Enrico Ghezzi / Un ininterrotto flusso di pensieroQuesto libro è la nuova edizione aggiornata dell’omonimo testo pubblicato da
Bompiani nel 2000, che raccoglie tutti gli scritti di critica cinematografica di
Enrico Ghezzi. Autore e programmista televisivo oltre che critico e curatore di
rassegne e festival cinematografici, ideatore di programmi celeberrimi come
Schegge, Blob, o Fuori Orario (cose mai viste), il cui titolo è ripreso da
quello del volume, Ghezzi ha una lunga carriera alle spalle, ripercorsa in
questa silloge di tutti i suoi testi maggiori dagli anni ’70 – quando esordì
sulla rivista Il falcone maltese – in poi, sulle pagine di “Filmcritica”, fino a
quelle – ormai negli anni ’90 e primi 2000 – dei maggiori quotidiani, da “Il
Manifesto” a “Il Corriere della sera”.
Uno spaccato utile, nel bene e nel male, per capire, attraverso le recensioni
dei maggiori film che hanno attraversato gli ultimi decenni – dal tardo Buñuel a
Kubrick, da Herzog a Truffaut, da Monte Hellman a Carpenter – ma non solo,
ripercorrendo anche tutta la storia del cinema nei suoi classici e nelle sue
figure totemiche – Lon Chaney e Tod Browning, John Wayne, Rossellini, Hitchcock,
Lubitsch, Russ Meyer, ecc. – cosa sia stata la critica cinematografica in
Italia. Nel bene e nel male, si diceva, forse più nel male che nel bene: una
scrittura faticosa, iper-intellettualizzante e circonvoluta; un parlarsi addosso
in cui spesso si perde la direzione e il senso; uno spreco di parole e paroloni
per dire spesso (quasi) niente. Solo certi sproloqui filosofici in cui gli
autori heideggereggiano – con tutti i loro giochetti di senso, le parole col
trattino, i neologismi oscuri, ecc. – stanno al pari di quelli dei critici
cinematografici, quasi che un argomento “volgare”, nel senso di popolare, come
il cinema necessitasse di essere nobilitato, aristocraticizzato,
linguisticamente e argomentativamente, da un’albagia locutoria che rifuggisse
ogni comunicazione vernacolare: un’ermeneutica comprensibile solo se a sua volta
interpretata da un’élite di lettori parimenti iperintellettuali e debitamente
abbeverati a strutturalismo e linguistica saussuriana.
Il vero problema non è solo che il senso e il significato spesso e volentieri
sfuggono – ma che ha detto? – o che il messaggio finale non ripaga della fatica
della lettura – tutto qui allora? – ma soprattutto che la noia imperversa
sovrana, che si legge ahimè (anche) per divertimento e non per patimento, che
spesso troppe circonvoluzioni cerebrali e concettose rischiano di farci odiare
un film amato, perché magari un intelligentone ci suggerisce amabilmente che non
ci abbiamo capito nulla e che il cinema non è passione viscerale ma speculazione
articolata e metodica afferente ad un diverso ordine di pulsione masturbatoria.
E molto di masturbatorio c’è in questi testi che volendo troppo disquisire, più
che indagare, solleticare più che altro l’ego dell’autore (e forse quello di un
certo tipo di lettore), più che commentare ed eventualmente chiarire un film,
rasentano spesso l’illeggibilità rovinandoci il gusto sano e sciocco della
risata per le torte in faccia di una slapstick comedy o dell’onesto brivido per
il benemerito jumpscare di un horror.
L'articolo Enrico Ghezzi / Un ininterrotto flusso di pensiero proviene da Pulp
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