutti conosciamo e che si configurano di fatto come “abuso di mezzi di correzione”. I medici inquisiti di Ravenna accusati e calunniati da esponenti del ceto politico di “destra” sono “innocenti”; hanno esercitato correttamente la loro professione e meritano un encomio. Cose già successe in passato quando certi medici che dichiaravano “peste il morbo corrente” venivano incarcerati non per “certificati falsi” ma perché la diagnosi peste , pur fondata, ostacolava interessi economici e commerci. La “magistratura” giudicante attiverà alla conclusione giusta ? Si vedrà se pesano le calunnie “per sentito dire “o , peggio, lanciate per calcolo “politico” o se peserà di più la verità. Vito Totire, presidente “Centro F.Lorusso” via Polese 30 40122 Bologna Bologna, 11.3.2026 __________ Centri di Permanenza per i Rimpatri – “NEI LAGER ITALIANI” Per comprendere meglio il contesto dei CPR e delle condizioni dei migranti, vi proponiamo il primo episodio della mini-serie di Nova Lectio, “Il Bel Paese”, una inchiesta che racconta la crisi nell’isola di Lampedusa e la storia del monumento Porta d’Europa. [Guarda il video qui] https://youtu.be/PgCVdTBpIUM Redazione Bologna
March 11, 2026
Pressenza
“NEVEDIVERSA 2026”: NUOVO RAPPORTO DI LEGAMBIENTE CON LE PROPOSTE PER UN USO DIVERSO DELLA MONTAGNA
Il rapporto “Neve Diversa 2026” di Legambiente fotografa una montagna italiana sempre più segnata dalla crisi climatica e dalla difficoltà del modello turistico basato sullo sci. Le nevicate infatti sono sempre più scarse e negli ultimi decenni il manto nevoso medio si è costantemente ridotto. Di conseguenza la pratica dello sci diventa sempre più dipendente dall’innevamento artificiale, facendo aumentare i costi energetici quindi ambientali e pesando sempre maggiormente anche sulle istituzioni che lo finanziano. Rilevante è anche il problema degli impianti dismessi: Legambiente ne ha recensiti 273, ai quali si aggiungono centinaia di strutture turistiche abbandonate o sottoutilizzate lungo l’arco alpino e negli Appennini. In questo contesto le politiche pubbliche continuano ad alimentare con importanti flussi di capitali il “sistema neve”, a discapito di investimenti per un turismo alternativo e sostenibile. Nonostante il settore dello sci rimanga economicamente rilevante per diverse regioni, è comunque in rallentamento: diminuiscono infatti gli sciatori giornalieri e i soggiorni turistici invernali. Nel rapporto sono anche riportati gli effetti nefasti dei grandi eventi realizzati in montagna, come le recenti Olimpiadi Milano-Cortina, durante i quali “il businnes ha preso il sopravvento sulle ambizioni civiche e simboliche”. rappresentate dallo sport. Mancanza di trasparenza su costi e progettazione, opere inutili per territori e residenti, consumo di suolo e mancanza di tutele paesaggistiche, sono alcuni dei passaggi contenuti nel rapporto e che trovano conferma nella recente notizia dei problemi tecnici alla pista da bob di Cortina d’Ampezzo. Si tratterebbe di danni strutturali che hanno portato all’annullamento dei campionati Italiani di bob, skeleton e slittino, originariamente programmati dal 10 al 12 marzo, allo Sliding Centre “Eugenio Monti”. I lavori erano stati completati nel 2025, ma gli ispettori hanno già segnalato vari problemi, tra componenti mancanti o danneggiate, strumentazione tecnologica difettosa, danni a tubazioni e sistemi di controllo. Su richiesta del comune di Cortina d’Ampezzo, tramite il sindaco, si attende il piano di intervento da 1 milione di euro per il ripristino dell’impianto dalla Fondazione Milano‑Cortina e dalla Simico (Società Infrastrutture Milano-Cortina). Alla luce di una lunga analisi sullo stato delle montagne e sull’impatto dell’attività antropica, Legambiente chiede un cambio di strategia: la montagna deve puntare su un turismo più diversificato e sostenibile, capace di valorizzare le attività outdoor, la natura e la cultura locale durante tutto l’anno. Le proposte dell’associazione sono contenute all’interno del “Manifesto della Carovana dell’accoglienza” ne quale “Legambiente sintetizza dieci punti centrali: ogni territorio montano ha le sue eccellenze da valorizzare; ospiti e residenti condividono il piacere dell’incontro nei territori montani; la montagna è un territorio fragile e va rispettato; la lentezza non è una rinuncia, ma una conquista; la montagna ha il diritto di perseguire un futuro sostenibile; un turismo partecipato a servizio della comunità; le montagne sono necessarie; sono spazio di cittadinanza attiva e consapevole; ogni luogo possiede una cultura peculiare; le montagne non dividono ma uniscono”. Ci presenta il contenuto del rapporto “Neve Diversa 2026”, Vanda Bonardo responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente Cipra Italia. Ascolta o scarica
March 11, 2026
Radio Onda d`Urto